tutti a Nizza

Da anni ormai si denuncia la mancanza e si lamenta la necessità di un'Europa sociale, cioè di uno spostamento dell'agenda europea dai mercati, dall'economia e la finanza, verso i cittadini e i loro diritti. Ebbene, ora si è giunti ad un momento che potrebbe sancire, almeno nei principi, la nascita di questa Europa: un'Europa dei valori comuni e dei diritti fondamentali. Il 7 e 8 dicembre prossimi, infatti, il Consiglio europeo riunito a Nizza dovrà pronunciarsi sul futuro della Carta europea dei diritti fondamentali, già approvata durante il Vertice informale di Biarritz (13 e 14 ottobre scorsi). Una Carta molto discussa per i suoi contenuti, necessariamente migliorabile, ma che indubbiamente rappresenta il primo passo per la costruzione di una solidarietà europea fondata sull'eguaglianza dei diritti di base. La Convenzione (cioè il gruppo di lavoro) che l'ha scritta ha lavorato piuttosto rapidamente (prima convocazione nel dicembre 1999) e in modo sufficientemente trasparente nonché aperto alle osservazioni e alle critiche giunte dalla società civile. Se si osservano infatti le differenze tra la bozza resa nota in luglio (vedi euronote 9/2000) e il testo finale che giungerà a Nizza (che pubblichiamo in questo numero), si possono individuare notevoli miglioramenti. Certo le carenze sono ancora molte, come sottolineano le organizzazioni sociali e sindacali europee (anche in queste pagine). Non leggere nei 54 articoli della Carta alcun riferimento al ripudio della guerra, al diritto ad un salario minimo, oppure leggere che l'azione sindacale può essere svolta «a livelli appropriati» invece che a livello europeo (art. 28), o che la libertà di circolazione e di soggiorno «può essere accordata» agli stranieri di Paesi terzi che risiedono legalmente nell'Ue (art. 45), non può che deludere chiunque aspiri ad una vera Europa sociale. Ma il mandato ricevuto dalla Convenzione era piuttosto restrittivo e la necessità di trovare un compromesso tra le diverse esigenze (anche quelle contrarie del governo britannico) hanno limitato la Carta ad essere non ancora una Costituzione ma per ora un elenco di diritti che derivano dall'essere cittadino dell'Unione. Così, a fianco dei diritti civili e delle libertà della tradizione liberale si trovano alcuni diritti socio-economici ed altri di "nuova generazione", non ancora presenti cioè nella maggior parte delle costituzioni dei Paesi europei (difesa dell'ambiente, protezione del consumatore, libertà comunicative su Internet ecc.). Si tratta dunque di una prima tappa importante, in un percorso che dovrà portare ad un'efficacia giuridica della Carta e al suo inserimento nel Trattato dell'Ue, nonché ad un suo miglioramento e, soprattutto, ad un pronunciamento popolare in merito. Il primo appuntamento è per mercoledì 6 dicembre prossimo a Nizza, dove si dirà con forza che l'Europa sociale e dei diritti non può che nascere partendo dai cittadini.


ecco la Carta europea dei diritti fondamentali

Pubblichiamo di seguito il testo della Carta europea dei diritti fondamentali approvato dal Consiglio europeo informale di Biarritz (13-14 ottobre 2000), sul quale dovrà esprimere un parere definitivo il Consiglio europeo di Nizza del 7-8 dicembre prossimi.

preambolo

I popoli europei nel creare tra loro un'unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l'Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l'Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

L'Unione contribuisce al mantenimento e di questi valori comuni, nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli europei, dell'identità nazionale degli Stati membri e dell'ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale; essa cerca di promuovere uno sviluppo equilibrato e sostenibile e assicura la libera circolazione delle persone, dei beni, dei servizi e dei capitali nonché la libertà di stabilimento.

A tal fine è necessario, rendendoli più visibili in una Carta, rafforzare la tutela dei diritti fondamentali alla luce dell'evoluzione della società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici.

La presente Carta riafferma, nel rispetto delle competenze e dei compiti della Comunità e dell'Unione e del principio di sussidiarietà, i diritti derivanti in particolare dalle tradizioni costituzionali e dagli obblighi internazionali comuni agli Stati membri, dal trattato sull'Unione europea e dai trattati comunitari, dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dalle carte sociali adottate dalla Comunità e dal Consiglio d'Europa, nonché i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e da quella della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future.

Pertanto, l'Unione riconosce i diritti, le libertà ed i principi enunciati qui di seguito.

capo I - dignità

Articolo 1: Dignità umana

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

Articolo 2: Diritto alla vita

  1. Ogni individuo ha diritto alla vita.

  2. Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato.

Articolo 3: Diritto all'integrità della persona

  1. Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.

  2. Nell'ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:

Articolo 4: Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti

Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Articolo 5: Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato

  1. Nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù.

  2. Nessuno può essere costretto a
    compiere un lavoro forzato o obbligatorio.

  3. È proibita la tratta degli esseri umani.

capo II - libertà

Articolo 6: Diritto alla libertà e alla sicurezza

Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza.

Articolo 7: Rispetto della vita privata e della vita familiare

Ogni individuo ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e delle sue comunicazioni.

Articolo 8: Protezione dei dati di carattere personale

  1. Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano.

  2. Tali dati devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.

  3. Il rispetto di tali regole è soggetto al controllo di un'autorità indipendente.

Articolo 9: Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia

Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

Articolo 10: Libertà di pensiero, di coscienza e di religione

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti.

  2. Il diritto all'obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

Articolo 11: Libertà di espressione e d'informazione

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

  2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.

Articolo 12: Libertà di riunione e di associazione

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico, il che implica il diritto di ogni individuo di fondare sindacati insieme con altri e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

  2. I partiti politici a livello dell'Unione contribuiscono a esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione.

Articolo 13: Libertà delle arti e delle scienze

Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata.

Articolo 14: Diritto all'istruzione

  1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua.

  2. Questo diritto comporta la facoltà di accedere gratuitamente all'istruzione obbligatoria.

  3. La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all'educazione e all'istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio.

Articolo 15: Libertà professionale e diritto di lavorare

  1. Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata.

  2. Ogni cittadino dell'Unione ha la libertà di cercare un lavoro, di lavorare, di stabilirsi o di prestare servizi in qualunque Stato membro.

  3. I cittadini dei Paesi terzi che sono autorizzati a lavorare nel territorio degli Stati membri hanno diritto a condizioni di lavoro equivalenti a quelle di cui godono i cittadini dell'Unione.

Articolo 16: Libertà d'impresa

È riconosciuta la libertà d'impresa, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 17: Diritto di proprietà

  1. Ogni individuo ha il diritto di godere della proprietà dei beni che ha acquistato legalmente, di usarli, di disporne e di lasciarli in eredità. Nessuno può essere privato della proprietà se non per causa di pubblico interesse, nei casi e nei modi previsti dalla legge e contro il pagamento in tempo utile di una giusta indennità per la perdita della stessa. L'uso dei beni può essere regolato dalla legge nei limiti imposti dall'interesse generale.

  2. La proprietà intellettuale è protetta.

Articolo 18: Diritto di asilo

Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 19: Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione

  1. Le espulsioni collettive sono vietate.

  2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.

CES: LA CARTA DEVE ESSERE VINCOLANTE
E INSERITA NEL TRATTATO DELL'UE

«Un importante passo avanti per un'Europa sociale e dei cittadini, ma la battaglia deve proseguire per completare il raggiungimento di questa meta». Inizia così il documento adottato dal comitato esecutivo della Confederazione europea dei sindacati (Ces), lo scorso 26 ottobre, in merito al testo della Carta dei diritti e in prospettiva del Vertice di Nizza. L'obiettivo strategico della Ces rimane quello di una Carta legalmente vincolante da inserire nel Trattato dell'Unione europea, dal momento che la sostanza dei diritti e lo stato giuridico della Carta sono strettamente legati.

Nonostante un'interpretazione piuttosto restrittiva dei diritti esistenti, secondo i sindacati europei la Carta apporta comunque un valore aggiunto alla situazione attuale.

Viene accolto con soddisfazione il fatto che la Carta consacri l'indivisibilità dei diritti politici, civili, sociali e sindacali, e che le proposte avanzate dalle Ces nei mesi scorsi siano state riprese nel testo finale, migliorandolo decisamente rispetto alle bozze precedenti.

Sono così ora compresi nella Carta i diritti sindacali, i diritti all'informazione e consultazione, all'eguaglianza e non discriminazione, l'interdizione al lavoro minorile, il diritto alla salute e sicurezza sul lavoro, la libertà di circolazione.

La Ces deplora però che altri diritti, come ad esempio quello ad un reddito minimo, non siano stati presi in considerazione e ritiene estremamente importante, nell'ottica di un mercato unico e di una integrazione economica realizzata, che la Carta riconosca i diritti sindacali sia a livello di Unione europea che a livello transfrontaliero. Condannando il fatto che il Consiglio europeo informale di Biarritz non abbia deciso di iscrivere l'integrazione della Carta all'ordine del giorno della Conferenza intergovernativa, la Ces sottolinea come a Nizza sia in gioco la credibilità stessa del Consiglio europeo. Una solenne proclamazione politica al di fuori del Trattato, infatti, oltre che deludere le aspettative fissate all'inizio del processo di preparazione della Carta, sarebbe vista come un segnale negativo da parte dei cittadini e dei lavoratori europei. Per queste ragioni, secondo la Ces il Consiglio di Nizza dovrà: integrare i diritti in modo vincolante decidendo procedura e calendario dell'integrazione della Carta; fare riferimento alla Carta nell'art. 6 par. 2 del Trattato dell'Ue, prendendo gli elementi del par. 5 del preambolo della Carta dell'Ue; aggiungere un nuovo paragrafo all'art. 136 del Trattato istituente la Comunità europea, riguardante i diritti sindacali (libertà di associazione, negoziazione collettiva e azioni sindacali) basato sui paragrafi 1 e 28 dell'art. 12 della Carta dell'Unione europea.

La Ces chiede inoltre agli Stati membri di ratificare la Carta revisionata dal Consiglio europeo.

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

 

capo III - uguaglianza

Articolo 20: Uguaglianza davanti alla legge

Tutte le persone sono uguali davanti alla legge.

Articolo 21: Non discriminazione

  1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.

  2. Nell'ambito d'applicazione del Trattato che istituisce la Comunità europea e del Trattato sull'Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.

Articolo 22: Diversità culturale, religiosa e linguistica

L'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica.

Articolo 23: Parità tra uomini e donne

La parità tra uomini e donne deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione.
Il principio della parità non osta al mantenimento o all'adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato.

Articolo 24: Diritti del bambino

  1. I bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione; questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità.

  2. In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente.

  3. Ogni bambino ha diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori, salvo qualora ciò sia contrario al suo interesse.

Articolo 25: Diritti degli anziani

L'Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale.

Articolo 26: Inserimento dei disabili

L'Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.

 

FORUM EUROPEO DELLA SOCIETÀ CIVILE:
"UN PROGETTO DA RAFFORZARE"

«E' necessario sottolineare il fatto che la Convenzione incaricata di scrivere la Carta dei diritti fondamentali ha effettuato il lavoro in tempi relativamente rapidi e con un metodo trasparente e di apertura verso la società civile: questa valutazione positiva è importante se i risultati raggiunti dalla Convenzione si confrontano con lo stato di paralisi del negoziato intergovernativo - affidato ad un gruppo di quindici diplomatici - per la revisione del Trattato di Amsterdam». E' quanto dichiara Pier Virgilio Dastoli, segretario generale del Movimento europeo internazionale e portavoce del Forum europeo della società civile al quale abbiamo chiesto un commento al testo della Carta.

La Convenzione, sostiene Dastoli, considerando i limiti e le ambiguità del mandato affidatole e le forti opposizioni al suo interno (soprattutto da parte del rappresentante del governo britannico), è riuscita ad elaborare un progetto di Carta che riconosce il carattere indivisibile dei diritti fondamentali - civili, politici, culturali, sociali ed economici - ed afferma la necessità di collocare la persona (dunque non solo i cittadini) al centro dell'azione dell'Unione.

Nonostante tutto ciò, secondo il portavoce del Forum europeo della società civile alcuni articoli della Carta non sono accettabili sia per la loro debolezza, sia per i passi indietro rispetto al "patrimonio comunitario", sia per l'ambiguità preoccupante di alcune formulazioni, come la protezione dei diritti sindacali "ai livelli appropriati" (mentre una versione precedente faceva esplicito riferimento "al livello europeo"). «Quel che è più grave è il silenzio assordante del progetto su alcuni settori-chiave sostenuti dalla società civile, come i diritti collettivi e la democrazia partecipativa. Che dire poi dell'assenza di ogni riferimento del diritto alla pace o dei diritti delle minoranze o del rispetto dei diritti fondamentali dei partiti europei?».

Molte reti di Ong (come il Forum europeo della società civile, il Carrefour per un'Europa civica e sociale, il Collettivo francese sulla Carta dei diritti fondamentali, la Piattaforma delle Ong del settore sociale ma anche il Comitato economico e sociale) hanno chiesto di considerare il testo approvato dalla Convenzione come un progetto da rafforzare, soprattutto attraverso un dibattito pubblico, e da sottoporre (così modificato dalla stessa Convenzione) all'adozione finale del Consiglio europeo di Laeken del dicembre 2001 ed alla sua definitiva integrazione nei trattati. La Carta avrebbe in questo modo una reale forza giuridica e si potrebbe creare un meccanismo di sanzione giudiziaria.

Inoltre, il Forum europeo della Società civile e le organizzazioni federaliste (Movimento Europeo, Movimento Federalista, Gioventù Federalista, Consiglio dei Comuni e delle Regioni d'Europa) hanno chiesto che la Carta costituisca uno dei temi fondamentali del "dibattito costituente" che si aprirà al Consiglio europeo di Nizza e che una Convenzione (simile a quella che ha redatto la Carta) sia incaricata di finalizzare un progetto di Costituzione europea a carattere federale sulla base di un documento preparato (a nome dei cittadini europei) dal Parlamento europeo.

INFORMAZIONI: Movimento Europeo Internazionale; fax 0032 2 5126673;

e-mail: secretariat@europeanmovement.skynet.be

 

capo IV - solidarità

Articolo 27: Diritto dei lavoratori all'informazione e alla consultazione nell'ambito dell'impresa

Ai lavoratori o ai loro rappresentanti devono essere garantite, ai livelli appropriati, l'informazione e la consultazione in tempo utile nei casi e alle condizioni previsti dal diritto comunitario e dalle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 28: Diritto di negoziazione e di azioni collettive

I lavoratori e i datori di lavoro, o le rispettive organizzazioni, hanno, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali, il diritto di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati, e di ricorrere, in caso di conflitti di interessi, ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, compreso lo sciopero.

Articolo 29: Diritto di accesso ai servizi di collocamento

Ogni individuo ha il diritto di accedere a un servizio di collocamento gratuito.

Articolo 30: Tutela in caso di licenziamento ingiustificato

Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 31: Condizioni di lavoro giuste ed eque

  1. Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

  2. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite.

Articolo 32: Divieto del lavoro minorile e protezione dei giovani sul luogo di lavoro

Il lavoro minorile è vietato. L'età minima per l'ammissione al lavoro non può essere inferiore all'età in cui termina la scuola dell'obbligo, fatte salve le norme più favorevoli ai giovani ed eccettuate deroghe limitate.

I giovani ammessi al lavoro devono beneficiare di condizioni di lavoro appropriate alla loro età ed essere protetti contro lo sfruttamento economico o contro ogni lavoro che possa minarne la sicurezza, la salute, lo sviluppo fisico, mentale, morale o sociale o che possa mettere a rischio la loro istruzione.

Articolo 33: Vita familiare e vita professionale

  1. È garantita la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale.

  2. Al fine di poter conciliare vita familiare e vita professionale, ogni individuo ha il diritto di essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto a un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l'adozione di un figlio.

Articolo 34: Sicurezza sociale e assistenza sociale

  1. L'Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

  2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all'interno dell'Unione ha diritto alle prestazioni di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

  3. Al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

Articolo 35: Protezione della salute

Ogni individuo ha il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni e prassi nazionali. Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.

Articolo 36: Accesso ai servizi d'interesse economico generale

Al fine di promuovere la coesione sociale e territoriale dell'Unione, questa riconosce e rispetta l'accesso ai servizi d'interesse economico generale quale previsto dalle legislazioni e prassi nazionali, conformemente al trattato che istituisce la Comunità europea.

Articolo 37: Tutela dell'ambiente

Un livello elevato di tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell'Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.

Articolo 38: Protezione dei consumatori

Nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori.

 

ATTAC EUROPA: "UNA REGRESSIONE SOCIALE"

Una critica più radicale al testo della Carta, perché considerato un passo indietro in materia di tutela dei diritti sociali, è quella espressa dal movimento internazionale Attac. Nato in Francia nel 1998 per la battaglia sulla tassazione delle transazioni finanziarie (Tobin tax), oggi Attac è diventato un movimento internazionale che raccoglie singoli, gruppi e associazioni in tutto il mondo e che alcune settimane fa ha radunato a Parigi i partner europei per ragionare sulla Carta dei diritti fondamentali.

Sul contenuto della Carta, l'associazione individua tre punti centrali.

Il primo è quello relativo ai diritti dell'uomo e alle libertà fondamentali: la Carta riprende essenzialmente le disposizioni della Convenzione europea sui diritti dell'uomo del Consiglio d'Europa. Un testo del 1950, ratificato dai Paesi membri ma non dall'Unione in quanto tale. Non sarebbe, si chiede Attac, semplicemente la cosa da fare?

Il secondo punto è quello dei diritti civili e politici, raggruppati nella seconda parte della Carta e già garantiti nelle Costituzioni degli Stati membri. Secondo Attac, incorporarli in una Carta europea non aggiunge nulla di più ai cittadini di ciascuno di questi Paesi.

Sulla parte più controversa, cioè quella relativa ai diritti economici e sociali, Attac ritiene che la pressione esercitata dal governo britannico abbia condotto il testo, in alcuni elementi, ad una regressione rispetto a: le legislazioni di diversi Paesi; il Patto relativo ai diritti economici, sociali e culturali votato nel 1966 dall'assemblea generale dell'Onu a completamento della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948; la Carta sociale rivista dal Consiglio d'Europa; alcune convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil).

I diritti sindacali, sostiene l'associazione, sono infatti largamente ignorati e il diritto di sciopero è stato introdotto solo in extremis con un giro di frase; il diritto al lavoro è divenuto «il diritto di lavorare» (articolo 15); non vi è alcun riferimento al diritto a un reddito minimo. La libertà di circolazione dei capitali, in compenso, è citata nel preambolo.

L'applicazione della Carta toccherebbe alla Corte di giustizia europea, che, secondo Attac, ha fin qui fondato la maggior parte dei suoi decreti sul sacrosanto diritto alla concorrenza e che potrebbe, per esempio, essere chiamata ad arbitrare e a creare una giurisprudenza tra la libertà di circolazione dei capitali e il "diritto di lavorare". Il paradosso della Carta, sostiene Attac, sarebbe quello che un processo mirante a dare un "contenuto sociale" all'Europa, venga poi utilizzato contro i diritti dei salariati. Esprimendo solidarietà ai sindacati e ai movimenti cittadini che rifiutano i limiti espressi dalla Carta, Attac invita tutti i militanti e i cittadini a partecipare alla manifestazione di Nizza del 6 dicembre.

INFORMAZIONI: http://www.attac.org

capo V - cittadinanza

Articolo 39: Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo

  1. Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

  2. I membri del Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale diretto, libero e segreto.

Articolo 40: Diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali

Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

Articolo 41: Diritto ad una buona amministrazione

  1. Ogni individuo ha diritto a che le questioni che lo riguardano siano trattate in modo imparziale, equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni e dagli organi dell'Unione.

  2. Tale diritto comprende in particolare:

  1. Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri.

  2. Ogni individuo può rivolgersi alle istituzioni dell'Unione in una delle lingue del Trattato e deve ricevere una risposta nella stessa lingua.

Articolo 42: Diritto d'accesso ai documenti

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di accedere ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

Articolo 43: Mediatore

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Statomembro ha il diritto di sottoporre al mediatore dell'Unione casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni o degli organi comunitari, salvo la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado nell'esercizio delle loro funzioni giurisdizionali.

Articolo 44: Diritto di petizione

Qualsiasi cittadino dell'Unione o qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo.

Articolo 45: Libertà di circolazione e di soggiorno

  1. Ogni cittadino dell'Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

  2. La libertà di circolazione e di soggiorno può essere accordata, conformemente al Trattato che istituisce la Comunità europea, ai cittadini dei Paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro.

Articolo 46: Tutela diplomatica e consolare

Ogni cittadino dell'Unione gode, nel territorio di un Paese terzo nel quale lo Stato membro di cui ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

capo VI - giustizia

Articolo 47: Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale

Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo.

Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare.

A coloro che non dispongono di mezzi sufficienti è concesso il patrocinio a spese dello Stato qualora ciò sia necessario per assicurare un accesso effettivo alla giustizia.

Articolo 48: Presunzione di innocenza e diritti della difesa

  1. Ogni imputato è considerato innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata.

  2. Il rispetto dei diritti della difesa è garantito ad ogni imputato.

Articolo 49: Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene

  1. Nessuno può essere condannato per un'azione o un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o il diritto internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l'applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest'ultima.

  2. Il presente articolo non osta al giudizio e alla condanna di una persona colpevole di un'azione o di un'omissione che, al momento in cui è stata commessa, costituiva un crimine secondo i principi generali riconosciuti da tutte le nazioni.

  3. Le pene inflitte non devono essere sproporzionate rispetto al reato.

Articolo 50: Diritto di non essere giudicato o punito due volte per lo stesso reato

Nessuno può essere perseguito o condannato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato nell'Unione a seguito di una sentenza penale definitiva conformemente alla legge.

capo VII - disposizioni generali

Articolo 51: Ambito di applicazione

  1. Le disposizioni della presente Carta si applicano alle istituzioni e agli organi dell'Unione nel rispetto del principio di sussidiarietà come pure agli Stati membri esclusivamente nell'attuazione del diritto dell'Unione. Pertanto, i suddetti soggetti rispettano i diritti, osservano i principi e ne promuovono l'applicazione secondo le rispettive competenze.

  2. La presente Carta non introduce competenze nuove o compiti nuovi per la Comunità e per l'Unione, né modifica le competenze e i compiti definiti dai trattati.

Articolo 52: Portata dei diritti garantiti

  1. Eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

  2. I diritti riconosciuti dalla presente Carta che trovano fondamento nei trattati comunitari o nel Trattato sull'Unione europea si esercitano alle condizioni e nei limiti definiti dai trattati stessi.

  3. Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non preclude che il diritto dell'Unione conceda una protezione più estesa.

Articolo 53: Livello di protezione

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito di applicazione, dal diritto dell'Unione, dal diritto internazionale, dalle convenzioni internazionali delle quali l'Unione, la Comunità o tutti gli Stati membri sono parti contraenti, in particolare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dalle costituzioni degli Stati membri.

Articolo 54: Divieto dell'abuso di diritto

Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata nel senso di comportare il diritto di esercitare un'attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Carta o di imporre a tali diritti e libertà limitazioni più ampie di quelle previste dalla presente Carta.

 


solo un primo passo

Sul testo della Carta abbiamo chiesto un parere a Emilio Gabaglio, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati.

Nel corso della redazione della Carta, la Ces si è impegnata per migliorarne il testo. E' soddisfatto del risultato finale in approvazione a Nizza?

In effetti la Ces si è molto spesa, presentando anche una piattaforma comune insieme alle Ong (vedi euronote 9/2000).

Nell'ultima fase dei lavori, l'estate scorsa, siamo stati messi di fronte ad un testo del tutto insoddisfacente per l'insufficienza ai riferimenti in materia di diritti sociali e soprattutto sindacali. La nostra reazione ha indotto ad una svolta e il testo finale, approvato al Consiglio di Biarritz, riflette meglio le nostre attese ed esigenze. Riteniamo il testo finale un primo passo significativo per dare più sostanza all'Europa sociale e dei cittadini: per la prima volta i diritti sociali e sindacali figurano accanto a quelli della persona, nonché a quelli civili e politici. Non c'è più quindi quella "doppia velocità" presente in altre occasioni. Tuttavia non possiamo essere pienamente soddisfatti. Nel capitolo della solidarietà, ad esempio, dove si trova la maggior parte dei diritti sindacali, l'enunciazione degli stessi è fortemente marcata dal rinvio alla sussidiarietà e alle legislazioni e prassi nazionali: è un capitolo che vogliamo vedere approfondito in futuro.

Quali critiche, nello specifico, in materia di diritti sindacali?

La nostra critica si basa soprattutto sulla portata di questi diritti, vale a dire l'esercizio e l'esigibilità degli stessi in una dimensione europea e transnazionale. Penso in particolare al diritto di associazione, di contrattazione e di sciopero. Per noi
è una questione dirimente: in una situazione di globalizzazione e, per restare in Europa, di mercato unico, moneta unica, di imprese che operano su scala europea, anche il sindacato deve poter esercitare questi diritti agli stessi livelli, oltre che a quelli nazionali e locali. Nella formulazione di questi articoli si parla invece di "livelli appropriati" e non anche, esplicitamente, di "livello europeo".

Il documento di accompagnamento al testo della Carta (che si fa carico di una sua interpretazione), sembra confortarci nella direzione da noi auspicata, in particolare sul diritto di associazione e di negoziazione collettiva.

Il diritto di sciopero invece, così come formulato, sembrerebbe confinato ai livelli nazionali. Pensiamo ad esempio ad una multinazionale con sedi in tutti i Paesi membri: l'effettuazione di uno sciopero su scala europea sarebbe, al massimo, il risultato di proclamazioni simultanee da parte dei sindacati delle singole realtà, in conformità alle normative dei vari Paesi (alcune della quali, peraltro, un po' limitative), e non già l'esercizio di un diritto europeo in quanto tale. E' troppo poco, e occorre una profonda chiarificazione.

Quali prospettive per la Carta: dichiarazione di principi o embrione di una futura Costituzione europea?

La Ces sin dal primo momento si è battuta per una Carta che fosse ambiziosa nei contenuti e con validità giuridica chiaramente definita: inserita, quindi, nel Trattato.

A Biarritz è parso però che i governi vogliano farne una fatto essenzialmente politico attraverso una "adozione in forma solenne". Noi sosteniamo, e anche per questo manifesteremo a Nizza, che vada presa la decisione politica di inserimento nel Trattato, calendarizzando tempi e modalità. In previsione di ciò, è auspicabile una riscrittura della Carta che rappresenterebbe la prima parte di una Costituzione europea.

A nostro parere il Vertice di Nizza, però, può e deve decidere da subito una prima menzione della Carta nel Trattato, attraverso l'aggancio all'art. 6, laddove si parla di valori e diritti fondamentali sui quali si basa l'Unione europea. Del resto, nello stesso articolo si fa riferimento alla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, e non si vede ragione che impedisca di evocare anche la Carta.

Resta per noi di assoluta validità e urgenza, inoltre, il riconoscimento nel capitolo sociale del Trattato dei diritti di associazione, contrattazione e sciopero. n


meno disoccupati ma bassi salari a un lavoratore su sette

La disoccupazione europea è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi mesi, ma risulta in netto ribasso se si prendono in considerazione gli ultimi due anni. I dati Eurostat forniti lo scorso 3 ottobre mostrano infatti un tasso di disoccupazione medio che ad agosto è stato dell'8,3% a livello di Unione europea (15 Stati membri) e del 9% per quanto concerne l'Unione monetaria (12 Stati, ma la Grecia non rientra ancora nelle statistiche). In pratica, circa 14,3 milioni di donne e uomini senza lavoro nell'Ue e circa 11,8 milioni nell'Uem (zona dell'euro). Valori uguali a quelli registrati lo scorso mese di luglio e che vanno dalle percentuali molto basse di Lussemburgo (2,2%) e Paesi Bassi (2,5%), fino a quella ancora molto alta della Spagna (14,5%). Un netto miglioramento si può invece notare se il dato dell'agosto di quest'anno viene confrontato a quelli di uno e due anni fa: il tasso medio di disoccupazione dell'Ue è infatti passato dal 9,9% nel 1998 al 9,1% del 1999 fino all'attuale 8,3%, mentre nella cosiddetta zona euro la diminuzione del tasso è stata dal 10,7% del 1998 al 9,9% del 1999 fino al 9% odierno. Un calo del numero di disoccupati che si è registrato un po' in tutti gli Stati membri e che negli ultimi 12 mesi ha visto netti miglioramenti soprattutto in Francia (dall'11,2% al 9,6%), in Svezia (dal 7,1% al 5,9%), in Irlanda (dal 5,6% al 4,4%) e nei Paesi Bassi (dal 3,3% al 2,5%). Le donne hanno contribuito in modo significativo a questa diminuzione, facendo registrare un calo di un punto percentuale nell'ultimo anno (dal 10,8% al 9,9% nell'Ue e dal 12,1% all'11,2% nell'Uem) e di due punti rispetto a due anni fa (quando i tassi erano del 11,7% nell'Ue e del 13,2% nell'Uem).

Anche tra i giovani europei con meno di 25 anni si sono verificati miglioramenti in materia di occupazione, ma i tassi di disoccupazione, seppur diminuiti, sono ancora gravemente alti: 16,5% nell'Ue e 17,5% nella zona euro. Le situazioni più preoccupanti sono quelle di Italia e Spagna, che registrano tassi rispettivamente del 31,8% e 26,6%, valori che tra le ragazze raggiungono addirittura percentuali del 36,6% e 33,8%. Di tutt'altro tipo invece i livelli di disoccupazione tra i giovani in Austria (4,4%) e Paesi Bassi (4,5%), Lussemburgo (5,8%) e Irlanda (6%).

TASSO DI DISOCCUPAZIONE IN EUROPA (%)

  Agosto
2000
Luglio
2000

UE

8.3

8.3

UEM

9.0

9.0

Lussemburgo

*

2.2

Paesi Bassi

*

2.5

Austria

3.2

3.2

Portogallo

3.8

3.9

Irlanda

4.4

4.5

Danimarca

4.8

4.9

Svezia

5.9

5.6

Germania

8.3

8.3

Belgio

8.6

8.5

Finlandia

9.4

9.5

Francia

9.6

9.6

Italia

*

10.5

Spagna

14.5

14.2

Fonte: Eurostat, ottobre 2000
* Dati non disponibili

ANDAMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE EUROPEA NEGLI ULTIMI DUE ANNI (%)

 

UE15

UEM11

B

DK

D

GR

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

FIN

S

UK

USA

JAP

agosto 98

9.9

10.7

9.6

5.2

9.2

:

18.7

11.8

7.4

11.9

2.7

3.8

4.5

4.9

11.3

8.2

6.3

4.5

4.3

agosto 99

9.1

9.9

9.1

5.2

8.8

:

15.7

11.2

5.6

11.3

2.4

3.3

3.7

4.4

10.0

7.1

6.0

4.2

4.7

aprile 2000

8.5

9.2

8.5

4.7

8.4

:

14.5

10.0

4.8

10.6

2.2

3.0

3.4

4.1

10.0

6.1

5.7

4.0

4.8

maggio 2000

8.4

9.1

8.5

4.8

8.4

:

14.3

9.8

4.7

10.6

2.2

2.7

3.3

4.1

9.8

6.0

5.5

4.1

4.7

giugno 2000

8.4

9.0

8.4

4.9

8.3

:

14.1

9.6

4.5

10.6

2.2

2.6

3.3

4.0

9.6

6.1

5.4

4.0

4.7

luglio 2000

8.3

9.0

8.5

4.9

8.3

:

14.2

9.6

4.5

10.5

2.2

2.5

3.2

3.9

9.5

5.6

:

4.1

4.6

agosto 2000

8.3

9.0

8.6

4.8

9;8.3

:

14.5

9.6

4.4

:

:

:

3.2

3.8

9.4

5.9

:

4.1

4.5

Fonte: Eurostat, ottobre 2000
: Dati non disponibili

ANDAMENTO DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE AL DI SOTTO DEI 25 ANNI (%)

 

UE15

UEM11

B

DK

D

GR

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

FIN

S

UK

USA

JAP

agosto 98

19.4

21.1

23.6

8.1

9.8

:

35.0

26.2

10.9

33.9

7.0

6.8

6.3

10.3

23.2

16.3

13.5

10.9

7.9

agosto 99

17.8

19.0

25.1

9.8

9.3

:

29.3

24.1

8.1

32.1

7.0

7.4

4.9

8.5

20.7

13.2

12.7

9.7

9.4

aprile 2000

16.7

17.7

23.3

8.1

9.3

:

26.4

21.0

6.4

31.5

6.0

6.0

4.3

9.1

22.1

13.4

12.7

9.3

8.6

maggio 2000

16.5

17.5

23.3

8.1

9.3

:

26.1

20.5

6.3

31.5

5.9

5.2

4.3

8.8

21.7

10.2

12.1

9.7

8.5

giugno 2000

16.4

17.3

23.2

8.2

9.3

:

25.5

20.2

6.1

31.6

5.9

4.5

4.4

8.6

21.4

12.6

11.8

9.3

9.2

luglio 2000

16.4

17.4

23.2

8.2

9.4

:

25.7

20.2

6.1

31.8

5.8

4.5

4.3

8.4

21.1

11.2

:

9.4

8.8

agosto 2000

16.5

17.5

23.6

8.3

9.5

:

26.6

20.3

6.0

:

:

:

4.4

8.1

20.9

10.6

:

9.4

9.1

Fonte: Eurostat, ottobre 2000
: Dati non disponibili

bassi salari soprattutto alle donne

Nell'Unione europea, circa un occupato su 7 recepisce bassi salari e nel 77% dei casi si tratta di donne. Un totale di circa 16,5 milioni di lavoratori (ma soprattutto lavoratrici) con paghe mensili molto basse e spesso insufficienti, che nel 43% dei casi sono dovute ad un impiego part-time, per il 37% si tratta di attività poco remunerate e l'11% deriva da una combinazione di questi due fattori. In molti altri casi i salari si avvicinano alla soglia minima, pur non superandola.

Tra i 13 Stati membri dell'Ue presi in considerazione nello studio effettuato da Eurostat (che considera bassi salari quelli che non raggiungono il 60% della media dei salari mensili di un Paese, tenendo conto solo delle persone che lavorano almeno 15 ore a settimana), le differenze sono notevoli. Si registrano percentuali di bassi salari molto al di sotto della media europea (15%) ad esempio in Portogallo e Danimarca, rispettivamente con il 6% e il 7%, mentre in altri il tasso di bassa retribuzione è molto più elevato, fino a raggiungere il livello massimo in Gran Bretagna (21%), dove è un lavoratore su cinque a percepire basse mensilità.

Anche i due fattori del part-time (quindi meno ore lavorate) e della scarsa remunerazione (a tempo pieno) influenzano in modo differente i bassi salari mensili dei lavoratori nei vari Paesi. Così, l'impiego a tempo parziale è la prima causa delle basse mensilità nei Paesi Bassi (65%), in Belgio (63%) e in Gran Bretagna (55%), a fronte di una media europea del 43%, mentre le scarse retribuzioni sono particolarmente rilevanti e causa principale delle basse entrate mensili in Grecia (73%), Italia (57%), Spagna (54%), Lussemburgo (53%) e Portogallo (52%), con una media europea del 37%. I due fattori rivestono invece la stessa importanza in Danimarca, Germania, Francia e Austria, con circa il 40% per ognuno.

Ma sono soprattutto le donne a percepire mensilità inferiori alla soglia minima stabilita in ogni Paese, tanto che a livello europeo su 100 lavoratori con scarse entrate mensili ben 77 sono donne, percentuale quasi doppia rispetto alla proporzione delle donne sulla popolazione totale degli occupati (42%). Tale situazione si registra in tutti gli Stati membri, con punte che raggiungono o superano l'80% in Austria, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Germania. In Grecia, invece, le donne rappresentano solo poco più della metà (51%) dei lavoratori con bassi salari.

Pur non spiegando totalmente le differenze tra sessi all'interno della popolazione dei "poco pagati", la distribuzione del lavoro part-time rappresenta sicuramente il principale fattore di sovraesposizione della componente femminile. Circa il 24% delle donne occupate in Europa, infatti, lavora a tempo parziale, percentuale che tra gli uomini raggiunge appena il 2%.

Per quanto concerne poi il rischio di scarsa remunerazione, le donne europee hanno probabilità superiore di 1,3 volte alla media di tutti i dipendenti (cioè uomini più donne) di avere bassi livelli di remunerazione. Questo si verifica soprattutto in Lussemburgo e Austria (1,7), mentre la Danimarca è l'unico Stato membro dell'Ue dove le donne (0,9) hanno probabilità inferiori agli uomini (1) di percepire basse mensilità.

I bassi salari non implicano necessariamente condizioni di povertà, dal momento che lo scarso livello di una retribuzione può essere compensato da altre fonti di entrata per l'economia della famiglia, come salari di altri membri, altre entrate per lavoro, trasferimenti sociali ecc. Va però sottolineato come la percentuale di poveri sia notevolmente più alta tra i lavoratori con basso salario, dove il tasso europeo raggiunge il 20% a fronte di una percentuale dell'8% di lavoratori poveri sul totale degli occupati. Il tasso di povertà più elevato tra coloro che percepiscono bassi salari si registra in Grecia (27%), mentre il più basso è quello della Danimarca (13%). n

INFORMAZIONI: http://europa.eu.int/comm/eurostat/

BASSI SALARI DEI LAVORATORI DIPENDENTI NELL'UE (%)

 

B

DK

D

EL

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

UK

UE

Dipendenti con bassi salari cause:

9

7

17

17

13

13

18

10

16

16

16

6

21

15

(1) lavoro part-time

63

41

41

12

32

39

30

28

26

65

44

24

55

43

(2) scarsa retribuzione

24

38

42

73

54

39

44

57

53

17

40

52

21

37

(3) entrambe

7

18

12

9

7

13

19

10

17

13

9

10

12

11

(4) nessuna delle due*

6

4

6

7

7

9

8

4

3

6

7

15

12

8

Totale (1)÷(4)

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

* si riferisce ai bassi salari dei dipendenti che lavorano 30 o più ore a settimana e/o il cui livello di remunerazione è uguale o leggermente superiore al livello minimo.
Fonte: Eurostat, agosto 2000

BASSI SALARI: DIFFERENZE TRA SESSI E RISCHI (%)

 

B

DK

D

EL

E

F

IRL

I

L

NL

A

P

UK

EU

Differenza tra sessi:

donne

79

64

80

51

66

76

72

60

73

81

86

79

81

77

uomini

21

36

20

49

34

24

28

40

27

19

14

21

19

23

Totale

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

100

Rischi di bassa remunerazione:

per gli uomini

1.0

0.9

1.5

1.2

1.5

1.3

1.4

1.3

1.7

1.4

1.7

1.5

1.2

1.3

per le donne

1.0

1.0

0.7

0.9

0.8

0.8

0.7

0.8

0.6

0.8

0.5

0.6

0.8

0.7

Fonte: Eurostat, agosto 2000


l'Europa stupefacente

Tra i giovani europei è sempre più diffuso il consumo di cannabis, cresce il consumo congiunto di sostanze stupefacenti quali amfetamine, ecstasy e psicofarmaci, aumenta il consumo «problematico» di cocaina, mentre l'eroina riguarda prevalentemente una popolazione in «invecchiamento cronico».

Le tendenze sul consumo di droghe in Europa sono messe in evidenza dal nuovo rapporto dell'Agenzia sulle droghe di Lisbona (Emcdda/Oedt) e confermano sostanzialmente l'andamento registrato nel corso degli ultimi anni.

Il cosiddetto "consumo problematico" di stupefacenti, cioè quello per via endovenosa o di lunga data di oppiacei, cocaina e/o amfetamine, si stima riguardi circa un milione e mezzo di persone, perlopiù eroinomani sempre meno giovani e con problemi di carattere psichiatrico e sociale sempre più gravi. I due terzi circa di questa popolazione di consumatori, poi, «possono facilmente rientrare in quei criteri clinici che definiscono la dipendenza», mentre tra coloro che si sottopongono al trattamento di disintossicazione aumentano i cocainomani e, in misura minore, i consumatori di cannabis.

In generale l'eroina non interessa i più giovani, probabilmente anche per la diffusione in tutti gli Stati membri dello stereotipo negativo del tossicodipendente e per le note ripercussioni che la sostanza ha sulla salute di chi la consuma. Viene utilizzata in alcuni casi da coloro che fanno uso pesante di altre droghe quali amfetamine ed ecstasy, ma sempre meno per via endovenosa. Altri gruppi considerati «a rischio» di eroina sono coloro che hanno gravi problemi di emarginazione sociale, compresi i detenuti e le persone che si prostituiscono.

Se da un lato sono relativamente pochi i nuovi consumatori di eroina, però, desta preoccupazione secondo l'Emcdda il forte aumento di consumo contemporaneo di droghe differenti, considerate da chi le consuma sostanze "ricreative" o "droghe del weekend" e legato in modo particolare al mondo giovanile delle discoteche e dei rave party. Questo tipo di consumo comprende sostanze illegali ma anche legali, tra le quali l'alcool e i tranquillanti. Lo studio dell'Agenzia europea evidenzia inoltre un aumento rilevante del consumo di cocaina, sempre più spesso associata a bevande alcoliche.

 

MOLTE POLITICHE INNOVATIVE, GRAVE IL PROBLEMA DEL CARCERE

Il rapporto annuale dell'Osservatorio europeo sulle droghe evidenzia come sia l'Unione europea che alcuni Stati membri (ad esempio Francia, Spagna e Portogallo) abbiano adottato nuove strategie in materia di droghe, improntate più sull'informazione, la prevenzione e la terapia piuttosto che mirate unicamente alla diminuzione dell'offerta. Iniziative di prevenzione basate sull'informazione e la formazione (supportate da Internet) sono in atto in tutta l'Unione nelle scuole, negli ambienti ricreativi, nei locali notturni e le birrerie, tra i gruppi considerati "ad alto rischio" (tra i quali vengono inseriti in alcuni Paesi i giovani appartenenti a minoranze etniche, spesso con problemi di disadattamento dovuti alle diverse cultura e lingua). Nella maggior parte degli Stati membri, inoltre, si stanno sviluppando servizi cosiddetti "a bassa soglia" che forniscono ai tossicodipendenti cibo, bevande e servizi igienici, assistenza psicologica, sociale e medica, aghi e siringhe sterili, letti e, talvolta, metadone. In fase ancora sperimentale (in Germania e Spagna, mentre esistono da anni in Olanda), nonché argomento controverso, sono invece le cosiddette "drug rooms", cioè locali dove è possibile consumare sostanze in condizioni igieniche controllate.

Resta invece aperto il grave problema della tossicodipendenza nelle carceri europee: si stima che tra il 20% e il 50% dei detenuti nei vari Stati dell'Unione sia consumatore problematico, cheil carcere sia spesso il luogo di iniziazione al consumo di droghe per via endovenosa e che in alcune prigioni si scambi le siringhe fino al 70% dei detenuti che si iniettano sostanze stupefacenti. Per queste ragioni, l'Emcdda sottolinea l'importanza dell'applicazione di misure e trattamenti alternativi alla detenzione per i detenuti consumatori problematici e tossicodipendenti.

il consumo "problematico"

Secondo il rapporto dell'Emcdda, non esiste un significativo rapporto diretto tra la quantità di consumatori che fanno un uso cosiddetto problematico di sostanze e il tipo di politiche sulle droghe (più o meno restrittive o liberali) messe in atto nei singoli Paesi europei. Pare incidere maggiormente sul tipo di consumo il fatto che un Paese si trovi o meno su una delle rotte del traffico illecito, con tutto ciò che questo comporta in termini di disponibilità e prezzo delle sostanze. Un esempio a questo proposito è fornito dall'Italia, Paese che ha registrato una diffusione del consumo problematico che coincide abbastanza con le rotte del traffico: da Nord a Sud, dalle coste all'entroterra, dai grandi ai piccoli centri urbani.

A livello statistico è il Lussemburgo a far registrare la percentuale maggiore di consumatori problematici di droghe su una popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni (7), seguito da Italia (6), Gran Bretagna e Spagna (circa 5), Irlanda e Francia (circa 4), Austria, Belgio e Danimarca (circa 3). Più basse invece, intorno al 2, le percentuali di consumo problematico in Finlandia, Germania, Paesi Bassi e Svezia.

 

MAGGIORI PROBLEMI PER LE DONNE

Le donne europee tossicodipendenti sono socialmente stigmatizzate rispetto agli uomini, perché l'uso di droga viene generalmente considerato come condizione incompatibile con il ruolo della donna, soprattutto in relazione alla maternità. E' quanto denuncia nel rapporto 2000 l'Emcdda, che per questo sollecita la programmazione di risposte specifiche a favore delle donne. Pur essendo molto più diffuso tra gli uomini il consumo di stupefacenti, la maggior problematicità delle donne è molto legata all'influenza maschile sulle donne più giovani e al "mercato" del sesso. Infatti, le ragazze iniziano prima dei ragazzi a consumare droghe, in molti casi perché fidanzate con ragazzi più grandi a loro volta consumatori; così, in Svezia, Germania e Austria alcuni programmi di prevenzione sono rivolti a donne molto giovani e ragazze in età scolare. Si stima inoltre che più della metà delle donne tossicodipendenti si prostituisca per procurarsi la droga, e in questi casi la riduzione del danno e i servizi terapeutici risultano doppiamente importanti per l'elevato rischio di trasmissione di malattie infettive. Secondo l'Emcdda, i figli di donne tossicodipendenti che corrono il rischio di sviluppare problemi di dipendenza sono in aumento, questo per l'estrema difficoltà delle tossicodipendenti di seguire programmi di assistenza alla maternità, nonostante ne esistano in quasi tutti i Paesi europei. La maternità, inoltre, è uno dei principali motivi della bassa frequenza delle donne ai programmi terapeutici: molte madri tossicodipendenti non hanno il tempo di seguire in modo adeguato una terapia o temono di essere separate dai propri figli perché ritenute inadeguate.

cresce l'età media dei decessi

E' ancora soprattutto l'assunzione per via endovenosa a provocare i maggiori rischi di morte tra i consumatori europei: la mortalità tra coloro che consumano droghe in questo modo è da 2 a 4 volte maggiore rispetto a chi ricorre ad altre modalità di assunzione. Se da un lato in alcuni gruppi di tossicodipendenti si è registrata una diminuzione dei decessi causati da overdose e Aids, a dimostrazione dell'efficacia delle misure di prevenzione adottate, dall'altro si nota come il consumo di oppiacei (prevalentemente per via endovenosa) sia ancora piuttosto pericoloso. I tassi di mortalità tra i consumatori di oppiacei, infatti, superano fino a 20 volte quelli registrati nella popolazione generale di età equivalente; mortalità che tra le donne raggiunge percentuali fino a 30 volte superiori a quelle della popolazione femminile generale di pari età.

La maggior parte dei decessi per droga in Europa riguarda dunque tossicodipendenti sempre più vicini ai 30 anni di età, che consumano oppiacei per via endovenosa da diversi anni. La tendenza alla crescita dell'età media dei consumatori di oppiacei e al cosiddetto «invecchiamento cronico» è infatti piuttosto chiara in molti Paesi dell'Unione: in Spagna, ad esempio, nel 1996 superava i 30 anni il 20% dei consumatori, mentre due anni dopo tale percentuale era salita al 65%.

In generale, comunque, il numero di decessi improvvisi correlati agli stupefacenti si è stabilizzato o è diminuito in Francia, Germania, Spagna e, in parte, anche in Austria e in Italia. Continua ad aumentare in Gran Bretagna e Svezia, dopo i numerosi casi verificatisi nei primi anni Novanta, così come si registra un aumento rilevante in Grecia, Portogallo e Irlanda, dove le morti per droga all'inizio degli anni Novanta erano state relativamente poche.

è la cannabis la più diffusa

Nell'Ue la sostanza stupefacente più usata è la cannabis, che secondo le stime dell'Agenzia di Lisbona è stata provata almeno una volta da oltre 45 milioni di cittadini europei (cioè circa uno su cinque) e che nell'ultimo anno è stata consumata da circa 15 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni (circa una persona su sedici in questa fascia di età).

La percentuale di coloro che fanno uso di cannabis è molto più alta tra i giovani: circa una persona su quattro (25%) nella fascia di età compresa fra i 15 e i 16 anni e quasi la metà (40%) dei diciottenni l'ha provata. E' anche la sostanza stupefacente più diffusa tra i giovani in età scolare, con consumi relativi aumentati in modo considerevole nel corso degli anni Novanta in quasi tutti gli Stati membri: si passa dalle percentuali più basse di Portogallo (5%) e Svezia (7%), fino a tassi del 30-40% in Gran Bretagna, Paesi Bassi e Irlanda di ragazzi in età scolare che l'hanno provata almeno una volta. In alcuni Paesi, invece, tra i giovani di questa fascia d'età è più diffuso l'uso di solventi: è soprattutto il caso della Grecia, dove a fronte di un 10% di ragazzi che hanno fatto uso di cannabis si registra un 15% che utilizza solventi.

Per quanto concerne i giovani adulti, l'uso di cannabis varia da un massimo di Gran Bretagna e Danimarca (con percentuali di circa il 40%) ad un minimo registrato in Finlandia e Svezia (17% circa), anche se il consumo negli ultimi dodici mesi ha riguardato meno del 10% di questa popolazione nella maggior parte degli Stati membri dell'Unione. Questo, secondo l'Emcdda, perché «molti di coloro che hanno provato la sostanza sembrano non continuare a consumarla nel lungo termine». Tra gli adulti, poi, Gran Bretagna (10% circa) e Spagna (7% circa) fanno registrare le percentuali più elevate di consumatori nell'ultimo anno, mentre la Danimarca presenta una percentuale piuttosto bassa di recenti consumatori (3%) ma è il Paese europeo che registra la percentuale più elevata di persone che hanno provato la cannabis almeno una volta nell'arco della loro vita.

cocaina e "nuove" droghe

Dopo la cannabis, le sostanze stupefacenti maggiormente diffuse nell'Ue sono le amfetamine e l'ecstasy, provate dall'1-5% delle persone di età compresa tra i 16 e i 34 anni, percentuale che sale fino al 10% e oltre se si restringono ulteriormente le fasce d'età. Si stima, ad esempio, che in Gran Bretagna circa il 16% dei giovani adulti abbia provato le amfetamine. Il consumo di queste sostanze, poi, pare diffondersi sempre più dalle grandi discoteche verso bar, pub e altri locali privati distribuiti geograficamente in modo più capillare.

Anche il consumo di cocaina è in aumento e si sta allargando ad una fascia di popolazione più ampia, pur rimanendo prevalente tra i giovani adulti che vivono nei centri urbani, hanno un'occupazione e un buon livello di vita sociale. A livello europeo, hanno provato almeno una volta la cocaina tra l'1% e il 16% delle persone di età compresa tra i 16 e i 34 anni, percentuale che varia dall'1% al 2% tra i giovani in età scolare ma che raggiunge il 4% nella fascia d'età di 15-16 anni. L'Osservatorio europeo segnala inoltre «gravi problemi connessi al consumo di crack, soprattutto tra le donne che si prostituiscono».

stabilizzata l'infezione da Hiv

La diffusione del virus Hiv tra i tossicodipendenti europei per via endovenosa sembra essersi stabilizzata dalla forte diminuzione registrata nella seconda metà degli anni Novanta, che aveva seguito la vera e propria epidemia degli anni Ottanta. Spagna (32%) e Portogallo (27%) presentano le percentuali più elevate di casi di infezione tra tossicodipendenti, ma nei due terzi dei Paesi dell'Ue tale percentuale non supera il 5% ed è addirittura dell'1% in Gran Bretagna, a dimostrazione dell'efficacia delle politiche di "riduzione del danno" nei confronti dei tossicodipendenti per via endovenosa (campagne informative, distribuzione di siringhe sterili e preservativi ecc.). Infatti, nei Paesi dove queste politiche non sono ancora state messe in atto, come in Finlandia (probabilmente per il livello d'infezione molto basso fino a qualche anno fa), i casi di infezione da Hiv tra tossicodipendenti sono in forte crescita dal 1998, mentre dove sono solo all'inizio si registrano percentuali ancora molto elevate, come in Portogallo e Spagna. n

INFORMAZIONI: http://www.emcdda.org

MORTI PER DROGA NELL'UNIONE EUROPEA DAL 1985 AL 1998

 

1985

1986

1987

1988

1989

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

Austria

-

-

-

-

20

36

70

121

130

140

160

179

132

108

Belgio

12

20

17

37

49

96

90

75

80

46

48

n.a.

n.a.

n.a.

Danimarca

150

109

140

135

123

115

188

208

210

271

274

266

275

250

Finlandia

n.a.

n.a.

n.a.

11

23

41

34

27

26

35

51

45

n.a.

n.a.

Francia

172

185

228

236

318

350

411

499

454

564

465

393

228

143

Germania

324

348

442

670

991

1491

2125

2099

1738

1624

1565

1712

1501

1674

Grecia

10

28

56

62

72

66

79

79

78

146

176

222

232

244

Irlanda

19

6

4

7

5

7

7

14

16

19

39

50

52

90

Italia

242

292

543

809

974

1161

1383

1217

888

867

1195

1566

1160

1076

Lussemburgo

1

3

5

4

8

9

16

17

14

29

20

16

9

16

Olanda

40

42

23

33

30

43

49

43

38

50

33

63

70

61

Portogallo

n.a.

18

22

33

52

82

121

156

115

143

198

232

235

337

Spagna

143

163

234

337

455

455

579

556

442

388

394

429

360

310

Svezia

150

138

141

125

113

143

147

175

181

205

194

250

n.a.

n.a.

Regno Unito (Inghilterra e Galles)

1254

1362

1332

1348

1321

1339

1411

1533

1615

1796

1956

2150

2144

n.a.

n.a. = dato non disponibile
Fonte: Emcdda, Rapporto 2000


"4 Motori" per l'Europa: parti sociali eistituzioni a confronto

Da parecchi anni i sindacati di quattro regioni dell'Europa comunitaria (Lombardia, Catalogna, Baden Wurttemberg, Rhone-Alpes) hanno tra loro un coordinamento per scambiare informazioni, notizie, problemi, e soprattutto per agire con modalità comuni nei confronti dei rispettivi governi regionali.
L'obiettivo principale è quello di mettere a punto azioni per combattere la disoccupazione e per una diversa qualità dello sviluppo.
Esiste anche un coordinamento di tipo "istituzionale" tra le giunte delle quattro regioni, che, anche su sollecitazione delle organizzazioni sindacali, ha dato vita a Conferenze tripartite sul tema del lavoro.
La prima si è svolta a Barcellona nel luglio 1999, dalla quale è scaturito un protocollo di intenti tra governi regionali, sindacati, associazioni imprenditoriali.
Quest'anno, nei giorni 19 e 20 ottobre scorsi, si è svolta a Charbonnières (Lione) la seconda conferenza sull'occupazione, anch'essa conclusasi con un protocollo di intenti.
Diamo conto dei lavori dei Quattro Motori, pubblicando di seguito i documenti ufficiali:

Nel documento sindacale, viene sottolineata l'insoddisfazione dei sindacati in merito agli andamenti di queste conferenze, che rischiano di rimanere iniziative rituali se nelle singole regioni, nel frattempo, non si attua quanto comunemente concordato.
Una nota comunque positiva: la dichiarazione finale dei sindacati è stata unica, a testimonianza di uno sforzo comune, pur nelle diversità di storie e tradizioni di ciascuna organizzazione.
Da parte delle associazioni imprenditoriali, nella fase finale della conferenza di Lione ci sono stati tre interventi, dal momento che non esiste un coordinamento comune simile a quello delle organizzazioni sindacali, che, sia in preparazione della conferenza sia per rinsaldare i legami e una progettualità comune, si erano precedentemente incontrate in Lombardia, a Iseo, il 25 settembre scorso.

dichiarazione sindacale

I rappresentanti delle organizzazioni regionali dei lavoratori dipendenti.

Convengono, a conclusione di questa Conferenza:

1. Il protocollo di Barcellona deve essere applicato in tutte le sue parti sottoscritte. I sindacati dei 4 motori s'impegnano a coglierne tutte le opportunità e potenzialità, e nel contempo a impegnare le istituzioni e le associazioni delle imprese allo scopo di assicurare il passaggio da una fase di scambi di punti di vista ad un'altra di concretizzazione degli obiettivi negoziati e definiti in comune, quali, per esempio, le politiche economiche, sociali e di sviluppo. Questa fase passa per tutte le parti dei "4 motori" attraverso una volontà reale di agire, di rispettare gli impegni assunti e di disporre i mezzi adeguati. L'investimento delle regioni e delle associazioni imprenditoriali non è stato sino ad oggi soddisfacente e conduce progressivamente ad una impasse, da cui bisogna uscire se non si vuole compromettere definitivamente l'avvenire dei "4 motori per l'Europa".

2. La cooperazione tra le 4 regioni deve svolgersi negli ambiti prioritari di ricerca e di scambio, quali la qualità e le tendenze dello sviluppo nelle nostre regioni, la diffusione della "new economy" nell'epoca della globalizzazione finanziaria ed economica, la democrazia economica, l'impiego dei fondi strutturali europei, le ricadute sociali dello sviluppo con un'attenzione molto particolare alle politiche di accesso al lavoro, alla marginalità sociale e alle forme nuove e vecchie della povertà e dell'esclusione.
I firmatari della presente dichiarazione s'impegnano ad affrontare questi aspetti e a promuovere dei partenariati concreti con l'aiuto di programmi europei, organizzando, in particolare, la partecipazione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti alle commissioni tematiche dei "4 motori".

3. Le organizzazioni sindacali dei "4 motori" dichiarano che la Carta europea dei diritti fondamentali è una posta in gioco determinante e prioritaria.
L'ancoraggio dei diritti fondamentali e dei diritti sociali nei trattati dell'Unione, come al livello delle regioni transfrontaliere o di cooperazione, quali i "4 motori", resta una vera necessità.
La carta deve riconoscere segnatamente :

Conformemente ai loro impegni in seno alla Ces, le organizzazioni sindacali rivendicano l'integrazione di questi diritti fondamentali nel Trattato dell'Unione europea, perché abbiano valore obbligatorio. Queste condizioni sono fondamentali per l'adesione dei cittadini alla costruzione europea.
Su questa base, i sindacati dei "4 motori" sono parte attiva della manifestazione sindacale di Nizza del 6 dicembre 2000 e si impegnano ad assicurare la più grande partecipazione possibile.

 

COMPOSIZIONE DEI 4 MOTORI

Organizzazioni Sindacali:

  • Lombardia (Italia): CGIL, CISL, UIL

  • Catalogna (Spagna): CONC, UGT

  • Baden-Wurttemberg (Germania): DGB

  • Rhone-Alpes (Francia): CFDT, CGT, FO, e altre due organizzazioni sindacali minori che hanno aderito nel 2000 (CFTC, CFE/CGC)

Presidenti delle Regioni:

  • Roberto Formigoni (Lombardia), Jordj Pujol (Catalogna), Erwin Teufel (Baden-Wurttemberg), Anne-Marie Comparini (Rhone-Alpes)

Associazioni imprenditoariali:

  • API (piccole imprese) e Federlombardia (Lombardia), Foment del Trebail Nacional (Catalogna), Unione delle Associazioni dei datori di lavoro del Land (Baden Wurttemberg), CGPME, MEDEF, UPA (Rhone Alpes)

"4 Motori": dichiarazione finale di Lione

I Sottoscritti:

Rappresenta delle Regioni costituenti i Quattro Motori per l'Europa,
Rappresentanti delle organizzazioni regionali dei datori di lavoro,
Rappresentanti delle organizzazioni regionali dei lavoratori dipendenti,

tenuto conto della dichiarazione comune da essi firmata (o alla quale aderiscono*) durante l'incontro al Vertice per l'impiego, tenutosi il 12 Luglio 1999 a Barcellona, e soprattutto della propria volontà "di approfondire i rapporti e gli scambi tra gli organi amministrativi ed i protagonisti socioeconomici delle Quattro Regioni con l'obiettivo di integrare le azioni destinate a combattere la disoccupazione, a favorire la creazione di posti di lavoro, la coesione sociale, la formazione e la lotta contro l'emarginazione...», da un lato,

e

«manifestando la loro volontà di conferire continuità alla realizzazione di incontri al vertice con ogni presidenza per condividere le esperienze e discutere argomenti relativi alle politiche di lotta contro la disoccupazione, di coesione sociale, di aspetti tributari, di equilibrio territoriale e di sviluppo economico», dall'altro,

proseguendo sulla scia dell'esito del Vertice di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 e con l'intento di pervenire ad azioni comuni che favoriscano il pieno impiego, tenendo altresì in considerazione la Carta dei diritti fondamentali nella versione discussa per essere integrata nel Trattato dell'Unione europea durante il prossimo vertice di Nizza - sotto la presidenza francese - nel mese di dicembre 2000,

convengono, al termine della 2a Conferenza interregionale dei Quattro Motori per l'Impiego, tenutasi a Charbonnieres il 19 e 20 ottobre 2000:

  1. di promuovere scambi di esperienze riguardanti l'approccio territoriale per l'impiego, in particolare quelle nelle quali sono coinvolte le parti sociali (sviluppo di nuovi lavori, mestieri, servizi);

  2. di favorire gli scambi di giovani, in particolare dei giovani lavoratori, in particolare nell'ambito della formazione in alternanza;

  3. di incoraggiare, con l'appoggio dell'Unione europea, iniziative comuni che favoriscano l'uguaglianza delle opportunità tra uomini e donne;

  4. di studiare e proporre l'attuazione di una rete di scambi, di concertazione e di valutazione che unisca le parti sociali. n

Charbonnieres - 20 ottobre 2000

* questa nota riguarda soltanto la Regione Rhone-Alpes per due organizzazioni di datori di lavoro (CGPME e UPA) e due organizzazioni di sindacati dei dipendenti CFE-CGC e CFTC)


Conferenza europea contro il razzismo

"Determinazione e azione" sono state le parole guida della prima Conferenza europea contro il razzismo e l'intolleranza, tenutasi a Strasburgo nei giorni 11-13 ottobre scorsi. E' stata la prima delle quattro conferenze regionali (le altre tre si terranno a Santiago del Cile nel dicembre di quest'anno, a Dakar nel gennaio 2001 e a Teheran nel febbraio 2001) preparatorie della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza che si terrà in Sudafrica nell'estate del prossimo anno. Alla Conferenza europea hanno partecipato 570 persone di 50 diversi Paesi e sono state affrontate tematiche quali la protezione legale contro il razzismo, le politiche e le pratiche per combatterlo, l'istruzione e la presa di coscienza, l'informazione e la comunicazione. Il testo finale, all'elaborazione del quale oltre ai gruppi e alle organizzazioni dei diversi Paesi era rappresentata anche la Commissione europea, sottolinea l'urgenza di affrontare le cause del razzismo e della xenofobia, in particolare attraverso l'istruzione e con il supporto delle nuove tecnologie. Si sottolinea inoltre la necessità di stare al passo con i cambiamenti sociali tenendo conto dei diritti degli immigrati, dei richiedenti asilo, degli zingari e di una "nuova generazione" di diritti per le donne e i bambini.

INFORMAZIONI: http://www.ecri.coe.int

documentazione su Interreg III e Urban II

I servizi della Commissione hanno recentemente elaborato due documenti di lavoro destinati ad aiutare i responsabili regionali e locali nella preparazione dei programmi. Si tratta di Interreg III A (a favore della cooperazione transfrontaliera) e di Urban II (a favore dello sviluppo delle zone urbane in crisi). I due documenti si basano sulla disciplina generale dei Fondi strutturali per il periodo 2000-2006 e sugli orientamenti della Commissione per le due iniziative comunitarie considerate.

INFORMAZIONI: http://inforegio.cec.eu.int/wbdoc/docoffic/working/sf2000_en.htm

riforma delle pensioni secondo la Commissione

«L'attuale rapporto tra pensionati e persone in età lavorativa raddoppierà nei prossimi 40 anni, con conseguenze piuttosto chiare sulle finanze pubbliche. Per questo saranno necessarie riforme delle politiche pensionistiche che producano pensioni economicamente sostenibili, ma anche socialmente sostenibili». Così, la commissaria europea per l'Occupazione e gli Affari sociali, Anna Diamantopoulou, ha presentato nelle scorse settimane un piano della Commissione per la riforma dei sistemi pensionistici attraverso la cooperazione tra gli Stati membri. Secondo la Commissione, la riforma delle pensioni deve essere accompagnata da un'adeguata politica economica e da una strategia occupazionale che preveda la completa apertura del mercato del lavoro alle donne, agli immigrati e soprattutto alle persone anziane che intendono lavorare, così da giungere ad un pieno sfruttamento delle potenzialità umane ed economiche presenti nella società. Le competenze sui sistemi pensionistici sono degli Stati membri, ma il Trattato dell'Unione prevede la promozione di un alto livello di protezione sociale tra i compiti delle istituzioni comunitarie, da qui la proposta della Commissione.

INFORMAZIONI: http://europa.eu.int/comm/employment_social

Marcia mondiale delle donne

Una grande manifestazione contro la guerra, la violenza e la povertà, tre calamità delle quali le donne sono le prime vittime in tutto il pianeta. Questo il significato della Marcia mondiale delle donne che lo scorso 14 ottobre ha radunato circa 30 mila persone a Bruxelles nella sua tappa europea. Cinque anni dopo la Conferenza mondiale di Pechino, che accese molte speranze e grande interesse, nessuna delle istituzioni chiamate in causa ha preso impegni e misure anche solo in piccola parte adeguati ai bisogni, «mentre le donne continuano a fornire la maggior parte del lavoro di riproduzione - scrivono nell'appello le organizzatrici dell'iniziativa - a essere escluse dai luoghi in cui le decisioni vengono prese, a subire le violenze e i processi di impoverimento di cui si è parlato più volte negli incontri internazionali». Così, donne di 3000 organizzazioni di 140 Paesi del Nord e del Sud del mondo hanno organizzato questa marcia che, dopo la tappa europea di Bruxelles, ha raggiunto Washington il 15 ottobre (per protestare contro il Fondo monetario internazionale) e New York il 17 ottobre, dove sono state consegnate all'Onu milioni di cartoline contenenti le richieste elaborate dal coordinamento mondiale.

INFORMAZIONI: tel. 02 40090337; fax 02 27204367; e-mail: marciamondiale@ora-donne.org

Fondi strutturali in Italia

Lo scorso 12 luglio, la Commissione europea ha approvato le zone in fase di riconversione economica e sociale che possono beneficiare del sostegno dei Fondi strutturali.

Oltre 2,1 miliardi di euro saranno concessi all'Italia per le zone ammissibili all'obiettivo 2 dei Fondi strutturali tra il 2000 e il 2006. Tali zone comprendono oltre 7,4 milioni di abitanti e si estendono su 13 regioni italiane (che non possono beneficiare dell'obiettivo 1). A titolo di tutti i Fondi strutturali, l'Italia dovrebbe ricevere un sostegno comunitario di circa 29,7 miliardi di euro per il periodo 2000-2006. Va ricordato che i Fondi strutturali europei sono tre: il "Fondo europeo di sviluppo regionale" (Fesr), il "Fondo sociale europeo" (Fse) e il "Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione Orientamento" (Feaog-Orientamento). Anche lo strumento finanziario di orientamento della pesca (Sfop) finanzia azioni strutturali.

INFORMAZIONI: http://inforegio.cec.eu.int