Ue: missione impossibile?

L'Unione europea ci prova: poche settimane fa è stato annunciato che nel mese di febbraio una missione di pace dell'Ue si attiverà a livello internazionale per cercare di scongiurare la guerra imminente contro l'Iraq. L'iniziativa è partita dalla Grecia, che da gennaio ricopre il ruolo di presidenza di turno dell'Ue, e forse solo un Paese con una rilevanza politico-economica inferiore alle "potenze" europee (Francia, Germania e Gran Bretagna) poteva avere un simile slancio, probabilmente più istintivo che strategico. Ottima idea, dunque, che costringe gli altri Stati membri e le istituzioni europee a lavorare per organizzare una missione di pace che sembrava impossibile fino a poco tempo fa. Così, immediatamente si sono espressi contro la guerra tutti i maggiori leader europei (seppure con differenti approcci). Secondo il presidente della Commissione europea, Romano Prodi: «La guerra contro l'Iraq non è e non deve essere inevitabile. Tutti dobbiamo fare il possibile per trovare una soluzione pacifica alla crisi. Un'Europa unita che riesce a formare una volontà comune ha certamente un'influenza positiva sulla pace»; il rappresentante della politica estera europea, Javier Solana, sostiene che «sarebbe assai difficile giustificare un attacco se gli ispettori Onu non troveranno prove sulle armi di distruzione di massa»; la guerra contro l'Iraq rappresenta solo «la peggiore delle soluzioni» secondo il presidente francese Jacques Chirac, mentre il governo tedesco fa sapere che il suo obiettivo è «ottenere la rinuncia alle armi di distruzione di massa da parte dell'Iraq senza un'azione militare»; il primo ministro greco, Costas Simitis, sottolinea l'unità tra gli Stati membri dell'Ue dichiarando: «Noi non vogliamo la guerra» e addirittura il premier britannico Tony Blair, il più fedele alleato europeo del governo statunitense, raffredda l'animo bellicoso evidenziato negli ultimi mesi dichiarando che non si deve mettere fretta agli ispettori dell'Onu. Questo, perlomeno, è quanto finora annunciato. Ora si attendono i fatti, che al momento vedono gli stessi premier britannico e presidente francese richiamare in servizio i riservisti e chiedere ai militari di tenersi pronti; persino il governo tedesco, che sull'opposizione alla guerra ha impostato la campagna elettorale nei mesi scorsi, si dichiara pronto a mettere a disposizione in caso di guerra basi e spazi aerei. E, particolare piuttosto rilevante, le tre "potenze" europee sono in questo momento anche membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, cioè del soggetto cui la maggior parte dei Paesi del mondo conferisce l'autorità di prendere ogni decisione in merito a questa guerra. Allora, la questione centrale nelle prossime settimane sarà constatare se prevarrà la dichiarata unità europea contro la guerra o piuttosto la tentazione delle "potenze" europee di non mancare all'eventuale spartizione delle risorse petrolifere irachene. Su questo si gioca molto del futuro politico dell'Unione europea, ma anche molto del nostro futuro.


allargamento dell'Ue
Copenaghen consacra l'Ue a 25

Nei giorni 12 e 13 dicembre 2002 si è tenuto a Copenaghen il Consiglio europeo che ha formalmente portato a compimento il processo di allargamento (o unificazione, a seconda del punto di vista) dell'Unione europea. Tale processo fu avviato nel 1993, sempre nella capitale danese, quando il Vertice dei capi di Stato e di governo europei stabilì i criteri economici e politici per un eventuale allargamento verso Est dell'Unione. Intanto, però, le priorità erano l'ingresso nell'Ue di Austria, Finlandia e Svezia (poi avvenuto nel 1994) e la creazione della moneta unica. Si sono quindi susseguiti rallentamenti e accelerazioni ad un processo divenuto sempre più concreto con l'avvio dei negoziati di adesione nel 1997. Economia, giustizia, agricoltura, ambiente, diritti umani, concorrenza, controllo delle frontiere sono stati i temi al centro delle trattative tra la Commissione e i Paesi candidati fino al 9 ottobre 2002, quando l'Esecutivo europeo ha presentato il suo Rapporto sullo stato dei negoziati secondo cui 10 Stati erano pronti a far parte dell'Unione europea (vedi euronote n. 20/2002). Con il Vertice di Copenaghen dello scorso dicembre il Consiglio europeo ha quindi approvato il Rapporto della Commissione e dunque l'ingresso dei 10 nuovi Stati membri che sono: Cipro, Malta, Estonia, Lituania, Lettonia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Slovenia. Nel prossimo mese di aprile i 10 nuovi Stati membri firmeranno (ad Atene) i trattati di adesione ed entro la fine del 2003 verranno completate le procedure di ratifica. Così, dal gennaio 2004 l'Unione europea sarà costituita da 25 Stati membri per una popolazione totale di 455 milioni di persone, e anche per questo dovrà presentarsi a quell'appuntamento con istituzioni riformate e un nuovo Trattato che scaturiranno dai lavori della Convenzione (tuttora in corso) i cui risultati saranno presentati nel giugno prossimo al Consiglio europeo. I negoziati restano aperti con altri due Paesi, la Romania e la Bulgaria, che non soddisfano al momento i criteri di Copenaghen per l'ingresso nell'Ue ma che dovrebbero adattare la loro situazione a quella degli altri Stati membri nei prossimi due anni ed entrare a far parte dell'Ue nel 2007. Un discorso a parte riguarda invece la Turchia, Paese ancora troppo distante dal rispetto dei parametri stabiliti dall'Unione per cui solo a fine 2004 il Consiglio europeo deciderà se avviare i negoziati di adesione nel 2005.

allargamento

Nel rallegrarsi per l'ingresso nell'Unione dei 10 nuovi Stati membri, il Consiglio europeo sottolinea come «l'accordo raggiunto doterà gli Stati aderenti delle disposizioni transitorie necessarie per far fronte con successo a tutti gli obblighi derivanti dall'adesione. L'esito conseguito nei negoziati di adesione garantisce il funzionamento continuato del mercato interno nonché delle varie politiche dell'Ue, lasciando impregiudicate future riforme». Il Consiglio europeo ha accolto inoltre con favore l'impegno di Commissione e nuovi Stati membri di continuare a monitorare e controllare i progressi conseguiti nelle politiche economiche, finanziarie e strutturali degli Stati aderenti nel quadro degli esistenti processi di coordinamento della politica economica. Tutto l'impegno ora va rivolto a completare la redazione del trattato di adesione in modo che possa essere presentato a Commissione, Parlamento e infine Consiglio europei per la firma del trattato che dovrà avvenire il 16 aprile 2003 ad Atene.

Concludendo con successo i negoziati di adesione l'Unione ha rispettato l'impegno assunto, dichiara il Consiglio europeo, e cioè che i dieci Stati aderenti sarebbero stati in grado di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo nel 2004 in qualità di membri. Il trattato di adesione prevederà che i commissari dei nuovi Stati membri integrino l'attuale Commissione a decorrere dal giorno dell'adesione, il 1° maggio 2004. Dopo la nomina di un nuovo presidente della Commissione ad opera del Consiglio europeo, il neoeletto Parlamento europeo dovrebbe approvare una nuova Commissione che entrerebbe in funzione il 1° novembre 2004. Alla stessa data entreranno in vigore le disposizioni del trattato di Nizza concernenti la Commissione e il voto in sede di Consiglio. Le necessarie consultazioni con il Parlamento europeo al riguardo saranno concluse entro il gennaio 2003. Tutte queste disposizioni, sostiene il Consiglio, garantiranno la piena partecipazione dei nuovi Stati membri al quadro istituzionale dell'Unione, così come prenderanno parte a pieno titolo alla prossima conferenza intergovernativa, dal momento che senza una riforma l'Unione non potrebbe sfruttare i benefici dell'allargamento: così, il nuovo trattato sarà firmato solo dopo l'adesione. Il Consiglio europeo si dice infine certo che l'allargamento «getta le basi per un'Unione con forti prospettive di crescita sostenibile e con un importante ruolo da svolgere nel consolidamento della stabilità, della pace e della democrazia in Europa e al di là dell'Europa».

Cipro

Per quanto concerne l'isola mediterranea tuttora divisa dallo storico contenzioso tra Grecia e Turchia, il Consiglio europeo ha confermato la sua forte preferenza per l'adesione all'Unione europea di una Cipro unificata. A questo fine ha constatato favorevolmente l'impegno assunto dalle comunità greco-cipriota e turco-cipriota di continuare a negoziare con l'obiettivo di giungere ad una soluzione globale della questione entro il 28 febbraio 2003 sulla base delle proposte del segretario generale delle Nazioni Unite. Tali proposte costituiscono un'occasione unica per giungere ad una soluzione a breve termine secondo il Consiglio che esorta i leader delle comunità greco-cipriota e turco-cipriota a cogliere tale opportunità. Nel caso non venisse trovata una soluzione, il Consiglio ha deciso che l'applicazione dell'acquis comunitario alla parte settentrionale dell'isola (turco-cipriota) sarà sospesa finché non deciderà altrimenti deliberando all'unanimità, sulla base di una proposta della Commissione. Nell'attesa i capi di Stato e di governo dell'Ue invitano la Commissione a prendere in esame, in consultazione con il governo di Cipro, iniziative atte a promuovere lo sviluppo della parte settentrionale e ad avvicinarla in tal modo all'Unione.

Bulgaria e Romania

Il buon esito dei negoziati di adesione con i dieci candidati imprime, secondo il Consiglio europeo, un nuovo dinamismo all'adesione della Bulgaria e della Romania quale parte del medesimo processo di allargamento «inclusivo e irreversibile». L'Unione si compiace degli importanti progressi compiuti da questi Paesi, rispecchiati dallo stato avanzato dei loro negoziati di adesione, e auspica di consolidare i risultati conseguiti finora. Conformemente a quanto stabilito nel Consiglio europeo di Bruxelles (24-25 ottobre 2002) persegue l'obiettivo di accogliere la Bulgaria e la Romania quali membri dell'Unione europea nel 2007. Le tabelle di marcia presentate dalla Commissione forniscono ai due Paesi obiettivi chiaramente individuati e danno loro la possibilità di stabilire il ritmo del proprio processo di adesione. È essenziale, sottolinea il Consiglio, che la Bulgaria e la Romania colgano tale opportunità accelerando la propria preparazione, compresi il rispetto e l'attuazione degli impegni assunti nei negoziati di adesione. In tale contesto, l'Unione sottolinea l'importanza di una riforma giudiziaria e amministrativa che contribuisca a far progredire la preparazione complessiva della Bulgaria e della Romania in vista dell'adesione e il livello elevato di finanziamento che sarà messo a disposizione dovrebbe essere utilizzato in modo flessibile e destinato alle priorità individuate, anche in settori chiave quali la giustizia e gli affari interni. Le future presidenze dell'Ue e la Commissione garantiranno che il ritmo dei negoziati di adesione su tutti i restanti capitoli sia mantenuto e corrisponda agli sforzi dei due Paesi, i quali parteciperanno alla prossima Conferenza intergovernativa in veste di osservatori.

Turchia

Rispetto alla Turchia, invece, il Consiglio europeo rammenta la decisione presa a Helsinki nel 1999 con la quale il Paese è candidato ad aderire all'Unione in base agli stessi criteri applicati agli altri Stati candidati e si rallegra per i passi importanti compiuti da Ankara verso l'adempimento dei criteri di Copenaghen e per la determinazione del nuovo governo turco a compiere ulteriori passi sulla via delle riforme. Il Consiglio europeo rammenta però che, conformemente ai criteri politici convenuti a Copenaghen nel 1993, l'appartenenza all'Unione richiede che il Paese candidato abbia raggiunto una stabilità istituzionale che garantisca la democrazia, il principio di legalità, i diritti umani, il rispetto e la protezione delle minoranze. A questo proposito, dunque, incoraggia la Turchia a proseguire il processo di riforme e avvierà con essa i negoziati di adesione nel dicembre 2004 se la relazione che verrà sottoposta al Consiglio dalla Commissione confermerà il soddisfacimento dei criteri di Copenaghen. Nel frattempo sarà rafforzata la strategia di adesione e la Commissione è invitata a presentare una proposta relativa ad un partenariato per l'adesione riveduto e ad intensificare il processo di esame legislativo. Verrà ampliata l'Unione doganale Ce-Turchia e sarà aumentata significativamente l'assistenza finanziaria di preadesione fornita dall'Ue.

l'Ue allargata e i suoi vicini

Secondo il Consiglio europeo, l'allargamento imprimerà un nuovo dinamismo all'integrazione europea e ciò «offre un'importante occasione per progredire nelle relazioni con i Paesi vicini sulla base di valori politici ed economici condivisi». L'Unione europea, sostengono i capi di Stato e di governo, rimane determinata ad evitare nuove divisioni in Europa e a promuovere la stabilità e la prosperità all'interno delle nuove frontiere dell'Ue e al di là di esse. Così, il Consiglio ribadisce la prospettiva europea dei Paesi dei Balcani occidentali partecipanti al processo di stabilizzazione e associazione, come convenuto nel Consiglio europeo di Feira, e sottolinea la propria determinazione a sostenere i loro sforzi per un ulteriore ravvicinamento all'Ue. L'allargamento inoltre, dichiara il Consiglio, rafforzerà le relazioni con la Russia, mentre l'Ue desidera intensificare le sue relazioni con l'Ucraina, la Moldova, la Bielorussia e i Paesi del sud del Mediterraneo sulla base di un approccio a lungo termine, inteso a promuovere le riforme democratiche ed economiche, lo sviluppo sostenibile e gli scambi commerciali. n

INFORMAZIONI:

http://ue.eu.int/newsroom/councilHomePage.asp?LANG=1

 

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SUL VERTICE

Con l'approvazione di una risoluzione sui risultati del Consiglio europeo di Copenaghen, il Parlamento ha accolto con favore il passo storico senza precedenti segnato dalla conclusione dei negoziati di adesione con 10 Paesi candidati, consentendo di accoglierli nell'Unione dal 1° maggio 2004. I deputati hanno ricordato però la necessità di perfezionare l'attuazione di alcuni aspetti dell'acquis comunitario e degli impegni assunti dai nuovi Stati membri. Sulle questioni finanziarie, l'Aula ha sottolineato la necessità di una riforma della Pac entro il 2006. La Commissione dovrebbe poi presentare una proposta per l'adeguamento delle prospettive finanziarie entro fine febbraio 2003, onde evitare ritardi del processo di allargamento. I deputati plaudono al compromesso generale di bilancio raggiunto tra gli Stati membri e i Paesi candidati, ma deplorano che le incidenze finanziarie di tale compromesso oltrepassino gli ambiti delle attuali prospettive finanziarie. Essi prendono atto dell'intenzione di potenziare l'assistenza finanziaria alla Turchia e ricordano che qualsiasi modifica delle prospettive finanziarie deve essere concordata dai due rami dell'autorità di bilancio (Parlamento e Consiglio). L'Aula ha accolto con favore la decisione di monitorare gli impegni assunti fino al momento dell'adesione ma chiede che il monitoraggio dell'adesione si trasformi in un sistema di revisione che veda la partecipazione di tutti gli Stati membri ad una valutazione costruttivamente critica in materia di responsabilità democratica e integrità della pubblica amministrazione, non discriminazione, libertà civili e stato di diritto. Per quanto riguarda Cipro, i parlamentari plaudono all'iniziativa di continuare il negoziato per raggiungere un accordo globale entro il 28 febbraio 2003 sulla base della proposta del segretario generale delle Nazioni Unite: ciò permetterebbe all'Aula di esprimere il parere conforme all'adesione di una Cipro riunificata. Quanto a Bulgaria e Romania, l'Assemblea si compiace dell'ambizione di aderire nel 2007 e insiste sulla necessità di compiere ulteriori sforzi con il sostegno dell'Ue. I parlamentari si rallegrano per i passi importanti compiuti dalla Turchia con i recenti pacchetti legislativi, dando prova della determinazione del nuovo governo di colmare le lacune in materia di criteri politici. La Commissione è invitata a tal fine a presentare un elenco di obiettivi concreti che la Turchia dovrà conseguire, in particolare la definitiva separazione delle competenze civili e militari nell'esercizio del potere. Sui rapporti di vicinato, si sottolinea l'esigenza di evitare nuove divisioni in Europa e di promuovere la pace e la stabilità anche al di là delle nuove frontiere. L'Aula si compiace pertanto del sostegno agli sforzi dei Paesi dei Balcani occidentali di avvicinarsi all'Unione nella prospettiva finale di un'adesione. L'Ue dovrebbe inoltre offrire un'ulteriore opzione ai Paesi europei che a lungo termine non possono, non debbono o non vogliono aderire all'Unione. I parlamentari hanno sottolineato poi l'importanza di un autentico partenariato euro-mediterraneo. L'Aula deplora che a Copenaghen non si sia parlato di come procedere per dare ulteriore attuazione alla Corte penale internazionale. Il Parlamento europeo rileva infine che l'approvazione pubblica dell'allargamento non va data per scontata e chiede alle istituzioni europee e ai governi dei Paesi candidati e degli Stati membri di aumentare e migliorare gli sforzi volti ad informare i cittadini. Una riforma globale che permetta all'Unione di conseguire una maggiore democrazia ed efficienza è indispensabile: in tal senso si ribadisce l'importanza di una positiva conclusione dei lavori della Convenzione europea.
(Fonte: inEurop@ n. 37)

SONDAGGIO ON LINE A CURA DEL PARLAMENTO EUROPEO

1) Per lei personalmente, l'allargamento rappresenta:

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93

Uno svantaggio

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2) Ritiene di essere informato sull'allargamento dell'Unione europea:

Rispondenti degli Stati membri (in %)

Paesi

Belgio

Dani
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Ger
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Spagna

Francia

Fin
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Molto o abbast. bene informato

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Rispondenti dei Paesi candidati all'adesione (in %)

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Molto o abbast. bene informato

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Non abbastanza informato

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diritti umani nell'Ue

Il 13 dicembre 2002 la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo (Pe) ha presentato la "Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea". Nel ricordare che la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue costituisce la sintesi dei valori fondamentali sui quali si basa l'Unione, la commissione del Pe ritiene che spetti in particolare al Pe, in virtù del ruolo conferitogli dal Trattato di Nizza (art. 7, par. 1), vigilare, in cooperazione con i parlamenti nazionali e i parlamenti dei Paesi candidati, sul rispetto dei diritti enunciati nei capitoli della Carta da parte delle istituzioni europee e degli Stati membri. Inoltre, la commissione esorta la Commissione e il Consiglio europei a non limitare i forum annuali in cui si discute dei diritti dell'uomo e dei diritti del cittadino alle sole questioni esterne all'Ue ma a trattare anche quelle interne.

Vediamo di seguito, in estrema sintesi, alcuni dei passaggi principali della Relazione.

diritto alla vita

Si ribadisce il sostegno alle misure di lotta contro il terrorismo ma si ricorda che esse devono essere adottate nell'ambito dei limiti definiti dallo Stato di diritto e nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà pubbliche. La commissione esprime preoccupazione per gli effetti nocivi, già riscontrati, sui diritti fondamentali delle misure adottate per combattere il terrorismo e rivolge un appello agli Stati membri affinché, nella lotta al terrorismo, continuino a tenere debitamente conto dei diritti fondamentali ed evitino ogni restrizione ad essi. La commissione esorta la Commissione e il Consiglio europei ad elaborare nel 2003 un quadro d'insieme delle misure adottate dagli Stati membri dopo l'11 settembre 2001 e a trasmetterglielo congiuntamente a una valutazione esplicita della loro eventuale incompatibilità con i diritti fondamentali.

tortura e trattamenti inumani

La relazione constata con preoccupazione che già da anni in quasi tutti gli Stati membri gli abusi della polizia e di altre forze dell'ordine e la situazione intollerabile in alcuni commissariati di polizia e carceri costituiscono un tema ricorrente delle relazioni sui diritti dell'uomo. Si ritiene dunque che gli Stati membri debbano intensificare i loro sforzi in materia, in particolare: migliorando la formazione dei funzionari delle forze dell'ordine nonché del personale carcerario; procedendo allo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri; adeguando le strutture carcerarie alle esigenze dei tempi moderni, prevedendo adeguate possibilità di ricevere assistenza medica e giuridica.

schiavitù e lavoro forzato

La commissione raccomanda che tutti gli Stati membri dell'Ue ratifichino la Convenzione Onu contro il crimine transnazionale organizzato e il relativo Protocollo sulla tratta degli esseri umani. Raccomanda che la Germania, la Francia, la Grecia, l'Irlanda, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, il Portogallo, la Svezia e il Regno Unito ratifichino il Protocollo Onu contro l'impiego dei minori nei conflitti armati. Rileva che ogni anno circa mezzo milione di donne originarie dell'Europa centrale e orientale vengono trasportate nell'Ue per essere vendute sul mercato della prostituzione ed esorta pertanto gli Stati membri ad agire con determinazione contro la tratta degli esseri umani. Considera inoltre essenziale intensificare gli sforzi contro l'immigrazione clandestina che rappresenta spesso una fonte di manodopera priva di diritti e soggetta ad inaccettabili condizioni di reclutamento e di sfruttamento.

libertà di pensiero, coscienza e culto

Si chiede alla Finlandia e alla Grecia di riconoscere senza riserve il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare senza necessità di addurre motivi religiosi, di istituire forme alternative all'obbligo di leva la cui durata non sia superiore a quella del servizio militare e di rilasciare immediatamente coloro che scontano pene detentive per questo motivo. La commissione deplora le sospensioni dei diritti fondamentali avvenute durante le manifestazioni pubbliche, ed in particolare in occasione della riunione del G8 a Genova (luglio 2001), come la libertà di espressione, la libertà di circolazione, il diritto alla difesa, il diritto all'integrità fisica. Invita inoltre gli Stati membri a rivolgere un'attenzione particolare alle attività, talvolta illegali o criminali, di alcune sette che mettono in pericolo l'integrità fisica e psichica della persona.

diritto di asilo e protezione

Nel richiedere l'instaurazione di una politica europea comune in materia di asilo fondata sull'umanesimo e sul rispetto delle convenzioni internazionali, la commissione sottolinea come, nella lotta contro l'immigrazione illegale, il rispetto dei diritti dell'uomo deve essere e rimanere la premessa insindacabile. Raccomanda l'adozione e l'applicazione da parte dell'Ue e degli Stati membri di una politica ambiziosa di integrazione dei cittadini di Paesi terzi, basata sul principio di antidiscriminazione ed esorta gli Stati membri a contemplare la detenzione dei richiedenti asilo soltanto in casi eccezionali, a limitarne la durata e ad applicarla esclusivamente per le ragioni enunciate nelle Linee guida dell'Alto Commissario Onu per i rifugiati (Unhcr). Nella relazione si esprime poi preoccupazione per i casi di espulsioni collettive verificatisi e si ricorda agli Stati membri che le espulsioni collettive sono vietate dalla Carta e dal IV protocollo addizionale (art. 4) alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

lotta alla discriminazione

La commissione chiede agli Stati membri di condurre, a livello sia nazionale che dell'Unione, una politica coerente di lotta alla discriminazione e, in linea di massima, di garantire uno stesso livello di protezione dalla discriminazione fondata su diversi motivi. Chiede quindi alla Commissione e agli Stati membri di adottare tutte le misure appropriate per mettere in pratica questo principio e alla Commissione di completare a breve termine la sua proposta di direttiva sulla parità di trattamento tra uomini e donne al di fuori della sfera lavorativa e di trasmetterla al Consiglio e al Parlamento. Gli Stati membri dovrebbero integrare sistematicamente e visibilmente la dimensione di genere (gender mainstreaming) in tutte le loro attività in materia di diritti dell'uomo.

Infine invita l'Italia a dare immediato seguito alla sentenza della Corte di giustizia europea in cui si constata la discriminazione dei lettori universitari stranieri (causa C-212/99).

razzismo e xenofobia

La commissione chiede alle istituzioni europee e agli Stati membri di proseguire in modo coerente la lotta contro la discriminazione razziale e la xenofobia e di non focalizzarsi soltanto sui membri di gruppi minoritari, etnici o religiosi, che vivono già da tempo in Europa, ma anche sui richiedenti asilo e sui nuovi lavoratori migranti. Inoltre esprime preoccupazione per il numero e la violenza crescenti delle manifestazioni di antisemitismo e per le discriminazioni nei confronti dei Rom (in particolare in Grecia e in Italia), in merito alle quali esorta le autorità interessate a garantire parità di accesso all'istruzione, all'alloggio e ad altri servizi pubblici e ad evitare inutili violenze da parte della polizia e intimidazioni. La Relazione chiede poi ai partiti politici negli Stati membri di firmare e applicare la Carta dei partiti politici europei per una società non razzista e di astenersi pertanto da qualsiasi alleanza o cooperazione politica con partiti politici che incitano o esortano a pregiudizi razziali o etnici e alla xenofobia.

diversità culturale, religiosa e linguistica

La commissione raccomanda che il Belgio, la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo firmino la Carta europea per le lingue regionali o minoritarie; si compiace del fatto che l'Austria, la Spagna e il Regno Unito abbiano ratificato la Carta nel 2001 e chiede al Belgio, alla Francia, alla Grecia, all'Italia, all'Irlanda, al Lussemburgo e al Portogallo di fare altrettanto. Chiede agli Stati membri di riconoscere le minoranze nazionali che vivono sul loro territorio e di garantire i loro diritti sanciti dalle convenzioni summenzionate; incoraggia gli Stati membri a interpretare in senso lato il concetto di "minoranza nazionale" e ad estenderlo a tutte le minoranze etniche la cui emancipazione e integrazione sociale siano un obiettivo politico.

diritti dell'infanzia

Si raccomanda a Belgio, Germania, Spagna, Finlandia e Paesi Bassi di firmare la Convenzione europea sullo status giuridico dei figli nati al di fuori del matrimonio; a Belgio, Germania, Spagna, Francia, Finlandia, Italia e Paesi Bassi di ratificare tale convenzione; a Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito di firmare la Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dell'infanzia; ad Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Finlandia, Italia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Basi, Portogallo, Svezia e Regno Unito di ratificare tale convenzione. La commissione esorta gli Stati membri a continuare a garantire i diritti dei bambini conformemente agli obblighi internazionali esistenti, prestando particolare attenzione ai bambini che vivono in situazioni sfavorite, come i bambini dei richiedenti asilo, i bambini provenienti da famiglie povere e i bambini che vivono negli istituti per la tutela dell'infanzia, nonché alla lotta contro la tratta di bambini a fini di sfruttamento sessuale o commerciale. Ritiene poi che l'affidamento di minori avente come unica motivazione condizioni di vita in grande povertà rappresenti una violazione dei diritti fondamentali.

solidarietà

Nella relazione si chiede per l'ennesima volta agli Stati membri di ratificare, a più di dieci anni dalla sua firma, la Convenzione Onu (del 18 dicembre 1990) sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. Inoltre si critica il fatto che sette Stati membri violino gli obblighi risultanti dalla Carta sociale europea in relazione all'accesso di stranieri al mercato del lavoro, in particolare mediante il ricorso a quote fisse di immigrazione e permessi di soggiorno temporanei, l'automatico ritiro del permesso di soggiorno in caso di perdita del lavoro e la discriminazione in relazione ai diritti generali dei lavoratori.

cittadinanza

Si raccomanda a Belgio, Spagna, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito di firmare e ratificare la Convenzione europea sulla cittadinanza e a Germania, Francia, Finlandia, Italia e Irlanda di ratificarla. La commissione chiede agli Stati membri di estendere il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali e del Parlamento europeo a tutti i cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente nell'Unione europea da almeno tre anni. Esprime inoltre grande preoccupazione per il clima di impunità che sta sorgendo in alcuni Stati membri dell'Ue (Austria, Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Svezia e Regno Unito), in cui gli atti illeciti e l'abuso della violenza da parte degli agenti di polizia e del personale carcerario, soprattutto nei confronti dei richiedenti asilo, dei profughi e delle persone appartenenti alle minoranze etniche, non vengono adeguatamente sanzionati. n

INFORMAZIONI: il testo della Relazione è consultabile sul sito www2.europarl.eu.int


alla Grecia la presidenza dell'Ue

Dal 1 gennaio 2003 la presidenza di turno dell'Ue è passata alla Grecia, che ricopre così per la quarta volta questa mansione dal 1981, quando cioè entrò a far parte dell'allora Comunità europea. La presidenza greca prende il posto di quella danese che ha presieduto l'Ue nel secondo semestre del 2002 e si pone due obiettivi principali: il processo di costruzione dell'Ue allargata e il rafforzamento delle strutture della società civile.

Italia Paese più vecchio d'Europa

L'Italia si conferma il Paese con la maggior proporzione di persone anziane nel continente europeo: è quanto emerge dal Rapporto demografico 2002 del Consiglio d'Europa reso noto l'8 gennaio scorso. Secondo il rapporto, infatti, la percentuale di persone ultrasessantacinquenni in Italia ha raggiunto il 18,2%, ed il numero complessivo di persone anziane ha superato quello totale dei giovani tra zero e quindici anni. Gli altri Paesi più vecchi d'Europa sono la Grecia (17,3%) e la Svezia (17,2%). L'Italia è anche uno dei quattordici Paesi che fanno registrare un tasso di crescita demografica negativa (-0,02%). La ricerca indica che «il calo della fertilità è uno dei fenomeni salienti della demografia europea». Secondo gli esperti del Consiglio d'Europa, per assicurare il naturale ricambio generazionale in Europa servirebbero in media 2 figli per ogni donna. A superare questo parametro di riferimento è però la sola Turchia, con un tasso di fertilità di 2,51, mentre Albania (2,1) e Islanda (2,08) si avvicinano molto; gli altri Paesi esaminati sono nettamente al dei sotto di questo livello, con le medie più basse registrate in Armenia (1,02) e Repubblica Ceca (1,14). Un altro studio demografico condotto da Eurostat (cui daremo maggiore spazio sul prossimo numero di "euronote") rileva come il 75% dell'aumento della popolazione dell'Ue nel 2002 sia avvenuto grazie ai flussi migratori.

(Fonte: Ansa)

inflazione al 2,2%

Nel mese di dicembre 2002 l'inflazione nei Paesi della zona euro è stata del 2,2%, stabile rispetto a novembre. E' quanto reso noto da Eurostat all'inizio di gennaio che ha pubblicato la sua stima sul tasso annuo di variazione dei prezzi. Tale stima, avverte Eurostat, potrebbe essere differente dal dato aggregato definitivo, ma negli ultimi anni si è dimostrata affidabile: nel corso degli ultimi due anni, infatti per 15 volte il dato flash ha anticipato in maniera esatta quello definitivo, in sette occasioni ha segnato uno scostamento fra 0,1 e 0,2 punti percentuali e solo per due mesi una differenza di 0,2 punti percentuali.

la politica dell'Ue sull'immigrazione

Lo scorso mese di dicembre due commissari europei, il responsabile per le Relazioni esterne, Chris Patten, e il suo collega per la Giustizia e gli affari interni, Antonio Vitorino, hanno presentato un documento approvato dalla Commissione in materia di immigrazione. Due i punti centrali del documento: l'immigrazione è sempre più parte integrante della cooperazione dei 15 Stati membri con i Paesi terzi, ma deve essere chiaro a tutti che le risorse comunitarie disponibili sul fronte immigrazione sono limitate. Per quanto concerne gli accordi di riammissione, «la Commissione si riserverà il diritto di valutare in modo credibile il rispetto da parte dei Paesi terzi dei programmi sull'immigrazione» ha sottolineato Vitorino, precisando che questa politica non rappresenta «una minaccia». Il commissario europeo ha precisato che «si tratta solo di gestire bene i finanziamenti e di rispettare i criteri comunitari del rapporto fra i costi e l'efficacia delle nostre azioni», ricordando che ci sono otto accordi di riammissione nella fase finale: con Hong Kong e Macao, oltre ai negoziati in corso col Marocco, alle trattative che saranno aperte al più presto con l'Ucarina e ai negoziati simili in corso con la Russia. Vitorino ha poi ricordato che sono gli Stati membri «che devono identificare il numero delle persone (Paese per Paese) da rimpatriare: a Bruxelles non esiste infatti un ente centrale che possa decidere al riguardo». In sintesi, sono tre i punti centrali della politica europea sull'immigrazione: gli accordi con i Paesi terzi per gestire congiuntamente il fenomeno immigratorio; il Fondo europeo per i rifugiati creato nel 1999, che per il periodo 2000-04 conta su uno stanziamento di 216 milioni; la gestione dei controlli alle frontiere esterne, sia terrestri che marine, programmi per i quali sono previsti 25 milioni di euro fra il 2000 e il 2007.

(Fonte: Ansa)

Ces: il britannico Monks
candidato alla segreteria

Il Comitato esecutivo della Confederazione europea dei sindacati (Ces), riunitosi a Bruxelles nei giorni 9 e 10 ottobre 2002 sotto la presidenza di Fritz Verzetnitsch, ha deciso di proporre al X° Congresso statutario, che si terrà a Praga dal 26 al 29 maggio 2003, la candidatura dell'attuale segretario generale del sindacato britannico Tuc, John Monks, quale segretario generale della Ces, per sostituire Emilio Gabaglio, segretario generale dal maggio 1991.

statuto del lavoratore europeo

Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di intraprendere un dialogo con le parti sociali, comprese quelle dei Paesi candidati, per esaminare la possibilità di istituire uno "statuto del lavoratore europeo" che contempli un sistema europeo di legislazione del lavoro e della previdenza sociale per i lavoratori con un tasso permanente di mobilità. Il Pe chiede inoltre di permettere il trasferimento dei diritti alla pensione integrativa per i lavoratori migranti; di includere negli orientamenti di massima per l'occupazione criteri per la gestione dei flussi migratori, nonché obiettivi e azioni per agevolare attraverso l'occupazione l'integrazione degli immigrati e aiutarli, assieme alle loro famiglie, ad inserirsi nelle comunità locali, badando a far sì che queste beneficino di servizi pubblici di buon livello. Infine, il Parlamento si compiace per l'intenzione della Commissione di presentare nel 2003 una relazione sull'interazione tra politica dell'immigrazione, politica dell'occupazione e politica sociale.

(Fonte: In Europ@ n. 34)

norme comuni sulla sottrazione dei minori

I ministri europei della Giustizia hanno raggiunto il 29 novembre 2002 a Bruxelles un accordo sulla responsabilità parentale nel caso di sottrazione di minori. L'intesa consentirà di aggiornare le regole comunitarie in materia di diritto di famiglia, bloccate da tempo in attesa di una regolamentazione comune della sottrazione dei minori.

Il nuovo regolamento, che introduce norme comuni in tutti i Paesi europei, prevede che il tribunale che dovrà avere l'ultima parola nel caso di sottrazione di un minore sia quello del Paese dove il bambino risiedeva al momento di essere rapito. Il tribunale del Paese in cui il minore è stato portato dovrà, in sei settimane, giudicare il caso ed emettere la sua sentenza, che sarà però considerata temporanea. Tale sentenza dovrà essere trasmessa entro un mese ai giudici del Paese di residenza del bambino che, dal momento della notifica, avranno tre mesi di tempo per esaminare e decidere sul problema della custodia del minore. Questa decisione sarà quella conclusiva. Il nuovo regolamento favorirà dunque il riconoscimento diretto delle decisioni dei giudici. «E' un progresso molto importante», ha detto il commissario europeo Antonio Vitorino, rilevando che i genitori non potranno più avvalersi dell'esistenza di legislazioni diverse tra Paesi per sottrarre i figli all'altro coniuge. «Il nuovo regolamento - secondo Vitorino - forza i genitori a regolare in modo pacifico, e nell'interesse del bambino, le dispute sulla custodia».

(Fonte: Ansa)

il falso in bilancio giunge alla Corte europea

E' salito a tre il numero delle richieste di esame della nuova legge italiana sul falso in bilancio arrivate alla Corte di giustizia delle comunità europee. Dopo la richiesta di "pronuncia pregiudiziale'' presentata il 4 novembre 2002 alla Corte di Lussemburgo dalla prima sezione penale del tribunale di Milano (processo-stralcio Sme), risultano arrivate ora anche quella della Corte di appello di Lecce e quella della quarta sezione penale di Milano (processo Dell'Utri). Le domande, di cui era stato preannunciato l'invio, sono state introdotte rispettivamente l'8 (Lecce) e il 12 novembre 2002.

(Fonte: Ansa)

TASSO DI DISOCCUPAZIONE NELL'UE
  Nov.
2002
Ott.
2002
  Nov.
2002
Ott.
2002

EU15

7,7

7,7

Svezia

5,0

4,9

zonaeuro

8,4

8,4

Portogallo

5,1

5,0

 

 

 

Belgio

7,5

7,4

Lussemburgo

2,6

2,5

Germania

8,4

8,3

PaesiBassi

:

2,9

Francia

8,8

8,8

Austria

4,1

4,1

Finlandia

8,9

9,0

Irlanda

4,4

4,4

Italia

:

8,9

Danimarca

:

4,7

Spagna

11,8

11,7

Fonte: Eurostat, gennaio 2003

» BANDO DI GARA «Invito a presentare proposte per azioni nei Paesi in via di sviluppo (Pvs) da attuare mediante cofinanziamento con le Ong europee operanti nel settore dello sviluppo.

* tipo di attività: i progetti ammissibili a un cofinanziamento devono prefiggersi la riduzione della povertà mediante la concessione alle popolazioni svantaggiate dei Pvs di un sostegno destinato a rispondere alle loro esigenze fondamentali, a migliorarne le condizioni di vita e a rafforzarne le capacità endogene di sviluppo. Il cofinanziamento sarà accordato unicamente alle azioni che si baseranno su un'iniziativa dei partner locali nei Pvs. I progetti devono rientrare obbligatoriamente in uno dei seguenti settori prioritari: il sostegno ai processi di sviluppo sociale, umano ed economico sostenibili; il sostegno istituzionale e il potenziamento delle capacità delle strutture di sviluppo locali, in particolare le organizzazioni partner nei Pvs.

* area geografica: saranno considerate prioritarie le iniziative che soddisfano uno dei tre criteri seguenti: 1) progetti chiaramente incentrati sui gruppi svantaggiati e più vulnerabili nei seguenti Paesi: i Paesi meno avanzati (Pma) e i Paesi a basso reddito che rientrano nella definizione riportata nell'elenco dei beneficiari degli aiuti stabilito dal Comitato per gli aiuti allo sviluppo dell'Ocse (Cas); i Paesi il cui indice di sviluppo umano (Hdi) è superiore a 100 secondo la definizione riportata nella relazione del Pnus sullo sviluppo umano negli ultimi due anni; 2) progetti chiaramente rivolti ai gruppi svantaggiati e più vulnerabili negli altri Pvs in cui sussistono gruppi consistenti di popolazione povera ed emarginata; 3) progetti che: sostengono e promuovono l'instaurazione di un collegamento tra iniziative di ripresa economico-sociale e di sviluppo nei Paesi che escono da una crisi dovuta a una calamità naturale o causata dall'uomo; vengono condotti in Paesi colpiti da un conflitto e/o nei quali la cooperazione ufficiale della Comunità europea è sospesa, inesistente o ridotta.

* scadenza: presentazione progetti entro il 12 marzo 2003.

* informazioni: http://europa.eu.int/comm/europeaid/index_it.htm