Sindacati europei a congresso per l'Europa del lavoro
di Emilio Gabaglio*

Il Congresso tenutosi ad Helsinki nei giorni 29 giugno - 2 luglio segna un'altra tappa significativa nell'evoluzione della Confederazione europea dei sindacati (Ces) per almeno tre ordini di motivi.
In primo luogo per il raggiungimento dell'unità sindacale in Europa.
Costruire un'organizzazione sindacale unitaria era nelle aspirazioni, 25 anni fa, dei fondatori della Ces. Questo disegno è oggi realizzato, in una duplice dimensione. Da un lato, per la prima volta i sindacati più rappresentativi delle nuove democrazie dell'Europa centrale e orientale hanno partecipato al Congresso come membri di pieno diritto. La Ces ha quindi completato il suo allargamento anticipando il processo negoziale in corso tra l'Unione europea e i Paesi dell'Est, candidati all'adesione.
D'altro lato, l'affiliazione della Cgt francese, qualche settimana prima del Congresso, sana definitivamente la frattura operatasi nel movimento sindacale europeo all'indomani della seconda guerra mondiale. Nella Ces oggi si ritrovano tutte le componenti storiche del sindacalismo europeo. Non è poca cosa anche in termini di rapporti di forza nei confronti del padronato e delle istituzioni europee.
L'unità nel rispetto del pluralismo è un valore in sé e viene da chiedersi se ciò che è stato possibile in Europa non sia riproducibile a livello internazionale nel momento in cui il movimento sindacale è chiamato a serrare le fila e a innovare le sue strategie per far fronte, con un'efficacia ben maggiore di quella di cui sta dando prova, ai processi di globalizzazione e alle loro devastanti conseguenze sul piano sociale.
In secondo luogo, Helsinki ha confermato la vocazione della Ces ad agire come attore collettivo sul piano europeo, non solo nei rapporti politici con le Istituzioni, ma soprattutto sul piano delle relazioni contrattuali con le organizzazioni imprenditoriali.
Sono lontani i tempi in cui i sindacati italiani erano praticamente i soli a proporre una delega di sovranità e di poteri alla Ces per dare vita ad un livello europeo di contrattazione collettiva.
Questa è oggi una realtà, anche se ancora allo stato iniziale.
Alle luce dei primi tre accordi-quadro europei firmati con l'Unice/Ceep, il Congresso ha consolidato le scelte operate nei Congressi del 1991 e del 1995. La via contrattuale alla regolazione sociale del grande spazio economico integrato è ormai un dato di fatto, ancora da approfondire, ovviamente, e da estendere a livello delle categorie e dei diversi settori produttivi.
Ma c'è di più. Il Congresso ha accolto la proposta di dare vita rapidamente a strumenti e procedure capaci di realizzare un coordinamento effettivo della politica contrattuale, sul piano di categoria e confederale, a livello europeo, includendo gli orientamenti di politica salariale. Scelta necessaria soprattutto nel contesto di "Eurolandia" e per permettere al sindacato europeo di influire più efficacemente nel nuovo dialogo macroeconomico deciso dal Consiglio europeo di Colonia, come asse centrale del Patto per il Lavoro. E' importante che a questo tavolo di concertazione con le autorità di politica economica e monetaria, e con le organizzazioni imprenditoriali, il sindacato europeo possa sedere come portatore di posizioni condivise, coordinate e coerenti.
Da ultimo, Helsinki ha inviato un messaggio forte alla Commissione e al suo nuovo presidente, Romano Prodi, presente al Congresso, ma anche ai governi dei Quindici, sulla necessità di andare oltre la politica di stabilità per costruire, a partire da questa, una nuova fase di sviluppo e di occupazione in Europa. L'Unione europea può esprimere qui un vero valore aggiunto uscendo dalla "camicia di forza" del Patto di Stabilità per fare del nuovo Patto per il Lavoro lo strumento per la realizzazione dì una politica macroeconomica più espansiva, come le circostanze lo richiedono e le condizioni di base dell'economia europea lo permettano, per ottenere attraverso il coordinamento delle politiche di bilancio di investimenti e fiscali quel rilancio dello sviluppo senza il quale è vano pretendere di risolvere alla radice il problema della disoccupazione di massa che continua ad affliggere l'Europa.
Le politiche attive del mercato del lavoro hanno certo un ruolo importante da giocare (dalla formazione alla riorganizzazione ed alla riduzione del tempo di lavoro), ma esse, che la Ces condivide e sostiene, non potranno dare i risultati sperati se non in un contesto di crescita economica non inflazionistica, più forte e duratura, in un quadro dì innovazione dell'apparato produttivo e di una ridistribuzione territoriale equilibrata dello sviluppo.
In sintesi estrema, il Congresso di Helsinki ha voluto dire che occorre passare dall'euro all'Europa dello sviluppo e del lavoro. E che questo è il vero test di credibilità a cui l'Unione europa è attesa nel prossimo futuro.

* Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces).


Unione sociale e politica uniche garanzie per il futuro dell'Ue

L'integrazione europea non può essere limitata all'unificazione del mercato e della moneta. Essa dev'essere completata da una vera Unione sociale, della quale sono parte integrante relazioni industriali avanzate, e deve evolvere verso un'Unione politica, basata su istituzioni democratiche e sul pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali». Con questa affermazione i sindacati europei hanno rilanciato il dibattito politico sull'Unione europea in occasione del IX Congresso tenutosi ad Helsinki nei giorni 29 giugno/2 luglio scorsi. Pubblichiamo di seguito l'introduzione della "Risoluzione generale sulla politica sindacale", uno dei due documenti congressuali per l'analisi approfondita del quale rimandiamo al numero 2/99 di Euronote (pag. 4), mentre il testo integrale è disponibile sul sito Internet del Progetto pilota Ise all'indirizzo http://www.ise-europa.it.

1. In Europa, come in altre parti del mondo, il movimento sindacale si trova di fronte all'esigenza di modificare le sue politiche e le sue forme organizzative al fine di raccogliere le sfide di un nuovo ambiente caratterizzato dalla mondializzazione dell'economia e dall'avvento della società dell'informazione ed essere anche all'altezza delle attese di un mondo del lavoro anch'esso profondamente cambiato. Questo processo è essenziale per il mantenimento della legittimità dei sindacati in quanto forza rappresentativa dei lavoratori e delle lavoratrici. In ogni caso non cambieranno i valori e gli obiettivi fondamentali del sindacalismo: democrazia, pace, giustizia sociale, piena occupazione e solidarietà.
2. Tuttavia, in Europa, si pone una sfida specifica. Il processo di integrazione europea favorisce l'allontanamento dal livello nazionale delle sedi di decisione delle imprese multinazionali e della finanza, come pure di parti importanti delle politiche dei governi. Ciò riduce inevitabilmente la capacità dei sindacati di influire sulle decisioni politiche e sul comportamento delle imprese in tutta una serie di campi, se i sindacati continueranno a limitare la propria azione al solo contesto nazionale. L'unico mezzo per ritrovare questa capacità è creare, a livello europeo, un contropotere sindacale, in grado di costruire il necessario rapporto di forza per influire sul padronato e sui decisori politici europei. La percezione e la comprensione di questa realtà hanno condotto alla fondazione della Confederazione europea dei sindacati (Ces) nel 1973. Oggi, nel contesto del mercato unico e dell'Unione economica monetaria (Uem), esse assumono un'importanza sempre maggiore.
3. L'introduzione dell'euro rappresenta una svolta nella costruzione europea. Ma la moneta unica deve costituire la base per la realizzazione di una strategia coordinata di crescita e di sviluppo economico sostenibile e compatibile che rispetti i vincoli dell'ambiente e che abbia l'obiettivo di eliminare la disoccupazione, di costruire migliori prospettive d'impiego, di migliorare il tenore di vita di tutti gli uomini e le donne in Europa.
Al di là di questa esigenza immediata la Ces rimane convinta che l'integrazione europea non può essere limitata all'unificazione del mercato e della moneta. Essa dev'essere completata da una vera Unione sociale, della quale sono parte integrante relazioni industriali avanzate, e deve evolvere verso un'Unione politica, basata su istituzioni democratiche e sul pieno riconoscimento dei diritti civili e sociali.
La tragedia jugoslava e il ritorno della guerra nel cuore dell'Europa confermano la necessità che l'Unione europea si doti di una politica estera e di sicurezza comune al fine di essere all'altezza delle responsabilità internazionali che le competono e, più specificamente, per contribuire alla stabilità politica, alla democratizzazione, allo sviluppo economico e sociale delle regioni più vicine, quali i Balcani e il Mediterraneo.

Carta di identità del sindacato europeo

 

DATI ANAGRAFICI
* Nome: Confederazione europea dei sindacati (CES)
* Anno di nascita: 1973
* Residenza: 155, Bld. Emile Jacqmain - B1210 Bruxelles - Belgio
* Recapiti: telefono 0032 2 2240411; fax 0032 2 2240454/5 - e-mail ETUC@ETUC.ORG - sito WEB http://www.etuc/org

ORGANIZZAZIONI AFFILIATE (vedi tabelle):
* 65 Confederazioni nazionali di 29 Paesi
* 14 Federazioni europee di settore
In rappresentanza di oltre 59 milioni di iscritti.
In aggiunta: 6 Confederazioni nazionali e 1 Federazione europea di settore con statuto di osservatore.

GLI ORGANISMI:
* Congresso (ogni 4 anni)
* Comitato esecutivo (110 componenti)
* Comitato direttivo (19 componenti)
* Segreteria generale (6 componenti, compreso il segretario generale)
* Presidenza

ALTRI GRUPPI E ORGANISMI:
* Comitato Donne
* Eurocadres
* Gruppo Giovani
* Ferpa (pensionati)
* CSI (Comitati sindacali interregionali), composti dai sindacati di regioni confinanti che si occupano dei lavoratori transfrontalieri. Attualmente sono 38.

ISTITUTI:
* ASE: Accademia sindacale europea
Organo di formazione generale della CES. Svolge attività per sviluppare la cooperazione tra i dipartimenti formazione delle organizzazioni affiliate; organizza seminari e corsi per sindacalisti.
La formazione di delegati e dirigenti sindacali sui temi del dialogo sociale e nuove tecnologie è curata dall'AFETT (Associazione europea per la formazione dei lavoratori alle nuove tecnologie).
* ISE: Istituto sindacale europeo
Si occupa di ricerca, in particolare nei campi delle relazioni industriali e del dialogo sociale, dei CAE (Comitati aziendali europei), delle riforme organizzative dei sindacati, del sindacalismo nei Paesi PECO, degli effetti della moneta unica su sindacato e contrattazione.
* BTS: Ufficio tecnico sindacale su Salute e Sicurezza
Struttura di assistenza tecnica ai sindacalisti impegnati nella negoziazione e/o nel processo di definizione legislativa in materia di salute e sicurezza e nell'applicazione delle normative nazionali ed europee.

ACCORDI:
Raggiunti in base al protocollo sul dialogo sociale fra la CES e le organizzazioni europee degli imprenditori privati, UNICE, e pubblici, CEEP.
* Congedi parentali
* Part time
* Contratto a tempo determinato

RAPPORTI CON ALTRI ORGANISMI:
Per una maggiore efficacia del proprio operato, la CES intrattiene rapporti con molteplici organismi istituzionali.
* In Europa: Commissione europea, Consiglio dei ministri, Parlamento europeo, Comitato economico e sociale, Comitato delle Regioni.
* Nel mondo: OIL (Organizzazione internazionale del Lavoro), Consiglio d'Europa, EFTA - European Free Trade Association (Associazione europea di libero scambio), Paesi ACP (Asia, Caraibi, Pacifico), TUAC - Trade Union Advisory Committee (Organismo consultivo sindacale presso l'OCSE), WTO - World Trade Organisation (Organizzazione mondiale del commercio).

LA DISOCCUPAZIONE NELL'UE

Paesi maggio 1999 aprile 1999

Austria

4,3

4,5

Belgio

9

9

Danimarca

-

4,7

Finlandia

10,5

10,6

Francia

11,2

11,3

Germania

9,1

9,1

Grecia

-

-

Irlanda

6,8

6,8

Italia

-

12

Lussemburgo

2,8

2,9

Paesi Bassi

-

3,3

Portogallo

4,7

4,7

Regno Unito

-

-

Spagna

16,2

16,4

Svezia

6,8

7,3

UE15

9,4

9,5

UE11

10,3

10,3

  Fonte: Eurostat, luglio 1999.
- : dati non disponibili.


Per un sistema europeo di relazioni industriali

Pubblichiamo di seguito, integralmente, uno dei due documenti ufficiali che la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha presentato al IX Congresso di Helsinki. Si tratta di una risoluzione specifica che ha sottoposto all'assemblea la riflessione sul ruolo del sindacato a livello europeo, sulle relazioni sindacali e i livelli di contrattazione in una situazione caratterizzata dalla globalizzazione dell'economia e, per l'Europa, dall'Unione economica e monetaria.

la necessità di una regolamentazione sociale

1. L'Unione europea (Ue) può vantare, in questi ultimi anni, considerevoli progressi. Tuttavia, l'Ue non sarà in grado di raggiungere i suoi obiettivi di occupazione e di progresso sociale se, oltre al mercato unico e all'Unione economica e monetaria (Uem), non verrà realizzata, come chiede la Ces, anche una vera e propria Unione sociale.
Se nel passato il problema della regolamentazione sociale si poneva essenzialmente in rapporto agli spazi nazionali, l'approfondimento dell'integrazione economica e monetaria motiva sempre più la necessità di una regolamentazione sociale europea. Tale regolamentazione deve mirare all'armonizzazione nel progresso delle condizioni di lavoro e delle condizioni sociali nell'ambito di un'economia integrata.
La costruzione di questo sistema di relazioni industriali deve poggiare sulle esperienze maturate a livello nazionale e su quella europea del Dialogo sociale e portare a compimento i contenuti dell'Accordo sulla politica sociale, oggi integrato nel Trattato europeo. I livelli settoriali e intersettoriali devono essere coinvolti in questo processo, distinguendo gli ambiti e le materie della contrattazione diretta tra le parti dall'esercizio del metodo della concertazione tripartita, che può condurre alla definizione di intese impegnative e vincolanti per le parti, nei loro campi di responsabilità.
2. L'"acquis" sociale comunitario è stato costruito fino ad oggi soprattutto attraverso la legislazione. In epoca più recente, l'evoluzione del Dialogo sociale ha consentito alle parti sociali di negoziare i primi accordi-quadro europei.
Per la Ces, la via legislativa e la via negoziale sono ambedue necessarie e complementari per sviluppare l'"acquis" sociale. In effetti esse sono strettamente collegate e, in particolare alla luce del nuovo Trattato, è necessaria un'analisi caso per caso per verificare quale delle due debba essere utilizzata. Nell'attuale situazione, l'organizzazione del padronato europeo (Unice) ha accettato i negoziati solo a seguito di un'iniziativa legislativa della Commissione.
In tal senso la Commissione deve mantenere un impegno politico forte in ambito sociale, al fine di consentire al Dialogo sociale di sviluppare la sua dimensione contrattuale.

Rafforzare il Dialogo sociale

3. Il Dialogo sociale nelle sue varie forme può rifarsi a una lunga tradizione nel quadro dell'integrazione europea. Ciò vale soprattutto nel contesto del Trattato che istituisce la Ceca, attraverso il quale ha contribuito in modo essenziale a rendere socialmente accettabile il profondo cambiamento strutturale che ha coinvolto l'industria del carbone e dell'acciaio. Con l'Atto unico europeo, la promozione del Dialogo sociale è divenuta un compito della Commissione, nella prospettiva già evocata all'epoca, dello sviluppo delle relazioni contrattuali europee. L'accordo fra Ces, Unice e Ceep dell'ottobre 1991, ha portato al Protocollo di Maastricht sulla politica sociale, attualmente integrato al Trattato di Amsterdam. Ciò ha consentito di realizzare progressi significativi, che hanno rafforzato in particolare il ruolo delle parti sociali nel processo decisionale.
4. Su questa base si sono conclusi i primi accordi sui congedi parentali (1996), sul lavoro a tempo parziale (1997) e sui contratti a tempo determinato (1999). Essi hanno dimostrato come il Dialogo sociale può contribuire alla regolazione di nuove forme di lavoro e alla flessibilità negoziata, accompagnata da garanzie sociali per i lavoratori e le lavoratrici. La Ces valuterà l'impatto di questi accordi su condizioni minime e continuerà a migliorare lo svolgimento del processo negoziale.
I mutamenti strutturali in corso e i loro effetti sull'organizzazione del lavoro richiedono l'estensione e l'adattamento della regolamentazione sociale a tutte le nuove relazioni di lavoro, al fine di combattere la precarizzazione dell'occupazione.
La Ces si impegna, con l'appoggio delle organizzazioni che ne fanno parte, a fare pressioni sull'Unice, affinché cambi il suo atteggiamento, che finora ha pregiudicato lo sfruttamento totale del potenziale che offre, in questo campo, il Dialogo sociale.
5. Anche il Dialogo sociale settoriale ha registrato qualche progresso, soprattutto nel quadro dei Comitati paritetici, creati dalla Commissione in seno ad alcuni settori (agricoltura, trasporti, poste e telecomunicazioni), e nei gruppi di lavoro informali per altri settori. I risultati ottenuti variano da un settore all'altro, ma in molti di essi si stanno facendo passi in avanti.
Recentemente, la Commissione, dando seguito a una rivendicazione di vecchia data della Ces, ha deciso la generalizzazione del Dialogo sociale per tutti i settori, proponendo alle parti sociali in questione, di creare un Comitato del Dialogo sociale per ogni settore industriale o di servizi. Alla luce di alcune difficoltà manifestatesi la Commissione deve garantire le modalità per un buon funzionamento dei nuovi Comitati settoriali, affinché siano messi in opera nel più breve tempo possibile e siano dotati di mezzi equivalenti a quelli anteriormente a loro disposizione.
Le Federazioni sindacali europee, con l'appoggio della Ces, devono cogliere questa opportunità per consolidare il Dialogo sociale esistente e imporlo nei settori nei quali le organizzazioni imprenditoriali europee continuano a rifiutarlo.
Una procedura per superare il veto degli imprenditori in taluni settori è necessaria. La Commissione può giocare un ruolo importante in tal senso esercitando una pressione sugli imprenditori perché si impegnino nel Dialogo sociale e, se necessario, avviando una concertazione diretta con i sindacati dei settori interessati.
6. Il Dialogo sociale intersettoriale e quello settoriale si concentrano su aree diverse, ma si completano e si rafforzano vicendevolmente. Mentre le Federazioni sindacali europee mantengono interamente la loro autonomia nel Dialogo sociale settoriale, la loro integrazione in seno alla Ces le rende inoltre parte attiva nel Dialogo e nei negoziati intersettoriali, la cui responsabilità spetta direttamente alla Confederazione.
La Ces ha inoltre il compito, attraverso i suoi organi statutari, di assicurare il più alto grado di coerenza alle contrattazioni collettive europee.
Il Dialogo sociale, com'è praticato attualmente, non potrà, in futuro, sostituire la necessità di realizzare una contrattazione autonoma tra le parti sociali a livello europeo a completamento di un sistema europeo di relazioni industriali, come previsto nell'Accordo sociale europeo integrato nel Trattato. Il nuovo contesto dell'Uem rende tale sviluppo ancor più necessario per assicurare una regolamentazione efficace del mercato del lavoro e delle condizioni di lavoro.
La Ces sollecita la definizione di un quadro giuridico di sostegno alla contrattazione collettiva a livello europeo con uno strumento di gestione dei conflitti e il pieno riconoscimento nel Trattato dell'Ue dei diritti sindacali a partire da quelli di associazione, di sciopero e di iniziative di solidarietà.
La Ces proporrà all'Unice e al Ceep, cofirmatari dell'Accordo del 1991, di avviare una discussione per arrivare ad un nuovo Accordo che definisca la portata, il contenuto e le regole di questo sistema europeo di relazioni industriali complementare ai sistemi nazionali.

Dialogo sociale e occupazione

8. Nelle loro politiche contrattuali i sindacati hanno allargato gli ambiti dell'azione contrattuale e hanno progressivamente avanzato proposte concrete per la salvaguardia e la creazione di occupazione. Inoltre, negli Stati membri, vi sono numerosi esempi di negoziato "tripartito", che hanno portato alla stipula di Patti per l'occupazione, i quali hanno largamente contribuito a un migliore andamento dell'economia dei Paesi interessati.
9. A livello europeo, l'introduzione del Titolo sull'occupazione nel Trattato di Amsterdam, auspicato fortemente dalla Ces, ha segnato una svolta. Le "Linee guida" per l'occupazione sono divenute uno strumento delle politiche dell'Ue.
Sulla base di questi sviluppi, le politiche per l'occupazione sono state trattate nell'ambito del Dialogo sociale senza tuttavia portare a risultati particolarmente avanzati, al di là dell'accordo-quadro confederale sull'orario a tempo parziale. In effetti, il padronato europeo (Unice), già contrario al Titolo sull'occupazione nel Trattato, continua a dimostrare le più ampie riserve riguardo alla rilevanza di una politica europea per l'occupazione.
Il Consiglio europeo di Vienna ha ora proposto un Patto per il lavoro, chiedendo un impegno maggiore delle parti sociali. La Ces è pronta a partecipare a questo processo a condizione che il Patto per il lavoro abbia lo stesso valore di impegno politico del Patto per la stabilità e la crescita e sia in effetti un suo complemento con l'obiettivo di aumentare il livello e la qualità dell'occupazione. Le parti sociali dovrebbero essere partecipanti a pieno titolo all'elaborazione del Patto, il quale dovrà essere caratterizzato da una concertazione tra tutti i soggetti interessati. In questo processo, le parti sociali dovrebbero definire, attraverso il Dialogo sociale, i loro impegni reciproci nei settori di loro competenza.

Coordinamento della contrattazione collettiva

10. Gli obiettivi più importanti di una politica di coordinamento della contrattazione collettiva sono la garanzia ai lavoratori e alle lavoratrici di equità nei redditi, la promozione dell'occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. La promozione di una crescita reale, che, tenendo conto dei livelli di produttività, assicuri che questi contribuiscano alla crescita dei salari reali e la regolazione sociale sono particolarmente importanti per contrastare i rischi di dumping sociale nel quadro dell'Unione monetaria. Inoltre è necessaria una discussione, allo scopo di definire una politica europea solidale in materia di salari, attraverso la quale si possa combattere la crescente ineguaglianza dei redditi, particolarmente forte in taluni Paesi, contribuendo in tal modo ad un'armonizzazione delle condizioni di vita e alla realizzazione del principio di eguaglianza di trattamento delle donne e degli uomini.
11. E' necessario sviluppare una politica coordinata di contrattazione collettiva, a livello settoriale e/o intersettoriale laddove sia necessario. Le iniziative recenti a livello transnazionale per il coordinamento della contrattazione collettiva (gruppo di Doorn, Fem, Fge, Ces...) hanno aperto una strada e devono essere allargate con priorità all'area dell'euro e a tutti i Paesi che ne fanno parte. La formazione per l'intera durata della vita attiva, la formazione professionale e continua, la protezione della salute sul posto di lavoro, l'eguaglianza delle opportunità e di trattamento sono i temi essenziali. I sindacati conserveranno la loro autonomia, restando responsabili dell'utilizzazione dei margini di manovra disponibili per la ripartizione ottimale fra salario, occupazione, orario di lavoro, ecc.
12. Le Federazioni sindacali europee hanno una responsabilità prioritaria nel coordinamento europeo della contrattazione collettiva. Esse devono dotarsi delle strutture e dei mezzi per poterlo gestire in modo efficace e adatto al proprio specifico settore. Questo coordinamento deve svilupparsi in una strategia dalla base al vertice. Sarebbe importante, nella misura del possibile, promuovere la sincronizzazione delle scadenze dei negoziati nazionali e del rinnovo dei contratti collettivi.
Il ruolo della Ces è di assicurare il coordinamento necessario, per garantire la coerenza generale delle rivendicazioni del movimento sindacale europeo e sostenere le Federazioni nelle loro attività con tutti i mezzi più opportuni.
13. La Ces e i suoi istituti devono anche sostenere in tutti i modi possibili le Confederazioni nazionali e la Federazioni europee di settore e appoggiarle con la raccolta e la diffusione di informazioni e statistiche. Un flusso di informazioni mirate e il miglioramento della trasparenza in materia di politica contrattuale sono le condizioni che consentiranno di concordare i contenuti di una politica europea coordinata in materia. E' necessario elaborare una visione comune dei concetti fondamentali della contrattazione collettiva, quali il recupero dell'inflazione, la produttività del lavoro e i margini di produttività. E' compito prioritario per l'Istituto sindacale europeo (Ise) la raccolta e la diffusione dei dati economici di base e delle esperienze pratiche di contrattazione dei sindacati ed esso deve ridefinire il centro delle sue attività per assicurare un'informazione e un'analisi economica pertinenti e tempestive sugli sviluppi nazionali e sulle tendenze della contrattazione collettiva. La formazione sindacale ha un importante compito da svolgere e l'Ase/Afett dovranno parimenti riorientare le loro attività in funzione agli obiettivi della Ces in materia di coordinamento della contrattazione collettiva.

Comitati aziendali europei (Cae)

14. I Cae costituiscono un elemento centrale dell'europeizzazione delle relazioni industriali. La prevista revisione della Direttiva sui Cae deve consentire di rafforzare l'informazione e la consultazione preventivamente a qualsiasi decisioni che riguardi i lavoratori, e prevedere delle sanzioni per l'impresa in caso di violazione delle norme. E' necessario rafforzare le possibilità dei Cae di funzionare efficacemente. Il loro campo di applicazione deve essere esteso comprendendo i rappresentanti dei lavoratori dei Paesi candidati.
Fino ad oggi è stato realizzato solo un terzo dei potenziali Cae. E' necessario compiere uno sforzo maggiore per consentire la loro generalizzazione tra le imprese transnazionali coinvolte.
Al contempo è necessario sostenere attivamente il lavoro dei Cae esistenti. Questi organismi hanno bisogno dell'esperienza, della consulenza e della formazione che i sindacati possono loro offrire, se vogliono tentare di esaudire le speranze in loro riposte. Le Federazioni sindacali europee e la Ces hanno una responsabilità fondamentale affinché i Cae possano esprimere la propria vitalità.
I sindacati e le Federazioni europee di settore devono elaborare una politica a lungo termine per il funzionamento e la realizzazione degli obiettivi dei Cae. I Cae saranno in grado, in futuro, di offrire un importante contributo alla promozione del dialogo sociale settoriale. E' soprattutto in aree di particolare interesse, come la protezione del lavoro e della salute, l'eguaglianza di trattamento e di opportunità, la valorizzazione del lavoro delle donne, le qualifiche e la formazione continua o la protezione dell'ambiente di lavoro, che si può pensare ad accordi innovativi a livello d'impresa, che potrebbero essere d'esempio per il dialogo settoriale. Qualsiasi accordo tra Cae e imprese dovrà rispettare la legislazione e i contratti collettivi in vigore.
E' solo attraverso un appoggio attivo dei sindacati a livello nazionale ed europeo, nonché attraverso la creazione di forme di contrattazione settoriale, che si potrà rispondere in modo efficace ai possibili rischi di "sindacati aziendalisti". La contrattazione collettiva deve restare di competenza dei sindacati. Infine, potranno essere stimolate e migliorate anche le relazioni con le organizzazioni di imprenditori a livello settoriale, grazie all'estensione del Dialogo sociale fra le direzioni, i Cae e i sindacati.

L'europeizzazione dei sindacati

L'europeizzazione delle relazioni industriali presuppone infine l'europeizzazione dei sindacati.
Nel corso della sua breve storia, la Ces può annoverare progressi significativi nella costruzione del sindacalismo europeo. Tuttavia, nel contesto del Mercato unico e della realizzazione dell'Unione monetaria, è necessario un nuovo impulso. E' soltanto con un sistema europeo di relazioni industriali, sostenuto da un sindacalismo forte e autonomo, che gli interessi sociali delle lavoratrici e dei lavoratori potranno essere difesi efficacemente. A tal fine è necessaria non solo una politica contrattuale coordinata a livello europeo, ma è anche necessario ammodernare e rafforzare le strutture sindacali nazionali. Le riforme delle strutture sindacali, già avviate positivamente in numerosi Paesi, sono un segnale incoraggiante del processo di rinnovamento che avrà ripercussioni anche sulle organizzazioni sindacali europee. La necessità di uno scambio mirato di esperienze e di un più forte coordinamento sono incontestabili. Sindacati più moderni sul piano nazionale, aperti alle nuove fasce di lavoratori e in grado di adattarsi alle nuove realtà del mercato del lavoro, sono una condizione essenziale all'europeizzazione delle relazioni industriali.
17. Lo sforzo di europeizzazione dei sindacati presuppone anche misure come il riconoscimento transnazionale dell'affiliazione sindacale e del diritto alla relativa protezione. Alcuni sindacati hanno già avviato delle iniziative in questo senso, rispondendo anche ad un bisogno reale in vista della mobilità transfrontaliera dei lavoratori.
L'adozione da parte degli affiliati della Ces di una Carta per il riconoscimento transnazionale della protezione sindacale dei lavoratori europei - a prescindere dall'organizzazione nazionale di appartenenza - potrebbe essere un segnale importante per la costruzione di un'identità sindacale europea e contribuire in tal modo al riconoscimento della Ces quale organizzazione rappresentativa dell'insieme dei sindacati e dei lavoratori d'Europa.

Il IX Congresso impegna la Ces a:

* continuare a far pressione per sviluppare una regolamentazione sociale a livello europeo e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, dando un sostegno attivo alle organizzazioni affiliate nella loro contrattazione collettiva e avvalendosi del ruolo complementare del Dialogo sociale europeo e attraverso accordi-quadro europei;
* insistere sulla responsabilità della Commissione per la continuità della sua assunzione di impegno nell'iniziativa legislativa in materia di politica sociale;
* valutare regolarmente l'attuazione degli accordi-quadro europei con particolare attenzione al loro impatto sul miglioramento delle condizioni di lavoro a tutti i livelli e in tutti i settori;
* sostenere le Federazioni sindacali europee al fine di generalizzare il Dialogo sociale in tutti i settori pubblici e privati;
* proporre alle organizzazioni padronali europee, Unice e Ceep, un nuovo accordo fra le parti sociali, al fine di stabilire un ambito di contrattazione autonoma a livello europeo per sviluppare un sistema europeo di relazioni industriali basato sull'autonomia delle parti sociali;
* insistere per il riconoscimento da parte dell'Ue dei diritti sindacali fondamentali e per la definizione di un quadro giuridico per le relazioni industriali a livello europeo;
* contribuire alla realizzazione di un Patto europeo per il lavoro, che coinvolga tutti i soggetti interessati e sia basato su un vero processo di concertazione sociale;
* promuovere una strategia per il coordinamento della politica contrattuale in Europa a livello intersettoriale e settoriale con il coordinamento della Ces al fine di assicurare la coerenza d'insieme;
* stabilire gli strumenti e le procedure necessarie per tale coordinamento, anche con la creazione di un Comitato permanente per il coordinamento della contrattazione collettiva e attraverso la riorganizzazione del lavoro della Segreteria ed il riorientamento delle attività dell'Ise e dell'Ase nei settori della ricerca e della formazione;
* esercitare una pressione sui datori di lavoro dei settori pubblici, in particolare degli Enti locali, per la generalizzazione del Dialogo sociale in quest'ambito e assicurare che la legislazione e gli accordi europei possano coprire senza discriminazioni i lavoratori del settore pubblico;
* sostenere le Federazioni sindacali europee per la generalizzazione dei Cae, al fine di coinvolgere tutte le imprese in questione e sostenere il funzionamento dei Cae già esistenti;
* preparare la definizione di una "Carta" per il riconoscimento reciproco dell'affiliazione sindacale tra le organizzazioni affiliate alla Ces. *

LE ORGANIZZAZIONI CHE FORMANO LA CES
(Confederazioni sindacali nazionali)

PAESI

CONFEDERAZIONI

Austria

ÖGB (1.497.584)

Belgio

FGTB/ABVVC (1.008.481)

CSC/ACV (1.255.554)

Bulgaria

CITUB (601.071)

PODKREPA (154.894)

Cipro

TÜRK-SEN (5011)

SEK (62.389)

Repubblica Ceca

CMKOS (900.000)

Danimarca

LO-DK (1.304.000)

AC (143.420)

FTF (344.360)

Finlandia

SAK (1.010.000)

AKAVA (237.017)

STTK (459.000)

Francia

CGT-FO (1.015.000)

CGT (643.000)

CFDT (1.025.500)

CFTC (250.000)

Germania

DGB (8.100.000)

DAG (489.266)

Gran Bretagna

TUC (6.636.077)

Grecia

GSEE (350.000)

ADEDY (100.000)

Islanda

ASI (61.447)

BSRB (17.270)

Irlanda

ICTU (600.000)

Italia

CISL (2.640.929)

UIL (1.001.000)

CGIL (4.100.000)

Lussemburgo

CGT-L (52.070)

LCGB (30.351)

Malta

CMTU (30.961)

GWU (46.075)

Norvegia

LO-N (822.434)

AF (135.000)

Olanda

FNV (1.227.044)

CNV (352.398)

MHP (154.419)

Polonia

NSZZ Solidarnosc (1.300.000)

Portogallo

UGT-P (355.000)

CGTP-IN (652.000)

Romania

CARTEL ALFA (506.000)

BNS (325.000)

CNSLR-Fratia (250.000)

CSDR (429.000)

San Marino

CSdL (3080)

CDLS (3652)

Repub. Slovacca

KOZ SR (830.542)

Slovenia

ZSSS-AFTUS (300.000)

Spagna

UGT-E (600.000)

ELA-STV (110.000)

CC.OO. (600.000)

Svezia

LO-S (1.855.066)

TCO (1.048.679)

SACO (320.000)

Svizzera

SGB (395.000)

CNG (93.115)

VSA (120.150)

Turchia

DISK (100.000)

HAK-IS (60.000)

HESK (110.000) TÜRK-IS (250.000)

Ungheria

LIGA (98.000)

MOSz (78.000)

MSzOSz (465.000)

In aggiunta ci sono 6 Confederezioni nazionali con statuto di Osservatori:

Estonia

EAKL

Ungheria

ASZSZ-ATUC

SZEF

Lettonia

LBAS

Lituania

LDS

LPSS

* Tra parentesi è riportato il numero di iscritti ad ogni confederazione.

Partecipazione delle donne nelle strutture sindacali

Alla vigilia del Congresso della Ces si è tenuta a Helsinki una conferenza sul tema "Introdurre l'uguaglianza in tutte le politiche". I partecipanti hanno tentato di esaminare come le organizzazioni sindacali inseriscano nelle loro strutture e nelle loro istanze i principi dell'uguaglianza tra i sessi. Si trattava anche di vedere come fosse possibile migliorare la situazione. A tale riguardo, la Ces ha presentato un piano d'azione a favore dell'uguaglianza che mira in particolare a garantire la rappresentanza delle donne negli organismi di contrattazione collettiva e decisionali, ad inserire la problematica dei sessi nelle politiche sindacali e a perseguire la parità salariale.
Va ricordato, inoltre, che la Ces ha da poco aperto sul suo sito Internet una sezione dedicata all'economia sociale, cioè al lavoro delle cooperative, delle società mutue, delle associazioni e delle fondazioni. In esso sono incluse anche le varie attività, come i programmi di mercato del lavoro intermedio destinati al reinserimento professionale dei beneficiari del sistema previdenziale tramite un'occupazione sovvenzionata. L'obiettivo di questa sezione, creata con il sostegno della Commissione europea, è di fornire informazioni sulle azioni realizzate dai sindacati in questo settore a livello nazionale ed europeo e di descrivere il lavoro che viene svolto nel quadro del programma "Terzo sistema e occupazione" della Commissione europea.

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

 

LE FEDERAZIONI EUROPEE DI SETTORE

EGF Grafici European Graphical Federation
EURO-FIET Impiegati e Tecnici European Federation of Clerical, Professional and Technical Employees
FST Trasporti Federation of Transport Workers
ETUCE Scuola European Committee for Education
EMCEF Chimica, Miniere, Energia European Mining, Chemical and Energy Federation
EPSU Servizi Pubblici European Federation of Public Service Unions
EFJ-IFJ Giornalisti European Federation of Journalists
PTTI-EC Poste e Telecomunicazioni European Committee of the Postal, Telegraph and Telephone International (PTTI-EU)
ETUF-TCL Tessili, Abbigliamenti e cuoio European Federation of Textiles, Clothing and Leather
EFBWW Costruzioni e legno European Federation of Building and Woodworkers
ECF-IUF Alberghi, Alimentazione e Catering European Committee of Food, Catering and Allied Workers' Unions within the IUF
EEA Mass Media e spettacolo European Entertainment Alliance
EFA Lavoratori agricoli European Federation of Agricultural Workers' Unions
EMF Metalmeccanici European Metalworkers' Federation

Si segnala che l'inserto del prossimo numero di Euronote (n. 5/99, che uscirà a settembre) sarà dedicato alle problematiche dell'asilo e dell'immigrazione nell'Unione europea, con particolare attenzione alla situazione dei rifugiati nell'Ue e nell'ex Jugoslavia.