Tendenze positive per occupazione e sviluppi sociali nell’Ue

luglio 2018

L’indagine Esde 2018 mette però in guardia sui rischi del lavoro non standard

 

Le buone notizie sul mercato del lavoro e sul miglioramento della situazione sociale caratterizzano l’edizione 2018 dell’indagine annuale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa (Esde), pubblicata dalla Commissione europea. Con circa 238 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato nell’Ue, la disoccupazione continua a scendere, mentre aumentano i redditi netti e diminuiscono i livelli di povertà. Qualche preoccupazione deriva invece dall’evoluzione dei mercati del lavoro e dagli effetti che su di essi avranno l’automazione e la digitalizzazione.

Il progresso tecnologico è infatti l’elemento chiave per aumentare la produttività complessiva, osserva l’indagine, ma sostituisce anche le attività di routine a bassa qualificazione e aumenta il livello di competenze necessario per l’occupabilità. Così, si prevede che una percentuale compresa tra il 37% e il 69% dei lavori potrebbe essere parzialmente automatizzata nel prossimo futuro, per cui saranno centrali una migliore istruzione e un apprendimento permanente al fine di adattarsi all’evoluzione del mondo del lavoro. Inoltre, con lo sviluppo delle nuove tecnologie cresce il numero dei lavoratori atipici e autonomi.

L’indagine della Commissione evidenzia come le nuove forme di occupazione portino vantaggi a lavoratori e imprese in termini di maggiore flessibilità, migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata, offrendo alle persone nuove opportunità di entrare o restare nel mercato del lavoro. Tuttavia, rileva l’Esde, è evidente la relazione tra l’aumento del lavoro atipico e il peggioramento delle condizioni di lavoro, con «una maggiore volatilità del reddito, una minore sicurezza occupazionale e un accesso insufficiente alla protezione sociale».

 

Occupazione in netta ripresa

Nel 2017 e all’inizio del 2018 l’economia dell’Ue ha superato le previsioni espandendosi al ritmo più alto registrato dall’inizio della crisi nel 2008. La crescita del Pil è passata dall’1,9% del 2016 al 2,5% (sia nell’Ue che nell’area dell’euro), con i consumi privati quale principale motore ma anche un miglioramento degli investimenti e una crescita rilevante delle esportazioni. Gli effetti del miglioramento dell’ambiente macroeconomico, osserva l’indagine, hanno influenzato positivamente l’occupazione. Nel 2017, erano occupate nell’Ue circa 235,8 milioni di persone di età superiore ai 15 anni (circa 156 milioni nella zona euro), oltre tre milioni e mezzo in più rispetto al 2016. Tendenza proseguita all’inizio del 2018, con il numero delle persone occupate che ha segnato un nuovo record a 237,9 milioni nel primo trimestre 2018. Il tasso di occupazione è aumentato nel 2017 di circa un punto percentuale, raggiungendo il 72,2% della popolazione di età compresa tra 20 e 64 anni: «Se questa tendenza continua l’Ue è ben posizionata per raggiungere l’obiettivo Europa 2020 di un tasso di occupazione del 75%» osservano gli autori dell’indagine.

Il tasso di disoccupazione è diminuito più velocemente nel 2017 rispetto ai due anni precedenti, scendendo al 7,6% e al 9,1% rispettivamente nell’Ue e nella zona euro. Anche la disoccupazione di lunga durata ha continuato a diminuire, ma rappresenta ancora un problema importante costituendo quasi la metà della disoccupazione totale. Il numero di disoccupati tra i 15 e i 24 anni è sceso a 3,8 milioni nel 2017, al di sotto dei livelli pre-crisi (4,2 milioni nel 2008). Ma nonostante il miglioramento generale dell’occupazione per i giovani, la disoccupazione giovanile e quelle di lungo e di lunghissimo termine nell’Ue continuano ad essere considerevoli in un certo numero di Paesi.

 

Situazione sociale in miglioramento, ma sempre a rischio

Anche la situazione sociale nell’Ue ha beneficiato della ripresa economica. Dal 2014 sono aumentati i guadagni da lavoro che, insieme ai trasferimenti sociali, hanno portato ad un aumento generale del reddito delle famiglie nella grande maggioranza degli Stati membri. Nel 2016, c’erano 5,6 milioni in meno di persone a rischio di povertà o esclusione sociale rispetto al picco rilevato nel 2012, anche se la percentuale di persone a rischio persistente di povertà è aumentata. La grave deprivazione materiale è diminuita in quasi tutti gli Stati membri, raggiungendo il livello più basso nel 2017 con 33,4 milioni, cioè circa 16 milioni in meno rispetto al picco di 49,5 milioni del 2012. «Questi sviluppi positivi sono un risultato considerevole, ma ci sono ancora ragioni di preoccupazione» sottolinea l’Esde.

La disparità di reddito, ad esempio, negli ultimi anni è rimasta stabile a livello di Ue ma ha segnato aumenti in circa un terzo degli Stati membri. Così, la spesa per la protezione sociale continua a giocare un ruolo importante nel sostenere i redditi delle famiglie e sta aumentando in tutta l’Ue. Inoltre, osserva l’indagine, il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale, pur ridotto rispetto al 2012, rimane ad un livello (118 milioni nel 2016) ancora molto lontano dall’obiettivo Europa 2020 di ridurre di 20 milioni il rischio povertà ed esclusione sociale: al momento si è fuori da tale obiettivo di almeno 800.000 le persone.

L’indagine osserva poi che i cambiamenti nel mondo del lavoro e la diversa distribuzione degli orari di lavoro avranno un impatto sulla disuguaglianza dei guadagni. L’ineguaglianza nel mondo del lavoro che cambia può emergere anche da un aumentato ricorso ad alcuni tipi di flessibilità, al lavoro autonomo e al lavoro temporaneo. «Ciò tende a determinare una maggiore volatilità del reddito, che potrebbe a sua volta aumentare la vulnerabilità dei lavoratori coinvolti in forme non standard di lavoro» rileva l’indagine.

«Il divario in termini di povertà di reddito e privazione materiale in tutti i tipi di occupazione va ricondotto alle caratteristiche socio-economiche dei lavoratori, come l’istruzione e l’occupazione» nota l’Esda, secondo cui l’impatto futuro dei cambiamenti nelle forme di impiego sulla distribuzione della ricchezza e il rischio di povertà e deprivazione dipenderà dalle capacità socio-economiche e dai profili dei lavoratori.

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