Sarà sempre più un’Europa “fortezza”

giugno 2018

Nel prossimo Bilancio si prevedono forti investimenti sul controllo delle frontiere

«Una migliore gestione delle frontiere esterne e la migrazione rimarranno priorità fondamentali per l’Ue negli anni a venire. Sfide più grandi richiedono maggiori risorse. L’aumento dei finanziamenti sarà fondamentale per garantire che si possano realizzare le seguenti priorità politiche: rendere più sicure le nostre frontiere esterne, continuare a concedere protezione a coloro che ne hanno bisogno, sostenere maggiormente la migrazione legale e gli sforzi d’integrazione, contrastare la migrazione irregolare e rimpatriare in modo efficiente chi non ha diritto di soggiornare sul territorio dell’Ue». Con queste parole il commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, ha presentato il 12 giugno scorso una proposta della Commissione europea per aumentare i finanziamenti in materia di rafforzamento delle frontiere e migrazione nell’ambito del prossimo Bilancio a lungo termine dell’Ue (2021-2027).

La difficile gestione dei flussi migratori a livello europeo, evidenziatasi ancora una volta con la recente decisione del neo-governo italiano di vietare l’accesso ai porti italiani della nave di soccorso Aquarius, ha evidentemente convinto la Commissione sulla necessità in prospettiva di rafforzare ulteriormente i controlli, i blocchi e l’organizzazione alle frontiere esterne, cercando così di affrontare il problema prima che i migranti giungano sulle coste dell’Ue.

Quasi triplicati i fondi per la gestione delle frontiere

Durante la crisi dei rifugiati del 2015-2016, l’assistenza finanziaria e tecnica fornita dall’Ue agli Stati membri è stata «importante per il sostegno dei Paesi sotto maggior pressione, per lo sviluppo delle capacità di ricerca e soccorso, per l’intensificazione dei rimpatri e per una migliore gestione delle frontiere esterne» osserva la Commissione, che proprio sulla base dell’esperienza passata propone ora di triplicare quasi i finanziamenti in questo settore.

Per la migrazione e la gestione delle frontiere i fondi europei dovrebbero così passare dai 13 miliardi di euro dell’attuale bilancio a 34,9 miliardi. Secondo la proposta, 21,3 miliardi di euro andrebbero assegnati per la gestione delle frontiere in generale, mentre oltre 9,3 miliardi dovrebbero essere utilizzati per la creazione di un nuovo Fondo per la gestione integrata delle frontiere (Integrated Border Management Fund – Ibmf).

Questo nuovo Fondo dovrebbe permettere verifiche sistematiche alle frontiere anche con nuovi sistemi informatici su larga scala ed interoperabili, incluso un futuro sistema di ingressi/uscite, mentre l’Agenzia della guardia di frontiera e costiera (Frontex) sarà rafforzata con un nuovo corpo permanente di guardie di frontiera di circa 10.000 elementi. I finanziamenti, spiega la Commissione, «saranno destinati alla lotta contro il traffico di migranti e contro la tratta degli esseri umani, così come all’intercettazione e al fermo delle persone che costituiscono delle minacce, al sostegno alle operazioni di ricerca e soccorso in mare, alle attrezzature e alla formazione delle guardie di frontiera, e all’apporto di un rapido supporto operativo agli Stati membri sotto pressione».

Finanziamenti proporzionati alle esigenze reali degli Stati membri

Per sostenere gli Stati membri nella gestione delle frontiere e nella politica dei visti saranno destinati 4,8 miliardi di euro in finanziamenti a lungo termine, che dovrebbero rispecchiare le esigenze dei singoli Paesi. Così, ogni Stato membro riceverà una somma fissa di 5 milioni di euro, e il resto sarà ripartito sulla base del carico di lavoro, della pressione e del livello di minaccia alle frontiere terrestri (30%), marittime (35%), negli aeroporti (20%) e negli uffici consolari (15%). Altri 3,2 miliardi di euro saranno poi destinati a sostegni mirati per gli Stati membri, a progetti a livello dell’Ue, e ad affrontare necessità urgenti: «Il nuovo Fondo è stato concepito per garantire una flessibilità sufficiente che permetta di apportare finanziamenti di emergenza agli Stati membri quando necessario e di affrontare priorità nuove e cruciali quando emergono» spiega la Commissione. Che propone inoltre di aumentare i finanziamenti per la migrazione del 51%, fino a raggiungere 10,4 miliardi di euro nel quadro del rinnovato Fondo Asilo e migrazione (Asylum and Migration Fund – Amf). Il Fondo sosterrà gli sforzi degli Stati membri in tre settori chiave: asilo, migrazione legale e integrazione, lotta alla migrazione illegale e rimpatrio.

Le richieste di Unhcr e Ong europee

Intanto, in seguito alla vicenda della nave di soccorso Aquarius rifiutata dal governo italiano, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) ha sottolineato che «il soccorso in mare è un principio troppo importante per essere messo a repentaglio, e qualsiasi tentennamento sulle modalità di sbarco comporta un grave pericolo per chiunque sia in difficoltà in mare». Per questo l’Unhcr richiede un meccanismo regionale di sbarco sicuro e prevedibile e, in seguito allo sbarco, un’adeguata condivisione della responsabilità, per evitare situazioni in cui i Paesi siano penalizzati dal dover gestire da soli le procedure seguenti allo sbarco.

In merito al governo dei flussi, invece, il neo costituito Forum Per cambiare l’ordine delle cose, che comprende associazioni e movimenti di tutta Italia e Francia, ritiene che «cambiare le politiche migratorie significa migliorare le politiche sociali e culturali nonché migliorare la politica estera e le strategie di cooperazione dell’Italia e dei Paesi europei».

In merito alla riforma del sistema d’asilo, ad esempio, il Forum è molto favorevole al testo di riforma votato nel novembre 2017 dal Parlamento europeo che rappresenta «una “rivoluzione copernicana” rispetto alla situazione attuale» per due motivi principali: perché prevede la distribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo in tutti gli Stati membri dell’Ue, indipendentemente dal Paese di primo ingresso, sulla base di parametri oggettivi quali il Pil e la popolazione; poi in quanto, nell’assegnazione della competenza, considera i “legami significativi” dei richiedenti asilo con uno specifico Paese dell’Ue.

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