Gli intenti dell’UE

settembre 2018

Stato dell’Unione: Lettera della Commissione sulle priorità per i prossimi mesi

 

Come ogni anno a settembre, il presidente della Commissione europea ha pronunciato al Parlamento europeo il discorso sullo stato dell’Unione, facendo il punto della situazione relativa all’anno trascorso e presentando le priorità per il successivo. Questa prassi, introdotta con il Trattato di Lisbona, prevede inoltre che il presidente della Commissione trasmetta ai presidenti del Parlamento e del Consiglio una Lettera d’intenti per illustrate le azioni legislative e le iniziative che la Commissione intende intraprendere nei mesi successivi.

Nella Lettera datata 12 settembre 2018, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha voluto sottolineare il «momento decisivo» che l’Ue sta attraversando: «Mancano soltanto 250 giorni alle elezioni del Parlamento europeo (…). Grazie ai nostri sforzi congiunti siamo riusciti a superare la crisi finanziaria ed economica. Dieci anni dopo la bancarotta di Lehman Brothers, l’Ue sta vivendo il suo 21° trimestre consecutivo di crescita mentre il tasso di disoccupazione è calato ai livelli precedenti la crisi, anche se, in diversi Stati membri, resta ancora troppo elevato. Tuttavia, anche se l’Ue ha superato le conseguenze finanziarie ed economiche della crisi, quest’ultima ha lasciato profonde cicatrici nelle nostre società. Inoltre, la situazione sempre più instabile a livello mondiale rende più necessario che mai agire per far sì che l’Ue sia in grado di proteggere i cittadini, dare loro forza e difenderli. Occorre dunque darsi da fare per costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica».

 

Realizzare le promesse e dare una prospettiva

Il presidente della Commissione ha poi indicato i tre punti su cui è necessaria la massima concentrazione: realizzare ciò che è stato promesso, risolvere i problemi che impediscono all’Ue di procedere e dare ad essa una prospettiva per il futuro.

Parlamento, Consiglio e Commissione, ha scritto Junker, devono trovare prima delle prossime elezioni europee un accordo sulle proposte legislative rimaste in sospeso in merito alle 10 priorità del programma concordato dalle istituzioni dell’Ue nel 2014. «È fondamentale riuscire a tener fede ai nostri impegni comuni soprattutto per quanto riguarda il completamento del mercato unico (compreso il consolidamento della dimensione sociale), il mercato unico digitale, l’Unione dell’energia con la sua politica lungimirante in materia di clima, l’Unione bancaria, l’Unione dei mercati dei capitali e l’Unione della sicurezza» sostiene il presidente della Commissione, secondo il quale vi sono poi alcune questioni fondamentali da «affrontare insieme in maniera decisiva».

Innanzitutto, nonostante la divergenza di pareri tra i governi degli Stati membri, deve essere portato a termine il lavoro in materia di migrazione per ottenere il più presto possibile un sistema europeo comune di asilo «funzionante, basato sui principi di responsabilità e solidarietà». A tale proposito la Commissione propone di rafforzare la Guardia di frontiera e costiera europea e l’Agenzia europea per l’asilo, in modo che gli Stati membri possano contare su un sostegno operativo dell’Ue, mentre allo stesso tempo intende migliorare l’efficacia delle procedure di rimpatrio e introdurre iniziative sulla migrazione legale, «componente indispensabile di una politica migratoria equilibrata».

 

2019 anno determinante per l’Ue

Tra le altre «questioni fondamentali» da affrontare la Commissione individua il consolidamento dell’Unione economica e monetaria al fine di rendere l’Ue più resiliente e rafforzare il ruolo dell’euro a livello internazionale. C’è poi da risolvere la questione delle tensioni crescenti nel sistema commerciale globale, cercando di «preservare e rafforzare il sistema internazionale fondato sulle regole al cui centro l’Unione europea intende restare». Così come vanno affrontati anche i problemi persistenti in alcuni Stati membri per quanto riguarda lo Stato di diritto, partendo da quell’Ungheria per la quale l’Europarlamento ha recentemente chiesto al Consiglio dell’Ue, cioè a tutti gli Stati membri, di agire per «prevenire una minaccia sistemica ai valori fondanti dell’Unione». Infine deve essere trovato un accordo con il Regno Unito, così da «garantire il suo recesso ordinato dall’Unione il 29 marzo 2019, aprendo al tempo stesso prospettive chiare per un’intensa collaborazione futura con un Paese che resterà sempre un vicino e uno stretto alleato».

È poi necessario secondo la Commissione raggiungere un accordo politico sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Ue a 27, consolidare il ruolo internazionale dell’euro, individuare gli strumenti decisionali giusti per un’efficace politica di sicurezza e difesa comune, dare una prospettiva per il futuro delle politiche su clima ed energia. «Il 2019 sarà un anno determinante per l’Ue e per il suo ruolo in questo mondo sempre più incerto. Non possiamo smettere neanche per un attimo di dimostrare ai nostri cittadini che l’Ue è qui per proteggerli, per dar loro forza e per difenderli, e che insieme possiamo realizzare un’Unione più unita, più forte e più democratica» ha concluso il presidente della Commissione.

 

Ces: «La giustizia sociale merita molto più di una frase»

Nell’approccio del presidente della Commissione sullo Stato dell’Unione si riscontrano «molte cose positive sulla necessità di costruire un’Europa forte e unita, sulla necessità di aprire percorsi legali per i migranti per entrare nell’Ue, sulla riapertura delle frontiere interne all’Ue, sulla necessità di proteggere la democrazia e lo stato di diritto, ma non sembra si comprenda appieno che i lavoratori sono stanchi di lavori a basso salario, con servizi pubblici in declino e la lotta quotidiana per far quadrare i conti» ha affermato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Luca Visentini, aggiungendo: «I lavoratori ne hanno abbastanza dell’ingiustizia sociale e della disuguaglianza e vogliono che l’Ue faccia molto di più piuttosto di parlare di una ripresa che non è riuscita a raggiungere molti. L’Ue deve almeno attuare il pilastro dei diritti sociali adottato lo scorso novembre, perché la giustizia sociale merita molto più di una frase nel discorso sullo stato dell’Unione».

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