«L’Ue continuerà a proteggere chi ne ha bisogno»

giugno 2018

L’impegno della Commissione in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati

«Ogni minuto di ogni giorno, quasi 31 persone sono costrette a sfollare. Ad oggi oltre 68,5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa di conflitti e violenze, persecuzioni, calamità naturali o conseguenze reali dei cambiamenti climatici, e 25,4 milioni di loro sono rifugiati». Inizia così una dichiarazione congiunta tra vari membri della Commissione europea resa nota in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, il 20 giugno scorso. I rappresentanti dell’esecutivo dell’Ue hanno voluto sottolineare come «più di 67 anni dopo la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, i suoi principi internazionali rimangono più che mai validi. Questi principi sono sanciti dall’acquis dell’Ue in materia di asilo e l’Ue rimane impegnata a continuare a difendere chi ha bisogno di aiuto».

L’Ue, afferma la dichiarazione, come attore globale sta lavorando per affrontare e risolvere le principali crisi internazionali attraverso mezzi diplomatici, mentre in qualità di principale donatore mondiale di aiuti fornisce assistenza umanitaria e sostegno a rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni ed esterni all’Europa. «Abbiamo mostrato un sostegno senza precedenti durante la crisi migratoria del 2015 e 2016 accogliendo centinaia di migliaia di rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni, e continuiamo a fornire protezione a chi ne ha bisogno: solo nel 2017, gli Stati membri dell’Ue hanno concesso protezione a oltre 538.000 persone».

In realtà, l’Ue non è così compatta su questa linea e in questi giorni gli Stati membri stanno cercando faticosamente di individuare una posizione comune sul governo delle migrazioni, siano esse per motivi umanitari che per ragioni economiche.

E infatti, sottolinea ancora la dichiarazione, «le sfide rimangono. Dobbiamo continuare il nostro lavoro insieme ai nostri Stati membri per stabilire più vie legali e sicure e chiudere le rotte di migrazione pericolose e irregolari». Gli Stati membri dell’Ue si sono impegnati nei prossimi due anni a reinsediare oltre 50.000 persone più vulnerabili, fornendo loro ospitalità, così come dovrebbe essere raggiunto un accordo sulla riforma del sistema comune d’asilo, «basato sui principi di responsabilità e solidarietà», e dovrebbe essere migliorata l’azione per favorire l’integrazione di coloro che ricevono protezione nell’Ue. «In tempi di crescente retorica divisiva nei confronti di persone vulnerabili in fuga da guerre e persecuzioni – conclude la dichiarazione – l’Ue è e continuerà a proteggere coloro che ne hanno bisogno».

Unhcr: «Le politiche dell’Ue sull’asilo dovrebbero fornire un esempio»

Attendendo di verificare se tali dichiarazioni di principio saranno confermate nei fatti, resistendo così alle pressioni in senso opposto avanzate ormai da un numero crescente di governi europei, è stato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr) a richiamare l’Ue sugli impegni presi. Nonostante il numero di persone in arrivo via mare sia oggi calato drasticamente rispetto alla crisi di tre anni fa, quando oltre un milione di persone attraversarono il Mediterraneo dirette in Europa, «gli effetti di quei flussi continuano a riverberarsi a livello politico e nella tendenza ad approcci unilaterali e restrittivi che da allora alcuni Paesi europei hanno nei confronti dei rifugiati e dei migranti» ha dichiarato l’Alto Commissario per i rifugiati, Filippo Grandi, esortando gli Stati europei «a cogliere questa opportunità per trovare un approccio nuovo e unito che risponda alle esigenze di tutti i Paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le loro politiche migratorie e nello stesso tempo rispettare gli standard europei e internazionali in materia di asilo».

Secondo l’Unhcr, nell’approccio dell’Europa «sono mancate coerenza e unità e per troppo tempo. Paesi legati da geografia, culture e valori si sono trovati divisi sull’asilo e su come proteggere le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e guerre». Situazione culminata nel recente incidente dell’Aquarius: «Tali eventi mettono a rischio vite e norme internazionali di soccorso in mare e non dovrebbero mai accadere» ha affermato Grandi.

L’Europa oggi non è più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati, ricorda l’Unhcr: i numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche; oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro Paesi o in quelli immediatamente vicini, Paesi per lo più del sud del mondo. «Ma il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con questi Paesi, così come con i Paesi di transito, è diventata più critica che mai» osserva l’Unhcr, secondo cui per rispondere a questa sfida globale condivisa ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove «sono necessari aiuti ai Paesi e alle comunità che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento». L’auspicio dell’Unhcr è che le politiche dell’Ue in materia di asilo forniscano un esempio su come gestire le crisi di rifugiati «con compassione e solidarietà. L’Unhcr è pronta a sostenere l’Ue e gli Stati membri in questo sforzo». Resta da vedere se si tratta di uno sforzo che intendono fare.

Ces: «I governi dell’Ue trovino una gestione condivisa per richiedenti asilo e rifugiati»

Anche la Confederazione europea dei sindacati (Ces) è intervenuta in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, esprimendo solidarietà ai milioni di rifugiati che sono fuggiti dai loro Paesi a causa di guerra, regimi non democratici, estrema povertà e condizioni economiche e ambientali critiche, cercando di trovare riparo in un’altra nazione. La Ces ha chiesto agli Stati membri dell’Ue di assumersi le proprie responsabilità e concordare una politica di asilo credibile ed equa, che soddisfi i suoi obblighi umanitari e internazionali. «L’Europa dovrebbe aprire la strada al rispetto e alla promozione dei diritti umani. I governi devono cambiare la loro narrativa sulla migrazione e alla fine cercare una visione e una gestione condivise dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Europa» ha dichiarato il segretario generale della Ces, Luca Visentini. La Ces, ha aggiunto, continuerà «a combattere slogan xenofobi e populisti che minacciano l’Europa avvelenando la crisi dei rifugiati invece di risolverla: l’integrazione e l’inclusione di rifugiati e richiedenti asilo nel mercato del lavoro sulla base delle pari opportunità sono al centro delle azioni sindacali».

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