Giornata mondiale per il lavoro dignitoso

ottobre 2018

L’undicesima edizione all’insegna della necessità di un cambio globale di regole

«Gli attuali Commissione e Parlamento europei hanno tempo fino al maggio 2019 per “cambiare le regole” al fine di promuovere un lavoro dignitoso per le persone che in tutta l’Ue si sentono sempre più disilluse per la precarietà del lavoro, i bassi salari e la crescente disuguaglianza. Dopo le elezioni europee del maggio prossimo è probabile che vi siano notevoli cambiamenti nella composizione delle due istituzioni dell’Ue».

È quando sostiene la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che in occasione della Giornata mondiale per il lavoro dignitoso del 7 ottobre ha stilato una lista di cose da fare da parte delle attuali e future istituzioni dell’Ue, considerando oltretutto che la Giornata 2018 è stata intitolata “Cambiare le regole”, una sorta di appello sulla necessità di un cambiamento strutturale così da modificare una situazione insostenibile per troppi cittadini.

«Il tempo stringe per le istituzioni dell’Ue» ha dichiarato il segretario generale della Ces, Luca Visentini, secondo il quale esse devono dimostrare ai lavoratori di tutta Europa il loro impegno serio per un’Ue giusta e che protegge i cittadini. I lavoratori, ha aggiunto, si aspettano di avere un lavoro che permetta loro di vivere una vita dignitosa e di dare alle loro famiglie standard di vita ragionevoli. Invece, ha denunciato Visentini, «i ricchi stanno diventando più ricchi e troppi lavoratori stanno lottando per sbarcare il lunario. Non c’è da meravigliarsi che la gente sia sempre più delusa». La soluzione, secondo la Ces, sarebbe quella di tener conto delle indicazioni contenute nella sua lista per il lavoro dignitoso.

 

Ces: la lista delle cose da fare nell’Ue

Ecco quanto dovrebbero fare le istituzioni dell’Unione europea secondo la Ces per cambiare le regole attuali:

  • Adottare una direttiva «forte» sull’equilibrio della vita lavorativa: offrire quindi ai lavoratori una garanzia di congedo di paternità retribuito, congedi di assistenza retribuiti e un congedo parentale migliorato.
  • Adottare la direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili: contrastare contratti di lavoro flessibili abusivi e riconoscere diritti chiari a tutti i lavoratori “non standard”, compresi i lavoratori delle piattaforme e della cosiddetta gig economy (lavori on demand).
  • Sollecitare i governi a concordare e attuare la raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale: garantire pensioni e altri benefici (assistenza sanitaria, sussidi di disoccupazione ecc.) a tutti i lavoratori, compresi i lavoratori autonomi.
  • Istituire un’autorità europea del lavoro: con poteri e budget per proteggere i diritti dei lavoratori in situazioni transfrontaliere.
  • Fornire una nuova legislazione in materia di salute e sicurezza, a partire da ambiziosi limiti di esposizione professionale vincolanti relativi alle sostanze cancerogene sul posto di lavoro.
  • Promuovere una dichiarazione ministeriale sulla Giusta transizione alla COP24 di dicembre sul clima, Conferenza delle Parti in ambito Onu che si svolgerà a Katowice (Polonia), e porre la transizione stessa nella strategia dell’Ue per le riduzioni delle emissioni a lungo termine: convincere i governi ad impegnarsi ad anticipare e gestire l’impatto sociale e occupazionale dell’azione per il clima, in modo da garantire che nessun lavoratore sia lasciato indietro in una transizione socialmente equa verso un’economia a basse emissioni di carbonio.
  • Creare un partenariato per i salari e la contrattazione collettiva, così da affrontare le disparità salariali tra e all’interno degli Stati membri dell’Ue: promuovere attivamente la contrattazione collettiva come parte essenziale di un’«economia sociale di mercato competitiva».
  • Introdurre nel diritto dell’Ue una protezione più forte per gli informatori che denunciano illeciti: compresa la protezione per le persone che avanzano denunce sulle condizioni di lavoro e per le persone che vogliono farlo attraverso un sindacato.
  • Sostenere l’integrazione dei migranti sul posto di lavoro: sulla base della parità di retribuzione e condizioni.

 

Ituc: contro la disuguaglianza bisogna cambiare le regole

La Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, giunta alla sua undicesima edizione, ha quest’anno come tema globale il cambiamento delle regole, mettendo in luce «l’ingiustizia profondamente radicata del sistema economico globale, insieme al restringimento dello spazio democratico e al deterioramento dei diritti del lavoro in molti Paesi» sostiene la Confederazione sindacale internazionale (Csi-Ituc), come denunciato nel suo Indice dei diritti globali aggiornato nel giugno scorso. Secondo la Csi, ad esempio, tra i 142 Paesi analizzati: il 65% esclude alcuni gruppi di lavoratori dal diritto del lavoro; l’87% ha violato il diritto di sciopero; l’81% nega la contrattazione collettiva di alcuni o tutti i lavoratori. Inoltre, 54 Paesi negano o limitano la libertà di parola e libertà di riunione; il numero di Paesi in cui i lavoratori sono esposti a violenza fisica e minacce è aumentato del 10% (da 59 a 65), quelli in cui i lavoratori sono arrestati e detenuti sono aumentati da 44 nel 2017 a 59 nel 2018, mentre sindacalisti sono stati assassinati in nove Paesi: Brasile, Cina, Colombia, Guatemala, Guinea, Messico, Niger, Nigeria e Tanzania.

«Le regole sono concentrate contro i lavoratori, ed è per questo che abbiamo livelli senza precedenti e distruttivi di disuguaglianza economica e insicurezza mentre un piccolo numero di conglomerati globali, come Amazon, ammassano ricchezze incalcolabili per pochissimi» ha dichiarato la segretaria generale della Csi-Ituc, Sharan Burrow, secondo la quale «c’è abbastanza ricchezza nel mondo per affrontare le sfide del nostro tempo: creare un lavoro dignitoso per tutti, assicurare una protezione sociale universale, affrontare il cambiamento climatico e tutte le altre cose che devono essere fatte per garantire che le persone possano vivere in modo dignitoso su pianeta sostenibile. Ma le regole devono cambiare».

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