Iniziativa per un’Europa che accoglie

ottobre 2018

170 Ong europee impegnate nella raccolta di un milione di firme entro febbraio

 

Le questioni relative all’immigrazione e all’accoglienza dei migranti sono sempre più al centro del dibattito europeo e oltre a rivestire un ruolo importante nell’attualità politica, sia a livello di Stati membri sia di istituzioni dell’Ue, segnano inevitabilmente anche la visione futura dell’Unione europea. Il governo dell’immigrazione implica infatti elementi fondamentali che vanno dai diritti e la solidarietà agli aspetti economici e occupazionali fino agli equilibri sociali e demografici. Per questo il tema dell’immigrazione è sempre presente nelle relazioni tra le istituzioni dell’Ue e i governi degli Stati membri, nonché tra le varie forze politiche all’interno dei singoli Paesi, spesso strumentalizzato alla ricerca di consensi popolari, e lo sarà ancor di più in prospettiva delle elezioni europee che si terranno la prossima primavera.

In questo quadro europeo di soggetti che trattano le questioni delle migrazioni e decidono le politiche migratorie manca la cittadinanza attiva e organizzata, molto impegnata a livello nazionale ed europeo ma quasi sempre inascoltata dai decisori politici. Così, da qualche mese si è formata una coalizione di oltre 170 organizzazioni della società civile di tutta Europa al fine di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini e trasformare le attuali politiche europee sulle migrazioni. Coordinate dal Migration Policy Group tramite la Piattaforma Europea sull’Asilo e le Migrazioni (Epam), le Ong hanno preparato e avviato un’Iniziativa dei cittadini europei (Ice), cioè l’importante strumento di democrazia partecipativa previsto nell’Ue con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo raccogliendo un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 Paesi membri. In questo caso l’iniziativa è denominata Welcoming Europe e intende raccogliere un milione di firme entro febbraio 2019 per poter riformare le priorità delle politiche migratorie nella direzione dei diritti e dell’accoglienza, cioè l’esatto contrario di quanto si sta diffondendo a livello europeo.

 

Decriminalizzare la solidarietà

«Salvare vite non è reato» sostengono i promotori dell’iniziativa, che in Italia coinvolge le maggiori organizzazioni della società civile, denunciando una prassi piuttosto diffusa. In 12 Stati membri dell’Ue, infatti, distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. «Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà» sostengono le organizzazioni di Welcoming Europe, secondo le quali invece «nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario». Il fine dei governi, denunciano le Ong, è di scoraggiare i volontari dal fornire aiuto umanitario e servizi di prima assistenza a coloro che hanno bisogno poiché credono che l’aiuto volontario possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori. La petizione per la raccolta firme è chiara su questo punto, anche rispetto alla richiesta legislativa: «Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. Vogliamo che la Commissione modifichi in questo senso l’attuale direttiva dell’Ue sul favoreggiamento (2002/90 /CE).

 

Creare passaggi sicuri

Dal 1990 a oggi si stima che siano morti oltre 34.000 migranti nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa, da qui l’importanza di aprire vie d’accesso legali e sicure verso i Paesi dell’Ue disposti ad accogliere i migranti. «Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante» sostengono le Ong europee, proponendo la formula delle sponsorship private che possono avere un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni e associazioni, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati. «Chiediamo alla Commissione europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 e di attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere liberi di accogliere».

 

Proteggere le vittime di abusi

I diritti umani sono inviolabili, mentre invece molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, trovando poi grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. A questo proposito l’iniziativa si pone l’obiettivo di proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani. Le richieste alle istituzioni europee in questo ambito sono varie:

  • Protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia. Introduzione di meccanismi per le vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando attuazione a quanto previsto nella normativa Ue (direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE) e dalle legislazioni nazionali».
  • Tutele nel caso di violazioni dei diritti alle frontiere compiute dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, dai corpi militari impiegati dai singoli Stati membri e soprattutto dalle forze dei Paesi terzi sostenuti dall’Ue o da Stati membri, con sospensione del supporto finanziario e tecnico qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela.
  • Nuova legislazione per introdurre canali di accesso per lavoro a livello europeo, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’Ue sulla migrazione legale e regolamentare i settori dei lavoratori non altamente qualificati.

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