Più democrazia al lavoro

Maggio 2019

Una strategia dei sindacati europei per promuovere l’Europa sociale

 

«Si parla spesso di valori europei: oggi è più che mai necessario portare la lotta per una maggiore democrazia sul posto di lavoro al centro del dibattito politico, un’occasione reale per dimostrare che l’Unione europea e i deputati europei parlano seriamente». È quanto sostiene la Confederazione europea dei sindacati (Ces) con la strategia Più democrazia al lavoro, lanciata nelle scorse settimane per cercare di portare il tema ai primi posti dell’agenda politica europea nella convinzione che possa contribuire ad un’Europa più sociale, inclusiva ed equa. «I lavoratori non possono essere considerati degli oggetti nelle regole dell’economia globale di mercato, di cui sono spesso vittime» ha affermato il vicesegretario generale della Ces, Peter Scherrer, secondo il quale «è giunto il momento per l’Europa di mostrare una faccia più democratica ai suoi lavoratori».

Il ruolo dei lavoratori all’interno delle imprese

Lavoratori che, spiega la Ces nella sua iniziativa, costituiscono una componente essenziale delle imprese e del settore pubblico, ai quali forniscono tempo, energia e competenze su base quotidiana. «Nonostante questo, la voce e l’influenza dei lavoratori, già limitate, si stanno ulteriormente riducendo» osservano i sindacati europei. Processi di ristrutturazione e di delocalizzazione privi di controllo o supervisione, attuati in presenza di regole squilibrate e insufficienti e di sanzioni inefficaci, hanno infatti ridotto negli ultimi anni la già limitata partecipazione dei lavoratori e la loro possibilità di incidere nei luoghi di lavoro. Così la Ces propone un deciso cambiamento: «Proprio come gli elettori sono in grado di influenzare l’organizzazione delle rispettive comunità di appartenenza, i lavoratori dovrebbero poter svolgere un ruolo più solido nel plasmare l’organizzazione e le scelte delle imprese all’interno delle quali operano. Gli stessi dipendenti pubblici dovrebbero essere attivamente coinvolti nel processo decisionale che stabilisce le modalità di organizzazione e di erogazione dei servizi pubblici».

Troppo spesso viene ignorata l’importanza di responsabilizzare i lavoratori affinché esprimano le proprie opinioni, influenzino le decisioni e si attivino collettivamente per il rispetto dei propri diritti, mentre invece una loro maggiore partecipazione all’interno delle rispettive organizzazioni potrebbe migliorare direttamente le condizioni di lavoro, i livelli retributivi, i diritti sul lavoro, l’inclusione sociale ed economica, nonché la sostenibilità. «Contribuirebbe anche ad una corporate governance più equilibrata ed efficace, come pure a un migliore livello qualitativo dei pubblici servizi» sostiene la Ces, ricordando che secondo i dati europei un ruolo più forte dei lavoratori viene associato a più bassi compensi dei dirigenti delle imprese, a una migliore performance economica per le imprese e a più elevati livelli occupazionali.

Un modello ingiusto aggravato dalla crisi

Il modello economico non basato su democrazia e giustizia sociale è stato aggravato dalla crisi economica che ne ha evidenziato le gravi conseguenze, spiega la Ces nella sua strategia evidenziando alcuni dei fattori che hanno contribuito alla crisi: retribuzioni eccessive dei dirigenti, consistenti guadagni finanziari per gli azionisti, strategie incentrate sul breve periodo, tagli dei costi a scapito dei lavoratori e delle condizioni di lavoro, della qualità, della sostenibilità e dell’innovazione.

A tutto ciò l’Ue non ha risposto con i necessari cambiamenti di approccio e di politica. Al contrario, osservano i sindacati europei, «l’austerità è stata accompagnata da un’immobilità pressoché totale sulle questioni relative ai processi decisionali nelle imprese e nel settore pubblico e sul tema della democrazia nei luoghi di lavoro». Così, mentre oggi imprese e multinazionali si sono in larga parte riprese dalla crisi, ai lavoratori non vengono assegnati incrementi salariali ormai da anni e la loro influenza è ridotta al minimo: fin dagli anni ’90 i profitti crescono a scapito dei salari.

Maggior coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori

«La democrazia sul lavoro viene attuata attraverso i diritti fondamentali: libertà di associazione, diritto all’azione e alla contrattazione collettiva, informazione dei lavoratori, diritto di consultazione e di partecipazione e altri ancora» sostiene la Ces, secondo cui «sono necessarie azioni a livello europeo al fine di salvaguardare e rafforzare questi strumenti». Così la Confederazione europea riafferma il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori, che devono essere informati e consultati, devono avere la possibilità di promuovere un dibattito significativo e tempestivo con le direzioni d’impresa a tutti i livelli pertinenti e devono essere attivamente coinvolti nel processo decisionale delle rispettive imprese o organizzazioni prima che venga assunta qualunque decisione importante. Nello specifico, spiega la Ces «la Direttiva sui Comitati aziendali europei dovrebbe essere riveduta e rafforzata, definendo al contempo un nuovo quadro per l’informazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori. È necessario introdurre regole efficaci in materia di ristrutturazioni transfrontaliere e dovrebbe essere concesso ai rappresentanti dei lavoratori il diritto ad un seggio nel consiglio di amministrazione delle imprese che si trasferiscono da uno Stato membro ad un altro. Le società di comodo devono essere bandite, mentre le norme in materia di corporate governance devono essere riformate al fine di garantire un modello economico che non si basi sugli utili e sulle decisioni degli azionisti, ma sulla sostenibilità e sul coinvolgimento di tutte le parti interessate».

Due obiettivi concreti della strategia definita dalla Ces in termini di legislazione europea riguardano quindi la revisione della Direttiva sui Comitati aziendali europei (Direttiva 2009/38/CE) e una nuova Direttiva quadro dell’Ue in materia di informazione, consultazione e rappresentanza dei lavoratori.

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