l'altra Europa

L'euro sembra essere l'unico problema dell'Unione europea. Da settimane, ormai, la perdita di valore della moneta unica europea nei confronti del dollaro è al centro dell'attenzione di tutti i mass media europei. Passa in secondo piano il fatto che si tratti al momento di una valuta nominale (monete e banconote verranno introdotte solo nel 2002), non supportata da una forte politica unitaria, anche economica, e quindi logicamente soggetta a fluttuazioni e speculazioni di ampia portata. Le "cattive" notizie sull'euro vengono alternate ad altre considerate "buone" sugli indici positivi delle borse dovuti in gran parte ai forti investimenti nella cosiddetta "new economy" e alla conseguente crescita esponenziale dei titoli "on line". Pur non sottovalutando affatto l'importanza che l'economia riveste nel processo di costruzione europea, crediamo che un'informazione perlomeno più attenta sulla situazione dell'Unione dovrebbe allargare un po' il raggio di osservazione. Oltre 65 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, circa 15 milioni di disoccupati, quasi 15 milioni di cittadini europei che abitano in alloggi degradati o sovraffollati e altri 3 milioni che non hanno alcuna dimora, ad esempio, oltre a rappresentare una popolazione consistente di cittadini europei che probabilmente non è molto sensibile alle fluttuazioni dell'euro o agli andamenti delle borse, rende evidente la necessità di politiche urgenti e chiare, anche economiche, che riguardino tutta la popolazione e soprattutto le fasce maggiormente disagiate. La vera sfida per l'Europa, storicamente patria della democrazia e del welfare, è quella di conciliare l'economia con i diritti fondamentali delle persone e i bisogni della società, affermando il principio secondo cui deve essere l'economia al servizio delle persone (possibilmente tutte) e non viceversa. Tutto ciò è possibile solo attraverso un chiaro governo dell'economia, e il fatto che questa non sia tanto un'utopia ma piuttosto una necessità è confermato da quanto espresso nel documento finale del Vertice di Lisbona (23-24 marzo 2000) dai capi di Stato e di governo dei Quindici. In esso viene definito «inaccettabile» il numero di persone che nell'Unione «vivono al di sotto della soglia di povertà e in condizioni di esclusione sociale» e si dichiara che «dato l'attuale miglioramento della situazione economica, è questo il momento di intraprendere riforme sia economiche che sociali nel quadro di una strategia positiva che combini competitività e coesione sociale». A questo scopo, l'impegno del Consiglio europeo è di giungere entro
la fine dell'anno alla formulazione di un'Agenda sociale europea.
Il disagio sociale nell'Unione europea è l'argomento dell'inserto di questo numero alle pagine I-VIII.


la salute dei giovani europei

Lo stato di salute dei giovani europei è generalmente buono e le tendenze registrate tra la metà degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, sebbene evidenzino differenze rilevanti tra i vari Paesi dell'Ue, fanno pensare ad un ulteriore miglioramento nei prossimi anni. Nel 1997, la speranza di vita all'età di 15 anni era di 60,3 anni per i maschi e di 66,4 anni per le femmine (considerati come anni ancora da vivere), il che equivale ad un incremento di 2 anni negli ultimi 10 anni. Tuttavia, certe affezioni croniche come l'asma, le allergie, il diabete e l'obesità sono in aumento.
Una percentuale rilevante di giovani patisce le conseguenza della povertà, della disgregazione familiare, dell'assenza di sostegno sociale e delle pressioni derivanti dall'ambito educativo o professionale, o anche di una alimentazione di scarsa qualità, così come di fattori che rischiano di impedire una crescita e uno sviluppo sani. Le differenze riscontrate, che caratterizzano le variabili sociali e culturali della salute sia tra gli Stati membri che all'interno di ciascuno di loro, condurranno inevitabilmente a una crescita di ineguaglianza sul piano della salute dei giovani, e questo avverrà entro certi sottogruppi demografici e in alcuni Paesi.
La salute dei giovani europei è stato l'oggetto di una ricerca condotta dalla Commissione europea sui ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni all'interno dell'Unione europea e resa nota lo scorso mese di marzo.

ANDAMENTO DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE1 TRA I GIOVANI AL DI SOTTO DEI 25 ANNI (1990-1999)

 

UE15

B

DK

D

GR

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

FIN

S

UK

1990

n.d.

15,3

11,4

n.d.

21,5

32,3

19,3

19,4

27,4

3,8

8,6

n.d.

10,0

9,4

4,5

10,8

1991

16,3

14,9

11,6

5,9

22,9

31,1

21,5

22,4

26,0

3,2

8,3

n.d.

8,8

19,5

7,8

14,3

1992

18,1

16,2

12,7

6,4

25,1

34,5

23,3

24,4

27,1

4,0

8,5

n.d.

10,1

26,4

13,2

16,7

1993

21,3

21,8

13,8

7,9

26,8

43,2

27,3

25,2

30,4

5,4

11,1

6,3

12,9

33,6

22,0

18,1

1994

22,0

24,2

11,0

8,7

27,7

45,0

29,0

22,8

32,3

7,3

11,4

5,7

15,1

34,0

22,0

17,0

1995

21,5

23,9

10,6

8,8

28,5

42,5

27,5

19,4

33,3

7,4

12,0

5,5

16,6

29,7

19,1

15,9

1996

22,0

23,1

10,6

10,0

31,0

41,9

29,2

18,2

33,5

8,5

11,7

6,2

16,8

27,9

20,5

15,5

1997

21,1

23,0

8,4

10,8

31,2

39,1

29,1

15,3

32,4

8,1

9,6

6,7

15,1

25,2

20,6

14,2

1998

19,3

22,1

7,4

9,8

32,1

35,4

26,6

11,5

30,8

6,9

7,8

6,6

9,8

23,5

16,7

13,6

1999*

18,1

21,6

7,2

8,6

31,0

29,1

25,6

9,3

32,0

6,4

6,8

5,8

9,3

21,6

14,7

13,5

1 Percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro. 
n.d.: dato non disponibile.
*: fino a maggio 1999

Disoccupato: persona senza lavoro disponibile a iniziare un'attività entro 2 settimane e attivamente alla ricerca di un impiego.
Fonte: Commissione europea, "Rapporto sullo stato di salute dei giovani nell'Unione europea", febbraio 2000

incidenti stradali e problemi psicosomatici

Ogni anno si registrano circa 30.500 decessi di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni all'interno degli Stati membri dell'Unione. Le morti premature sono più frequenti tra i ragazzi (23.000) che tra le ragazze (7500). Gli incidenti stradali costituiscono la causa di mortalità più rilevante (circa 10.000 ragazzi e 2000 ragazze), mentre i suicidi rappresentano un decimo dei decessi prematuri.
La maggior parte dei giovani considera buono il proprio stato di salute. Nonostante ciò, circa un quarto di loro soffre regolarmente di problemi psicosomatici e circa il 10% è vittima di una perdita di facoltà che limita l'attività quotidiana (come ad esempio problemi di tipo muscolo-scheletrici).
In materia di salute mentale, le tendenze segnalano a grandi linee che nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 24 anni circa il 10% dei giovani sembra presentare sintomi depressivi clinicamente riconoscibili, tanto che si stima (sulla base dei pochi dati disponibili) che l'incidenza globale dei problemi mentali tra gli adolescenti europei sia nell'ordine del 15-20%, incidenza molto variabile e particolarmente elevata tra i gruppi demografici più svantaggiati.
Per quanto concerne invece la salute sessuale dei giovani, gli indicatori sono costituiti dal numero di gravidanze involontarie e dalle malattie sessualmente trasmissibili. Negli Stai membri per i quali sono disponibili dati completi, il tasso di aborti registrato tra gli adolescenti varia tra il 5 e il 22 per mille (tra l'8 e il 28 nella fascia d'età compresa tra i 20 e i 24 anni). Questi tassi sono analoghi a quelli che si registravano nella metà degli anni Ottanta. Sul fronte dell'Aids, poi, l'incidenza reale di infezioni da Hiv tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni non è molto conosciuta. Dal 1992 al 1997 il numero annuale di nuovi casi di Aids censiti in questa fascia d'età è diminuito da 1050 a circa 460.

più alcool e meno attività fisica

L'uso saltuario sperimentale di tabacco inizia spesso durante l'infanzia: all'età di 15 anni il 50-80% degli adolescenti ha provato le sigarette. Nel 1998, circa un quinto dei giovani di 15 anni fumava quotidianamente. L'uso regolare di tabacco, inoltre, aumenta con l'aumentare dell'età fino ai 18-20 anni. Causa l'effetto di assuefazione derivante dalla nicotina, la maggior parte dei giovani che fumano quotidianamente continua a consumare regolarmente tabacco fino a 50 anni circa.
Per quanto concerne l'alcool, poi, il consumo regolare inizia ad un'età più bassa rispetto al passato. Nonostante le differenze tra sessi si siano ridotte all'interno di molti Stati membri, i ragazzi bevono ancora più frequentemente e in quantità più rilevante rispetto alle ragazze. Il consumo fino all'ebbrezza è divenuto sempre più frequente tra i giovani di tutta l'Unione europea, anche se a questo proposito non si dispone di dati certi e comparabili.
L'uso sperimentale di droghe (giovani che hanno provato almeno una volta la sostanza), invece, è piuttosto frequente tra i giovani adolescenti, ma solo una minoranza tra loro adotta poi abitudini di consumo che conducono all'assuefazione e quindi alla tossicodipendenza. Intorno alla metà degli anni Novanta, l'uso sperimentale di cannabis tra i giovani di 15 e 16 anni variava dal 4 al 41% su scala europea; quello di amfetamine dall'1 al 13%; dallo zero al 4% quello relativo alla cocaina; dallo zero al 2% per l'eroina; dallo zero al 9% quello di ecstasy e dal 2 al 20% l'uso sperimentale di solventi. Tra i giovani dell'età presa in esame nella ricerca, le situazioni di dipendenza e tossicodipendenza comportano spesso problemi a livello mentale come ad esempio la depressione. Per quanto riguarda invece i decessi legati alla tossicodipendenza, nel corso degli anni Novanta il loro numero ha avuto una distribuzione non uniforme in tutta l'Unione.
Non sono infine disponibili dati affidabili sull'evoluzione dell'attività fisica dei giovani, ma alcune variabili indicano che un numero elevato di giovani europei non compie abitualmente sforzi fisici utili per l'ottenimento di un buon stato di salute, tanto che la crescita dell'obesità risulta essere particolarmente allarmante.

senza ineguaglianze salute migliore

Secondo gli autori della ricerca, risulta evidente e necessario un miglioramento della qualità e della comparabilità dei dati. La Commissione sostiene infatti che vadano messi a punto degli indicatori comparativi in materia di salute e analizzate alla fonte le informazioni statistiche nonché i risultati delle ricerche, tenendo conto dei contesti differenti che caratterizzano ciascun Stato membro. I nuovi studi comparativi sulla salute e il benessere dei giovani dovranno inoltre concentrarsi sugli aspetti mentali, sociali e culturali, e tentare di spiegare le differenze esistenti tra i Paesi ricollegandole ai fattori strutturali e/o culturali. Essi potrebbero inoltre contribuire in maniera rilevante a sviluppare ulteriormente il controllo globale dello stato di salute dei giovani nell'Unione.
Per migliorare la salute dei giovani europei, poi, secondo la Commissione le grandi sfide da affrontare sono quelle costituite dall'eliminazione delle ineguaglianze sociali e regionali causate da fattori economici, sociali e culturali che hanno effetti notevolmente dannosi sulla salute.
Va inoltre prestata attenzione non solamente agli stili di vita che incidono in qualche modo sulla salute dei giovani (consumo di tabacco, alcolismo, tossicodipendenza, alimentazione, attività fisica) ma anche alla loro salute mentale. Così come si richiedono urgenti azioni preventive per il grave problema dei decessi prematuri dovuti ad incidenti stradali e ai suicidi.

INFORMAZIONI: http://europa.eu.int/comm/dg24/health/ph/key_doc

PERCENTUALE DI STUDENTI QUINDICENNI CHE DICHIARANO
DI FUMARE QUOTIDIANAMENTE E CHE DICHIARANO
DI ESSERSI UBRIACATI FINORA ALMENO 2 VOLTE

 

FUMATORI
(%)

UBRIACATISI ALMENO 2 VOLTE
(%)

 

Maschi

Femmine

Maschi

Maschi

Femm.

Femm.

 

97/98

97/98

93/94

97/98

93/94

97/98

Austria

20

26

46

49

30

36

Belgio

21

20

31

33

16

22

Danimarca

15

21

65

71

67

63

Inghilterra

21

24

-

51

-

52

Finlandia

19

20

52

52

50

58

Francia*

20

25

24

29

13

20

Germania*

23

25

34

36

26

31

Grecia

13

14

-

24

-

21

Irlanda del Nord

16

24

44

53

36

44

Portogallo

13

10

-

35

-

16

Irlanda

19

16

-

42

-

29

Scozia

19

24

53

53

51

56

Spagna

-

-

23

-

19

-

Svezia

9

16

27

40

22

40

Galles

18

23

61

72

59

63

*: dati regionali
Fonte: Fonte: Commissione europea, "Rapporto sullo stato di salute dei giovani nell'Unione
europea", febbraio 2000


Lisbona: la new economy al servizio di una maggiore coesione sociale

Crescita economica media annua del 3%; incremento del tasso di occupazione dell'Unione europea (oggi al 61%) ad un livello il più possibile vicino al 70% entro il 2010, con la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro; aumento della proporzione di donne attive dall'attuale 51% al 60%: sono alcuni degli obiettivi principali stabiliti dal Consiglio europeo tenutosi a Lisbona (Portogallo) lo scorso mese di marzo (nei giorni 23 e 24). I capi di Stato e di governo dei Quindici, nel sottolineare l'importanza di un ingresso a pieno titolo nella cosiddetta "new economy" attraverso la liberalizzazione delle comunicazioni e dei servizi finanziari, hanno deciso un programma comune che prevede il libero accesso alle nuove tecnologie, la possibilità di formazione per tutta la vita, la realizzazione di un servizio su scala comunitaria che offra una banca dati delle opportunità di lavoro e di formazione.
Pur rallegrandosi per le incoraggianti prospettive macroeconomiche (finanze pubbliche sane, varo riuscito dell'euro, inflazione contenuta e bassi tassi d'interesse), i rappresentanti degli Stati membri hanno affrontato le debolezze e le lacune dell'Unione: 15 milioni di disoccupati, tasso d'occupazione europea troppo modesto, partecipazione insufficiente delle donne e dei lavoratori anziani al mercato del lavoro, insufficiente sviluppo del settore dei servizi, mancanza di personale qualificato nelle tecnologie dell'informazione. Partendo da queste constatazioni, i Quindici si sono fissati un nuovo obiettivo strategico piuttosto ambizioso per i prossimi dieci anni: «diventare l'economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica duratura accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione e da una maggiore coesione sociale».
Passando attraverso un forum con le parti sociali per fare il punto sulle iniziative lanciate finora (previsto per giugno), il Consiglio europeo dovrebbe giungere a fine 2000 alla definizione di una vera e propria "Agenda sociale europea".

LE DEBOLEZZE DELL'UNIONE

Dopo aver elencato gli elementi macroeconomici positivi che caratterizzano l'attuale situazione dell'Unione europea, il documento finale della presidenza del Consiglio europeo di Lisbona si sofferma su quelle che vengono definite le "debolezze":

«(...) Più di 15 milioni di europei sono tuttora disoccupati. Il tasso di occupazione è eccessivamente basso ed è caratterizzato da un'insufficiente partecipazione al mercato del lavoro di donne e lavoratori anziani. La disoccupazione strutturale di lungo periodo e marcati squilibri regionali in materia di disoccupazione restano endemici in certe zone dell'Unione. Il settore dei servizi è sviluppato in modo insufficiente, soprattutto per quanto riguarda le telecomunicazioni e Internet. Sussiste una mancanza di qualificazione che si sta accentuando, segnatamente nell'ambito delle tecnologie dell'informazione, in cui un numero sempre crescente di posti di lavoro rimane inoccupato. Dato l'attuale miglioramento della situazione economica, è questo il momento di intraprendere riforme sia economiche che sociali nel quadro di una strategia positiva che combini competitività e coesione sociale (...)».

economia della conoscenza

Sul piano economico, gli Stati membri dell'Ue puntano su una serie di azioni prioritarie che riguardano:

lo Stato sociale attivo

Sul piano sociale, secondo i Quindici è necessario ammodernare il modello sociale europeo investendo nelle risorse umane. Il concetto di "Stato sociale attivo" è definito come un obiettivo da raggiungere, in particolare mediante:

Occorre sottolineare che la prossima presidenza francese dell'Unione europea auspica di far adottare un "ordine del giorno sociale europeo" al Consiglio europeo di Nizza nel dicembre 2000.
Il Vertice di Lisbona ha dunque definito un calendario di azioni da attuare nei settori economico e sociale. Non sono stati avviati nuovi processi (dopo quelli di Lussemburgo, Cardiff e Colonia), ma si è piuttosto tentato di inserire in quelli esistenti una maggiore coerenza ed un coordinamento migliore. A tale riguardo è stato inaugurato un nuovo metodo di coordinamento, basato su quattro aspetti: la definizione delle linee guida per l'Ue accompagnate da calendari specifici; la definizione di indicatori quantitativi e qualitativi; la traduzione delle linee europee in politiche nazionali e regionali; la verifica e la valutazione inter pares (peer review). Tale metodo è simile a quello realizzato per la strategia europea sull'occupazione e per i grandi orientamenti di politica economica, ora esteso dunque anche all'insieme delle riforme economiche e sociali e che sarà realizzato, secondo la presidenza del Consiglio europeo, grazie ai «partenariati pubblico-privato» per i quali l'Unione svolgerà «un ruolo di catalizzatore».

Fonte: Infospeciale n. 12/2000

 

PROMUOVERE L'INCLUSIONE SOCIALE

Un passaggio importante del documento finale di Lisbona riguarda la modernizzazione del modello sociale europeo che, secondo il Consiglio, può avvenire solo investendo nelle persone per la costruzione di uno "Stato sociale attivo". Ma soprattutto vanno combattute la povertà e l'esclusione sociale:
«(...) Il numero delle persone che nell'Unione vivono al di sotto della soglia di povertà e in condizioni di esclusione sociale è inaccettabile. Occorrono iniziative per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà fissando obiettivi adeguati che dovranno essere concordati dal Consiglio entro la fine dell'anno. Il Gruppo ad alto livello "Protezione sociale" parteciperà ai lavori. La nuova società basata sulla conoscenza offre un immenso potenziale per ridurre l'esclusione sociale sia mediante la creazione delle condizioni economiche finalizzate a una maggiore prosperità attraverso livelli più alti di crescita e occupazione, sia mediante l'apertura di nuovi modi di partecipazione alla società. Essa comporta nel contempo il rischio di un divario sempre più ampio tra coloro che hanno accesso alle nuove conoscenze e quanti ne sono esclusi. Per evitare questo rischio e valorizzare questo nuovo potenziale occorre compiere sforzi per migliorare le competenze, promuovere un maggiore accesso alle conoscenze e alle opportunità e lottare contro la disoccupazione: il lavoro costituisce la migliore salvaguardia contro l'esclusione sociale.
Le politiche per combatterla dovrebbero essere basate su un metodo di coordinamento aperto comprendente i piani nazionali di azione e un'iniziativa della Commissione per favorire la cooperazione in questo settore, che deve essere presentata entro giugno 2000.
Il Consiglio europeo invita in particolare il Consiglio e la Commissione:

  • a promuovere una migliore comprensione dell'esclusione sociale attraverso un dialogo costante nonché scambi di informazioni e di buone prassi, sulla base di indicatori convenuti di comune accordo; il Gruppo ad alto livello "Protezione sociale" coopererà alla definizione di tali indicatori;

  • a integrare la promozione dell'inclusione nelle politiche degli Stati membri in materia di occupazione, istruzione e formazione, sanità e edilizia abitativa, cui dovrà affiancarsi a livello comunitario un'azione nel quadro dei fondi strutturali nei limiti dell'attuale quadro di bilancio;

  • a sviluppare azioni prioritarie indirizzate a particolari gruppi bersaglio (ad esempio gruppi minoritari, bambini, anziani e disabili); gli Stati membri opereranno una scelta tra queste azioni a seconda della loro situazione specifica e riferiranno successivamente in merito alla loro attuazione.

Tenendo conto delle presenti conclusioni, il Consiglio proseguirà le riflessioni sui futuri orientamenti della politica sociale sulla scorta della comunicazione della Commissione, nella prospettiva di giungere a un accordo sull'Agenda sociale europea al Consiglio europeo di Nizza in dicembre, tenuto conto anche delle iniziative dei diversi partner interessati (...)».


Ces: Lisbona segna la via per la piena occupazione

La necessità di una maggior coesione sociale nell'Unione europea è stato uno dei temi maggiormente dibattuti e sottolineati nel corso del Consiglio europeo di Lisbona. Da anni sono le organizzazioni sindacali europee, insieme alle Ong, ad insistere perché la questione sociale venga inserita a pieno titolo nell'agenda dell'Unione e affinché vengano presi impegni chiari e precisi a favore dell'occupazione, nella convinzione che l'Unione europea non avrebbe valore se si limitasse ad essere esclusivamente un'Unione economica e monetaria.

Dei risultati del Vertice di Lisbona abbiamo parlato con Emilio Gabaglio, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati.

Cosa emerge secondo lei dal Vertice di Lisbona?

Il Consiglio di Lisbona ha segnato un cambiamento di spirito e di priorità rispetto ai problemi sui quali l'economia europea deve confrontarsi. La stabilità non è più la caratteristica dominante e vengono prese in considerazione anche la crescita e l'occupazione.

In ambito sociale, però, si possono individuare novità significative?

La Confederazione europea dei sindacati può solo elogiare il fatto che la piena occupazione sia diventata l'obiettivo di un'economia più efficiente basata sull'innovazione e la conoscenza e che, contemporaneamente, sia stata messa in evidenza la coesione sociale come un'esigenza fondamentale.

Quali erano le proposte dei sindacati europei rispetto al problema della disoccupazione e come pensate di valutare la realizzazione degli impegni presi dal Consiglio europeo?

Prendiamo atto con soddisfazione che sono stati presi impegni chiari per una serie di questioni, ma deploriamo il fatto che sia stata rifiutata la proposta delle organizzazioni sindacali di costituire un tavolo di lavoro sulla riduzione della disoccupazione.
La Ces giudicherà la credibilità degli impegni di Lisbona sulla base delle azioni che verranno intraprese. Una prima verifica sarà quella di vedere quali principali orientamenti verranno stabiliti prima dell'estate rispetto alla politica economica e quali decisioni verranno prese riguardo al pacchetto fiscale rimasto a un punto morto dopo Lisbona.
L'agenda sociale, che verrà definita dalla presidenza di turno francese prima della fine dell'anno, costituirà per la Ces un altro importante test per capire quali saranno le regole sociali necessarie per la modernizzazione del mercato del lavoro, così come l'estensione dei diritti di informazione e consultazione dei lavoratori, temi ai quali non si è fatto riferimento nelle conclusioni del Vertice di Lisbona.

E sulla difficile questione del Dialogo sociale che vi vede spesso in contrasto con le organizzazioni degli imprenditori?

Il Consiglio europeo ha riconosciuto l'importanza del ruolo dei partner sociali, e questo non può che essere giudicato positivamente dalla Ces. In particolare, va considerato il richiamo al senso di responsabilità sociale espresso nei confronti delle imprese come un appello per un necessario salto di qualità del Dialogo sociale anche a livello europeo.
In questo contesto, la Ces apprezza l'incoraggiamento espresso a sostegno della negoziazione tra i partner sociali sul tema dell'innovazione e della formazione permanente e continua e ricorda che le proposte delle organizzazioni sindacali su questi temi attendono da lungo tempo risposte da parte degli imprenditori europei.

Si possono individuare degli atti concreti tesi a conciliare le esigenze economiche con quelle sociali?

Un primo passo è stato fatto e la Ces desidera congratularsi con la presidenza di turno portoghese per avere bloccato alcuni governi riaffermando che le riforme necessarie per rendere l'economia europea maggiormente dinamica devono essere conformi con i valori e i bisogni del modello sociale europeo.

L'UNICE ACCETTA IL NEGOZIATO SUL LAVORO INTERINALE

L'organizzazione europea dei datori di lavoro (Unice) ha accettato nelle scorse settimane di aprire una trattativa sulla questione del lavoro interinale. La decisione dell'Unice è stata presa dopo aver ricevuto dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces) una lettera nella quale il segretario generale, Emilio Gabaglio, esortava gli imprenditori europei a partecipare al negoziato. «Non potremo più accettare nuove manovre dilatorie da parte dell'Unice» aveva dichiarato il rappresentante della Ces minacciando di chiedere alla Commissione europea di assumere il suo dovere d'iniziativa legislativa in materia di lavoro temporaneo se entro il 30 aprile scorso l'Unice non avesse dato una risposta chiara sulla disponibilità ad aprire o no il negoziato.
Il Comitato esecutivo della Ces aveva adottato all'unanimità il mandato di negoziato per un accordo-quadro europeo sul lavoro temporaneo subito prima del Vertice europeo di Lisbona (tenutosi nei giorni 23 e 24 marzo scorsi). L'organizzazione sindacale aveva inoltre lanciato un appello all'Unice affinché si impegnasse in questa iniziativa che, secondo la Ces, «potrebbe favorire maggiormente l'ammodernamento del mercato del lavoro europeo garantendo al tempo stesso la tutela dei diritti dei lavoratori e l'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione». La stessa commissaria europea in materia di Occupazione e Affari sociali, Anna Diamantopoulou, aveva annunciato che in caso di disaccordo tra le parti sociali sulla questione avrebbe proposto immediatamente una direttiva comunitaria.
Ora, in seguito alla decisione dell'Unice, dovrebbe essere aperta la trattativa tra imprenditori e sindacati europei che eviterebbe l'intervento legislativo della Commissione europea.


il punto sul Dialogo sociale

Proponiamo qui di seguito un approfondimento sul Dialogo sociale, questione centrale nella costruzione dell'Europa sociale e uno dei principali elementi di discussione tra i sindacati europei. Euronote aveva già dedicato ampio spazio a questa tematica pubblicando integralmente il documento presentato lo scorso anno dalla Confederazione europea dei sindacati in occasione del suo IX Congresso (vedi euronote n. 4/1999); ora si è deciso di fornire ulteriori informazioni utilizzando il materiale prodotto dall'Accademia sindacale europea (ASE) e messo a disposizione sul sito Internet: http://www.etude.org

cos'è il Dialogo sociale

Il Dialogo sociale è un concetto che evoca realtà molto diverse per le loro funzioni e per gli attori che in esse intervengono.
Da un lato, l'espressione si riferisce ai diversi meccanismi istituzionali (tri o quadripartiti) che mirano ad associare i partner sociali alla elaborazione delle politiche e delle decisioni dell'Unione. Dall'altro, essa designa i processi di concertazione e di negoziazione diretti fra i partner sociali attraverso i quali questi partecipano, allo stesso titolo delle istituzioni politiche della Comunità, alla costruzione dell'Europa sociale.

Dialogo intersettoriale

Il Dialogo sociale intersettoriale ha origine negli incontri al vertice fra la Ces, l'Unice e la Ceep lanciati a metà degli anni Ottanta, su sollecitazione dell'allora presidente della Commissione, Jacques Delors. Di fronte allo stallo della politica sociale e al veto britannico verso ogni iniziativa di natura legislativa, questi incontri miravano a trovare nuove strade per rilanciare l'Europa sociale e per associarvi più direttamente i partner sociali.
Il Dialogo sociale intersettoriale si articola oggi su due assi: il dialogo e la negoziazione.

Dialogo di settore

Il Dialogo, o piuttosto i dialoghi di settore, hanno le loro radici principalmente nel lavoro dei "comitati paritari", messi in piedi dall'Unione nei suoi campi di intervento più integrati, e nell'esperienza dei gruppi di lavoro informali creati su iniziativa dei partner sociali stessi.
Recentemente, un dialogo si stabilisce anche al di fuori di queste sedi.
Gli interlocutori sono in questo caso le Federazioni sindacali europee e le organizzazioni di settore degli imprenditori.
Un gran numero di pareri comuni è stato sottoscritto, ed essi esprimono il comune punto di vista dei partner sociali sulle proposte della Commissione in materia legislativa e in materia di politica generale per i singoli settori. Altri documenti esprimono preoccupazioni o fanno raccomandazioni su materie al di fuori della legislazione europea. Questi accordi sono il risultato del dialogo fra le parti e alcuni, in particolare i più recenti, segnano dei progressi significativi in direzione di una contrattazione collettiva a livello settoriale.

come funziona?

Le disposizioni del Trattato relative al Dialogo sociale riguardano tre aspetti essenziali :

I PROTAGONISTI DEL DIALOGO SOCIALE

CES - Confederazione europea dei sindacati: costituita nel 1973 è composta da 67 Confederazioni nazionali e 14 Federazioni europee di settore. Rappresenta oltre 59 milioni di lavoratori in Europa (vedi euronote n. 4/1999, pag. III dell'inserto).

UNICE - (Union of Industrial and Employers' Confederations of Europe) Unione delle Confederazioni degli industriali e degli imprenditorid'Europa: fondata nel 1959, l'Unice rappresenta gli interessi delle Confederazioni affiliate dei Paesi dell'Unione europea e dell'Efta. Coordina le loro posizioni sulle questioni europee e diffonde il loro punto di vista, in particolare presso le istituzioni europee.

CEEP - (Centre Européen des Entreprises Publiques) Centro europeo delle imprese a partecipazione statale: organizzazione che rappresenta le organizzazioni nazionali delle imprese pubbliche e/o delle imprese a partecipazione statale.

UEAPME-EUROPMI - Unione europea delle piccole e medie imprese: rappresenta le organizzazioni degli imprenditori di Piccole e medie imprese (Pmi) a livello europeo.

EUROCOMMERCE: rappresenta le organizzazioni degli imprenditori del settore del commercio a livello europeo.

CEC - (Confédération Européenne des Cadres) Confederazione europea dei quadri: affilia le Confederazioni nazionali e le Federazioni internazionali o europee che rappresentano i quadri (executive staff). E' abbastanza rappresentativa in rapporto al numero di iscritti ad essa comparabile di EUROCADRES e ha chiesto di prendere parte al Dialogo sociale.

CESI - (Confédération Européenne des Syndicats Indépendents) Confederazione europea dei sindacati indipendenti: organizza prevalentemente lavoratori del settore pubblico e para-pubblico. Le sue affiliate non provengono da tutti i Paesi dell'Ue e in genere non giocano un ruolo di primo piano nella contrattazione collettiva a livello europeo. La CESI è di gran lunga meno rappresentativa della CES e ha chiesto di far parte del Dialogo sociale.

prospettive del Dialogo sociale

I recenti sviluppi del Dialogo sociale hanno mostrato la capacità dei partner sociali di sviluppare uno spazio di negoziato collettivo a livello europeo.
La strategia della Ces mira ormai a forzare le organizzazioni dei datori di lavoro a un passaggio alla negoziazione di veri e propri accordi intersettoriali volontari, cioè indipendenti da qualsiasi iniziativa legislativa della Commissione.
Questo obiettivo si scontra principalmente con il rifiuto dell'Unice che ha chiaramente indicato che non avvierà negoziati se non su terreni che rischiano di diventare oggetto di una misura legislativa.
Una seconda sfida è costituita dalla necessità di rafforzare il coordinamento e di realizzare le articolazioni adeguate fra i diversi livelli di negoziazione.
Su questo piano, la Ces ritiene che gli accordi europei intersettoriali hanno per vocazione quella di indicare obiettivi e orientamenti cui attenersi ai livelli nazionale e di settore.
Essi devono avere come effetto quello di valorizzare i risultati della contrattazione nazionale e dare ad essa un valore aggiunto. Essi dovrebbero anche fornire soluzioni ai problemi transnazionali che non possono essere affrontati a livello nazionale.
In questa stessa prospettiva, secondo la Ces va data priorità allo sviluppo della negoziazione di settore poiché questa costituisce il livello di intervento più concreto al quale anticipare e negoziare i termini dei mutamenti industriali e tecnologici, e i loro effetti sociali.
La negoziazione di settore può articolarsi sulle linee di orientamento indicate dagli accordi intersettoriali oppure può affrontare questioni specifiche. Nel primo caso, la sua vocazione è quella di stabilire obiettivi più ambiziosi, oppure di adattare le disposizioni generali dell'accordo intersettoriale a situazioni proprie del settore. Gli eventuali accordi possono essere posti in atto volontariamente da parte dei partner sociali firmatari, oppure - quando essi riguardano aspetti propri di specifici settori - mediante una decisione del Consiglio che può rafforzarli.
Ulteriori accordi possono essere anche raggiunti per coprire i settori esclusi da certi accordi o dai testi legislativi comunitari.
La Ces considera inoltre necessario sviluppare il Dialogo sociale di settore a livello delle imprese transnazionali. Allo stesso tempo, sostiene anche lo sviluppo di un Dialogo sociale di categoria che tratti i problemi che toccano più in particolare certe categorie di lavoratori, in particolare i quadri.
Le decisioni prese all'ultimo Congresso della Ces (tenutosi a Helsinki nei giorni 29 giugno - 2 luglio 1999) confermano questa strategia e queste priorità. La risoluzione finale del Congresso (vedi euronote n. 4/1999, pagg. IV-VIII dell'inserto) fa riferimento al potenziamento del Dialogo sociale come ad un campo di impegno maggiore del sindacalismo europeo.
Inoltre, la Ces ritiene necessario sviluppare la dimensione transfrontaliera e regionale del Dialogo sociale. Questa potrebbe in particolare appoggiarsi sull'esperienza dei Consigli sindacali interregionali (Csi) in materia di negoziazione di Patti territoriali per l'occupazione o ancora sull'esperienza delle strutture di partecipazione dei partner sociali all'uso e alla gestione dei Fondi strutturali.
Infine, la Ces è interessata dalle conseguenze dell'allargamento dell'Ue sulla politica sociale e sul futuro del Dialogo sociale. Una prima risposta a questa preoccupazione è stata data dalla Conferenza sull'allargamento tenutasi a Varsavia nel marzo 1999 su iniziativa della Commissione, che per la prima volta ha riunito insieme i partner sociali, l'Unione europea e i Paesi che hanno fatto richiesta di adesione all'Ue. Obiettivo di questa Conferenza era quello di avviare un dibattito di vasto raggio sul ruolo dei partner sociali nel processo di allargamento. A conclusione di questa Conferenza, i partner sociali hanno adottato una Dichiarazione congiunta che afferma che essi sono convinti che il Dialogo sociale e la partecipazione delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro sono necessari per realizzare con successo il processo di riforma economica e la preparazione all'adesione all'Ue nei Paesi che ne hanno fatto richiesta (vedi euronote n. 7/2000, inserto "allargamento dell'Ue").

NEGOZIATI TRA I PARTNER SOCIALI E LA LORO CONNESSIONE CON IL PROCESSO LEGISLATIVO


dibattito aperto sulla Carta europea dei diritti fondamentali

La Confederazione europea dei sindacati e la Piattaforma delle ONG europee del settore sociale hanno preparato un documento che intende portare un contributo alla preparazione della Carta europea dei diritti umani fondamentali, la futura Costituzione europea al momento in fase di studio da parte di un apposito comitato dell'Unione europea.
Con la loro iniziativa, la Ces e le Ong europee intendono stimolare un dibattito tra i rispettivi associati e, attraverso una campagna coordinata in tutti i quindici Paesi dell'Unione, raccogliere i contributi e le opinioni in modo da poterli rappresentare in sede istituzionale affinché siano inseriti nel testo della Carta.
Il documento redatto da Ces e Ong non intende essere un testo definitivo, bensì uno strumento per informare e per stimolare il dibattito. Nei prossimi mesi verranno organizzate conferenze, seminari ed incontri in tutti gli Stati membri dell'Ue per discutere quali diritti debbano essere inclusi nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e in che modo tali diritti debbano essere resi giuridicamente applicabili.
Euronote dedicherà al documento dei sindacati europei e delle Ong e alla Carta europea l'inserto del prossimo numero, in modo da fornire a tutti i lettori della rivista e agli utenti del sito Internet (www.ise-europa.it) il materiale sulla base del quale costruire un dibattito che deve essere aperto al maggior numero di cittadini europei. Per il momento ci limitiamo solo a riportare di seguito alcuni passaggi del testo che accompagna il documento e ne sottolinea il significato.

«(...) L'importanza di garantire i diritti fondamentali a livello europeo trova giustificazione nelle implicazioni sociali della realizzazione dell'Unione economica e monetaria e dell'introduzione dell'euro. Riteniamo, infatti, che i diritti fondamentali siano una componente indispensabile nella costruzione dell'Unione sociale nonché nella salvaguardia e nello sviluppo del modello sociale europeo. La loro integrazione nel Trattato acquista, poi, ancora più importanza alla luce del prossimo ampliamento dell'Unione. Il rispetto dei diritti fondamentali è necessario per far diventare una realtà l'Europa dei cittadini.
È arrivato il momento di agire. Una Carta, in grado di garantire i diritti civili, sociali, economici, politici e culturali potrà controbilanciare l'apatia e lo scetticismo che attualmente sembrano così diffusi. È arrivato il momento di riportare gli ideali in Europa.
Alcuni obiettano che non è necessaria una nuova Carta, considerando che già ci sono la Convenzione europea sui diritti umani e la Carta sociale europea. Ma questi documenti non sono abbastanza comprensivi, né sono giuridicamente applicabili in modo tale da garantire l'intera gamma dei diritti civili, politici, sociali ed economici. Una Carta dell'Ue sui diritti umani fondamentali darebbe per la prima volta a chi vive nell'Unione europea una cornice comune e completa dei diritti applicabili.
(...) La prosperità dell'Europa si è costruita sulla nostra capacità di equilibrare il bisogno di essere economicamente competitivi con quello di garantirci di vivere in una società basata sulla solidarietà e sull'accesso generalizzato ai diritti sociali di base. Tale equilibrio viene oggi minacciato da alcuni effetti della globalizzazione e deve essere ristabilito assicurando che l'intera gamma di diritti civili, politici, sociali, economici e culturali sia garantita per tutti.
È il momento di porre i diritti fondamentali nel cuore dell'Europa!»

CARTA EUROPEA: LAVORI IN CORSO

L'organo incaricato dal Consiglio europeo di elaborare un progetto di Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ha tenuto due riunioni agli inizi di febbraio e il 20/21 marzo. Per quanto riguarda le questioni sostanziali, la Convenzione ha discusso un progetto di diritti fondamentali su cui organizzare i lavori. E' stata inoltre avviata una discussione sui problemi di natura orizzontale, sui destinatari dei diritti garantiti, sulle relazioni con gli altri strumenti internazionali di tutela dei diritti dell'uomo e sulla natura del progetto da redigere, se dichiarazione politica o testo giuridico. Sono stati affrontati altri due ordini di problemi: anzitutto le questioni di procedura e di metodo lasciate in sospeso al termine della prima riunione del dicembre 1999 ed è emerso in primo luogo un ampio consenso affinchè venga attribuita all'organo la denominazione di "Convenzione". In secondo luogo sono stati precisati il ruolo e la collocazione dei membri supplenti. La Convenzione ha deciso di non ricorrere alla creazione di gruppi di lavoro e di costituirsi in un unico gruppo, per evitare problemi di coordinamento e per consentire una maggiore apertura dei lavori. I lavori dovrebbero concludersi entro ottobre 2000. Sono stati anche ascoltati i rappresentanti del Comitato economico e sociale, del Comitato delle regioni e il Mediatore europeo, che hanno potuto esprimere le prime valutazioni sul processo in corso di attuazione e hanno chiesto di poter intervenire nelle varie fasi dei lavori.

Fonte: http://www.cgil.it/org.euro


l'impegno della Ces nella regione balcanica

Pubblichiamo un documento col quale la Confederazione europea dei sindacati (Ces) afferma il suo impegno per contribuire al processo di democratizzazione nei Balcani anche attraverso un forte supporto delle organizzazioni sindacali della regione.

Fin dal 1991 la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha deciso di assumere impegni precisi nei Balcani. Così, sono state fatte scelte chiare in Bosnia, in Kosovo e in Serbia, sempre in un'ottica di difesa dei diritti delle persone, dei diritti umani e della libertà sindacale, instaurando un dialogo con tutti coloro che contribuivano alla salvaguardia di questi valori.
Nel luglio 1999, il congresso Ces di Helsinki ha visto favorevolmente la costituzione del Patto di stabilità, sottolineando l'importanza e la necessità che tutta l'Europa, l'Unione europea e le sue istituzioni assumessero un ruolo di primo piano.
Il movimento sindacale europeo vuole che siano create le condizioni per una pace duratura e data concretezza alle prospettive di integrazione europea per le popolazioni balcaniche che lo desiderano. Il Patto di stabilità potrebbe essere uno strumento positivo per l'intera regione e per tutta l'Europa. In questo quadro, la Ces considera quattro priorità: la democratizzazione, la riforma economica, la promozione della cooperazione regionale e il dialogo sociale.

favorire la democratizzazione

La democratizzazione è un prerequisito fondamentale per ogni sviluppo positivo. Senza società veramente democratiche, pace, diritti umani e stabilità non potranno mai essere realizzati nell'Europa Sudorientale. La libera articolazione di interessi economici e sociali caratterizza tutte le società democratiche, e le organizzazioni sindacali hanno bisogno della democrazia per promuovere gli interessi dei lavoratori. Questo spiega perché il movimento sindacale si schiera in prima fila per il ritorno ad una democratizzazione reale e definitiva. Ma ciò comporta necessariamente anche un processo di rinnovamento e democratizzazione interno al movimento stesso.
Il processo di democratizzazione va di pari passo con la trasformazione e la riforma economica. Questa fase deve essere accompagnata dalla creazione di un sistema di protezione sociale e da una legislazione relativa ai rapporti sociali e di lavoro, anche se si tratta di un compito molto complesso se inserito in un contesto di trasformazione come quello attuale.
La riforma economica deve includere necessariamente una radicale trasformazione delle strutture e dei metodi di lavoro delle organizzazioni sindacali. Una forza di raccordo dell'azione sindacale consiste nel potenziare la cooperazione nella regione balcanica.
La Ces intende creare nuove basi per questa cooperazione di gran portata: sia a livello politico ed economico che sociale e sindacale. Ciò è di estrema importanza al fine di favorire un quadro strutturato e flessibile per lo scambio di esperienze e per contatti regionali a livello sindacale. Da qui la creazione di un Forum delle organizzazioni sindacali della Ces.

un Forum permanente

Il movimento sindacale europeo chiede ai responsabili del Patto di stabilità di riconoscere il Forum come una rappresentanza permanente per le loro attività. Dal canto suo il Forum formulerà una Carta sociale per rafforzare la dimensione sociale del Patto.
Il dialogo sociale a livello nazionale si trova in una fase di stallo nei Paesi del Patto di stabilità e una serie di esempi recenti indicano chiaramente che alcuni governi ignorano completamente le parti sociali.
Le strutture tripartite (governi, organizzazioni sindacali e organizzazioni imprenditoriali) sono costituite, ma le regole del lavoro vengono stabilite senza previa consultazione o informazione delle organizzazioni sindacali. Questo è il caso, tra gli altri, di Macedonia e Albania, ma anche di Romania e Bulgaria, Paesi nei quali le organizzazioni sindacali si oppongono agli atteggiamenti dei governi. Compito della Ces è quello di privilegiare interventi di supporto a loro favore rispetto ad altri nell'Ue, dove l'impegno per il partenariato sociale e i diritti è già elevato. Anche le autorità del Patto di stabilità dovrebbero preoccuparsi di ciò.
In un incontro tenutosi nei giorni 23-24 marzo scorsi a Budva (Montenegro) la task force del Forum della Ces ha dichiarato la fine di aprile 2000 "periodo di azione sindacale" nel quadro del Patto di stabilità. Così, in sette Paesi balcanici sono state organizzate iniziative sindacali. Le quattro organizzazioni affiliate della Romania (Cartel Alfa, Bns, Cnslr-Fratia, Csdr) hanno organizzato una tavola rotonda aperta al pubblico con rappresentanti ufficiali del Patto, del Comitato economico e sociale e rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali. In Bulgaria la Citub ha organizzato una conferenza pubblica con rappresentanti dei ministeri degli Affari sociali e della Giustizia. In Macedonia si è svolto un incontro a Skopje su iniziativa della Ccm che ha visto la partecipazione di rappresentanti della Ces, dell'Ue e dell'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) e sindacalisti del Kosovo e della Serbia. L'organizzazione sindacale indipendente serba Nezavisnost ha organizzato una campagna informativa per accrescere la consapevolezza a livello regionale e nazionale e alcune azioni per la promozione del Patto di stabilità sono state organizzate in diverse città in collaborazione con alcune Ong.
Diverse azioni sono state organizzate anche dal sindacato croato Uatuc, con conferenze alle quali hanno preso parte rappresentanti del ministero degli Esteri e della Giustizia, centrate sul Patto si stabilità e sulle strategie anticorruzione e conclusesi a Zagabria con una tavola rotonda sulla democratizzazione e i diritti umani. In Albania le organizzazioni sindacali Kssh e Bssh hanno organizzato un incontro con rappresentanti del governo albanese, del parlamento, dei partiti politici e delle Ong.


migliorare l'accesso delle persone con handicap

La Commissione europea ha adottato lo scorso 15 maggio una comunicazione con la quale intende costruire le condizioni necessarie per migliorare l'accesso delle persone con handicap ai vari ambiti della vita sociale e all'occupazione in particolare. Nella comunicazione la Commissione sottolinea gli obiettivi fondamentali che l'Unione europea deve porsi per promuovere l'accesso e la piena partecipazione di tutti i cittadini europei handicappati.
Sono circa 37 milioni le persone che in Europa hanno un handicap, il che equivale ad un cittadino su 10 di tutte le età. Ancora oggi, però, la realtà dimostra che queste persone incontrano barriere di ogni tipo che impediscono loro di partecipare pienamente e in modo attivo alla vita sociale.
Risulta particolarmente difficile per le persone handicappate non solo la ricerca e il mantenimento di un posto di lavoro (difficoltà legata ai trasporti, all'accesso agli edifici e alle infrastrutture, alla fruizione della formazione necessaria), ma anche l'accesso alle tecnologie che permettono loro di partecipare alla vita lavorativa e a quella sociale in generale. La Commissione sottolinea come spetti alle istituzioni europee, ai governi nazionali, alle autorità regionali e locali, al settore privato e alla società civile il dovere di eliminare tutti questi ostacoli.

un'azione trasversale contro la discriminazione

L'inserimento nel Trattato di Amsterdam di un articolo sulla non discriminazione riguardante le persone con handicap ha posto le basi per un avanzamento in questa direzione. Sulla base dell'articolo 13 del Trattato la Commissione ha adottato nel novembre 1999 una serie di misure di lotta alle discriminazioni. Rispetto all'handicap, queste misure consistevano in una proposta di direttiva sul tema dell'uguaglianza di trattamento sul lavoro al fine di garantire ai cittadini europei handicappati l'accesso ai luoghi di lavoro nonché l'assistenza necessaria a questo scopo. Allo stesso tempo va rafforzata, secondo l'Esecutivo europeo, l'azione politica in maniera coerente rispetto agli obiettivi prefissati. Infatti, un numero elevato di attività e di programmi attivati nel quadro delle iniziative c omunitarie possono incidere sulle possibilità d'accesso delle persone handicappate.
La Commissione ha così valutato la necessità di un'azione coordinata che comprendesse i settori dell'impiego, della formazione professionale, dei trasporti, del mercato interno, della società dell'informazione, delle nuove tecnologie e delle politiche dei consumatori, nella convinzione che le migliori condizioni d'accesso per gli handicappati comportano ripercussioni positive per l'intera società europea. Tutti i cittadini europei, infatti, presentano degli handicap in alcuni momenti della loro vita (bambini, persone anziane, persone con problemi di salute anche momentanei), per cui i bisogni delle persone handicappate coincidono con quelli della maggioranza della popolazione.

gli obiettivi principali

La comunicazione della Commissione definisce quindi gli obiettivi cui mirare per rimuovere le barriere esistenti rispetto alle persone con handicap:

Oltre alle barriere fisiche vanno rimosse anche quelle culturali e psicologiche, così la Commissione propone al Consiglio di proclamare l'anno 2003 "Anno europeo dei cittadini handicappati" al fine di promuovere la sensibilizzazione generale sui problemi dell'handicap e incoraggiare l'elaborazione di nuove politiche a tutti i livelli.


il sindacalismo del 2000 secondo la Cisl internazionale

Sindacati più giovani, con una maggiore componente femminile, "diversificati" per quanto riguarda i loro aderenti, impegnati per l'ecologia e decisamente fedeli a scelte di campo progressiste e democratiche. Questo l'identikit del sindacato ideale per il nuovo millennio emerso dal congresso mondiale della Confederazione internazionale dei sindacati liberi (Cisl) tenutosi a Durban, in Sudafrica, nei giorni 3-7 aprile scorsi.
La Cisl raccoglie 215 centrali sindacali nazionali di 145 Paesi che rappresentano in totale più di 125 milioni di iscritti nel mondo. Nella relazione congressuale intitolata "Mondialiser la Justice Sociale" (Globalizzare la giustizia sociale) si auspicano sindacati in linea con i cambiamenti del mondo del lavoro, in grado di entrare nel settore informale, di raggiungere i lavoratori e le lavoratrici a domicilio e di trasformare Internet in mezzo di mobilitazione. Sindacati che siano anche in grado di agire contro tutte le forme di discriminazione, di imporsi come interlocutori presso le multinazionali e le organizzazioni mondiali e di parlare a livello internazionale con una sola voce.

Secondo la Cisl, poi, le organizzazioni sindacali non devono temere di far valere la loro specificità di soggetti negoziatori e devono invece superare la fase di ripiegamento su di sé per dar vita a nuove alleanze e a nuove solidarietà.

La relazione congressuale, divisa in sei capitoli, ha affrontato i seguenti temi: ampliamento e rafforzamento della democrazia nell'epoca della globalizzazione; lavoro e giustizia sociale nell'economia mondiale; diritti umani e mondo del lavoro; lotta alla discriminazione sul luogo di lavoro; organizzazione della solidarietà internazionale; i sindacati nel XXI secolo.

La Cisl ha discusso anche del blocco dei negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto) che si è mantenuto a Ginevra ad alcuni mesi di distanza dal clamoroso fallimento del Vertice di Seattle. Questa fase di stallo nei negoziati commerciali rivela, secondo la Confederazione internazionale, che i membri dell'Omc non hanno ancora compreso le lezioni della cosiddetta "battaglia di Seattle". «La Conferenza di Seattle ha dimostrato i numerosi dubbi sulla mondializzazione, nei Paesi in via di sviluppo come nei Paesi industrializzati», ha dichiarato il segretario generale della Cisl Bill Jorda, secondo il quale «la fiducia popolare nel sistema commerciale multilaterale ha raggiunto il suo livello più basso». Secondo Jorda, «a meno di modificare le norme dell'Omc e di includere considerazioni legate agli aspetti sociali, allo sviluppo e all'ambiente, l'opposizione pubblica ai negoziati commerciali dell'Omc continuerà ad aumentare». La Cisl, i Segretariati professionali internazionali (Spi) e la Commissione sindacale consultiva presso l'Ocse (Tuac) sostengono da tempo che un commercio più liberalizzato deve condurre a migliori condizioni di vita e di lavoro per i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo. Dato che la concorrenza si mondializza sempre più per quanto riguarda i mercati d'esportazione e gli investimenti esteri, è essenziale che questa tendenza non faccia diminuire la pressione per quanto riguarda i diritti umani fondamentali.

INFORMAZIONI: Confederazione internazionale dei sindacati liberi, tel. +32 2 2240212
(da Inforapid 076 e 080/00)

piante transgeniche: il Pe autorizza tra le critiche delle Ong

Il Parlamento europeo ha deciso di modificare la "posizione comune" del Consiglio dell'Ue sulla diffusione volontaria di organismi geneticamente modificati (Ogm) nell'ambiente. Con questo voto, il Parlamento europeo stabilisce un quadro giuridico per l'autorizzazione degli Ogm e la valutazione dei rischi.
Il voto ha rivelato alcune divergenze tra i deputati, che hanno riguardato tra l'altro le misure da adottare per evitare il trasferimento di geni dagli Ogm ad altri organismi dell'ambiente. Il Parlamento consiglia la validità di una prima autorizzazione di diffusione o di un rinnovo per un periodo che non superi i dieci anni. Tale autorizzazione dovrà essere oggetto di una valutazione preliminare e precisa delle varie forme di rischio per l'ambiente.
Molto critiche rispetto alla decisione del Parlamento sono le Ong che si oppongono alla liberalizzazione degli Ogm, sia per i possibili rischi alla salute e all'equilibrio naturale che le modificazioni genetiche possono provocare, sia per l'eccessiva concentrazione economica e di conoscenze scientifiche che permetterebbero a poche società multinazionali di controllare la produzione agricola mondiale.
Gli ettari di terreno coltivati con biotecnologie, infatti, erano meno di 3 milioni nel 1996 mentre si prevede che raggiungano i 60-80 milioni entro la fine di quest'anno, quasi l'80% dei quali concentrati negli Stati Uniti. In questo Paese, poi, non vige l'obbligo di informazione sull'etichetta degli alimenti e molti di questi prodotti geneticamente modificati vengono esportati nell'Unione europea e consumati inconsapevolmente dai cittadini europei.
I vegetali geneticamente modificati autorizzati dall'Ue sono cinque: mais, soia, colza, radicchio e tabacco. In Europa, la produzione di vegetali geneticamente modificati è consentita dal 1993, ma solo a titolo sperimentale e senza l'autorizzazione all'immissione in commercio. Lo svolgimento delle sperimentazioni in campo aperto però, ricordano le Ong, rischia di diffondere in maniera incontrollata gli Ogm in tutta Europa e in particolare in Italia che, con i suoi 250 terreni sperimentali, vanta il primato europeo.


anche la Grecia nello "spazio Schengen"

Lo scorso 26 marzo sono stati aboliti i controlli di frontiera agli aeroporti della Grecia che è così definitivamente entrata a far parte dello "spazio Schengen". Dall'inizio dell'anno in corso erano già terminati i controlli presso i porti di tutti i collegamenti provenienti da e diretti verso gli altri Paesi dell'Unione facenti parte dell'area Schengen.
Incontra invece non poche difficoltà l'entrata nello spazio di Schengen, seppur in modo parziale, del Regno Unito che ha espresso la sua volontà di prendere parte agli accordi. E' la Spagna ad opporvisi causa la controversia relativa a Gibilterra, derivante dall'applicazione delle norme di Schengen anche a questo territorio nel caso di un ingresso britannico.

voto a maggioranza qualificata per imposte e sicurezza sociale?

Nella prospettiva dell'ampliamento dell'Unione europea ai Paesi dell'Europa centrale e orientale, è necessario, per il funzionamento regolare del mercato interno, migliorare le procedure di decisione in particolare nel settore fiscale e della sicurezza sociale. È questa l'idea chiave di un contributo che la Commissione ha reso pubblico nel quadro della conferenza intergovernativa (Cig) e che completa il parere della Commissione del 26 gennaio scorso sulla riforma delle istituzioni (vedi euronote n. 7/2000). Essa raccomanda di estendere il voto a maggioranza qualificata a tutte le misure in materia di imposte e di sicurezza sociale che sono necessarie per il funzionamento regolare del mercato interno. Tenuto conto dell'esperienza acquisita nel settore della protezione sociale e della fiscalità, sono possibili tre modi di intervento secondo la Commissione: il coordinamento delle norme nazionali, l'adozione di prescrizioni minime e l'armonizzazione completa.
(da Inforapid 065/00)

lotta contro l'esclusione sociale al centro delle politiche

In occasione del Vertice di Lisbona, la presidenza portoghese dell'Unione ha proposto di fare della lotta contro l'esclusione sociale una nuova dimensione dell'azione comunitaria e integrarla nelle politiche adottate nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione. In un comunicato, il network europeo contro la povertà (Eapn) che raggruppa numerose associazioni di tutta l'Europa, si rallegra per questa decisione che significa, in particolare, che la revisione intermedia degli orientamenti sull'occupazione dovrà analizzare l'impatto di questi sull'esclusione sociale. La politica dell'occupazione dovrebbe così «acquisire la dimensione qualitativa auspicata dall'Eapn: la creazione di posti di lavoro a tutti i costi non basta; gli impieghi così creati devono permettere alle persone interessate di uscire dalla povertà e dalla precarietà, cosa che per ora è lungi dall'essere» sottolinea il comunicato, che prosegue con raccomandazioni che l'associazione rivolge ai capi di Stato e di governo.
INFORMAZIONI: European Anti Poverty Network (EAPN), Rue Belliard 205 (casella 13), B-1040 Bruxelles, tel. +32 2 2304455; fax +32 2 2309733; E-mail: eapn@euronet.be; sito Internet: http://www.eapn.org
(da Inforapid 069/00)

l'Ue contro le mine antiuomo

Aumentare il contributo dell'Unione europea nella lotta contro le mine antiuomo, per dare seguito in modo efficace agli obblighi che derivano dalla Convenzione di Ottawa. Questo l'obiettivo della comunicazione recentemente approvata dalla Commissione europea il cui testo è accompagnato da un progetto di regolamento che mira a creare un quadro integrato per la lotta dell'Unione europea contro le mine e definire procedure decisionali, anche nei casi di emergenza. Per il periodo 2000-2006, il sostegno finanziario dell'Unione europea nel quadro della lotta contro le mine dovrebbe mantenersi a un livello almeno equivalente a quello degli anni precedenti (più di 180 milioni di euro). «Abbiamo la ferma intenzione di sradicare il flagello delle mine antiuomo nel mondo intero, in 10 o 15 anni al più tardi», ha dichiarato Chris Patten, membro della Commissione incaricato delle relazioni estere.
(da Inforapid 066/00)

pacchetto di misure contro le discriminazioni

Nel corso di una riunione dei quindici ministri del Lavoro e degli Affari sociali svoltasi il 13 marzo scorso è stato espresso un accordo di principio sulle misure che la Commissione europea ha proposto nel novembre 1999 nel settore della lotta contro le discriminazioni. I ministri hanno comunicato che auspicano che questo insieme di misure sia adottato in occasione del Consiglio Affari sociali in svolgimento a giugno. Tale pacchetto comporta tre testi: una direttiva che vieta la discriminazione in materia d'occupazione a causa della razza, dell'origine razziale o etnica, della religione o delle convinzioni, della disabilità, dell'età o delle preferenze sessuali; una direttiva che vieta la discriminazione fondata sull'origine razziale o etnica nei settori dell'occupazione, dell'istruzione, dell'accesso ai beni e ai servizi, come pure della protezione sociale e delle attività culturali; un programma d'azione comunitario 2001-2006 destinato a sostenere gli Stati membri e a completare l'attuazione delle direttive tramite lo scambio di informazioni e di esperienze e con la diffusione delle buone pratiche nei settori legislativi o non legislativi.
Intanto, lo scorso 14 aprile è stata lanciata dalla Commissione europea l'iniziativa comunitaria "Equal", un programma che si pone l'obiettivo della lotta contro le discriminazioni sul mercato dell'occupazione cercando di intervenire sui fattori che ne sono le cause. Il nuovo programma Equal, che prende in considerazione anche l'integrazione sociale e professionale dei richiedenti asilo, riguarda il periodo 2000-2006 ed è dotato di un bilancio di 2847 milioni di euro.

INFORMAZIONI: http://europa.eu.int/scadplus/leg/fr/cha/c10237.htm
(da Inforapid 067 e 088/00)

la politica economica per il 2000

I "Grandi orientamenti di politica economica" (Gope) sono al centro del processo di coordinamento delle politiche economiche dei quindici Stati membri dell'Unione europea. Essi costituiscono infatti ogni anno il quadro nel quale sono definiti gli orientamenti e gli obiettivi generali delle politiche dei singoli Paesi e dell'Unione. I Gope assumono ulteriore rilievo quest'anno, in seguito al recente Vertice europeo di Lisbona (vedi pag. 4), poiché spetta ad essi rendere operativi gli obiettivi definiti dai capi di Stato e di governo. In una raccomandazione riguardante i Gope 2000, la Commissione europea invita i Quindici ad avanzare in quattro settori: l'attuazione di politiche macroeconomiche orientate verso la crescita e la stabilità; la promozione di un'economia fondata sulla conoscenza; l'attuazione di riforme economiche di ampio respiro; l'ammodernamento dei sistemi di protezione sociale. Gli Stati membri, si legge nella raccomandazione, «sono urgentemente invitati ad approfittare dell'occasione offerta da prospettive economiche favorevoli per applicare risolutamente questa strategia».
(da Inforapid 089/00)

assistenza elettorale nei Pvs

Nel quadro della politica di cooperazione allo sviluppo portata avanti dall'Unione, la Commissione europea ha adottato una comunicazione sull'"assistenza e l'osservazione elettorali" che registra i vari mezzi per aumentare l'efficacia delle attività dell'Unione europea in questo settore. La comunicazione enuncia i criteri in funzione dei quali l'assistenza e l'osservazione elettorali saranno decise, per garantire che l'Unione europea non avalli, con la sua partecipazione, processi elettorali falsati da irregolarità. Secondo Poul Nielson, membro della Commissione incaricato dello sviluppo, «la nostra politica di sviluppo si fonda sul principio di partenariato con i governi e la società civile. (...) L'organizzazione di elezioni libere e democratiche non si limita allo scrutinio segreto. Una stampa libera, l'accesso ai seggi elettorali, l'istruzione e l'informazione degli elettori prima, durante e dopo il giorno dell'elezione costituiscono solo alcune delle condizioni materiali da soddisfare perché la democrazia diventi realtà». Va ricordato che negli ultimi anni l'Unione europea ha fornito aiuto alle elezioni svoltesi in Russia, in Cecenia, in Sudafrica, in Mozambico, in Palestina, in Bosnia, nel Togo, in Nicaragua, in Paraguay, nello Yemen, in Cambogia, in Nigeria, in Indonesia, nonché al referendum tenutosi lo scorso anno a Timor Est.
(da Inforapid 091/00)

positiva applicazione dei Comitati d'impresa europei

Secondo una relazione redatta dalla Commissione europea, il recepimento della direttiva sui comitati d'impresa europei nella legislazione degli Stati membri dell'Ue è globalmente positivo. Dal titolo "Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sullo stato d'applicazione della direttiva riguardante l'istituzione di un comitato d'impresa europeo nelle imprese e i gruppi di imprese di dimensione comunitaria al fine di informare e consultare i lavoratori", il testo analizza le misure d'applicazione giuridica, sottolinea lo sforzo compiuto dalla grande maggioranza degli Stati membri per rispettare il termine di trasposizione, nonché un certo numero di divergenze secondarie tra il testo della direttiva e le leggi di trasposizione.
(da Inforapid 092/00)

verso il divieto della sperimentazione animale

La Commissione europea ha adottato all'inizio di aprile una proposta di direttiva che modifica la direttiva del 1976 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri per quanto riguarda i prodotti cosmetici. L'obiettivo della Commissione è quello di trasformare dopo il 1° luglio 2000 il divieto di commercializzare prodotti contenenti sostanze provate sugli animali in un divieto assoluto della sperimentazione animale nell'Unione europea. Si raggiungerebbe in tal modo un duplice obiettivo: garantire la compatibilità del sistema dell'Ue con le norme dell'Omc e fornire uno strumento più efficace per garantire il benessere degli animali.
Secondo alcune stime, circa lo 0,3% degli animali che sono ogni anno oggetto di sperimentazioni nell'Ue è utilizzato allo scopo di provare la sicurezza di prodotti cosmetici e dei loro componenti.

(da Inforapid 084/00)

il futuro della Convenzione di Dublino

La Commissione europea ha presentato lo scorso mese di marzo un documento sul futuro strumento di diritto comunitario che dovrà sostituire la Convenzione di Dublino sulla determinazione dell'unico Stato responsabile dell'esame di un'istanza di asilo. Analizzando gli aspetti positivi e negativi dei meccanismi previsti dalla Convenzione di Dublino, il documento sottolinea tra l'altro i costi connessi all'applicazione della Convenzione, i lunghi tempi richiesti per i trasferimenti dei richiedenti asilo, l'assenza di procedure di revisione giudiziaria, l'applicabilità ai soli rifugiati o anche alle persone in cerca di protezione complementare, anche in relazione a differenze sostanziali e procedurali nei diversi sistemi nazionali di asilo. Due le opzioni offerte dalla Commissione per il futuro strumento che verrà adottato a livello comunitario: mantenere l'attuale sistema affinandone semplicemente i meccanismi tecnici e procedurali, oppure adottarne uno nuovo secondo il quale lo Stato responsabile dell'esame dell'istanza di asilo sarebbe quello dove il richiedente ha per la prima volta depositato l'istanza medesima. Secondo questa seconda opzione, sostenuta da molte Ong europee, gli oneri dell'accoglienza dei richiedenti asilo sarebbero supportati dal trasferimento delle risorse finanziarie dell'Ue (e non dei richiedenti) destinate ai rifugiati che verrebbero assegnate agli Stati membri in proporzione al numero delle istanze di asilo ricevute. Il documento della Commissione è stato presentato al Consiglio europeo per la Giustizia e gli Affari Interni lo scorso 27 marzo scorso ed è ora al vaglio del gruppo Asilo del Consiglio europeo e degli Stati membri. Entro la fine dell'anno la Commissione dovrà poi avanzare una proposta formale di sostituzione della Convenzione di Dublino sulla base delle proposte del Consiglio.
INFORMAZIONI: Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), tel. e fax 040 382651; E-mail: ledaz@tin.it

il nuovo programma Daphné contro la violenza su donne e bambini

Dal 1997, la Commissione europea ha sostenuto 150 progetti di lotta contro la violenza esercitata contro le donne e i bambini, progetti avviati da organizzazioni non governative (Ong). Per il 2000, la Commissione destinerà circa 5 milioni di euro a queste azioni (l'insieme del programma beneficia di un bilancio di 20 milioni di euro per il periodo 2000-2003). I progetti sostenuti riguardano, tra l'altro, la tratta e lo sfruttamento sessuale, le varie forme di violenza e di maltrattamenti tra le mura domestiche, come pure la violenza nelle scuole e la violenza esercitata contro le minoranze e i migranti. Le azioni che saranno sostenute da qui al 2003 differiscono dall'iniziativa precedente su tre punti importanti: non sono più limitate alle Ong e al settore no profit (gli organismi pubblici possono d'ora in poi presentare la loro candidatura); possono giungere dai candidati all'adesione dell'Europa centrale e orientale, come pure da Cipro, da Malta, dalla Turchia e dai Paesi dello Spazio economico europeo; i progetti possono essere pluriennali (prima, la durata dei progetti era limitata a 12 mesi soltanto).
(da Inforapid 082/00)

un piano per favorire le regioni ultraperiferiche

Canarie, Guadalupa, Martinica, Guiana, Riunione, Azzorre e Madera sono le sette regioni dell'Unione europea definite "ultraperiferiche". Rappresentano l'1% della popolazione dell'Unione, il loro Pil è in media del 59% rispetto a quello comunitario e il loro tasso medio di disoccupazione è doppio rispetto al livello dell'Ue. La lontananza di queste regioni e le loro dimensioni ridotte hanno indotto l'Unione a riconoscere il concetto di "ultraperifericità" e concedere loro aiuti particolari tramite i Programmi di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità (Poseidom per i Dipartimenti francesi d'oltremare, Poseican per le isole Canarie e Poseima per le Azzorre e Madera). Affinché possano beneficiare al massimo della costruzione europea e integrarsi interamente nello spazio comunitario, la Commissione ha da poco adottato un documento che, a partire dai contributi degli Stati membri e delle regioni interessate, traccia un bilancio delle politiche adottate dal 1989 e propone per il futuro una strategia per lo sviluppo sostenibile di queste regioni. Tale strategia si basa su tre aspetti: l'appoggio alle attività economiche tradizionali (agricoltura e pesca), il rilancio dell'economia e la cooperazione regionale.
(da Inforapid 073/00)

i datori di lavoro nell'Europa dell'Est

Dal 1989, nell'Europa centrale e orientale sono nate nuove confederazioni sindacali, mentre quelle preesistenti sono state riformate. Se l'organizzazione di sindacati indipendenti e democratici è la prima condizione importante della rappresentazione degli interessi dei lavoratori, la situazione appare molto più complessa per quanto riguarda i datori di lavoro. Per molto tempo, infatti, i sindacati dei lavoratori in molti Paesi non hanno avuto partner seri di negoziato dal lato dei datori di lavoro. È questa la situazione messa in luce da una ricerca dell'Istituto sindacale europeo (European Trade Union Institute - ETUI) che analizza le organizzazioni di datori di lavoro in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.

INFORMAZIONI: European Trade Union Institute (ETUI), Boulevard du Roi Albert II 5, boîte 4 - 1210 Bruxelles. E-mail: agrundhe@etuc.org, http://www.etuc.org/etui
(da Inforapid 086/00)

istruzione: un piano d'azione per i Quindici

I quindici capi di Stato e di governo hanno deciso, in occasione del recente Vertice di Lisbona, di impegnare l'Unione europea in una riflessione approfondita sul futuro dei sistemi d'insegnamento. Al fine di fornire un contributo a questa riflessione, Viviane Reding, commissaria europea responsabile dell'Istruzione e della Cultura, ha annunciato che presenterà proposte concrete ai quindici ministri dell'Istruzione sia per quanto riguarda l'adattamento dell'insegnamento alle tecniche digitali sia per quanto riguarda i mezzi per dare un impulso forte all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita.
(da Inforapid 077/00)

accordo sull'orario nell'aviazione civile

Da quando il settore dei trasporti è stato escluso dal campo d'applicazione della direttiva del 1993 sull'orario di lavoro, la Commissione ha incoraggiato le parti sociali a fare progredire le discussioni sulla durata del lavoro a livello europeo. Accordi contrattuali tra parti sociali sono stati già conclusi nei settori delle ferrovie e dei trasporti marittimi (quest'ultimo accordo, raggiunto nel 1998, è stato del resto trasformato in direttiva su richiesta delle parti sociali di questo settore). Ora, un accordo è stato raggiunto anche nel settore dell'aviazione civile e le parti sociali hanno firmato a fine marzo un accordo sull'orario di lavoro che riguarda 100.000 membri del personale navigante, cioè i piloti e il personale di cabina. Quest'accordo limita a 2000 ore l'orario di lavoro annuale, numero inferiore alle 2304 ore fissate dalla direttiva generale relativa all'organizzazione dell'orario di lavoro. L'orario di lavoro comprende periodi d'attesa (per le assegnazioni) e riduce il tempo di volo a 900 ore. Inoltre, l'accordo garantisce a tutto il personale viaggiante una protezione della salute e della sicurezza adeguata alla natura del lavoro, e delle disposizioni riguardanti un minimo mensile e annuale di giorni di riposo. Questo accordo, secondo la Commissione europea, dimostra che una legislazione settoriale, fondata su accordi contrattuali tra parti sociali europee, potrebbe completare la direttiva generale sull'orario di lavoro, al fine di tenere conto delle caratteristiche di ogni settore.
(da Inforapid 071 e 078/00)

uno studio sui Comitati d'impresa europei

Da uno studio recentemente pubblicato dall'Istituto sindacale europeo (ISE) emerge come 587 multinazionali in Europa hanno stabilito Comitati d'impresa europei. Al primo posto si trovano le società tedesche, con 104 Comitati, seguite dalle imprese inglesi (92 Comitati), mentre in ultima posizione c'è la Spagna (1 Comitato). La direttiva europea sui comitati d'impresa formulata nel 1994 si applica a tutte le imprese dello Spazio economico europeo che contano almeno 1000 lavoratori, e che includono almeno 150 lavoratori in due o più Paesi. Ciò spiega perché 83 imprese statunitensi, 19 giapponesi, 3 australiane e 1 del Sudafrica abbiano anch'esse stabilito comitati d'impresa europei.

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org/etui/databases/ewclist.pdf; oppure Alfons Grundheber, Unità delle pubblicazioni e delle relazioni pubbliche, ISE, tel. +32 2 2240486; E-mail: agrundhe@etuc.org
(da Inforapid 068/00)


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Ricerca e sviluppo tecnologico

Invito a presentare proposte per azioni di Ricerca e sviluppo tecnologico nell'ambito del programma specifico di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione in materia di "Confermare il ruolo internazionale della ricerca comunitaria" (1998-2000). La Commissione europea dà particolare rilievo alle iniziative di sensibilizzazione e formazione.

Scadenza: 15 settembre 2000.

Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C 74 del 15 marzo 2000.

Lotta contro la discriminazione

Invito a presentare proposte per l'attuazione del programma d'azione proposto sulla lotta contro la discriminazione. La Commissione vuole finanziare iniziative che contribuiscano allo sviluppo di politiche e di prassi tendenti a combattere le forme di discriminazione basate sulle origini razziali ed etniche, sulla religione, le convinzioni personali, l'handicap, l'età e gli orientamenti sessuali.

Le iniziative devono coinvolgere partner di almeno quattro Stati membri e una varietà di organizzazioni provenienti, ad esempio, da autorità a livello locale, regionale e nazionale, organizzazioni non governative, organizzazioni di parti sociali, università e istituti di ricerca.

Il bilancio disponibile è di circa 7.000.000 di euro. La Commissione finanzia le iniziative fino ad un massimo dell'80% dei costi ammissibili totali, i candidati devono fornire lettere di impegno per il cofinanziamento dell'importo rimanente.

L'atto di candidatura e tutte le informazioni circa le procedure da seguire per la presentazione di proposte, i criteri di ammissibilità, di priorità e di selezione, nonché le disposizioni di partecipazione finanziaria della Comunità, sono disponibili sul sito:

http://europa.eu.int/comm/dg05/tender_fr.htm.

Scadenza: 1° agosto 2000.

Gazzetta ufficiale delle Comunità europee C 88 del 25 marzo 2000.