l’Unione rinnovata: i nuovi Parlamento e Commissione

Negli ultimi mesi l’Unione europea ha completamente rinnovato le sue istituzioni. Con la riunificazione europea dello scorso 1° maggio il Consiglio europeo si è esteso, passando dai precedenti 15 capi di Stato e di governo agli attuali 25. Le elezioni tenutesi nel giugno scorso in tutti i 25 Stati membri hanno portato alla formazione di un nuovo Parlamento europeo, giunto alla sua sesta legislatura che durerà fino al 2009, che si è riunito nella sua prima sessione plenaria lo scorso 14 settembre sotto la guida del neo-presidente Josep Borrell. Alla fine di ottobre, poi, è scaduto il mandato della Commissione europea presieduta da Romano Prodi e il 1° novembre 2004 entra in carica la nuova Commissione del neo-presidente José Manuel Barroso.

Il nuovo corso di Parlamento e Commissione, a cui dedichiamo questo inserto di “euronote”, non è però iniziato nel migliore dei modi: un Parlamento spaccato e una Commissione nella tempesta già prima di prendere il largo. I contrasti tra le due rinnovate istituzioni europee, e al loro interno, si sono verificati già al primo rapporto, cioè in occasione delle audizioni che i nuovi commissari designati da Barroso hanno tenuto, secondo prassi, di fronte alle commissioni parlamentari (vedi pag. VII). Si annuncia dunque un rapporto interistituzionale difficile ma, prima di archiviare quanto verificatosi negli ultimi anni di vita dell’Ue, riteniamo utile ricordare i passaggi principali del “governo” europeo sotto la guida di Romano Prodi.

Ue consolidata al suo interno

Negli ultimi cinque anni l’Ue si è indubbiamente rafforzata al suo interno. Con l’introduzione dell’euro è stata rafforzata la dimensione federale dell’Unione, cioè la sua dimensione politica non solo all’interno dell’Europa ma anche, e forse più ancora, nel mondo. Dopo una lunga ed accurata preparazione, poi, lo scorso 1° maggio l’Ue ha realizzato un ampliamento storico non solo per le sue dimensioni, ma perché esso ha avviato a compimento l’unificazione dell’Europa. Ricorda Prodi che, quando nel 1999 annunciò l’allargamento dell’UE a 6 Paesi (che poi diventarono 10), il suo discorso «era impopolarissimo e non ci credeva nessuno. L’abbiamo fatto…con un  lavoro impressionante, mai successo nella storia e con questo nostro lavoro noi abbiamo esportato democrazia». Un’altra vicenda importante è giunta a parziale compimento: la nuova Costituzione europea che deve ora affrontare il percorso di ratifica nei 25 Paesi dell’Unione. Si tratta di un Trattato costituzionale certamente criticabile e migliorabile, ma va comunque segnalato come sia nato da un lavoro corale di molti attori istituzionali europei e nazionali, che ha visto un forte impegno della Commissione Prodi in favore di un’Unione solidale e sopranazionale contro le resistenze di rinati nazionalismi e localismi.

dialogo difficile con il mondo

Più problematico il bilancio dell’azione esterna dell’Unione, versante sul quale essa è dotata di più deboli competenze, fatto di cui ha fortemente risentito la Commissione Prodi. Chiamato ad operare in un “mondo fuori controllo”, Romano Prodi ha scelto la strada del gradualismo senza tuttavia tacere dinanzi all’arroganza unilaterale dell’amministrazione Bush e all’inquietante atteggiamento di Putin. Ai confini dell’Ue, la Commissione Prodi ha contribuito alla decisione definitiva dell’apertura dell’Unione ai Balcani, rilanciato una politica di cooperazione nell’area mediterranea e, alla fine del suo mandato, ha proposto al Consiglio europeo di aprire i negoziati di adesione con la Turchia. E’ così iniziata una nuova fase storica dell’Unione che, lasciatasi alle spalle le dimensioni modeste dei 6 Paesi fondatori, si avvia ad aggregare, con modalità in parte ancora da inventare, l’intero continente europeo. La strada è ancora lunga e complessa, ma si possono già immaginare canali che porteranno forse in futuro verso l’Ucraina, la Moldova, la Bielorussia, la Georgia, l’Armenia.

strumenti scarsi in politica estera

In queste strategie si possono individuare sforzi per ricostruire un mondo multilaterale, garanzia di dialogo e di pace. Dialogo oggi minacciato da guerre e fondamentalismi, religiosi e laici, che stanno mietendo vittime e creando diffusa instabilità. Su questo fronte l’Unione deve dotarsi di più forti poteri federali in materia di politica estera e di difesa. Con gli Usa e la Russia, la Commissione Prodi ha saputo trovare parole forti che hanno restituito dignità a un’Europa mortificata dalle divisioni e da alleanze servili di alcuni suoi membri. Di più i Trattati dell’Ue non gli hanno permesso di fare, qualcosa di più potranno tentare i suoi successori con la nuova Costituzione.

Va ricordato poi che Prodi e i suoi commissari hanno potuto contare su un Parlamento che ne ha apprezzato le iniziative, mentre i rapporti non sono sempre stati buoni con il Consiglio dei ministri europei, spesso soprattutto per le differenti appartenenze politiche.                                                                                   

 le priorità del nuovo PE

Il Parlamento europeo, nella sua sesta legislatura (2004-2009), si è riunito per la prima volta nei giorni 14-16 settembre scorsi. Inaugurando la prima sessione plenaria, il presidente Josep Borrell ha indicato le priorità per i prossimi due anni e mezzo.

terrorismo internazionale

Il presidente del Pe ha fermamente condannato i tragici fatti di terrorismo verificatisi a Beslan (Ossezia del Nord) all’inizio di settembre, sottolineando come l’Ue debba ricorrere a misure che escludano il ricorso alla forza per lottare contro il terrorismo.

«Noi non possiamo pretendere di sradicare le cause del terrorismo ricorrendo unicamente e senza discriminazione alla forza - ha detto Borrell - Vendicare su altri bambini il male che è stato fatto ai nostri bambini non farà che scatenare l’insopportabile escalation della violenza. Non vinceremo mai la battaglia contro il terrorismo - ha aggiunto - se la concepiamo come una guerra classica».

Il presidente dell’Europarlamento ha inoltre sottolineato che il mondo deve analizzare le cause soggiacenti che alimentano il terrorismo e trovare delle soluzioni per regolare la situazione in alcune parti del mondo in cui si registrano gravi crisi, come la Cecenia, l’Iraq e la Palestina.

Trattato costituzionale

Tra il 29 ottobre 2004, data della firma del Trattato costituzionale a Roma, e il 1° novembre 2006, data fissata per la sua entrata in vigore, la presidenza Borrell sarà caratterizzata dal processo di ratifica della Costituzione europea nei 25 Stati membri dell’Ue. Inizierà la Spagna nel febbraio 2005, poi seguiranno gli altri con un ritmo di circa una ratifica al mese. «Dobbiamo essere al servizio dei cittadini, innovando in materia di comunicazione ed elaborando posizioni ad essi utili» ha detto il presidente del Pe, annunciando che l’Europarlamento redigerà a questo proposito un Rapporto da adottare entro la fine dell’anno in corso. Secondo Borrell, il dibattito sulla Costituzione sarà complesso per ragioni identitarie, ideologiche e per le diverse concezioni di Europa espresse dalle varie parti, ma tutte le ragioni dovranno essere ugualmente rispettabili e il Parlamento europeo «dovrà diventare una vasta Agora, che dia l’esempio di un dibattito aperto, pluralista e democratico». Nell’aula parlamentare saranno così organizzati diversi dibattiti sui grandi temi del progetto costituzionale nei prossimi mesi, dibattiti che secondo Borrell «dovranno essere utili ai cittadini per le loro scelte nel momento in cui saranno chiamati a votare per un referendum di ratifica, affinché possano pronunciarsi sul testo del Trattato e non in funzione dei contesti politici dei loro Paesi».

questione Turchia

Ufficialmente il Pe non ha alcun ruolo sulla questione relativa alla possibilità di avviare negoziati d’adesione con la Turchia il prossimo mese di dicembre, per cui il presidente Borrell ha proposto all’aula di elaborare un Rapporto sull’adesione della Turchia, così da far conoscere il punto di vista del Parlamento prima del Consiglio europeo di dicembre. «Questioni come quella dell’adesione della Turchia costituiscono la ragion d’essere del nostro Parlamento. E’ un’occasione per essere protagonisti e non spettatori» ha dichiarato Borrell che ha attirato l’attenzione dell’aula sulle implicazioni che l’eventuale adesione della Turchia comporta per l’Unione europea e per l’impatto sulle relazioni con il mondo islamico. «In Europa vivono 10 milioni di musulmani e circa un miliardo in tutto il mondo - ha ricordato il presidente del Pe - E’ nostra responsabilità dimostrare al mondo islamico, attraverso le nostre decisioni, che non tracciamo le nostre frontiere sulla base di uno scontro tra civiltà che alcuni sono determinati a provocare».

Strategia di Lisbona e Patto di stabilità

Il presidente del Parlamento europeo ha inoltre sostenuto l’importanza della Strategia di Lisbona, che mira a fare dell’Ue entro il 2010 «l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica duratura accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggior coesione sociale». Secondo Borrell sono stati fatti finora alcuni passi importanti, come la creazione di 6 milioni di nuovi posti di lavoro nell’Ue dal 1999, tuttavia la maggior parte degli obiettivi di Lisbona non sono stati raggiunti e probabilmente non lo saranno entro il 2010. Nuovi impulsi al processo di Lisbona possono essere dati con il rafforzamento dell’impegno in favore delle proposte in tema ambientale e con le proposte di riforma del Patto di stabilità e crescita: «Nelle nostre discussioni e risoluzioni sul Patto - ha dichiarato il presidente dell’Europarlamento - dobbiamo esaminare come questo può essere messo al servizio della Strategia di Lisbona e, in linea più generale, introdurre un maggior dibattito democratico sui grandi orientamenti di politica economica. Per fare ciò, il luogo più appropriato è senza alcun dubbio il Parlamento europeo».                                                                                       

  

Deputati al PE nella sesta legislatura 2004-2009 per gruppo politico e Paese

 

PPE-DE

PSE

ALDE

Verts-ALE

GUE-NGL

IND-DEM

UEN

NI

Totale

Austria

6

7

 

2

 

 

 

3

18

Belgio

6

7

6

2

 

 

 

3

24

Repubblica Ceca

14

2

 

 

6

1

 

1

24

Cipro

3

 

1

 

2

 

 

 

6

Danimarca

1

5

4

1

1

1

1

 

14

Estonia

1

3

2

 

 

 

 

 

6

Finlandia

4

3

5

1

1

 

 

 

14

Francia

17

31

11

6

3

3

 

6

77

Germania

49

23

7

13

7

 

 

 

99

Grecia

11

8

 

 

4

1

 

 

24

Irlanda

5

1

1

 

1

1

4

 

13

Italia

24

16

12

2

7

4

9

4

78

Lettonia

3

 

1

1

 

 

4

 

9

Lituania

2

2

7

 

 

 

2

 

13

Lussemburgo

3

1

1

1

 

 

 

 

6

Malta

2

3

 

 

 

 

 

 

5

Paesi Bassi

7

7

5

4

2

2

 

 

27

Polonia

19

8

4

 

 

10

7

6

54

Portogallo

9

12

 

 

3

 

 

 

24

Regno Unito

28

19

12

5

1

11

 

2

78

Slovacchia

8

3

 

 

 

 

 

3

14

Slovenia

4

1

2

 

 

 

 

 

7

Spagna

24

24

2

3

1

 

 

 

54

Svezia

5

5

3

1

2

3

 

 

19

Ungheria

13

9

2

 

 

 

 

 

24

TOTALE

268

200

88

42

41

37

27

28

731

 

 

 

Gruppi politici

PPE-DE

Gruppo del Partito popolare europeo (Democratici-cristiani) e dei Democratici europei

PSE

Gruppo socialista al Parlamento europeo

ALDE

Gruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa

Verts/ALE

Gruppo Verde/Alleanza libera europea

GUE/NGL

Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica

IND/DEM

Gruppo Indipendenza e Democrazia

UEN

Gruppo Unione per l’Europa delle nazioni

NI

Non iscritti

 

Fonte: www.europarl.eu.int

 

 

 

 

 

Deputati donne al PE nella sesta legislatura per gruppo politico e Paese

 

PPE-DE

PSE

ALDE

Verts-ALE

GUE-NGL

IND-DEM

UEN

NI

totale

Austria

2

3

 

1

 

 

 

1

7

Belgio

2

3

2

 

 

 

 

 

7

Repubblica Ceca

3

 

 

 

1

 

 

1

5

Cipro

 

 

 

 

 

 

 

 

0

Danimarca

1

1

2

 

1

 

 

 

5

Estonia

 

1

1

 

 

 

 

 

2

Finlandia

2

1

1

1

 

 

 

 

5

Francia

14

14

 

3

 

 

 

3

34

Germania

10

9

1

7

4

 

 

 

31

Grecia

2

4

 

 

1

 

 

 

7

Irlanda

2

 

1

 

1

1

 

 

5

Italia

1

5

3

1

1

 

3

1

15

Lettonia

 

 

 

1

 

 

1

 

2

Lituania

1

 

3

 

 

 

1

 

5

Lussemburgo

2

 

1

 

 

 

 

 

3

Malta

 

 

 

 

 

 

 

 

0

Paesi Bassi

3

4

2

1

1

 

 

1

12

Polonia

2

2

1

 

 

1

1

 

7

Portogallo

1

4

 

 

1

 

 

 

6

Regno Unito

2

7

6

3

 

 

 

1

19

Slovacchia

3

1

 

 

 

 

 

1

5

Slovenia

2

 

1

 

 

 

 

 

3

Spagna

7

11

 

 

 

 

 

 

18

Svezia

2

4

3

 

1

1

 

 

11

Ungheria

3

5

 

 

 

 

 

 

8

TOTALE

67

79

28

18

12

3

6

9

222

 

 

 

Le Commissioni parlamentari

Commissioni parlamentari: Politiche interne

Siti web

Bilanci

www.europarl.eu.int/committees/budg_home.htm

Controllo dei bilanci

www.europarl.eu.int/committees/cont_home.htm

Problemi economici e monetari

www.europarl.eu.int/committees/econ_home.htm

Occupazione e affari sociali

www.europarl.eu.int/committees/empl_home.htm

Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare

www.europarl.eu.int/committees/envi_home.htm

Industria, ricerca ed energia

www.europarl.eu.int/committees/itre_home.htm

Mercato interno e protezione dei consumatori

www.europarl.eu.int/committees/imco_home.htm

Trasporti e turismo

www.europarl.eu.int/committees/tran_home.htm

Sviluppo regionale

www.europarl.eu.int/committees/regi_home.htm

Agricoltura

www.europarl.eu.int/committees/agri_home.htm

Pesca

www.europarl.eu.int/committees/pech_home.htm

Cultura e istruzione

www.europarl.eu.int/committees/cult_home.htm

Commissione giuridica

www.europarl.eu.int/committees/juri_home.htm

Libertà pubbliche, giustizia e affari interni

www.europarl.eu.int/committees/libe_home.htm

Affari costituzionali

www.europarl.eu.int/committees/afco_home.htm

Diritti della donna e uguaglianza dei sessi

www.europarl.eu.int/committees/femm_home.htm

Commissione per le petizioni

www.europarl.eu.int/committees/peti_home.htm

 

Commissioni parlamentari: Politiche esterne

Siti web

Affari esteri

www.europarl.eu.int/committees/afet_home.htm

Sottocommissione per i diritti dell’uomo

www.europarl.eu.int/committees/droi_home.htm

Sottocommissione per la sicurezza e la difesa

www.europarl.eu.int/committees/sede_home.htm

Sviluppo

www.europarl.eu.int/committees/deve_home.htm

Commercio internazionale

www.europarl.eu.int/committees/inta_home.htm

 

Commissioni parlamentari: temporanee e altre

Siti web

Commissioni temporanee precedenti

www.europarl.eu.int/committees/home_temp_it.htm

Conciliazione

www.europarl.eu.int/code/default_fr.htm

Delegazione parlamentare alla Convenzione

www.europarl.eu.int/comparl/conv/default.htm

 

 la nuova Commissione

Il 1° novembre 2004 entra in carica la nuova Commissione europea presieduta da José Manuel Barroso, che prende il posto del gruppo che ha lavorato negli ultimi  anni sotto la guida di Romano Prodi. Lo scorso mese di agosto, Barroso aveva annunciato la ripartizione delle competenze e dei portafogli tra i membri della sua squadra, dopo ampie consultazioni con i commissari designati. La nuova Commissione comprende personalità politiche dei 25 Stati membri dell’Ue provenienti da un vasto spettro politico e con diverse competenze professionali, presenta inoltre un numero di donne più elevato rispetto alle precedenti Commissioni. L’obiettivo di Barroso, che ha introdotto alcuni aggiustamenti organizzativi al fine di realizzare le priorità politiche, è di promuovere un forte spirito di squadra e, anche per questo, ha deciso di raggruppare tutti gli uffici dei commissari in un unico edificio (Berlaymont): «Ho organizzato questa squadra in modo da assicurare che possiamo lavorare in modo efficiente e conseguire gli obiettivi che ci proponiamo - ha dichiarato il presidente Barroso - Attribuisco la massima importanza al gioco di squadra di persone che si fanno guidare dall’interesse generale europeo. I commissari lavoreranno insieme per apportare benefici reali ai cittadini dell’Ue».

nuovi commissari e collegialità

Tra i nuovi commissari, vi sono ex primi ministri, ministri e commissari europei, alcuni sono stati responsabili dei negoziati per l’adesione del loro Paese all’Ue, mentre altri sono stati membri della Convenzione che ha redatto il progetto di Costituzione. Secondo Barroso, il ruolo dei commissari non si limita alla gestione settoriale del proprio portafoglio ma ad una partecipazione alla Commissione che agirà come collegio e prenderà decisioni collettive su ogni questione. Inoltre, ciascun commissario sarà rigorosamente uguale nel processo decisionale collettivo, non vi saranno deleghe di poteri a gruppi di commissari: «Non voglio commissari di prima e di seconda classe, tutti sono altrettanto importanti - ha dichiarato Barroso - Desidero che la mia autorità si fondi su un solido lavoro di squadra».

Per accrescere ancora la collegialità la Commissione terrà un maggior numero di riunioni informali di “brainstorming” e migliorerà la collaborazione tra i servizi e i gabinetti dei commissari. Secondo le intenzioni di Barroso, poi, la Commissione sarà organizzata in modo flessibile al fine di reagire rapidamente agli eventi e stabilire la propria agenda. In alcuni casi, il lavoro della Commissione sarà preparato in anticipo da gruppi tematici e task force, che riuniranno i commissari i cui portafogli sono interessati da una determinata questione.

le priorità politiche

L’organizzazione della nuova Commissione riprende molti elementi della Commissione Prodi, dal momento che Barroso non ha ritenuto necessaria una ristrutturazione rivoluzionaria dei servizi. Nelle intenzioni del nuovo presidente, i cambiamenti apportati ai servizi e ai portafogli si prefiggono lo scopo di migliorare la capacità di mettere in atto le politiche e di conseguire le priorità politiche.

«Ritengo particolarmente importante che l’Europa sappia comunicare - sostiene Barroso - L’apatia riscontrata in occasione delle recenti elezioni europee è preoccupante. Ho invitato una vicepresidente a lavorare specificamente ad una strategia di comunicazione. Occorre comunicare più chiaramente alla gente cosa fa l’Europa e perché lo fa». La stessa vicepresidente,  la svedese Margot Wallström, sarà incaricata anche delle relazioni istituzionali e si rivolgerà, oltre che alle altre istituzioni dell’Ue, anche ai Parlamenti nazionali e ai cittadini.

Una delle priorità sarà l’attuazione della Strategia di Lisbona, per fare dell’Europa l’economia più competitiva del mondo entro il 2010, per la quale si registra un notevole ritardo e Commissione e Stati membri dovranno impegnarsi per ottenere risultati migliori. Il presidente Barroso coordinerà personalmente tutti gli sforzi per dare nuovo slancio alla Strategia e ha nominato un vicepresidente per dare voce ad una posizione coerente della Commissione in seno al Consiglio Competitività.

Barroso ha deciso di rafforzare anche le pari opportunità, attribuendo questo incarico al commissario competente per l’Occupazione e gli Affari sociali,  il ceco Vladimír pidla, che presiederà il gruppo di commissari che si occuperanno della parità tra i sessi.

In politica estera, il neo-presidente ha sottolineato l’esigenza di un efficiente coordinamento e ha annunciato che presiederà personalmente il gruppo dei commissari per le relazioni esterne. Altra priorità è attribuita alla politica di vicinato dell’Ue, per questo tale responsabilità è stata affidata al commissario incaricato delle Relazioni esterne, l’austriaca Benita Ferrero-Waldner. Uno dei compiti del gruppo dei commissari per le relazioni esterne sarà di preparare l’arrivo nella Commissione del nuovo ministro degli Affari esteri e di dare vita al Servizio diplomatico europeo. Quando entrerà a far parte della Commissione, il ministro degli Affari esteri è destinato a diventare vicepresidente incaricato delle relazioni esterne.

La riforma dell’amministrazione della Commissione è un processo permanente, per cui Barroso ha deciso di nominare un vicepresidente incaricato di sovrintendervi, l’estone Siim Kallas, che dovrebbe garantire una sana gestione e riferire in modo trasparente al Parlamento europeo.

novità introdotte

Il neo-presidente della Commissione europea ha introdotto alcuni cambiamenti rispetto alla situazione attuale, ecco i principali:

• il presidente presiede personalmente il gruppo di commissari per le relazioni esterne e per la strategia di Lisbona;

• una nuova funzione di vicepresidente per le relazioni istituzionali e la strategia di comunicazione;

• un vicepresidente che assicuri un approccio coerente della Commissione in seno al Consiglio Competitività;

• la più alta percentuale di donne nella Commissione;

• la separazione delle competenze finora riunite nei portafogli: trasporti ed energia, agricoltura e pesca, mercato interno e fiscalità;

• un maggior ricorso a task force per anticipare i problemi politici;

• il raggruppamento dei commissari nello stesso edificio (Berlaymont);

• la separazione del controllo finanziario dalle questioni di bilancio e la nomina di un vicepresidente incaricato di assicurare una sana gestione.

Secondo il Trattato che istituisce una Costituzione europea, il ministro degli Affari esteri dell’Ue entrerà a far parte della Commissione come vicepresidente dopo la ratifica della Costituzione.                                                                                                    

(Fonte: InEurop@)

 

Commissione europea: presidente incaricato e commissari designati

nome

Paese

incarico

José Manuel Barroso

Portogallo

presidente

Margot Wallström

Svezia

vicepresidente, commissaria per le Relazioni istituzionali e la Strategia di comunicazione

Günter Verheugen

Germania

vicepresidente, commissario per l’Industria e l’Inpresa

Jacques Barrot

Francia

vicepresidente, commissario per i Trasporti

Siim Kallas

Estonia

vicepresidente, commissario per gli Affari amministrativi, la Revisione dei bilanci e l’Anti-frode

Rocco Buttiglione

Italia

vicepresidente, commissario per la Giustizia, la Libertà e la Sicurezza

Viviane Reding

Lussemburgo

commissaria per la Società dell’Informazione e i Media

Stavros Dimas

Grecia

commissario per l’Ambiente

Joaquín Almunia Amann

Spagna

commissario per l’Economia e gli Affari monetari

Danuta Hübner

Polonia

commissaria per le Politiche regionali

Joe Borg

Malta

commissario per la Pesca e gli Affari marittimi

Dalia Grybauskaitè

Lituania

commissaria per la Programmazione finanziaria e il Bilancio

Janez Potocni

Slovenia

commissario per la Scienza e la Ricerca

Ján Figel

Slovacchia

commissario per l’Educazione, la Formazione e la Cultura

Markos Kyprianou

Cipro

commissario per la Salute e la Protezione dei consumatori

Olli Rehn

Finlandia

commissario per l’Allargamento

Louis Michel

Belgio

commissario per lo Sviluppo e gli Aiuti umanitari

László Kovács

Ungheria

commissario per l’Energia

Neelie Kroes

Paesi Bassi

commissaria per la Concorrenza

Mariann Fischer Boel

Danimarca

commissaria per l’Agricolturae lo Sviluppo rurale

Benita Ferrero-Waldner

Austria

commissaria per le Relazioni esterne e le Politiche europee di vicinato

Charlie McCreevy

Irlanda

commissario per il Mercato interno e i Servizi

Vladimír pidla

Repubblica Ceca

commissario per l’Occupazione, gli Affari sociali e le Pari opportunità

Peter Mandelson

Regno Unito

commissario per il Commercio

Ingrida Udre

Lettonia

commissaria per le Tassazioni e l’Unione doganale

 

 

COSA PREVEDE IL TRATTATO

Il Trattato dell’Unione conferisce al presidente della Commissione il potere di ripartire e di ridistribuire le competenze. Ecco cosa prevede l’articolo 217 attualmente in vigore:

1. La Commissione agisce nel quadro degli orientamenti politici del suo presidente, che ne decide l’organizzazione interna per garantire la coerenza, l’efficacia e la collegialità della sua azione.

2. Le competenze che spettano alla Commissione sono strutturate e ripartite fra i membri dal presidente. Il presidente può modificare la ripartizione delle competenze nel corso del mandato. I membri della Commissione esercitano le funzioni loro attribuite dal presidente, sotto la sua autorità.

3. Previa approvazione del collegio, il presidente nomina dei vicepresidenti tra i membri della Commissione.

4. Un membro della Commissione rassegna le dimissioni se il presidente, previa approvazione del collegio, glielo chiede.

 

CALCOLO DELLA POPOLAZIONE
E PESO DEGLI STATI MEMBRI

L’Unione europea deve conoscere costantemente il numero dei suoi abitanti per determinare, in futuro, il peso di ciascun Stato membro nelle votazioni all’interno dei diversi Consigli. Il 1° novembre 2004, infatti, entra in vigore la norma del Trattato di Nizza in base alla quale la maggioranza sarà ancora determinata dal voto “ponderato” (una specie di “peso specifico” che tiene conto di più fattori) attribuito ad ogni Paese, ma ciascun Stato potrà chiedere una verifica per stabilire se il risultato rispecchia anche il secondo criterio secondo cui, per far passare un provvedimento, occorre che i Paesi favorevoli rappresentino, complessivamente, almeno il 62% della popolazione dell’Unione. La presidenza olandese di turno ha posto il problema a livello tecnico-giuridico nell’ultima riunione del Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti, cioè gli ambasciatori dei 25. Il criterio concernente la popolazione non è stato finora mai utilizzato e il Trattato di Nizza non fornisce alcun elemento su quale dato deve essere preso in considerazione. L’Olanda ha così suggerito di utilizzare quello concernente il numero dei residenti, secondo il calcolo fatto da Eurostat, l’Ufficio europeo di statistica.

Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, hanno peraltro fatto presente che l’applicazione del criterio concernente la popolazione residente non debba costituire un precedente e che, quindi, la regola possa essere in futuro riesaminata prendendo a base altri parametri, per esempio quelli della cittadinanza.

Secondo fonti europee, per ora l’Italia non ha presentato alcuna proposta, ma si è schierata tra gli Stati che sostenevano la necessità di non considerare il tema chiuso, tenuto conto che per definire il numero dei cittadini residenti in ogni Paese, Eurostat utilizza parametri, inclusi quelli riguardanti il Pil, che potrebbero essere posti in discussione.

L’entrata in vigore, a novembre, della nuova norma del Trattato di Nizza non farà altro che anticipare la Costituzione europea, che introduce il voto a maggioranza qualificata. Questo prevede che, per l’approvazione delle decisioni, occorre la maggioranza dei Paesi - in questo momento almeno 13 su 25 - che complessivamente rappresentino il 65% della popolazione dell’Ue.

Tenuto conto che l’Europa ha indici di natalità e flussi di immigrazione diversi ed è destinata ad allargarsi ancora, il metodo di calcolo della popolazione sarà particolarmente importante in futuro.

(Fonte: Ansa)

 audizioni: primi contrasti tra Parlamento e Commissione

 Prima di iniziare il suo mandato, la nuova Commissione europea ha dovuto ricevere l’approvazione del Parlamento europeo. Così, dal 27 settembre all’8 ottobre scorsi, i 24 commissari designati dal neo-presidente José Manuel Barroso hanno dovuto sostenere una serie di audizioni presso le commissioni parlamentari specializzate. In base ai risultati di tali audizioni, il Parlamento ha poi espresso il suo parere sul nuovo collegio di commissari nel suo complesso. L’approvazione da parte del Parlamento quanto alla composizione della nuova Commissione è infatti una condizione irrinunciabile alla nomina formale della nuova Commissione da parte del Consiglio dei ministri europei.

La parte orale di tali audizioni è stata preceduta da una procedura scritta, in base alla quale a ogni commissario sono stati sottoposti due questionari: uno generale, uguale per tutti e 24 i commissari designati, riguardante le loro personalità ed esperienza, le loro idee circa il futuro dell’Ue, la loro posizioni rispetto al Parlamento, al ruolo dei commissari e della Commissione, le priorità del mandato che si avviavano ad esercitare; un secondo questionario riguardava invece l’area politica di competenza di ogni commissario.

Ad aprire la serie di audizioni è stato il commissario designato all’Occupazione e agli Affari sociali, l’ex premier ceco Vladimir Spidla, ascoltato dalla commissione parlamentare per l’Occupazione e da quella per le Pari opportunità.

Di fronte agli eurodeputati della commissione per l’Occupazione, Spidla ha ribadito gli obiettivi centrali che la nuova Commissione intende perseguire: coordinare meglio i piani nazionali per l’occupazione al fine di creare un fronte comune dell’Ue che restituisca vigore alla strategia di crescita di Lisbona e rilanci l’occupazione, soprattutto tra i giovani e tra le donne. Spidla si è detto pronto ad apportare «cambiamenti essenziali» alla strategia europea per l’occupazione così da raggiungere gli obiettivi di aumento del tasso di occupazione, che restano fissati al 70% complessivo, con livelli del 60% tra le donne e del 50% tra i lavoratori di oltre 50 anni. Il neo commissario ha indicato nella formazione e nell’uso coordinato degli incentivi a disposizione degli Stati membri le due chiavi per migliorare il tasso di occupazione nell’Unione europea. Di fronte alla commissione parlamentare per le Pari opportunità, poi, Spidla ha sottolineato che «nessuna società può permettersi di non sfruttare metà dei propri talenti», ricordando che lui stesso presiederà un gruppo di commissari che si dedicheranno al tema della pari opportunità «che richiede un approccio multidisciplinare».

richiesti alcuni chiarimenti

Alla vigilia delle audizioni, il presidente degli europarlamentari socialisti, Martin Sculhz, aveva affermato che il suo gruppo (200 deputati) avrebbe affrontato la procedura «con rigore e determinazione», sottolineando che si trattava di «un test democratico cruciale», mentre il gruppo dei 24 commissari designati si era riunito insieme al presidente Barroso a Lovanio (vicino a Bruxelles) per concordare la linea della futura Commissione.

A diversi commissari candidati sono stati richiesti chiarimenti da parte degli europarlamentari, in particolare rispetto alla loro esperienza, alla loro situazione personale e alla linea politica che intendevano dare al loro ufficio. Ad esempio, la commissaria designata alla Concorrenza, Neelie Kroes, è stata chiamata a chiarire la sua posizione rispetto al suo passato professionale, fugando così ogni dubbio di un possibile conflitto di interesse; quella al Fisco e all’Unione doganale, Ingrida Udre, ha dovuto affrontare la delicata questione dell’armonizzazione fiscale; Mariann Fischer Boel, commissaria designata all’Agricoltura, ha dovuto chiarire la sua posizione personale essendo proprietaria con il marito di un’azienda agricola. Non pochi dubbi sono stati espressi da alcuni gruppi politici parlamentari in merito alla preparazione specifica mostrata del designato commissario all’Energia, László Kovács, ma l’audizione più discussa è stata quella di Rocco Buttiglione, designato vicepresidente e commissario a Giustizia, Libertà e Sicurezza. 

l’audizione più discussa

Le valutazioni generali delle audizioni sostenute da Buttiglione presso le commissioni parlamentari per le Libertà pubbliche, la giustizia e gli affari interni, e presso la commissione Giuridica sono state positive per le sue «integrità, indipendenza, esperienza politica e personale», per le sue «convinzioni europeiste» e per la sua «volontà di cooperare e collaborare pienamente con il Parlamento». Tuttavia, alcuni gruppi politici hanno espresso «riserve sulla capacità del commissario designato a realizzare un’azione politica positiva in materia di diritti dei cittadini, in particolare per quanto riguarda la lotta contro la discriminazione». Così, il 12 ottobre scorso la commissione Libertà pubbliche del Parlamento europeo ha espresso voto contrario alla nomina a commissario per Giustizia, Libertà e Sicurezza, primo caso del genere nella storia delle istituzioni europee. Altro no è stato espresso dalla commissione parlamentare sulla proposta che prevedeva la conferma di Buttiglione come vicepresidente della Commissione ma la contemporanea richiesta al presidente Barroso di cambiargli portafoglio. Il caso, senza precedenti, ha creato uno scontro istituzionale tra Parlamento e Commissione.

A sollevare le riserve e il voto contrario di molti europarlamentari sono state alcune dichiarazioni rilasciate da Buttiglione durante la sua audizione quando, interrogato da alcuni deputati sulle posizioni espresse in passato in merito agli omosessuali, il commissario designato ha voluto distinguere tra il giudizio morale e la legge, pur garantendo che le sue opinioni personali non avranno ripercussioni sulle politiche. «Molte cose possono essere considerate immorali ma non per questo sono proibite - ha dichiarato Buttiglione durante l’audizione - Io posso pensare che l’omosessualità è un peccato, ma questo non ha effetto sulle politiche a meno che io dica che l’omosessualità è un crimine».

In seguito a tali dichiarazioni, molti europarlamentari hanno espresso dubbi sul fatto che chi ritiene immorale l’omosessualità possa proteggere gli omosessuali dalle discriminazioni. Il principio della non discriminazione, ha però precisato Buttiglione, si applica a tutti i cittadini nello stesso modo. Si tratta di un principio sancito dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali che «tutti abbiamo scritto e a cui tutti siamo vincolati». Nell’esercizio delle sue funzioni, ha quindi affermato il commissario designato, sarà suo compito difendere tale principio. Nel rispondere a un’altra domanda, poi, Buttiglione ha sostenuto che per “matrimonio” intende l’unione tra un uomo e una donna e, precisando che si tratta comunque di un tema di competenza nazionale, ha osservato come la sua posizione sia condivisa da 22 dei 25 Stati membri. Affermando, infine, che uno dei problemi che sconta l’Europa è la denatalità perché non si fornisce abbastanza aiuto alle donne nel loro compito primario di procreare, egli ha quindi affermato che in futuro tale questione dovrà essere trattata in modo adeguato. Anche questa affermazione non è stata ritenuta in linea con l’orientamento dell’Ue in materia di pari opportunità.

In seguito alla bocciatura della commissione parlamentare, Buttiglione ha dichiarato che «sindacare le opinioni morali in politica è un pericolo per la democrazia», mentre secondo le critiche il commissario avrebbe dovuto rispondere, in qualità di responsabile di un organo esecutivo, non tanto alla propria coscienza quanto ai poteri democraticamente costituiti che in materia di diritti e sessualità hanno valori diversi dai suoi.

giustizia, immigrazione e antiproibizionismo

Tra le altre questioni affrontate da Buttiglione nel corso delle audizioni su sollecitazione dei parlamentari europei, quella dell’antiproibizionismo: «È una soluzione che è stata proposta da alcuni e che è vista male da altri - ha dichiarato Buttiglione - Non sono convinto che abbiano ragione gli uni, non sono neanche convinto che abbiano ragione gli altri». Secondo il designato commissario italiano, il problema delle tossicodipendenze va affrontato con molta delicatezza: «Noi non dobbiamo considerare chi consuma droga come perduto», occorre invece creare condizioni di recupero e «non dobbiamo cercare un modo che gli consenta di morire senza darci fastidio».

Sull’immigrazione, Buttiglione ha definito «un’idea ripugnante» quella di creare “campi di concentramento” in Nordafrica dove deportare gli immigrati illegali residenti nell’Unione, mentre si è detto favorevole allo studio di nuovi canali che permettano l’immigrazione legale. Alle domande su eventuali deportazioni in Libia di immigrati illegali disposte dal governo italiano di cui Buttiglione è ministro dimissionario, egli ha risposto che se tali affermazioni risultassero corrette sarebbe «il primo a condannare l’azione del governo italiano», così come ha affermato la necessità di esercitare forti pressioni affinché la Libia accetti di sottoscrivere la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Il vicepresidente designato ha poi sottolineato come il problema dell’immigrazione illegale interessi tutti gli Stati membri a prescindere dai loro confini esterni: da qui nasce un’esigenza di coordinamento del controllo delle frontiere e di un’adeguata divisione dei costi. I due strumenti proposti dalla Commissione sono: l’Agenzia per il controllo delle frontiere, che ha funzioni di coordinamento e di controllo della qualità della difesa dei confini; un sostegno reciproco, sia finanziario sia sotto forma di task-force, capace di intervenire nelle situazioni di emergenza.

Sulla questione della giustizia, Buttiglione ha precisato che l’Italia non è il solo Stato membro che sconta del ritardo nel recepimento del mandato d’arresto europeo e che, comunque, ha già operato le necessarie sollecitazioni affinché tale questione sia presto inserita all’ordine del giorno dei lavori parlamentari.