Sindacati europei a congresso per
l'Europa del lavoro
di Emilio Gabaglio*
Il Congresso tenutosi ad Helsinki nei giorni 29 giugno - 2 luglio segna
un'altra tappa significativa nell'evoluzione della Confederazione europea dei sindacati
(Ces) per almeno tre ordini di motivi.
In primo luogo per il raggiungimento dell'unità sindacale in Europa.
Costruire un'organizzazione sindacale unitaria era nelle aspirazioni, 25 anni fa, dei
fondatori della Ces. Questo disegno è oggi realizzato, in una duplice dimensione. Da un
lato, per la prima volta i sindacati più rappresentativi delle nuove democrazie
dell'Europa centrale e orientale hanno partecipato al Congresso come membri di pieno
diritto. La Ces ha quindi completato il suo allargamento anticipando il processo
negoziale in corso tra l'Unione europea e i Paesi dell'Est, candidati all'adesione.
D'altro lato, l'affiliazione della Cgt francese, qualche settimana prima del Congresso,
sana definitivamente la frattura operatasi nel movimento sindacale europeo all'indomani
della seconda guerra mondiale. Nella Ces oggi si ritrovano tutte le componenti storiche
del sindacalismo europeo. Non è poca cosa anche in termini di rapporti di forza nei
confronti del padronato e delle istituzioni europee.
L'unità nel rispetto del pluralismo è un valore in sé e viene da chiedersi se
ciò che è stato possibile in Europa non sia riproducibile a livello internazionale nel
momento in cui il movimento sindacale è chiamato a serrare le fila e a innovare le sue
strategie per far fronte, con un'efficacia ben maggiore di quella di cui sta dando prova,
ai processi di globalizzazione e alle loro devastanti conseguenze sul piano sociale.
In secondo luogo, Helsinki ha confermato la vocazione della Ces ad agire come attore
collettivo sul piano europeo, non solo nei rapporti politici con le Istituzioni, ma
soprattutto sul piano delle relazioni contrattuali con le organizzazioni imprenditoriali.
Sono lontani i tempi in cui i sindacati italiani erano praticamente i soli a proporre una
delega di sovranità e di poteri alla Ces per dare vita ad un livello europeo di
contrattazione collettiva.
Questa è oggi una realtà, anche se ancora allo stato iniziale.
Alle luce dei primi tre accordi-quadro europei firmati con l'Unice/Ceep, il Congresso ha
consolidato le scelte operate nei Congressi del 1991 e del 1995. La via contrattuale alla
regolazione sociale del grande spazio economico integrato è ormai un dato di fatto,
ancora da approfondire, ovviamente, e da estendere a livello delle categorie e dei diversi
settori produttivi.
Ma c'è di più. Il Congresso ha accolto la proposta di dare vita rapidamente a strumenti
e procedure capaci di realizzare un coordinamento effettivo della politica contrattuale,
sul piano di categoria e confederale, a livello europeo, includendo gli orientamenti di
politica salariale. Scelta necessaria soprattutto nel contesto di "Eurolandia" e
per permettere al sindacato europeo di influire più efficacemente nel nuovo dialogo
macroeconomico deciso dal Consiglio europeo di Colonia, come asse centrale del Patto per
il Lavoro. E' importante che a questo tavolo di concertazione con le autorità di politica
economica e monetaria, e con le organizzazioni imprenditoriali, il sindacato europeo possa
sedere come portatore di posizioni condivise, coordinate e coerenti.
Da ultimo, Helsinki ha inviato un messaggio forte alla Commissione e al suo nuovo
presidente, Romano Prodi, presente al Congresso, ma anche ai governi dei Quindici, sulla
necessità di andare oltre la politica di stabilità per costruire, a partire da questa,
una nuova fase di sviluppo e di occupazione in Europa. L'Unione europea può esprimere qui
un vero valore aggiunto uscendo dalla "camicia di forza" del Patto di Stabilità
per fare del nuovo Patto per il Lavoro lo strumento per la realizzazione dì una politica
macroeconomica più espansiva, come le circostanze lo richiedono e le condizioni di base
dell'economia europea lo permettano, per ottenere attraverso il coordinamento delle
politiche di bilancio di investimenti e fiscali quel rilancio dello sviluppo senza il
quale è vano pretendere di risolvere alla radice il problema della disoccupazione di
massa che continua ad affliggere l'Europa.
Le politiche attive del mercato del lavoro hanno certo un ruolo importante da giocare
(dalla formazione alla riorganizzazione ed alla riduzione del tempo di lavoro), ma esse,
che la Ces condivide e sostiene, non potranno dare i risultati sperati se non in un
contesto di crescita economica non inflazionistica, più forte e duratura, in un quadro
dì innovazione dell'apparato produttivo e di una ridistribuzione territoriale equilibrata
dello sviluppo.
In sintesi estrema, il Congresso di Helsinki ha voluto dire che occorre passare dall'euro
all'Europa dello sviluppo e del lavoro. E che questo è il vero test di credibilità a cui
l'Unione europa è attesa nel prossimo futuro.
* Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces).
Unione sociale e politica uniche garanzie per il futuro dell'Ue
L'integrazione europea non può essere limitata all'unificazione del mercato e della moneta. Essa dev'essere completata da una vera Unione sociale, della quale sono parte integrante relazioni industriali avanzate, e deve evolvere verso un'Unione politica, basata su istituzioni democratiche e sul pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali». Con questa affermazione i sindacati europei hanno rilanciato il dibattito politico sull'Unione europea in occasione del IX Congresso tenutosi ad Helsinki nei giorni 29 giugno/2 luglio scorsi. Pubblichiamo di seguito l'introduzione della "Risoluzione generale sulla politica sindacale", uno dei due documenti congressuali per l'analisi approfondita del quale rimandiamo al numero 2/99 di Euronote (pag. 4), mentre il testo integrale è disponibile sul sito Internet del Progetto pilota Ise all'indirizzo http://www.ise-europa.it.
1. In Europa, come in altre parti del mondo, il movimento
sindacale si trova di fronte all'esigenza di modificare le sue politiche e le sue forme
organizzative al fine di raccogliere le sfide di un nuovo ambiente caratterizzato dalla
mondializzazione dell'economia e dall'avvento della società dell'informazione ed essere
anche all'altezza delle attese di un mondo del lavoro anch'esso profondamente cambiato.
Questo processo è essenziale per il mantenimento della legittimità dei sindacati in
quanto forza rappresentativa dei lavoratori e delle lavoratrici. In ogni caso non
cambieranno i valori e gli obiettivi fondamentali del sindacalismo: democrazia, pace,
giustizia sociale, piena occupazione e solidarietà.
2. Tuttavia, in Europa, si pone una sfida specifica. Il processo di integrazione
europea favorisce l'allontanamento dal livello nazionale delle sedi di decisione delle
imprese multinazionali e della finanza, come pure di parti importanti delle politiche dei
governi. Ciò riduce inevitabilmente la capacità dei sindacati di influire sulle
decisioni politiche e sul comportamento delle imprese in tutta una serie di campi, se i
sindacati continueranno a limitare la propria azione al solo contesto nazionale. L'unico
mezzo per ritrovare questa capacità è creare, a livello europeo, un contropotere
sindacale, in grado di costruire il necessario rapporto di forza per influire sul
padronato e sui decisori politici europei. La percezione e la comprensione di questa
realtà hanno condotto alla fondazione della Confederazione europea dei sindacati (Ces)
nel 1973. Oggi, nel contesto del mercato unico e dell'Unione economica monetaria (Uem),
esse assumono un'importanza sempre maggiore.
3. L'introduzione dell'euro rappresenta una svolta nella costruzione europea. Ma la
moneta unica deve costituire la base per la realizzazione di una strategia coordinata di
crescita e di sviluppo economico sostenibile e compatibile che rispetti i vincoli
dell'ambiente e che abbia l'obiettivo di eliminare la disoccupazione, di costruire
migliori prospettive d'impiego, di migliorare il tenore di vita di tutti gli uomini e le
donne in Europa.
Al di là di questa esigenza immediata la Ces rimane convinta che l'integrazione europea
non può essere limitata all'unificazione del mercato e della moneta. Essa dev'essere
completata da una vera Unione sociale, della quale sono parte integrante relazioni
industriali avanzate, e deve evolvere verso un'Unione politica, basata su istituzioni
democratiche e sul pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali.
La tragedia jugoslava e il ritorno della guerra nel cuore dell'Europa confermano la
necessità che l'Unione europea si doti di una politica estera e di sicurezza comune al
fine di essere all'altezza delle responsabilità internazionali che le competono e, più
specificamente, per contribuire alla stabilità politica, alla democratizzazione, allo
sviluppo economico e sociale delle regioni più vicine, quali i Balcani e il Mediterraneo.
Carta di identità del sindacato europeo
DATI ANAGRAFICI ORGANIZZAZIONI AFFILIATE (vedi tabelle): GLI ORGANISMI: ALTRI GRUPPI E ORGANISMI: ISTITUTI: ACCORDI: RAPPORTI CON ALTRI ORGANISMI: |
LA DISOCCUPAZIONE NELL'UE
| Paesi | maggio 1999 | aprile 1999 |
Austria |
4,3 |
4,5 |
Belgio |
9 |
9 |
Danimarca |
- |
4,7 |
Finlandia |
10,5 |
10,6 |
Francia |
11,2 |
11,3 |
Germania |
9,1 |
9,1 |
Grecia |
- |
- |
Irlanda |
6,8 |
6,8 |
Italia |
- |
12 |
Lussemburgo |
2,8 |
2,9 |
Paesi Bassi |
- |
3,3 |
Portogallo |
4,7 |
4,7 |
Regno Unito |
- |
- |
Spagna |
16,2 |
16,4 |
Svezia |
6,8 |
7,3 |
UE15 |
9,4 |
9,5 |
UE11 |
10,3 |
10,3 |
Fonte: Eurostat, luglio 1999.
- : dati non disponibili.
Per un sistema europeo di relazioni industriali
Pubblichiamo di seguito, integralmente, uno dei due documenti ufficiali che la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha presentato al IX Congresso di Helsinki. Si tratta di una risoluzione specifica che ha sottoposto all'assemblea la riflessione sul ruolo del sindacato a livello europeo, sulle relazioni sindacali e i livelli di contrattazione in una situazione caratterizzata dalla globalizzazione dell'economia e, per l'Europa, dall'Unione economica e monetaria.
la necessità di una regolamentazione sociale
1. L'Unione europea (Ue) può vantare, in questi ultimi anni,
considerevoli progressi. Tuttavia, l'Ue non sarà in grado di raggiungere i suoi obiettivi
di occupazione e di progresso sociale se, oltre al mercato unico e all'Unione economica e
monetaria (Uem), non verrà realizzata, come chiede la Ces, anche una vera e propria
Unione sociale.
Se nel passato il problema della regolamentazione sociale si poneva essenzialmente in
rapporto agli spazi nazionali, l'approfondimento dell'integrazione economica e monetaria
motiva sempre più la necessità di una regolamentazione sociale europea. Tale
regolamentazione deve mirare all'armonizzazione nel progresso delle condizioni di lavoro e
delle condizioni sociali nell'ambito di un'economia integrata.
La costruzione di questo sistema di relazioni industriali deve poggiare sulle esperienze
maturate a livello nazionale e su quella europea del Dialogo sociale e portare a
compimento i contenuti dell'Accordo sulla politica sociale, oggi integrato nel Trattato
europeo. I livelli settoriali e intersettoriali devono essere coinvolti in questo
processo, distinguendo gli ambiti e le materie della contrattazione diretta tra le parti
dall'esercizio del metodo della concertazione tripartita, che può condurre alla
definizione di intese impegnative e vincolanti per le parti, nei loro campi di
responsabilità.
2. L'"acquis" sociale comunitario è stato costruito fino ad oggi
soprattutto attraverso la legislazione. In epoca più recente, l'evoluzione del Dialogo
sociale ha consentito alle parti sociali di negoziare i primi accordi-quadro europei.
Per la Ces, la via legislativa e la via negoziale sono ambedue necessarie e complementari
per sviluppare l'"acquis" sociale. In effetti esse sono strettamente collegate
e, in particolare alla luce del nuovo Trattato, è necessaria un'analisi caso per caso per
verificare quale delle due debba essere utilizzata. Nell'attuale situazione,
l'organizzazione del padronato europeo (Unice) ha accettato i negoziati solo a seguito di
un'iniziativa legislativa della Commissione.
In tal senso la Commissione deve mantenere un impegno politico forte in ambito sociale, al
fine di consentire al Dialogo sociale di sviluppare la sua dimensione contrattuale.
Rafforzare il Dialogo sociale
3. Il Dialogo sociale nelle sue varie forme può rifarsi a una
lunga tradizione nel quadro dell'integrazione europea. Ciò vale soprattutto nel contesto
del Trattato che istituisce la Ceca, attraverso il quale ha contribuito in modo essenziale
a rendere socialmente accettabile il profondo cambiamento strutturale che ha coinvolto
l'industria del carbone e dell'acciaio. Con l'Atto unico europeo, la promozione del
Dialogo sociale è divenuta un compito della Commissione, nella prospettiva già evocata
all'epoca, dello sviluppo delle relazioni contrattuali europee. L'accordo fra Ces, Unice e
Ceep dell'ottobre 1991, ha portato al Protocollo di Maastricht sulla politica sociale,
attualmente integrato al Trattato di Amsterdam. Ciò ha consentito di realizzare progressi
significativi, che hanno rafforzato in particolare il ruolo delle parti sociali nel
processo decisionale.
4. Su questa base si sono conclusi i primi accordi sui congedi parentali (1996),
sul lavoro a tempo parziale (1997) e sui contratti a tempo determinato (1999). Essi hanno
dimostrato come il Dialogo sociale può contribuire alla regolazione di nuove forme di
lavoro e alla flessibilità negoziata, accompagnata da garanzie sociali per i lavoratori e
le lavoratrici. La Ces valuterà l'impatto di questi accordi su condizioni minime e
continuerà a migliorare lo svolgimento del processo negoziale.
I mutamenti strutturali in corso e i loro effetti sull'organizzazione del lavoro
richiedono l'estensione e l'adattamento della regolamentazione sociale a tutte le nuove
relazioni di lavoro, al fine di combattere la precarizzazione dell'occupazione.
La Ces si impegna, con l'appoggio delle organizzazioni che ne fanno parte, a fare
pressioni sull'Unice, affinché cambi il suo atteggiamento, che finora ha pregiudicato lo
sfruttamento totale del potenziale che offre, in questo campo, il Dialogo sociale.
5. Anche il Dialogo sociale settoriale ha registrato qualche progresso, soprattutto
nel quadro dei Comitati paritetici, creati dalla Commissione in seno ad alcuni settori
(agricoltura, trasporti, poste e telecomunicazioni), e nei gruppi di lavoro informali per
altri settori. I risultati ottenuti variano da un settore all'altro, ma in molti di essi
si stanno facendo passi in avanti.
Recentemente, la Commissione, dando seguito a una rivendicazione di vecchia data della
Ces, ha deciso la generalizzazione del Dialogo sociale per tutti i settori, proponendo
alle parti sociali in questione, di creare un Comitato del Dialogo sociale per ogni
settore industriale o di servizi. Alla luce di alcune difficoltà manifestatesi la
Commissione deve garantire le modalità per un buon funzionamento dei nuovi Comitati
settoriali, affinché siano messi in opera nel più breve tempo possibile e siano dotati
di mezzi equivalenti a quelli anteriormente a loro disposizione.
Le Federazioni sindacali europee, con l'appoggio della Ces, devono cogliere questa
opportunità per consolidare il Dialogo sociale esistente e imporlo nei settori nei quali
le organizzazioni imprenditoriali europee continuano a rifiutarlo.
Una procedura per superare il veto degli imprenditori in taluni settori è necessaria. La
Commissione può giocare un ruolo importante in tal senso esercitando una pressione sugli
imprenditori perché si impegnino nel Dialogo sociale e, se necessario, avviando una
concertazione diretta con i sindacati dei settori interessati.
6. Il Dialogo sociale intersettoriale e quello settoriale si concentrano su aree
diverse, ma si completano e si rafforzano vicendevolmente. Mentre le Federazioni sindacali
europee mantengono interamente la loro autonomia nel Dialogo sociale settoriale, la loro
integrazione in seno alla Ces le rende inoltre parte attiva nel Dialogo e nei negoziati
intersettoriali, la cui responsabilità spetta direttamente alla Confederazione.
La Ces ha inoltre il compito, attraverso i suoi organi statutari, di assicurare il più
alto grado di coerenza alle contrattazioni collettive europee.
Il Dialogo sociale, com'è praticato attualmente, non potrà, in futuro, sostituire la
necessità di realizzare una contrattazione autonoma tra le parti sociali a livello
europeo a completamento di un sistema europeo di relazioni industriali, come previsto
nell'Accordo sociale europeo integrato nel Trattato. Il nuovo contesto dell'Uem rende tale
sviluppo ancor più necessario per assicurare una regolamentazione efficace del mercato
del lavoro e delle condizioni di lavoro.
La Ces sollecita la definizione di un quadro giuridico di sostegno alla contrattazione
collettiva a livello europeo con uno strumento di gestione dei conflitti e il pieno
riconoscimento nel Trattato dell'Ue dei diritti sindacali a partire da quelli di
associazione, di sciopero e di iniziative di solidarietà.
La Ces proporrà all'Unice e al Ceep, cofirmatari dell'Accordo del 1991, di avviare una
discussione per arrivare ad un nuovo Accordo che definisca la portata, il contenuto e le
regole di questo sistema europeo di relazioni industriali complementare ai sistemi
nazionali.
Dialogo sociale e occupazione
8. Nelle loro politiche contrattuali i sindacati hanno allargato
gli ambiti dell'azione contrattuale e hanno progressivamente avanzato proposte concrete
per la salvaguardia e la creazione di occupazione. Inoltre, negli Stati membri, vi sono
numerosi esempi di negoziato "tripartito", che hanno portato alla stipula di
Patti per l'occupazione, i quali hanno largamente contribuito a un migliore andamento
dell'economia dei Paesi interessati.
9. A livello europeo, l'introduzione del Titolo sull'occupazione nel Trattato di
Amsterdam, auspicato fortemente dalla Ces, ha segnato una svolta. Le "Linee
guida" per l'occupazione sono divenute uno strumento delle politiche dell'Ue.
Sulla base di questi sviluppi, le politiche per l'occupazione sono state trattate
nell'ambito del Dialogo sociale senza tuttavia portare a risultati particolarmente
avanzati, al di là dell'accordo-quadro confederale sull'orario a tempo parziale. In
effetti, il padronato europeo (Unice), già contrario al Titolo sull'occupazione nel
Trattato, continua a dimostrare le più ampie riserve riguardo alla rilevanza di una
politica europea per l'occupazione.
Il Consiglio europeo di Vienna ha ora proposto un Patto per il lavoro, chiedendo un
impegno maggiore delle parti sociali. La Ces è pronta a partecipare a questo processo a
condizione che il Patto per il lavoro abbia lo stesso valore di impegno politico del Patto
per la stabilità e la crescita e sia in effetti un suo complemento con l'obiettivo di
aumentare il livello e la qualità dell'occupazione. Le parti sociali dovrebbero essere
partecipanti a pieno titolo all'elaborazione del Patto, il quale dovrà essere
caratterizzato da una concertazione tra tutti i soggetti interessati. In questo processo,
le parti sociali dovrebbero definire, attraverso il Dialogo sociale, i loro impegni
reciproci nei settori di loro competenza.
Coordinamento della contrattazione collettiva
10. Gli obiettivi più importanti di una politica di
coordinamento della contrattazione collettiva sono la garanzia ai lavoratori e alle
lavoratrici di equità nei redditi, la promozione dell'occupazione e il miglioramento
delle condizioni di vita e di lavoro. La promozione di una crescita reale, che, tenendo
conto dei livelli di produttività, assicuri che questi contribuiscano alla crescita dei
salari reali e la regolazione sociale sono particolarmente importanti per contrastare i
rischi di dumping sociale nel quadro dell'Unione monetaria. Inoltre è necessaria una
discussione, allo scopo di definire una politica europea solidale in materia di salari,
attraverso la quale si possa combattere la crescente ineguaglianza dei redditi,
particolarmente forte in taluni Paesi, contribuendo in tal modo ad un'armonizzazione delle
condizioni di vita e alla realizzazione del principio di eguaglianza di trattamento delle
donne e degli uomini.
11. E' necessario sviluppare una politica coordinata di contrattazione collettiva,
a livello settoriale e/o intersettoriale laddove sia necessario. Le iniziative recenti a
livello transnazionale per il coordinamento della contrattazione collettiva (gruppo di
Doorn, Fem, Fge, Ces...) hanno aperto una strada e devono essere allargate con priorità
all'area dell'euro e a tutti i Paesi che ne fanno parte. La formazione per l'intera durata
della vita attiva, la formazione professionale e continua, la protezione della salute sul
posto di lavoro, l'eguaglianza delle opportunità e di trattamento sono i temi essenziali.
I sindacati conserveranno la loro autonomia, restando responsabili dell'utilizzazione dei
margini di manovra disponibili per la ripartizione ottimale fra salario, occupazione,
orario di lavoro, ecc.
12. Le Federazioni sindacali europee hanno una responsabilità prioritaria nel
coordinamento europeo della contrattazione collettiva. Esse devono dotarsi delle strutture
e dei mezzi per poterlo gestire in modo efficace e adatto al proprio specifico settore.
Questo coordinamento deve svilupparsi in una strategia dalla base al vertice. Sarebbe
importante, nella misura del possibile, promuovere la sincronizzazione delle scadenze dei
negoziati nazionali e del rinnovo dei contratti collettivi.
Il ruolo della Ces è di assicurare il coordinamento necessario, per garantire la coerenza
generale delle rivendicazioni del movimento sindacale europeo e sostenere le Federazioni
nelle loro attività con tutti i mezzi più opportuni.
13. La Ces e i suoi istituti devono anche sostenere in tutti i modi possibili le
Confederazioni nazionali e la Federazioni europee di settore e appoggiarle con la raccolta
e la diffusione di informazioni e statistiche. Un flusso di informazioni mirate e il
miglioramento della trasparenza in materia di politica contrattuale sono le condizioni che
consentiranno di concordare i contenuti di una politica europea coordinata in materia. E'
necessario elaborare una visione comune dei concetti fondamentali della contrattazione
collettiva, quali il recupero dell'inflazione, la produttività del lavoro e i margini di
produttività. E' compito prioritario per l'Istituto sindacale europeo (Ise) la raccolta e
la diffusione dei dati economici di base e delle esperienze pratiche di contrattazione dei
sindacati ed esso deve ridefinire il centro delle sue attività per assicurare
un'informazione e un'analisi economica pertinenti e tempestive sugli sviluppi nazionali e
sulle tendenze della contrattazione collettiva. La formazione sindacale ha un importante
compito da svolgere e l'Ase/Afett dovranno parimenti riorientare le loro attività in
funzione agli obiettivi della Ces in materia di coordinamento della contrattazione
collettiva.
Comitati aziendali europei (Cae)
14. I Cae costituiscono un elemento centrale
dell'europeizzazione delle relazioni industriali. La prevista revisione della Direttiva
sui Cae deve consentire di rafforzare l'informazione e la consultazione preventivamente a
qualsiasi decisioni che riguardi i lavoratori, e prevedere delle sanzioni per l'impresa in
caso di violazione delle norme. E' necessario rafforzare le possibilità dei Cae di
funzionare efficacemente. Il loro campo di applicazione deve essere esteso comprendendo i
rappresentanti dei lavoratori dei Paesi candidati.
Fino ad oggi è stato realizzato solo un terzo dei potenziali Cae. E' necessario compiere
uno sforzo maggiore per consentire la loro generalizzazione tra le imprese transnazionali
coinvolte.
Al contempo è necessario sostenere attivamente il lavoro dei Cae esistenti. Questi
organismi hanno bisogno dell'esperienza, della consulenza e della formazione che i
sindacati possono loro offrire, se vogliono tentare di esaudire le speranze in loro
riposte. Le Federazioni sindacali europee e la Ces hanno una responsabilità fondamentale
affinché i Cae possano esprimere la propria vitalità.
I sindacati e le Federazioni europee di settore devono elaborare una politica a lungo
termine per il funzionamento e la realizzazione degli obiettivi dei Cae. I Cae saranno in
grado, in futuro, di offrire un importante contributo alla promozione del dialogo sociale
settoriale. E' soprattutto in aree di particolare interesse, come la protezione del lavoro
e della salute, l'eguaglianza di trattamento e di opportunità, la valorizzazione del
lavoro delle donne, le qualifiche e la formazione continua o la protezione dell'ambiente
di lavoro, che si può pensare ad accordi innovativi a livello d'impresa, che potrebbero
essere d'esempio per il dialogo settoriale. Qualsiasi accordo tra Cae e imprese dovrà
rispettare la legislazione e i contratti collettivi in vigore.
E' solo attraverso un appoggio attivo dei sindacati a livello nazionale ed europeo,
nonché attraverso la creazione di forme di contrattazione settoriale, che si potrà
rispondere in modo efficace ai possibili rischi di "sindacati aziendalisti". La
contrattazione collettiva deve restare di competenza dei sindacati. Infine, potranno
essere stimolate e migliorate anche le relazioni con le organizzazioni di imprenditori a
livello settoriale, grazie all'estensione del Dialogo sociale fra le direzioni, i Cae e i
sindacati.
L'europeizzazione dei sindacati
L'europeizzazione delle relazioni industriali presuppone infine
l'europeizzazione dei sindacati.
Nel corso della sua breve storia, la Ces può annoverare progressi significativi nella
costruzione del sindacalismo europeo. Tuttavia, nel contesto del Mercato unico e della
realizzazione dell'Unione monetaria, è necessario un nuovo impulso. E' soltanto con un
sistema europeo di relazioni industriali, sostenuto da un sindacalismo forte e autonomo,
che gli interessi sociali delle lavoratrici e dei lavoratori potranno essere difesi
efficacemente. A tal fine è necessaria non solo una politica contrattuale coordinata a
livello europeo, ma è anche necessario ammodernare e rafforzare le strutture sindacali
nazionali. Le riforme delle strutture sindacali, già avviate positivamente in numerosi
Paesi, sono un segnale incoraggiante del processo di rinnovamento che avrà ripercussioni
anche sulle organizzazioni sindacali europee. La necessità di uno scambio mirato di
esperienze e di un più forte coordinamento sono incontestabili. Sindacati più moderni
sul piano nazionale, aperti alle nuove fasce di lavoratori e in grado di adattarsi alle
nuove realtà del mercato del lavoro, sono una condizione essenziale all'europeizzazione
delle relazioni industriali.
17. Lo sforzo di europeizzazione dei sindacati presuppone anche misure come il
riconoscimento transnazionale dell'affiliazione sindacale e del diritto alla relativa
protezione. Alcuni sindacati hanno già avviato delle iniziative in questo senso,
rispondendo anche ad un bisogno reale in vista della mobilità transfrontaliera dei
lavoratori.
L'adozione da parte degli affiliati della Ces di una Carta per il riconoscimento
transnazionale della protezione sindacale dei lavoratori europei - a prescindere
dall'organizzazione nazionale di appartenenza - potrebbe essere un segnale importante per
la costruzione di un'identità sindacale europea e contribuire in tal modo al
riconoscimento della Ces quale organizzazione rappresentativa dell'insieme dei sindacati e
dei lavoratori d'Europa.
Il IX Congresso impegna la Ces a:
* continuare a far pressione per sviluppare una regolamentazione
sociale a livello europeo e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro,
dando un sostegno attivo alle organizzazioni affiliate nella loro contrattazione
collettiva e avvalendosi del ruolo complementare del Dialogo sociale europeo e attraverso
accordi-quadro europei;
* insistere sulla responsabilità della Commissione per la continuità della sua
assunzione di impegno nell'iniziativa legislativa in materia di politica sociale;
* valutare regolarmente l'attuazione degli accordi-quadro europei con particolare
attenzione al loro impatto sul miglioramento delle condizioni di lavoro a tutti i livelli
e in tutti i settori;
* sostenere le Federazioni sindacali europee al fine di generalizzare il Dialogo sociale
in tutti i settori pubblici e privati;
* proporre alle organizzazioni padronali europee, Unice e Ceep, un nuovo accordo fra le
parti sociali, al fine di stabilire un ambito di contrattazione autonoma a livello europeo
per sviluppare un sistema europeo di relazioni industriali basato sull'autonomia delle
parti sociali;
* insistere per il riconoscimento da parte dell'Ue dei diritti sindacali fondamentali e
per la definizione di un quadro giuridico per le relazioni industriali a livello europeo;
* contribuire alla realizzazione di un Patto europeo per il lavoro, che coinvolga tutti i
soggetti interessati e sia basato su un vero processo di concertazione sociale;
* promuovere una strategia per il coordinamento della politica contrattuale in Europa a
livello intersettoriale e settoriale con il coordinamento della Ces al fine di assicurare
la coerenza d'insieme;
* stabilire gli strumenti e le procedure necessarie per tale coordinamento, anche con la
creazione di un Comitato permanente per il coordinamento della contrattazione collettiva e
attraverso la riorganizzazione del lavoro della Segreteria ed il riorientamento delle
attività dell'Ise e dell'Ase nei settori della ricerca e della formazione;
* esercitare una pressione sui datori di lavoro dei settori pubblici, in particolare degli
Enti locali, per la generalizzazione del Dialogo sociale in quest'ambito e assicurare che
la legislazione e gli accordi europei possano coprire senza discriminazioni i lavoratori
del settore pubblico;
* sostenere le Federazioni sindacali europee per la generalizzazione dei Cae, al fine di
coinvolgere tutte le imprese in questione e sostenere il funzionamento dei Cae già
esistenti;
* preparare la definizione di una "Carta" per il riconoscimento reciproco
dell'affiliazione sindacale tra le organizzazioni affiliate alla Ces. *
LE ORGANIZZAZIONI CHE FORMANO LA CES
(Confederazioni sindacali nazionali)
PAESI |
CONFEDERAZIONI |
|||
Austria |
ÖGB (1.497.584) |
|||
Belgio |
FGTB/ABVVC (1.008.481) |
CSC/ACV (1.255.554) |
||
Bulgaria |
CITUB (601.071) |
PODKREPA (154.894) |
||
Cipro |
TÜRK-SEN (5011) |
SEK (62.389) |
||
Repubblica Ceca |
CMKOS (900.000) |
|||
Danimarca |
LO-DK (1.304.000) |
AC (143.420) |
FTF (344.360) |
|
Finlandia |
SAK (1.010.000) |
AKAVA (237.017) |
STTK (459.000) |
|
Francia |
CGT-FO (1.015.000) |
CGT (643.000) |
CFDT (1.025.500) |
CFTC (250.000) |
Germania |
DGB (8.100.000) |
DAG (489.266) |
||
Gran Bretagna |
TUC (6.636.077) |
|||
Grecia |
GSEE (350.000) |
ADEDY (100.000) |
||
Islanda |
ASI (61.447) |
BSRB (17.270) |
||
Irlanda |
ICTU (600.000) |
|||
Italia |
CISL (2.640.929) |
UIL (1.001.000) |
CGIL (4.100.000) |
|
Lussemburgo |
CGT-L (52.070) |
LCGB (30.351) |
||
Malta |
CMTU (30.961) |
GWU (46.075) |
||
Norvegia |
LO-N (822.434) |
AF (135.000) |
||
Olanda |
FNV (1.227.044) |
CNV (352.398) |
MHP (154.419) |
|
Polonia |
NSZZ Solidarnosc (1.300.000) |
|||
Portogallo |
UGT-P (355.000) |
CGTP-IN (652.000) |
||
Romania |
CARTEL ALFA (506.000) |
BNS (325.000) |
CNSLR-Fratia (250.000) |
CSDR (429.000) |
San Marino |
CSdL (3080) |
CDLS (3652) |
||
Repub. Slovacca |
KOZ SR (830.542) |
|||
Slovenia |
ZSSS-AFTUS (300.000) |
|||
Spagna |
UGT-E (600.000) |
ELA-STV (110.000) |
CC.OO. (600.000) |
|
Svezia |
LO-S (1.855.066) |
TCO (1.048.679) |
SACO (320.000) |
|
Svizzera |
SGB (395.000) |
CNG (93.115) |
VSA (120.150) |
|
Turchia |
DISK (100.000) |
HAK-IS (60.000) |
HESK (110.000) TÜRK-IS (250.000) |
|
Ungheria |
LIGA (98.000) |
MOSz (78.000) |
MSzOSz (465.000) |
|
In aggiunta ci sono 6 Confederezioni nazionali con statuto di Osservatori:
Estonia |
EAKL |
|
Ungheria |
ASZSZ-ATUC |
SZEF |
Lettonia |
LBAS |
|
Lituania |
LDS |
LPSS |
* Tra parentesi è riportato il numero di iscritti ad ogni confederazione.
Partecipazione delle donne nelle strutture sindacali Alla vigilia del Congresso della Ces si è tenuta a Helsinki una
conferenza sul tema "Introdurre l'uguaglianza in tutte le politiche". I
partecipanti hanno tentato di esaminare come le organizzazioni sindacali inseriscano nelle
loro strutture e nelle loro istanze i principi dell'uguaglianza tra i sessi. Si trattava
anche di vedere come fosse possibile migliorare la situazione. A tale riguardo, la Ces ha
presentato un piano d'azione a favore dell'uguaglianza che mira in particolare a garantire
la rappresentanza delle donne negli organismi di contrattazione collettiva e decisionali,
ad inserire la problematica dei sessi nelle politiche sindacali e a perseguire la parità
salariale. INFORMAZIONI: http://www.etuc.org |
LE FEDERAZIONI EUROPEE DI SETTORE
| EGF | Grafici | European Graphical Federation |
| EURO-FIET | Impiegati e Tecnici | European Federation of Clerical, Professional and Technical Employees |
| FST | Trasporti | Federation of Transport Workers |
| ETUCE | Scuola | European Committee for Education |
| EMCEF | Chimica, Miniere, Energia | European Mining, Chemical and Energy Federation |
| EPSU | Servizi Pubblici | European Federation of Public Service Unions |
| EFJ-IFJ | Giornalisti | European Federation of Journalists |
| PTTI-EC | Poste e Telecomunicazioni | European Committee of the Postal, Telegraph and Telephone International (PTTI-EU) |
| ETUF-TCL | Tessili, Abbigliamenti e cuoio | European Federation of Textiles, Clothing and Leather |
| EFBWW | Costruzioni e legno | European Federation of Building and Woodworkers |
| ECF-IUF | Alberghi, Alimentazione e Catering | European Committee of Food, Catering and Allied Workers' Unions within the IUF |
| EEA | Mass Media e spettacolo | European Entertainment Alliance |
| EFA | Lavoratori agricoli | European Federation of Agricultural Workers' Unions |
| EMF | Metalmeccanici | European Metalworkers' Federation |
Si segnala che l'inserto del prossimo numero di Euronote (n. 5/99, che uscirà a settembre) sarà dedicato alle problematiche dell'asilo e dell'immigrazione nell'Unione europea, con particolare attenzione alla situazione dei rifugiati nell'Ue e nell'ex Jugoslavia.