Sviluppo sostenibile nell’Ue

settembre 2018

Pubblicato da Eurostat il Rapporto sui progressi dell’Ue in tema di Agenda 2030

 

Progressi significativi in materia di “Salute e benessere” e di “Qualità dell’istruzione”, mentre si osservano scarsi risultati soprattutto nella “Riduzione delle diseguaglianze”: è quanto emerge dal secondo Rapporto di monitoraggio sui progressi compiuti dall’Unione europea verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – Sdg). Realizzato da Eurostat e pubblicato lo scorso 18 settembre, il Rapporto si basa appunto sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile adottati nel settembre 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nell’ambito dell’Agenda 2030 per la sostenibilità, una sorta di nuovo ordine del giorno globale per lo sviluppo sostenibile. Lo scopo del Rapporto è di monitorare i progressi compiuti verso gli Sdg in contesto europeo, attraverso indicatori che hanno forti legami con le politiche chiave dell’Ue.

Ebbene, secondo l’analisi di Eurostat in questo periodo l’Ue ha fatto progressi verso quasi tutti gli obiettivi, progressi che però in alcuni ambiti sono stati più veloci che in altri e che non sempre hanno interessato in modo omogeneo tutte le regioni e i territori dell’Ue.

 

Buoni risultati su salute, educazione ed energia pulita

I progressi principali dell’Ue tra i 17 Sdg si sono registrati per quanto concerne il raggiungimento di un livello generale di buona salute e benessere, cioè l’obiettivo 3, seguito dall’obiettivo 4 sull’educazione di qualità e dall’obiettivo 7 sull’energia pulita e a prezzi accessibili.

Per otto Sdg invece, osserva Eurostat, l’Ue ha compiuto progressi moderati nel corso degli ultimi anni. Tali tendenze sono visibili rispetto all’obiettivo 11 riguardante città e comunità sostenibili, l’obiettivo 12 su consumo e produzione responsabile, il 5 sull’eguaglianza di genere, l’obiettivo 8 relativo a lavoro dignitoso e crescita economica, l’obiettivo 17 sulla partnership, l’obiettivo numero 1 sulla lotta alla povertà e, in misura minore, gli obiettivi 15 e 2 riguardanti rispettivamente la vita a terra e la lotta alla fame.

Per quanto concerne l’obiettivo 9 su industria, innovazione e infrastrutture il Rapporto rileva un numero equivalente di aspetti positivi e negativi negli sviluppi degli indicatori, quindi senza progressi né regressi, mentre l’Ue sembra essersi allontanata negli ultimi anni dall’obiettivo 10 sulla riduzione delle disparità, «questo è dovuto al continuo aumento delle disparità di reddito all’interno degli Stati membri, una tendenza che è stata visibile dal 2005» notano gli autori del Rapporto.

Fare progressi verso un determinato obiettivo non significa necessariamente che lo stato di tale obiettivo è soddisfacente per l’Ue, sottolinea inoltre Eurostat nella sua analisi. Ad esempio, nel caso dell’obiettivo 15 che si concentra sugli ecosistemi terrestri, gli indicatori scelti mostrano in parte buoni progressi ma ciò non deve portare alla conclusione che gli ecosistemi o la biodiversità nell’Ue sono in buone condizioni di salute. Nel caso dell’obiettivo 2 sulla lotta alla fame, poi, l’accento è stato posto sugli indicatori ambientali perché la sicurezza alimentare non rappresenta una preoccupazione importante nell’Ue.

Nel caso dei quattro obiettivi rimanenti, il 6 su acqua pulita e servizi igienico-sanitari, il 13 relativo all’azione sul clima, il 14 sulla vita subacquea e il 16 concernente pace, giustizia e istituzioni forti, Eurostat ritiene che le tendenze non possono essere calcolate a causa di dati insufficienti disponibili per gli ultimi cinque anni.

Il Rapporto valuta le tendenze degli indicatori su due periodi, se consentito dalla disponibilità dei dati: il breve termine, che tiene conto degli sviluppi degli ultimi cinque anni, e il lungo periodo che considera le tendenze negli ultimi 15 anni così da riflettere la portata di 15 anni dell’Agenda 2030.

 

Ritardi sulla riduzione delle diseguaglianze

Per quanto riguarda l’obiettivo 10 sulla riduzione delle diseguaglianze, che presenta ritardi da parte dell’Ue, il Rapporto di Eurostat rileva che gli indicatori segnalano una diminuzione della disuguaglianza tra Paesi e invece un aumento di disuguaglianza all’interno dei Paesi. A livello di reddito pro capite e familiare, infatti, si osserva una convergenza tra gli Stati membri dell’Ue negli ultimi anni. In generale le importazioni dai Paesi in via di sviluppo sono aumentate, mentre è diminuito il finanziamento ai Paesi in via di sviluppo. D’altro canto, si sono intensificate le disuguaglianze di reddito all’interno dei Paesi tra i gruppi più ricchi e più poveri della società, con una ulteriore diminuzione del reddito per il 40% più povero della popolazione. Accanto all’aumento del numero di persone con un reddito inferiore alla soglia di povertà (considerate quindi a rischio di povertà di reddito), la distanza media dalla soglia di povertà per coloro che si trovano già al di sotto di tale soglia è cresciuto considerevolmente, rendendo così più difficile per queste persone riuscire a sfuggire da questa situazione.

Rispetto a un altro obiettivo su cui Eurostat ritiene scarse le prestazioni dell’Ue, l’obiettivo 16 riguardante pace, giustizia e istituzioni forti, nonostante alcuni indubbi miglioramenti sulla sicurezza e lo stallo nel crollo della fiducia verso le istituzioni europee, eguale positività non si può esprimere rispetto ad altri parametri quali la percepita indipendenza del sistema giudiziario, la percepita corruzione e la violenza contro le donne.

Ottimismo solo moderato anche per quanto riguarda l’obiettivo 13 sull’azione per il clima, osserva Eurostat, perché la copertura dei dati è sufficiente solo rispetto alla mitigazione del clima mentre non lo è al fine di valutare le tendenze sugli impatti delle varie iniziative: se l’Ue risulta essere ben avviata a raggiungere i suoi obiettivi 2020 per i gas a effetto serra, le emissioni e le energie rinnovabili, viceversa i progressi verso l’obiettivo per le emissioni di CO2 dalle nuove autovetture si sono bloccati negli ultimi anni ed è necessario uno sforzo maggiore per raggiungere l’obiettivo 2020 in materia di efficienza energetica.

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