Il lavoro al tempo delle piattaforme digitali

luglio 2018

Un Rapporto analizza questo fenomeno emergente nei mercati del lavoro europei

È definita economia collaborativa il modello economico e commerciale basato sull’uso di piattaforme digitali per lo scambio di beni o servizi, con un impatto ormai evidente in vari settori. Crea opportunità imprenditoriali, posti di lavoro e crescita, ma anche “zone grigie” normative e problemi in termini di protezione dei consumatori, pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. A questo fenomeno emergente, al suo ruolo nei mercati del lavoro europei e alle caratteristiche e condizioni dei lavoratori del settore la Commissione europea ha recentemente dedicato un Rapporto, basato su un’indagine svolta su oltre 32.000 persone in 14 Stati membri. Il tema è stato affrontato spesso dall’esecutivo europeo negli ultimi anni. Per adeguare le istituzioni del mercato del lavoro e i sistemi di welfare esistenti la Commissione ha proposto una direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili (dicembre 2017) e una raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale dei lavoratori (marzo 2018), mentre nel 2016 aveva valutato le piattaforme online in una comunicazione e adottato un’agenda europea per l’economia collaborativa, chiarendone il concetto e fornendo alcune indicazioni sullo stato occupazionale.

 

Quanti lavorano su piattaforme digitali?

Le stime contenute nel Rapporto indicano che in media il 10% della popolazione adulta non ha mai usato piattaforme online per la fornitura di alcuni tipi di servizi di lavoro. Inoltre, meno dell’8% svolge questo tipo di lavoro con una certa frequenza e meno del 6% spende una quantità significativa di tempo su di esso (almeno 10 ore alla settimana) o guadagna con esso una quantità significativa di reddito (almeno 25% del totale). I lavoratori principali delle piattaforme sono definiti come coloro che guadagnano il 50% o più delle loro entrate tramite piattaforme e/o lavorano tramite piattaforme per più di 20 ore settimanali. Essi rappresentano in media circa il 2% della popolazione adulta.

Esistono differenze significative tra i Paesi europei, sottolinea il Rapporto: il Regno Unito ha una più alta incidenza di lavoro di piattaforma; altri Paesi con valori relativi elevati sono Germania, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo e Italia; al contrario, Finlandia, Svezia, Francia, Ungheria e Slovacchia mostrano valori molto bassi.

 

Chi sono i lavoratori delle piattaforme

Secondo il Rapporto il tipico “platformista” europeo è un giovane maschio, con livello di istruzione mediamente elevato. La proporzione di donne diminuisce all’aumentare dell’intensità del lavoro di piattaforma. Esiste tuttavia una sostanziale eterogeneità tra i Paesi.

Il fatto che la maggior parte dei lavoratori delle piattaforme sia altamente istruita «non è sorprendente», osservano gli autori del Rapporto, «dato che per essere in grado di fornire servizi tramite piattaforme è necessario essere un utente di Internet esperto e l’uso del web a un certo livello tende ad essere correlato con un’istruzione superiore».

È probabile che un tipico operatore di piattaforme abbia una famiglia e dei bambini, inoltre tende ad avere meno anni di esperienza nel mercato del lavoro rispetto al lavoratore medio.

 

Il problema dello status occupazionale

Si tratta di un problema controverso e uno dei più rilevanti dal punto di vista delle politiche, nota il Rapporto. Le stime del sondaggio rivelano che, quando è stato chiesto della loro attuale situazione occupazionale, il 75,7% dei lavoratori delle piattaforme ha affermato di essere un dipendente (68,1%) o un lavoratore autonomo (7,6%).

«Una prima possibilità – osserva il Rapporto – è che anche i lavoratori delle piattaforme abbiano un lavoro regolare come dipendenti o autonomi e siano quindi coperti dalla legislazione standard del lavoro. Una seconda possibilità è che non siano invece veramente sicuri del loro status lavorativo e si considerino dipendenti solo perché forniscono un certo tipo di servizio con regolarità attraverso le piattaforme». Ciò è sorprendente, sostengono gli autori dello studio, perché nella maggior parte dei casi i fornitori di servizi tramite piattaforme sono contraenti indipendenti, ma riflette l’incertezza che circonda questo problema in tutta Europa. In generale, lo status dei lavoratori delle piattaforme digitali rimane poco chiaro, anche per loro stessi. Per questo, in una risoluzione del giugno 2017 l’Europarlamento ha invitato gli Stati membri e le parti sociali a «valutare, in modo proattivo e basato su una logica di anticipazione, la necessità di modernizzare la legislazione in vigore, compresi i sistemi di sicurezza sociale, in modo da stare al passo con gli sviluppi tecnologici e garantire, al contempo, la protezione dei lavoratori».

 

Servizi forniti e coordinati tramite piattaforme

I servizi forniti dalle piattaforme di lavoro digitale possono essere distinti, secondo il Rapporto, tra servizi eseguiti digitalmente (cioè micro-compiti, lavoro d’ufficio e inserimento dati, ecc.) o servizi eseguiti sul posto (trasporto, consegne, pulizie, ecc.). Mediamente la metà dei lavoratori di piattaforme esegue sia servizi digitali che on-location. In base al livello di competenze richieste dai diversi servizi si può distinguere tra servizi professionali (alta capacità), servizi non professionali (media capacità) e servizi on-location (competenze basse).

La maggior parte di questi lavoratori fornisce più di un tipo di servizi ed è attiva su due o più piattaforme, spesso combinando attività ad alta e bassa specializzazione. Il servizio di lavoro più comune fornito è quello di “ufficio online e inserimento dati”. Tuttavia, la maggior parte dei lavoratori delle piattaforme fornisce servizi professionali. Il genere influenza il tipo di servizi: “sviluppo software” e “trasporti” sono servizi maggiormente forniti da uomini, mentre “traduzione” e “on-location” sono eseguiti prevalentemente da donne. Un terzo dei lavoratori delle piattaforme, sottolinea il Rapporto, ha però una mancata corrispondenza tra l’alto livello di istruzione/abilità e il livello inferiore delle mansioni che svolge.

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