Semestre europeo e infrazione italiana

Confermata per l’Italia l’«inosservanza grave» del patto di stabilità e crescita

La situazione economica favorevole a livello internazionale ha contribuito finora a sostenere la crescita, l’occupazione, la riduzione del debito e gli investimenti nell’Ue e nella zona euro, ma ora il clima generale di incertezza e una crescita meno dinamica rispetto allo scorso anno impongono all’Ue e ai suoi Stati membri alcune riflessioni e azioni necessarie a sostenere la competitività e la stabilità nel medio e lungo periodo. Partendo da queste considerazioni, la Commissione europea ha presentato il 21 novembre scorso le priorità economiche e sociali dell’Ue per il 2019 nell’ambito del coordinamento delle politiche del semestre europeo.

Secondo la Commissione è necessario rafforzare ulteriormente l’Unione economica e monetaria, mentre a livello nazionale va sfruttata l’attuale dinamica della crescita per costituire riserve di bilancio e ridurre il debito: «Gli investimenti e le riforme strutturali devono essere finalizzati maggiormente a far aumentare la produttività e il potenziale di crescita. Queste azioni creeranno le condizioni per una stabilità macrofinanziaria e sosterranno la competitività dell’Ue, il che, a sua volta, permetterà di gettare le basi per creare più posti di lavoro di qualità e per promuovere una maggiore equità sociale» sostiene la Commissione europea. Le finanze pubbliche degli Stati membri della zona euro «hanno registrato un notevole miglioramento e il disavanzo pubblico aggregato della zona euro è ormai al di sotto dell’1%» spiega l’esecutivo dell’Ue, secondo cui però in diversi Paesi il debito resta troppo elevato e ciò può costituire un rischio nel caso di una prossima recessione. Proprio per questo sono state date indicazioni ad alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, in merito ai documenti programmatici di bilancio presentati in ottobre. «La consulenza sulle politiche fornita dalla Commissione è volta a garantire che la nostra economia rimanga forte e diventi ancora più resiliente, perché in un contesto mondiale caratterizzato da un’incertezza crescente non possiamo dare niente per scontato. Per garantire la prosperità sostenibile della zona euro sono necessarie non solo finanze pubbliche solide ma anche economie competitive e società inclusive» ha dichiarato Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane.

 

Raccomandazioni sulla politica economica

Per quanto riguarda la politica economica della zona euro, la Commissione esorta ad adottare politiche che sostengano una crescita inclusiva e sostenibile e migliorino la resilienza, il riequilibrio e la convergenza all’interno della zona euro. Raccomanda inoltre di considerare prioritarie le riforme che «aumentano la produttività e il potenziale di crescita, approfondiscono il mercato unico, migliorano il contesto imprenditoriale, promuovono gli investimenti e rafforzano il mercato del lavoro». Secondo la Commissione, gli Stati membri che presentano disavanzi delle partite correnti dovrebbero cercare di aumentare la produttività e ridurre il debito estero, mentre quelli che presentano avanzi dovrebbero rafforzare le condizioni che sostengono gli investimenti e la crescita salariale.

La Commissione raccomanda inoltre di «spostare la pressione fiscale dal lavoro e di rafforzare i sistemi d’istruzione, gli investimenti in competenze e l’efficacia e l’adeguatezza delle politiche attive del mercato del lavoro e dei sistemi di protezione sociale», in linea con i principi del pilastro europeo dei diritti sociali.

 

Pareri sui programmi di bilancio degli Stati membri

Valutando la conformità al patto di stabilità e crescita dei documenti programmatici di bilancio degli Stati membri della zona euro per il 2019, la Commissione ha poi adottato alcuni pareri.

Per dieci Stati membri (Germania, Irlanda, Grecia, Cipro, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Austria e Finlandia) i documenti di bilancio sono stati ritenuti conformi al patto di stabilità e crescita. Per tre Stati membri (Estonia, Lettonia e Slovacchia) sono risultati sostanzialmente conformi al patto di stabilità, cioè «potrebbero comportare una certa deviazione dal rispettivo obiettivo di bilancio a medio termine o dal percorso di aggiustamento a tale obiettivo. Per quattro Stati membri (Belgio, Francia, Portogallo e Slovenia) i documenti presentano invece un rischio di non conformità al patto di stabilità e «potrebbero determinare una deviazione significativa dal percorso di aggiustamento verso i rispettivi obiettivi di bilancio a medio termine».

Per l’Italia la Commissione ha confermato il parere già espresso il 23 ottobre scorso in relazione al documento di programmazione del bilancio presentato dal governo italiano il 16 ottobre, cioè «l’esistenza di un’inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio il 13 luglio 2018».

 

Il problema del debito italiano

All’Italia è stata riscontrata una non conformità con il criterio del debito. Il debito pubblico dell’Italia, che nel 2017 era pari al 131,2% del Pil, cioè l’equivalente di 37.000 euro per abitante, supera infatti ampiamente il valore di riferimento del 60% stabilito dal trattato. Tuttavia i piani di bilancio dell’Italia per il 2019 modificano «in modo sostanziale» i fattori analizzati dalla Commissione nel maggio scorso. Secondo la Commissione: le condizioni macroeconomiche non possono essere invocate per spiegare i divari dell’Italia dal parametro di riduzione del debito; i piani del governo italiano implicano un notevole passo indietro sulle passate riforme strutturali volte a stimolare la crescita; esiste un grosso rischio di deviazione dal percorso di aggiustamento raccomandato verso l’obiettivo di bilancio a medio termine nel 2018 e la grave inosservanza per il 2019 della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio. L’analisi della Commissione indica dunque che «il criterio del debito stabilito dal trattato e dal regolamento (CE) n. 1467/1997 dovrebbe essere considerato non soddisfatto e che è quindi giustificata una procedura per i disavanzi eccessivi basata sul debito».