Economia squilibrata in molti Stati membri
Secondo la Commissione europea 14 Paesi dell’Ue presentano squilibri
macroeconomici, per tre di essi tra cui l’Italia si tratta di «squilibri eccessivi»
«Gli Stati membri dell’Ue stanno progredendo nell’affrontare le sfide economiche, ma i progressi non sono omogenei e, in alcuni casi, gli sforzi vanno intensificati» ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari economici e monetari e l’euro, Olli Rehn, presentando il 5 marzo scorso le valutazioni dell’esecutivo europeo in merito ai progressi compiuti dagli Stati membri impegnati nella correzione dei disavanzi di bilancio. Tale valutazione avviene nell’ambito del cosiddetto “semestre europeo” per il coordinamento delle politiche economiche, ossia il ciclo annuale di governance economica in cui la Commissione collabora con gli Stati membri per creare le premesse per una crescita e un’occupazione sostenibili, basate su solide finanze pubbliche, in linea con la strategia di crescita Europa 2020.
Come evidenziato dalle recenti previsioni economiche, la ripresa economica sta prendendo piede nell’Ue ma è ancora ostacolata da diverse sfide. «Gli squilibri che si sono accumulati per oltre un decennio richiederanno un’azione politica costante per fare in modo che l’Europa ritorni a registrare tassi di crescita più forti e al contempo sostenibili, e che sia in grado di ridurre la disoccupazione in maniera costante» osserva la Commissione europea. Le sfide a cui fa riferimento l’analisi dell’esecutivo dell’Ue sono costituite, tra l’altro, da un cospicuo indebitamento estero di talune economie e il suo impatto sulla crescita, dalle difficoltà di accesso al credito a costi ragionevoli da parte delle imprese redditizie, dagli elevati tassi di disoccupazione, da avanzi delle partite correnti elevati e persistenti che in alcuni Paesi rispecchiano una domanda interna debole, nonché dalla competitività di costo per i Paesi che in passato registravano i maggiori disavanzi delle partite correnti e quelli che devono fare fronte a forti perdite di quote del mercato delle esportazioni. «Una migliore competitività non legata a fattori di costo è importante per la maggior parte degli Stati membri in esame, come lo è l’impatto della riduzione dell’indebitamento su consumi privati e investimenti. Sarà essenziale – sostiene la Commissione – continuare ad affrontare questi squilibri al fine di ridurre il tasso di disoccupazione, che ha raggiunto livelli inaccettabili in molte parti d’Europa».
Continuare il risanamento economico
Sul fronte del bilancio, sostiene la Commissione, è necessario che alcuni Stati membri intensifichino gli interventi di risanamento se vogliono raggiungere gli obiettivi di disavanzo. Secondo le previsioni, sia nell’Ue che nella zona euro il rapporto debito/Pil nel 2013 è aumentato ma ora dovrebbe iniziare a calare.
Per quanto riguarda i Paesi più grandi della zona euro, che forniscono un importante contributo alla crescita in Europa, la Commissione ritiene che la Germania debba orientare le priorità strategiche verso il rafforzamento della domanda interna e della crescita a medio termine, mentre la Francia e l’Italia dovrebbero affrontare gli ostacoli alla crescita a medio termine pur dedicandosi alle riforme strutturali e al risanamento di bilancio; la Spagna, invece, dovrebbe proseguire il processo di riduzione ordinata dell’indebitamento e di trasformazione strutturale dell’economia che contribuirà a una crescita sostenibile, oltre ad affrontare le sfide sociali. Gli Stati membri, osserva la Commissione, dovrebbero assumersi le proprie responsabilità a livello individuale e collettivo per la politica comune nella zona euro al fine di garantire il buon funzionamento dell’Unione economica e monetaria e di sostenere la crescita e l’occupazione.
Squilibri eccessivi e problema italiano
La Commissione ritiene che 14 Stati membri presentino squilibri: Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Nel caso di Croazia, Italia e Slovenia, tali squilibri sono considerati eccessivi.
Secondo la Commissione l’Italia deve contrastare un debito pubblico molto elevato e una competitività esterna debole: «Entrambi gli aspetti sono ascrivibili in ultima analisi al protrarsi di una crescita deludente della produttività e richiedono un intervento urgente e risoluto per ridurre il rischio di effetti negativi per l’economia italiana e per la zona euro».
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