FATTO L'EURO ORA TOCCA ALL'OCCUPAZIONE

di Franco Chittolina

La nascita dell'euro, celebrata lo scorso 1° gennaio, ha portato al raggiungimento del traguardo di quello che può essere considerato senza alcun dubbio lo strumento simbolo della costruzione del mercato unico, cioè un'unica moneta. A questo punto, l'elevato livello d'occupazione figura ormai a pieno titolo fra i grandi obiettivi dell'Unione europea, dal momento che appare evidente come occorra rinforzare i legami tra un mercato unico funzionale, una crescita sostenibile e le politiche di coesione sociale e dell'impiego.

Un'ambiziosa dichiarazione di principi dal titolo "The new european way", sottoposta lo scorso 21 novembre all'approvazione dell'Ecofin, stabilisce che la Banca centrale europea (Bce) deve condurre la politica monetaria «perseguendo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, ma anche tenendo nella massima considerazione l'occupazione». Il trattato di Maastricht stabilisce invece che «l'obiettivo principale è mantenere la stabilità dei prezzi», ed è appunto attorno a quel "principale" che si svolge la battaglia tra ministri e banchieri.

Ora, benché il processo di formazione della politica sociale comunitaria sia divenuto solido, l'Unione europea deve ancora affrontare problemi sociali importanti.

Vent'anni fa il tasso di occupazione dell'Unione era del 64%, mentre quello degli Stati Uniti era intorno al 62%. Nel 1997 il tasso dell'Unione è caduto al 60,5%, mentre quello degli Stati Uniti ha raggiunto il 74%. Questo scarto di 14 punti corrisponde a qualcosa come circa 34 milioni di posti di lavoro. Il Trattato di Amsterdam ha un'importanza notevole per il miglioramento dell'occupazione in Europa. Il nuovo titolo sull'occupazione inserito nel trattato, infatti, facendo quasi da contrappeso alle disposizioni economiche e monetarie di Maastricht, crea un nuovo equilibrio all'interno dell'Unione stabilendo che l'occupazione è una questione di interesse comune e che l'obiettivo di un elevato livello d'occupazione va tenuto in debito conto nell'attuazione di tutte le altre politiche comuni. Operativamente, il trattato stabilisce che il Consiglio dei capi di Stato e di governo proceda annualmente a un esame della situazione occupazionale nella Comunità e adotti le relative conclusioni, in base ad una relazione congiunta del Consiglio dei ministri e della Commissione. Il Consiglio dei ministri esamina nel dettaglio le politiche degli Stati membri in materia di occupazione ed eventualmente rivolge loro delle raccomandazioni.

Dunque, dopo l'accordo firmato ad Amsterdam nel giugno 1997, la Commissione ha presentato delle proposte di linee direttrici per la politica dell'impiego degli Stati membri per il 1998. Il 20 e il 21 novembre 1997 i capi di Stato e di governo, riuniti nel Consiglio europeo straordinario sul lavoro a Lussemburgo, hanno instaurato una strategia comune per la politica nazionale del lavoro e hanno approvato le linee direttrici proposte dalla Commissione. Queste linee direttrici sono poi state recepite dai singoli Stati membri nei piani d'azione nazionali per l'occupazione (Pan).

Al secondo Consiglio straordinario sul lavoro tenutosi a Cardiff, la Commissione ha quindi presentato un rapporto che analizza gli impegni presi dagli Stati membri in materia di occupazione e ne valuta la portata in rapporto agli obiettivi fissati dalle linee direttrici sull'impiego.

Ora, conformemente alle procedure fissate, la Commissione ha redatto di recente un progetto di rapporto congiunto - presentato al Consiglio europeo di Vienna dello scorso dicembre - che contiene una valutazione delle misure adottate dagli Stati membri in seguito al recepimento delle linee guida del 1998, nonché le nuove linee guida per il 1999 ed un primo rapporto sul tasso di occupazione.

RAPPORTO SULL'OCCUPAZIONE:
il ritardo italiano
e le proposte del Pan

La principale conclusione del rapporto congiunto è che il processo avviato col Consiglio straordinario del Lussemburgo è in corso di consolidamento. Il rapporto si articola attorno a quattro pilastri valutativi (la capacità di inserimento professionale; lo spirito di impresa; la capacità di adattamento; l'uguaglianza delle possibilità) nonché attorno a delle singole valutazioni nazionali. Inoltre, contiene dieci esempi di iniziative esemplari in materia di politica occupazionale che possono servire d'ispirazione anche ad altri Stati membri.

Per quel che riguarda la valutazione nazionale, dal rapporto emerge che l'Italia si caratterizza come un Paese dal debole tasso d'occupazione (due punti in meno rispetto alla media europea), dal tasso di disoccupazione elevato e dal più alto tasso di disoccupazione di lunga durata di tutta l'Unione europea. Oltretutto risulta grave lo squilibrio tra Nord e Sud. Nel dettaglio la situazione occupazionale è la seguente:

- dal 1992 al 1997 il lavoro è fortemente diminuito (-1,36%), con una leggera inversione di tendenza tra il 1996 e il 1997 dovuta soprattutto ad un leggero aumento dell'impiego femminile e dei giovani, settori nei quali permane peraltro pessima la performance italiana in confronto alla media europea;

- la percentuale di occupati è del 51,3%, ben al di sotto del 60,5% rappresentato dalla media europea;

- soprattutto il tasso di disoccupazione di lunga durata si è accresciuto fino a rappresentare i due terzi del totale della disoccupazione (la media europea è del 50%) e si concentra soprattutto al Sud;

- l'elevato tasso di disoccupazione giovanile, dopo anni di trend negativo, si è un po' abbassato tra il '96 e il '97 (12,8%);

- la disoccupazione femminile è preoccupante: soltanto il 36,7% delle donne lavora, circa la metà del totale dei maschi occupati.

Per quanto concerne invece il Pan italiano, viene messo l'accento sul pilastro della capacità d'inserzione professionale:

- anche se un gran numero di misure sono di carattere passivo e sono mirate ai disoccupati di lunga durata ma senza distinzione, tuttavia sono in corso tentativi di adottare approcci preventivi adatti ai bisogni individuali (a livello regionale): progetti di informazione ed orientamento sono in corso e all'incirca il 17% dei disoccupati sono aiutati a trovare lavoro; inoltre, un reddito minimo è accordato ai senza lavoro per facilitarne il reinserimento nel mercato e migliorarne in parte le condizioni sociali; altri progetti di formazione e nuovi servizi mirati all'inserimento professionale stanno facendo la loro apparizione a livello regionale;

- l'iniziativa imprenditoriale viene soprattutto stimolata attraverso le misure che facilitano la partenza dell'impresa, come riduzione dei carichi amministrativi e fiscali nonché dei costi della manodopera (soprattutto al Sud dove, grazie alla flessibilità dei salari adottata, è possibile una cospicua riduzione dei costi), in particolare per le piccole e medie imprese;

- la capacità di adattamento è perseguita attraverso l'incentivazione della flessibilità nell'organizzazione e nei tempi di lavoro (lavoro a termine, contratti a durata limitata, formazione/lavoro, contratti stagionali, part-time) conseguenti alla messa in pratica dell'accordo tripartito del lavoro del 1996;

- la discriminazione tra i sessi resta invece il punto dolente, perché ancora non esistono vere e proprie misure e tutto ciò che viene fatto per ridurre lo scarto occupazionale tra uomini e donne deriva dallo sviluppo dei due pilastri precedenti.

Rispetto al contributo del partenariato sociale, invece, il dialogo sociale tripartito è fondato sul Protocollo sulla politica dei redditi (1993) e sul Patto del lavoro (1996). Il primo permette una forte moderazione salariale e una riduzione del costo della manodopera nel corso degli anni, la seconda apre la via all'accrescimento della flessibilità del mercato del lavoro. Quasi tutte le misure del Pan sono prese all'interno di un quadro di sistematico dialogo sociale.

Per ciò che riguarda i Fondi strutturali, poi, si stima che il contributo dei fondi sociali europei per l'attivazione del mercato del lavoro equivalga a circa 1,2 miliardi di euro su un totale di spese globali di 1,8 miliardi di euro.

RAPPORTO SUL TASSO D'IMPIEGO:
la potenzialità dei servizi

La tendenza al ribasso del tasso d'occupazione è un fenomeno che coinvolge interamente l'Unione europea, ma i risultati ottenuti attualmente all'interno dei singoli Stati sono molto variabili. In particolare, esiste un primo gruppo di Paesi (Regno Unito, Austria, Portogallo, Belgio) dove la curva dell'impiego è relativamente piatta ed è possibile una crescita moderata. Per contro esiste un secondo gruppo di Paesi (Svezia, Finlandia, Danimarca, Germania) che ha visto calare nettamente il tasso di impiego rispetto agli alti livelli del passato, ma dove è possibile una rimonta.

I Paesi del terzo gruppo (Spagna, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi), invece, pur partendo da una situazione svantaggiata sono riusciti a migliorare fortemente il loro tasso d'occupazione. Infine, i Paesi del quarto gruppo (Francia, Italia, Grecia) sono quelli che devono invertire la curva dell'impiego e portarla verso l'alto.

Il settore che può rappresentare un volano importante di crescita occupazionale è quello dei servizi. Infatti, questo settore non occupava nel 1997 che il 39,2% della popolazione in età lavorativa, contro al 54,2% degli Stati Uniti. Bisogna concludere quindi che l'azione risolutiva si inscrive all'interno di un approccio integrato, necessario per sviluppare il potenziale esistente, e che la crescita futura del tasso di impiego globale dipenderà largamente da un'espansione dell'impiego nel settore dei servizi dell'Unione.

LINEE DIRETTRICI 1999:
rafforzare gli attuali
quattro pilastri

La struttura attuale delle linee direttrici per l'impiego (vale a dire quelle delineate per il 1998) si fonda su quattro pilastri, che resteranno gli stessi anche per i prossimi anni. La capacità d'inserimento professionale, lo spirito d'impresa, la capacità di adattamento e l'uguaglianza delle possibilità restano alla base di un approccio integrato e pluriennale in materia di occupazione.

Il primo pilastro contiene indicazioni importanti e precise circa i sistemi d'indennizzo, di fiscalità e di formazione che devono essere rivisti ed adattati al fine di promuovere attivamente la capacità di inserimento professionale. A tale fine ogni Stato membro:

- si sforzerà di aumentare i beneficiari delle misure attive portando il livello a quello dei tre Paesi più avanzati o almeno alla soglia minima del 20%;

- modificherà i sistemi di indennizzo e fiscali in modo da incitare realmente i disoccupati a cercare e a cogliere le occasioni d'impiego e rivaluterà in modo critico i sistemi che incentivano a lasciare relativamente presto il mondo del lavoro;

- incoraggerà un approccio di partenariato;

- si sforzerà di sviluppare le possibilità di apprendimento lungo tutto il corso della vita soprattutto nei campi della tecnologia dell'informazione e della comunicazione.

Il secondo pilastro mira soprattutto a rendere più facile la partenza e la gestione delle imprese attraverso alcune misure quali:

- ridurre le spese generali e dei carichi amministrativi, soprattutto al momento della creazione dell'impresa e dell'assunzione dei lavoratori;

- rimuovere gli ostacoli di regime fiscale e di sicurezza sociale nel momento del passaggio ad un'attività in proprio;

- favorire la creazione di impiego a livello locale stimolando le nuove attività legate a bisogni di mercato emergenti;

- elaborare un quadro politico per sviluppare pienamente il potenziale di impiego nel settore dei servizi e nella società dell'informazione.

- rendere il sistema fiscale più favorevole all'occupazione invertendo la tendenza a lungo termine di appesantimento fiscale e dei prelievi obbligatori sul lavoro (riduzione progressiva del carico fiscale totale e della pressione fiscale sul lavoro nonché dei costi non salariali del lavoro, soprattutto di quello poco qualificato e poco remunerato).

Il terzo pilastro prevede che sia stabilito a tutti i livelli (europeo, nazionale, settoriale, imprenditoriale) un partenariato solido e che sia esaminata, all'interno di ogni singolo Stato, l'opportunità di inserire nella legislazione tipi di contratto più flessibili rimuovendo al contempo gli ostacoli (soprattutto fiscali) che si frappongono agli interventi in risorse umane.

Il quarto pilastro, infine, invitando a ridurre lo scarto occupazionale tra i sessi attraverso politiche attive mirate al mondo del lavoro femminile, prende in considerazione anche la vita familiare dei lavoratori laddove prescrive che gli Stati applichino programmi specifici per la promozione di politiche favorevoli alla famiglia (servizi per l'infanzia e per le persone a carico, sistemi di congedo di maternità o altri tipi di congedo).

Accanto a questi pilastri sono state inserite nuove fasce direttrici che mirano a correggere o ad integrare quanto già stabilito per il 1998. Si tratta di un numero limitato di aggiustamenti per il 1999, che sono:

- accentuazione delle misure attive di incentivazione dell'impiego attraverso modificazioni del regime fiscale e del regime di allocazione, al fine di rendere più attraente l'accettazione di un lavoro, nonché attraverso misure che incentivino il prepensionamento;

- formazione lungo tutto il corso della vita, soprattutto per quel che riguarda i settori tecnologici, dell'informazione e della comunicazione anche per i lavoratori anziani;

- mercato del lavoro aperto a tutti attraverso misure di sostegno a gruppi svantaggiati dal punto di vista delle possibilità di ottenere un'adeguata formazione e qualificazione professionale, come gli handicappati o le minoranze etniche;

- sviluppo del potenziale d'impiego del settore dei servizi: dal momento che la popolazione in età di lavoro impiegata nei servizi è nell'Ue solo del 39,2%, contro il 54,2% degli Stati Uniti, tutte le possibilità di crescita del tasso di occupazione sono legate all'accrescimento del numero di impiegati in questo settore;

- conciliare la vita professionale e quella familiare: vedi quarto pilastro.
 

MODERNIZZARE I SERVIZI PUBBLICI PER L'IMPIEGO

Stando a quanto appena esposto, emerge tutta l'importanza giocata, a livello europeo come a livello nazionale, dai Servizi pubblici per l'impiego (Spe) rispetto alla messa in opera delle strategie occupazionali.

Con i loro 10.000 agenti e 5000 agenzie, tali strutture si pongono come un attore importante che non può essere trascurato. La Commissione sta pertanto discutendo l'adozione di un progetto di modernizzazione degli Spe per sostenere la strategia europea per l'impiego. Ecco i settori prioritari individuati dalla comunicazione della Commissione: promuovere l'accesso alle offerte di lavoro; assicurare la gestione individualizzata dei casi; contribuire ad una prestazione integrata di tutti i servizi pubblici a chi cerca impiego; sviluppare le sinergie tra i servizi pubblici per l'impiego e gli altri attori competenti; utilizzare i servizi stessi per facilitare la mobilità internazionale di manodopera.




L'EUROPA DI FINE MILLENNIO SECONDO EUROSTAT

Un'Europa sempre più vecchia, dal momento che aumenta la vita media e diminuisce il numero dei nati, la cui popolazione cresce solo grazie al positivo saldo migratorio; un'Europa in buona salute ma dove è piuttosto alto il numero dei tumori e cresce lo stress da lavoro; un'Europa che presenta livelli di istruzione più elevati, un mercato del lavoro più flessibile, un generale aumento delle entrate lorde che non sono però distribuite equamente. Questo è il quadro che emerge dalla terza edizione di uno studio sulle tendenze socio-economiche dell'Unione effettuato dall'Ufficio statistico delle comunità europee (Eurostat) lo scorso novembre e intitolato "Ritratto sociale dell'Europa". Un insieme di dati raccolti nei 15 Stati membri con l'obiettivo di illustrare progressi e tendenze, problemi irrisolti e nuovi in settori che vanno dalla salute al lavoro, dall'istruzione al reddito, dagli standard di vita ai modelli familiari. Eccone una sintesi.  

INDICE DI CRESCITA DEL NUMERO 
DI STUDENTI NELL'INSEGNAMENTO SUPERIORE 1980/81 - 1994/95 (1980/81=100)

 

EU 175 I 159
B 163 L -
DK 148 NL 138
D 141 A 171
GR 245 P 334
E 219 FIN 181
F 176 S 145
IRL 221 UK 219

 

 

L'UNIONE CHE INVECCHIA E CRESCE GRAZIE AGLI IMMIGRATI

Secondo lo studio di Eurostat, la speranza di vita continuerà a crescere, riflettendo così i livelli di vita relativamente elevati dell'Unione europea. Oggi, infatti, i nuovi nati in Europa hanno una speranza di vita pari a 80,5 anni se sono femmine e a 74 anni nel caso dei maschi. Il prolungamento della vita media, insieme alla caduta della fecondità registrata negli ultimi trent'anni, porterà ad un invecchiamento sempre maggiore della popolazione europea, che nel 1960 contava una percentuale di anziani (persone con più di 60 anni) pari al 17%, percentuale salita al 21% nel 1997 e che si prevede raggiunga il 30% intorno al 2030. La popolazione anziana dovrebbe aumentare del 37% tra il 1995 e il 2020, con dei tassi di punta del 64% nei Paesi Bassi e del 58% in Finlandia e crescite invece meno importanti per il Portogallo (28%) e la Spagna (29%). L'invecchiamento della popolazione porterà inoltre ad un aumento delle persone che vivono sole, già passate dall'8% del 1981 all'11% di oggi, percentuale che tra le persone con più di 75 anni raggiunge il 44%. Osservando gli Stati membri dell'Ue è l'Italia a detenere il record della popolazione più vecchia con il 23% di residenti di età superiore ai 60 anni, mentre l'Irlanda risulta il Paese più giovane con una percentuale di ultra sessantenni del 16%. Invecchiamento della popolazione e dinamica demografica negativa sono però compensate dai flussi migratori in entrata nell'Unione. Secondo Eurostat, infatti, il 71% dell'aumento totale della popolazione europea è dovuto ai flussi migratori provenienti da Paesi esterni all'Ue. Nel 1996 le migrazioni nette in Germania, Italia e Regno Unito hanno compensato la diminuzione globale della popolazione: la Germania ha registrato 281 mila nuovi arrivi, seguita dall'Italia con 159 mila e dal Regno Unito con 101 mila. Dei 742 mila nuovi arrivati nell'Unione nel 1996 il 73% (pari a 541 mila persone) è stato "assorbito" da questi tre Paesi. Il fenomeno del saldo negativo delle nascite compensato dall'immigrazione è comunque in fase di espansione e riguarda sempre più anche Paesi finora poco interessati come l'Irlanda e la Spagna. Saldo delle nascite che rimane invece positivo in Svezia e in Grecia.    

POPOLAZIONE DI 60 ANNI E OLTRE: 
CRESCITA ATTESA 1995-2020 IN %

 

EU 37 I 30
B 36 L 59
DK 36 NL 64
D 39 A 36
GR 34 P 28
E 29 FIN 58
F 45 S 30
IRL 55 UK 30

 

 

buona la salute generale
ma cresce lo stress da lavoro

Per quanto riguarda le condizioni di salute dei cittadini dell'Unione europea, i dati Eurostat riportano che due europei su tre dichiarano di essere in buona salute, anche se un uomo su tre e una donna su quattro sviluppano un cancro prima dei 75 anni. In media, il 29% della popolazione al di sopra dei 15 anni fuma tutti i giorni. Sono in crescita i problemi di salute legati all'occupazione: nel 1996 una persona su quattro tra quelle intervistate ha detto di soffrire di stress legato al lavoro, mentre il 30% circa delle persone attive si lamenta di dolori dorsali provocati dal lavoro. Lo studio evidenzia come le spese sanitarie, calcolate in percentuale sul prodotto interno lordo, siano aumentate tra il 1985 e il 1995 in tutti gli Stati membri tranne che in Svezia, in Irlanda, in Germania e in Danimarca.

ISTRUZIONE:
si inizia prima e si finisce dopo Negli ultimi quindici anni è cresciuta la quantità di istruzione erogata. La frequenza scolastica è stata anticipata e nella maggior parte dei Paesi dell'Unione un numero crescente di bambini frequenta la scuola primaria già a quattro anni. Anche la fine del ciclo di studi è stata mediamente posticipata, tanto che l'insegnamento superiore ha fatto registrare un aumento del 75% tra l'anno scolastico 1980/1981 e quello 1994/1995. I n tutti gli Stati membri si sono poi largamente ridotte le disparità nel livello di istruzione tra uomini e donne, ad eccezione della Germania dove, nel 1994-1995, il rapporto relativo all'istruzione era di 77 donne su 100 uomini rispetto alle 103 donne per 100 uomini dell'Unione europea. Le opportunità di formazione continua nel corso di tutta la vita si sono sviluppate maggiormente negli Stati membri del Nord e nelle grandi imprese.    

INDICE DI CRESCITA DEL NUMERO DI STUDENTI NELL'INSEGNAMENTO SUPERIORE 1980/81-1994/95 
(1980/81=100)

 

EU 175 I 159
B 163 L -
DK 148 NL 138
D 141 A 171
GR 245 P 334
E 219 FIN 181
F 176 S 145
IRL 221 UK 219

 

 

lavoro flessibile
e part-time

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, negli ultimi dieci anni è cresciuta la flessibilità in tutta l'Unione europea per l'aumento di forme relativamente nuove di impiego, quali il lavoro a tempo parziale, i contratti a tempo determinato, la varietà degli orari di lavoro. La crescita limitata dell'occupazione, secondo Eurostat, può essere largamente attribuita all'aumento del lavoro a tempo parziale, volontario o no, sia per gli uomini che per le donne. Nel 1996, il 74% di tutti i lavoratori dipendenti dell'Ue lavorava a tempo pieno con un contratto a tempo indeterminato: l'85% degli uomini ma solo il 59% delle donne. In media, il 45% dei salariati europei lavora generalmente 40 ore o più a settimana, mentre il 9% lavora 48 ore e più. Percentuali molto più elevate nel Regno Unito dove risultano rispettivamente del 66% e 27%.

Sempre nel 1996, inoltre, la proporzione delle persone impiegate nel settore dei servizi era del 65% rispetto al 58% di dieci anni prima.

il lavoro delle donne
è ancora pagato meno

Sul fronte delle retribuzioni da lavoro si è verificato un aumento degli stipendi, in termini reali, nella maggior parte degli Stati membri dal 1980 al 1996, anche se risultano generalmente più elevati negli Stati del Nord dell'Unione dove sono anche più equamente distribuiti (fatta eccezione per il Regno Unito). Permane però una disparità di trattamento tra uomini e donne, in tutti gli impieghi: pur tenendo conto delle differenze strutturali, gli stipendi delle donne restano di almeno il 10% inferiori a quelli degli uomini in ogni Stato membro.

redditi distribuiti in modo diseguale, specie al Sud

Nel 1994, il guadagno netto per ogni adulto variava dagli 11.000 ai 14.000 SPA (la moneta convenzionale utilizzata per eliminare l'impatto delle differenze di prezzo da un Paese all'altro) nella maggior parte degli Stati membri, con tre eccezioni: il Lussemburgo con guadagni nettamente più elevati (22.000) e Grecia e Portogallo invece con cifre molto più basse (da 8000 a 9000). Nonostante un livello piuttosto elevato dei redditi, la loro distribuzione è piuttosto squilibrata e la ripartizione delle entrate nell'Unione mostra che il 10% più povero della popolazione riceve il 2,6% del guadagno totale, mentre il 10% dei più ricchi ne riceve una quota dieci volte superiore. Il Portogallo è il Paese dove questi squilibri di distribuzione del reddito sono più accentuati, la Danimarca ed i Paesi Bassi, invece, gli Stati europei più equi. Anche se, per quanto concerne le caratteristiche generali e le tendenze socio-economiche, l'Unione è generalmente divisa tra i Paesi del Nord e quelli del Sud, nel caso del reddito il Regno Unito e l'Irlanda infrangono questa consuetudine avvicinandosi di più ai valori dei Paesi meridionali.

Per quanto riguarda la protezione sociale, poi, dallo studio Eurostat si osserva come il livello della spesa sia aumentato molto più rapidamente nei Paesi dove era più modesto: tra il 1990 e il 1995 è cresciuto di circa il 50% in Portogallo e del 31% in Irlanda. Resta comunque il fatto che, nel 1995, il livello delle spese per la protezione sociale per persona calcolate in SPA era in Danimarca tre volte più elevato che in Portogallo.

è la casa la prima spesa

In generale, secondo Eurostat, il livello delle entrate tende ad influenzare la struttura delle spese del consumatore. La parte delle spese per alimentazione, bevande e tabacco, nel totale del bilancio, aumenta considerevolmente con il crescere del livello del reddito. In ogni caso, la parte maggiore del bilancio familiare è destinata alle spese per l'abitazione (affitto, riscaldamento, elettricità) in quasi tutti i Paesi ed è comparabile in tutte le fasce di reddito. Il numero dei proprietari di un'abitazione è aumentato considerevolmente nel corso degli ultimi tre decenni: dal 45% nel 1970 al 59% nel 1994. Oggi, circa l'80% delle famiglie in Irlanda, in Spagna e in Grecia sono proprietarie dell'abitazione che occupano. Solo in Germania e nei Paesi Bassi la maggior parte delle famiglie affitta la propria abitazione. In media una famiglia europea su 10, poi, vive in condizioni di sovraffollamento (più di una persona per stanza) e questo si verifica soprattutto in Grecia, Portogallo e Italia, dove la percentuale delle famiglie che vivono in tali condizioni sale al 29% nel primo Paese e al 23% negli altri due. *   LAVORATORI DIPENDENTI A TEMPO PARZIALE IN % (1996)  

  TOTALE  UOMINI  DONNE
EU 17 5 32
B 16 3 34
DK 22 11 35
D 17 3 34
GR 4 3 6
E 8 3 17
F 17 5 30
IRL 13 6 22
I 7 3 12
L 8 1 18
NL 38 17 68
A 14 3 29
P 5 2 8
FIN 11 7 15
S 25 8 41
UK 25 8 44

 

GUADAGNI ORARI DELLE DONNE IN % SU QUELLI DEGLI UOMINI (1995)

 

 

QUADRI, PROFESSIONI  

LAVORAT. DIPEND. 

LAVORI NON QUALIFICATI 

TOT 

B 82 84 84 88
DK 87 85 84 85
D 84 84 82 83
GR 71 78 81 71
E 78 77 83 80
F 79 92 87 82
I 83 79 84 86
L 84 84 81 82
NL 74 76 76 71
FIN 84 94 83 83
S 91 97 90 89
UK 84 94 82 76



EUROPEIZZARE I SINDACATI
questa la sfida della Ces
Continua il percorso preparatorio al congresso della Confederazione europea dei sindacati (Ces), che si terrà a Helsinki dal 29 giugno al 2 luglio di quest'anno.

Nel corso degli ultimi mesi, uno specifico comitato composto da rappresentanti delle diverse organizzazioni che compongono la Ces ha predisposto i due documenti conclusivi congressuali approvati al Comitato esecutivo nel dicembre scorso. Il primo, "Risoluzione generale sulla politica sindacale" è il documento politico che definisce le posizioni del sindacato europeo sui grandi temi dell'agenda politica comunitaria e che sarà alla base delle discussioni precongressuali.

Questo documento sarà analizzato in modo più dettagliato sul prossimo numero di Euronote, per ora ci limitiamo ad elencarne i capitoli principali: il modello sociale europeo; l'Europa e la mondializzazione; l'unione monetaria e il governo economico; la priorità assoluta dell'occupazione; il futuro della protezione sociale; l'allargamento dell'Unione europea; un'Unione europea più efficace e più democratica; nuovi diritti al lavoro; raccogliere le nuove sfide.

Il secondo documento, "Verso un sistema europeo di relazioni sindacali", è una risoluzione specifica che entra nel merito del ruolo del sindacato a livello europeo: in una situazione di globalizzazione dell'economia, ma soprattutto con l'entrata in vigore dell'Uem, vanno "europeizzate" sempre più anche le relazioni sindacali e i livelli di contrattazione. Questo documento parte da una premessa: l'Ue può vantare un progresso significativo negli ultimi anni, ma, nonostante ciò, non sarà in grado di costruire i suoi obiettivi per l'occupazione e il progresso sociale se non saprà andare oltre il mercato unico e l'Uem e costruire una vera "unione sociale". Il documento affronta in particolare alcune questioni: la necessità di una regolamentazione sociale a livello europeo; il rafforzamento del dialogo sociale; il rapporto tra dialogo sociale e occupazione; una politica coordinata di contrattazione collettiva; l'europeizzazione dei sindacati.

Ma quali sono i presupposti di questa strategia? Sino ad ora, l'"acquis sociale" della comunità si è fondato soprattutto sulla legislazione. Per la Ces, l'approccio legislativo e quello sociale sono entrambi necessari, in quanto strettamente legati: infatti, nel quadro attuale, le organizzazioni europee dei datori di lavoro hanno negoziato solo a seguito di un'iniziativa legislativa da parte della Commissione. Inoltre, sino ad ora, la negoziazione è avvenuta soprattutto a livello nazionale, ma l'approfondirsi dell'integrazione economica e monetaria dimostra sempre più la necessità che questa regolamentazione avvenga anche da un punto di vista sociale. Cardine di questa impostazione è il rafforzamento del dialogo sociale: con l'adozione dell'Atto unico, il dialogo sociale è diventato un compito formale della Commissione europea, ulteriormente rafforzato dal protocollo aggiuntivo del Trattato di Maastricht e ora inserito a pieno titolo in quello di Amsterdam. Si tratta oggi sia di sostenere le Federazioni sindacali europee per estendere il dialogo sociale in tutti i settori, sia di proporre ad Unice e Ceep (organizzazioni imprenditoriali europee pubbliche e private) un nuovo accordo tra le parti sociali per creare un quadro di contrattazione autonoma a livello europeo, sviluppando così un sistema europeo di relazioni industriali fondato sull'autonomia delle parti sociali.

Per fare ciò occorre una Ces più forte, più autorevole nei confronti delle confederazioni nazionali e delle categorie europee, in grado di promuovere una strategia collettiva di contrattazione coordinata. Certamente, negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti rilevanti verso il consolidamento del sindacato europeo; la stessa esperienza dei Cae (Comitati aziendali europei), istituiti in molte imprese multinazionali, ha evidenziato che il livello di confronto può e deve avvenire sempre più a livello europeo. Ma resta ancora molto da fare, perché permangono visioni eccessivamente nazionali e locali sul ruolo del sindacato. Per procedere sulla strada del rafforzamento del sindacato europeo è necessario spostare poteri, anche contrattuali, dal livello nazionale a quello europeo: se i sindacati nazionali non "cedono" pezzi del proprio potere contrattuale, se non acquisiscono una visione europea coerente, non solo a parole, diventa pressoché impossibile per la Ces acquisire l'autorevolezza necessaria (e il potere negoziale conseguente) per far fronte alla sfida europea che avviene sui versanti economici e monetari. Il dibattito precongressuale dovrà entrare nel merito anche di questi aspetti "scottanti": ma è proprio questa la sfida per un congresso sindacale europeo non rituale.      

ACCORDO SUI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO 

La negoziazione sul lavoro a tempo determinato, svoltasi nell'arco di circa dieci mesi e giunta più volte sul punto di rottura per le posizioni divergenti tra la Ces e le organizzazioni europee degli imprenditori, è giunta ad un'intesa lo scorso 14 gennaio con la stesura di un'ipotesi di accordo quadro. Vediamo quali sono i principali elementi positivi dell'ipotesi di accordo. 

- Nessuna promozione dei contratti a tempo determinato: è prevalsa la posizione della Ces che ha sempre rifiutato di trattare i contratti a tempo determinato come elementi di promozione e di creazione di lavoro. Sono stati fissati due obiettivi: migliorare la qualità del lavoro di questi contratti garantendo la non discriminazione e stabilendo un quadro di utilizzazione dei contratti stessi. 

- Affermazione che i contratti a tempo indeterminato sono la regola: questo implica che i contratti a tempo determinato sono un elemento marginale e generalmente meno buono per i lavoratori e per l'economia, anche se l'accordo riconosce che sono una realtà in certi settori ed attività. 

- Un principio di non discriminazione rafforzato: si afferma che i criteri di anzianità sono gli stessi di quelli dei lavoratori a tempo indeterminato e solo ragioni obiettive possono stabilire criteri di anzianità differenti. 

- Regolazione come principio: si afferma che «il ricorso all'utilizzazione dei contratti a tempo determinato basata su motivi obiettivi è un modo di prevenire l'abuso». Questa nozione di "motivi obiettivi" è chiara e si applica sin dal primo contratto ed è imposta l'adozione di regole per l'utilizzazione dei contratti successivi. 

- Un miglioramento della definizione di comparabilità: l'accordo elimina tutte le altre considerazioni se non quelle relative al posto di lavoro occupato e alle qualifiche richieste per il lavoro in questione. 

- Qualità del lavoro a tempo determinato: si aprono possibilità di formazione professionale continua, di sviluppo della carriera e di accesso dai contratti a tempo determinato ai posti di lavoro a tempo indeterminato. 

- Riconoscimento del problema della trasferibilità in relazione alle pensioni complementari e della necessità di garantirle: c'è un impegno delle parti sociali per discutere e possibilmente negoziare un accordo quadro per promuovere la trasferibilità dei diritti pensionistici complementari nel contesto di un mercato del lavoro sempre di più frammentato. 

- Miglioramento della clausola di non regressione: semplificata e migliore di quella dell'accordo precedente. 

- Una dinamica di attuazione a livello nazionale e settoriale: si nota un rafforzamento della necessità di consultazione delle parti sociali per l'attuazione della direttiva da parte degli Stati membri. 

- Una base di diritti minimi che sarà parte dell'"acquis" comunitario: l'accordo quadro non è solo importante per migliorare la situazione in alcuni Paesi ed in certi settori, ma anche nella prospettiva dell'allargamento per prevenire differenze di situazioni che conducano al dumping sociale. Va poi sottolineata l'importanza di avere stabilito obiettivi comuni europei concernenti la prevenzione dell'abuso nell'uso di contratti a tempo determinato, che può permettere di rafforzare le misure nazionali esistenti. 

 




CHE FARE DOPO L'UEM? LE PROPOSTE DEI "4 MOTORI SINDACALI"

Coesione sociale, fisco e fondi strutturali dopo l'Unione monetaria: questi i temi principali affrontati dalla sesta Conferenza dell'associazione sindacale dei "4 Motori per l'Europa" (Lombardia, Baden Württemberg, Catalunya e Rhône-Alpes) svoltasi a Barcellona alla fine dello scorso mese di ottobre e il cui documento conclusivo viene riportato qui di seguito.

Il fatto più rilevante (e che rappresenta un salto di qualità nella storia dei "4 Motori") è stato quello dell'incontro avvenuto, in occasione della conferenza, tra le segreterie generali delle Confederazioni sindacali dei "4 Motori" e il presidente della Regione Catalunya, Pujol, al momento presidente di turno dell'Associazione interregionale. Nel corso della riunione, da parte sindacale è stata avanzata la proposta di promuovere un vertice tripartito (istituzioni, sindacati, imprese) delle 4 Regioni interessate, sul tema dell'occupazione e dello sviluppo, da tenersi nel corso dell'anno 1999. Pujol ha fatto sua la proposta, dichiarandosi immediatamente disponibile a farsene promotore, per la realizzazione, con i presidenti delle altre 3 Regioni. Inoltre, lo stesso presidente di turno si è impegnato, dietro richiesta sindacale, a: stimolare la creazione di uno spazio permanente tra padronato, sindacati e governi regionali per trattare congiuntamente gli aspetti socio-economici che riguardano le 4 Regioni; assicurare la partecipazione sindacale nelle commissioni di lavoro relative alle questioni socio-economiche.

Da parte sindacale, in preparazione della conferenza, si è deciso di organizzare una specifica iniziativa che si terrà ad Oppenau, nel Baden Württemberg, dal 21 al 23 aprile.

1. E' necessario, dopo l'accesso della maggioranza degli Stati nella moneta unica, un impulso rinnovato per superare i deficit, sociale e democratico, esistenti nell'Ue:

- la necessità di poteri e competenze della Commissione europea per applicare politiche attive di lotta alla disoccupazione in Europa;

- la persistenza del voto "all'unanimità" per sviluppare il Protocollo sociale, in pratica, ne comporta il blocco;

- la necessità che le politiche della Banca centrale europea (Bce) debbano essere indirizzate alle prospettive di sviluppo dell'occupazione, della coesione sociale e della crescita economica;

- l'incongruenza rappresentata dal fatto che l'autorità sulle politiche monetarie sia europea e quella fiscale resti agli Stati membri;

- la necessità del rafforzamento democratico di tutte le istituzioni europee, con un ruolo più decisivo, incisivo ed efficace al Parlamento europeo;

- l'esigenza di rafforzare tutti i livelli di contrattazione collettiva, nelle imprese ed a livello europeo.

2. Le aspettative (pur se modeste) positive, determinate dal Vertice sull'occupazione di Lussemburgo, non hanno trovato proposte operative coerenti nel Vertice di Cardiff. Ciò ha costituito un ulteriore rallentamento al rilancio in Europa di una politica contro la disoccupazione con la stessa intensità utilizzata per la creazione della moneta unica.

3. Va aperta una riflessione politica positiva sulla proposta, da più parti avanzata, dell'utilizzo di una parte delle riserve valutarie eccedenti per il rilancio dell'economia, dello sviluppo e dell'occupazione.

4. L'assenza di obiettivi chiari e valutabili nelle politiche occupazionali e di un coordinamento reale delle politiche di tutti gli Stati membri, attorno a direttrici comuni nell'ambito dell'occupazione, compromette fortemente la coesione sociale europea.

5. La mancata armonizzazione delle politiche fiscali e sociali ha in sé il rischio di sgravi competitivi nell'Ue, con il pericolo che si fomenti una cultura di dumping sociale e fiscale. Le politiche necessarie di armonizzazione devono comunque avere come orizzonte la coesione economica e sociale, dentro la quale lo sviluppo delle aree deboli assume rilievo prioritario.

6. I fondi strutturali e di coesione debbono diventare elemento fondamentale per la crescita della coesione sociale, sia dal punto di vista territoriale sia da quello della prospettiva della cittadinanza europea.

7. Lo sviluppo delle proposte di "Agenda 2000" contiene alcuni elementi che possono dare una maggiore razionalità ed efficacia ai fondi europei, al patto di rimarcare alcuni aspetti:

- i fondi strutturali e di coesione debbono essere uno strumento-chiave per lo sviluppo di impiego nell'Ue;

- deve essere dedicata una speciale attenzione agli aspetti relativi alla formazione, all'educazione, alle pari opportunità e ai settori sociali più sfavoriti.

8. La costruzione europea deve avere come una delle sue chiavi di volta principale il livello regionale e territoriale, come struttura più vicina al cittadino, assegnando a questa lo sviluppo locale, le politiche di ricerca e sviluppo, le infrastrutture, i patti territoriali per l'occupazione e le iniziative occupazionali nelle zone transfrontaliere.

9. La necessità di riequilibrare il budget comunitario per affrontare l'esigenza di garantire la coesione economica e sociale, soprattutto sapendo che, oltre al mantenimento del modello sociale europeo e la crescita dell'occupazione in tutte le regioni, bisogna tenere in conto il futuro ampliamento dell'Ue. A questo fine è necessario:

- rafforzare l'informazione, la trasparenza e la chiarezza di criteri per la formazione dei programmi e stabilire metodi e criteri chiari di valutazione, rafforzando gli ambiti di cooperazione effettiva che devono giocare le istanze regionali e gli attori sociali nella determinazione delle priorità e della messa in marcia delle azioni, attraverso la dotazione di mezzi sufficienti per l'assistenza tecnica;

- rafforzare il principio di addizionalità, non però attraverso "sanzioni" ma stabilendo accordi con le amministrazioni per apportare una percentuale fissa dei budget dedicata ai programmi dei fondi europei;

- la necessaria concentrazione delle azioni nelle regioni e nei gruppi sociali più sfavoriti deve farsi cominciando dall'aumento dei finanziamenti dedicati ai fondi strutturali e di coesione, in forma graduale ed equilibrata. L'attuale 0,47% del Pil europeo destinato alla politica regionale comunitaria è chiaramente insufficiente per superare gli ampi squilibri attuali;

- il mantenimento di questa attuale percentuale del budget destinato alla politica regionale, così come contenuto da Agenda 2000 per il prossimo periodo 2000-2006, ne diminuirà l'impegno effettivo, dovendo coprire una popolazione aggiunta di 100 milioni di abitanti con rendite inferiori alla metà dell'attuale media comunitaria.

10. Dentro l'attuale modello di forte presenza delle decisioni statali, sia pur accompagnato, in taluni casi, da positive scelte a favore del decentramento, la necessità di coordinare con maggiori mezzi le politiche economiche si afferma con l'armonizzazione della fiscalità diretta e l'armonizzazione dell'Iva. In quest'ambito bisogna contemplare:

- la creazione di nuove regole per gestire i flussi di capitale speculativo che superano largamente i flussi di capitale associato al commercio ed agli investimenti nell'economia reale. Un progresso più rapido in questa materia esige la revoca dell'attuale regola dell'unanimità sulle tematiche del fisco, e il passaggio a quella della maggioranza qualificata;

- per affermare in giusta misura i potenziali vantaggi della libera circolazione dei capitali finanziari è necessario metterli in relazione stretta con l'economia reale limitandone gli eccessivi poteri speculativi;

- bisogna insistere sulla necessità che il capitale finanziario sia anche funzionale alle esigenze produttive;

- dentro i molteplici meccanismi possibili si potrebbe stabilire, nell'ambito territoriale comunitario, un deposito preventivo obbligatorio equivalente ad un percentuale delle operazioni finanziarie realizzate, specialmente quelle effettuate a termine e a credito.

11. D'accordo con il Titolo relativo all'occupazione del Trattato di Amsterdam, l'obiettivo di raggiungere un livello elevato di impiego deve essere posto in primo piano nella definizione delle politiche comunitarie. Ciò comporta che l'insieme delle politiche europee debba perseguire la lotta contro la disoccupazione e la creazione di lavoro come obiettivo di fondo.

12. Le sole politiche attive del mercato del lavoro non sono sufficienti per dare i risultati sperati. E' necessario che molti altri aspetti, come, assieme ad altre, le grandi linee di orientamento della politica economica, l'armonizzazione fiscale, bilanci europei meglio dotati, l'attuazione più intensa dei fondi europei sull'occupazione e l'integrazione dell'impiego nelle politiche comuni, siano attentamente sviluppate. Tutto ciò si persegue se istituzioni e parti sociali, attraverso adeguate politiche concertate, trovano le misure idonee per gli interventi.

13. Con riferimento alle realtà delle nostre rispettive regioni è necessario che, nelle misura in cui queste fanno parte dell'insieme delle amministrazioni dell'Unione europea, applichino nelle loro politiche le riflessioni che qui sono state sviluppate.

14. E' necessario che vengano approfondite, per le interrelazioni esistenti nei diversi aspetti della disoccupazione, la coesione sociale, la formazione professionale e la lotta contro l'esclusione sociale di tutte le minoranze, come nuova spina dorsale di questo spazio euroregionale.




QUI EUROPA UNO SPAZIO A VOSTRA DISPOSIZIONE

    Ricordiamo ai lettori che all'interno di questa rubrica segnaliamo tutte le iniziative che i soggetti sociali e sindacali, partecipanti al Progetto pilota sull'informazione sociale europea, mettono in atto su tematiche europee. Diamo spazio ad iniziative di vario genere: di formazione, informazione, studio, ricerca, che hanno però in comune l'obiettivo di conoscere e far conoscere meglio le tematiche europee e le ricadute che esse hanno sui livelli locale, regionale e nazionale.

Per riuscire a svolgere nel modo più completo possibile questo servizio di informazione, chiediamo a tutti i soggetti sociali e sindacali di tutto il territorio nazionale, di segnalarci tutte le iniziative da loro promosse in ottica europea; non solo, quindi, quelle che rientrano nel Progetto pilota sull'informazione sociale europea. Compatibilmente con lo spazio a disposizione, saremo perciò lieti di pubblicare nelle pagine di "qui Europa" le notizie che ci invierete.

destinazione Europa:
a Brescia un progetto della Provincia

Far conoscere le acquisizioni del Trattato di Amsterdam, i diritti di cittadinanza europea e stimolare la voglia di conoscere e approfondire le tematiche europee, sono questi i principali obiettivi di "Destinazione Europa" un importante progetto promosso dalla Provincia di Brescia ed in corso di realizzazione in questi mesi. Sostenuto dalla Commissione europea, nell'ambito della campagna informativa "Costruiamo insieme l'Europa", il progetto vuole sensibilizzare, attraverso azioni e strumenti diversi, una larga fascia della popolazione residente nella provincia. E' già stato realizzato un agile opuscolo che ha il pregio di focalizzarsi su alcune tematiche cruciali (storia dell'Unione, programmi, statistiche, prospettive, programmi rivolti all'ambito sociale ed economico) e di segnalare tutti gli indirizzi degli enti che a livello provinciale e locale operano già da tempo in una dimensione europea. Sono in via di realizzazione un cd-rom sui temi della cura e salvaguardia dell'ambiente in Europa e un audiovisivo che ripercorrerà i temi dell'opuscolo e darà visibilità a coloro che nella Provincia di Brescia, all'interno della scuola, sul territorio, negli enti locali, nel mondo del lavoro, nei settori della formazione e del sociale hanno partecipato o stanno partecipando a progetti europei. Strumenti, questi, che saranno utilizzati in vari momenti: negli incontri sul territorio che si stanno svolgendo in sedici comuni della Provincia; dagli studenti, dei tre ordini di scuola presenti in questi comuni, che parteciperanno alla iniziativa producendo "messaggi multimediali" sui temi del progetto da inviare ai loro compagni residenti in provincia, ma ovviamente, grazie all'inserimento in un apposito sito Internet, a tutti i giovani utilizzatori della rete; dagli operatori del sociale e della gioventù che parteciperanno a tre specifici incontri formativi.

INFORMAZIONI: Provincia di Brescia, assessorato Economia e Lavoro, ufficio Unione europea, via Milano 13 - 25121 Brescia, tel. 030 3749602, fax 030 3749664,
e-mail: uneur@provincia.brescia.it


avviato il coso per sindacalisti Cisl
"Europa 2000"

Promosso dalla Cisl e attuato dallo Ial Lombardia, con il contributo del Fondo sociale europeo, è in pieno svolgimento un percorso formativo sui temi comunitari rivolto a dirigenti sindacali. Il progetto, che terminerà nel maggio '99, ha l'obiettivo di formare esperti "europei" che diventino punto di riferimento nelle rispettive realtà sindacali, animando iniziative a carattere europeo e creando occasioni di interazione con altre iniziative dell'Ue. La formazione è organizzata con giornate in aula (92 ore) e attraverso la formazione a distanza - Fad (100 ore), quest'ultima comprensiva di un software multimediale interattivo per l'apprendimento di base della lingua inglese.

Durante tutto il percorso, sia in aula sia attraverso la Fad, vengono affrontati molti temi comunitari: le istituzioni e il processo decisionale comunitario, il dialogo sociale europeo, l'Uem, le politiche sociali e occupazionali, la riforma dei fondi strutturali.

Particolare rilevanza assume la parte riguardante l'informazione: quali le principali fonti di informazione, come reperire le informazioni e renderle fruibili per l'utenza (strutture sindacali, Rsu, lavoratrici e lavoratori).

Oltre al software interattivo sull'apprendimento della lingua, la parte di formazione a distanza (tra le prime esperienze in Lombardia rivolta a dirigenti sindacali) prevede preparazioni e approfondimenti sui vari moduli trattati in aula, lezioni in "conference" telematica e ricerche sulle fonti informative.

INFORMAZIONI: Cisl Lombardia, Michele Mercuri (michele_mercuri@cisl.it), Rita Pavan (rita_pavan@cisl.it), tel. 02 2406951.


parte il progetto Lisa:
lavoro, informazione, sensibilizzazione attiva

Un seminario tenutosi a Milano il 14 gennaio sul tema "Stereotipi e realtà delle donne che lavorano" ha presentato al pubblico il progetto Lisa, gestito dal Centro d'iniziativa europea (Cdie) di Milano nell'ambito dell'iniziativa comunitaria Now (New opportunities for women). Il seminario verteva in particolare su due ambiti strategici per la rilevazione degli stereotipi: "comunicazione e pubblicità", "aziende e organizzazioni".

Il progetto prevede:

- l'effettuazione di laboratori sperimentali rivolti a sindacati, aziende, enti locali e operatori del terzo settore, che si terranno a Milano e a Brescia. Sono già stati calendarizzati i laboratori per le organizzazioni sindacali (informazioni presso i Coordinamenti Donne Cgil-Cisl-Uil ai numeri della redazione);

- la realizzazione di un "kit" di sei guide in 7000 copie sulle seguenti tematiche: occupazione e offerta di lavoro femminile giovanile; occupazione offerta di lavoro femminile adulta; nuovi lavori e nuove forme di lavoro; conciliazione tra responsabilità familiari e professionali; incontro tra domanda e offerta di lavoro; opportunità.

INFORMAZIONI: Cdie - Elisabetta Maggi - tel. 02 20524729, e-mail: cdie@planet.it


avviato il progetto pilota
"commissione per l'ugualglianza"

Promosso dalla Cgil Piemonte in collaborazione con Centro d'iniziativa per l'Europa (Cie) di Torino, Arci, Asgi, Ires-Cgil, Ires Piemonte, Forum des alternatives européennes (Fae) di Parigi e Anti raciste informatie centrum (Aric) di Rotterdam, il progetto si propone di dimostrare nella pratica la necessità e l'utilità di una commissione permanente di monitoraggio, controllo e proposta politica sulle discriminazioni involontarie (sine dolo) implicite in norme, procedure e prassi quotidiane. L'attenzione è quindi su quella quota di "razzismo istituzionale" che, pur non deliberatamente, produce discriminazioni anche gravi verso i cittadini non comunitari. Il gruppo di lavoro, formato dai partner del progetto, sta definendo gli assi e le priorità: si cercherà, in pratica, di costruire, attraverso l'analisi dei casi concreti e quotidiani, una proposta d'intervento immediato (non necessariamente legislativa) e di strumento organizzativo per garantire un livello più alto di uguaglianza di diritti e opportunità. Il progetto si concluderà alla fine del 1999 con la presentazione dei risultati di ricerca e delle proposte operative e politiche.

INFORMAZIONI: Cgil Piemonte ufficio Europa, via Pedrotti 5, 10152 Torino, tel. 011 2442481,
e-mail: psmile@mail.pmt.cgil.it; Centro di iniziativa per l'Europa (Cie), via Po 7, 10124 Torino, tel. 011 8170000, e-mail: cie@arpnet.it


le molestie sessuali sui luoghi di lavoro

Organizzate dalla Provincia di Milano e dal centro di studio e ricerca "Donne e differenze di genere" dell'Università di Milano si sono svolte nei giorni 15 e 16 gennaio due giornate di studio che hanno consentito di approfondire ai vari livelli il tema oggetto del convegno. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto comunemente si pensi, suffragato da indagini condotte in molte realtà lavorative in diversi Paesi. Per combattere in modo coordinato tale fenomeno, l'Unione europea ha prodotto numerose iniziative, tra le quali un codice di buona condotta. Durante le due giornate, oltre al confronto tra le diverse realtà europee e al caso statunitense, è stata presentata la ricerca condotta dalla Commissione europea sul fenomeno delle molestie sessuali nei 15 Paesi dell'Ue, nonché una ricerca effettuata in Italia dall'Istat. Una tavola rotonda sui motivi della legge ha chiuso i lavori del convegno. La proposta legislativa giace ora alla Camera da circa 9 mesi, dopo che un testo, peraltro molto sofferto nel suo iter e nei contenuti, è stato approvato nell'aprile '98 al Senato. In Italia, per combattere il fenomeno, esistono norme - ancora insufficienti - in alcuni contratti nazionali, ed iniziative specifiche attuate in aziende ed enti pubblici. Particolarmente indicativo è il caso della Provincia di Milano, ente promotore del convegno, che si è dotata di una figura di "consigliera di fiducia" (Pina Madami) per affrontare i casi di molestie che avvengono all'interno dell'Ente.
INFORMAZIONI: Pina Madami c/o Pari e Dispari, tel. 02 70603112, e-mail: info@pariedispari.it


l'informazione europea itinerante dell'infobus

Il 23 novembre 1998 ha preso il via il tour dell'Infobus, un pulmino che sta attraversando l'Italia in 28 tappe, fermandosi in tutte le città che ospitano gli sportelli informativi europei Infopoint e Carrefour. Finanziato dalla Comunità europea, il progetto ha lo scopo di raggiungere i cittadini nelle piazze con un'efficace forma di comunicazione, fornendo informazioni relative alle attività delle reti Infopoint e Carrefour, le due reti di sportelli europei che forniscono al pubblico informazioni relative alle attività della Comunità europea. Il bus si presenta sotto forma di stand itinerante e garantisce informazioni sul Trattato di Amsterdam, sull'euro, sul Servizio volontario europeo e sugli appuntamenti europei per i prossimi anni. I cittadini possono seguire il viaggio dell'Infobus attraverso un sito Internet che viene aggiornato quotidianamente e che - allo stesso tempo - contiene tutte le informazioni sopra citate.

Il tour è stato strutturato in due periodi diversi. Il primo ha interessato le città di Milano, Torino, Genova, Magenta, Acqui Terme/Albi/Vignale, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Pesaro/Fano, Ravenna, San Michele all'Adige, Trieste, Venezia. Il secondo, invece, partito da Roma, riguarda le città di Latina, Viterbo, Grosseto, Cagliari, Nuoro, Palermo, Cosenza, Scanzano Jonico, Potenza, Banevento, Bari, Salerno, Avezzano.

Il tour si concluderà idealmente a Bruxelles nel mese di marzo di quest'anno con una cerimoniaufficiale di chiusura di fronte ai rappresentanti del Parlamento europeo.
INFORMAZIONI: Commissione europea Rappresentanza di Milano (Giovanna Scicchitano), corso Magenta 59, 20123 Milano, tel. 02 467514; oppure consultare il sito Internet: http://www.comune.modena.it/ipeuropa/infobus


progetto europeo "e-quality":
nuovi orizzonti per donne e imprese

Dopo il Forum europeo sulle azioni positive promosso dalla Fondazione regionale Pietro Seveso e tenutosi nel giugno 1998 (vedi Euronote n° 14) è pronto il cd-rom "E-quality", prodotto multimediale sulle strategie, le politiche e le esperienze di eguaglianza d'opportunità per donne e uomini nell'Unione europea. Il cd-rom, oltre a numerose informazioni sui temi delle pari opportunità in un orizzonte europeo, possiede due elementi che lo caratterizzano rispetto ad altri strumenti analoghi:

- in primo luogo la notevole quantità di informazioni statistiche, legislative e normative di esperienze e di fonti cui fare riferimento sul tema dell'eguaglianza, sia a livello europeo che italiano;

- in secondo luogo, grazie alla sua impostazione operativa, il cd-rom costituisce un valido strumento di lavoro a supporto di coloro che sono impegnati a vari livelli nel campo delle politiche di eguaglianza e di gestione delle risorse umane in azienda, in enti e istituzioni pubbliche e in associazioni di rappresentanza.

Il cd è in vendita al prezzo di 120.000 lire.
INFORMAZIONI: Fondazione regionale Pietro Seveso, tel. 02 29013198, fax 02 29013262, e-mail: fonsev@tin.it


dal dire...al fare:
opportunità per giovani cittadini d'europa

Sono stati quasi duemila i partecipanti alla manifestazione organizzata dal Centro di iniziativa europea (Cdie) a Milano il 13 e 14 novembre scorso. Due giorni intensi di incontri a tema e di seminari con stand espositivi dedicati alle nuove opportunità offerte, grazie anche ai diritti acquisiti dal fatto di essere parte dell'Unione europea, ai "giovani cittadini d'Europa", quelle di vivere, viaggiare, studiare, formarsi professionalmente, lavorare e fare volontariato in un altro Paese.

Una trentina gli espositori: enti, istituzioni, organismi e associazioni che operano a livello nazionale, regionale e locale attraverso i programmi europei o con iniziative proprie per favorire la mobilità internazionale dei giovani. Oltre milleduecento gli studenti ed insegnanti e più di duecentocinquanta gli operatori, provenienti in prevalenza dalla Lombardia ma anche da altre regioni del Nord Italia, che hanno preso parte agli incontri sui vari temi: dalla cittadinanza europea, alle prospettive del Fondo sociale europeo, al ruolo degli enti e dei singoli nei due programmi comunitari, il rodato Gioventù per l'Europa e il nuovo Servizio volontario europeo.

L'affluenza di pubblico e l'interesse suscitato ha pienamente soddisfatto gli organizzatori che ritengono, grazie al sostegno della Commissione europea, della Regione Lombardia, del Comune di Milano e di altri enti, di aver raggiunto il duplice obiettivo di offrire informazioni sulle opportunità offerte dai programmi europei e di far conoscere le strutture presso cui continuare ad informarsi e farsi orientare nella propria città o zona di residenza. L'iniziativa di novembre era parte di un progetto più articolato di informazione europea promosso dal Cdie nel corso del 1998 che ha visto la realizzazione di sette incontri regionali con operatori della gioventù e giovani, rispettivamente ad Aosta, Torino, Genova, Brescia, Rovigo, Trento e Gorizia, e la produzione di una bibliografia ragionata, su floppy-disk, "Idee, strumenti e risorse per vivere l'Europa" per operatori e animatori della gioventù.

INFORMAZIONI: Centro di iniziativa europea - Cdie, via C. Poerio 39 -20129 Milano, tel. 02 20524735, fax 02 20524733, e-mail: cdie@planet.it


progetto sud:
il Rise discute il lavoro

"Costruire e rafforzare il partenariato sociale per una nuova organizzazione del lavoro" è stato il tema intorno al quale la Uil Basilicata ha promosso a Potenza il 13 e 14 novembre 1998 il primo seminario regionale in cui una struttura Uil ha svolto il ruolo di capofila nell'ambito delle iniziative di "Rise-Progetto Sud" sostenute dalla DGX.

Il tema trattato è stato quello del lavoro nella cosiddetta società dell'informazione con la volontà di aprire, anche su questa materia, un dibattito tra tutti gli attori sociali, sia quelli già attivi in Rise Basilicata sia quelli coinvolgibili nella rete. L'iniziativa ha teso a pubblicizzare gli orientamenti e le decisioni assunte ai diversi livelli, europeo, nazionale ed anche regionale, responsabilizzando, quindi, gli attori locali istituzionali e sociali rispetto alle novità in atto. Viene considerato quanto meno parziale il continuare a riferirsi a tutti i nuovi lavori (vale a dire a quell'esercito sempre più numeroso di lavoratori e lavoratrici più o meno precari coinvolti in contratti a tempo determinato, telelavoro, lavoro interinale) definendoli "atipici", perché la contrapposizione al presunto "lavoro tipico" ne fa da un lato oggettivamente qualcosa di poco importante, dall'altro contribuisce a non cogliere le opportunità che pure ci sono sia a livello individuale, che sociale e ambientale, nella società dell'informazione. Oltre all'introduzione ai lavori svolta dal segretario generale della Uil Basilicata, Pinuccio Maggio, che ha ricordato come la Uil ha cercato da molto tempo di allargare il proprio punto di vista, tenendo in conto le ricadute sociali oltre che quelle strettamente economiche delle varie politiche messe in campo, Daniela Curto, della cooperativa L'Aquilone, ha illustrato le finalità e le caratteristiche della Rise Basilicata. E' stato sottolineato cioè il cosiddetto "valore aggiunto" che deriva proprio dalla messa in comune di diversi soggetti sociali, tutti impegnati nella promozione di una maggiore dimensione sociale e politica al processo di costruzione europea, così come tutti bisognosi di una maggiore offerta di informazione sociale europea, ma contemporaneamente molto frammentati tra loro.

Il programma Rise per il 1999

Il Rise, la rete per l'informazione sociale europea creata nel Sud Italia grazie al progetto pilota, mette in grado i diversi attori - istituzionali, del terzo settore, del mondo sindacale e del lavoro - di uscire dal reciproco isolamento per interagire proficuamente e divenire i soggetti attivi della politica sociale europea. Su queste basi, l'Arci nazionale ha proposto il programma della rete per il 1999 che mira ad una informazione attiva nelle realtà sociali che agiscono nelle aree dell'esclusione in ogni sua forma e/o manifestazione, così da portare i grandi processi di sviluppo nella vita quotidiana dei cittadini comunitari, in particolar modo di quelli che per diversi motivi sono "esclusi". Concretamente, il programma proposto dall'Arci si propone di sperimentare un sistema di relazioni tra attori di comunità locali allo scopo di determinare lo sviluppo di una rete di relazioni permanente. Alcune questioni sociali vengono ritenute molto importanti per la crescita delle regioni meridionali: l'inserimento nel tessuto sociale ed economico dei cittadini immigrati; il disagio urbano e la costruzione di un sistema di welfare municipale; la tutela dei minori svantaggiati e l'individuazione di percorsi di crescita e inserimento sociale. Il progetto coinvolge in modo congiunto organizzazioni del terzo settore e dirigenti ed operatori della pubblica amministrazione attraverso strategie di comunicazione, partnership locale, formazione congiunta, e per la valutazione dell'impatto ed il quadro costi-benefici. Verranno organizzati un programma di seminari e workshop tra i partners, una sperimentazione di una rete di relazioni tra i partners per l'informazione e la formazione, verranno realizzati materiali informativi e di documentazione per informare ed incentivare le iniziative.

Euronote seguirà la realizzazione del programma, informando anche quest'anno su tutte le iniziative messe in atto dalla rete Rise.




INIZIATE LE TRATTATIVE PER L'ALLARGAMENTO DELL'UE

L'Unione europea ha dato il via ai negoziati per l'adesione dei Paesi candidati ad entrarvi nei prossimi anni, cioè l'Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca, l'Estonia, la Slovenia e Cipro. Lo scorso mese di novembre a Bruxelles, infatti, i ministri degli Esteri europei hanno preso in esame la situazione dei Paesi candidati relativamente ai primi 7 capitoli (quelli considerati meno problematici sui 37 totali) che riguardano: la ricerca, l'educazione, le telecomunicazioni, le piccole e medie imprese, la politica industriale, la cultura e la politica estera e di sicurezza comune. Molti i problemi, soprattutto per quanto riguarda i settori del mercato unico, dell'ambiente e degli aiuti di Stato, e le prospettive non sono rosee se si considera che le maggiori difficoltà riguardano i restanti 30 capitoli non ancora analizzati, ma il processo è iniziato e si può prevedere che intorno al 2005 l'Unione europea sarà costituita da 21 membri (o 20 se Cipro non ce la facesse a causa del perdurare dei contrasti tra Grecia e Turchia).

In generale, la situazione di bilancio dei Paesi che aspirano ad entrare nell'Ue è piuttosto solida, con pochi debiti e deficit ridotti, le economie sono in crescita anche se il tasso di inflazione è in molti casi a due cifre. Il reddito pro capite varia, se confrontato alla media degli attuali 15 Stati membri, dal 68% della Slovenia al 37% dell'Estonia.

L'Ungheria sta portando avanti «in modo bilanciato» il processo di avvicinamento, il recepimento delle direttive comunitarie nella legislazione nazionale è costante e la loro attuazione viene definita «adeguata». La Polonia fa registrare progressi nei settori della ristrutturazione industriale, della giustizia e degli affari interni, ma presenta difficoltà per quanto concerne le politiche ambientali ed i settori dell'agricoltura e del mercato unico. «Progressi limitati» vengono registrati da parte della Repubblica ceca, con ritardi sul mercato unico e contrasti col diritto Ue in materia di import agricolo e lotterie nonché sui limiti imposti agli stranieri sull'acquisto di immobili. L'Estonia ha compiuto «progressi generali», ma molto lavoro va fatto per quanto riguarda il mercato unico. Nessun progresso «nello sforzo generale di avvicinamento» è invece stato fatto dalla Slovenia, secondo l'Ue, dal momento che mancano parti importanti della legislazione sul mercato unico, sono carenti i controlli sugli aiuti di Stato ed è in grave ritardo l'introduzione dell'Iva. Infine Cipro, la cui situazione è resa più difficile dal fatto che l'isola è divisa tra comunità greca e turca (quest'ultima assente dal neoziato). Vengono considerati buoni i progressi generali, anche se destano preoccupazione i settori dei trasporti, della giustizia e affari interni e del mercato unico.




CAMPAGNA DI INTEGRAZIONE DEI RIFUGIATI PROMOSSA DA ACNUR E COMMISSIONE

La Commissione europea e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) hanno lanciato una campagna si sensibilizzazione per promuovere l'integrazione dei rifugiati nell'Unione europea.

E' la prima volta che le due istituzioni cooperano su una campagna di tale importanza. Si tratta di un'iniziativa della durata di 12 mesi che prevede una serie di interventi attraverso i mass media, compresa la diffusione di spot pubblicitari alla televisione, alla radio e sulla carta stampata, e un programma pedagogico per gli studenti europei. Un opuscolo e un manifesto della campagna saranno diffusi in tutto il territorio dell'Unione ed è stato realizzato un sito Internet per offrire un'occasione di dibattito e di informazione supplementare. Sono state previste inoltre alcune attività di sensibilizzazione a livello nazionale.

Anche se la Commissione finanzia attualmente un centinaio di progetti per aiutare l'integrazione dei rifugiati nei vari Paesi europei, questa campagna è una delle uniche tre iniziative condotte su scala europea.

Va sottolineato poi che, a partire dal 1997, il sostegno totale dell'Unione europea per l'integrazione dei rifugiati si è elevato a circa 10 milioni di euro l'anno.

Quello dei rifugiati è un fenomeno non certo nuovo per l'Europa. Sino ad ora, tuttavia, piuttosto localizzato dal momento che la maggior parte di loro viveva in un ristretto numero di Stati membri, essenzialmente in Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi. Negli ultimi anni, però, la situazione è cambiata e a causa dei recenti avvenimenti che si sono prodotti all'interno dell'Unione, in altre regioni d'Europa e in altri continenti, ormai tutti gli Stati membri si trovano ad accogliere profughi o rifugiati. Un fenomeno, quindi, che ha assunto un carattere veramente europeo.

«I cittadini d'Europa dovrebbero essere preparati a non vedere i rifugiati come una minaccia, ma come delle persone minacciate a loro volta», ha dichiarato Padraig Flynn, commissario europeo per l'Occupazione e le Politiche sociali, che ha così spiegato la necessità della campagna d'informazione che verrà veicolata verso il grande pubblico ma anche nelle scuole e sui luoghi di lavoro.




FLASH

E' NATO L'EURO, ECCO QUANTO VALE

Il 1° gennaio scorso è entrato ufficialmente in vigore l'euro, la moneta unica europea che per ora è una "valuta bancaria" ma che dal gennaio 2002 entrerà in circolazione e dal luglio dello stesso anno diventerà l'unica moneta in circolazione negli 11 Paesi ammessi alla terza fase dell'Uem. Il Consiglio Ecofin ha accettato la proposta della Commissione relativa alla fissazione irrevocabile dei tassi di conversione per gli undici Stati, per cui un euro vale: 40,3399 franchi belgi, 1,95583 marchi tedeschi, 6,55957 franchi francesi, 166,386 peseta spagnole, 0,787564 sterline irlandesi, 1936,27 lire italiane, 40,3399 franchi lussemburghesi, 2,20371 fiorini olandesi, 13,7603 scellini austriaci, 200,482 escudo portoghesi e 5,94573 marchi finlandesi.

IL PE NON CENSURA LA COMMISSIONE

Il Parlamento europeo ha espresso voto sfavorevole alla mozione di censura presentata contro la Commissione. Lo scorso 14 gennaio, infatti, la maggioranza del Pe ha rifiutato sia la censura dell'intera Commissione che quella contro due commissari (Cresson e Marin), censura motivata dalle accuse di malfunzionamento, frode e nepotismo per l'esecutivo europeo. Si è deciso che verrà istituito un comitato di saggi che dovrà indagare sul funzionamento dei servizi della Commissione con il compito di proporre entro breve tempo una riorganizzazione dei servizi stessi.

DIRETTIVE SOCIALI SEMPRE PIU'APPLICATE

Il tasso medio di conformità alle 55 direttive comunitarie nel settore sociale che sono in vigore nell'Ue è aumentato, passando dal 90,5% al 94,3%. 35 di queste direttive (63,6%) sono state recepite in tutti gli Stati membri, mentre quattro Paesi (Danimarca, Spagna, Finlandia e Svezia) hanno trasposto nella loro legislazione nazionale il 100% delle direttive nel settore sociale. Italia e Lussemburgo fanno registrare invece il tasso di applicazione più basso e devono affrontare molte procedure dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee.

(da Inforapid 1/99)

LE MISURE DELLA SVEZIA PER L'OCCUPAZIONE

Le nuove misure proposte dal governo svedese per ridurre la disoccupazione di lunga durata sono state autorizzate dalla Commissione europea. Una prima iniziativa consiste nel concedere alle imprese un aiuto per un massimo di sei mesi che può raggiungere il 50% del salario lordo di ogni disoccupato a lungo termine da loro assunto. La seconda misura è un aiuto finanziario destinato a incoraggiare le imprese a formare i nuovi membri del personale per permettere loro di acquisire competenze professionali utili e diventare a più lungo termine adatti ad occupare un posto di lavoro.

(da Inforapid 4/99)

COMMISSIONE: PROPOSTE SULL'AMBIENTE

La Commissione europea ha proposto al Consiglio la creazione di "Life III", cioè la terza fase dello strumento con il quale l'Unione europea finanzia progetti di dimostrazione in tre settori: protezione degli habitat naturali e delle specie minacciate (Life Natura); integrazione dell'ambiente nelle attività industriali e nella pianificazione del territorio ("Life ambiente"); assistenza tecnica e progetti di dimostrazione nei Paesi terzi ("Life - Paesi terzi"). La Commissione propone una dotazione di 613 milioni di euro per il periodo compreso tra il 2000 e il 2004.

(da Inforapid 2/99)

REVISIONE DEL SISTEMA DI SICUREZZA SOCIALE

Semplificare e riformare i regimi di sicurezza sociale degli Stati membri per garantire i diritti di sicurezza sociale delle persone che si spostano all'interno dell'Unione europea, sono i contenuti di un regolamento che la Commissione europea ha proposto al Consiglio. L'obiettivo della proposta consiste nel rispondere all'esigenza di trasparenza e leggibilità del diritto comunitario in un settore particolarmente sensibile per il cittadino.

(da Inforapid 5/99)

ADOTTATA LA RELAZIONE SULLE PARI OPPORTUNITA'

La Commissione europea ha adottato la relazione intermedia sull'attuazione del programma di azione comunitario a medio termine per le pari opportunità tra uomini e donne (1996-2000). Nella relazione viene sottolineato che il programma può essere aperto alla partecipazione di altri Paesi. l'Islanda e la Norvegia, che non sono Stati membri dell'Ue ma che fanno parte dello Spazio economico europeo (See), si sono aggiunti al programma fin dalla sua introduzione, mentre la preparazione giuridica e pratica di tre Paesi dell'Europa centrale e orientale (Romania, Ungheria e Lituania) era in via di completamento al momento della redazione della relazione. Il rapporto mette peraltro in evidenza le strategie adottate per l'attuazione del programma, e cioè l'innovazione, la compartecipazione ed il trasferimento di buone pratiche.

(da Inforapid 6/99)

RELAZIONE SUI FONDI STRUTTURALI

Una relazione riguardante le regioni più povere (obiettivo 1 dei fondi strutturali) e le regioni a bassa densità di popolazione (obiettivo 6) dell'Unione europea è stato approvato dalla Commissione per il periodo di programmazione attuale (1994-1999). Il documento fornisce una veduta d'insieme delle valutazioni a metà strada relative ai programmi dei fondi strutturali per l'attuale periodo di programmazione e mette in evidenza acquisizioni importanti, per esempio per quanto riguarda la riduzione delle disparità tra regioni in termini di infrastruttura di base, diversificazione dell'approvvigionamento energetico e miglioramento dell'ambiente.

(da Inforapid 8/99)

NUOVE MISURE IN MATERIA AMBIENTALE

Il Consiglio Ambiente ha raggiunto un accordo a proposito di tre dossier relativi alla strategia comunitaria di riduzione dell'inquinamento in provenienza dal settore dei trasporti. L'accordo riguarda le nuove norme di emissioni degli automezzi pesanti diesel o a gas e le misure che completano l'accordo volontario concluso con l'Associazione dei produttori di automobili europei per ridurre le emissioni di diossido di carbonio delle automobili private. In pratica, l'industria automobilistica europea si impegnerà a ridurre del 25% il livello delle attuali emissioni di CO2 delle automobili nei Paesi dell'Unione e a ridurre del 15% i gas a effetto serra, come richiesto all'Ue dal Protocollo di Kyoto relativo ai cambiamenti climatici. E' previsto anche il sostegno della Commissione nei negoziati con i produttori di automobili giapponesi e sud-coreani in previsione di un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2. L'esecutivo europeo, dal canto suo, ha definito i valori limite di concentrazione nell'aria per il benzene e il monossido di carbonio (che saranno rispettivamente di 5 microgrammi/m3 per il benzene e di 10 milligrammi/m3 per il monossido) e adottato una comunicazione sul rafforzamento delle norme di tutela nei settori della sanità e dell'ambiente che riguarda, tra l'altro, il tasso di zolfo della benzina, il tenore di mercurio nelle pile o l'etichettatura delle sostanze pericolose.

POCHE NOVITA' DAL CONSIGLIO DI VIENNA

Nei giorni 11 e 12 dicembre scorsi si è tenuto a Vienna l'ultimo Consiglio del 1998, che è stato dedicato all'occupazione e alla crescita, alla sicurezza e alla qualità della vita, alle riforme delle politiche e delle istituzioni dell'Ue oltre che alla promozione della stabilità e della prosperità in Europa. I Quindici hanno voluto fare conoscere le loro posizioni in materia di occupazione, definendo questa come «la priorità principale per l'Unione europea». In pratica, però, è stata semplicemente confermata la linea decisa lo scorso anno nel vertice straordinario di Lussemburgo, quella cioè delle "linee guida" per l'occupazione che ogni Stato deve adottare sottoponendo poi i rusultati all'esame dell'Ue, con l'aggiunta di un'affermazione sul fatto che tale linea va rafforzata attraverso «nuovi obiettivi verificabili e nuove scadenze». Per quanto riguarda invece l'ipotesi di una politica fiscale comune, i Quindici hanno riaffermato il principio della concorrenza leale tra gli Stati in materia fiscale ma hanno preso le distanze dall'idea di un'armonizzazione fiscale, optando per un coordinamento e per una cooperazione che «non è mirata ad aliquote fiscali uniche e non è incompatibile con una concorrenza fiscale leale», si legge nel documento conclusivo. Per favorire l'occupazione è stata inoltre sottolineata l'importanza di un alleggerimento del carico fiscale sul lavoro.

SVEZIA E REGNO UNITO PER L'INTEGRAZIONE SOCIALE

La Svezia e il Regno Unito hanno firmato una dichiarazione congiunta nella quale si impegnano a includere nelle loro politiche nazionali la promozione dell'integrazione sociale oltre che la parità delle opportunità in generale. Allo scopo di garantire le stesse possibilità a tutti i cittadini, i due Paesi sostengono come obiettivi comuni la promozione dell'integrazione sociale, il fare delle pari opportunità una realtà nonché la promozione della parità delle opportunità tra gli uomini e le donne.

(da Inforapid 480/98)

PIANO DI AZIONE 1999-2001 PER LA TUTELA DEI CONSUMATORI

Permettere ai consumatori di far sentire maggiormente le loro voci, garantire loro un livello elevato di salute e di sicurezza dei prodotti e dei servizi, assicurare il pieno rispetto degli interessi economici dei consumatori stessi. Questi i tre obiettivi principali del piano di azione della Commissione europea per la politica dei consumatori per il periodo 1999-2001 secondo Emma Bonino, commissaria responsabile della politica dei consumatori. Bonino sottolinea inoltre che il successo di questo piano di azione dipenderà dall'efficacia della cooperazione tra tutti gli interessati, anche perché la politica dei consumatori non costituisce un aspetto isolato della politica comunitaria ma fa parte integrante di un grande numero di settori di azione.

(da Inforapid 481/98)

L'OCCUPAZIONE SECONDO IL CONSIGLIO SOCIALE

Nel corso del Consiglio Affari sociali dello scorso mese di novembre i ministri hanno apportato alcune precisazioni alle linee direttive 1999 per l'occupazione proposte dalla Commissione. Per quanto riguarda le pensioni anticipate, tutti i ministri hanno convenuto sul fatto che indurre i lavoratori a lasciare prima il mondo del lavoro non è conciliabile con il rilancio dell'occupazione in Europa. A proposito della linea direttiva relativa alla formazione continua della manodopera, il Consiglio ha insistito sulla necessità di fare beneficiare della misura in oggetto un numero crescente di persone ogni anno. Quanto alla linea direttiva che raccomanda la riduzione dell'Iva nei settori ad alta intensità di manodopera, alcuni Stati membri hanno chiesto che venga reinserita nelle linee direttive 1999.

SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI

La Commissione europea ha adottato un insieme di proposte destinate a proteggere i lavoratori attualmente esclusi dalla direttiva sull'orario di lavoro contro gli effetti nocivi sulla salute e sulla sicurezza dovuti a un periodo di lavoro eccessivo, periodi di riposo insufficienti o un ritmo di lavoro irregolare. Queste misure riguardano più di 5 milioni di lavoratori impegnati nei settori dei trasporti stradali, ferroviari, marittimi, fluviali e aerei, oltre quelli che lavorano nel settore della pesca marittima e i medici in formazione.

AMBIENTE: INFRAZIONI DI BELGIO, ITALIA E PORTOGALLO

Di fronte alla persistenza dell'infrazione della direttiva europea che mira a standardizzare e razionalizzare le relazioni che devono essere fornite dagli Stati membri sull'entrata in vigore delle direttive europee nel settore dell'ambiente, la Commissione europea ha deciso di indirizzare pareri motivati nei confronti di Italia, Belgio e Portogallo. Secondo la Commissione, infatti, questi tre Stati membri, che dovranno ora rispondere di fronte alla Corte di giustizia europea, si sono resi colpevoli di non avere fornito all'esecutivo europeo le relazioni richieste sull'entrata in vigore delle direttive europee relative all'acqua.

(da Inforapid 483/98)

LA LOTTA AL TRAFFICO DELLE DONNE

500 mila donne all'interno dell'Unione europea sono vittime del traffico finalizzato al loro sfruttamento, e circa i due terzi di queste donne sono cittadine dei Paesi dell'Europa centro-orientale. La lotta a questo traffico, particolarmente remunerativo e poco rischioso, è diventata negli ultimi due anni una priorità del programma politico europeo e sono state adottate iniziative in un'ottica pluridisciplinare. Per mettere in guardia le giovani donne dei Paesi interessati, ad esempio, sono state condotte campagne europee di informazione in Ungheria, nella Repubblica Ceca, in Polonia, in Ucraina e in Bulgaria. Oltre all'azione di prevenzione sono stati effettuati lavori di ricerca, e si è cercato di giungere ad un maggior supporto alle vittime nonché ad un rafforzamento delle possibilità di denuncia e, soprattutto, delle condanne nei confronti dei trafficanti. La commissaria europea per la Giustizia e gli Affari interni, Anita Gradin, ha annunciato per quest'anno una comunicazione della Commissione che chiederà agli Stati membri di accordare alle vittime di questo traffico un visto temporaneo di sei mesi e prepararle a rientrare nel loro Paese d'origine.

L'EVOLUZIONE DELLE PMI

Alcuni studi realizzati dalla Commissione rivelano che le piccole e medie imprese nell'Unione europea si inseriscono per la maggior parte in una dinamica di crescita ma anticipano poco i cambiamenti tecnologici in corso. Il 46,5% delle Pmi considera la crescita una priorità, mentre il 20% ritiene di dovere prima lottare per la sopravvivenza. I cambiamenti più attesi dalle Pmi interessano il settore dell'organizzazione e dell'orario di lavoro. Lo studio rivela che il 42% degli imprenditori interrogati ritiene che la sopravvivenza delle loro imprese si giocherà sulla qualità dei prodotti. Per quanto riguarda invece criteri come l'innovazione, la conquista di nuovi mercati e la padronanza delle tecnologie moderne, questi non sono considerati determinanti per il futuro delle Pmi.

AMMODERNARE I SERVIZI PUBBLICI DELL'OCUPAZIONE

La Commissione ha adottato una comunicazione sul ruolo dei servizi pubblici dell'occupazione (Spo) nella strategia europea dell'occupazione, nella quale si sottolinea la necessità di procedere ad un loro ammodernamento. I servizi dell'occupazione svolgono di solito una tripla funzione: fornire informazioni sull'offerta e sulla domanda esistenti sul mercato del lavoro, prestare un servizio di mediazione tra i lavoratori e i datori di lavoro e proporre misure di adattamento per colmare la lacuna tra i datori di lavoro e i lavoratori. Gli Spo utilizzano circa 160.000 collaboratori, distribuiti in oltre 5000 agenzie di collocamento locali nell'Unione europea.

BRUXELLES FAVOREVOLE ALL RIDUZIONI FISCALI

La Commissione europea è favorevole alla riduzione degli oneri fiscali per le imprese. Lo ha dichiarato il commissario europeo Mario Monti, incaricato del mercato interno e delle questioni fiscali, che ha ricordato anche come questa misura sia raccomandata nel piano di coordinamento della politica fiscale europea per eliminare la concorrenza fiscale nociva tra Stati. Questo implica, in particolare, la soppressione dei paradisi fiscali all'interno dell'Unione europea. Monti ha inoltre precisato che la Commissione non propone tassi minimi per l'imposta sulle imprese.

VERRA' ESTESA LA RETE "EURO-INFO-CENTRE"

L'Unione europea estenderà ai Paesi candidati dell'Europa centrale ed orientale ad entrare nell'Ue la rete di "Euro-Info-Centre" (Eic), creata nel 1987 per aiutare le piccole e medie imprese ad accedere ai programmi comunitari e per informarle e consigliarle in merito alle questioni comunitarie.

OCCUPAZIONE: AIUTI ALL'ITALIA

L'estensione fino al 2001 di un sistema di aiuti per la salvaguardia dell'occupazione in Italia è stata approvata dalla Commissione europea. Questo sistema di aiuti riguarda gli sgravi di oneri sociali per i lavoratori poco qualificati occupati al 1° dicembre 1997 o assunti dopo questa stessa data in imprese che appartengono alle regioni Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania e Puglia.

COSTITUITA LA RETE EUROPEA CONTRO IL RAZZISMO

Lo scorso mese di ottobre si è tenuta a Bruxelles la conferenza costitutiva dell'"European network against racism" (Enar) che ha riunito più di 200 rappresentanti di organizzazioni, provenienti da tutti gli Stati dell'Ue, che lavorano per combattere il razzismo. Si è trattato dell'appuntamento conclusivo di una serie di consultazioni iniziate durante l'Anno europeo contro il razzismo con la Conferenza delle Ong antirazziste del novembre 1997: tra i mesi di marzo e di settembre del 1998 oltre 800 Ong sono state coinvolte negli incontri a livello europeo e delle singole nazioni.

La Conferenza ha adottato un programma d'azione che include scambi di informazioni sugli sviluppi delle politiche e dei finanziamenti, iniziative di collegamento tra reti e organizzazioni, attività di lobbying e campagne a livello europeo e nazionale a favore di politiche antirazziste (come legislazioni europee e nazionali contro la discriminazione e misure per l'eguaglianza di diritti e opportunità). Le delegazioni nazionali hanno eletto un management board composto da un titolare e un supplente per ogni Stato membro (per l'Italia, provvisoriamente, Udo Enwereuzor del Cospe e Luciano Scagliotti della Cgil Piemonte). Nei prossimi mesi si riuniranno le Assemblee nazionali. La Commissione europea, DGV, ha confermato l'intenzione di sostenere, anche finanziariamente, l'attività della Rete.
INFORMAZIONI: Luciano Scagliotti, tel. 011 2442300,
e-mail: psmile@mail.pmt.cgil.it

HANDICAP: IL LAVORO NELLE ISTITUZIONI EUROPEE

La Commissione europea ha adottato un "Codice di buona condotta per l'occupazione degli handicappati" destinato ai suoi servizi. Il Codice dà alcune indicazioni e direttive affinché le esigenze degli handicappati che lavorano nelle varie strutture delle Comunità vengano prese in considerazione per ciò che concerne la ristrutturazione dell'ambiente di lavoro.




» BANDO DI GARA «

Oggetto: programma Leonardo da Vinci 1999.

Obiettivi: l'acquisizione di nuove competenze; costruzione di rapporti stretti fra luoghi di istruzione o di formazione e imprese; lotta contro l'esclusione; promozione dell'investimento in risorse umane; promozione dell'accesso alle competenze e della valorizzazione delle competenze professionali attraverso la società dell'informazione. La Commissione attira anche l'attenzione sul fatto che questo bando sarà centrato sulla diffusione e il trasferimento dei risultati dei progetti già sviluppati e conclusi nel quadro del programma Leonardo o di qualsiasi altro programma o iniziativa comunitaria.

Destinatari: le proposte possono essere presentate dal contraente del progetto da diffondere/moltiplicare o dall'organizzazione mirata per la diffusione/moltiplicazione. La Commissione accorderà una attenzione particolare alle proposte che includono partner provenienti dai Paesi PECO pienamente associati al programma dall'1/11/98 (e cioè: Ungheria, Romania, Polonia, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Estonia, Lituania e Lettonia) e da Cipro. Verranno inoltre sostenuti in modo particolare i progetti che riguardano l'apprendimento linguistico e le pari opportunità.

Scadenza: la data limite per la presentazione di proposte è il 23 marzo 1999.

Sostegno finanziario: il sostegno finanziario ai progetti pilota e di demoltiplicazione raggiungerà un massimo di 100.000 euro per anno o 150.000 euro per i progetti pilota di 18 mesi (con un max. 75% di costi eleggibili); per gli scambi e placement, 5000 euro per ognuno di questi.

Informazioni: il vademecum e i formulari con addendum da utilizzare per partecipare a questo bando sono disponibili in tutte le lingue ufficiali presso le Unità nazionali di coordinamento, presso il Bureau d'assistance technique (BAT) Leonardo (9 avenue de l'Astronomie, 1210 Bruxelles, Belgio), o all'indirizzo Internet della DGXXII: http://europa.eu.int/en/comm/dg22/dg22.html.


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Aggiornato il: 04 October 1999