Inserto n. 49:
Disabilità nell'Ue


obiettivo accessibilità per le persone diversamente abili

Le persone con disabilità rappresentano almeno il 16% della popolazione dell’Ue in età lavorativa, oltre 45 milioni di persone di età compresa fra i 16 e i 64 anni (vale a dire una persona su sei) hanno un problema di salute di lunga durata o una disabilità. Fra i giovani (dai 16 ai 25 anni) la percentuale si attesta al 7,3%, mentre cresce la disabilità tra i sempre più numerosi ultrasessantacinquenni, portando il numero complessivo delle persone con limitazioni psico-fisiche di vario genere a oltre 50 milioni in Europa.
L’analisi dei dati più recenti evidenzia alcuni elementi generali della disabilità nell’Ue: lo stretto rapporto esistente tra età avanzata e disabilità, l’esclusione delle persone con handicap dal mercato del lavoro in misura eccessiva, disuguaglianze ancor più marcate per le donne diversamente abili, minori possibilità di inserimento socio-lavorativo per le persone che presentano handicap intellettivi o difficoltà di apprendimento.
Si prevede inoltre che il numero di persone che necessitano assistenza aumenterà di oltre il doppio entro il 2050, accrescendo dunque la domanda di servizi di cura. Mentre il tasso di disabilità è diminuito in vari Paesi, l’invecchiamento della popolazione e l’aumentata longevità degli individui comporterà un incremento del numero di persone anziane con disabilità e necessità di cure di lungo periodo. Al momento, invece, i problemi di salute mentale costituiscono la principale causa di disabilità e riguardano circa un quarto delle nuove richieste di indennizzi per disabilità nell’Ue.
Nonostante i buoni risultati ottenuti sul fronte dell’integrazione sociale, soprattutto in alcuni ambiti e in alcuni Paesi dell’Ue, permangono varie forme di discriminazione e di barriere, non solo architettoniche, alla piena cittadinanza delle persone diversamente abili. Ad esempio, l’esclusione o lo svantaggio nella ricerca di occupazione e sul posto di lavoro sono prevalentemente determinati dal pregiudizio ancora molto diffuso riguardo alla presunta improduttività delle persone con handicap, alla loro incapacità di svolgere un lavoro o di avvicinarsi a un’attività lavorativa. Il fatto è rilevante in materia di pari opportunità, perché le persone limitate nell’accesso al lavoro sono esposte a maggiori rischi di povertà, hanno maggiori probabilità di restare sole e minori possibilità di avere una famiglia e dei figli.

accesso all’istruzione

Le persone nate con handicap raggiungono generalmente livelli educativi inferiori di quelle divenute disabili, ma in generale le persone diversamente abili presentano tassi di partecipazione minori e titoli di studio inferiori rispetto ai normodotati:
- più della metà delle persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni diversamente abili non ha titoli di studio oltre la scuola dell’obbligo, condizione che riguarda solo il 32% dei normodotati;
- solo il 63% dei giovani di 16-19 anni di età, con limiti nello svolgimento di attività, partecipa a corsi di istruzione o formazione rispetto all’83% di coloro che non presentano forme di disabilità. Situazione ancor più pronunciata per le ragazze.
- nella fascia d’età 20-24 anni, mentre tra i normodotati la partecipazione a istruzione e formazione è del 43%, per i giovani con qualche limitazione scende al 36% per crollare al 23% tra coloro che hanno un grado di disabilità più elevato. Le differenze diminuiscono poi col crescere dell’età, ma solo perché diventa estremamente bassa la percentuale di persone non disabili che partecipa a qualche forma di istruzione e formazione.

accesso al lavoro

Il tasso di occupazione per le persone diversamente abili è stabile intorno al 50%, ma è decisamente inferiore a quello del resto della popolazione (68%) e scende drasticamente tra le persone in età lavorativa con rilevanti limitazioni psico-fisiche (24%). Le differenze tendono infatti ad aumentare con l’età e con il livello di disabilità: tra i ragazzi di 16-24 anni con qualche forma di limitazione psico-fisica il tasso di occupazione è del 27% rispetto al 45% dei coetanei normodotati, ma scende addirittura al 15% nella fascia d’età 55-64 anni rispetto al 45% dei normodotati;
La generale riduzione della disoccupazione (con un tasso prossimo al 7% nell’Ue) non si è verificata in vari ambiti di lavoro per le persone diversamente abili, con un tasso di disoccupazione intorno al 16% e un numero crescente di abbandoni del mercato del lavoro. Le persone con handicap intellettivi o di apprendimento hanno generalmente meno probabilità di lavorare, ma anche i diversamente abili con alti livelli di istruzione hanno probabilità ridotte di essere occupati (48%) in mansioni di alto livello (48%) rispetto ai pari grado normodotati (85%). In generale, le probabilità che un disabile sia inattivo sono quasi doppie rispetto a quelle di un cittadino non disabile, eppure basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo per far entrare, o rientrare, milioni di europei disabili nel mercato del lavoro.
Avere un handicap, infatti, non implica necessariamente difficoltà nel lavoro o nell’intraprendere normali attività: il 33% delle persone con disabilità o problemi cronici di salute dichiara di non essere limitato nel tipo e nella quantità di lavoro da svolgere o nella mobilità verso e da il luogo di lavoro, naturalmente con differenze rilevanti tra gli Stati membri dell’Ue correlate al livello di servizi e assistenza forniti. In generale, solo il 10% delle persone in età lavorativa (16-64 anni) riferisce di avere limitazioni nel tipo o nella quantità di lavoro che può svolgere, nella mobilità per o dal lavoro o in qualche combinazione di questi problemi. Le difficoltà di mobilità hanno spesso un effetto più decisivo sulla partecipazione al mercato del lavoro che non le limitazioni psico-fisiche che influenzano il tipo o la quantità di lavoro.

donne: doppia discriminazione

Le donne diversamente abili rischiano discriminazioni multiple, perché hanno meno indipendenza, minor accesso a istruzione, formazione e lavoro, corrono maggiori rischi di esclusione e di subire violenze e abusi rispetto alle normodotate, ma presentano anche livelli di accesso a istruzione e lavoro inferiori a quelli degli uomini con disabilità. Dall’analisi delle forze lavoro emerge che la percentuale di donne in età lavorativa con limitazioni varie (9,5%) o gravi (6%) nell’Ue è più bassa di quella degli uomini, ma secondo la Commissione europea ciò riflette semplicemente la minore tendenza delle donne a cercare lavoro, in una sorta di autolimitazione lavorativa. Anche tra le persone occupate con qualche forma di limitazione o handicap, poi, si registra la discriminazione di genere salariale ai danni delle donne come tra i lavoratori normodotati: una differenza media del 17% in meno per le donne.

crescita e occupazione

La Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione mira ad aumentare i tassi di occupazione anche tra le persone con disabilità. L’azione politica comunitaria in materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali, dando in tal modo ai disabili maggiori possibilità di trovare e mantenere il lavoro.
Secondo una media tra gli Stati membri dell’Ue, nel 2002 tra il 48% delle persone diversamente abili per le quali era stata certificata la necessità di assistenza all’impiego, solo il 21% la riceveva. Complessivamente, circa l’8% degli occupati di età 25-64 anni con problemi di disabilità lavora in situazioni protette. Le principali forme di supporto riguardano il tipo di lavoro (40%), la quantità di lavoro (17%), la comprensione e l’assistenza generale (12%), l’assistenza alla mobilità (10%). La necessità di assistenza rappresenta un elemento molto importante per le persone diversamente abili non occupate: tra coloro che presentano disabilità più gravi è ritenuta più importante l’assistenza alla mobilità per e dal luogo di lavoro e anche sul luogo di lavoro stesso, mentre per coloro che presentano disabilità più lievi è più importante l’aiuto nell’individuare il tipo di lavoro adatto.
In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, celebrata il 3 dicembre scorso, l’Ue ha riaffermato l’importanza dell’accessibilità, sottolineando che il mercato interno deve diventare una realtà per tutti i cittadini, quindi anche per coloro che hanno problemi cronici di salute o disabilità. L’accessibilità è infatti l’elemento distintivo tra una persona disabile integrata nel mercato del lavoro e una a carico dell’assistenza sociale. In ottica occupazionale ed economica, poi, la Commissione europea sottolinea il potenziale futuro dell’“indotto” della disabilità: il personale impegnato nell’assistenza delle persone disabili tenderà ad aumentare con l’invecchiamento demografico dell’Ue; il settore della prestazione di servizi alle persone disabili occupava oltre 8 milioni di dipendenti nel 2004 e registrava un volume d’affari annuo di circa 68 miliardi di euro nei 27 Stati membri dell’Ue, cifre destinate ad aumentare; l’interesse economico per il mercato di prodotti accessibili cresce al punto tale che è diventato (soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone) un motore di innovazione nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.                                                                                     

INFORMAZIONI:
http://ec.europa.eu/employment_social/index/7002_en.html

tabella 1

bilancio dell’azione europea

Dal 2003 l’azione dell’Ue per garantire pari opportunità alle persone con disabilità si basa sul Piano d’azione 2003-2010 a favore delle persone disabili (Pad). Esso è articolato in fasi della durata di due anni ciascuna, caratterizzate da diverse priorità strategiche tese a eliminare le differenze di trattamento subite dalle persone disabili. Il Pad consente di attuare la strategia europea tramite l’integrazione delle problematiche legate ai disabili in tutte le politiche europee pertinenti, mentre gli Stati membri promuovono attivamente l’integrazione di tali problematiche nei rispettivi ambiti d’azione. Il Piano d’azione dell’Ue nel biennio 2006-2007 è stato incentrato su quattro assi prioritari per favorire la vita autonoma delle persone con disabilità: incoraggiare l’attività professionale, promuovere l’accesso a un’assistenza e a servizi di sostegno di qualità, favorire l’accessibilità a beni e servizi correnti e accrescere la capacità d’analisi dell’Ue.
Va poi ricordato che nel 2007 l’Ue e i suoi Stati membri hanno firmato congiuntamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (vedi box pag. V), riaffermando così che la questione della disabilità rientra tra i grandi temi dei diritti umani e che necessita pertanto di un fondamento giuridico. Secondo la Commissione europea, la strategia europea comune in materia di disabilità «ha avuto un forte impatto» sul contenuto della Convenzione Onu, che, sulla base del modello sociale europeo, riconosce la disabilità come un concetto in costante evoluzione. Inoltre, gli elementi essenziali della politica dell’Ue in tale ambito, ossia la non discriminazione, le pari opportunità e l’inclusione attiva, sono al centro della Convenzione delle Nazioni Unite.

attività professionale

Secondo l’analisi della Commissione europea, la scarsa partecipazione delle persone diversamente abili al mercato del lavoro può essere la conseguenza di ostacoli di natura sia discriminatoria che non discriminatoria. «È pertanto necessario ricorrere ad un insieme di strumenti atti a lottare contro le discriminazioni, a fornire un sostegno attivo e a rimuovere gli ostacoli all’accesso». La direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (2000/78/CE) è stata attuata nel diritto nazionale in tutti gli Stati membri, seppur nel gennaio 2008 la Commissione abbia richiamato ben undici Stati membri a dare piena attuazione delle norme europee contro le discriminazioni sul lavoro. Tra i principali problemi rilevati in ordine all’implementazione della direttiva, anche l’inadeguata applicazione dell’obbligo per i datori di lavoro di adottare misure adeguate per i lavoratori con handicap.
La Commissione sta poi elaborando un nuovo regolamento sull’esenzione per categoria in materia di aiuti di Stato che consentirà di semplificare le norme in tema di aiuto all’occupazione e alla formazione delle persone disabili e di esonerare taluni regimi d’aiuto dall’obbligo di notifica preventiva. Anche la politica di coesione, finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e dal Fondo sociale europeo (Fse), svolge un’importante funzione nel sostegno all’occupazione e all’inclusione sociale delle persone disabili, nonché all’accessibilità, mentre il regolamento generale per il periodo 2007-2013 stabilisce che «l’accessibilità per i disabili, in particolare, è uno dei criteri da osservare nel definire le operazioni cofinanziate dai Fondi e di cui tener conto nelle varie fasi di attuazione».

assistenza e servizi di qualità

Un documento programmatico del Gruppo ad alto livello sulla disabilità formula una serie di raccomandazioni per rafforzare l’integrazione della disabilità nelle politiche nazionali ai fini di una maggiore coerenza. Il Gruppo ad alto livello ha elaborato un quadro di riferimento pratico a livello europeo per la qualità dei servizi sociali di interesse generale destinati alle persone disabili, che si basa sui diritti dell’uomo e sui principi della gestione totale della qualità. Nel gennaio 2008, poi, è stato presentato uno studio commissionato dalla Commissione europea in cui è denunciato il fatto che il livello di cura delle persone disabili istituzionalizzate continua a scendere in Europa, in molti casi al di sotto di standard accettabili, e devono essere potenziati i servizi basati sulle comunità di base in un’ottica di graduale deistituzionalizzazione (vedi box nella pagina precedente). Sono dunque necessari indicatori di qualità per quanto concerne i servizi socio-assistenziali, con criteri di valutazione adeguati e valorizzazione delle buone pratiche esistenti a livello europeo.

accessibilità a beni e servizi

Il regolamento del 2006 relativo ai diritti delle persone con disabilità e delle persone a mobilità ridotta nel trasporto aereo è il primo testo legislativo europeo che pone su un piano di parità le persone con disabilità e le persone normodotate: le autorità aeroportuali devono infatti prevedere assistenza e strutture gratuite e garantire l’accessibilità alle persone disabili. Obblighi simili sono stati stabiliti nel settore dei trasporti ferroviari internazionali.
Sulla base della comunicazione sulla e-accessibilità è poi favorita l’accessibilità alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic), mentre è stato elaborato un mandato di normalizzazione al fine di definire prescrizioni europee in materia di accessibilità applicabili agli appalti pubblici di prodotti e servizi nel settore delle Tic. La Commissione ha inoltre sostenuto vari progetti pilota e programmi di ricerca nel campo dell’accessibilità all’ambiente costruito: tra i risultati concreti figurano una guida destinata alle amministrazioni pubbliche, affinché l’accessibilità sia presa in debita considerazione nella costruzione di nuovi edifici pubblici, nei supporti di formazione sull’accessibilità destinati ai professionisti e nella creazione di una rete europea per il turismo accessibile.

sviluppi concreti

Il programma Progress 2007-2013 contribuisce all’attuazione della strategia europea in materia di disabilità, attraverso il cofinanziamento dei costi di funzionamento delle principali organizzazioni europee dei disabili. A livello nazionale, nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue le persone disabili sono considerate come uno dei gruppi sociali più svantaggiati. Al fine di migliorare le loro prospettive di occupazione e inclusione sociale sono state sviluppate azioni e programmi ed è in aumento il numero di misure che hanno avuto esito positivo. Gli Stati membri registrano inoltre progressi in merito alla legislazione in materia di disabilità, ai programmi di istruzione e di inserimento, alle misure destinate a rimuovere le barriere all’accessibilità, alle strutture di sostegno ai disabili, ivi comprese misure a favore dell’autonomia grazie all’assistenza locale e a domicilio, nonché ai meccanismi di ricorso per garantire ai disabili il godimento effettivo dei loro diritti.                                                  

 

FUORI DAGLI ISTITUTI MIGLIORE QUALITÀ

Oltre un milione di persone con disabilità nell’Ue sono attualmente in cura in varie forme di istituti, la cui qualità varia sensibilmente e non sempre sono garantite condizioni dignitose per i residenti. Secondo uno studio commissionato dalla Commissione europea e reso noto nel gennaio 2008, le cure in istituto sono spesso di qualità inaccettabile e in alcuni casi i livelli di vita in tali strutture non soddisfano gli standard internazionali sui diritti umani, come riportato spesso anche da inchieste giornalistiche (recente il caso denunciato della Bulgaria).
Se istituiti e organizzati in modo adeguato, i servizi nelle comunità di base possono invece fornire migliori livelli di assistenza in termini di qualità della vita, assicurando alle persone disabili di vivere pienamente i loro diritti di cittadini. Inoltre, sottolinea lo studio europeo, questi tipi di servizi non sono più costosi dell’assistenza in istituto se si prendono in considerazione i bisogni dei residenti e la qualità delle cure nel calcolo complessivo dei costi.
Gli Stati membri sono dunque invitati a trasformare i loro servizi per le persone disabili dalla forma istituzionalizzata a servizi sociali di qualità in comunità, anche utilizzando il supporto finanziario che il Fondo sociale europeo fornisce ai progetti che pruomuovono l’indipendenza delle persone disabili nei loro luoghi di residenza, anche in aree rurali, e le iniziative di deistituzionalizzazione attraverso l’assistenza domiciliare.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/employment_social/index/vol1_summary_final_en.pdf

Tabella 2

priorità europee per il 2008-2009

L’accessibilità è l’obiettivo prioritario del Piano d’azione europeo 2008-2009 per le persone disabili (Pad), ai fini dell’inclusione attiva e dell’accesso ai diritti. La disponibilità di beni, servizi e infrastrutture accessibili e l’eliminazione di ostacoli all’istruzione e al mercato del lavoro sono «indispensabili per consentire ai disabili in una società che invecchia di partecipare, in forma non discriminatoria e inclusiva, ai molteplici aspetti della vita quotidiana» sostiene la Commissione europea. Al fine di favorire un’ampia partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale e garantire loro il pieno godimento dei diritti fondamentali, il Piano d’azione biennale individua alcuni campi d’intervento principali. Tra questi, la necessità di disporre di dati più affidabili e comparabili sulla disabilità, elemento fondamentale per valutare il grado di inclusione, soddisfare le prescrizioni della Convenzione Onu e formulare raccomandazioni pertinenti al Pad.

miglior accessibilità al mercato del lavoro

Associare programmi di occupazione flessibile, occupazione assistita, inclusione attiva e misure positive al fine di completare la legislazione europea vigente in materia di lotta contro la discriminazione. La Commissione esaminerà la questione della disabilità nell’ambito della strategia sulla flexicurity, per vedere come una maggiore flessibilità abbinata alla sicurezza sul mercato del lavoro possa consentire alle persone diversamente abili di trovare e conservare più facilmente un impiego. Saranno analizzate anche le misure per favorire la partecipazione al mondo del lavoro e ad evitare il ritiro anticipato dal mercato del lavoro, e valutata le possibilità di riforma dei sistemi di compensazione finanziaria come fonti alternative di reddito (prestazioni di invalidità). Secondo la Commissione, «non è stato ancora sfruttato appieno» il potenziale dell’occupazione assistita che prevede un’assistenza personale e adattamenti del luogo di lavoro che tengano conto delle esigenze dei disabili sul mercato del lavoro aperto. L’intenzione è di attivare una migliore collaborazione con le imprese e i servizi pubblici dell’occupazione al fine di rendere più efficaci i servizi di collocamento al lavoro delle persone con disabilità, rafforzando la politica d’inclusione attiva che combini il mercato del lavoro con un adeguato aiuto al reddito.

beni, servizi e infrastrutture

La creazione di un mercato europeo dell’accessibilità richiede la definizione di chiare regole per i settori interessati, mentre i soggetti che partecipano alla concezione, allo sviluppo e alla produzione devono disporre di competenze adeguate in materia di accessibilità, sostiene la Commissione che sta elaborando i quadri legislativi in materia di accessibilità nei settori dei trasporti e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic). Nell’ambito dell’iniziativa sulla “e-inclusione”, nel 2008 la Commissione adotterà un approccio legislativo trasversale al fine di garantire una società dell’informazione accessibile, nonché la parità dei diritti e un mercato interno funzionante. Stimolare la concorrenza in tali settori, sottolinea il Piano d’azione, consentirà al mercato europeo di beni accessibili di svilupparsi e di rafforzare la posizione dell’Europa sul mercato mondiale. Saranno inoltre applicate norme sull’accessibilità nel campo degli appalti pubblici, tenendo conto delle esigenze funzionali degli utilizzatori e consentendo soluzioni innovative.

completare il quadro legislativo

La Commissione intende presentare nel 2008 una proposta di direttiva per completare l’attuale quadro comunitario sulla lotta alle discriminazioni, basato sull’articolo 13 del Trattato, in particolare quelle fondate su handicap e disabilità anche al di là della mera problematica del mercato del lavoro. La Commissione presenterà poi nei primi mesi del 2008 una proposta relativa alla Convenzione dell’Onu (vedi box), firmata dall’Ue nel marzo 2007 e in corso di ratifica negli Stati membri, esaminando la legislazione comunitaria al fine di stabilire il campo d’applicazione delle competenze comunitarie e di valutare la necessità di una modifica del diritto europeo derivato o di un adeguamento delle politiche pertinenti.                           

CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE DISABILI

La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006. Al febbraio 2008 è stata sottoscritta da 125 Paesi, 70 Paesi hanno firmato anche il Protocollo opzionale, 16 Paesi hanno ratificato la Convenzione e 10 hanno ratificato il Protocollo. Per quanto riguarda l’Ue, nel marzo 2007 ha firmato congiuntamente agli Stati membri la Convenzione, ma non tutti hanno ratificato il Protocollo opzionale e soprattutto solo Spagna e Ungheria hanno finora ratificato Convenzione e Protocollo. Con i suoi 50 articoli, elabora in dettaglio i diritti delle persone con disabilità che, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo), sono 650 milioni in tutto il mondo, in pratica un decimo della popolazione mondiale, circa 470 milioni delle quali in età lavorativa e l’80% vive nei Paesi in via di sviluppo. La Convenzione Onu ha lo scopo di «promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità». Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano «durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri».
I principi generali contenuti nella Convenzione sono i seguenti: il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone; la non discriminazione; la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società; il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa; la parità di opportunità; l’accessibilità; la parità tra uomini e donne; il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del loro diritto a preservare la propria identità.

INFORMAZIONI: http://www.un.org/disabilities/

 

il punto del Forum europeo disabilità
Varie organizzazioni europee e nazionali di persone diversamente abili e i loro familiari costituirono nel 1997 il Forum europeo della disabilità (European Disability Forum - Edf). Una piattaforma indipendente con un ruolo attivo verso le istituzioni europee e nazionali impegnata nella promozione dei diritti delle persone con disabilità e contro ogni discriminazione. Nel 2007, in occasione del suo decennale, il Forum ha elaborato un documento di bilancio e prospettiva che pubblichiamo di seguito.

dietro alla disabilità

Le persone con disabilità non sono una piccola minoranza: siamo più di 50 milioni in Europa e rappresentiamo più del 10% della popolazione europea, in una famiglia su quattro vive una persona con una disabilità. Rispetto agli studenti non disabili, sono il doppio quelli con disabilità impossibilitati a raggiungere un livello di istruzione universitario, mentre la maggioranza dei bambini con disabilità non ha pari opportunità di accesso all’istruzione.
Le nostre fonti di reddito sono costituite molto più spesso da sussidi statali che non da stipendi di lavoro e questi redditi sono di solito molto più bassi di quelli delle persone non disabili. Siamo poi esposti a tassi di disoccupazione doppi rispetto alle persone non disabili e viviamo in un ambiente inaccessibile, nonostante rappresentiamo, insieme alle persone con temporanea mobilità ridotta, il 40% della popolazione.
Tra le persone con disabilità, una su due non ha mai partecipato ad attività ricreative, culturali o sportive e non ha mai avuto accesso a teatri, cinema, concerti, biblioteche. Dobbiamo continuamente affrontare l’isolamento e il pregiudizio e oltre 200.000 persone con disabilità sono obbligate a vivere in istituzioni chiuse, senza il diritto di fare delle scelte sulla propria vita e private dei più fondamentali diritti umani. La libera circolazione delle persone nell’Ue è per noi solo un concetto astratto, perchè il più delle volte sorgono ostacoli che ci impediscono di lasciare il luogo dove viviamo.

1997-2007: la decade che ha aperto la strada

La prima conquista del Forum Europeo della Disabilità aprì la strada, nel 1997, a una nuova era per le persone con disabilità in Europa: l’adozione dell’articolo 13 del Trattato di Amsterdam sulla non discriminazione, il primo e unico riferimento alla disabilità inserito in un Trattato europeo. Un successo notevole che stabilì la base legale per la tutela delle persone con disabilità dalla discriminazione e che assegnò all’Ue la responsabilità di operare per raggiungere questo obiettivo. Un risultato che non sarebbe mai stato possibile senza la vasta mobilitazione in tutta Europa delle persone con disabilità e delle organizzazioni che le rappresentano.
In questi dieci anni di intenso lavoro a livello nazionale ed europeo, l’Edf ha seguito le varie iniziative e decisioni legislative delle istituzioni europee, le quali hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita delle persone con disabilità in Europa:

• un numero crescente di città europee offre trasporti pubblici accessibili alle persone con mobilità ridotta, migliorando la loro capacità di spostarsi in autonomia;
• i datori di lavoro devono applicare le procedure di assunzione del personale su basi paritarie e devono adattare il luogo di lavoro alle necessità delle persone con disabilità assunte;
• una persona con disabilità può avviare azione legale contro il datore di lavoro che l’abbia discriminata durante le procedure di assunzione o il periodo di formazione;
• sono sempre più numerosi i siti web pubblici accessibili alle persone con disabilità;
• aumentano gli ascensori progettati secondo gli standard di accessibilità, così come i prodotti e i servizi di tecnologia per l’informazione e la comunicazione (cellulari, personal computer e software) accessibili alle persone cieche o ipovedenti;
• l’euro è la valuta con le monete e le banconote più accessibili mai avute in Europa;
• aumentano i medicinali con la confezione e le note informative leggibili in Braille;
• le persone con disabilità hanno il diritto di beneficiare di servizi di assistenza di qualità quando viaggiano in aereo, dall’aeroporto di partenza a quello di arrivo;
• promosso dall’Edf, l’Anno europeo delle persone con disabilità - celebrato nel 2003 - ha stimolato, sia a livello europeo che locale, una nuova consapevolezza riguardo alla disabilità. Nel corso di esso, poi, in vari Paesi europei sono state attuate molte iniziative di governo e a carattere legislativo;
• nelle gare di assegnazione degli appalti pubblici per la fornitura di prodotti o servizi, le autorità devono verificare che tali forniture rispettino i requisiti di accessibilità per le persone con disabilità;
• il 35 % dei fondi europei destinati alle aree regionali e locali deve finanziare progetti che rispettino i principi di non discriminazione e di piena accessibilità per le persone con disabilità;
• la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, fortemente voluta e promossa dall’Edf e adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre del 2006, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che può essere applicato all’Ue e ai suoi Stati membri.

oltre il 2007: i diritti da proteggere


Tutela giuridica e parità di fronte alla legge: dovremmo avere il diritto, come ogni altro cittadino europeo, di essere riconosciuti davanti alla legge. (…) Anche noi dobbiamo essere messi in condizione di godere della nostra capacità di agire e, quando necessario, di beneficiare di un supporto in tutti gli ambiti della vita: diritto alla proprietà, alla gestione delle risorse economiche e alla possibilità di prendere decisioni e fare scelte che si ripercuotano sulla nostra vita e sulla nostra partecipazione alla vita sociale.
Istruzione per tutti: dobbiamo poter accedere all’istruzione e dobbiamo poterla ricevere, sia essa speciale od ordinaria, in ambienti inclusivi; ci deve essere inoltre data la possibilità di decidere, in accordo con le nostre famiglie, in merito alle nostre necessità e desideri educativi.
Pari trattamento nell’impiego: quando facciamo domanda per un nuovo impiego o per il mantenimento del nostro lavoro, dobbiamo anche noi poter beneficiare di un trattamento uguale a quello di ogni altro cittadino. Abbiamo diritto inoltre a un salario e a un livello professionale e di competenze pari a quelli dei lavoratori non disabili, mentre i datori di lavoro devono adattare il luogo di lavoro alle necessità della persona con disabilità.
Protezione e sicurezza sociale: abbiamo il diritto di avere le stesse opportunità di spostarci da un Paese europeo all’altro per studiare, lavorare, incontrare un membro della nostra famiglia o altro ancora. Tutto questo richiede la rimozione degli ostacoli presenti nei sistemi di protezione sociale.
Vita indipendentemente: anche a noi dev’essere data la possibilità di vivere in un luogo a nostra scelta, di prendere le nostre decisioni, di usufruire di quei servizi che assicurino la nostra indipendenza e pari partecipazione (come il diritto a un’assistenza personale). Alle famiglie di minori con disabilità e di persone con alti e complessi livelli di dipendenza - che non sono in grado di rappresentarsi da sole - dev’essere riconosciuto un ruolo fondamentale sia quando vengono fatte scelte determinanti per la loro vita, sia per quanto riguarda la loro educazione e inclusione sociale. A questo proposito dovranno essere previste per loro e le loro famiglie risorse specifiche e sostegni personalizzati.
Accesso a sanità e cure: anche noi - in particolare le persone che presentano una compromissione dell’integrità fisica o mentale - abbiamo il diritto di accedere a un sistema sanitario di qualità, efficace e sostenibile, oltre che a servizi di cura conformi alle necessità (diagnosi precoce, pronto intervento, riabilitazione e fornitura delle risorse necessarie).
Accesso a beni e servizi: come ogni altro consumatore, dobbiamo essere in grado di godere e scegliere tra la gamma più vasta di beni e servizi. Devono essere adottate misure legislative che assicurino che tutti i beni e i servizi siano realizzati e distribuiti nella loro forma più accessibile.
Accesso a cultura, tempo libero e sport: dobbiamo essere in grado di partecipare pienamente a tutte le attività culturali, di tempo libero e sportive, che devono essere completamente accessibili per permetterci di esprimere noi stessi anche da un punto di vista culturale e artistico.
Accesso al trasporto pubblico: dobbiamo essere messi nella condizione di poter viaggiare in libertà e autonomia, per raggiungere con bus, treni, aerei o navi qualsiasi destinazione da noi scelta.
Accesso alle infrastrutture pubbliche: dobbiamo poter accedere pienamente, in libertà e autonomia, anche quando siamo accompagnati da un cane guida o di servizio, ad ogni edificio e spazio pubblico (parchi, campi da gioco, ristoranti, bar, teatri, centri commerciali, musei) e ad ogni altro ambiente costruito (selciati, strade, attraversamenti pedonali) - in condizioni di totale sicurezza. Devono quindi essere emanate normative che rendano l’ambiente costruito accessibile, sulla base del principio della “progettazione universale”.
Comunicazione e informazione accessibile: dobbiamo avere pieno accesso a tutte le informazioni - nel settore pubblico e privato - attraverso l’impiego di formati accessibili (elettronico, di scrittura, Braille, a caratteri grandi, linguaggio dei segni, sistemi audio, sottotitoli, testi di facile comprensione). Dobbiamo inoltre poter accedere alla più vasta gamma di strumenti di comunicazione elettronici offerti dal mercato, per consentirci una piena partecipazione alla vita socio-economica della società.
Bandire i concetti discriminatori e stereotipati: noi, donne e uomini con disabilità, chiediamo il rispetto della nostra dignità nella vita pubblica e politica, nella pubblicità e nei mezzi di comunicazione.
Accesso al voto e alle campagne elettorali: anche noi dobbiamo poter esercitare liberamente e in autonomia i nostri diritti di voto (incluso il diritto di votare nel segreto dell’urna e nell’accessibilità dei seggi elettorali, dei materiali per il voto e dei documenti elettorali) e il nostro diritto ad essere eletti alle cariche pubbliche.

le richieste del movimento europeo


1) Una globale e specifica legislazione sulla non discriminazione per tutelare le persone con disabilità, rimuovere le barriere ancora esistenti, evitare l’insorgere di nuove, ottenere pari opportunità e pari partecipazione in ogni ambito della vita.
2) Un rapido processo di ratifica della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità da parte degli Stati membri dell’Ue.
3) Obiettivi e misure chiari e concreti in tutte le politiche europee, nazionali e regionali, che assicurino ai bambini con disabilità pari trattamento nell’istruzione e nella partecipazione alla vita sociale.
4) Obiettivi e misure chiari e concreti in tutte le politiche europee, nazionali e regionali, che assicurino parità di trattamento in ambito lavorativo.
5) Riforme nazionali volte alla deistituzionalizzazione delle persone con disabilità e alla disposizione di misure alternative per una vita indipendente all’interno della comunità, attraverso adeguati servizi di qualità sostenuti da idonei finanziamenti, anche europei.
6) Requisiti di accessibilità e non discriminazione in tutti gli strumenti di finanziamento, anche a livello europeo, per evitare la creazione di nuove barriere.
7) Dati e studi sulla disabilità, che mostrino la reale situazione e le condizioni di vita delle persone disabili in Europa, al fine di fornire una base per lo sviluppo di disposizioni legislative e di iniziative di efficace protezione dei nostri diritti.
8) Regole e legislazioni comuni, per assicurare il pieno accesso ai prodotti e ai servizi in tutta l’Unione europea.
Noi, persone con disabilità in Europa, chiediamo all’Unione europea, alle autorità nazionali, regionali e locali, in stretta collaborazione con tutti i protagonisti della società civile, di bandire la discriminazione dagli annali della storia europea.        
                                     
INFORMAZIONI: http://www.edf-feph.org

RACCOLTE LE FIRME PER UNA LEGISLAZIONE PIÙ EFFICACE

In occasione della Conferenza europea svoltasi nei giorni 5-6 dicembre 2007 a Bruxelles per la celebrazione della Giornata europea delle persone disabili, l’European Disability Forum (Edf) ha richiamato le istituzioni europee a migliorare la partecipazione delle persone diversamente abili nel mercato interno dell’Ue. «Siamo delusi nel vedere che la legislazione europea sul mercato interno ha portato pochissimi cambiamenti per i 50 milioni di persone con disabilità in Europa» ha dichiarato il presidente dell’Edf, Yannis Vardakastanis, secondo il quale «l’Ue ha chiaramente fallito nell’obiettivo di creare un mercato interno inclusivo per tutti i cittadini» e servono nuove norme e politiche che portino a risultati concreti. Numerose restano infatti le barriere per le persone con disabilità nell’accesso a beni e servizi e, nella maggior parte dei casi, esse non possono godere della libertà di movimento degli altri cittadini.
Pochi giorni prima, l’Edf aveva presentato alla Commissione europea le circa 1.300.000 firme raccolte in tutta l’Ue con una petizione popolare che chiede una legislazione europea efficace per la tutela delle persone diversamente abili, che combatta cioè tutte le forme di discriminazione e garantisca la piena inclusione nella società europea. In base all’art. 47 del Trattato dell’Ue sulla partecipazione democratica, la petizione chiede dunque una legislazione europea rafforzata per garantire eguali diritti alle persone con disabilità, con elementi non discriminatori ma adattati alle specifiche esigenze. Anche e soprattutto nell’accesso a beni e servizi: «L’Ue deve liberare il mercato interno da discriminazioni ed esclusione. Non può solo essere uno spazio di libera circolazione di beni e servizi, ma un luogo dove tutti i cittadini possono esercitare i loro diritti su basi di eguaglianza» ha dichiarato Vardakastanis.

INFORMAZIONI: http://www.1million4disability.eu/form_it.asp?langue=EN

 

CES: PROMUOVERE L’ACCESSO AL LAVORO E ALLA FORMAZIONE

Nonostante i vari progressi registrati negli ultimi anni in materia di diritti delle persone con disabilità, restano varie ragioni di preoccupazione secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che nell’ottobre 2007 a svolto a Lisbona un seminario sul tema insieme al Forum europeo della disabilità (Edf). L’eccessiva esclusione dal mercato del lavoro delle persone con handicap, con tassi di disoccupazione di due o tre volte superiori rispetto all’insieme dei lavoratori, la frequente inadeguatezza delle condizioni di lavoro che non lasciano possibilità di scelta ai diversamente abili, il fatto che siano spesso soggetti a prepensionamento e quindi a pensioni che non permettono una vita dignitosa, sono tutti aspetti che preoccupano i sindacati europei, così come gli scarsi risultati registrati nell’ambito della formazione professionale per i disabili e del progresso delle carriere lavorative.
Secondo la Ces, inoltre, servizi socio-sanitari di qualità devono entrare a far parte di una direttiva quadro distinta, se necessario accompagnata da direttive più specifiche. I sindacati europei ritengono dunque importante intervenire su alcuni aspetti considerati prioritari. Ad esempio proseguire nelle iniziative di informazione della società in generale e dei lavoratori in particolare, incoraggiare una migliore inclusione dei diversamente abili nei luoghi di lavoro favorendo una loro partecipazione attiva, sviluppare politiche integrate per l’occupazione e l’inclusione sociale. La Ces intende poi lavorare affinché trovi attuazione l’accordo quadro sull’integrazione dei soggetti svantaggiati nel mercato del lavoro sottoscritto dalle parti sociali per il periodo 2006-2008, nonché sia recepita completamente e in tutti i Paesi la direttiva europea per la parità di trattamento in materia di occupazione (2000/78/CE) e si giunga a una direttiva specifica sulla “disabilità”, per dare risposta ai numerosi problemi cui i disabili devono far fronte (formazione, accesso a beni e servizi ecc.). I sindacati e le organizzazioni delle persone disabili devono poi continuare a collaborare strettamente a livello nazionale ed europeo, per monitorare la situazione ed esaminare la possibilità di un’azione congiunta per il rafforzamento della consapevolezza da parte dell’opinione pubblica in materia di diritti dei lavoratori disabili da svolgersi entro il 2010, e dovranno operare per la promozione del mainstreaming nelle politiche sulla disabilità.

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org/r/230

 

LINK EUROPEI UTILI

Istituzioni europee

Commissione europea: sezione dedicata all’handicap nel sito della Direzione Generale Occupazione e Affari sociali: http://ec.europa.eu/employment_social/disability/index_en.html
• Commissione europea: documenti chiave: http://ec.europa.eu/employment_social/index/7003_en.html
• Strategia dell’Ue sulla disabilità: http://ec.europa.eu/employment_social/disability/strategy_en.html
• Pari opportunità per le persone disabili: http://ec.europa.eu/employment_social/soc-prot/disable/index_en.htm
• Anno europeo per le pari opportunità per tutti: http://ec.europa.eu/employment_social/eyeq/index.cfm?language=IT
• Parlamento europeo: http://www.europarl.europa.eu/factsheets/ 4_8_8_it.htm

Organizzazioni internazionali
• Consiglio d’Europa: sezione su integrazione persone disabili: http://www.coe.int/T/E/Social%5FCohesion/soc%2Dsp/Integration/
• Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce): sezione democrazia e diritti umani: http://www.osce.org/odihr/
• Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu): sezione sui diritti delle persone disabili: http://www.un.org/disabilities/
• Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms): sezione disabilità: http://www.who.int/topics/disabilities/en/
• Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil): sezione disabilità e lavoro: http://www.ilo.org/public/english/employment/skills/disability/diswork.htm
• Banca Mondiale: sezione dedicata alla disabilità: http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/TOPICS/EXTSOCIALPROTECTION/EXTDISABILITY/,,menuPK:282704~pagePK: 149018~piPK:149093~theSitePK:282699,00.html

Organizzazioni non governative
• Forum europeo della disabilità: http://www.edf-feph.org/
• Petizione per rafforzare la legislazione europea sui diritti dei disabili: http://www.1million4disability.eu/form_it.asp?langue=EN
• Confederazione Europea dei Sindacati (Ces): sezione disabilità: http://www.etuc.org/r/230
• Unione europea delle persone non vedenti: http://www.euroblind.org/
• Unione europea delle persone non udenti: http://www.eudnet.org/
• Inclusion Europe: organizzazione per i diritti delle persone mentalmente disabili e delle loro famiglie: http://www.inclusion-europe.org/
• Workability Europe: organizzazione per il diritto al lavoro delle persone disabili: http://www.workability-europe.org/
• Social Platform: contiene informazioni su iniziative per i diritti delle persone con handicap: http://www.socialplatform.org/
• Special Olympics: lo sport tra le persone con disabilità mentali: http://www.specialolympics.it/
• Sezione europea del portale ministero Solidarietà sociale/Istat: http://www.disabilitaincifre.it/europa/europa.asp