motivazioni burocratiche

I sospetti sul fatto che la guerra anglo-americana all'Iraq non venisse fatta per le armi di distruzione di massa in possesso del regime iracheno ma piuttosto per ragioni geopolitiche erano fondati. A onor del vero, pochi erano i dubbi in proposito da parte dei milioni di "sospettosi" in tutto il mondo, ma ora giungono le dichiarazioni ufficiali. Così, veniamo a sapere dal vicesegretario alla Difesa statunitense, quel Paul Wolfowitz noto anche per essere stato l'ideatore della "dottrina" della "guerra preventiva", che quella delle armi di distruzione di massa «non è mai stata la ragione principale della guerra» all'Iraq, era semplicemente una «motivazione burocratica» utilizzata allo scopo di «mettere tutti d'accordo» (intervista a "Vanity Fair"). A poche ore di distanza, un funzionario dei servizi segreti britannici ha dichiarato alla Bbc che il dossier presentato nel settembre 2002 dal governo di Tony Blair sugli armamenti iracheni (documento che spacciava come recenti dati copiati da una tesi di laurea riguardante le armi irachene fino al 1990) conteneva «prove inserite contro la nostra volontà perché non verificate». Le migliaia di vittime del conflitto, l'opinione pubblica mondiale mobilitatasi per mesi, i governi di mezzo mondo e l'Onu ridicolizzato saranno senz'altro soddisfatti di sapere che sono (siamo) stati raggirati per motivi «burocratici». Le stesse motivazioni che portano i G8 a proclamare da anni il loro impegno nella lotta alla povertà, alla fame e alle pandemie mondiali, com'è stato confermato al Vertice di Evian nei giorni 1-3 giugno scorsi: non importa se poi tali promesse vengono puntualmente disattese sulla pelle di milioni di persone, l'importante è che mettano tutti d'accordo. Il fatto che personalità politiche con una simile credibilità si dicano pronte ad affrontare l'infinita e intricatissima questione israleo-palestinese non può che destare grande preoccupazione. Così come c'è da augurarsi che il trattato costituzionale europeo in via di definizione, e gli inevitabili compromessi sulla base dei quali verrà sancito, non si basino solo su "motivazioni burocratiche" ma piuttosto su sentimenti che intendono realmente garantire e salvaguardare i diritti dei cittadini. I presupposti non sono stati ottimali, dal momento che il progetto di testo presentato dal Presidium alla Convenzione lo scorso 24 maggio (cui dedichiamo l'inserto centrale) ha scatenato numerose discussioni e polemiche. Il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, l'ha definito «una delusione», considerandolo «un passo indietro» senza «visione e ambizione», bloccato dai tentativi di salvaguardare interessi di parte. «Questo è il momento in cui possiamo porre le basi per il futuro dell'Unione europea, o fallire accettando un misero compromesso» ha dichiarato il 30 maggio scorso il presidente della Commissione. Nel secondo caso sono fin d'ora immaginabili le solite "motivazioni burocratiche".


il solito, deludente G8

E' ormai evidente come gli annuali Vertici dei governanti degli 8 Paesi più ricchi, i cosiddetti G8, siano praticamente inutili sotto l'aspetto della proposta politica e rappresentino semplicemente delle vetrine utilizzate dai capi di Stato e di governo per misurare i loro rapporti di forza in ambito internazionale. L'appuntamento è caratterizzato da una copertura mediatica eccezionale, da ambienti fortificati per difendere gli 8 Grandi dalle puntuali contestazioni, da un clima semi-goliardico piuttosto arrogante alla luce dei problemi di cui gli stessi 8 dichiarano di volersi occupare: squilibri globali, fame e salute della popolazione mondiale, debito dei Paesi poveri, lotta alla povertà ecc. Così è stato anche per il G8 svoltosi ad Evian (Francia) nei giorni 1-3 giugno 2003, primo Vertice internazionale dopo la guerra anglo-americana all'Iraq e i forti contrasti diplomatici che ne erano scaturiti. I presidenti francese, Jacques Chirac, e statunitense, George W. Bush, hanno dichiarato di aver superato le difficoltà e di voler collaborare pienamente su tutti i fronti, mentre non sono stati chiesti chiarimenti al presidente Bush rispetto alle dichiarazioni rilasciate qualche giorno prima da un membro del suo governo, il vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz (tra gli inventori della dottrina della "guerra preventiva"), il quale aveva tranquillamente dichiarato in un'intervista ("Vanity Fair") che quella delle armi di distruzione di massa in possesso del regime di Baghdad era una motivazione «burocratica» e «non è mai stata la motivazione principale della guerra». Va ricordato che questa «motivazione burocratica» ha causato una guerra che ha ucciso centinaia di persone, che ha spaccato l'Onu, che ha leso il diritto internazionale e che ha portato milioni di persone a manifestare in tutto il mondo. Ora abbiamo la conferma di quanto si sospettava: cittadini iracheni, governi e opinione pubblica sono stati presi in giro dalle amministrazioni statunitense e britannica con motivazioni fasulle per interessi altri da quelli propagandati. Un fatto gravissimo, completamente ignorato dai G8 che hanno invece puntato su altri temi:

E le grandi promesse per la pace e lo sviluppo dell'Africa fatte lo scorso anno al Vertice di Kananaski? «Il continente africano sta facendo la sua parte: la pace in Angola e la soluzione delle tensione fra Etiopia ed Eritrea ne sono un esempio. Ma gli 8 "grandi" non rispettano i loro impegni. Questo Summit è un altro esempio della mancanza di responsabilità: i G8 non sono una parte affidabile nella partnership per la rinascita dell'Africa» sostiene Bimbola Akinyemi, di ActionAid Nigeria. Il fatto che i G8 non rispettano gli impegni presi coi Paesi africani e chiedono semplicemente loro di aprire ulteriormente i mercati è stato al centro del controvertice delle Ong svoltosi negli stessi giorni ad Annemasse.

Sulla questione dell'accesso alle medicine da parte dei Paesi poveri si è rimandato ancora una volta ad «una soluzione multilaterale» nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto), il cui negoziato si terrà a Cancun (Messico) dal 10 al 14 settembre prossimi. Ma secondo Médecins sans frontières si tratta sempre di «promesse vuote» sulla pelle di milioni di persone. ActionAid Nigeria, inoltre, denuncia che il "pacchetto" di 15 miliardi di dollari promesso da Bush e il miliardo di dollari l'anno dell'Ue «nascondono le pressioni del mondo ricco su quello povero, costretto, in cambio di queste promesse, ad accettare il sistema dei brevetti e, da parte degli Usa, anche gli Ogm». Molte Ong fanno notare che l'Africa Action Plan, approvato dal G8 2002 e rimasto finora sulla carta, non affronta argomenti cruciali quali la possibilità o meno di donare ai Paesi in crisi alimentare cibi Ogm (promossi dagli Stati Uniti e banditi dall'Ue) o di annullare i sussidi all'agricoltura in Europa e Usa che impediscono di fatto le esportazioni a molti Paesi africani.

Inoltre, denunciano Azione Aiuto e ActionAid Alliance, «nella migliore delle ipotesi, potremo contare su 2 miliardi di dollari all'anno aggiuntivi per il Fondo Globale per la lotta ad Hiv, tubercolosi e malaria. Il Fondo rimarrà largamente sotto finanziato: entro il 2008, mancheranno 29 miliardi di dollari per arrivare ai 42 miliardi necessari». Secondo le associazioni, circa due terzi dei 15 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni promessi dagli Usa saranno spesi unilateralmente, a beneficio delle imprese americane. Viene poi evidenziata la contraddizione relativa all'impegno del settore privato. Il Fondo è nato come una partnership pubblico-privata e le aziende hanno diritto di voto all'interno del suo Consiglio direttivo: «Ad oggi, però, il contributo delle aziende è lo 0,05% dei finanziamenti totali. Il totale delle donazioni di Eni, Statoil e Winterthur equivale a quanto donato personalmente da Kofi Annan, da D. Fernandez, da privati cittadini di Taiwan e da quanto raccolto in una partita di beneficenza del Real Madrid».


immigrazione e frontiere

La Commissione europea ha adottato il 3 giugno scorso una comunicazione del commissario europeo per la Giustizia e gli Affari interni, Antonio Vitorino, concernente lo sviluppo di una politica comune in materia di immigrazione illegale, traffico di migranti e tratta di esseri umani, frontiere esterne e rimpatrio di persone che soggiornano illegalmente nel territorio dell'Ue. La comunicazione sarà trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio in vista del Consiglio europeo di Salonicco che si terrà il 20 giugno prossimo. «C'è bisogno di una politica generosa in materia di immigrazione legale e di asilo - ha dichiarato Vitorino - ma è altresì necessario perseguire con determinazione le misure atte a garantire il controllo comune delle frontiere e la lotta contro l'immigrazione clandestina».

le proposte

La Commissione ritiene che i seguenti orientamenti dovrebbero essere considerati prioritari:

frontiere esterne

Le conclusioni del Consiglio europeo di Siviglia hanno fornito le basi per un'azione risoluta in materia di controllo alle frontiere esterne. La Commissione è del parere che le necessarie attività di pianificazione, di sostegno, di organizzazione e di valutazione delle forme di cooperazione operativa potrebbero sfociare nella realizzazione di una struttura operativa comunitaria. Tale organismo operativo potrà raggiungere la massima efficacia soltanto se riceverà le competenze e le risorse necessarie e potrebbe costituire la prima tappa verso l'istituzione di un "corpo europeo delle Guardie di frontiera".

sistema d'informazione

Lo sviluppo di un sistema comune d'informazione in materia di visti costituisce una sfida sotto l'aspetto organizzativo, tecnologico e finanziario che l'Unione e gli Stati membri dovranno affrontare nei prossimi anni. È indispensabile che il Consiglio formuli, al più tardi entro fine 2003, gli orientamenti necessari per la programmazione dello sviluppo del sistema, per la preparazione della base giuridica e per l'erogazione delle risorse finanziarie corrispondenti. Si potrebbe giungere a soluzioni armonizzate per i documenti dei cittadini di Paesi terzi, i passaporti dei cittadini dell'Ue e i sistemi d'informazione (Vis e Sis II). La Commissione proporrà idonei strumenti, a cominciare dai visti e dai permessi di soggiorno per i cittadini di Paesi terzi, per passare in seguito ai passaporti per i cittadini dell'Ue.

politica di rimpatrio

L'attuazione di una politica comune in materia di rimpatrio delle persone in soggiorno irregolare rientra in larga misura tra le competenze degli Stati membri. Tuttavia, una maggiore efficacia potrà essere raggiunta con il rafforzamento della cooperazione e con l'attuazione della cornice normativa necessaria a tale scopo, oltre all'eventuale adozione di uno specifico strumento finanziario. La Commissione invita il Consiglio a esaminare la possibilità di assegnare alla struttura operativa che sarebbe creata per il controllo delle frontiere compiti analoghi di organizzazione della cooperazione in materia di rimpatrio.

Paesi terzi

La politica comune in materia di riammissione deve essere ulteriormente sviluppata. Ciò implica la conclusione rapida e la piena attuazione degli accordi già negoziati. Per quanto riguarda i negoziati in corso, è indispensabile che la Commissione goda del sostegno politico costante degli Stati membri, e che il Consiglio manifesti un'apertura a considerare in un contesto più ampio le attese dei Paesi terzi che prendono parte a questi negoziati. Infine, la Commissione raccomanda che si proceda ad una valutazione approfondita delle priorità geografiche, che tenga conto in particolare dell'importanza del Paese terzo interessato, dello stato delle relazioni e del livello di cooperazione che intrattiene con la Comunità e i suoi Stati membri.

accompagnamento

La politica comune di lotta contro l'immigrazione illegale deve fondarsi sul rafforzamento della capacità di raccogliere, scambiare ed elaborare le informazioni. Si dovrà continuare a riflettere sul modo di integrare in una cornice coerente anche Europol. Si deve cercare di conseguire una maggiore coerenza delle azioni in materia di lotta contro il traffico di migranti clandestini e la tratta di esseri umani, coerenza alla quale la Commissione contribuirà assumendo le iniziative necessarie in base alla dichiarazione di Bruxelles, e di lotta contro il lavoro nero mediante la fissazione di obiettivi nell'ambito della strategia europea per l'occupazione e, indirettamente, l'adozione in tempi brevi della proposta di direttiva sull'ammissione nell'Ue ai fini d'occupazione.

relazione annuale

L'efficacia dell'azione comune presuppone che sia avviato un processo di regolare monitoraggio politico: la Commissione intende fin d'ora elaborare una relazione annuale come quella presente che il Consiglio potrebbe discutere e trarne le debite conclusioni ai fini dell'orientamento dell'azione comune. n


la popolazione europea

All'inizio del 2003 la popolazione complessiva dell'Unione europea ha raggiunto i 378.471.000 abitanti, contro i 377.128.000 del primo gennaio 2002; nei 12 Paesi della cosiddetta "zona euro" si è passati dai 303.923.000 abitanti dell'inizio del 2002 ai 305.053.000 del 2003.

La crescita netta nell'Unione è stata dunque di circa 1.340.000 unità, ma come rileva l'Ufficio statistico dell'Ue nella stima demografica resa nota alcuni mesi fa, il 75% circa dell'aumento della popolazione è dovuto ai flussi di immigrazione.

Nel 2002, infatti, nell'Ue si sono registrati meno nuovi nati e un maggior numero di morti. Il livello delle nascite è addirittura il più basso dal dopoguerra ad oggi (poco meno di 4 milioni), mentre i decessi complessivi sono stati circa 3,7 milioni. Il tasso di natalità medio nei quindici Stati membri si attesta a 10,6 unità per mille abitanti. La Germania (8,8), la Grecia (9,4), l'Italia e l'Austria (entrambe con 9,6) sono i Paesi che registrano i livelli più bassi, mentre Irlanda (14,8), Islanda (14,2), Francia (12,9) e Paesi Bassi (12,5) quelli con i tassi più alti. In conseguenza del calo delle nascite c'è stato un diffuso rallentamento della crescita naturale, passata da +370.000 all'inizio del 2002 a +310.000 nel gennaio 2003.

Sono quindi gli immigrati a incrementare i rallentati ritmi di crescita dei Paesi europei: per rendersene conto basta osservare che la crescita media naturale (cioè la differenza tra nati e morti) è tra i Paesi dell'Ue solo dello 0,8, ma con il 2,7 medio di saldo migratorio si registra una crescita complessiva del 3,6. Gli immigrati costituiscono dunque i tre quarti della crescita demografica degli Stati membri dell'Unione europea. L'effetto dell'immigrazione sulla popolazione è particolarmente evidente in Italia, dove il saldo naturale nel 2002 ha registrato addirittura un decremento della popolazione (-0,3), e solo l'arrivo di immigrati ha permesso di ottenere un lieve incremento della popolazione complessiva (+2,3). Situazioni simili a quella italiana si registrano anche in Germania, con una crescita netta di
-1,4 passata a +1,4 grazie al saldo migratorio, e in Grecia (-0,4 trasformatosi in +2,8). La Germania e la Spagna sono i due Stati membri a registrare secondo Eurostat i flussi migratori più rilevanti, «entrambe alla base del 22% del totale dei movimenti migratori netti all'interno dell'Ue», percentuale che raggiunge il 15% in Italia e il 10% in Gran Bretagna.

A fronte di un generale incremento della popolazione tra gli attuali Stati membri dell'Ue, nei Paesi che entreranno a far parte dell'Unione europea si è registrata invece una diminuzione tra il 2002 e il 2003. In media, il calo si attesta all'1,8, ed è dovuto sia al decremento della crescita naturale (-1,1), sia ad un saldo migratorio negativo
(-0,7), che dimostra come attualmente questi Paesi siano caratterizzati più da emigrazione che non soggetti a immigrazione. Secondo le stime, al primo gennaio 2003 gli abitanti dei dieci Paesi che nei prossimi anni entreranno a far parte dell'Ue (10 nel 2004, Romania e Bulgaria nel 2007) erano complessivamente 74.534.000, con un picco massimo di 38.604.000 in Polonia ed un minimo di 396.000 a Malta. Tra questi Paesi, solo Cipro (+9,3), Malta (+4,2) e Slovenia (+1,1) fanno segnare una crescita positiva della popolazione, mentre il calo più netto si registra in Lettonia (-7,3) e Repubblica Ceca (-6,1). n

POPOLAZIONE EUROPEA NEL GENNAIO 2003
  Popolazione gennaio 2002 (migliaia) Nati per 1000 abitanti Morti per 1000 abitanti Incremento naturale per 1000 abitanti Saldo migratorio* per 1000 abitanti Incremento totale per 1000 abitanti Popolazione gennaio 2003 (migliaia)

UE 15

377.128

10,6

9,7

0,8

2,7

3,6

378.471

UE 12 (zona euro)

303.923

10,4

9,6

0,8

2,9

3,7

305.053

Belgio

10.310

11,0

10,4

0,6

2,9

3,5

10.346

Danimarca

5.368

11,9

10,9

1,0

2,6

3,6

5.388

Germania

82.440

8,8

10,2

-1,4

2,8

1,4

82.555

Grecia

10.988

9,0

9,4

-0,4

3,2

2,8

11.018

Spagna

40.409

10,4

9,2

1,2

5,6

6,8

40.683

Francia

59.341

12,9

8,9

4,0

1,0

5,0

59.637

Irlanda

3.883

14,8

7,7

7,1

5,1

12,2

3.931

Italia

56.332

9,6

9,9

-0,3

2,7

2,3

56.464

Lussemburgo

444

11,9

8,3

3,6

6,7

10,3

449

Paesi Bassi

16.105

12,5

8,8

3,8

1,8

5,5

16.195

Austria

8.139

9,6

9,2

0,4

2,1

2,5

8.159

Portogallo

10.336

10,7

10,4

0,3

6,7

7,0

10.409

Finlandia

5.195

10,6

9,4

1,3

1,1

2,4

5.207

Svezia

8.909

10,6

10,6

0,0

3,7

3,7

8.943

Regno Unito

58.928

11,2

10,2

0,9

1,8

2,7

59.088

Islanda

287

14,2

6,4

7,7

-1,3

6,4

288

Liechtenstein

34

11,9

5,9

5,9

5,9

11,9

34

Norvegia

4.524

11,9

9,7

2,2

4,8

7,0

4.556

EEA**

381.973

10,6

9,7

0,9

2,7

3,6

383.349

Svizzera

7.261

9,7

8,3

1,4

6,2

7,5

7.316

Futuri Stati membri UE

74.670

9,1

10,3

-1,1

-0,7

-1,8

74.534

Cipro***

706

10,8

6,4

4,4

4,9

9,3

712

Repubblica Ceca

10.206

9,0

10,5

-1,5

-4,7

-6,1

10.144

Estonia

1.361

9,7

13,6

-3,9

-0,7

-4,6

1.355

Ungheria

10.175

9,5

13,0

-3,6

1,6

-1,9

10.155

Lettonia

2.346

8,5

13,8

-5,3

-2,0

-7,3

2.329

Lituania

3.476

8,7

11,8

-3,1

-1,5

-4,6

3.460

Malta

395

9,6

7,7

1,9

2,3

4,2

396

Polonia

38.633

9,1

9,2

-0,2

-0,5

-0,6

38.609

Slovacchia

5.379

9,3

9,6

-0,3

0,1

-0,2

5.378

Slovenia

1.994

8,7

9,1

-0,4

1,5

1,1

1.996

Bulgaria

7.845

8,3

13,9

-5,6

-

-5,6

7.801

Romania

22.392

9,3

12,0

-2,8

0

-2,8

22.330

* Include le correzioni basate sui censimenti nazionali
** European Economic Area, comprende i 15 Stati membri dell'Ue più Islanda, Norvegia e Liechtenstein
*** Area controllata dal governo

Fonte: Eurostat, "First demographic estimates", gennaio 2003


strategia comune su pensioni e sanità

La Commissione europea ha annunciato il 28 maggio scorso l'intenzione di proporre il lancio di una nuova strategia europea entro il 2006 per riformare i sistemi di protezione sociale in Europa attraverso un più ampio coordinamento delle politiche nazionali in materia di pensioni, di lotta alla povertà e dei sistemi sanitari. «I paesi membri - ha spiegato la commissaria Ue per gli Affari sociali, Anna Diamantopoulou - manterranno sempre il potere di tracciare, gestire e varare le proprie politiche sociali. Tuttavia l'Ue può e deve dare il proprio contributo aiutando i governi nel coordinamento delle riforme necessarie per affrontare le pressioni dovute alla crescita demografica e alla globalizzazione, senza per questo abbandonare il modello sociale europeo». La nuova strategia - si legge in una nota diffusa dall'esecutivo Ue - dovrebbe «stabilire in che modo l'Unione europea debba integrare il coordinamento nel campo della protezione sociale all'interno di un singolo quadro e in un unico processo, entro il 2006, utilizzando il metodo aperto della coordinazione». Lo scopo è quello di fissare degli obiettivi comuni per i quindici partner europei in materia di Welfare, così come già avvenuto nei campi dell'occupazione e dell'economia grazie al processo di Lisbona. La proposta per il lancio della nuova strategia Ue sarà ora discussa dall'Europarlamento e dai governi nazionali.

INFORMAZIONI: http://europa.eu.int/comm/employment_social

finanziati progetti nei Paesi Acp

La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha deciso di destinare 2,2 miliardi di euro al finanziamento di progetti nei 78 Paesi africani, caraibici e del Pacifico uniti all'Ue dall'accordo Acp. L'obiettivo fondamentale del finanziamento è quello di creare un nuovo strumento per agevolare gli investimenti orientati a «favorire il settore privato e combattere la povertà».

Il nuovo strumento finanziario, chiamato "facilitazione agli investimenti", dovrebbe avere un ruolo di catalizzatore per attrarre nei 78 Paesi i capitali internazionali, ha segnalato il presidente della Bei, Philippe Maystadt, sottolineando inoltre che la banca valuterà molto attentamente «la sostenibilità dei progetti di sviluppo alimentati con il nuovo strumento finanziario». Maystadt ha inoltre annunciato l'apertura di tre nuovi uffici della Bei, a Dakar, Nairobi e Pretoria. I 78 Paesi dell'Acp, in gran parte ex colonie dei Paesi europei, sono legati all'Ue da questo accordo commerciale e di cooperazione fin dal 1975. Nell'ambito dell'intesa, Bruxelles mette a disposizione dei 78 Paesi 13,5 miliardi di dollari tra il 2003 e il 2008.
(Fonte: Ansa)

l'Osservatorio di Lisbona contro le droghe sintetiche

L'Osservatorio europeo sulle droghe (Emcdda) ha chiesto all'Unione europea di mettere al bando quattro nuove droghe sintetiche e ha ribadito la necessità di effettuare test fuori dalle discoteche e dai locali pubblici per permettere a chi acquista pastiglie di ecstasy di verificarne in maniera anonima le componenti chimiche. Tre delle droghe destinate ad essere presto dichiarate fuorilegge sono derivati del gruppo chimico delle fenetilamine, dei potenti allucinogeni che hanno effetti euforici e che generano senso di benessere. Tutte appartengono alla categoria 2C (si tratta della 2C-I, della 2C-T-2 e della 2C-T-7) e possono essere assunte sotto forma di pastiglie o sniffate in polvere (in questo caso aumenta il rischio di overdose letali). La quarta droga sintentica (TMA-2) appartiene invece al gruppo delle amfetamine, ed è un allucinogeno 10 volte più potente della mescalina. Per tutte e quattro le sostanze gli esperti dell'Osservatorio europeo hanno verificato effetti collaterali quali nausea, vomito, delirio, attacchi di panico e «una forte depressione del sistema nervoso centrale che può tradursi in convulsioni, soffocamento o danni fisici». Nessuna delle nuove droghe a rischio è attualmente sotto controllo in Italia, e solo Germania, Danimarca, Olanda e Svezia hanno avviato procedure per bloccarne la diffusione. Secondo l' Osservatorio europeo «recentemente sono stati registrati decessi causati dal 2C-T-7». L'Osservatorio di Lisbona esorta inoltre l'attuazione del pill-testing, il sistema di test delle pastiglie di droghe sintetiche effettuato da gruppi di volontari nei pressi di discoteche e locali. Un progetto pilota appena concluso nelle città di Amsterdam, Hannover e Vienna ha permesso di verificare che l'esame del contenuto chimico delle sostanze «dissuade i potenziali utilizzatori di ecstasy da una prima assunzione» e «migliora le informazioni a disposizione degli utilizzatori di droghe sintetiche portandoli ad avere un atteggiamento più responsabile verso la propria salute». Il sistema di pill-testing consente - grazie ad un kit di facile uso - di analizzare le pasticche, identificandone immediatamente tutte le componenti chimiche. Nel corso del progetto pilota oltre 750 ragazzi hanno accettato di effettuare il pill-test, scoprendo che spesso le pillole acquistate come ecstasy contenevano invece sostanze pericolose e a volte anche letali, come nei casi di presenza contemporanea di PMA e 4-MTA, due veri e propri killer del sistema nervoso centrale.
(Fonte: Ansa)

 

INCONTRO SINDACALE IN MAROCCO

Su invito del Comité des Femmes della Confédération Democratique du Travail del Marocco, una delegazione di sindacaliste della Cgil della Lombardia si è recata a Casablanca nei giorni 7-9 marzo scorsi. L'occasione dell'incontro è stata una iniziativa delle donne del sindacato marocchino, sui temi della mondializzazione sociale, aperta alle donne dei sindacati europei, con cui le donne della Cdt intendono avviare un progetto di lavoro che duri nel tempo. Oltre alle sindacaliste della Cgil Lombardia hanno partecipato sindacaliste della Cgil Toscana, delle Comisiones Obreras di Barcellona e di Madrid, della Ugt Andalusia, della Csc del Belgio.

L'iniziativa sulla mondializzazione, rivolta alle lavoratrici iscritte alla Cdt, ha visto la partecipazione di donne giunte da tutte le zone del Marocco, e ha dato la possibilità di percepire nettamente le condizioni di svantaggio e di debolezza da loro vissute. Con altrettanta chiarezza sono evidenti le ragioni per cui stabilire un rapporto politico e sindacale che duri nel tempo e che consenta di diffondere pratiche, confrontare modelli di negoziazione, approfondire i temi della condizione delle donne in quel Paese.

Cecenia: accuse all'Ue dagli indipendentisti

«Invece di dire al presidente Putin di iniziare veri colloqui di pace con il governo democraticamente eletto del presidente Maskhadov, l'Ue ha lodato il referendum falsificato in Cecenia e dato appoggio all'amnistia apparente, chiamandoli in modo ingannatore "sforzi sostenuti verso un regolamento politico"». E' quanto dichiarato il 2 giugno scorso dal portavoce del ministro degli Esteri indipendentista ceceno che ha accusato l'Unione europea, reduce da un vertice con la Russia a San Pietroburgo, di «deplorevole tolleranza» nei confronti della «guerra genocida» avvertendo che tale politica favorirà «nuove atrocità» da parte di Mosca e «nuovi attentati suicidi». Nel corso del Vertice Russia-Ue tenutosi lo scorso 31 maggio, pur manifestando qualche preoccupazione per i diritti umani in Cecenia l'Unione europea ha infatti dato il suo avallo (seguita poi dal presidente statunitense George W. Bush) al "processo politico" di normalizzazione voluto dal presidente russo Vladimir Putin. Tale processo prevede, sulla base di un recente referendum costituzionale (non riconosciuto dagli indipendentisti), una vasta autonomia per la repubblica caucasica escludendo però l'indipendenza e qualsiasi negoziato con la guerriglia. Una strategia che non è riuscita a porre fine alla sanguinosa guerra tra ceceni indipendentisti da un lato e ceceni filorussi ed esercito russo dall'altro. Un piano di pace proposto dagli indipendentisti ceceni, che prevede il ritiro delle truppe federali russe e un processo graduale verso l'indipendenza supervisionato dall'Onu e con garanzie di sicurezza per la Russia, è stato finora rifiutato dalle autorità russe e ignorato anche dall'Ue.
Secondo il governo indipendentista del presidente Maskhadov, che ha condannato i recenti attacchi suicidi a Znamenskoie e Islikhan-Iurt in cui sono morte 78 persone, una simile politica europea «contribuisce a prolungare la sporca guerra di Putin». Le azioni terroristiche, sostiene il governo indipendentista, sono incontrollabili perché frutto della «disperazione» del popolo ceceno sottoposto alle violenze dell'«occupazione militare» e abbandonato da Ue e Usa (sulla situazione cecena vedi anche "euronote" n. 22/2003).
(Fonte: Ansa)

Ogm e prodotti di qualità

Il prossimo luglio, all'inizio della presidenza italiana dell'Ue, il commissario europeo per l'agricoltura Franz Fischler presenterà ai Quindici le linee guida per garantire la coesistenza tra le colture transgeniche (Ogm) e quelle biologiche e convenzionali. Lo ha indicato lo stesso commissario ai ministri dell'Agricoltura dell'Ue, che nei prossimi mesi dovranno mettere a punto con la Commissione la riforma della politica agricola europea.

Va ricordato che, dopo anni di minacce, gli Usa (insieme a Canada, Australia, e altri Stati) hanno deciso di portare l'Europa davanti al "tribunale" dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto): l'Ue è infatti accusata di mantenere una moratoria che impedisce la coltivazione (non l'importazione) di Ogm sul territorio europeo, contravvenendo alle regole dell'Omc in base ad argomenti «non scientifici» e «dannosi per l'agricoltura e per i Paesi in via di sviluppo». Per la Commissione europea, ha dichiarato Fischler, «l'obiettivo è assicurare la libertà di produzione, sia per i produttori che vogliono praticare un'agricoltura biologica o convenzionale, sia per quelli che vogliono far ricorso a Ogm autorizzati». Dal dibattito al Consiglio Ue, ha aggiunto il commissario, «è emerso ciò che appariva già chiaro, ossia che bisogna procedere in modo specifico per specie vegetali e per condizioni climatiche che sono diverse nell'Ue. Insomma, non si può applicare uno schema uguale per tutti per mantenere il rispetto del livello di tolleranza».

Sul fronte internazionale l'Ue si muoverà unita per difendere le produzioni agricole di qualità e i loro finanziamenti ai prossimi negoziati multilaterali dell'Omc in programma a Cancun (Messico) nel prossimo settembre, mentre sul fronte interno è allo studio una politica globale della qualità: dalla coltivazione dei prodotti alla loro certificazione, dalla vendita agli incentivi per i produttori.

DISOCCUPAZIONE NELL'UE: RAFFRONTO MARZO-APRILE 2003

 

aprile

marzo

 

aprile

marzo

UE 15

8,1

8,0

Svezia

5,4

5,3

Zona euro

8,8

8,8

Portogallo

7,3

7,0

Lussemburgo

3,5

3,4

Belgio

7,9

7,8

Paesi Bassi

:

3,7

Francia

9,1

9,1

Austria

4,3

4,3

Finlandia

9,2

9,1

Irlanda

4,6

4,5

Germania

9,4

9,3

Danimarca

:

5,1

Spagna

11,4

11,4

: Dato non disponibile
Fonte: Eurostat, giugno 2003

 

direttiva sui fondi pensione

Dopo una gestazione di 12 anni, il consiglio Ecofin ha adottato lo scorso 13 maggio la proposta di direttiva sulle attività e la sorveglianza di fondi pensione e schemi di previdenza aziendale. Le nuove norme consentono ai gestori dei fondi pensione di beneficiare pienamente del mercato interno e dell'euro, sopprimendo gli ostacoli che ancora dividono un Paese dall'altro in questo settore. Gli enti interessati alla direttiva coprono il 25% della forza lavoro europea e gestiscono asset per 2500 miliardi di euro, pari al 29% del Pil della Ue.
(Fonte: Ansa)

integrazione dei migranti

La Commissione ha invitato gli Stati membri a intensificare gli sforzi per l'integrazione dei migranti. In un nuovo documento politico sull'immigrazione, l'integrazione e l'occupazione, Anna Diamantopoulou, commissaria per l'Occupazione e gli Affari sociali, e António Vitorino, commissario responsabile della Giustizia e Affari interni, prevedono che sarà sempre più grande il fabbisogno di migranti economici nell'Ue che colmino le carenze di manodopera qualificata e non qualificata. Il rischio è che, in assenza di politiche più efficaci per l'accoglienza dei migranti di cui l'Unione abbisogna, questi non siano in grado di rendere secondo le loro potenzialità né di contribuire appieno allo sviluppo economico. Ciò significa che l'Ue deve impegnarsi affinché sia garantita la piena partecipazione degli immigrati non solo al mercato del lavoro ma anche alla vita sociale, culturale e civica. Secondo Diamantopoulou: «L'immigrazione zero non è un'opzione. L'aumento dei flussi migratori è inevitabile dati taluni fattori di spinta come l'instabilità politica nel mondo o la disparità di benessere. Eppure, un'immigrazione gestita bene è persino necessaria per rispondere al fabbisogno futuro del mercato del lavoro europeo. Perché l'immigrazione sia un successo, soprattutto per gli attuali cittadini dell'Ue, l'Europa deve migliorare radicalmente l'integrazione dei migranti già stabiliti nell'Ue e prepararsi sin d'ora alle immigrazioni future». La Commissione sollecita quindi l'adozione di un approccio multisettoriale e un maggiore coordinamento fra le politiche interessate: occorrono misure specifiche che garantiscano la piena integrazione di tutte le necessità dei migranti nelle politiche generali che hanno ripercussioni sulla loro integrazione.
(Fonte: http://europa.eu.int)

 

COSA PREVEDE LA "ROAD MAP" PER IL MEDIO ORIENTE

Organizzazione delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione europea e Russia hanno proposto un percorso di pace per il Medio Oriente, denominato "Road Map", accettato dal governo israeliano e dall'Autorità nazionale palestinese. L'obiettivo del piano è di favorire i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi in modo da giungere entro il 2005 alla creazione di due Stati autonomi con frontiere sicure. L'impresa è ardua, dal momento che tutti i piani di pace finora stipulati per la questione israelo-palestinese sono falliti o non sono stati attuati, ma è evidente la necessità di fermare le violenze che solo dall'inizio della seconda Intifada (28 settembre 2000) ad oggi hanno causato oltre 3200 vittime (di cui circa 2500 palestinesi e oltre 740 israeliani).

Vediamo di seguito in cosa consiste la cosiddetta "Road Map".

Fase 1

L'Autorità palestinese dovrà:

  • accettare «il diritto di Israele di esistere in pace e sicurezza»;

  • smantellare «organizzazioni e infrastrutture dedite al terrorismo»;

  • terminare ogni incitamento ad agire contro Israele;

  • indire elezioni libere, aperte e corrette.

Israele dovrà:

  • confermare l'impegno a realizzare «uno Stato palestinese indipendente, reale, e sovrano»;

  • congelare le costruzioni negli insediamenti;

  • smantellare insediamenti illegali costruiti nei territori palestinesi dopo il marzo 2001;

  • ritirarsi dalle zone rioccupate.

Fase 2

  • Israele dovrà operare in modo da «intensificare al massimo la contiguità territoriale» per i palestinesi;

  • i palestinesi dovranno democratizzare le loro istituzioni;

  • un Organismo internazionale dovrà intraprendere un programma (con una prima Conferenza internazionale di pace) che porti alla costituzione di un vero Stato palestinese con confini provvisori.

Fase 3

L'Organismo internazionale si occuperà di stabilire:

  • il confine definitivo dello Stato palestinese;

  • lo status di Gerusalemme, dei profughi palestinesi e degli insediamenti israeliani;

  • la pace tra Israele e gli altri Stati arabi.