L'Unione rinnovata

Un nuovo Parlamento e una nuova Commissione traghetteranno l'Europa nel terzo millennio. Questo si sapeva da mesi, ma ora è ufficiale e si conoscono anche i nomi, e le appartenenze politiche, dei nuovi eurocommissari ed europarlamentari. Alcune settimane prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, poi, era stato nominato anche il cosiddetto "Mr. Pesc", cioè l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione. Ma andiamo con ordine, ripercorrendo le tappe a ritroso.
Lo scorso 9 luglio, il presidente incaricato della Commissione europea, Romano Prodi, ha reso nota la lista dei 19 "ministri europei" che formeranno l'esecutivo di Bruxelles (vedi pag. seguente). "Una squadra di altissima qualità ma anche equilibrata" ha dichiarato Prodi nel corso della conferenza stampa di presentazione, formata da 14 uomini e 5 donne, che ha rafforzato il "peso" di Italia e Spagna affidando ai rappresentanti di questi due Paesi i posti di commissari alla Concorrenza (Mario Monti) e agli Affari monetari (Pedro Solbes Mira). Secondo quanto previsto dal Trattato di Amsterdam, in vigore dal 1° maggio di quest'anno, i nomi dei commissari europei sono stati scelti dal presidente incaricato dopo previa consultazione con i capi di governo dei Quindici e dovranno ora passare al vaglio del nuovo Parlamento. Ed è proprio in questa sede che si verificherà se l'"equilibrio" di cui parla Prodi, tra nazionalità e appartenenza politica, è sufficiente, cioè riuscirà ad avere la maggioranza dei voti di un Parlamento rinnovato non solo nei nomi ma anche nei numeri. Le elezioni europee dello scorso 13 giugno, infatti, hanno fatto registrare il sorpasso dei popolari (224 seggi) ai danni dei socialisti (180 seggi), mentre i nomi scelti da Prodi sono stati concordati con capi di governi di centro-sinistra (13 su 15). Così, una parte dei popolari europei (tedeschi in testa) ha lamentato il fatto che la composizione della nuova Commissione "non tiene abbastanza conto del voto del 13 giugno", ipotizzando la possibilità di un voto sfavorevole. Le tappe che caratterizzeranno i prossimi due mesi ci diranno se gli "equilibrismi" di Prodi avranno raggiunto il risultato sperato. Dopo la presentazione della nuova Commissione di fronte al nuovo Parlamento, del 21 luglio, infatti, l'esame dei nuovi commissari durerà dalla fine di luglio al 15 settembre, giorno in cui il Parlamento si esprimerà su ogni singolo commissario e voterà il programma dell'esecutivo che, in caso di voto favorevole, terrà la prima riunione il 22 settembre. Sarà dunque una "calda" estate di fine millennio per le istituzioni europee.

"Mr. Pesc" e difesa comune

Ma quelle appena descritte sono solo le ultime di una serie di novità che hanno caratterizzato la vita dell'Unione nelle ultime settimane. Nei giorni 3 e 4 giugno scorsi, durante il Consiglio europeo di Colonia, sono state prese alcune decisioni altrettanto importanti. Per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza comune è stato nominato l'Alto Rappresentante (nel gergo europeo denominato "Mr. Pesc") secondo quanto previsto dal Trattato di Amsterdam, carica che sarà ricoperta dall'attuale Segretario generale della Nato, Javier Solana. La guerra appena conclusa dell'Alleanza atlantica contro la Federazione jugoslava ha probabilmente influito non poco su questa scelta, così come sui contenuti della "Dichiarazione sul rafforzamento della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa" approvata nel corso del Consiglio dai capi di governo dell'Unione. "L'Unione deve disporre di una capacità d'azione autonoma sostenuta da forze militari credibili" si legge nella dichiarazione del Consiglio. Al fine di "migliorare l'efficacia dei mezzimilitari europei" i governi si impegnano a "favorire la ristrutturazione delle industrie europee della difesa". Per "vedere l'Unione europea giocare pienamente il suo ruolo sulla scena internazionale", dunque, pur non mettendo assolutamente in discussione la sua partecipazione attiva nella Nato, i governi europei hanno "l'intenzione di dotarla dei mezzi e delle capacità necessarie per assumere le sue responsabilità".
E' ancora da vedere se questo significherà un esercito unico europeo o piuttosto un coordinamento tra i quindici eserciti nazionali, quel che è chiaro è però la direzione scelta che entro un anno e mezzo porterà ad una difesa comune: la decisione finale verrà infatti presa nel corso del vertice di Parigi del dicembre 2000 che concluderà il semestre di turno di presidenza francese dell'Unione.

patto per l'occupazione

Il Consiglio europeo di Colonia ha poi lanciato l'iniziativa di un "patto europeo per l'occupazione" al fine di ridurre in modo sostenibile la disoccupazione, nel quale "tutte le misure dell'Unione attinenti alla politica occupazionale sono inserite in un progetto globale". E' stata decisa l'instaurazione di un "dialogo macroeconomico" che coordinerà i governi, la Commissione europea, le parti sociali e la Banca centrale europea per seguire "l'interazione tra l'evoluzione dei salariati e la politica monetaria e finanziaria, nell'interesse della crescita e dell'occupazione", nel rispetto di un clima economico sano, soprattutto con un'inflazione bassa. I Quindici hanno riaffermato la necessità "di applicare rigidamente i criteri del patto di stabilità e sviluppo" che fissa le regole della disciplina di bilancio nella zona euro, e hanno difeso "una politica fiscale orientata sulla crescita" e "una politica salariale orientata sull'occupazione".
Questo dialogo macroeconomico sarà costituito da due tappe: innanzitutto un gruppo di lavoro, istituito nell'ambito del Comitato politico economico, esaminerà, a livello tecnico, le condizioni necessarie all'applicazione equilibrata del dosaggio delle politiche finalizzate alla promozione della crescita e dell'occupazione, nel rispetto dei prezzi. A questa fase collaboreranno il Comitato dell'occupazione e del mercato del lavoro, la Commissione e il gruppo macroeconomico del dialogo sociale. La seconda tappa sarà caratterizzata da uno scambio di idee tra dirigenti politici. Questo confronto avrà luogo due volte all'anno nell'ambito del Consiglio Ecofin, in collaborazione con il Consiglio Lavoro e Affari sociali e con la partecipazione di rappresentanti della Commissione, della Banca centrale europea e delle parti sociali.
Per quanto riguarda l'aumento dei posti di lavoro, i Quindici hanno previsto alcune misure concrete in grado di fornire alle imprese dell'Ue i mezzi supplementari per realizzare investimenti che creino posti di lavoro. Saranno pienamente sfruttati i settori generatori di occupazione, saranno eliminati gli ostacoli nei settori dei servizi a forte intensità di manodopera e saranno introdotte innovazioni sui mercati del lavoro. La Banca europea degli investimenti dedicherà poi 1,5 miliardi di euro al capitale-investimento e alle alte tecnologie.
Non è però stata approvata l'idea tedesca di dotare l'Unione europea di una sorta di governo economico che si dovrebbe fare carico del problema della disoccupazione, controbilanciando le discipline imposte dall'euro nel settore del bilancio con politiche comuni in favore dell'occupazione e fissando un parametro comune (tasso di crescita minimo del 3%).

LA NUOVA COMMISSIONE EUROPEA

Presidente

Romano Prodi (I)

Vicepr. e Riforma amministrativa

Neil Kinnock (UK)

Vicepr. rapporti col Pe, Trasporti e Energia

Loyola De Palacio (E)

Concorrenza

Mario Monti (I)

Agricoltura e Pesca

Franz Fischler (A)

Industria e Informazione

Erkki Liikanen (FIN)

Mercato interno

Frederik Bolkestein (NL)

Ricerca

Philippe Busquin (B)

Affari monetari

Pedro Solbes Mira (E)

Sviluppo e Affari umanitari

Poul Nielson (DK)

Allargamento

Günther Verheugen (D)

Relazioni esterne

Christopher Patten (UK)

Commercio estero

Pascal Lamy (F)

Salute e Protezione dei consumatori

David Byrne (IRL)

Politica regionale

Michel Barnier (F)

Cultura e Educazione

Viviane Reding (L)

Bilancio

Michaele Schreyer (D)

Ambiente

Margot Wallstroem (S)

Giustizia e Affari interni

António Vitorino (P)

Sviluppo e Affari sociali

Anna Diamantopoulou (GR)


La spesa sociale nella patria del Welfare

La riforma del Welfare State è ormai da alcuni anni, insieme alla crisi occupazionale, l'argomento più dibattuto sia a livello comunitario che all'interno dei singoli Paesi membri dell'Unione europea. Ideatrice di un sistema fondamentale per la vita democratica, com'è l'intervento dello Stato a favore del cittadino attraverso una serie di servizi e comunemente denominato Welfare State, l'Europa si interroga ora su come poter conciliare un'alleggerimento di tale sistema senza per questo intaccare i diritti dei cittadini. La riforma viene considerata ancor più necessaria da quando è nata l'Unione economica e monetaria che ha stabilito una serie di parametri macroeconomici, il rispetto dei quali è la condizione obbligatoria per ogni Paese che voglia far parte di quest'area. Questioni di bilancio, obblighi di risanamento economico, in molti casi anche la necessità di riorganizzare sistemi eccessivamente burocratizzati e caratterizzati da sprechi evitabili, costringono l'Europa a studiare soluzioni nuove, anche perché la competizione economica mondiale la vede confrontarsi in particolare con Stati Uniti e Giappone concorrenti che presentano sistemi di Welfare inesistente o in mano ai privati, in ogni caso una voce minima nei bilanci pubblici. Una riforma dovrebbe quindi mantenere in vita un sistema che differenzia l'Europa dagli altri colossi economici in termini di democraticità, alleggerendone però i costi.
Ed è proprio la ricerca di questa difficile soluzione che porta le istituzioni europee a studiare i livelli e le dinamiche della protezione sociale al fine di individuare possibili spazi di intervento.
Lo studio più recente è stato effettuato lo scorso mese di maggio dall'Istituto statistico delle Comunità europee, Eurostat, dal quale emerge come negli ultimi anni la spesa complessiva dell'Unione europea per la protezione sociale sia ulteriormente aumentata. Dal 1990 al 1996, infatti, la spesa espressa in percentuale rispetto al Pil è cresciuta dal 25,4% al 28,7%, con un massimo del 29% nel 1993.

Svezia al primo posto

La crescita ha riguardato tutta l'Unione, ad eccezione dei Paesi Bassi, che hanno registrato un calo dal 32,5% al 30,9%, e dell'Irlanda, che è passata dal 19,1% al 18,9%. Quest'ultima è anche il Paese dell'Unione europea (cioè a 15 Stati, che si distingue dall'Unione economica e monetaria costituita, al momento, da 11 Stati) che dedica la spesa minore alla protezione sociale (18,9%), mentre la Svezia è lo Stato membro che impiega per il welfare la percentuale più alta del Pil (34,8%).
Insieme all'Irlanda, nel gruppo di Paesi dell'Unione che dedicano meno risorse alla protezione sociale troviamo il Portogallo (21,6%) e la Spagna (22,4%); Danimarca e Finlandia sono invece gli Stati membri che più si avvicinano alla capofila Svezia, con percentuali di spesa per il welfare in rapporto al Pil rispettivamente del 33,6% e del 32,1%. Estendendo l'analisi a tutto lo Spazio economico europeo (See, che oltre ai 15 Stati membri dell'Ue comprende l'Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein) è l'Islanda lo Stato con la spesa per la protezione sociale più bassa (18,7%).
Come sottolinea il rapporto Eurostat, le differenze tra i Paesi riflettono le diverse caratteristiche dei sistemi di protezione sociale, dell'evoluzione demografica, dei tassi di disoccupazione e degli altri fattori sociali, istituzionali ed economici.
Quel che è certo, ed anche logico, è che nella maggior parte dei Paesi le prestazioni previdenziali (pensioni di vecchiaia e reversibilità) rappresentano la parte più importante della spesa totale. In tutta l'Unione europea (15 Paesi) il 44,8% delle prestazioni sociali (che equivale al 12,3% del Pil) è impiegato per la spesa previdenziale, percentuale che sale al 45,7% se si considera l'Unione economica e monetaria (11 Paesi).

le pensioni italiane

Il primato spetta di gran lunga all'Italia, Paese che dedica il 65,9% della sua spesa sociale alla previdenza; il Paese che più le si avvicina come struttura della spesa sociale e che si trova al secondo posto della classifica è la Grecia, la cui percentuale di spesa previdenziale (49%) è però di oltre 15 punti percentuali più bassa di quella italiana. È invece l'Irlanda a spendere di meno per le pensioni (26,1%), ma questo dipende dal fatto che si tratta del Paese più giovane dell'Unione con una percentuale del 33% della popolazione al di sotto dei 20 anni e solo l'11% con oltre 65 anni. E infatti l'Irlanda è lo Stato membro Ue ad impiegare la percentuale più alta della spesa sociale per la famiglia e l'infanzia.
Oltre a presentare la più alta spesa previdenziale dell'Unione, l'Italia registra un altro primato negativo e cioè la percentuale più bassa di spesa sociale destinata a prestazioni legate alla disoccupazione, questo nonostante alcune aree del Paese presentino i tassi di disoccupazione più alti d'Europa.
In generale, nel periodo 1990-96, la spesa per le prestazioni sociali per individuo in tutta l'Ue è cresciuta in termini reali del 17% per le prestazioni previdenziali, del 38% per la disoccupazione e del 21% per famiglie e infanzia.

crescono le pensioni private

Intanto, di fronte alla messa in discussione dei sistemi pensionistici pubblici, cresce in tutta Europa la formula delle pensioni complementari, sia quelle proposte dalle compagnie di assicurazione che quelle sotto forma di fondi collegati ai lavoratori dipendenti gestiti in molti casi dagli stessi datori di lavoro. È quanto evidenzia Eurostat in un altro rapporto, appena pubblicato, che prende in esame la situazione dei Paesi dell'Ue più Svizzera, Norvegia e Islanda. Nel 1997 sono stati i cittadini elvetici a ricorrere maggiormente ai fondi pensionistici autonomi versando circa 21 miliardi di euro, somma molto maggiore di quella di qualsiasi Paese dell'Unione tenendo conto anche del numero di abitanti della Svizzera, limitato rispetto alla maggior parte degli Stati membri Ue. Il Regno Unito è invece il primo dei quindici Paesi Ue con 19,4 miliardi di euro, seguito da Germania, Olanda, Spagna, Italia, Austria, Svezia e Danimarca; in Francia e Finlandia non esistono fondi di questo tipo e per gli altri Paesi Ue non si dispone di dati comparabili. La Svizzera fa registrare anche il record dei versamenti per persona dei fondi pensione (6714 euro nel 1997, seguita da Danimarca e Austria con oltre 4500 euro) e quello del livello di pensioni che tali fondi fruttano: oltre 27.000 euro all'anno per ogni pensionato. Mentre Islanda e Svizzera presentano percentuali elevate di popolazione titolare di pensioni complementari (rispettivamente il 51% e il 44,4%), nei Paesi Ue aderisce a questi fondi (comunque in crescita) meno del 10% dei cittadini, ad eccezione dell'Olanda (29,5%). La Germania è invece il Paese dove sono maggiormente sviluppati i fondi pensionistici gestiti dai datori di lavoro (oltre 39.000). *

LA SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE (IN % SUL PIL)

Paesi

1990 1993 1996

A

Austria

26,7

29,0

29,5

B

Belgio

26,8

29,0

30,0

DK

Danimarca

30,3

33,5

33,6

D

Germania

25,4

29,1

30,5

E

Spagna

20,4

24,4

22,4

FIN

Finlandia

25,5

35,4

32,1

F

Francia

27,7

31,2

30,8

GR

Grecia

22,7

22,0

23,3

IRL

Irlanda

19,1

20,8

18,9

I

Italia

24,1

26,0

24,8

L

Lussemburgo

23,5

25,2

26,2

NL

Paesi Bassi

32,5

33,7

30,9

P

Portogallo

15,5

21,0

21,6

S

Svezia

32,9

38,6

34,8

UK

Regno Unito

23,1

28,8

27,7

EU15

(1)

25,4

29,0

28,7

EU11

(2)

25,5

28,8

28,6

IS

Islanda

=

18,9

18,7

NO

Norvegia

26,4

28,8

26,1

SEE

(3)

=

29,0

28,6

Fonte: Eurostat-SESPROS (4); "Statistiche in breve", maggio 1999.

STRUTTURA DELLA SPESA SOCIALE PER TIPOLOGIE DI PRESTAZIONI
(IN % SUL TOTALE DELLE PRESTAZIONI SOCIALI)

Paesi Spesa previdenziale
(Vecchiaia +  reversibilità)
Malattia - spese
sanitarie - invalidità
Disoccupazione Famiglia/infanzia Alloggio - esclusione
sociale n.c.a. (5)

 

1990

1996

1990

1996

1990

1996

1990

1996

1990

1996

A

50,0

48,5

33,2

33,3

4,6

5,7

10,5

11,0

1,8

1,5

B

40,4

43,2

34,1

32,1

13,8

14,5

9,4

8,0

2,4

2,3

DK

36,7

38,9

30,1

28,5

15,4

13,8

11,9

12,4

6,0

6,5

D

45,8

41,1

38,0

37,1

5,9

9,6

7,6

9,4

2,7

2,9

E

42,9

45,3

36,6

36,9

18,0

14,5

1,7

2,0

0,9

1,3

FIN

33,8

33,9

44,0

36,0

6,1

13,9

13,5

12,5

2,6

3,6

F

42,7

43,5

35,6

35,0

8,3

8,1

9,3

8,7

4,1

4,8

GR

50,9

49,0

34,7

34,9

4,2

4,3

7,2

8,3

3,0

3,5

IRL

30,5

26,1

38,4

39,1

14,6

16,7

11,4

12,8

5,2

5,3

I

59,6

65,9

33,7

28,5

1,7

1,9

4,9

3,6

0,0

0,0

L

45,8

43,4

39,1

38,5

2,6

3,5

10,8

13,2

1,7

1,4

NL

37,4

38,5

44,7

43,6

8,3

12,0

5,6

4,4

3,9

1,6

P

43,1

43,3

46,9

44,6

2,5

5,8

7,1

5,6

0,4

0,6

S

=

38,9

=

33,9

=

10,3

=

10,5

=

6,3

UK

42,5

40,1

36,1

37,5

5,7

5,8

9,0

8,7

6,7

7,8

EU15(1)

45,7

44,8

36,8

35,5

7,1

8,4

7,6

7,9

3,1

3,4

EU11(2)

46,5

45,7

36,5

35,4

7,1

8,7

7,2

7,6

2,4

2,6

IS

=

30,7

=

49,6

=

3,7

=

12,9

=

3,2

NO

34,4

33,7

43,7

43,1

6,9

5,7

10,8

13,8

4,1

3,7

SEE(3)   44,6   35,7   8,3   8,0 3,1 3,4

Fonte: Eurostat-SESPROS (4); "Statistiche in breve", maggio 1999.

FONTI PRINCIPALI DI FINANZIAMENTO DELLA SPESA SOCIALE
(IN % DEL TOTALE DELLA FONTE)

Paesi

Contributi pubblici

Contributi a titolo di lavoro dipendente

Altre fonti

totale

imprese

Persone protette (6)
  1990 1996 1990 1996 1990 1996 1990 1996 1990 1996

A

35,9

35,7

63,1

63,8

38,1

37,4

25,1

26,4

0,9

0,6

B

24,7

20,4

66,0

70,4

40,9

44,5

25,2

25,9

9,3

9,2

DK

80,1

68,9

13,1

24,9

7,8

9,6

5,3

15,3

6,8

6,2

D

25,2

30,0

72,0

67,6

43,6

39,1

28,4

28,5

2,8

2,4

E

26,2

27,8

71,3

69,6

54,4

52,0

16,9

17,6

2,5

2,6

FIN

40,6

44,6

52,1

48,3

44,1

34,9

8,0

13,3

7,3

7,2

F

16,7

20,2

80,8

77,9

52,0

49,9

28,8

27,9

2,5

1,9

GR

33,4

30,3

58,8

61,4

38,8

38,0

20,0

23,4

7,8

8,3

IRL

59,0

63,0

39,9

36,1

24,3

21,9

15,6

14,2

1,0

0,9

I

29,0

29,6

67,9

67,3

52,9

49,3

15,0

18,0

3,1

3,1

L

40,6

46,7

51,5

48,7

28,9

25,8

22,6

22,9

7,9

4,6

NL

25,0

16,4

59,0

67,6

20,0

23,2

39,1

44,4

15,9

16,0

P

33,8

42,2

57,1

42,8

37,1

26,0

20,0

16,8

9,2

15,0

S

=

45,3

=

46,8

=

40,0

=

6,8

=

7,9

UK

39,9

48,5

43,5

39,1

27,2

24,7

16,3

14,5

16,6

12,3

EU15(1)

28,8

31,4

65,0

63,5

42,0

39,2

23,0

24,3

6,2

5,1

EU11(2)

25,0

27,2

70,8

69,1

46,0

42,7

24,8

26,3

4,2

3,8

IS

=

59,6

=

40,4

=

31,8

=

8,6

=

0,0

NO

63,0

61,2

36,4

37,8

24,0

23,5

12,4

14,3

0,5

1,0

SEE(3)

29,4

31,9

64,5

63,1

41,7

38,9

22,8

24,2

6,1

5,1

Fonte: Eurostat-SESPROS (4); "Statistiche in breve", maggio 1999.

SPESA PER LA PROTEZIONE SOCIALE PER ABITANTE A PREZZI COSTANTI (INDICE 1990=100)

Paesi

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

A

100

104

107

110

115

117

118

B

100

104

106

111

114

118

121

DK

100

105

108

113

122

122

122

D

100

96

103

104

106

110

114

E

100

110

117

124

119

119

120

FIN

100

108

115

116

119

119

122

F

100

103

107

111

112

114

114

GR

100

98

94

96

99

104

109

IRL

100

106

112

119

123

131

133

I

100

105

109

109

109

107

109

L

100

108

112

120

124

129

134

NL

100

101

103

104

102

101

100

P

100

112

128

143

148

151

162

S

100

100

105

104

105

104

103

UK

100

108

118

127

127

128

131

EU15(1)

100

103

109

113

114

115

117

EU11(2)

100

103

108

111

112

113

116

IS

=

=

=

=

=

=

=

NO

100

106

110

113

114

115

119

SEE(3)

=

=

=

=

=

=

=

Fonte: Eurostat-SESPROS (4); "Statistiche in breve", maggio 1999.

LEGENDA

(1) EU 15: gli attuali 15 Paesi membri. Sotto questa voce nelle tabelle 2 e 3 non sono inclusi i dati della Svezia.

(2) EU 11: comprende gli undici Paesi entrati nell'Unione monetaria.

(3) SEE: Spazio Economico Europeo. Oltre ai 15 Paesi dell'Unione europea comprende l'Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein. Di quest'ultimo Paese non sono disponibili i dati. In questa voce nelle tabelle 2 e 3 non sono comprese le spese della Svezia e dell'Islanda.

(4-5) SESPROS: è il Sistema Europeo di Statistiche integrate sulla Protezione Sociale, che classifica le prestazioni sociali in otto funzioni: malattia/spese sanitarie, invalidità, vecchiaia, reversibilità, famiglia/infanzia, disoccupazione, alloggio, esclusione sociale non classificata altrove (n.c.a.).

(6) salariati, lavoratori indipendenti, pensionati o altre persone.


Parità salariale ancora lontana

Le donne dell'Ue hanno ancora un lungo cammino da percorrere prima di ottenere la parità salariale con gli uomini, questo almeno secondo un'inchiesta condotta da Eurostat.
Gli ultimi dati disponibili, comparativi tra i 15 Stati membri, mettono in evidenza come le donne guadagnino in media almeno un quarto in meno degli uomini. I calcoli sono stati fatti in base all'osservazione dei salari a tempo pieno in tutti i settori dell'economia, ad eccezione dell'agricoltura, dell'insegnamento, della salute, dei servizi alle persone e dell'amministrazione. Queste medie riflettono le differenze strutturali che esistono tra le attività maschili e femminili, principalmente dovute all'età, alla cultura e alla professione.
Il disequilibrio nella rappresentanza degli uomini e delle donne in certi settori dell'economia o in certe professioni è uno degli elementi determinanti che spiegano la disparità salariale per sesso. Inoltre, un numero minore di donne rispetto agli uomini occupa posti di responsabilità, impieghi questi tra i meglio retribuiti. Anche se si applicasse la struttura dell'attività degli uomini ai salari delle donne, comunque, lo scarto salariale sarebbe ridotto ma resterebbe intorno al 15%.
Eurostat avverte che le medie globali che riguardano i salari devono essere interpretate con prudenza, perché risentono delle notevoli differenze tra uomini e donne sul mercato del lavoro e in particolare per la concentrazione delle donne in alcuni tipi di professioni. Uomini e donne, infatti, non occupano gli stessi posti di lavoro: tra la popolazione oggetto dell'inchiesta, circa un terzo delle donne che lavorano a tempo pieno sono impiegate d'ufficio, percentuale che scende al 10% tra gli uomini. D'altra parte, il 47% degli uomini fa l'operaio contro il 18% delle donne e, in media, i lavoratori manuali sono meglio pagati degli impiegati.
In secondo luogo le donne che lavorano sono in media più giovani: il 44% ha meno di 30 anni contro il 32% degli uomini. Ciò è dovuto al fatto che le donne delle generazioni più vecchie sono meno numerose sul mercato del lavoro e che molte donne smettono di lavorare per allevare i figli. Di conseguenza, secondo Eurostat, le donne tendono ad avere meno anzianità e minori opportunità di occupare posizioni di responsabilità, e questo influisce sul loro salario.
In terzo luogo si notano poi differenze nel livello di istruzione: il 51% delle donne che lavorano non è andato oltre il livello scolastico primario o secondario, mentre solo il 43% degli uomini si trova in questa situazione. Il 36% degli uomini è diplomato in una scuola tecnica secondaria contro il 29% delle donne. Ma anche se si esaminano gli scarti di retribuzione di gruppi di persone che in termini statistici possiedono le stesse caratteristiche, le donne sono sistematicamente pagate meno bene. Ad esempio, nella categoria denominata dei "quadri superiori" il rapporto indica che l'ineguaglianza è particolarmente rilevante in 10 dei 15 Stati membri e di fatto "ci sono pochissime donne ai più alti livelli della gerarchia dove le retribuzioni possono essere estremamente elevate".
Il rapporto sottolinea poi altre differenze concernenti le ore di straordinario, pagate principalmente ai lavoratori manuali che sono in maggioranza uomini, mentre la maggior parte del personale che si occupa della vendita nel settore del commercio al dettaglio, dove le retribuzioni sono minori, è composta da donne.
Anche in un gruppo di età compreso tra i 25 e i 29 anni le retribuzioni femminili non rappresentano che l'86% di quelle maschili. In principio, secondo Eurostat, queste donne hanno beneficiato di condizioni di accesso uguali sia all'insegnamento che al lavoro. "Questi elementi testimoniano, di fatto, che anche la generazione più giovane patisce una ineguaglianza nelle possibilità di accesso ai posti meglio retribuiti. D'altra parte - sottolinea il rapporto - alcune di queste giovani donne conosceranno delle lunghe interruzioni di carriera, in modo tale che risulta molto probabile che gli scarti salariali aumenteranno per avvicinarsi aquelli che le loro madri conoscono attualmente".
In termini di retribuzioni orarie lorde, sono i nuovi Länder tedeschi, comprendenti Berlino Est, che si avvicinano maggiormente alla parità salariale, infatti le retribuzioni femminili rappresentano l'89,9% di quelle omologhe maschili (da comparare con il 76,9% nei vecchi Länder). Seguono la Danimarca (88,1%), la Svezia (87%), il Lussemburgo (83,9%), il Belgio (83,2%), mentre all'estremità opposta troviamo la Grecia (68%), i Paesi Bassi (70,6%) e il Portogallo (71,7%). Il dato medio dell'Unione europea si attesta al 76,3%.

RETRIBUZIONI LORDE MENSILI DELLE DONNE IN % SU QUELLE DEGLI UOMINI

A(3)

B

DK

D (1)

D

E

FIN

F(2)

GR(1)

I

L

NL

P

S

UK

TOTALE

73,6

83,2

88,1

76,9

89,9

74

81,6

76,6

68

76,5

83,9

70,6

71,7

87

73,7

Per professione
* Dirigenti e quadri d'impresa

67,1

73

74,9

68,7

79,2

70,2

81,4

67,6

77 ,9

73,8

67,3

62

74,9

78,5

67,6

* Specialisti

79,9

82

86,5

80,4

84,2

78,4

84

79,1

70,7

83,7

83,6

74

88,9

87,8

83,7

* Professioni scientifiche e altre profess. intermedie

72,9

85,5

80,1

73,2

79,6

82,8

78,2

85,6

73,4

82

87,7

72

84,7

86,5

73,3

* Impiegati

63,6

74,6

72,3

66,9

72,3

65

72,6

63,3

67

69

72,8

63,1

69,8

78,4

64,4

* Impiegati d'ufficio

80,2

83,9

84,9

79,7

83,9

77,1

93,7

91,4

78,1

78,8

83,5

75,3

83,7

96,1

92,7

* Impiegati e personale dei servizi diretti

77,7

79,5

84,6

69,1

74

78

86

87,7

64,1

81,8

81

71,1

83,1

95,1

82,2

* Operai

69

81,3

85,5

74,4

77,2

72

79,9

79,7

65,8

76,2

67,3

70,6

68,3

90,6

70,1

* Lavoratori in attività artigianali

69

83,4

90,9

75,7

75,6

70,7

81,3

80

59,3

76,7

78,9

74,9

62,9

91,3

62,1

* Addetti all'installazione e alle macchine e operai dell'assemblaggio

72,5

78,8

88,5

78,8

80,1

73,3

81,7

79,7

70,9

74,9

68,2

68,1

72,6

95,1

76,4

* Impiegati non qualificati

76,2

84

83,9

81,4

82,2

82,5

82,7

86,5

80 ,7

83,9

81,1

76

83

88,5

81

Per età (4)
* Meno di 21 anni

83,9

78,6

97,6

79,4

80

88,2

87,6

106,1

9 3,7

93,4

91,6

88,4

91,6

108,4

84,5

* Tra 20 e 24 anni

76,9

86,1

89,6

83

91,2

84,7

83,9

98,9

85,7

89,8

96,3

85,5

86,5

90,9

79,4

* Tra 25 e 29 anni

80,4

90,9

90

85,4

90,9

86,6

84

94,1

81,8

86,1

97,6

85,2

79,5

89,3

81,4

* Tra 30 e 44 anni

72,4

86,6

82,8

77,7

87,8

78,6

79

77,5

69 ,2

80,7

86

81

73,5

84,6

69

* Tra 45 e 54 anni

68,5

82,3

77,6

70,6

84,6

75,8

74,6

69,8

58,6

71,4

71,8

66,3

72,2

78,5

57,6

* Oltre 55 anni

55,9

73,7

78,2

69

80,9

71,8

72,5

66,4

55 ,9

68,5

68

67,9

67,4

77,1

61,5

Per livello d'istruzione (5)
* Almeno secondario inferiore

71,5

81,2

86,7

78,9

82,8

73,7

80,9

77,5

63

78

81,6

73,4

70,8

85

71

* Secondario

74,5

82,9

86,7

78,2

89,1

74,4

81,6

81,6

69,9

73,6

80,8

68,7

73

84,2

70,7

* Universitario

60,3

71,5

76,1

78,4

84,3

65,3

82,7

68,1

67,1

60,3

74,5

60,9

73

77,9

71,3

Fonte: Eurostat, "Statistiche in breve", giugno 1999; dati 1995; 1 - solo industria; 2 - 1994; 3 - 1996; 4 - retribuzioni mensili inclusi i premi di produzione; 5 - retribuzioni mensili esclusi i premi di produzione; (1) - prima dell'unificazione.


Diritti umani nell'Ue secondo Amnesty

Lo scorso mese di giugno Amnesty International ha pubblicato il suo rapporto annuale che denuncia le violazioni dei diritti umani in oltre 140 Paesi di tutto il mondo. Oltre alle tre importanti campagne che Amnesty ha portato avanti nel 1998 e tuttora in corso, contro la pena di morte, sui diritti dei rifugiati e sulla situazione dei diritti umani negli Stati Uniti, nel rapporto è contenuta un'analisi dettagliata della situazione dei cinque Continenti. Nonostante nei Paesi europei i diritti umani siano messi a rischio in misura notevolmente inferiore rispetto al resto del pianeta, vediamo in estrema sintesi la situazione in alcuni Stati membri dell'Ue nel 1998 secondo il rapporto.

Belgio

Nel mese di giugno 1998 la Commissione europea per la prevenzione della tortura e di trattamenti o punizioni inumani o degradanti ha reso pubblici i risultati della sua ispezione compiuta nel settembre 1997 in 22 luoghi di detenzione. La Commissione ha riferito di denunce di maltrattamenti ai danni di numerosi detenuti compiuti nel 1997 dalle guardie di uno dei quattro carceri visitati; inoltre ha affermato di aver raccolto numerose denunce di maltrattamenti fisici compiuti da polizia e gendarmes sia verso cittadini belgi, sia verso stranieri, tra cui alcuni minori. La Commissione ha dichiarato di essere "molto preoccupata" per il trattamento riservato ai detenuti dagli agenti delle forze dell'ordine, e ha ricevuto anche denunce di maltrattamenti - ad esempio percosse ed eccessivo ricorso a mezzi di contenzione - ai danni di cittadini stranieri durante l'espulsione forzata.
Pochi mesi dopo, il 22 settembre, la cittadina nigeriana Semira Adamu è morta durante il tentativo di espulsione dal Belgio all'aeroporto Bruxelles-National. Alcuni giorni dopo il decesso, il ministero dell'Interno ha dichiarato che la donna, durante l'operazione di espulsione, aveva manette ai polsi e ferri ai piedi e che per un "certo tempo", non specificato, un gendarme aveva utilizzato la cosiddetta "tecnica del cuscino", un metodo di contenzione autorizzato dalle autorità belghe, che consiste nel premere un cuscino sulla bocca del deportato per evitare che morda e che urli. L'esame autoptico ha rivelato che la donna è morta per asfissia. In seguito è emerso che, negli anni precedenti, altri due cittadini stranieri erano morti a causa della "tecnica del cuscino". Il ministro dell'Interno si è dimesso dopo che, a pochi giorni dalla morte di Semira Adamu, è stato rivelato che uno dei tre gendarmes della scorta era già stato sottoposto a sanzione in gennaio per aver maltrattato un richiedente asilo detenuto.
Nel mese di ottobre il governo ha annunciato una "valutazione" delle procedure di asilo e la sospensione dell'uso della "tecnica del cuscino".
Nel mese di novembre, dopo aver esaminato il terzo rapporto periodico del Belgio sull'attuazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso seria preoccupazione per i "resoconti sulla diffusa brutalità della polizia" e ha deplorato "la mancanza di trasparenza nella conduzione delle indagini da parte delle autorità di polizia e la difficoltà di ottenere accesso a questo genere di informazioni".

Finlandia

Nel mese di aprile la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esaminato il quarto rapporto periodico della Finlandia sull'applicazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, dichiarandosi preoccupata perché, per alcuni reati, esiste la possibilità di essere processati in contumacia e subire condanne fino a tre mesi di reclusione, e ha perciò raccomandato la revisione di tali procedure. La Commissione ha espresso timori anche per la situazione di richiedenti asilo e stranieri irregolari che, durante le fasi di indagine per appurarne lo status, sono stati trattenuti in carceri e centri detentivi della polizia. La Commissione ha inoltre deplorato la discriminazione nei confronti dei rom e ha sottolineato con apprensione il fatto che i Testimoni di Geova sembrano godere di un trattamento preferenziale rispetto ad altri obiettori di coscienza al servizio militare.
La nuova legge sull'obiezione di coscienza al servizio militare (entrata in vigore nel luglio 1988) potrebbe inoltre portare alla reclusione di prigionieri di coscienza. Tale legge riduce la durata del servizio militare mentre mantiene invariato il numero dei giorni stabiliti per il servizio civile alternativo, fissato in 395 giorni, più del doppio rispetto ai 180 giorni di ferma. Nel corso dell'anno Amnesty International ha sollecitato il governo finlandese a ridurre la lunghezza del servizio alternativo civile, in modo da non renderla punitiva e non violare i principi internazionali sull'obiezione di coscienza.

Francia

Nel mese di gennaio, poco dopo una sparatoria di alcuni agenti di polizia che ha causato il decesso di alcuni civili non armati, è stato presentato un progetto di legge per la creazione del Consiglio superiore di deontologia e sicurezza (Csds), il cui compito è la supervisione dell'operato e dell'applicazione dei codici di condotta delle varie forze di polizia e della gendarmerie. In maggio è entrata in vigore una nuova legge sui diritti di ingresso e residenza per cittadini stranieri e sul diritto d'asilo, ampiamente criticata perché troppo restrittiva soprattutto per ciò che riguarda l'accesso alle procedure di asilo. Sempre nel mese di maggio, la Commissione europea per la prevenzione della tortura e di trattamenti o punizioni inumani o degradanti ha pubblicato il rapporto relativo alla visita compiuta nel 1996 in numerosi centri detentivi di Parigi, Marsiglia e Montpellier. Il rapporto esprime preoccupazioni per i maltrattamenti inferti ai sospetti subito dopo l'arresto e durante la custodia di polizia e descrive come "inumane e degradanti" le condizioni di detenzione in alcune parti del carcere di Parigi La Santé.
Ancora in maggio la Commissione delle Nazioni Unite contro la tortura ha esaminato il secondo rapporto periodico della Francia dichiarandosi "seriamente preoccupata" per il fatto che la polizia ha spesso consegnato gli arrestati ad agenti di altri Paesi in cui esisteva il rischio reale che fossero sottoposti a tortura. Essa ha espresso timore anche per le numerose denunce di maltrattamenti compiuti dalle forze di polizia o dalla gendarmerie durante l'arresto e l'interrogatorio. Alcuni rifugiati politici hanno continuato a essere sottoposti a misure di detenzione amministrativa e sono stati intrapresi procedimenti penali nei confronti di alcuni obiettori di coscienza al servizio militare.
E' stato celebrato, in violazione di alcune norme internazionali sull'equità processuale, un processo contro 138 persone catturate durante arresti di massa nel 1994 e nel 1995 e accusate di essere fiancheggiatori dei gruppi armati di opposizione algerini e incriminati per "associazione a delinquere (...) a fini terroristici".
Sono inoltre pervenute denunce di maltrattamenti e di uso eccessivo della forza da parte di agenti delle forze dell'ordine e di maltrattamenti da parte di guardie carcerarie, soprattutto nei confronti di detenuti extracomunitari e di richiedenti asilo o stranieri privi di documenti. Pare poi che alcune persone, trattenute da diversi anni in un regime di detenzione preventiva, siano state sottoposte a prolungati periodi di isolamento.

Germania

Il 28 maggio 1999 un uomo sudanese richiedente asilo è morto all'aeroporto di Francoforte durante le operazioni di espulsione. Amnesty ha espresso la preoccupazione che la causa della morte dell'uomo possa essere stata conseguenza diretta o indiretta del trattamento riservatogli dagli agenti della polizia di frontiera tedesca e ha ricordato che già nel 1994 un richiedente asilo nigeriano morì all'aeroporto di Francoforte durante un'espulsione forzata.
Nel maggio 1998 la Commissione Onu contro la tortura ha esaminato il secondo rapporto periodico della Germania esprimendo preoccupazione per il gran numero di denunce di maltrattamenti, verificatisi soprattutto durante le fasi dell'arresto, e per le conclusioni di una relazione ufficiale da cui è emerso che gli abusi compiuti dalla polizia nei confronti degli stranieri erano "ben più numerosi di pochi casi isolati". Altro tema di preoccupazione della Commissione è l'applicazione a tempo indeterminato di alcune misure giuridiche che, in certe circostanze, permettono la riduzione, discrezionale ma significativa, delle garanzie legali di chi viene trattenuto dalla polizia. Con preoccupazione crescente, la Commissione ha sottolineato come sia estremamente bassa la percentuale di procedimenti legali e condanne in seguito alle denunce di maltrattamenti della polizia, soprattutto ai danni di stranieri. Inoltre, la legislazione dovrebbe essere emendata per garantire che in nessun caso le prove estorte con l'uso della tortura siano ammissibili in tribunale. La Commissione ha raccomandato anche che siano istituiti corsi di formazione obbligatori, destinati agli agenti delle forze dell'ordine, sui diritti umani e sulle situazioni di conflitto, con particolare attenzione alle minoranze etniche. Ha chiesto inoltre che la Germania prosegua gli sforzi per garantire che, fin dall'inizio del periodo di custodia, ogni detenuto riceva un modulo che lo informi dei suoi diritti, scritto in una lingua a lui comprensibile.
Vi sono state inoltre ulteriori denunce di maltrattamenti da parte della polizia ai danni di cittadini stranieri, in particolare richiedenti asilo e appartenenti a minoranze etniche.

Grecia

Nel mese di gennaio è entrata in vigore la legge 2510/97 sulla coscrizione obbligatoria. Sebbene essa preveda per la prima volta un'alternativa civile al servizio militare, alcune delle sue norme - come ad esempio la lunghezza punitiva del servizio civile alternativo - sono contrarie agli standard e alle raccomandazioni internazionali.
In settembre la Grecia ha ratificato il protocollo n. 6 della "Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali", che prevede l'abolizione della pena di morte.
Sono continuati i processi contro 10 persone perseguite per avere esercitato pacificamente il proprio diritto alla libertà di espressione e di culto. Nel corso dell'anno sono pervenute ulteriori denunce di maltrattamenti da parte della polizia, tra cui quelle di membri di minoranze etniche. A quanto pare i prigionieri sono detenuti in pessime condizioni, tra cui insufficienza di luce naturale, mancanza di esercizio fisico, attrezzature igieniche inadeguate, accesso fortemente limitato ai servizi sanitari e restrizione delle visite. In agosto 12 detenuti extraeuropei che avevano già scontato la pena o non erano mai stati accusati di alcun reato sembra siano stati detenuti per lunghi periodi in queste condizioni, in attesa dell'espulsione verso i Paesi d'origine. Sono pervenute notizie di un eccessivo uso della forza da parte dei poliziotti.

Irlanda

In aprile il governo ha firmato l'accordo multilaterale sul futuro dell'Irlanda del Nord. L'accordo conteneva anche proposte per la creazione di meccanismi di promozione e protezione dei diritti umani e comprendeva l'impegno a rivedere la legislazione di emergenza. I nuovi decreti di emergenza emanati in settembre violano gli standard internazionali. L'emendamento 1998 alla legge per i crimini contro lo Stato è stato approvato sull'onda dell'esplosione di Omagh, nell'Ulster, che ha provocato la morte di 29 persone. Nei processi relativi ad alcuni reati, tra cui l'appartenenza a organizzazioni illegali, la nuova legge permette ai tribunali di trarre conclusioni di colpevolezza se un sospetto esercita il proprio diritto a restare in silenzio durante gli interrogatori della polizia (vedi Gran Bretagna). Numerosi richiedenti asilo sono stati espulsi in base a procedure che non garantiscono un esame equo e completo di tutte le domande. Amnesty ha continuato a sollecitare il governo ad applicare interamente la legge sui rifugiati del 1996 e garantire che tutti i richiedenti asilo, compresi quelli che giungono in Irlanda dopo aver attraversato altri Paesi dell'Unione europea, possano contare su un esame esauriente ed equo della loro richiesta.

Italia

In luglio la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha valutato il quarto rapporto periodico dell'Italia e ha rimarcato i continui ritardi nell'introduzione nel Codice Penale del reato di tortura, così "come definito dalla normativa internazionale". Ha espresso nuovamente preoccupazione per "l'inadeguatezza delle sanzioni" previste nei confronti degli agenti delle forze di sicurezza e della polizia carceraria "che abusino dei propri poteri". Ha espresso inoltre preoccupazione per il "grave problema" del sovraffollamento delle carceri ed ha chiesto che vengano adottate misure urgenti per porvi rimedio. I procedimenti giudiziari relativi a presunte torture e maltrattamenti a danno di detenuti per mano di agenti della polizia carceraria e delle forze dell'ordine sono stati spesso soggetti a lunghi ritardi. Alla fine dell'anno non si erano ancora conclusi, ad esempio, i processi a carico di oltre 60 agenti della polizia carceraria in relazione a presunti maltrattamenti sistematici ai danni dei detenuti del carcere di Secondigliano negli anni 1992 e 1993. Tre prigionieri politici (Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, membri di spicco del disciolto gruppo extraparlamentare di sinistra Lotta Continua) continuano a scontare pene detentive comminate nel 1997 al termine di processi forse iniqui. Nel corso dell'anno Amnesty International ha espresso più volte preoccupazione per l'eccessiva lunghezza e complessità dei procedimenti giudiziari e per molti altri aspetti che rendono assai dubbia la loro equità.
In dicembre Amnesty ha scritto al Presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, esprimendo soddisfazione per la decisione del governo di non estradare Abdullah Öcalan in Turchia dove avrebbe potuto subire una condanna a morte (cosa verificatasi nel 1999, ndr.) oppure essere a rischio di subire torture o maltrattamenti. Tuttavia, Amnesty International ha sottolineato come sia essenziale che gli Stati adempiano alla normativa umanitaria internazionale cercando i mezzi idonei per condurre di fronte alla giustizia le persone che abbiano violato direttamente tali norme oppure che abbiano ordinato ad altri di farlo attraverso la normale catena gerarchica.

Portogallo

Nel mese di gennaio, il presidente Jorge Sampaio, riferendosi, tra l'altro, al grave sovraffollamento e alla lunghezza della detenzione preventiva, ha descritto la situazione delle carceri portoghesi come un "vero scandalo nazionale". Poco dopo gli ha fatto eco la Commissione europea per la prevenzione della tortura e di trattamenti o punizioni inumani o degradanti che, sempre in gennaio, ha pubblicato un rapporto molto critico verso i maltrattamenti e le condizioni antigieniche della prigione di Oporto che aveva visitato nel 1996. La Commissione ha riferito le numerosissime denunce presentate dai detenuti per i maltrattamenti fisici loro inferti dalle guardie carcerarie, tra cui colpi con manganelli, pugni, calci e pestaggi notturni. La Commissione ha anche espresso preoccupazione per il clima di violenza e di intimidazione tra gli stessi detenuti e per l'abitudine di affidare molti compiti a un piccolo numero di detenuti privilegiati conosciuta come faxina, pratica che potrebbe rafforzare lo sfruttamento di altri prigionieri.
Molto diffuse sono state le denunce di gravi maltrattamenti compiuti da guardie carcerarie e di condizioni di detenzione crudeli, inumane e degradanti e sono proseguite inchieste giudiziarie in merito alle denunce di maltrattamenti e decessi avvenuti in passato durante la custodia di polizia.

Gran Bretagna

In conformità a quanto stabilito nell'accordo multilaterale sul futuro dell'Irlanda del Nord, è stata insediata una Commissione indipendente per le operazioni di polizia in Nord Irlanda, il cui compito è indicare quali riforme intraprendere per garantire che l'operato della polizia sia equo e imparziale e che le varie forze dell'ordine siano tenute a renderne conto. Nei suoi primi mesi di attività ha iniziato la revisione del sistema di giustizia penale e ha approvato il rilascio di circa 230 persone condannate a periodi detentivi ai sensi della legislazione di emergenza vigente. I detenuti rilasciati sono tutti collegati a gruppi politici armati che hanno dichiarato e mantenuto il "cessate il fuoco".
Prima e dopo la firma dell'accordo, in Ulster le violenze sono comunque continuate. Tre fratelli, di 8, 9 e 10 anni, sono stati uccisi dall'esplosione di una bomba che ha distrutto la loro casa a Ballymoney; sebbene non vi siano state rivendicazioni, la responsabilità dell'attentato pare sia stata attribuita a gruppi lealisti. Nel mese di agosto la Real IRA, un gruppo armato repubblicano contrario all'accordo multilaterale, ha rivendicato l'esplosione di un ordigno che ha provocato 29 morti e centinaia di feriti nella cittadina di Omagh. La forte condanna pubblica seguita all'attentato ha spinto la Real IRA ad annunciare la cessazione di qualunque attività militare.
In conseguenza dell'attentato di Omagh, il governo si è affrettato a introdurre ulteriori provvedimenti di emergenza. La legge sulla giustizia penale (terrorismo e cospirazione) 1998, approvata in settembre, conteneva misure che il governo stesso ha definito "draconiane". Tra esse si segnala la possibilità di non tenere conto delle norme che regolano la presentazione di prove giudiziarie, consentendo di perseguire i sospetti appartenenti a organizzazioni clandestine con le semplici dichiarazioni di alti funzionari della polizia.
Nel mese di ottobre l'ex presidente e generale cileno Augusto Pinochet è stato arrestato in Inghilterra su richiesta della Spagna. In novembre è stata promulgata la Legge sui diritti umani, che ha incorporato nella legislazione britannica la maggior parte delle norme previste dalla "Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali". Sono continuate a pervenire denunce di violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni in circostanze non chiarite, decessi durante la custodia, maltrattamenti da parte della polizia e all'interno delle carceri, detenzione in condizioni crudeli, inumane o degradanti.
Nel mese di novembre la Commissione Onu contro la tortura ha espresso preoccupazione per il numero di decessi durante la custodia di polizia in Irlanda del Nord e l'evidente incapacità dello Stato di istituire efficaci metodi indagatori per esaminare le denunce di abusi compiuti dalla polizia o dalle autorità carcerarie.
Sono state aperte indagini di polizia in seguito alle denunce, presentate in marzo, sugli abusi ampi e sistematici ai quali gli agenti di custodia sottopongono i detenuti del carcere londinese di Wormwood Scrubs.
Migliaia di richiedenti asilo sono stati detenuti, inclusi bambini, in attesa dell'esito della loro domanda.
A beneficio della Commissione Onu contro la tortura, Amnesty International ha pubblicato un rapporto che sottolinea il problema dei decessi in custodia, delle condizioni carcerarie crudeli, inumane o degradanti, dei maltrattamenti nelle carceri e nei centri di detenzione per i rifugiati, nonché l'atteggiamento discriminatorio delle forze dell'ordine.

Spagna

Nel rapporto annuale al Parlamento, reso noto in maggio, il difensore civico ha criticato la direzione generale degli istituti di pena per non essersi dimostrata in grado di assumere misure disciplinari sufficientemente rigorose nei confronti delle guardie carcerarie indagate per casi di decesso o maltrattamenti di prigionieri.
Sono proseguite le indagini giudiziarie in merito alla "guerra sporca" condotta negli anni '80 contro il gruppo armato basco dell'ETA da parte dei Gruppi antiterroristi di liberazione (GAL).
Nel mese di settembre l'ETA ha dichiarato un "cessate il fuoco" a tempo indeterminato. In ottobre l'ex capo dello Stato cileno, Augusto Pinochet, è stato arrestato a Londra sulla base di una commissione rogatoria chiesta da un giudice del tribunale nazionale spagnolo per le accuse di tentato omicidio, tortura, collusione per tortura, cattura di ostaggi e collusione con la cattura di ostaggi. Nel mese di maggio si è aperto dinanzi alla corte suprema il primo processo per i crimini commessi dal GAL durante gli anni '80. In luglio l'ex ministro dell'interno José Barrionuevo e l'ex segretario per la sicurezza dello stato Rafael Vera sono stati condannati a dieci anni di carcere e altri dieci accusati, tra cui l'ex governatore civile di Vizcaya e numerosi alti ufficiali della polizia, sono stati condannati a periodi di detenzione variabili. Tuttavia, in dicembre, dietro raccomandazione della seconda sezione della corte suprema, il Consiglio dei ministri ha concesso un indulto parziale pari a due terzi della pena a 10 dei 12 condannati.
Vi sono state nuove denunce di tortura durante la detenzione in incommunicado di presunti esponenti o sostenitori dell'ETA. Le denunce fanno riferimento alla tecnica del parziale soffocamento con borse di plastica, conosciuta come la bolsa. Sono stati riferiti anche abusi di natura razziale compiuti da agenti delle forze dell'ordine, pestaggi sistematici e detenzione prolungata in isolamento (in alcuni casi fino a tre anni) nelle sezioni di massima sicurezza di alcune carceri, per effetto di uno speciale regime di sorveglianza dei detenuti (Casellario dei detenuti sottoposti a sorveglianza speciale). Alcuni agenti accusati di aver praticato torture sono stati processati e condannati, spesso con grande ritardo, ma in molti casi le condanne sono rimaste soltanto sulla carta.
Prima di dichiarare il "cessate il fuoco" a tempo indeterminato, l'ETA si è ancora resa responsabile di violazioni dei diritti umani, tra cui l'omicidio di alcuni esponenti politici.

Svezia

In novembre il governo ha reso note le conclusioni e le raccomandazioni dell'inchiesta del Cancelliere di Giustizia sulle procedure da seguire in caso di decessi durante il periodo di custodia (uno dei quali avvenuto nel 1995). Il Cancelliere ha affermato che, durante l'inchiesta, ha rilevato casi in cui la condotta della polizia nei confronti dei detenuti era inaccettabile. Nel mese di febbraio, la Commissione europea per la prevenzione della tortura ha compiuto la seconda visita periodica ai centri detentivi della polizia e alle carceri svedesi, ma alla fine dell'anno le risultanze della visita e le raccomandazioni della Commissione non erano ancora state pubblicate.
In merito alle denunce presentate da quattro richiedenti asilo provenienti da Iran, Iraq e Turchia, ai quali era stato rifiutato asilo in Svezia, il Comitato Onu contro la tortura ha concluso che le decisioni delle autorità svedesi in merito ai loro casi hanno violato gli obblighi assunti dalla Svezia come firmataria della "Convenzione contro la tortura" che vieta l'espulsione o il respingimento di un individuo verso un altro Stato quando vi siano ragionevoli motivi per ritenere che egli corra il pericolo di essere sottoposto a tortura.


Droghe: un appello ai nuovi europarlamentari

Pubblichiamo di seguito un appello con il quale il Forum droghe sollecita i neoeletti parlamentari europei ad impegnarsi per la promozione e la realizzazione di politiche europee improntate sempre più su concreti interventi sociali e sanitari e sempre meno sulla criminalizzazione dei consumatori. L'appello, promosso dal Forum droghe, è stato sottoscritto da molte personalità (tra le quali Andrea Gallo, Luigi Ferraioli, Luigi Ciotti, Franco Maisto) e da numerosi candidati alle elezioni europee, dei quali circa venti sono stati eletti e porteranno queste proposte nell'aula di Strasburgo.

I Paesi d'Europa pagano ogni giorno i guasti economici, sociali ed umani conseguenti ad una politica sulle droghe largamente basata sull'approccio repressivo dettato a livello mondiale dalle convenzioni Onu: basti pensare che nelle prigioni europee oltre la metà dei detenuti sono stati condannati per reati di violazione delle legislazioni sugli stupefacenti o connessi alla droga. A fronte di tutto ciò nessun risultato concreto è stato raggiunto nel limitare la disponibilità di droga sul mercato illegale, anzi, a detta dello stesso ultimo rapporto mondiale delle Nazioni Unite, le coltivazioni e il traffico internazionale si stanno estendendo.

L'occasione delle elezioni del nuovo Parlamento europeo può rappresentare un punto di svolta per la ricerca di nuove politiche fondate su un approccio più tollerante ed umanitario, rafforzando le politiche sanitarie e sociali, e limitando al contempo il ricorso al diritto penale e al carcere.
In alcuni Paesi europei già si persegue o si inizia a perseguire un indirizzo di tal genere. Soprattutto per iniziativa delle municipalità, si sono avviate politiche di riduzione del danno, per contenere i rischi per la salute, nonché i rischi sociali legati alla clandestinità e all'illegalità, sia per i consumatori che per la collettività nel suo insieme. Su questa strada si vanno estendendo le sperimentazioni su basi scientifiche, come la somministrazione controllata di eroina, che in Svizzera ha conseguito risultati incoraggianti. Del resto, lo stesso Parlamento europeo aveva già affermato, in una sua risoluzione, che le politiche repressive non hanno contribuito alla risoluzione del problema delle droghe e recentemente, nell'ottobre del 1998, ha approvato una raccomandazione (vedi Euronote n. 15/98, pag. 4) che valorizza le esperienze di sperimentazione basate su un "approccio pragmatico". Ma è ancora troppo poco. Pur mantenendo il principio irrinunciabile delle autonomie nazionali e regionali, è ormai tempo che il vasto patrimonio di sperimentazioni locali possa trasformarsi in indirizzi certi delle politiche europee, dei singoli Stati e dell'Unione nel suo complesso; e che l'Europa intraprenda anche in sede internazionale una battaglia politica di riforma delle politiche sulla droga.

Ci rivolgiamo perciò ai neoeletti europarlamentari perché si impegnino a sostenere nel Parlamento europeo le seguenti linee:
* Ridurre l'area d'intervento della legge penale, quale premessa indispensabile per il rilancio degli interventi sociali e sanitari, attraverso la depenalizzazione della detenzione finalizzata all'uso personale e del consumo di tutte le droghe e la distinzione del trattamento legale delle diverse droghe, decriminalizzando o legalizzando la cannabis; autorizzando comunque da subito la sua utilizzazione a scopo medico.
* Potenziare, anche con opportuni investimenti di risorse economiche, le politiche di riduzione del danno, offrendo ai consumatori strumenti di integrazione e sostegno sociale e riconoscendoli come cittadini portatori a pieno titolo di tutti i diritti; promuovere senza pregiudizi la sperimentazione a tutto campo, compresi i programmi di somministrazione controllata di eroina verso parti mirate di popolazione tossicodipendente.
* Sostenere una riforma delle convenzioni Onu che permetta ai singoli Stati e all'Europa di intraprendere politiche più flessibili ed efficaci.

INFORMAZIONI: Forum droghe, tel. 06 67604453, fax 06 67602362 *

LA SVIZZERA FAVOREVOLE ALL'EROINA TERAPEUTICA

Il 13 giugno scorso, mentre i cittadini dei 15 Stati membri dell'Ue votavano per il rinnovo del Parlamento europeo, in Svizzera, Paese europeo ma non membro dell'Unione, la popolazione è stata chiamata ad esprimersi su una serie di referendum, tra i quali uno molto importante in materia di politiche sulle tossicodipendenze. Con una percentuale del 54,5% i cittadini elvetici hanno riconfermato il decreto federale che estende a tutti i cantoni la possibilità di attuare la somministrazione controllata di eroina, integrata con appropriate misure di sostegno sociale. Così, sulla base dei risultati sin qui ottenuti dalla sperimentazione dell'eroina terapeutica, programmi efficaci - ha ricordato la presidente della Confederazione, Ruth Dreifuss - sia per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni di salute, sia rispetto all'integrazione sociale che alla diminuzione della microcriminalità, tali pratiche sono ora sostenute anche dalla maggioranza della popolazione. I programmi elvetici di somministrazione controllata di eroina, che riguardano circa 3000 tossicodipendenti, sono seguiti con molto interesse a livello internazionale da Paesi europei come l'Olanda, la Danimarca e la Spagna e non europei come il Canada e l'Australia.


Uno spazio a vostra disposizione

4 Motori a Barcellona

Il dialogo come elemento fondamentale tra i governi e gli attori sociali ed economici nella definizione degli obiettivi e dei programmi di ripercussione sociale; la creazione di appositi gruppi di studio su politiche sociali, sviluppo economico, sostegno dello spirito d'impresa, lavoro, formazione professionale, fondi strutturali. Sono questi gli impegni fondamentali assunti a conclusione del vertice sull'occupazione nelle "4 Regioni Motore per l'Europa" tenutosi a Barcellona il 12 luglio scorso. L'incontro, primo vertice "tripartito" transregionale che ha posto al ce ntro la lotta contro la disoccupazione e l'esclusione sociale come asse prioritario di impegno, si è articolato su due sessioni di lavoro: la prima su modelli di gestione, patti per l'occupazione e politiche attive per il lavoro; la seconda su organizzazione e tempo di lavoro, nuovi filoni di occupazione, sviluppo dello spirito d'impresa. Il documento conclusivo (disponibile presso la redazione di Euronote), sottoscritto dalle Presidenze delle 4 Regioni, dai segretari generali delle Confederazioni regionali (Conc e Ugt per la Catalogna; Cgt, Cfdt e Fo-Cgt per il Rodano-Alpi; Cgil, Cisl e Uil per la Lombardia; Dgb per il Baden-Württemberg) e dai principali sindacati datoriali regionali, ha affermato l'impegno di dare continuità alla realizzazione di altri vertici con le presidenze istituzionali di turno per scambi di esperienze e per discutere argomenti quali la lotta contro la disoccupazione, la coesione sociale, il fisco, l'equilibrio territoriale o di sviluppo economico.

Seminario Cisl sui codici di condotta delle imprese

Il processo di internazionalizzazione può essere uno strumento positivo se inserito in un rinnovato sistema di regole internazionali e di impegno diretto delle imprese, per il rispetto dei diritti fondamentali nel lavoro. Il sindacato è impegnato attivamente in questo campo, ritenendo che lo sviluppo su scala internazionale sia indissolubilmente legato al riconoscimento di diritti basilari: libertà di organizzazione sindacale e di contrattazione collettiva, divieto di lavoro forzato e minorile e di ogni forma di discriminazione.
In parlamento e al tavolo di concertazione tra le parti sociali è in atto un percorso per la definizione di un codice di condotta-quadro rivolto alle imprese che si internazionalizzano.
Nel giugno scorso si è tenuto un seminario su questi temi che, oltre agli interventi sindacali italiani ed esteri, ha visto la partecipazione di aziende e associazioni imprenditoriali, dei ministeri interessati, della Commissione europea e dell'Oil.

INFORMAZIONI: Cecilia Brighi, tel. 06 84731
e-mail: cecilia_brighi@cisl.it

Annuario sociale 1999

Il Gruppo Abele ha pubblicato l'Annuario sociale 1999 (giunto al terzo anno). Il testo, di quasi 700 pagine, contiene una cronologia dettagliata dei fatti del 1998 relativa a nove grandi temi sociali (Aids, ambiente, bambini e giovani, carcere e giustizia, criminalità e mafie, droghe, immigrazione, società a disagio in Italia, conflitti e diritti nel mondo) e una parte statistica particolarmente aggiornata con oltre 350 tabelle, grafici e schede. Oltre alla situazione italiana, l'Annuario rivolge un'attenzione particolare all'Unione europea e alla situazione internazionale.

INFORMAZIONI: Ufficio Stampa e Comunicazione del Gruppo Abele, tel. 011 8142756, e-mail: abele@inrete.it

La guida "Europa in chiaro"

Il "Centro In Europa" di Genova ha realizzato, nel quadro del programma comunitario di informazione "Costruire insieme l'Europa", il progetto "Europa Giovane" grazie al contributo della Commissione europea. Il progetto ha portato alla pubblicazione di un testo con cd-rom allegato dal titolo "Europa in chiaro. Guida e strumenti per vivere l'Europa", che si propone di fornire a tutti i cittadini (soprattutto ai giovani) un orientamento nella comprensione del funzionamento dell'Unione europea così da permettere loro di essere cittadini europei più consapevoli.

INFORMAZIONI: Centro In Europa, tel. 010 2470044,
e-mail: ineuropa@euroframe.it

Formazione a Bruxelles

Nello scorso mese di giugno una delegazione della Cisl Lombardia si è recata a Bruxelles: i partecipanti provenivano in parte da un lungo percorso formativo sui temi europei (vedi Euronote 1/99 - qui Europa), in parte dal corso per nuovi dirigenti sindacali. La visita è stata una occasione per conoscere e approfondire i temi più scottanti dell'agenda europea, attraverso una serie di incontri con responsabili della Commissione: l'attualità politica e le riforme istituzionali, le politiche di bilancio e l'allargamento, i piani nazionali per l'occupazione, i programmi europei per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. La delegazione ha anche incontrato il segretario generale della Ces, alla vigilia del congresso di Helsinki, e un'assistente della Accademia sindacale europea per conoscerne programmi e attività formative. *

PROGETTO PILOTA SU INTERNET

Come annunciato sullo scorso numero di Euronote, è attivo il sito del progetto pilota Ise che contiene tutti gli ultimi numeri di Euronote, tutti gli inserti tematici, informazioni sulle attività dei partecipanti al progetto e un servizio di links a circa 300 siti di carattere europeo, istituzionali e non, sui quali si possono trovare tutte le informazioni possibili sull'Europa sociale. Basta digitare l'indirizzo:

http://www.ise-europa.it

Presidenza Ue: tocca alla Finlandia

Il 1° luglio scorso è iniziato il semestre di presidenza dell'Unione europea a guida finlandese. La Finlandia ha preso il posto della Germania che ha presieduto l'Ue nei primi sei mesi del 1999.
Il primo ministro finlandese, Paavo Lipponen, ha presentato il suo programma per la presidenza dell'Unione europea nel corso dei prossimi sei mesi, indicandone gli obiettivi principali: il consolidamento dell'Unione economica e del ruolo internazionale dell'Ue; l'allargamento ai Paesi dell'Europa centrale e orientale; la ricostituzione della stabilità in Kosovo; il miglioramento ambientale in tutta Europa; la riforma delle istituzioni ed una stretta collaborazione tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo.
Intanto, in attesa della prima seduta del nuovo Parlamento europeo, il presidente incaricato della Commissione europea, Romano Prodi, ha scelto i 19 nuovi commissari (vedi pagina due) che dovranno ora sottoporsi all'analisi e al giudizio del Parlamento prima di entrare in carica il prossimo mese di settembre.

Disoccupazione in lieve calo

Il tasso di disoccupazione della zona euro (11 Stati membri Ue) è diminuito leggermente nel mese di maggio rispetto allo scorso anno, passando dall'11% del maggio 1998 al 10,3% attuale. Per quanto riguarda invece il tasso dell'Ue (15 Stati membri), lo scorso mese di maggio era pari al 9,4% rispetto al 10,1% del maggio 1998. Secondo i dati Eurostat, il numero di disoccupati della zona euro è di circa 13,3 milioni, mentre nell'Unione a 15 è di circa 16 milioni.
I tassi più bassi sono stati rilevati in Lussemburgo (2,8%) e nei Paesi Bassi (3,3% ad aprile), seguiti dal Portogallo (4,7%), dall'Austria (4,3%) e dalla Danimarca (4,7%). Il tasso di disoccupazione della Spagna (16,2%), invece, è sempre il più elevato dell'Ue, sebbene nel corso degli ultimi 12 mesi si sia registrata una diminuzione notevole (dal 19,1% al 16,2% appunto).

Minori: adottata la Convenzione contro lo sfruttamento

Il 17 giugno scorso l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha approvato la Convenzione per l'eliminazione delle forme più intollerabili del lavoro minorile. Frutto del grande lavoro di sensibilizzazione svolto dalla marcia globale (vedi Euronote n. 14/98), che conclusasi a Ginevra il 1º giugno dello scorso anno con la Conferenza internazionale del lavoro aveva registrato la partecipazione di oltre 2 milioni di bambini in rappresentanza di 107 Paesi accompagnati dai membri di circa 6000 associazioni, la Convenzione stabilisce nuovi standard per l'immediato divieto delle peggiori forme di lavoro minorile, come tutti i tipi di sfruttamento o di pratiche simili alla schiavitù, il lavoro obbligatorio o forzato, la vendita e il traffico di bambini, la schiavitù per debiti e la servitù, l'uso di bambini nella prostituzione e nella pornografia. Inoltre, deve essere considerato illegale e quindi perseguibile ogni tipo di lavoro e di attività che possa comportare un rischio per la salute, la sicurezza e il morale dei bambini. La Convenzione adottata dovrebbe entrare in vigore nel 2000 in tutti i 174 Stati membri dell'Ilo.

Gli ultimi sondaggi europei

La questione dell'occupazione è in testa alle motivazioni di voto alle elezioni europee svoltesi lo scorso giugno, secondo un sondaggio effettuato in Germania, Belgio, Gran Bretagna, Francia e Italia. Il 41% degli svedesi è convinto che la prima causa dell'astensionismo alle elezioni europee sia la mancanza di informazione e solo il 23% ritiene che il Parlamento europeo serva gli interessi dei cittadini. Sempre per quanto riguarda la Svezia, poi, il 39% dei cittadini è a favore dell'adesione del proprio Paese alla zona euro, il 36% è contrario e il 25% è indeciso; un anno fa i voti contrari costituivano la maggioranza (51%). Altri sondaggi realizzati nelle ultime settimane in diversi Paesi europei e citati dal servizio informativo Inforapid della Commissione europea indicano che il 77% dei greci pensa che il loro Paese diventerà membro della zona euro, mentre è in netto calo la percentuale dei cittadini della Polonia favorevoli all'entrata nell'Unione europea: il 55% contro il 70% di pochi anni fa.

La salute nei futuri Paesi membri Ue

Che impatto potrebbe avere sulla salute l'allargamento dell'Unione europea ai Paesi dell'Europa centrale e orientale? Tale è la domanda posta in un documento di lavoro presentato dai servizi della Commissione al Consiglio Salute tenutosi all'inizio di giugno. In esso si può leggere che "nella maggior parte dei Paesi candidati la situazione sanitaria è peggiore che nell'Ue, alcune minacce che gravano sulla salute si fanno più pressanti". Le statistiche in materia, per esempio, di speranza di vita e di mortalità infantile sono peggiori che nell'Europa dei Quindici e l'incidenza più elevata di alcune malattie croniche sembra essere legata a una prevalenza maggiore di fattori di rischio come il tabagismo, gli squilibri alimentari e l'inquinamento ambientale. Secondo i servizi della Commissione "è indispensabile una presa di coscienza comune delle politiche, delle priorità e degli argomenti di preoccupazione per definire e attuare le strategie di adesione nel settore sanitario".

INFORMAZIONI:
http://europa.eu.int/comm/dg05/phealth/index_fr.htm
(da Inforapid 236/99)

Nuova pericolosa droga sintetica

Una nuova droga di sintesi ha fatto la sua comparsa in diversi Stati membri dell'Unione europea: la 4-MTA (4-metiltioanfetamina). Nuovo derivato dell'anfetamina e sprovvisto di virtù terapeutica evidente, questo agente psicoattivo è già all'origine di alcuni decessi (4 nel Regno Unito e 1 nei Paesi Bassi) e ospedalizzazioni dovute ad overdose (5 in Belgio e 5 nel Regno Unito). Nel quadro dello scambio di informazioni, della valutazione dei rischi e del controllo delle nuove droghe di sintesi, la Commissione ha appena proposto un'azione comune europea che mira a sottoporre questa droga a misure di controllo e sanzioni penali (che alcuni Stati membri come Germania e Svezia applicano già). Come altre droghe di sintesi recenti, questo prodotto si rivolge specificamente ai soggetti più giovani. Intanto, proprio in base alla constatazione di un aumento dell'impiego di droghe sintetiche e di un legame tra droga e delinquenza urbana, la Commissione ha proposto al Consiglio dell'Ue di adottare un nuovo piano per il periodo 2000-2004. La proposta della Commissione propone che l'Ue si prefigga cinque grandi obiettivi per il futuro: fare in modo che la lotta contro la droga resti una delle grandi priorità dell'azione interna ed esterna dell'Ue, conservare uno stesso approccio che conta sull'effetto cumulativo di una riduzione simultanea dell'offerta e della domanda, garantire la messa a disposizione di dati affidabili e comparabili sulla situazione della droga nell'Ue, promuovere la cooperazione internazionale e infine fare in modo che siano disponibili risorse sufficienti, dato che si è accordata priorità assoluta alla prevenzione.
(da Inforapid 237/99)

Eurodac: impronte digitali per i richiedenti asilo

Nel quadro della strategia di controllo dei richiedenti asilo in Europa, la Commissione europea ha proposto al Consiglio dell'Ue un regolamento che istituisce un sistema comunitario per il raffronto delle impronti digitali dei richiedenti asilo, delle persone che varcano irregolarmente una frontiera esterna di uno Stato membro e, in alcune circostanze, delle persone che si trovano illegalmente sul territorio di uno Stato membro. Si tratta del sistema "Eurodac", la cui messa in atto è prevista nella Convenzione di Dublino (1990) relativa alla determinazione dello Stato membro responsabile dell'esame di una domanda di asilo. Il sistema di raccolta delle impronte digitali prevede la creazione di un'unità centrale in cui verrebbero memorizzati tutti questi dati al fine di evitare che le stesse pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato vengano ripetute in più Stati membri. Eurodac è il primo strumento comunitario che la Commissione presenta in materia di asilo, ai sensi del titolo IV del Trattato di Amsterdam.

Piani nazionali per l'occupazione: in arrivo raccomandazioni?

La Commissione europea ha iniziato l'esame dei piani di azione nazionali per l'occupazione 1999 che le sono stati sottoposti dai quindici Stati membri. I risultati della valutazione saranno presentati nel progetto di rapporto congiunto sull'occupazione all'inizio di settembre. Tale procedura è prevista dal "processo di Lussemburgo", che mira a coordinare la strategia europea per l'occupazione sulla base delle linee direttive e dei piani di azione nazionali secondo quattro assi: inserimento professionale, spirito di impresa, adattamento delle imprese e dei lavoratori e parità delle opportunità. Secondo la Commissione, quest'anno sarà intensificata la "valutazione da parte dei pari" e i risultati ottenuti da ogni Stato membro saranno esaminati in modo molto più approfondito dagli altri Stati membri. L'esecutivo europeo non esclude poi di poter rivolgere delle raccomandazioni agli Stati membri in materia di occupazione, pratica questa prevista dal Trattato di Amsterdam (art. 128). Così, in base alle debolezze riscontrate nei piani dello scorso anno, la Commissione potrebbe chiedere, ad esempio, se Paesi come la Grecia, l'Italia e i Paesi Bassi hanno completamente adottato l'approccio preventivo in relazione alla disoccupazione dei giovani e alla disoccupazione di lunga durata; se la dimensione regionale e locale dei piani di azione nazionali è stata rafforzata in Paesi come il Regno Unito e la Germania; o se il calendario legislativo riguardante la parità delle opportunità in Paesi come la Francia e l'Irlanda ha condotto a programmi e misure pratiche. Tali raccomandazioni "non dovrebbero essere considerate un tipo di sanzione", sottolinea in una nota la Commissione, ma l'occasione di compiere progressi più decisivi.
(da Inforapid 229 e 230/99)

Il Consiglio Agricoltura non vieta le farine animali

In seguito al caso della contaminazione da diossina della catena alimentare in Belgio, il Consiglio dei ministri europei dell'Agricoltura, riunitosi il 14 e il 15 giugno scorsi, è stato dedicato in particolare alla questione della sicurezza alimentare. I quindici ministri si sono pronunciati a favore di un rafforzamento della legislazione europea, di un "riesame critico della problematica delle farine animali e degli scarti di animali e della normativa comunitaria relativa all'eliminazione degli animali morti", ma senza spingersi fino a chiederne il divieto puro e semplice, come desideravano alcuni Stati membri. Il Consiglio ha inoltre chiesto alla Commissione di esaminare l'idea di creare un'istanza europea di controllo dei prodotti alimentari.
(da Inforapid 232/99)

In crisi il progetto della "Società europea"

L'ultima riunione del Consiglio Affari sociali, che teoricamente doveva svolgersi il 22 giugno, è stata annullata su iniziativa della presidenza tedesca dell'Ue. L'unico punto iscritto all'ordine del giorno di questa sessione riguardava il dossier delicato della "Società europea" e del suo risvolto sociale. Il 25 maggio scorso il Consiglio Lavoro - Affari sociali ha tentato di raggiungere un accordo sulla questione, ma l'unanimità richiesta per l'adozione di questo progetto non è stata ottenuta per poco (14 voti contro 1). La Spagna, infatti, ha mantenuto la sua opposizione alla questione della partecipazione dei lavoratori nella società europea, rifiutando la possibilità che, in caso di fusione di società, una percentuale di lavoratori inferiore al 50% possa imporre un sistema di cogestione agli altri lavoratori che costituiscono una maggioranza. Poiché non sembra possibile raggiungere un compromesso, la presidenza ha deciso di annullare la sessione "abbandonando ogni speranza di successo". Dopo circa 29 anni di attesa, dal momento che la prima proposta della Commissione risale al 1970 ed è poi stata rinnovata nel 1989 e nel 1991, "questo dossier sembra definitivamente morto", ha concluso il portavoce del commissario Flynn.
(da Inforapid 238/99)

Una comunicazione sul riconoscimento reciproco

Secondo il principio del riconoscimento reciproco ogni Stato membro dell'Unione europea ha l'obbligo di accettare sul suo territorio i prodotti legalmente fabbricati e commercializzati e i servizi legalmente prestati negli altri Stati membri. Sono previste delle eccezioni solo nei casi in cui ciò costituisca un pericolo per la sicurezza pubblica, la salute o l'ambiente. Questo principio è fondamentale nel funzionamento del mercato unico europeo e particolarmente nei settori che non sono stati oggetto di una misura di armonizzazione a livello comunitario. È per migliorarne l'applicazione che la Commissione europea ha da poco adottato una comunicazione in cui specifica come migliorare la sorveglianza dell'applicazione del riconoscimento reciproco, spiegare meglio questo principio agli operatori economici, migliorare l'applicazione del principio da parte delle amministrazioni nazionali e gestire i casi di infrazione.
(da Inforapid 227/99)

Commissione e Ong sociali a confronto

La Direzione Generale V (Affari sociali e Occupazione) della Commissione europea e la Piattaforma europea delle organizzazioni non governative (Ong) del settore sociale si sono incontrate il 2 giugno scorso per esaminare lo stato del dialogo tra l'esecutivo comunitario e la società civile. Questo dialogo, considerato "precursore" dai partecipanti, dovrebbe essere oggetto, secondo la Piattaforma delle Ong, di una disposizione legale nel Trattato. Nel corso dell'incontro è stato anche preso in considerazione il problema del finanziamento delle Ong di dimensione europea. I partecipanti si sono lasciati decidendo di cooperare soprattutto sulle questioni di occupazione, sulla dimensione "uomini/donne" nelle politiche e sulla lotta contro la discriminazione, in vista della prossima riunione che si terrà nel gennaio 2000.

INFORMAZIONI:
http://europa.eu.int/comm/dg05/soc-prot/civilsoc/news
(da Inforapid 231/99)

Handicap: studio sull'occupazione

Le parti sociali europee (Ces, Ceep e Unice) hanno pubblicato uno studio sull'occupazione dei lavoratori con handicap in Europa. Quest'analisi di 76 pagine, realizzata in cooperazione con la Commissione europea, copre i settori pubblici e privati, fornisce informazioni su esempi concreti d'assunzione, d'occupazione e di formazione delle persone disabili nei Paesi dell'Unione, e raccoglie un certo numero di misure legislative per i lavoratori handicappati in ogni Paese dell'Unione europea. Sempre in tema di handicap, poi, nel quadro del progetto del Patto europeo per l'occupazione il Consiglio Lavoro e Affari sociali ha raggiunto un accordo politico su una risoluzione che riguarda la parità delle opportunità delle persone minorate a livello professionale. Questa risoluzione fa riferimento alla strategia europea per l'occupazione e ai piani di azione nazionali attuati in seguito alle linee direttive per l'occupazione.

Tre proposte contro le discriminazioni

Le Ong europee che operano nel settore sociale sono state invitate dalla Commissione a discutere tre documenti che mirano ad attuare l'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, secondo il quale "(...) il Consiglio, che delibera all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare le misure necessarie per combattere ogni discriminazione fondata su sesso, razza od origine etnica, religione o convinzioni, handicap, età od orientamento sessuale". Le proposte della Commissione sono relative ad un progetto di direttiva contro la discriminazione sul mercato del lavoro, una proposta di direttiva contro le discriminazioni basate sulla razza o sull'origine etnica e un progetto di programma quadro per la lotta contro le discriminazioni, che dovrebbe sostenere gli sforzi degli Stati membri e promuovere la partecipazione attiva delle popolazioni interessate, compresa la società civile, nello sviluppo politico.

appello per la lotta alla povertà

Il movimento internazionale di lotta contro la miseria e la grande povertà, ATD Quarto Mondo, ha lanciato un appello in occasione delle elezioni europee affinché i neoeletti europarlamentari facciano della lotta contro la povertà una priorità per l'Europa. L'organizzazione chiede inoltre di promuovere l'attuazione di "linee direttive" per la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale in Europa, sul modello delle linee direttive adottate dai Quindici nel quadro della lotta contro la disoccupazione. Viene richiesto inoltre un rafforzamento del partenariato tra il Parlamento europeo e i cittadini più poveri tramite udienze, consultazioni, ecc. L'esclusione sociale tocca, secondo le ultime statistiche europee disponibili, non meno di 57 milioni di persone nell'ex Europa dei Dodici (cioè l'Ue senza la Svezia, la Finlandia e l'Austria).

INFORMAZIONI: ATD Quarto Mondo (Delegazione presso l'Unione europea), 12 avenue Victor Jacobs, B-1040 Bruxelles, Belgio. tel. +32 2 6479900, fax +32 2 6407384, e-mail: atd.bruxelles@skynet.be
(da Inforapid 209/99)

ERRATA CORRIGE:

Una verifica approfondita ci ha portato a scoprire che 13 dei quasi 300 indirizzi di siti Internet pubblicati nell'inserto "L'Europa in rete" dello scorso numero di Euronote (n. 3/99) e inseriti sul sito del progetto pilota sono cambiati o non più attivi. Ce ne scusiamo con i lettori pubblicando di seguito l'aggiornamento degli indirizzi, ricordando che tale aggiornamento è già stato effettuato sul sito ufficiale del progetto pilota.

* http://europarl.eu.int nuovo indirizzo: http://www.europarl.eu.int
* http://www.arci.agora.stm.it nuovo indirizzo: http://www.arci.it
* http://www.cgil.lomb.it indirizzo esatto: http://www.lomb.cgil.it/
* http://www.keva.fi/english.htm indirizzo esatto: http://www.keva.fi/kevaengl/introduction/index.htm
* http://www.mail.nsm.it/xfiles/drugpage.htm non esiste più
* http://www.vn.fi/stm/english/index.html nuovo indirizzo: http://www.vn.fi/stm/english/
* http://www.vol.it/html/Lila nuovo indirizzo: http://www.ecn.org/lila/
* http://europa.eu.int/en/comm/euratom.html nuovo sito non individuato.
* http://www.cisl.como.it/ nuovo indirizzo: http://cislcomo.ust.it/
* http://www.eib.eu.int/ nuovo indirizzo: http://www.eib.org/index.htm
* http://www.europa.eu.int/eurofocus nuovo indirizzo: http://www.europa.eu.int/comm/dg10/eurofocus/index_it.html
* http://www.hyperreal.org/drugs/fags/resources.html cancellato dal sito.
* http://www.regione.piemonte.it... la pagina è stata trasferita a: http://www.regione.piemonte.it/consiglio/index.htm#/consiglio/notiziari/euroregione/index.htm


" BANDO DI GARA "

Oggetto: sovvenzione di azioni intese a rafforzare la cooperazione transnazionale dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro in materia di informazione, consultazione e di partecipazione nelle imprese operanti in più Stati membri (linea di bilancio B3-4003).

Obiettivi: rafforzamento della cooperazione transnazionale in materia d'informazione e di consultazione; aiuto all'istituzione di organi d'informazione e di consultazione nelle imprese di dimensione comunitaria; cooperazione tra rappresentanti dei lavoratori e datori di lavoro per garantire un'informazione e una consultazione corrette di dipendenti a tutti i livelli dell'impresa o del gruppo di imprese; ulteriore sviluppo dei temi della comunicazione della Commissione in materia d'informazione e di consultazione dei lavoratori; scambio di esperienze per la preparazione della partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori agli organi decisionali della società europea; azioni innovatrici connesse alla prevenzione e alla composizione di controversie in seno a imprese multinazionali, in particolare quando queste controversie hanno luogo nel contesto della ristrutturazione di un intero gruppo.

Azioni ammissibili: formazione degli attori dell'informazione e della consultazione; scambio d'informazioni e di esperienze nel campo dell'informazione, della consultazione e della partecipazione nelle imprese o nei gruppi di imprese; azioni innovatrici connesse alla prevenzione e alla composizione delle controversie di lavoro in caso di ristrutturazioni di imprese.

Scadenza: 1º ottobre 1999.

Budget: l'autorità di bilancio ha fissato l'importo della linea B3-4003 a 5 milioni di euro per il 1999. La sovvenzione non copre la totalità del costo del progetto. Al promotore è chiesto un cofinanziamento di un importo minimo del 20% del costo totale dell'operazione.

Istituzione competente: Commissione europea DG V, Unità D/2, Rue Joseph II, 37 - 4/20, B - 1049 Bruxelles.

Informazioni: una guida e un formulario sono a disposizione dei promotori: per posta all'indirizzo dell'istituzione competente; per fax al n. 0032 2 2990898; tramite e-mail all'indirizzo b3-4003@bxl.dg5.cec.be; su Internet all'interno del sito: http://europa.eu.int/comm/dg05/tender_fr.htm


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Aggiornato il: 04 October 1999