Inserto n. 44:
Energia


l'Ue di fronte
alla sfida energetica

La questione energetica è sempre stata centrale per gli Stati europei, tanto da costituire la base della prima unione verificatasi nel 1951 con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca). Pochi anni dopo, nel 1957, fu poi costituita la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Nei decenni successivi, però, un fabbisogno energetico sempre più orientato verso gli idrocarburi, l’inesorabile crescita dei prezzi del greggio (dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta ai giorni nostri), la discussa questione nucleare fino alla recente disputa sulle forniture di gas hanno evidenziato tutti i limiti della Comunità europea, prima, e dell’Unione europea, poi, nell’affrontare adeguatamente il problema energetico. Gli Stati membri si sono concentrati sulle esigenze e sugli interessi immediati delle economie nazionali, senza alcuna visione comunitaria di prospettiva, mentre le politiche europee incitavano timidamente alla riduzione dei consumi e allo sviluppo delle energie rinnovabili. L’Unione europea ha così registrato un progressivo aumento della sua dipendenza energetica: se negli anni Cinquanta importava il 20% circa del suo fabbisogno, oggi tale percentuale è salita al 50% e si prevede possa raggiungere il 70% nei prossimi due decenni. Una dipendenza dalle importazioni, quella europea, resa ancor più preoccupante dalla scarsa diversificazione delle fonti e dei fornitori, dalla crescente concorrenza mondiale per l’accaparramento delle risorse energetiche e dall’instabilità politica che caratterizza molti tra i maggiori Paesi produttori. Se a ciò si aggiungono le gravi conseguenze ambientali derivanti dagli attuali livelli e modi di consumo energetico, risulta piuttosto evidente la necessità di “cambiare rotta”, cosa che può avvenire solo attraverso la definizione di una strategia comune in materia di politica energetica e sulla quale l’Ue è impegnata da alcuni mesi.

studi e riflessioni
Nel marzo 2006 la Commissione europea ha pubblicato un Libro verde sull’energia (vedi pag. II), invitando tutti i soggetti interessati a esprimere commenti su oltre 20 proposte di intervento orientate agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della competitività e della sicurezza dell’approvvigionamento. Prendendo atto dei nuovi «scenari energetici», la Commissione osservava come non siano più adeguate 25 (ora 27) politiche nazionali ma che sia invece necessario sviluppare una politica energetica europea, sia per far sentire «un’unica voce sulle questioni energetiche» sia per «guidare la ricerca globale di soluzioni nel settore dell’energia». Una strategia che, secondo il Libro verde, deve basarsi su due cardini: l’urgenza, perché le innovazioni tecnologiche richiedono anni per diventare di uso corrente, e la flessibilità, perché le politiche e gli interventi devono essere costantemente aggiornati e riorientati. Nel maggio 2006, uno studio sugli andamenti energetici dell’Ue per i prossimi decenni ha evidenziato la crescente dipendenza europea dalle importazioni (derivante dalla combinazione tra aumento della domanda e minor produzione interna) e il ruolo decisivo che potranno avere per l’Ue le forme di energia rinnovabile.
In giugno, poi, è stato pubblicato un Rapporto redatto dal Gruppo di esperti sulla competitività, l’energia e l’ambiente, istituito dalla Commissione sei mesi prima. Il documento contiene una serie di raccomandazioni che vanno dal miglioramento dell’applicazione del quadro normativo comunitario in materia di energia all’utilizzo più razionale delle risorse, dall’efficienza energetica al funzionamento e alla revisione del sistema relativo allo scambio delle quote di emissione. I lavori del Gruppo sono ora focalizzati sulla futura politica energetica dell’Ue.

iniziative geostrategiche
Intanto, però, l’Ue ha iniziato a muoversi nell’ambito geostrategico, cercando di creare le migliori condizioni possibili nei rapporti con i Paesi fornitori e di transito delle risorse energetiche. Nell’ottobre 2005 è stata istituita la Comunità dell’energia tra l’Ue e 8 Paesi dell’area balcanica, che darà vita a un mercato integrato dell’energia esteso a 34 Paesi europei. Il primo incontro interministeriale si è tenuto a Skopje (Macedonia) il 17 novembre scorso, con la partecipazione in veste di osservatori dei ministri di Moldavia, Norvegia e Turchia. In pratica, sarà esteso a tutta la penisola balcanica l’acquis comunitario in materia di energia, ambiente e concorrenza, favorendo l’apertura dei mercati, la garanzia degli investimenti e un controllo sulla regolamentazione nel settore energetico, mentre dal punto di vista strategico l’Ue si garantirà l’accesso alle riserve di gas del Medio Oriente e della regione del Mar Caspio.
Altra importante iniziativa goestrategica è quella che unisce l’Ue ai Paesi delle regioni del Mar Nero e del Mar Caspio, istituita nel 2004 con la Conferenza ministeriale di Baku (Azerbaijan) e progredita con la seconda Conferenza svoltasi lo scorso 30 novembre ad Astana (Kazakistan). L’obiettivo è di definire un piano d’azione di cooperazione nel settore energetico tra l’Ue e 11 Paesi dell’Asia centrale (con la Russia come osservatore), così da giungere nei prossimi anni a una strategia comune.
Continua inoltre la cooperazione euromediterranea, area che comprende alcuni Paesi produttori di risorse energetiche, mentre sono frequenti gli incontri bilaterali con i maggiori fornitori dell’Ue, quali Russia, Algeria, Norvegia ecc. Il tutto nella consapevolezza che la sicurezza degli approvvigionamenti di energia dipende strettamente da una politica estera europea coordinata e dall’ampliamento della gamma di fornitori. Anche perché, come ha ricordato la commissaria europea per le Relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner in un incontro sulla sicurezza energetica svoltosi a Bruxelles nei giorni 20-21 novembre scorsi, l’Ue è uno dei principali clienti dei fornitori e ha un potere d’acquisto consistente, quindi gli Stati membri «devono lavorare insieme per raggiungere la migliore intesa e la massima sicurezza energetica per tutti gli europei».


il Libro verde per un’energia sostenibile, competitiva e sicura

«Siamo di fronte al nuovo scenario energetico del 21º secolo. In questo scenario le regioni economiche si trovano in una situazione di dipendenza reciproca per garantire la sicurezza energetica, la stabilità economica e un’azione efficace contro i cambiamenti climatici. Gli effetti di tale scenario sono avvertiti direttamente da tutti. L’accesso all’energia è fondamentale per la quotidianità di tutti i cittadini europei, che devono far fronte a prezzi elevati, alle minacce alla sicurezza degli approvvigionamenti e ai cambiamenti climatici che colpiscono il continente. Un’energia sostenibile, competitiva e sicura è uno dei pilastri della nostra vita di tutti i giorni. Questo scenario richiede una risposta europea comune». Più che un auspicio pareva un vero e proprio monito, quello contenuto nel Libro verde sull’energia pubblicato dalla Commissione europea l’8 marzo 2006. Poche settimane prima, infatti, il contenzioso sulla fornitura di gas naturale da parte della Russia a Ucraina, Georgia e alle altre repubbliche ex sovietiche aveva evidenziato l’estrema debolezza dell’Unione europea in materia energetica: praticamente in balia delle decisioni russe e soprattutto con i suoi Stati membri pronti a “disunirsi” pur di assicurarsi le forniture del gigante monopolista russo Gazprom. La crisi irachena, i difficili rapporti con l’Iran e l’ormai raggiunta soglia massima di sfruttamento delle risorse petrolifere mondiali, costituivano poi un ulteriore grande elemento di preoccupazione per un’Ue che oggi importa oltre il 50% del suo fabbisogno energetico ma che, senza importanti correttivi, ne importerà il 70% nei prossimi 2 o 3 decenni. A fronte di una simile situazione, sottolineava la Commissione, l’Ue non ha ancora istituito mercati energetici interni perfettamente competitivi. «Per tutte queste ragioni, urge una politica energetica europea comune», cosa che l’esecutivo europeo cercava di sollecitare proprio con il Libro verde, invitando tutti i soggetti interessati a esprimere commenti su oltre 20 proposte di intervento basate su tre obiettivi fondamentali: sviluppo sostenibile, competitività e sicurezza dell’approvvigionamento.

la “nuova era” dell’energia
Il Libro verde spiegava perché riteneva essere iniziata una «nuova era» dell’energia in Europa, indicando i principali aspetti di questo nuovo scenario:

• Vi è un urgente bisogno di investimenti. Solo in Europa, per soddisfare la domanda di energia prevista e sostituire le infrastrutture che mostrano segni di invecchiamento, nei prossimi 20 anni saranno necessari investimenti per circa 1000 miliardi di euro.

• La nostra dipendenza dalle importazioni è in aumento. Se non si rende più competitiva l’energia interna, nei prossimi 20 o 30 anni le importazioni copriranno il 70% circa del fabbisogno energetico dell’Ue e in parte proverranno da regioni in cui è presente la minaccia dell’insicurezza.

• Le riserve sono concentrate in pochi Paesi. Oggi circa la metà del gas consumato dall’Ue proviene da Russia, Norvegia e Algeria. Se gli attuali modelli di consumo si confermano, nei prossimi 25 anni le importazioni di gas potrebbero aumentare fino a rappresentare l’80% del fabbisogno.

• La domanda globale di energia è in crescita. Si prevede che entro il 2030 la domanda globale di energia - e le emissioni di CO2 - saranno di circa il 60% superiori ai livelli attuali. Il consumo globale di petrolio è aumentato del 20% dal 1994 e si prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà dell’1,6% all’anno.

• I prezzi del gas e del petrolio sono in aumento. Negli ultimi due anni sono in pratica raddoppiati nell’Ue e i prezzi dell’elettricità hanno seguito lo stesso andamento. I consumatori si trovano ad affrontare una difficile situazione. Tenendo conto della domanda globale di combustibili fossili, della lunghezza delle catene di approvvigionamento e della crescente dipendenza dalle importazioni, i prezzi sono probabilmente destinati a rimanere elevati. Tuttavia, essi potrebbero favorire il miglioramento dell’efficienza energetica e l’innovazione.

• Il clima si sta riscaldando. Secondo il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), a causa delle emissioni di gas a effetto serra la temperatura della Terra è già aumentata di 0,6 gradi e, se non sono adottate le misure necessarie, l’aumento potrebbe essere compreso fra 1,4 e 5,8 gradi entro la fine di questo secolo. La situazione avrà gravi ripercussioni sull’economia e l’ecosistema di tutte le regioni del mondo, compresa l’Ue.

• L’Europa non ha ancora istituito mercati energetici interni perfettamente competitivi. Solo quando tali mercati esisteranno i cittadini e le imprese europei potranno fruire di tutti i vantaggi della sicurezza di approvvigionamento e dell’abbassamento dei prezzi. Per conseguire questo obiettivo si devono sviluppare le interconnessioni, attuare un effettivo quadro normativo e regolamentare e farlo pienamente rispettare nella pratica e le norme in materia di concorrenza devono essere applicate in modo rigoroso. Inoltre, se l’Europa vuole vincere le molteplici sfide che deve affrontare, il consolidamento del suo settore energetico dovrebbe essere trainato dal mercato e si dovrebbero fare congrui investimenti per il futuro.

cambio di marcia necessario
«Una strategia basata esclusivamente su 25 politiche energetiche nazionali non è sufficiente» osservava la Commissione, sottolineando come «l’Ue dispone degli strumenti per reagire». Con oltre 450 milioni di consumatori, infatti, l’Ue è il secondo mercato energetico del mondo e, agendo in modo unitario, ha il peso necessario per proteggere e far valere i propri interessi. «Essa ha non solo le dimensioni, ma anche le capacità politiche per far fronte al nuovo scenario energetico» dichiarava il Libro verde, secondo cui l’Ue occupa un posto di primo piano nel mondo in fatto di gestione della domanda, nella promozione di forme di energia nuove e rinnovabili e nello sviluppo delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. «Se appoggia una nuova politica comune, facendo sentire un’unica voce sulle questioni energetiche, l’Europa può guidare la ricerca globale di soluzioni nel settore dell’energia» sosteneva la Commissione europea. Per fare ciò è però necessario che l’Europa «agisca urgentemente», perché le innovazioni tecnologiche nel settore energetico richiedono molti anni per diventare di uso corrente. Inoltre, recitava il Libro verde, l’Ue deve continuare a promuovere la «diversificazione», sia delle fonti energetiche sia dei Paesi di origine e di transito delle importazioni. Solo in questo modo creerà le condizioni necessarie per la crescita, l’occupazione, una maggiore sicurezza e un ambiente migliore. Un lavoro proseguito fin dalla pubblicazione del Libro verde sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel 2000, ma visti gli sviluppi che hanno interessato i mercati energetici «è necessario un nuovo slancio europeo».

La questione centrale, sottolineava la Commissione, è capire se esiste un accordo sulla necessità di sviluppare una nuova, comune strategia europea nel settore energetico e se la sostenibilità, la competitività e la sicurezza devono diventare principi chiave che ispirino tale strategia. «Sviluppare una politica energetica europea costituirà un impegno a lungo termine» sostiene la Commissione, un approccio che richiede un quadro di riferimento chiaro, che potrebbe essere sottoscritto ai massimi livelli, ma flessibile, in quanto deve essere aggiornato periodicamente. Come base per tale processo la Commissione proponeva quindi di presentare a scadenza regolare al Consiglio e al Parlamento un «riesame strategico della politica energetica dell’Ue», esercizio utile a tracciare un bilancio della situazione e ad elaborare un piano di azione, con l’obiettivo di monitorare i progressi compiuti e individuare nuovi problemi e nuove risposte su tutti gli aspetti della politica energetica.

gli obiettivi energetici
Secondo il Libro verde, la politica energetica dell’Europa dovrebbe perseguire tre obiettivi principali:

• Sviluppo sostenibile: sviluppare fonti rinnovabili di energia competitive e altre fonti energetiche e vettori a basse emissioni di carbonio, in particolare combustibili alternativi per il trasporto; contenere la domanda di energia in Europa; essere all’avanguardia nell’impegno globale per arrestare i cambiamenti climatici e migliorare la qualità dell’aria a livello locale.

• Competitività: assicurare che la liberalizzazione del mercato dell’energia offra vantaggi ai consumatori e all’intera economia e favorisca allo stesso tempo gli investimenti nella produzione di energia pulita e nell’efficienza energetica; attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia a livello internazionale sull’economia e sui cittadini dell’Ue; mantenere l’Europa all’avanguardia nel settore delle tecnologie energetiche.

• Sicurezza dell’approvvigionamento. Affrontare la crescente dipendenza dalle importazioni: con un approccio integrato - ridurre la domanda, diversificare il mix energetico dell’Ue utilizzando maggiormente l’energia locale e rinnovabile competitiva e diversificando le fonti e le vie di approvvigionamento per l’energia importata; istituendo un quadro di riferimento che incoraggerà investimenti adeguati per soddisfare la crescente domanda di energia; dotando l’Ue di strumenti più efficaci per affrontare le emergenze; migliorando le condizioni per le imprese europee che tentano di accedere alle risorse globali; assicurando che tutti i cittadini e le imprese abbiano accesso all’energia.

A tali obiettivi il Libro verde affianca un «obiettivo strategico» riguardante l’equilibrio tra utilizzo dell’energia sostenibile, competitività e sicurezza dell’approvvigionamento: «Ad esempio, cercare di ottenere un livello minimo di mix energetico generale a livello dell’Ue che provenga da fonti energetiche sicure a basse emissioni di carbonio. Esso permetterebbe di far convivere la libertà degli Stati membri di scegliere tra diverse fonti energetiche e la necessità dell’Ue nel suo insieme di disporre di un mix energetico che, in generale, soddisfa le sue tre fondamentali finalità energetiche». proposte di intervento

Per conseguire tali obiettivi il Libro verde illustrava poi alcune concrete proposte di intervento in 6 «settori chiave»:

• L’Ue deve completare i mercati interni del gas e dell’energia elettrica. L’azione in proposito potrebbe includere le seguenti misure: sviluppo di una rete europea, anche mediante un codice per le reti europee (si potrebbe istituire un’autorità di regolamentazione europea e un Centro europeo per le reti energetiche); migliori interconnessioni; creazione di un ambito atto a stimolare gli investimenti; disaggregazione più efficace; promozione della competitività, anche tramite un miglior coordinamento tra autorità di regolamentazione, le autorità responsabili della concorrenza e la Commissione.

• L’Ue deve assicurare che il suo mercato interno dell’energia garantisca la sicurezza dell’approvvigionamento: solidarietà tra Stati membri. Misure concrete in proposito dovrebbero includere: un riesame della vigente normativa comunitaria sulle riserve di petrolio e gas, per concentrarsi sulle sfide attuali; l’istituzione di un Osservatorio europeo sull’approvvigionamento energetico, che aumenti la trasparenza sulle questioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici all’interno dell’Ue; migliore sicurezza delle reti grazie a una più intensa collaborazione tra i gestori di rete ed eventualmente istituire un gruppo formale europeo di gestori di rete; maggiore sicurezza fisica dell’infrastruttura, possibilmente tramite standard comuni; maggiore trasparenza sulle riserve energetiche a livello europeo.

• La Comunità ha bisogno di un dibattito che si svolga effettivamente a livello comunitario sulle diverse fonti energetiche, compresi costi e contributi ai cambiamenti climatici, affinché possiamo essere certi che, in generale, il mix energetico scelto dall’Ue permetta il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza dell’approvvigionamento, della competitività e dello sviluppo sostenibile.

• L’Europa deve affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici in modo compatibile con gli obiettivi che aveva concordato a Lisbona. La Commissione potrebbe proporre le seguenti misure al Consiglio e al Parlamento:
- Una chiara finalità consistente nel dare priorità all’efficienza energetica, nell’intento di risparmiare il 20% dell’energia che l’Ue altrimenti consumerebbe entro il 2020 e concertando una serie di misure concrete per raggiungere tale obiettivo, quali: campagne per promuovere l’efficienza energetica, compresa l’efficienza negli edifici; il ricorso agli strumenti finanziari e appropriati meccanismi per attrarre investimenti; un rinnovato impegno nel settore dei trasporti; un sistema europeo di “certificati bianchi” in materia energetica, negoziabili; maggiori informazioni sui rendimenti energetici dei principali prodotti a elevato consumo energetico, compresi gli elettrodomestici, gli autoveicoli e i macchinari industriali e, possibilmente, standard minimi di rendimento.
- Adottare una Road Map dell’energia rinnovabile a lungo termine, che comprenda: un rinnovato impegno per conseguire gli obiettivi già fissati; la considerazione di quali obiettivi si rendano necessari oltre il 2010; una nuova direttiva comunitaria sui sistemi di riscaldamento e di raffreddamento; un piano dettagliato inteso a rendere stazionaria e progressivamente ridurre la dipendenza dell’Ue dall’importazione di petrolio; iniziative per facilitare l’immissione sul mercato delle fonti energetiche pulite e rinnovabili.

• Un piano strategico per le tecnologie energetiche, che faccia il miglior uso delle risorse di cui dispone l’Europa, partendo dalla piattaforme tecnologiche europee e con l’opzione di iniziative tecnologiche congiunte o la costituzione di imprese comuni per sviluppare i mercati “trainanti” delle tecnologiche energetiche innovative.

• Una politica comune esterna dell’energia. Per far fronte alle sfide dei prezzi elevati e volatili dell’energia, dell’aumento della dipendenza dalle importazioni, una domanda energetica globale in forte crescita e il riscaldamento terrestre, l’Ue deve elaborare una politica energetica esterna chiaramente definita e perseguirla a livello comunitario e nazionale. A tal fine la Commissione propone di: individuare le priorità europee per la costruzione di nuove infrastrutture necessarie alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici dell’Ue; istituire una comunità paneuropea dell’energia; concludere un nuovo partenariato con la Russia nel settore dell’energia; introdurre un nuovo meccanismo comunitario per permettere una risposta rapida e coordinata alle emergenze esterne che possono scoppiare in relazione all’approvvigionamento energetico con ripercussioni sulle forniture all’Ue; approfondire le relazioni nel settore energetico con i principali produttori e consumatori; concludere un accordo internazionale sull’efficienza energetica.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/energy/green-paper-energy/index_en.htm



DOMANDA DI ENERGIA PRIMARIA NELL’UE-25: 1990-2030
Mtoe*
1990 2000 2010 2020 2030
Carburanti solidi

431,9

306,5

286,8

259,5

293,1

Carburanti liquidi

595,7

634,7

668,7

669,9

640,5

Gas naturale

260,5

376,3

462,2

529,7

517,8

Nucleare

196,9

237,7

248,8

228,6

210,8

Fonti rinnovabili

68,9

96,5

143,8

195,5

230,8

Totale

1.556,2

1.653,8

1.812,5

1.885,3

1.895,2

UE-15

1.320,0

1.456,9

1.587,0

1.623,8

1.608,5

Nuovi Stati membri

236,2

196,9

225,5

261,5

286,7



Tasso di crescita annuo della domanda (%)

1990/2000

2000/2010

2010/2020

2020/2030

2000/2030

Carburanti solidi

-3,4

-0,7

-1,0

1,2

-0,1

Carburanti liquidi

0,6

0,5

0,0

-0,4

0,0

Gas naturale

3,7

2,1

1,4

-0,2

1,1

Nucleare

1,9

0,5

-0,8

-0,8

-0,4

Fonti rinnovabili

3,4

4,1

3,1

1,7

3,0

Totale

0,6

0,9

0,4

0,1

0,5

UE-15

1,0

0,9

0,2

-0,1

0,3

Nuovi Stati membri

-1,8

1,4

1,5

0,9

1,3


* Milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Million Tons of Oil Equivalent - Mtoe) Fonte: Commissione europea, European energy and transport, Trends to 2030, maggio 2006

DIPENDENZA DALL’IMPORTAZIONE
DI COMBUSTIBILI NEI PAESI DELL’UE (%)

 

tutti i
combustibili

combustibili solidi

petrolio

gas

UE-25

48,0

33,2

76,8

51,3

UE-15

50,2

53,2

75,5

47,3

AT

66,0

91,4

95,1

71,5

BE

76,4

86,2

98,8

102,1

CY

100,5

120,4

102,1

-

CZ

26,6

-18,6

95,2

102,0

DE

60,5

29,6

95,0

79,5

DK

-41,1

88,6

-94,9

-64,5

EE

29,2

2,7

75,2

100,0

EL

70,7

6,9

102,5

97,4

ES

78,3

66,3

101,2

101,0

FI

52,6

61,0

93,9

100,0

FR

50,3

92,7

99,2

98,3

HU

58,2

24,7

73,7

80,6

IE

89,3

70,2

101,1

81,6

IT

86,7

95,6

94,7

84,1

LT

42,7

97,8

74,8

100,0

LU

99,0

100,0

100,6

100,0

LV

54,6

76,1

98,5

88,6

MT

100,0

-

100,0

-

NL

33,8

97,2

91,3

-51,5

PL

11,3

-28,5

97,1

66,1

PT

84,2

99,9

96,7

99,9

SE

37,5

80,3

95,2

100,0

SI

49,9

20,6

100,0

99,4

SK

65,3

77,3

97,2

100,1

UK

-12,8

48,9

-50,9

-8,1


energie rinnovabili e importazioni:
questa l’Ue dei prossimi decenni


L’analisi della situazione energetica attuale e di come vi si è giunti è fondamentale per decidere le modalità e i principali settori di intervento, ma per la definizione di una strategia diventa decisivo lo studio delle prospettive, cioè di quanto si può prevedere possa accedere nel breve, medio e lungo periodo. Così, nel maggio 2006 la Commissione europea ha pubblicato un Rapporto intitolato European energy and transport. Trends to 2030, contenente dettagliate elaborazioni e proiezioni su domanda, produzione e mercato dell’energia prendendo in considerazione il periodo 2000-2030.

energia primaria
La domanda di energia primaria per l’Ue a 25 Stati si prevede che crescerà a un tasso annuo dello 0,5% fino al 2030. Complessivamente, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2030 è prevista una crescita della domanda di energia primaria del 14,6% per l’Ue a 25, con un bisogno crescente e particolarmente veloce per i nuovi Stati membri (+ 45%) rispetto a quello dei “vecchi” 15 Stati (+ 10,4%). Questo perché i Paesi dell’area ex sovietica devono riprendersi dalla profonda crisi degli anni Novanta caratterizzata dal crollo delle attività economiche, dalla massiccia chiusura di vecchi stabilimenti inefficienti sul fronte energetico e dalla fine dei prezzi politici sovietici dell’energia.
L’incremento del fabbisogno di energia primaria, sottolinea il Rapporto, è però più pronunciato nel breve termine, cioè nel primo decennio, mentre sul lungo periodo il consumo dovrebbe stabilizzarsi per l’effetto derivante dall’espansione del settore dei servizi, dalla bassa crescita economica, dalla saturazione della domanda e dal ristagno demografico. Per il 2030 si prevede che la domanda di energia nei nuovi Stati membri rappresenterà il 15% del fabbisogno complessivo di energia dell’Ue (attualmente è meno del 12%).

calo della produzione
Mentre aumenterà la domanda, però, diminuirà sensibilmente la produzione di energia primaria all’interno dell’Ue: la produzione europea di combustibili solidi diminuirà di oltre il 40%, anche per la crescente competitività delle importazioni di carbone e gas naturale, mentre le produzioni interne di greggio e di gas crolleranno rispettivamente del 73% e del 59% (nel 2030 rispetto ai valori del 2000) causa il progressivo esaurimento delle riserve attualmente sfruttate.
Limitata sarà anche la crescita della produzione nucleare di energia fino al 2010, mentre nel ventennio successivo è previsto un rapido declino di tale produzione (- 15% tra il 2010 e il 2030) come risultato delle politiche di uscita dal nucleare volute da alcuni Stati membri e dagli scarsi investimenti decisi da altri.
Di tutt’altro ordine invece le previsioni relative alle varie forme di energia rinnovabile, la cui produzione aumenterà in modo significativo nei prossimi due decenni (+ 140%) grazie ai progressi tecnologici e alle iniziative politiche. Già nel 2015 le energie rinnovabili costituiranno la seconda più importante fonte di energia interna per l’Ue, dopo il nucleare, mentre dal 2025 diventeranno la prima fonte.

necessità di importazioni
Risulta piuttosto evidente che gli effetti combinati di una crescente domanda di energia primaria in termini di carburanti fossili e di un calo della produzione hanno come conseguenza un aumento significativo della necessità di importazioni per il sistema energetico dell’Ue. Si prevede una crescita di quasi il 20% della dipendenza dalle importazioni di energia primaria per l’Ue, che dal 47,2% del 2000 dovrebbe sfiorare il 65% nel 2030. Nello stesso anno, il 93,8% della domanda di petrolio e carbone dell’Ue sarà soddisfatto dalle importazioni, rispetto a poco più del 76% attuale, mentre crescerà anche la dipendenza esterna per il gas naturale: dal 50% attuale all’84,6% del 2030; aumenterà anche la dipendenza dalle importazioni di carburanti solidi, seppur in minor misura, che passerà dall’attuale 31% al 59% nel 2030.
I 15 “vecchi” Stati membri dell’Ue soddisferanno con le importazioni il 66,8% della loro domanda d’energia nel 2030, mentre per i nuovi Stati membri la dipendenza dalle importazioni sarà minore, intorno al 54%. Tuttavia, la crescita percentuale della dipendenza dalle importazioni sarà più elevata nei nuovi Stati membri rispetto ai “vecchi”: + 23,6% rispetto a + 17,3% nel periodo 2000-2030. La crescente dipendenza dalle importazioni per il sistema energetico complessivo dell’Ue solleva dunque forti preoccupazioni sulla sicurezza dei rifornimenti a lungo termine. Ciò riguarda soprattutto il gas naturale, data la forte dipendenza da un numero ristretto di fornitori, la necessità di infrastrutture per il trasporto di lunga distanza e l’incremento della domanda in altre regioni del mondo. Anche per il mercato del petrolio la situazione non è incoraggiante: la produzione europea del Mare del Nord sta diminuendo e le riserve mondiali sono sempre più concentrate nel Medio Oriente.

fabbisogno di energia
La domanda finale d’energia ha registrato importanti cambiamenti nell’ultimo decennio, sia nei 15 “vecchi” che nei nuovi Stati membri dell’Ue. Negli anni Novanta, all’interno dell’Ue a 15 si è assistito a una graduale svolta verso servizi e produzioni manifatturiere a minor impatto energetico e a standard di vita più elevati, associati però a un più ampio possesso di auto e apparecchiature domestiche, maggiori riscaldamento e raffreddamento condizionato degli ambienti, con un generale passaggio dall’utilizzo di carburanti solidi e liquidi verso un maggior uso di gas ed elettricità. In molti dei nuovi Stati membri, invece, si è verificata una totale ristrutturazione delle economie ex sovietiche con forti conseguenze sulla produzione e sulla domanda di energia (come detto in precedenza). I fattori di cambiamento che hanno caratterizzato l’ultimo decennio si prevede continueranno in futuro per i 15 “vecchi” Stati membri e diventeranno importanti allo stesso modo per i nuovi Stati, perché la ristrutturazione continua e le condizioni economiche migliorano, stimolate dal processo di convergenza tra i Paesi dell’Ue.
La domanda di energia finale nell’Ue entro il 2030, prevede il Rapporto, crescerà del 25,1%, cioè molto al di sopra dei prospettati bisogni energetici (+ 14,6% come detto in precedenza). Tale crescita sarà significativamente più elevata nei nuovi Stati membri (+ 65,6% rispetto al + 19,9% dei Quindici), a dimostrazione di modelli di crescita profondamente differenti. Così, mentre si prospetta un picco nel breve termine e un successivo rallentamento nella crescita della domanda tra i Quindici, nei nuovi Stati membri la domanda di energia finale si manterrà ai livelli attuali di crescita fino al 2020 e decrescerà solo nel lungo periodo. Tale differenza sarà causata dalla diversa evoluzione economica tra i Quindici e i nuovi Stati dell’Ue e dall’effetto saturazione per un certo numero di usi energetici nei Quindici nel prossimo decennio.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/dgs/energy_transport/figures/index_en.htm


DOMANDA DI ENERGIA NELL’UE-25 PER SETTORE: 1990-2030


Mtoe*

1990

2000

2010

2020

2030

Industria

341,1

330,1

356,4

382,4

391,6

- Industrie ad alto consumo energetico

216,8

211,6

220,8

228,4

224,9

- Altri settori industriali

124,3

118,4

135,7

154,0

166,6

Settore domestico

407,6

432,3

500,5

550,6

576,6

- Residenziale

261,0

273,3

312,0

338,7

351,3

- Terziario

146,6

159,0

188,5

211,9

225,3

Trasporti

273,2

333,0

381,1

405,5

402,3

Totale

1.021,9

1.095,4

1.238,0

1.338,5

1.370,5

UE-15

866,5

970,7

1.086,7

1.155,1

1.163,9

Nuovi Stati membri

155,5

124,7

151,3

183,4

206,5



Tasso di crescita annuo della domanda (%)

1990/2000

2000/2010

2010/2020

2020/2030

2000/2030

Industria

-0,3

0,8

0,7

0,2

0,6

- Industrie ad alto consumo energetico

-0,2

0,4

0,3

-0,2

0,2

- Altri settori industriali

-0,5

1,4

1,3

0,8

1,1

Settore domestico

0,6

1,5

1,0

0,5

1,0

- Residenziale

0,5

1,3

0,8

0,4

0,8

- Terziario

0,8

1,7

1,2

0,6

1,2

Trasporti

2,0

1,4

0,6

-0,1

0,6

Totale

0,7

1,2

0,8

0,2

0,7

UE-15

1,1

1,1

0,6

0,1

0,6

Nuovi Stati membri

-2,2

2,0

1,9

1,2

1,7


* Milioni di tonnellate di petrolio equivalente (Million Tons of Oil Equivalent - Mtoe) Fonte: Commissione europea, European energy and transport, Trends to 2030, maggio 2006

UE-25: DIPENDENZA DA IMPORTAZIONE DI COMBUSTIBILI 1990-2030 (%)


1990

2000

2010

2020

2030

Combustibili solidi

17,5

30,8

46,1

49,5

59,0

Combustibili liquidi

80,9

76,4

83,7

92,7

93,8

Gas naturale

47,5

49,6

62,8

81,4

84,6

Totale

44,7

47,2

55,0

63,5

64,9

UE-15

47,5

49,5

56,6

65,4

66,8

Nuovi Stati membri

28,7

30,1

44,1

52,0

53,7

Fonte: Commissione europea, European energy and transport, Trends to 2030, maggio 2006

anche per l’energia serve
una politica europea comune

di Domenico Moro*

Intervenendo sul tema dell’energia nel corso del 10º Forum internazionale organizzato dalla Fondazione Bertelsmann, il 22 settembre 2006, il primo ministro francese Dominique de Villepin ha indicato quelli che ritiene essere i segnali dei profondi cambiamenti in corso nel mondo: la consapevolezza di un ormai prossimo esaurimento delle risorse energetiche fossili; il fatto che il Medio Oriente, dove si concentra una quota consistente delle riserve mondiali, è un’area fortemente instabile; il fatto che l’energia è diventata un fattore di affermazione della potenza su scala mondiale. Chiedendosi quindi come l’Europa possa garantire ai propri cittadini la sicurezza degli approvvigionamenti e l’accesso all’energia ad un costo ragionevole, il capo del governo francese ha risposto, correttamente, che non è un problema tecnico bensì politico.

La risposta europea che de Villepin propone non è però né credibile né sufficiente. Non è credibile, perché il primo ministro francese si è innanzitutto preoccupato di difendere il progetto di fusione tra Suez e Gaz de France, presentandolo come iniziativa condotta negli interessi europei, mentre è persino discutibile se sia negli interessi dell’industria e dei cittadini francesi. Enunciando poi le linee di sviluppo di una politica energetica europea (l’istituzione, nel settore dell’energia, di una figura equivalente a quella di Xavier Solana che promuova una riunione con i Paesi dai quali l’Ue importa di più; l’avvio della convergenza delle politiche energetiche nazionali; la promozione del coordinamento delle riserve energetiche strategiche) ha invece reso manifesta l’insufficienza della sua proposta. In effetti, non trae neppure le conseguenze di quello che lui stesso sostiene e cioè che «l’energia è diventata un fattore di affermazione della potenza su scala mondiale» e non ha il coraggio di proporre una vigorosa politica per l’energia di cui l’Europa e il mondo hanno bisogno. Infatti, se cinquant’anni fa l’energia era un problema di pace e di guerra in Europa, oggi può diventarlo su scala mondiale. E che questa prospettiva sfugga a de Villepin lo dimostra il fatto che quando propone un Vertice tra Europa e Paesi produttori di energia lo limita a Russia, Algeria e Norvegia, escludendo i Paesi mediorientali, come se la pace in questa regione non sia anche una responsabilità europea e non solo americana.

nuovi e vecchi consumatori
L’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, nel corso della prima metà del 2005, impressionata dal progressivo aumento del prezzo del greggio, si è concentrata sull’impetuoso e inarrestabile sviluppo economico cinese, traendone l’affrettata conclusione che la responsabilità del nuovo massimo storico raggiunto dal prezzo del petrolio fosse da imputarsi alla pressione esercitata sul mercato energetico mondiale dalla Cina: i dati, ad oggi, non confermano questa valutazione. È vero che, in termini relativi, la crescita della domanda cinese di petrolio nel 2005, rispetto al 2002, è stata molto elevata (+66%), ma in termini assoluti l’incremento più forte è da imputarsi alla crescente domanda statunitense di petrolio dal resto del mondo, aumentata, nello stesso periodo, di 106 milioni di tonnellate, contro 67 della Cina e 68 dell’Europa. Questa è la principale novità, tanto che gli Usa hanno superato l’Europa come principale importatore di greggio a livello mondiale.

L’ultimo decennio ha infatti confermato una svolta nella dipendenza energetica degli Stati Uniti dal resto del mondo, che era già apparsa evidente fin dagli anni della prima crisi energetica, quando gli americani sganciarono il dollaro dall’oro rendendo possibile il finanziamento degli acquisti di energia a prezzi crescenti, acquisti che oggi arrivano a coprire i 2/3 dei consumi, una quota destinata a crescere ulteriormente in futuro. Ciò significa che anche l’economia statunitense si sta integrando sempre di più nell’economia mondiale e che l’interesse di lungo periodo degli americani dovrebbe essere la stabilità politico-economica mondiale; una stabilità che, da soli, non riescono più ad assicurare.

Se dunque la domanda cinese di petrolio non spiega da sola l’aumento dei prezzi dell’energia, essa è però indice di un fatto strutturale e che è destinato a cambiare i rapporti di potere a livello mondiale. Come fa notare un recente Rapporto del Senato francese, i consumi di energia dei Paesi asiatici in via di sviluppo rappresentano ormai il 20% dei consumi mondiali, contro il 17% dell’Unione europea e il 29% degli Stati Uniti: questo è il segnale che è finita l’epoca in cui un quarto della popolazione mondiale si appropriava di tre quarti delle risorse energetiche mondiali e, più in generale, delle principali materie prime. L’Unione europea deve quindi tenere conto di questo dato di fondo rispetto al quale i Paesi europei, da soli, difficilmente potranno dare una risposta adeguata, anche perché i Paesi asiatici che stanno influenzando lo spostamento nella distribuzione dei consumi energetici, vale a dire Cina e India, diversamente dall’Ue sono in grado di esprimere un’unica politica estera ed energetica.

energia e commercio mondiale
Il commissario europeo per il Commercio Peter Mandelson ha recentemente ricordato che è necessario includere il commercio di servizi energetici (trasporto e distribuzione) e gli investimenti diretti esteri nel settore dell’energia nell’ambito delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto), rafforzandone quindi il potere di intervento. La sostanza del problema posto da Mandelson è il fatto che l’energia deve essere il tema di una specifica sessione di discussione da promuovere nell’ambito del “Ciclo di Doha”. Infatti, per quanto riguarda questo settore restano aperti ancora molti problemi, come il fatto che non tutti i Paesi produttori di fonti energetiche sono membri dell’Omc, tra cui anche alcuni fornitori strategici dell’Ue.
Globalmente, i Paesi che possiedono riserve di gas naturale, oppure di petrolio, e che non fanno parte dell’Omc, rappresentano rispettivamente il 51% e il 36% delle riserve mondiali (fino a circa un anno fa, le riserve petrolifere fuori dall’Omc erano pari al 58%, in quanto è stato solo a partire dal dicembre del 2005 che l’Arabia Saudita è stata ammessa nell’Organizzazione mondiale del commercio).

L’adesione alla Omc è una condizione necessaria, ma non ancora sufficiente per il rispetto di normali condizioni di scambi commerciali, in quanto la presenza di Paesi produttori di petrolio non ha ancora portato l’Omc ad affrontare il problema del cartello costituito dall’Opec. La presenza o meno nell’Omc è stata, finora, piuttosto una leva politica gestita dagli Stati Uniti in funzione dei loro interessi di politica estera. Per cui, essi hanno dato il via libera a Paesi con i quali hanno interesse ad avere buone relazioni, indipendentemente dal fatto che gli stessi rispondano ai requisiti generalmente richiesti di essere economie di mercato, ostacolando invece la partecipazione di altri. Basti pensare, solo per fare alcuni esempi macroscopici, alla Cina, all’Arabia Saudita e alla Nigeria, che non sono certo economie di antica e consolidata tradizione di rispetto delle regole del libero mercato.
Resta il fatto che fino a quando l’Unione europea non avrà un’unica politica europea per l’energia, avrà difficoltà a far accettare il principio che l’Omc se ne deve occupare. Va però subito sottolineato, per chi è particolarmente sensibile alle istanze dei movimenti “no-global”, che non si tratta di rafforzare l’Omc per “liberalizzare” il commercio: il commercio non si liberalizza, si regolamenta, perché è la politica che deve avere l’ultima parola e non il mercato.

l’Agenzia europea per l’energia
Come spesso è avvenuto in passato, il Movimento federalista europeo deve essere capace di inserirsi nel dibattito europeo con una proposta, criticando eventuali soluzioni al ribasso. Tenuto conto che l’Unione europea deve contribuire al rafforzamento dell’Omc, la proposta è quella di dotare l’Ue di un’Agenzia europea per l’energia in grado di promuovere un’unica politica per l’energia, mentre oggi l’Europa si presenta al resto del mondo con più politiche nazionali, spesso tra loro contrastanti. Con un’unica politica energetica, l’Ue non solo darebbe l’esempio di una gestione sovranazionale di un problema comune, ma avrebbe la forza contrattuale per imporre un approccio globale nell’energia all’interno dell’Omc e per convincere la Russia a ratificare la Carta dell’energia.

L’Agenzia europea per l’energia dovrà:

• promuovere la realizzazione delle reti transfrontaliere di trasporto di energia (elettrodotti, gasdotti, oleodotti);

• realizzare una Riserva energetica strategica europea, sull’esempio di quanto hanno già fatto Stati Uniti e Cina;

• dare il parere vincolante sugli accordi tra gli operatori europei del settore energetico e operatori o governi di Paesi terzi;

• promuovere il pagamento in euro dell’energia importata;

• essere responsabile del rispetto degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.

Per quanto riguarda la procedura per la sua realizzazione, la proposta che si può avanzare è che nel caso in cui non vi sia il consenso unanime dei 25 Stati membri dell’Ue, quelli favorevoli a tale iniziativa ricorrano allo strumento della “cooperazione rafforzata”. A questo proposito va colta l’occasione della presidenza tedesca dell’Ue (primo semestre 2007), che come l’Italia ha abbandonato la linea “euroscettica”, e chiedere che sia presa l’iniziativa di proporre non solo l’istituzione dell’Agenzia, ma anche un’iniziativa industriale che la anticipi. Quest’ultima deve tener conto del fatto che pensare di mettere insieme società che operano sul mercato della produzione di energia o nella distribuzione finale suscita resistenze politiche che, come dimostrano vari precedenti, sono difficilmente sormontabili. Deve dunque essere una proposta che, almeno inizialmente, non investe settori politicamente sensibili, ma che potrebbe anticipare uno dei compiti fondamentali dell’Agenzia europea, come ad esempio farsi carico della sicurezza dell’approvvigionamento energetico attraverso l’eliminazione delle strozzature nelle interconnessioni della rete elettrica e l’integrazione delle reti di trasporto del gas.

Movimento federalista europeo


IMPORTAZIONI DI COMBUSTIBILE PER L’UE-15: 2000-2004
Petrolio (milioni di tonnellate)

Provenienza

2000

2002

2003

2004

% 2004

Ex Urss

89,5

123,2

140,7

158,5

30,8

Norvegia

114,8

101,6

104,6

104,0

20,2

Arabia Saudita

65,1

53,1

61,5

66,1

12,9

Libia

45,5

38,8

45,7

49,6

9,7

Iran

35,5

25,9

34,7

35,9

7,0

Medio Oriente (non specificata)

13,1

19,6

11,7

9,0

1,7

Altra origine

121,5

110,7

94,5

91,0

17,7

Totale importazioni

485,0

472,9

493,5

513,9

100,0

in milioni di barili


3540,5

3452,2

3602,4

3751,7

 


Gas naturale (milioni di metri cubi)

Provenienza

2000

2002

2003

2004

% 2004

Russia

78.484

68.807

74.160

76.709

32,5

Norvegia

46.714

61.351

66.707

67.212

28,5

Algeria

56.644

53.162

52.086

49.879

21,2

Origine non specificata

6.808

15.966

18.700

24.899

10,6

Nigeria

4.283

6.276

8.746

10.538

4,5

Qatar

293

2.070

1.893

3.770

1,6

Altra origine

1.857

2.972

1.666

2.747

1,2

Totale importazioni

195.083

210.604

223.958

235.754

100,0


Fonte: Commissione europea, Energy & Transport in figures 2005, su dati Ocse