Notizie e statistiche sulle problematiche sociali nell'Unione europea
Nell'Unione europea oltre 65 milioni di persone vivono
al di sotto della soglia di povertà, fissata convenzionalmente al
60% del reddito medio. Una percentuale di circa il 18% dell'intera
popolazione europea, che salirebbe però al 26% se non esistessero i
trasferimenti sociali per disoccupazione, malattia, invalidità,
aiuti familiari e per la casa. In alcuni Stati membri, poi, la percentuale
di popolazione povera sale ulteriormente raggiungendo il 24% in Portogallo,
il 21% in Irlanda e Grecia, il 20% nel Regno Unito, il 19% in Spagna e
Italia. I nuclei familiari con un genitore single e i disoccupati
sono le categorie maggiormente esposte all'esclusione sociale, condizione
questa che nei casi più estremi può portare alla vita in
strada, senza lavoro e senza casa. Secondo stime dell'Osservatorio europeo
sul fenomeno dei senza fissa dimora, infatti, sono circa 3 milioni i
cittadini dell'Unione privi di fissa dimora e altri 15 milioni vivono in
alloggi degradati o sovraffollati: questo significa che nell'Unione europea
una persona su 20 non dispone di un alloggio dignitoso. A vivere in strada
e in condizioni di estremo disagio sono persone sempre più giovani
e, in alcuni casi, la loro condizione viene aggravata da problemi di
alcolismo o tossicodipendenza.
Le varie "facce" del disagio sociale, infatti, non sono mai nettamente
separate tra loro e tendono spesso a sovrapporsi.
Si pensi all'immigrazione da Paesi non comunitari, ad esempio, fenomeno
importante sotto molti punti di vista (culturale, sociale, economico ecc.)
che coinvolge circa 18 milioni di persone nell'Unione europea ma che
presenta anche un aspetto molto problematico, seppure nettamente
minoritario, e cioè quello dei flussi irregolari. Migliaia di
persone che mettono a repentaglio la propria vita (e molte la perdono) pur
di raggiungere l'Europa e una volta giuntevi sono totalmente prive di
diritti, spesso sfruttate sul lavoro, rischiano di essere reclutate dalle
organizzazioni criminali per lo spaccio di droghe o la prostituzione e, se
individuate dalle forze dell'ordine, possono essere rinchiuse in attesa
dell'espulsione nei centri di detenzione, luoghi di "non diritto" dove in
molti casi non vengono garantiti diritti fondamentali come la difesa, la
salute, dignitose condizioni igienico-sanitarie.
Altra importante causa di disagio (fisico e/o psicologico) è l'abuso
di sostanze, che in generale possono essere definite droghe includendo tra
esse anche l'alcool e il tabacco. Sostanze di vario tipo e utilizzate da
tutte le classi d'età della popolazione europea, la cui
dannosità è generalmente collegata alle quantità e ai
modi del consumo. Si va così dal tabacco, l'alcool e le cosiddette
droghe leggere, il cui consumo è molto diffuso e interessa cittadini
europei dai 15 agli 80 anni, fino alle droghe definite pesanti come la
cocaina e l'eroina (con tutti i loro derivati), passando per quelle oggi
più "di moda" soprattutto tra i giovani e i ragazzi, cioè le
droghe sintetiche (amfetamine, ecstasy, Lsd) che vengono assunte
prevalentemente in forma combinata tra loro o con alcolici, cannabis e
cocaina accrescendo in questo modo i rischi di effetti collaterali. Oltre
al consumo esteso di queste sostanze va poi aggiunto quello sempre
più frequente di psicofarmaci, che sta a dimostrare un disagio
psicologico diffuso tra la popolazione anche in quelle fasce normalmente
non individuate come "a rischio".
A fronte di un vasto panorama di disagio sociale vanno comunque segnalate
iniziative che dimostrano come l'Europa sia attivamente impegnata nella
ricerca di soluzioni che attenuino in qualche modo le sofferenze delle
persone e ne sostengano la dignità. Iniziative che, pur molto
differenti da un Paese all'altro, sono frutto dell'impegno sia di soggetti
pubblici che del privato sociale. Si pensi ad esempio alle molteplici
azioni di "riduzione del danno" rivolte ai tossicodipendenti (soprattutto
quelli che assumono le sostanze per via iniettiva) che da anni
contribuiscono a migliorare le condizioni di vita dei consumatori
diminuendo in modo significativo i rischi per la salute loro e delle
persone che sono loro vicine. Oppure alle molte esperienze di case alloggio
per l'accoglienza dei malati di Aids, che danno la possibilità a
migliaia di persone, tra le quali molti tossicodipendenti o detenuti, di
vivere dignitosamente la loro malattia spesso causa di gravi
discriminazioni sociali. Anche il panorama delle carceri europee, pur tra
molte difficoltà, mostra tentativi diversificati di migliorare le
condizioni dei detenuti attraverso una vasta gamma di misure e sanzioni
alternative alla detenzione o la ricerca di standard qualitativi più
elevati (come previsto dal documento sulle "Regole penitenziarie europee"
redatto dal Consiglio d'Europa). Ne sono la prova le diverse esperienze di
inserimento di spazi e momenti di affettività per i detenuti
all'interno di piani trattamentali di riavvicinamento alle famiglie.
Ad alcuni "volti" del disagio sociale nell'Unione europea dedichiamo questo
inserto di "euronote" utilizzando come fonte parte del materiale contenuto
nell'"Annuario Sociale 2000" realizzato dal Gruppo Abele e appena
pubblicato.
le case alloggio per l'accoglienza dei malati
Di AIDS si parla ormai solo nelle occasioni, a volte significative, a volte
rituali, di annunci di nuove scoperte scientifiche; sarebbe necessario
invece occuparsene con tenacia e continuità, perché in
concreto vuol dire fare i conti con chi soffre a causa della malattia, ma
anche delle deboli e precarie prospettive di vita, spesso fonti di nuove
angosce. In Europa sono attive esperienze di accoglienza e assistenza molto
diverse tra loro.
Uno studio condotto dal Coordinamento italiano delle case alloggio (CICA),
aggiornato al 1° gennaio 2000, ha stimato in 69 le strutture
residenziali per malati di AIDS presenti in Italia. Dal 1988, nelle
strutture di accoglienza sono state ospitate 3653 persone: per il 78%
uomini, nel 21% dei casi donne e per l'1% minori. Sono state accolte
più di 2000 persone con problemi di tossicodipendenza, oltre 200
detenuti in misura alternativa al carcere e più di 500 persone con
problemi di disagio psichico. Nel corso degli anni, più di 800
ospiti hanno lasciato le strutture: per quasi 500 persone è stato
possibile il reinserimento in famiglia.
A Berlino le prime case alloggio sono sorte nel 1984, mentre nel 1987 il
governo tedesco ha varato un progetto di pronto intervento e di assistenza,
che prevedeva finanziamenti anche per le esperienze in atto. A Monaco, il
movimento di auto-aiuto Münchener AIDS Hilfe, fondato nel 1984,
gestisce due strutture di accoglienza, mentre la Croce rossa di Baviera ne
ha attivata una terza. La Förderkreis Pflege und Unterstützung
Schwerkranker (Associazione per la promozione della cura e
dell'assistenza ai malati gravi) dispone di altre due case che offrono
ospitalità, in situazioni di emergenza, anche a malati di AIDS. In
Austria esistono appartamenti autogestiti e centri diurni, situati in
particolare a Vienna. In Gran Bretagna sono attive realtà di
hospice, in linea con la tradizione di assistenza anglosassone. In
Svezia i gruppi di auto-aiuto formati da persone sieropositive o ammalate
hanno a disposizione degli appartamenti. In Portogallo è in atto un
progetto di solidarietà e di integrazione realizzato dal Centro
della misericordia di Lisbona, controllato dai ministeri della
Solidarietà sociale e della Sanità: l'Associazione gestisce
un centro diurno, un'attività ambulatoriale e una struttura
residenziale. Nel 1996 il Centro ha firmato un protocollo di cooperazione
con il National life committee of Portugal, allo scopo di fornire
un'adeguata assistenza domiciliare in alternativa all'ospedalizzazione
prolungata. In Francia sono state realizzate sia esperienze di
hospice che di residenza in appartamenti, abbastanza diffuse sul
territorio: agisce anche un coordinamento degli enti che si occupano di
assistenza ai malati di AIDS. In Grecia esiste una sola casa alloggio, ad
Atene, gestita dal ministero della Sanità, mentre a Salonicco sono
sorte difficoltà per l'ostilità della popolazione del
quartiere all'apertura di una casa di accoglienza. A Madrid sono attive 10
realtà, per l'assistenza domiciliare; esistono anche tre strutture
di soggiorno diurno e due a carattere residenziale gestite dalla Caritas:
le case per malati di AIDS, in Spagna, hanno l'obiettivo di prendersi cura
delle persone senza dimora. *
REGIONE EUROPEA DELL'OMS: MORTI PER AIDS SUDDIVISI
PER ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO E PER GRUPPO
DI TRASMISSIONE E TOTALE CUMULATIVO DALL'INIZIO
DELL'EPIDEMIA AL 30 GIUGNO 1999*
ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO**
| Gruppo di trasmissione cumulat. | 1995 | 1996 | 1997 | 1998 | Totale |
|
Omo/bisessuali |
6.035 |
5.053 |
3.292 |
1.803 |
47.169 |
|
Tossicodipendenti |
8.315 |
7.574 |
4.734 |
3.569 |
52.186 |
|
Omo/bisessuali tossic. |
276 |
211 |
159 |
103 |
2.011 |
|
Emofilici |
387 |
247 |
128 |
86 |
2.761 |
|
Trasfusi |
290 |
243 |
152 |
81 |
3.098 |
|
Eterosessuali |
2.753 |
2.906 |
1.628 |
1.363 |
17.930 |
|
Madre a figlio |
242 |
199 |
134 |
111 |
1.729 |
|
Infezione ospedaliera |
69 |
109 |
229 |
212 |
1.062 |
|
Altro |
731 |
824 |
1.071 |
422 |
6.843 |
|
TOTALE |
19.098 |
17.366 |
11.527 |
7.750 |
134.789 |
* Esclusa l'Olanda, per la quale non vi sono dati disponibili. I dati
sono aggiornati
al 30 giugno 1999 tranne che per la Francia (novembre 1998), il Principato
di Monaco e la Norvegia (dicembre 1998)
** Dati stimati sul totale cumulativo dei casi dichiarati alla fine di
ciascun anno
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati CESES
CASI CUMULATIVI DI AIDS NELLA REGIONE EUROPEA DELL'OMS (AL 30 GIUGNO 1999)
|
Paesi |
N. casi |
Paesi |
N. casi |
|
Albania |
11 |
Lituania |
26 |
|
Armenia |
14 |
Lussemburgo |
138 |
|
Austria |
1.883 |
Macedonia |
27 |
|
Azerbaigian |
11 |
Malta |
46 |
|
Bielorussia |
19 |
Repubblica Moldava |
21 |
|
Belgio |
2.476 |
Monaco** |
40 |
|
Bulgaria |
60 |
Olanda |
5.011 |
|
Croazia |
142 |
Norvegia** |
628 |
|
RepubblicaCeca |
125 |
Polonia |
781 |
|
Danimarca |
2.201 |
Portogallo |
5.957 |
|
Estonia |
22 |
Romania |
749 |
|
Finlandia |
292 |
Fed. Russa |
278 |
|
Francia* |
48.676 |
San Marino |
14 |
|
Georgia |
27 |
Slovacchia |
22 |
|
Germania |
18.118 |
Slovenia |
79 |
|
Grecia |
1.933 |
Spagna |
54.078 |
|
Ungheria |
319 |
Svezia |
1.642 |
|
Islanda |
50 |
Svizzera |
6.548 |
|
Irlanda |
650 |
Tagikistan |
- |
|
Israele |
532 |
Turchia |
297 |
|
Italia |
43.851 |
Ucraina |
981 |
|
Kazakistan |
24 |
Regno Unito |
16.067 |
|
Kirghizistan |
- |
Uzbekistan |
7 |
|
Lettonia |
37 |
Rep. Fed. Jugoslava |
794 |
|
TOTALE Regione europea |
215.704 |
* Dato aggiornato al novembre 1998
** Dato aggiornato al dicembre 1998
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati del Centre Européen pour la
Surveillance Epidémiologique du SIDA (CESES)
UNIONE EUROPEA: MORTI PER AIDS SUDDIVISI PER ANNO DI DICHIARAZIONE DEL
DECESSO E PER PAESE E TOTALE
CUMULATIVO DALL'INIZIO DELL'EPIDEMIA AL 30 GIUGNO 1999*
ANNO DI DICHIARAZIONE DEL DECESSO**
|
Paese |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
Totale cumulativo |
|
Austria |
157 |
93 |
33 |
49 |
1.199 |
|
Belgio |
145 |
158 |
108 |
50 |
1.535 |
|
Danimarca |
257 |
111 |
165 |
31 |
1.742 |
|
Finlandia |
39 |
30 |
7 |
11 |
215 |
|
Francia |
4.154 |
3.340 |
1.612 |
839 |
30.190 |
|
Germania |
1.550 |
1.138 |
785 |
553 |
11.658 |
|
Grecia |
217 |
147 |
258 |
79 |
1.134 |
|
Irlanda |
46 |
34 |
7 |
20 |
342 |
|
Italia |
4.979 |
4.999 |
2.259 |
2.769 |
30.527 |
|
Lussemburgo |
7 |
4 |
4 |
5 |
81 |
|
Portogallo |
433 |
561 |
529 |
412 |
3.517 |
|
Spagna |
4.694 |
4.206 |
3.267 |
1.431 |
29.527 |
|
Svezia |
144 |
177 |
25 |
161 |
1.149 |
|
Regno Unito |
1.187 |
1.339 |
1.293 |
331 |
11.526 |
|
Ue |
18.009 |
16.337 |
10.352 |
6.741 |
124.342 |
* Esclusa l'Olanda, per la quale non vi sono dati disponibili. I dati
sono aggiornati
al 30 giugno 1999 tranne che per la Francia (novembre 1998)
** Dati stimati sul totale cumulativo dei casi dichiarati alla fine di
ciascun anno
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati CESES
L'affettività dei detenuti
I sistemi penitenziari europei devono rispettare le normative internazionali, in particolare le Regole minime per il trattamento dei detenuti elaborate dall'ONU, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Risoluzione sulle condizioni carcerarie nei Paesi dell'UE adottata il 18 dicembre 1998 dal Parlamento europeo; il documento del Consiglio d'Europa dal titolo Regole penitenziarie europee, tra l'altro, prevede la costante evoluzione delle regole stesse, mirata al raggiungimento di «standard qualitativi più elevati». Regole alle quali si attiene il nuovo Regolamento penitenziario italiano, presentato nel settembre 1999 e ora sottoposto all'iter burocratico che precede la sua emanazione. Una delle maggiori innovazioni in esso contenute riguarda l'introduzione di spazi per l'affettività in carcere, prevista, all'interno del trattamento, dall'articolo 61. Avverrà per gradi: dai colloqui alla possibilità di consumare il pasto con la famiglia, fino alla possibilità di trascorrere 24 ore nelle "unità abitative" predisposte in luoghi interni agli istituti dipena, ma staccati dal blocco centrale. Saranno uno strumento per ricostruire clima e legami familiari, lasciando alla polizia penitenziaria il controllo delle strutture. Verranno favoriti quindi non solo i rapporti di coppia, ma anche gli affetti familiari, filiali e fraterni.
Diverse le situazioni negli altri Paesi europei. In Albania sono previste visite non sorvegliate per i detenuti coniugati; in Belgio, in attesa delle decisioni della Commissione incaricata di redigere il nuovo Ordinamento penitenziario, è in atto una sperimentazione in quattro istituti, riguardante i detenuti condannati a pene definitive; in Croazia sono consentiti colloqui non sorvegliati con il coniuge o il partner nell'arco temporale di quattro ore; la Danimarca prevede visite in tutti gli istituti, senza esclusioni relative alla posizione giuridica dei detenuti; in Finlandia il provvedimento vale per coloro che, scontando lunghe pene, non possono usufruire di permessi; in Francia è in atto una sperimentazione in alcune case di reclusione per persone condannate in via definitiva; in Germania alcuni Länder hanno predisposto piccoli appartamenti in cui i detenuti con lunghe pene da scontare possono vedere i familiari o i partner; la Norvegia prevede visite non sorvegliate di un'ora, come per gli altri colloqui; in Olanda è prevista una visita al mese, con un partner fisso; in Spagna, una volta appurata l'esistenza di una relazione affettiva, viene programmata una visita al mese, e un'altra a carattere premiale, per coloro che non possono usufruire di permessi; in Svezia sono stati approntati piccoli appartamenti per gli incontri con il coniuge e con la famiglia; in Svizzera alcuni Cantoni concedono visite non sorvegliate per chi non fruisce di permessi. Nulla è previsto nel Regno Unito.
Come si vede, la panoramica europea oscilla tra l'inesistenza di norme al riguardo, il rispetto limitato del diritto alla sessualità e l'inserimento dei momenti di affettività nel piano trattamentale di riavvicinamento alla famiglia. *
MISURE E SANZIONI ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE NEI PAESI EUROPEI (1997)
| Paese | Rinvio della pronuncia di condanna sotto condizionale | Obbligo di trattamento terapeutico pronunciato in sentenza | Obbligo di indennizzo pronunciato in sentenza | Lavoro di pubblica utilità | Probation | Monitoraggio elettronico | Semilibertà pronunciata in sentenza | Liberazione condizionale | Condannati definitivi detenuti al 1° settembre 1997 |
|
Austria |
- |
123 |
- |
- |
- |
- |
- |
1.344 |
4.677 |
|
Belgio |
6.146 |
- |
- |
- |
- |
- |
28 |
892 |
5.090 |
|
Cipro |
- |
- |
- |
- |
60 |
- |
- |
151 |
195 |
|
Danimarca |
- |
- |
1.884 |
679 |
1.748 |
- |
- |
1.620 |
2.393 |
|
Estonia |
4.000 |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
3.136 |
|
Finlandia |
- |
- |
- |
3.206 |
1.596 |
- |
- |
813 |
2.485 |
|
Francia |
5.297 |
8.052 |
- |
25.557 |
57.234 |
- |
3.762 |
5.204 |
32.171 |
|
Germania |
- |
2.250 |
3.096 |
- |
87.440 |
- |
- |
- |
nd |
|
Ungheria |
14.782 |
232 |
- |
1.700 |
15.272 |
- |
- |
4.960 |
9.544 |
|
Irlanda |
1.851 |
- |
- |
1.119 |
1.386 |
- |
- |
85 |
9;2.201 |
|
Italia |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
80 |
28.895 |
|
Lettonia |
576 |
29 |
- |
- |
6.801 |
- |
- |
1.098 |
6.848 |
|
Lituania |
11.215& |
#009;- |
- |
- |
- |
- |
99 |
2.990 |
10.362 |
|
Malta |
4 |
2 |
- |
- |
47 |
- |
- |
- |
nd |
|
Paesi Bassi |
- |
- |
3.865 |
15.896 |
- |
96 |
- |
- |
6.073 |
|
Norvegia |
- |
- |
- |
779 |
- |
- |
- |
- |
1.652 |
|
Polonia |
21.321 |
- |
- |
- |
126.679 |
- |
12.306 |
20.958 |
42.535 |
|
Portogallo |
- |
- |
- |
172 |
707 |
- |
12 |
1.839 |
10.033 |
|
Romania |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
26.596 |
|
Rep. Slovacca |
14.237 |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
2.793 |
5.750 |
|
Svezia |
- |
- |
- |
504 |
5.656 |
3.809 |
- |
4.979 |
9;4.066 |
|
Svizzera |
- |
- |
- |
2.010 |
33.978 |
- |
- |
2.440 |
4.033 |
|
Turchia |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
- |
32.395 |
|
Inghilterra + Galles |
- |
- |
6.750 |
47.120 |
54.090 |
430 |
- |
73.550 |
48.981 |
|
Nord Irlanda |
- |
- |
- |
598 |
1.202 |
- |
- |
1.628 |
1.174 |
|
Scozia |
- |
- |
- |
5.707 |
6.814 |
- |
- |
209 |
5.161 |
Legenda: le sanzioni riportate non sono comparabili con le misure
alternative italiane sostanzialmente per la ragione che le stesse, essendo
appunto sanzioni, sono comminate dal giudice in sentenza, sono applicate
cioè in alternativa alla pena detentiva al momento della condanna, e
non dopo, in fase esecutiva, come nel caso italiano. La sanzione
alternativa più rilevante in Paesi come Francia, Germania,
Inghilterra e Galles, è la Probation, che non ha corrispondente
italiano. La misura italiana (che pur contiene l'elemento della prova e che
si fonda sull'azione di supporto e di supervisione/controllo da parte di un
servizio apposito dell'Amministrazione penitenziaria dell'affidamento in
prova al servizio sociale), non è comunque raffrontabile con la
Probation degli altri Paesi proprio perché non è applicata in
sentenza ma, come misura alternativa alla detenzione, può essere
concessa, su istanza del condannato e, in presenza di determinati
requisiti, all'inizio o nel corso dell'esecuzione della condanna stessa. I
dati statistici dell'Italia rispetto alla misura della semilibertà
non vengono riportati poiché la nostra misura non corrisponde alla
semilibertà ab initio, cioè applicata in sentenza. Infine, la
misura alternativa della detenzione domiciliare non risulta nel panorama
europeo perché gli altri Paesi non prevedono questa alternativa,
né in sentenza né a condanna iniziata.
nd = dato non disponibile
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati del Consiglio d'Europa
Il consumo di droghe sintetiche
Le cosiddette "nuove droghe" sono meglio definite come "droghe di sintesi",
cioè chimiche.
* Effetti e rischi * L'ecstasy ha effetti "empatogeni"
(cioè facilita i rapporti interpersonali) ed eccitanti, l'LSD
è un allucinogeno, le amfetamine sono energetiche e stimolanti. Il
consumo di ecstasy sotto sforzo e in ambienti chiusi può indurre
"colpi di calore" e l'uso continuato sembra danneggiare l'attività
cerebrale. Il consumo di LSD può causare stati di ansia e di panico
e disturbi psichici, e quello di amfetamine depressione. Spesso le droghe
di sintesi vengono assunte in forma combinata fra loro o con alcolici,
cannabis o cocaina ("cocktail" o "mix"). Questo stile di
consumo accresce il rischio di effetti collaterali.
* Il consumo in Italia * Oggi si stimano circa 400.000
consumatori di ecstasy e altre droghe di sintesi nella fascia d'età
tra i 15 e i 25 anni. Si tratta soprattutto di consumatori occasionali e/o
sperimentatori; molti vi abbinano altre sostanze, soprattutto l'alcool (la
stima è della sociologa Maria Teresa Torti e di Renato Bricolo,
presidente della consulta Nuove droghe presso il dipartimento Affari
sociali). Gli atti della II Conferenza nazionale sulle droghe (dipartimento
Affari sociali, 1997) riportano la stima di 50-80.000 giovani tra i 15 e i
25 anni che utilizzerebbero, con regolarità, ecstasy ogni settimana.
Entrambe le stime sono state ricavate proiettando le percentuali
riscontrate nell'ambito di varie ricerche sul numero totale dei
frequentatori delle discoteche "di tendenza" italiane.
* L'Osservatorio europeo * Il Rapporto 1999 dello European
Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) riporta le
percentuali di ragazzi di 15-16 anni che ammettono di aver provato
amfetamine in alcuni Paesi: Finlandia 1%, Olanda 8%, Regno Unito 13%; per
la stessa età ammette di aver provato l'ecstasy l'1% in Finlandia,
il 5-6% in Belgio e in Spagna, l'8-9% in Irlanda, Olanda e Regno Unito, e
di aver provato l'LSD il 13-14% in Irlanda e nel Regno Unito, il 5-6% in
Spagna e Italia e il 2% o meno negli altri Paesi membri. La percentuale dei
giovani adulti che ha assunto amfetamine o ecstasy oscilla tra il 2% e il
5%, con tassi più elevati per la fascia 18-25 anni; l'uso negli
ultimi 12 mesi riguarda, in media, l'1-2%, ma è più alto nel
Regno Unito.
* I trend di consumo * Quello dell'ecstasy sembra
stabilizzato se non in declino, benché la sostanza sia ampiamente
disponibile in discoteche, feste e altri ambienti privati. Si confermano in
crescita la disponibilità e il consumo di amfetamine; in alcuni
Paesi del Nord queste continuano a essere adoperate anche da
tossicodipendenti cronicizzati ed emarginati. Negli ambienti ricreativi
giovanili il consumo continua ad essere associato a quello delle sostanze
non sintetiche: l'alcool, la cannabis, la cocaina e, a volte, l'eroina.
* I test "sul posto" * Il controllo delle pillole nei luoghi
di consumo, una pratica di "riduzione del danno", è attuata in pochi
Paesi. In Olanda, le nuove sostanze pericolose vengono segnalate in
campagne dirette ai potenziali consumatori. A Vienna (Austria) il progetto
Check-it è rivolto ai consumatori di ecstasy e ai
frequentatori delle feste rave, che vengono intervistati durante i
test. In Francia, dove i techno party sono semi-illegali, un gruppo
di operatori di Médecins du monde testa le pillole che
circolano nei rave, raccoglie informazioni e coinvolge in dibattiti
i partecipanti.
la riduzione del danno
L'ultimo Rapporto annuale dell'EMCDDA, il centro di ricerca sulle droghe
dell'Unione europea, nel 1999 ha tracciato un sommario bilancio delle
classiche iniziative di "riduzione del danno" rivolte ai
tossicodipendenti per via iniettiva: lo scambio di siringhe, l'accesso
senza restrizioni alle siringhe nelle farmacie, la distribuzione di
preservativi, l'offerta di counselling, test e trattamento per
l'HIV/AIDS, il vaccino contro l'epatite B, l'azione contro l'epatite C, le
terapie "sostitutive". In genere si tratta di misure ormai adottate, sia
pure con diverso impegno, in tutti i Paesi dell'UE. Le "centraline" cui
fanno capo parte di esse sono le unità di strada o unità
mobili (camper, pullman, ecc.), diffuse anche in Italia.
Alcuni Paesi europei hanno avviato, o stanno per avviare, iniziative
più avanzate. In Svizzera, grazie ai buoni risultati di una
sperimentazione triennale e dopo aver superato l'"esame" di un referendum
popolare (giugno 1999), la somministrazione controllata di eroina è
divenuta uno degli strumenti della politica elvetica contro le
tossicodipendenze. La sperimentazione su un campione di oltre 1000
tossicodipendenti "difficili" ha dimostrato che fra essi è
migliorato lo stato di salute, mentre sono diminuiti il consumo illegale di
eroina e cocaina, il tasso di disoccupazione e il tasso di reati commessi;
il bilancio costi-benefici (che calcola anche i risparmi sulle possibili
inchieste penali, periodi di carcerazione e cure sanitarie evitate)
presenta un "attivo" di 45 franchi svizzeri per paziente al giorno. Una
sperimentazione simile è in corso in Olanda e dovrebbe partire entro
il 2000 in Germania; in Spagna si attende il parere del governo per due
proposte avanzate dalle regioni della Catalogna e dell'Andalusia.
In alcune città della Germania sono attive le cosiddette drug
rooms o safe injection rooms, locali dove i consumatori di
eroina possono iniettarsi la sostanza in condizioni di maggiore sicurezza;
il governo federale ha predisposto un piano per offrire a queste iniziative
una base legale, ad oggi piuttosto precaria. In Spagna viene data per
imminente l'apertura di una safe injection room (la traduzione
spagnola è narcosala) nella capitale Madrid.
MORTI PER DROGA NEI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA (1985-1997) *
|
Paesi |
1985 |
1986 |
1987 |
1988 |
1989 |
1990 |
1991 |
1992 |
1993 |
1994 |
1995 |
1996 |
1997 |
Popolazione a rischio(milioni) |
|
Austriaa |
nd |
nd |
nd |
nd |
20 |
36 |
70 |
121 |
130 |
;140 |
160 |
179 |
132 |
7,9 |
|
Belgio |
12 |
20 |
17 |
37 |
49 |
96 |
90 |
75 |
80 |
46 |
48 |
nd |
nd |
10,1 |
|
Danimarca |
150 |
109 |
140 |
135 |
123 |
115 |
188 |
208 |
210 |
271 |
274 |
266 |
275 |
5,2 |
|
Finlandia |
nd |
nd |
3 |
11 |
14 |
17 |
26 |
15 |
17 |
13 |
19 |
45 |
nd |
5,1 |
|
Francia |
172 |
185 |
228 |
236 |
318 |
350 |
411 |
499 |
454 |
564 |
465 |
393 |
228 |
58,2 |
|
Germaniab |
324 |
348 |
442 |
670 |
991 |
1.491 |
2.125 |
2.099 |
1.738 |
1.624 |
1.565 |
1.699 |
1.486 |
81,8 |
|
Grecia |
10 |
28 |
56 |
62 |
72 |
66 |
79 |
79 |
78 |
146 |
176 |
222 |
232 |
10,4 |
|
Irlanda |
22 |
8 |
7 |
15 |
8 |
11 |
14 |
17 |
20 |
9;19 |
31 |
50 |
52 |
3,6 |
|
Italia |
242 |
292 |
543 |
809 |
974 |
1.161 |
1.383 |
1.217 |
888 |
867 |
1.195 |
1.566 |
1.160 |
57,1 |
|
Lussemburgo |
1 |
3 |
5 |
4 |
8 |
9 |
17 |
17 |
14 |
29 |
20 |
16 |
9 |
0,23 |
|
Olanda |
40 |
42 |
23 |
33 |
30 |
43 |
49 |
43 |
38 |
50 |
33 |
61 |
67 |
15,6 |
|
Portogalloc |
nd |
18 |
22 |
33 |
52 |
82 |
143 |
155 |
100 |
142 |
145 |
169 |
135 |
9,8 |
|
RegnoUnito |
nd |
nd |
nd |
1.212 |
1.191 |
1.284 |
1.402 |
1.450 |
1.399 |
1.651 |
1.805 |
2.150 |
2.144 |
58 |
|
Spagnad |
143 |
163 |
234 |
337 |
455 |
455 |
579 |
556 |
442 |
388 |
394 |
415 |
347 |
14,5 |
|
Svezia |
150 |
138 |
141 |
125 |
113 |
143 |
147 |
175 |
181 |
205 |
194 |
250 |
nd |
8,8 |
nd = dati non disponibili o non comparabili con gli altri anni
* I dati di diversi Paesi non sono sempre direttamente confrontabili. La
popolazione a rischio differisce da quella totale soltanto nel caso in cui
i casi di morte siano registrati unicamente per un sottoinsieme della
popolazione (in Spagna popolazione delle sei maggiori città; in
Irlanda e Lussemburgo popolazione tra i 15 e i 49 anni)
a Solo casi di overdose
b Solo casi della Repubblica federale tedesca. I dati della Repubblica
democratica tedesca sono 13 nel 1996 e 15 nel 1997
c Solo casi di overdose. Il dato del 1997 potrebbe essere sottostimato
d Solo casi dovuti a oppiacei e cocaina, sebbene dal 1996 siano inclusi
anche i casi dovuti ad altre sostanze psicoattive. I casi del 1997 per la
città di Siviglia sono stimati in 36
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati EMCDDA, Rapporto annuale 1999
consumo e abuso di tabacco
L'EUROSTAT calcola che nell'Unione europea nel 1997 siano state fumate in
media circa 1600 sigarette per persona: 3000 in Grecia, 2100 in Lussemburgo
(dato del 1994), 1900 in Spagna, 1800 in Irlanda, Danimarca e Germania,
1700 in Austria e Portogallo, 1600 in Belgio, 1500 in Italia e Regno Unito,
1400 in Francia, 1200 in Olanda, 900 in Svezia e 800 (dato del 1994) in
Finlandia. Fuori dall'Unione, l'Istituto statistico dell'UE conta 2200
sigarette in Islanda, 2100 in Svizzera e 600 in Norvegia.
In generale, secondo l'OMS e la European Smoking Association on Smoking
or Health (EMASH), la percentuale di fumatori è più
elevata nell'Est e nei Paesi mediterranei, più bassa in quelli
nordici e intermedia in quelli dell'Europa centrale. Nell'Europa
occidentale fuma il 37% degli uomini e il 23% delle donne, in quella
orientale rispettivamente il 60% e il 28%. Le percentuali in alcuni Paesi
(dati OMS relativi al 1998 o antecedenti): Russia 67% e 30% (la media fra i
due sessi è la più alta del mondo), Grecia 52% e 29%, Spagna
48% e 26%, Italia 38% e 27%, Francia 40% e 27%, Germania 39% e 21%,
Danimarca 37% per i due sessi, Norvegia 36% per i due sessi, Finlandia 27%
e 19% e Svezia 22% e 24% (i due Paesi hanno la media più bassa
d'Europa).
L'EMASH diffonde anche i dati più recenti sul calo della percentuale
di fumatori fra i medici maschi in vari Paesi. In Finlandia la percentuale
è calata dal 34% del 1969 al 7% del 1996, in Francia dal 66% del
1966 al 26% del 1994 e in Italia dal 51% del 1985 al 38% del 1993.
consumo e abuso di alcool
Nel 1999 l'EUROSTAT ha pubblicato una serie di dati sui consumi annui di
alcool puro tra le persone sopra i 15 anni d'età in 18 Paesi
europei: Belgio 11,7 litri; Danimarca 12,1; Germania 11,8; Grecia 10,4;
Spagna 11,4; Francia 14,1; Irlanda 11,5; Italia 9,4; Lussemburgo 14,5 (il
dato è apparente, perché gran parte dei "consumi" registrati
in questo piccolo Paese di fatto corrispondono ad acquirenti esteri);
Olanda 9,8; Austria 11,9; Portogallo 13,6; Finlandia 8,4; Svezia 6,4; Regno
Unito 9,4; Islanda 4,8; Norvegia 4,8; Svizzera 11,8. Gli anni di
riferimento non sono più recenti del 1997. Mediamente, consumano
alcolici il 90% degli uomini e l'80% delle donne che vivono nell'Europa
occidentale (Fonti: Advocacy for the Prevention of Alcohol Related Harm
in Europe - EUROCARE e Confederation of Family Organizations
in the European Union - COFACE).
Proiettando le percentuali del Regno Unito, EUROCARE e COFACE stimano
nell'UE 11 milioni di adulti alcoldipendenti (8,5 uomini e 2,5 donne). Il
loro disagio si ripercuote sulle famiglie, portando almeno a 22 milioni il
numero delle persone danneggiate da questo fenomeno. Gli alcolici sono
responsabili di circa il 9% di tutti i casi di malattia nella Regione
europea, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
*
La "Fortezza Europa"
Sono oltre 18 milioni gli immigrati provenienti da Paesi non comunitari che
vivono nell'Unione europea (secondo i dati OCSE del 1999), il che equivale
ad un'incidenza di circa il 5% sulla popolazione totale. Il Lussemburgo e
l'Austria sono i Paesi che registrano la maggior percentuale di stranieri,
mentre la Germania è nettamente lo Stato membro con il numero
più elevato di cittadini stranieri immigrati (oltre 7 milioni e
mezzo, numero che equivale a circa il 9% della popolazione totale), seguita
dalla Francia (oltre 3 milioni, con un incidenza sulla popolazione del
6,3%), dal Regno Unito (circa 2 milioni, cioè una percentuale del
3,6%) e dall'Italia (1.490.000 secondo le ultime stime Caritas, circa il
2,5% della popolazione).
Dal 1993 sono generalmente in diminuzione i flussi d'ingresso regolari (che
si attestano su valori di metà anni Ottanta) e le richieste d'asilo,
mentre sono aumentati i ricongiungimenti familiari, i flussi temporanei e,
soprattutto, quelli irregolari. Negli ultimi anni, i flussi in entrata si
sono stabilizzati nella maggior parte degli Stati membri, sono diminuiti in
Germania, Francia e Svezia e sono invece leggermente aumentati (specie
quelli illegali) nei Paesi mediterranei, di immigrazione più
recente, come Italia, Spagna e Grecia. Questo è avvenuto
principalmente perché tutti i Paesi europei hanno adottato politiche
restrittive sugli ingressi e sull'asilo nell'ambito del cosiddetto Sistema
Schengen.
Tali politiche hanno avuto come risultato principale quello di ampliare
enormemente la popolazione di immigrati illegali, giunti cioè
clandestinamente in territorio europeo. Così, tutti i Paesi dell'UE
hanno dovuto ricorrere nel corso degli anni a procedure di
regolarizzazione: considerando solo gli ultimi anni, l'Italia nel 1990,
1996 e 1998; la Spagna nel 1991 e 1996; il Portogallo nel 1993 e 1996; la
Francia nel 1997 (oltre a numerose procedure, meno vistose, avvenute
attraverso varie circolari); la Grecia nel 1998; il Belgio nel 1999. Per un
totale di circa 2 milioni di persone regolarizzate.
Per evitare poi che gli immigrati irregolari individuati facciano perdere
le loro tracce cercando di non essere espulsi, in tutti i Paesi europei
sono stati creati dei luoghi dove queste persone vengono trattenute in
attesa dell'espulsione. Denominati centri di trattenimento o permanenza
temporanea (a seconda dei diversi Paesi), questi luoghi non vengono
definiti in alcuna disciplina comunitaria e nemmeno nelle normative di
Schengen. A livello comunitario, cioè, tranne un generico
riferimento nell'art. 63 del Trattato UE alla possibilità di
adottare misure nel settore del soggiorno irregolare e del rimpatrio, non
ci si occupa direttamente della materia. Dal canto suo, poi, il Sistema
Schengen dà un preciso orientamento sulla lotta all'immigrazione
illegale ma lascia ad ogni Stato membro la scelta sulle misure da adottare.
Fin dai primi anni '70, dunque, i Paesi di "antica" immigrazione decisero
di "trattenere" gli immigrati illegali in attesa di eseguirne l'espulsione
definendo metodi e regole del trattenimento. Così, nel 1971 la Gran
Bretagna istituì i "detention center" dove il periodo medio
di detenzione è di 5 mesi, nel 1975 la Francia diede vita ai
"céntres de rétention", più volte accusati di
violare i diritti umani dei detenuti, e via via tutti gli altri Paesi si
dotarono di questi centri: da Germania, Paesi Bassi, Austria, Belgio negli
anni '80 fino all'Italia nel 1998. Queste strutture, fortemente contestate
dalle associazioni per i diritti umani e da molti giuristi di tutta Europa,
introducono un concetto pericoloso: la libertà delle persone
può essere limitatacome conseguenza di un provvedimento
amministrativo, senza cioè l'esistenza di un reato. In molti casi,
poi, i centri diventano luoghi di "non diritto", dove diritti fondamentali
come la difesa, la salute, i rapporti con l'esterno, condizioni
igienico-sanitarie dignitose non vengono garantiti.
STRANIERI IN ALCUNI PAESI OCSE (1987-1997)
| VALORE ASSOLUTO (in migliaia) | % SULLA POPOLAZ. | |||
|
Paesi |
1987 |
1997 |
1987 |
1997 |
|
Austria |
326 |
733 |
4,3 |
9,1 |
|
Belgio |
863 |
903 |
8,7 |
8,9 |
|
Danimarca |
136 |
250 |
2,7 |
4,7 |
|
Finlandia |
18 |
81 |
0,4 |
1,6 |
|
Francia |
3.714 |
3.597 |
6,8 |
6,3 |
|
Germania |
4.421 |
7.336 |
6,9 |
9,0 |
|
Irlanda |
77 |
114 |
2,2 |
3,1 |
|
Italia |
572 |
1.241 |
1,0 |
2,2 |
|
Lussemburgo |
103 |
148 |
26,8 |
34,9 |
|
Olanda |
592 |
678 |
4,0 |
4,4 |
|
Norvegia |
124 |
158 |
2,9 |
3,6 |
|
Portogallo |
95 |
175 |
1,0 |
1,8 |
|
Regno Unito |
1.839 |
2.066 |
3,2 |
3,6 |
|
Spagna |
335 |
610 |
0,9 |
1,5 |
|
Svezia |
401 |
522 |
4,8 |
6,0 |
|
Svizzera |
979 |
1.341 |
14.9 |
19.0 |
|
Giappone |
884 |
1.483 |
0,7 |
1,2 |
|
Australia * |
3.247 |
3.908 |
20,8 |
21,1 |
|
Canada * |
3.908 |
4.971 |
15,4 |
17,4 |
|
Stati Uniti ** |
14.080 |
24.600 |
6,2 |
9,3 |
* Dati riferiti al 1986 e al 1996
** Dati riferiti al 1980 e al 1996
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati OCSE, 1999
Le tre tendenze politiche europee
Nell'approccio alla prostituzione si distinguono tre tendenze che
riflettono altrettante posizioni etico-politiche: il proibizionismo, il
regolamentarismo e l'abolizionismo (Rapporto I colori della notte,
Associazione Parsec 1998, edizioni Franco Angeli, 2000).
* Il proibizionismo vieta la prostituzione e punisce i clienti.
È attualmente praticato in gran parte degli USA, in alcuni Paesi
dell'Est (in misura sempre minore dopo il 1989) e in Cina. La Svezia, dove
la parità tra uomo e donna è difesa da una legislazione molto
avanzata, si è avviata verso una legislazione proibizionista in nome
della dignità della persona umana; all'inizio del 1999 nel Paese
è entrata in vigore una legge che punisce con multe e fino a sei
mesi di reclusione il cliente sorpreso a richiedere prestazioni sessuali.
* Il regolamentarismo consiste in una regolamentazione
dell'esercizio della prostituzione. Il sistema era diffuso in tutta Europa
nel XIX secolo, quando le "case di tolleranza" rispondevano a esigenze di
controllo da parte dei poteri pubblici. Oggi resta in vigore in due Paesi
dell'Unione europea: la Germania e la Grecia. In Germania le competenze
normative spettano ai singoli Länder, che possono, teoricamente,
vietare la prostituzione sul territorio dei Comuni con meno di 50.000
abitanti «per proteggere la gioventù e il benessere
pubblico». I Länder più conservatori, come la Baviera,
proibiscono alle prostitute affette da AIDS di esercitare la professione,
pena l'internamento. In Grecia il controllo è previsto da una legge
del 1981 sulla protezione dalle malattie veneree. Sono incaricati della sua
applicazione i prefetti, in collaborazione con le questure e i servizi di
polizia. L'Olanda costituisce un caso a parte: è il Paese più
liberale d'Europa in materia, e punisce con pene leggere solo gli
sfruttatori. L'esercizio della prostituzione appare alquanto libero. Ma,
nell'autunno 1999, con un approccio "neo-regolamentarista" il Parlamento ha
legalizzato le "case chiuse" (ufficialmente vietate da una legge
dell'inizio del secolo e disapplicata da anni), sottoponendole al controllo
pubblico con l'obiettivo di contrastare lo sfruttamento. In Germania e in
Olanda, in parte proprio per l'approccio regolamentarista, la prostituzione
di strada è poco praticata e particolarmente "povera": a prevalere
è la prostituzione in "eros center", bar, caffè, sale
massaggi, saune e alberghi.
* L'abolizionismo, che considera le case di tolleranza luoghi di
sfruttamento, ha influenzato la Convenzione per la tratta degli esseri
umani, votata dalle Nazioni Unite nel 1949 (talvolta il documento è
definito Convenzione del 1950 perché è stato aperto alla
firma in quell'anno). Il testo, ratificato da 69 Stati, costituisce il
documento base del sistema abolizionista, che ammette (tollera) la
prostituzione come un'attività libera se svolta individualmente e
punisce gli sfruttatori. Nell'Unione europea è ormai il sistema
prevalente. Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna, pur essendo Paesi
abolizionisti, mantengono forme di regolamentazione indirette.
I poveri nell'Unione
Nel 1995 (sono gli ultimi dati disponibili, pubblicati da EUROSTAT nel
1999) vivevano sotto la soglia di povertà, fissata al 60% del
reddito medio, il 18% dei cittadini dell'UE. In Portogallo la percentuale
di poveri era il 24% dei cittadini, in Irlanda e Grecia il 21%, nel Regno
Unito il 20%, in Spagna e in Italia il 19%, in Belgio e in Germania il 18%,
in Austria il 17%, in Francia il 16%, in Lussemburgo il 14%, in Danimarca
l'11% e in Olanda il 10%. Se non esistessero i "trasferimenti sociali" (per
disoccupazione, malattia, invalidità, aiuti familiari e per la casa,
ma escluse le pensioni) nel 1995 sarebbe stato povero il 26% dei cittadini
dell'UE. I Paesi dove i "trasferimenti sociali" sono più efficienti
nel ridurre la povertà iniziale sono la Danimarca e l'Olanda, quelli
meno efficienti la Grecia, l'Italia e il Portogallo.
Sempre secondo l'EUROSTAT (gennaio 2000) le categorie più esposte
all'esclusione sociale nell'UE sono i nuclei familiari con un genitore
single e i disoccupati. La presenza di genitori single fra i
cittadini a basso reddito è tripla rispetto alla loro incidenza in
tutta la popolazione (sestupla in Irlanda e quintupla nel Regno Unito; solo
in Italia e in Danimarca la presenza era inferiore rispetto alla
popolazione generale). Quasi la medesima proporzione di 3 a 1 si riscontra
fra le persone senza lavoro nell'UE (soprattutto nel Regno Unito, 4 a 1, ma
il fenomeno è accentuato anche in Italia, Irlanda e Francia).
Lo United Nations Development Programme (UNDP) ha elaborato uno
speciale "indice di povertà umana" per i Paesi industrializzati, che
tiene conto dell'incidenza dei cittadini con scarsa speranza di vita,
analfabeti, indigenti e disoccupati di lungo periodo. Secondo l'ultimo
aggiornamento, relativo al 1997, i Paesi nei quali la povertà umana
è più ridotta sono nell'ordine la Svezia (indice 7%),
l'Olanda (8,3%), la Germania (10,4%), la Norvegia (11,3%, l'Italia (11,6%),
la Finlandia e la Francia (11,9%), quelli dove è più elevata
l'Irlanda (15,3%), il Regno Unito (15,1%) e la Spagna (13%).
STIME DELLA PRESENZA DEGLI ZINGARI NELL'UNIONE EUROPEA
E INCIDENZA PERCENTUALE SULLA POPOLAZIONE
| Paese | Stima minima | Stima massima | Popolazione residente | Stima % minima | Stima % massima |
|
Austria |
15.000 |
20.000 |
8.106.000 |
0,19 |
0,25 |
|
Belgio |
10.000 |
15.000 |
10.159.000 |
0,10 |
0,15 |
|
Danimarca |
2.500 |
4.500 |
5.237.000 |
0,05 |
0,09 |
|
Spagna |
500.000 |
600.000 |
39.700.000 |
1,26 |
1,51 |
|
Finlandia |
5.000 |
8.000 |
5.126.000 |
0,10 |
0,16 |
|
Francia |
200.000 |
300.000 |
58.300.000 |
0,34 |
0,51 |
|
Grecia |
140.000 |
200.000 |
10.490.000 |
1,33 |
1,91 |
|
Irlanda |
20.000 |
27.000 |
3.554.000 |
0,56 |
0,76 |
|
Italia |
85.000 |
120.000 |
57.560.000 |
0,15 |
0,21 |
|
Olanda |
30.000 |
40.000 |
15.575.000 |
0,19 |
0,26 |
|
Portogallo |
50.000 |
100.000 |
9.808.000 |
0,51 |
1,02 |
|
Regno Unito |
80.000 |
100.000 |
58.144.000 |
0,14 |
0,17 |
|
Svezia |
15.000 |
20.000 |
8.819.000 |
0,17 |
0,23 |
|
Lussemburgo |
200 |
500 |
412.000 |
0,05 |
0,12 |
|
Germania |
85.000 |
120.000 |
81.922.000 |
0,10 |
0,15 |
|
TOTALE UE |
1.237.700 |
1.675.000 |
372.912.000 |
0,33 |
0,45 |
TOTALE Europa 10.000.000 TOTALE mondo 12.000.000
Fonte: Annuario Sociale 2000 su dati Union Romani, 1999
senza fissa dimora
L'Osservatorio europeo sul fenomeno dei senza dimora (creato dalla Federazione europea delle organizzazioni nazionali che lavorano con persone senza dimora, FEANTSA) stima che nell'Unione europea (UE) circa 3 milioni di persone siano prive di fissa dimora e altri 15 milioni vivano in alloggi degradati o sovraffollati. La somma di questi dati indica che nell'UE una persona su 20 non ha accesso a un alloggio dignitoso.
Non sono disponibili dati certi, ma esiste la percezione che nella maggior parte degli Stati dell'UE il numero delle persone senza dimora (SD: la definizione comprende anche le persone con sistemazioni precarie e inadeguate) si sia accresciuto negli ultimi 20 anni.
Sono particolarmente a rischio di esclusione abitativa i giovani, le persone con particolari bisogni individuali, con problemi di salute mentale, droga o alcool, le donne separate e le famiglie monogenitoriali.
Fra le cause: negli ultimi 20 anni si è verificata una tendenza generale verso la limitazione dei benefici della previdenza sociale, e la disoccupazione giovanile è particolarmente elevata in molti Paesi dell'UE. *
Gli infortuni sul lavoro
I dati più recenti relativi all'Unione Europea, pubblicati dal
ministero del Lavoro italiano su fonte EUROSTAT nel dicembre 1999,
riguardano gli infortuni con esiti superiori a tre giorni avvenuti nel 1996
e poi indennizzati: circa 4.800.000 casi, di cui 5549 mortali. La media UE
risulta di 4229 infortuni ogni 100.000 addetti, mentre gli infortuni
mortali sono 3,6 ogni 100.000 addetti. Tenendo conto che il paragone tra
singoli Paesi dell'UE è possibile soltanto dove esiste un sistema
assicurativo autonomo rispetto alla tutela degli altri rischi sociali, la
frequenza maggiore si ha in Portogallo (7214 infortuni e 9,6 morti per
100.000 addetti), Spagna (6736 e 5,9) e Belgio (5059 e 5,5). L'Italia (4179
e 4,1) per quanto riguarda gli incidenti ha una situazione di poco migliore
rispetto alla media, ma per quanto riguarda gli incidenti mortali si trova
in condizioni più gravi. Nell'UE i settori a maggiore incidenza di
infortunio sono le costruzioni (8023 infortuni e 13,3 infortuni mortali per
100.000 addetti), seguite dall'agricoltura (7662 e 12,9) e dai trasporti,
magazzinaggio e comunicazioni (6018 e 12).
Una missione all'estero nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sulla
sicurezza della commissione Lavoro del Senato italiano (relazione
conclusiva approvata nel febbraio 2000) ha rilevato che in Finlandia,
Svezia e Danimarca gli indici di frequenza di infortunio sono tra i
più bassi d'Europa. In questi Paesi è ormai diffusa l'idea
che la prevenzione costa meno della riparazione postuma, ed è
elevata la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. La normativa di
questi Paesi in genere poggia su una legge quadro, prevede chiare sanzioni
penali ma, soprattutto, è centrata sulla prevenzione e sulla cultura
della legalità. Il sistema di vigilanza è "robusto" e
progettuale. Inoltre sanzioni "non scritte" ("morali" ma con conseguenze
pratiche) disincentivano l'incuria nel campo della sicurezza.
EUROPA: INFORTUNI SUL LAVORO E INFORTUNI MORTALI
AVVENUTI NEL 1996 E POI INDENNIZZATI
(TASSO DI FREQUENZA PER 100.000 ADDETTI)
TOTALE INFORTUNI INFORTUNI MORTALI
| Paesi | Tutte le età | Più di 44 anni | Tutte le età |
Più di 44 anni |
|
Media UE |
4.229 |
3.735 |
3,6 |
5,1 |
|
Media UEM* |
4.966 |
4.432 |
4,1 |
5,9 |
|
Austria |
4.554 |
6.028 |
5,4 |
10,7 |
|
Belgio |
5.059 |
3.666 |
5,5 |
7,9 |
|
Finlandia |
3.372 |
3.004 |
1,7 |
1,8 |
|
Francia |
4.964 |
4.279 |
3,6 |
5,9 |
|
Germania |
5.098 |
4.276 |
3,5 |
4,6 |
|
Grecia |
3.783 |
4.242 |
3,7 |
5,4 |
|
Italia |
4.179 |
4.328 |
4,1 |
6,2 |
|
Lussemburgo |
4.741 |
3.869 |
nd |
nd |
|
Portogallo |
7.214 |
6.379 |
9,6 |
15,8 |
|
Spagna |
6.736 |
5.449 |
5,9 |
7,4 |
nd = dato non disponibile
* Unione economica e monetaria, 11 Paesi
Nota: vengono riportati solo i Paesi UE per i quali esiste, per gli
infortuni sul lavoro, un sistema assicurativo autonomo della tutela degli
altri rischi sociali.
I Paesi che non hanno un tale sistema (Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca,
Irlanda e Svezia) hanno dati statistici sull'argomento troppo incompleti per un confronto con quelli prodotti dai Paesi riportati in tabella
Fonte: Annuario Sociale 2000. Elaborazione ministero del Lavoro e della
previdenza sociale su dati EUROSTAT, 1999
Il no profit e il volontariato in Europa
Svezia
* Ruolo del Terzo settore storicamente limitato dal forte
welfare pubblico.
* Forte presenza di organismi per la tutela dei diritti (pensionati,
disabili, immigrati, etc.) e nel settore ricreativo.
* Negli ultimi anni il settore pubblico, a seguito delle crescenti
difficoltà economiche, ha iniziato a considerare l'associazionismo
come potenziale fornitore di servizi.
Gran Bretagna
* Dopo la svolta conservatrice (fine anni Settanta), il welfare
state ha delegato sempre più funzioni al Terzo settore.
* Non esiste una legislazione specifica per il no profit (a
differenza che negli USA) o per il volontariato (a differenza che in
Italia): gli organismi rientrano sotto il concetto legale di charity
(opera caritativa).
* A differenza che in Scandinavia, le charities giocano un
ruolo innovativo nell'erogazione dei servizi.
* Ma il passaggio dal finanziamento sulla base di sovvenzioni
(grants) a quello sulla base di convenzioni (contracts)
sembra mettere a rischio la sopravvivenza delle charities (in genere
medio-piccole) a vantaggio degli Enti privati, dotati di maggiori risorse e
organizzazione.
Germania
* Welfare caratterizzato dalla "sussidiarietà":
favorisce cioè le forme di solidarietà familiare, ecclesiale
e associativa prima di quella statale.
* Il no profit, finanziato dal pubblico, è il principale
fornitore di servizi sociali.
* Sei organizzazioni "di secondo livello" rappresentano la quasi
totalità del Terzo settore.
* Ruolo di primo piano delle istituzioni ecclesiali.
* Le associazioni di volontariato offrono, in particolare, supporto
informativo e attività ricreativo-relazionali.
Francia
* Servizi sociali pubblici per l'intera popolazione o categorie
consistenti (il 60% delle case di riposo è statale), e prevalenza
del Terzo settore in altri campi (ad esempio, nel 90% dei servizi per
l'handicap e nell'87% dei servizi per gli adulti in difficoltà).
* Una federazione, l'UNIOPS, raccoglie la maggior parte del no
profit impegnato in campo sociale e sanitario.
* Il volontariato è simile a quello tedesco: piccole
realtà, servizi "leggeri" di supporto al pubblico e alle altre
realtà no profit.
Spagna e Italia
* Livello medio del welfare inferiore rispetto ai Paesi
più settentrionali: privilegiati i trasferimenti monetari a scapito
della creazione di servizi, persistenza di relazioni clientelari.
* Terzo settore meno sviluppato, anche se ha fatto un balzo in
avanti negli ultimi decenni.
* Crescente impiego di organismi no profit in campo
socio-assistenziale, in un contesto di mutuo accomodamento ("partnership
non programmata").
* Fino a pochi anni fa, assenza di canali formali di rappresentanza.
* Volontariato: notevole ruolo pionieristico-innovativo, servizi
"leggeri" e di ascolto.
* Il progressivo passaggio alla cultura del "contratto" tende a
privilegiare gli organismi con maggiori risorse.
Fonte: Annuario Sociale 2000. Elaborazione Ufficio Stampa Gruppo Abele da Le dimensioni della solidarietà, FIVOL, 1999.