Unione a 25 Stati: è nata la nuova Europa

Il 1° maggio 2004 è stata celebrata in tutta Europa la riunificazione europea con l’ingresso nell’Ue dei 10 nuovi Stati membri: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria.

In 47 anni si è passati così dalla Comunità economica europea (Cee, 1957) costituita da 6 Paesi, all’attuale Unione europea a 25 Stati. Con questo allargamento, il territorio dell’Unione cresce di un terzo e la sua popolazione di un quinto, raggiungendo la quota di circa 455 milioni di abitanti.

Il processo di estensione dell’Ue fu avviato nel 1993 a Copenaghen, quando il Vertice dei capi di Stato e di governo europei stabilì i criteri economici e politici per un eventuale allargamento verso Est dell’Unione. Si sono poi susseguiti rallentamenti e accelerazioni a un processo divenuto sempre più concreto con l’avvio dei negoziati di adesione nel 1997. Economia, giustizia, agricoltura, ambiente, diritti umani, concorrenza, controllo delle frontiere sono stati i temi al centro delle trattative tra la Commissione e i Paesi candidati fino al 9 ottobre 2002, quando l’Esecutivo europeo ha presentato il suo Rapporto sullo stato dei negoziati secondo cui 10 Stati erano pronti a far parte dell’Ue. Nove anni dopo l’avvio del processo, ancora a Copenaghen (13 dicembre 2002), è quindi stato approvato dal Consiglio europeo l’ingresso dei 10 nuovi Stati membri, che è stato definitivamente sancito con la firma dei Trattati di adesione il 16 aprile 2003 al Consiglio europeo di Atene e con i referendum di ratifica svoltisi nel corso del 2003 in tutti i nuovi Stati membri.

L’unico ostacolo a questa storica riunificazione europea si è registrato il 24 aprile scorso, quando si è svolto il doppio e simultaneo referendum nelle due parti di Cipro, quella greco-cipriota (la Repubblica di Cipro) e quella turco-cipriota, divise dal 1963 e poi dall’invasione turca del luglio 1974. Entrambi i referendum chiedevano agli elettori (479.551 greco-ciprioti e 143.636 turco-ciprioti) di esprimere un parere sul piano proposto dall’Onu per la riunificazione dell’isola: il 64,91% dei cittadini turco-ciprioti ha espresso voto favorevole, mentre il 75,83% dei greco-ciprioti ha respinto il piano dell’Onu. Così, per ora Cipro resta divisa e solo la parte greco-cipriota è divenuta Stato membro dell’Ue.

un’area di stabilità

La cerimonia ufficiale della riunificazione europea si è svolta a Dublino (data la presidenza di turno irlandese dell’Ue) con il “Day of Welcomes”, cui hanno preso parte i responsabili delle istituzioni europee, i capi di Stato e di governo dei 25 Stati membri e le relative delegazioni. In questa occasione, il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha dichiarato che «l’allargamento è un gioco a somma positiva per tutti i popoli del continente: insieme, possiamo costruire un’Unione libera e prospera, associati nell’impresa comune di rafforzare i nostri valori democratici e di creare un’area di stabilità che servirà da modello per regioni meno fortunate del mondo». Prodi ha poi voluto ringraziare tutti i principali attori che hanno reso possibile la realizzazione del processo di riunificazione europea: «Per lunghi anni abbiamo preparato l’adesione all’Ue di questi dieci Paesi dell’Europa centrale e orientale e del Mediterraneo. I negoziati che abbiamo condotto, a volte anche difficili, testimoniano del nostro impegno comune di unificare il continente e di mettere la parola fine alla divisione artificiale imposta dalla Cortina di ferro per oltre mezzo secolo. In primo luogo, voglio rendere omaggio ai popoli d’Europa che oggi entrano nell’Unione. Anche nei giorni più bui dello stalinismo, questi popoli non hanno mai perso la speranza. Dalla caduta del muro di Berlino, essi hanno compiuto una rivoluzione tranquilla fondata sui valori democratici che oggi sono il nostro patrimonio comune. Voglio rendere omaggio anche ai leader di questi Paesi, ai governi e ai parlamenti che si sono succeduti dalla caduta del muro di Berlino. Nonostante difficoltà di ogni sorta, sono riusciti a mobilitare tutti i loro popoli e a realizzare riforme coraggiose. E un analogo omaggio intendo rendere anche ai popoli dei 15 Paesi già membri che li hanno accolti condividendo con loro il proprio spazio di prosperità e sicurezza».

nuovi candidati e Paesi vicini

Nel sottolineare che, con l’estensione a 25 Stati membri, l’Unione fa un altro passo per far coincidere i suoi confini con i confini geografici del continente, Prodi ha tuttavia ricordato come resta ancora molto da fare. La delusione del risultato del referendum di Cipro dimostra, secondo il presidente della Commissione, che questioni regionali irrisolte possono ancora compromettere il raggiungimento dell’obiettivo di una larga unificazione europea. Anche perché altri Paesi sono già candidati a far parte in futuro dell’Unione europea. Dopo la fine dei negoziati con i dieci nuovi Stati membri, la Commissione ha raccomandato l’apertura dei negoziati con la Croazia. I negoziati con la Bulgaria e la Romania procedono e il loro ingresso nell’Ue è previsto per il 2007, mentre il Consiglio europeo prenderà una decisione sull’avvio di negoziati con la Turchia entro la fine dell’anno.

«L’Unione deve assumersi le proprie possibilità anche verso gli altri Paesi vicini con i quali, da oggi, abbiamo una frontiera terrestre di oltre 5000 chilometri. Questo fatto aggiunge una dimensione tutta nuova al nostro pensiero strategico» ha affermato il presidente della Commissione, ricordando come la Commissione ha proposto una “Nuova politica di vicinato” con l’obiettivo di creare «un anello di amici, dalla Russia al Marocco, con i quali condividere le sfide comuni, sia politiche che economiche, e quindi fare in modo che non vengano né tracciate nuove linee di divisione in Europa né barriere nel Mediterraneo. Si può dire che questa sia un’altra idea di allargamento: un allargamento senza mettere in comune le istituzioni» (a questo proposito si veda l’articolo di pag.2).

governance e globalizzazione

Il presidente della Commissione ha poi indicato altre due “sfide” che la nuova Europa deve affrontare in uno spirito di solidarietà: «Si tratta delle due questioni collegate di come gestire nel modo migliore la globalizzazione economica, le preoccupazioni e le opportunità che comporta e, in un mondo che è sempre più multipolare, di come assicurare nel modo migliore un sistema di governance politica efficiente ed equo. In questo senso, la costituzione su cui stiamo lavorando riveste un’importanza cruciale. E’ necessario approvarla presto e bene per inviare un messaggio forte e chiaro di fiducia nel futuro e per stabilire i meccanismi che ci permettano di lavorare efficacemente». Secondo Prodi, infatti, l’Unione allargata, fondata su valori democratici, sull’apertura economica e su un forte modello sociale può, in un mondo sempre più complesso, fare molto di più di quanto ciascun Paese da solo possa sperare di realizzare. Può rappresentare un punto di riferimento per quanti nel mondo cercano una propria via, dall’America Latina all’Africa, all’Asia, ha dichiarato Prodi sottolineando come questo non significhi «che gli europei vogliano imporre ad altri il proprio modello. E questo tanto più che il nostro “modello” è basato sul riconoscimento e sulla difesa delle nostre diversità. Tuttavia l’Europa ha la grande responsabilità di contribuire alla costruzione di un mondo fondato sui criteri di partenariato, di equità e di giustizia».

priorità e novità europee

Nel corso di un intervento nell’aula del Parlamento europeo a Strasburgo (5 maggio 2004), il presidente della Commissione ha poi indicato le priorità immediate per la nuova Ue a 25. In primo luogo l’approvazione della Costituzione europea, fondamentale per stabilire i meccanismi con cui l’Ue dovrà operare in modo efficace. Va poi garantito il successo dell’allargamento, continuando l’impegno per l’effettiva integrazione dei nuovi Stati membri e per i negoziati con i Paesi candidati. Devono essere definite anche le nuove Prospettive finanziarie per il periodo successivo al 2006, per cui la Commissione ha proposto di superare la semplice logica contabile e di dare all’esercizio un fondamento politico: organizzare il progetto dell’Europa allargata in coerenza con le risorse necessarie per realizzarlo. Il progetto politico proposto dalla Commissione si fonda su tre grandi pilastri: lo sviluppo sostenibile (rilanciando la Strategia di Lisbona), la cittadinanza europea (affinché l’Europa, oltre a essere un’area economica, diventi un’area di sicurezza, di giustizia e di libertà civili) e il ruolo dell’Europa nel mondo (per estendere il modello di pace, democrazia e prosperità che caratterizza l’Ue). Infine, nel suo intervento all’Europarlamento, Prodi ha voluto sottolineare «il sorgere di un movimento di opinione autenticamente europeo. Mi riferisco agli eventi che, a partire dagli ultimi mesi del 2002, hanno accompagnato il conflitto in Iraq. Forse per la prima volta nella nostra storia abbiamo visto sorgere un movimento di opinione che ha raccolto grandi maggioranze di cittadini in tutti i Paesi dell’Unione». In questi mesi, secondo il presidente della Commissione, i cittadini europei hanno chiesto che, una volta esaurite tutte le possibilità di dialogo, qualsiasi intervento militare in difesa della sicurezza si fondasse sulla legittimità internazionale che l’Ue incarna e propugna. Così, secondo Prodi, di fronte ai cambiamenti registrati negli ultimi anni l’euroscetticismo è divenuto un lusso che l’Ue non si può più permettere, perché è una posizione che porta a una sicura sconfitta.

SORVEGLIANZA DI BILANCIO PER I NUOVI STATI MEMBRI

All’indomani dell’adesione, i nuovi Stati membri sono stati completamente inseriti nel contesto comunitario di cooperazione e sorveglianza in materia di politica economica e di bilancio. Come si è già verificato in occasione del precedente allargamento, nel 1995, quando Austria, Finlandia e Svezia hanno aderito all’Unione europea, ciò significa valutare la situazione delle finanze pubbliche di questi Paesi. Sei dei dieci nuovi Stati membri, vale a dire Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia, registravano nel 2003 un disavanzo delle amministrazioni pubbliche superiore al valore di riferimento del 3% del Pil. Due di questi Stati (Cipro e Malta) registravano inoltre un debito pubblico superiore al 60% del Pil. Su tale base la Commissione ha adottato, lo scorso 12 maggio, una Relazione su ciascuno dei 6 Paesi, come previsto dall’articolo 104, paragrafo 3, del Trattato CE. Per quanto riguarda il 2004, sia le previsioni di primavera della Commissione (vedi “euronote” n. 29/2004, pag. 4) che le autorità nazionali indicano che il disavanzo continuerà a essere superiore al valore di riferimento del 3% del Pil in tutti i 6 Paesi. Nei 2 Paesi in cui è stata oltrepassata la soglia del rapporto debito/Pil nel 2003 (Cipro e Malta), tale rapporto sta registrando un’ulteriore tendenza al rialzo e dovrebbe pertanto restare al di sopra del 60% del Pil anche nel 2004. Nelle prossime settimane il Comitato economico e finanziario preparerà un parere su ciascuna relazione. La Commissione raccomanderà interventi ulteriori prescritti dalla cosiddetta procedura per i disavanzi eccessivi entro il prossimo Consiglio Ecofin del 5 luglio. I tempi della procedura sono dettati dall’acquis, per cui il Consiglio è costretto a intervenire entro tre mesi dall’adesione. Nel preparare le raccomandazioni, la Commissione terrà conto della posizione flessibile assunta nell’aggiornamento 2004 degli indirizzi di massima per le politiche economiche (IP/04/467), ossia che sarebbe opportuno, per i nuovi Stati membri effettuando un’analisi caso per caso, prendere in considerazione l’interazione tra la politica di bilancio e i cambiamenti strutturali in corso nell’economia, consentendo pertanto un periodo di aggiustamento pluriennale per correggere il disavanzo eccessivo. Per quanto concerne gli Stati membri che non fanno ancora parte dell’area dell’euro, essi non sono soggetti ad eventuali ulteriori misure nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi, segnatamente una rafforzata sorveglianza di bilancio (articolo 104, paragrafo 9) ovvero sanzioni (articolo 104, paragrafo 11).

Il testo integrale delle relazioni della Commissione è disponibile sul sito web: http://europa.eu.int/comm/economy_finance/about/activities/sgp/procedures_en.htm

Fonte: InEurop@ n. 549/2004

I NUOVI STATI MEMBRI

Cipro (CY)

capitale: Nicosia

lingue: greco, turco

gruppi etnico-nazionali: greco-ciprioti 84,7%, turco-ciprioti 12,3%

moneta: Lira cipriota (1€ = 0,59 CYP)

data candidatura: 1990

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

Estonia (EST)

capitale: Tallinn

lingue: estone, russo

gruppi etnico-nazionali: estoni 65,1%, russi 28,1%, ucraini 2,5%, bielorussi 1,5%, finni 1,1%, altri 1,8%

moneta: Corona estone (1€ = 15,65 EEK)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

Lettonia (LV)

capitale: Riga

lingue: lettone, russo

gruppi etnico-nazionali: lettoni 55,3%, russi 32,5%, bielorussi 4%, ucraini 2,9%, polacchi 2,2%, lituani 1,3%, altri 1,8%

moneta: Lats (1€ = 0,65 LVL)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 2000

ingresso nell’Ue: 2004

Lituania (LT)

capitale: Vilnius

lingua: lituano

gruppi etnico-nazionali: lituani 81,4%, russi 8,2%, polacchi 7%, bielorussi 1,5%, ucraini 1%

moneta: Lita (1€ = 3,45 LTL)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 2000

ingresso nell’Ue: 2004

Malta (MT)

capitale: Valletta

lingue: maltese, inglese, italiano

gruppi etnico-nazionali: maltesi 95,3%, inglesi 1,6%, altri 3,1%

moneta: Lira maltese (1€ = 0,43 MTL)

data candidatura: 1990

inizio trattative: 2000

ingresso nell’Ue: 2004

Polonia (PL)

capitale: Varsavia

lingua: polacco

gruppi etnico-nazionali: polacchi 97,6%, tedeschi 1,3%, ucraini 0,6%, bielorussi 0,5%

moneta: Zloty (1€ = 4,77 PLN)

data candidatura: 1994

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

Repubblica Ceca (CZ)

capitale: Praga

lingua: ceco

gruppi etnico-nazionali: cechi 94,4%, slovacchi 3%, polacchi 0,6%, tedeschi 0,5%, rom 0,3%, magiari 0,2%, altri 1%

moneta: Corona ceca (1€ = 31,95 CZK)

data candidatura: 1996

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

Slovacchia (SK)

capitale: Bratislava

lingua: slovacco

gruppi etnico-nazionali: slovacchi 85,5%, magiari 10%, rom 1,5%, cechi 1%, romeni 0,3%, ucraini 0,3%, tedeschi 0,1%, polacchi 0,1%, altri 0,3%

moneta: Corona slovacca (1€ = 40,20 SKK)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 2000

ingresso nell’Ue: 2004

Slovenia (SLO)

capitale: Lubiana

lingua: sloveno

gruppi etnico-nazionali: sloveni 83,1%, serbi 2%, croati 1,8%, bosniaci 1,1%, musulmani 0,5%, albanesi 0,3%, magiari 0,3%, macedoni 0,2%, italiani 0,1%, altri 10,6%

moneta: Tolar (1€ = 238,8 SIT)

data candidatura: 1996

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

Ungheria (HU)

capitale: Budapest

lingua: ungherese

gruppi etnico-nazionali: magiari 89%, rom 5%, slovacchi 2%, romeni 2%, tedeschi 1,5%, serbi 0,5%

moneta: Fiorino ungherese (1€ = 256,45 HUF)

data candidatura: 1994

inizio trattative: 1998

ingresso nell’Ue: 2004

PAESI CANDIDATI

Bulgaria (BG)

capitale: Sofia

lingua: bulgaro

gruppi etnico-nazionali: bulgari 85,3%, turchi 8,5%, zingari 2,6%, altri 3,6%

moneta: nuovo Lev (1€ = 1,95 BGN)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 2000

ingresso nell’Ue: 2007

Romania (RO)

capitale: Bucarest

lingua: rumeno

gruppi etnico-nazionali: romeni 89,4%, magiari 7,1%, rom 1,8%, tedeschi 0,5%, ucraini 0,3%, russi 0,2%, turchi 0,1%, serbi 0,1%, tatari 0,1%, slovacchi 0,1%

moneta: Leu (1€ = 40.494 ROL)

data candidatura: 1995

inizio trattative: 1998

ingresso nell’UE: 2007

Turchia (TR)

capitale: Ankara

lingua: turco

moneta: Lira turca (1€ = 1.814.045 TRL)

data candidatura: 1987

inizio trattative: decisione entro fine 2004


la posta in gioco dell’integrazione politica

Pubblichiamo di seguito alcuni brani della ricerca “Europa. Allargamento a Est e immigrazione”, curata da Caritas italiana e Cnel e pubblicata in occasione della riunificazione europea dello scorso 1° maggio.

Nella storia dell’Unione, numerosi sono stati i passaggi per ampliare la platea dei Paesi aderenti: dai sei iniziali ai nove del 1973, fino all’allargamento a venticinque che vede la popolazione aumentare di circa un quinto, formando un mercato di oltre 455 milioni di persone. Per la dimensione dei territori e della popolazione coinvolta e per le caratteristiche socio-economiche dei nuovi Paesi, siamo in presenza di un ampliamento non paragonabile ai quattro precedenti.

Il commissario europeo responsabile per l’Allargamento, Gunter Verheugen, ha definito i negoziati con i dodici Paesi «la più comprensiva e complicata impresa nella storia delle relazioni politiche internazionali». Si tratta, dunque, di un percorso a tappe assai impegnativo per tutti.

L’integrazione con Paesi, il cui reddito pro-capite risulta inferiore alla metà della media dell’Ue a quindici, amplierà il divario nel grado di sviluppo dei diversi contesti territoriali, con un “gap” in termini di reddito di tre volte superiore rispetto alla situazione attuale. Lo scarto tra le aree meno sviluppate e la media comunitaria è ormai attestato a circa 20 punti, ma si stima che nel 2007, con l’ingresso della Romania e della Bulgaria, il divario potrebbe arrivare a 60 punti. Di qui la necessità di una nuova e incisiva messa a punto delle politiche strutturali, alla ricerca di un difficile equilibrio fra due esigenze: il mantenimento di interventi mirati a favore di quei territori dei quindici Stati membri che presentano ancora ritardi nel livello di sviluppo e la concentrazione delle risorse finanziarie (attraverso i fondi strutturali e il fondo di coesione) nelle aree economicamente più deboli dei nuovi Stati aderenti.

problemi da risolvere

È ampio il ventaglio dei problemi da risolvere. Il settore dei servizi (finanziari e commerciali) permane sottosviluppato in molti dei Peco, la pubblica amministrazione conosce eccessi di burocratizzazione e di corruzione; l’industria sta affrontando una difficile fase di ristrutturazione e privatizzazione degli impianti; in alcuni Paesi l’agricoltura ha un’incidenza eccessiva e risulta assolutamente sovrarappresentata (il caso limite è la Romania, ove questo settore ricopre il 45% degli occupati contro il 4% della media dell’Ue) ed è frammentata in una miriade di aziende agricole di piccola dimensione, la cui produzione è riservata in parte non esigua all’autoconsumo.

Con l’allargamento, l’importanza economica e sociale del settore agricolo crescerà nell’Unione in misura significativa: la superficie agricola aumenterà di poco meno di un terzo e, soprattutto, agli attuali sei milioni di occupati agricoli si aggiungeranno gli oltre tre milioni operanti nei nuovi Stati membri. Non sorprende, quindi, che nel negoziato per l’allargamento l’agricoltura abbia costituito uno dei capitoli più impegnativi e complessi, soprattutto per i riflessi sul bilancio dell’Unione.

Secondo le previsioni della Commissione europea, nel prossimo decennio nei Peco (escluse Romania e Bulgaria) lasceranno l’agricoltura tra gli 800.000 e 1,7 milioni di lavoratori (nella larghissima maggioranza polacchi), che andranno ad alimentare le fila della disoccupazione. Solo una piccola parte di essi si trasformerà in migranti, sia perché molti sono in età avanzata e anche perché la scelta migratoria coinvolgerà in prevalenza i lavoratori più qualificati.

differenze tra i Dieci

In linea generale, una profonda demarcazione separa i Paesi dell’Europa Centro-Orientale (inclusi i Paesi Baltici) da quelli appartenenti all’ex Urss. I primi, anche grazie alla ferrea politica di razionalizzazione economica e di sacrifici (un esempio per tutti di quella che è stata definita la “choc therapy” è nei primi anni ’90 il Piano Balcerowicz in Polonia) sono riusciti a soddisfare pienamente i rigidi criteri di adesione all’Unione europea, i secondi non hanno ancora recuperato il livello del Pil del 1990 e hanno visto aumentare la quota di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà e il divario di reddito.

L’Ue si è impegnata per orientare le riforme realizzate dai Paesi candidati al fine di rendere coerenti con il mercato unico il quadro legislativo, le strutture amministrative, l’assetto economico e sociale; garantendo risorse finanziarie e iniziative coordinate di assistenza tecnica; monitorando i progressi e le difficoltà dei Paesi candidati, con riferimento ai criteri di Copenaghen.

Il Trattato che istituisce una Costituzione intende rafforzare l’Europa politica, conferendogli un peso confrontabile a quello raggiunto sul terreno dell’integrazione delle economie. Il passaggio dai Trattati alla Costituzione comporta una nuova definizione della ripartizione di competenze tra l’Unione e gli Stati membri e delle regole per decidere insieme, se si vuole evitare che la realizzazione di un grande mercato finisca per indebolire la fisionomia e la valenza politica della costruzione europea. La posta in gioco è uno sviluppo coerente del processo di integrazione politica, senza il quale si rischia di far scivolare l’Unione verso un’area di libero scambio o, tutt’al più, verso uno statuto di mercato comune a maglie larghe.

 

NUOVI PARTNER NELLA GESTIONE DELLE MIGRAZIONI

L’allargamento costituisce una sfida impegnativa per i nuovi Stati membri, chiamati da una parte ad evitare l’innalzamento di una nuova cortina che funga da fattore di divisione e, dall’altra, a gestire un nuovo confine esterno potenzialmente molto permeabile. L’adeguamento dei nuovi Stati membri e di quelli candidati ai parametri di Schengen ha comportato la modifica in senso restrittivo delle loro legislazioni migratorie (in materia di visti di ingresso, soggiorno, controllo alle frontiere e accordi di riammissione), per cui questi Paesi fungono già da barriera rispetto ai flussi migratori incontrollati e si stanno trasformando essi stessi in Paesi di immigrazione, con innegabili benefici per i Paesi occidentali.

Si è trattato di un vero e proprio “rovesciamento delle frontiere”, che ha visto questi Paesi dotarsi di moderni sistemi di controllo delle frontiere in ingresso per sostituire i desueti apparati di controllo sugli espatri di matrice sovietica. Per sostenere economicamente questo complesso sforzo di adeguamento, i fondi PHARE non sono stati più giudicati adeguati e, dalla fine del 2002, sono stati istituiti due fondi ad hoc: la “Schengen Facility” e la “Transition Facility”, la cui dotazione per il triennio 2004-06 ammonta rispettivamente a 900 e 380 milioni di euro.

Nel 2007 - dopo l’ingresso della Bulgaria e della Romania - l’Ue allargata avrà delle frontiere esterne incredibilmente estese: Ucraina, Russia, Bielorussia, Moldavia, Caucaso, Balcani occidentali, Nord Africa, Medio Oriente andranno a costituire l’anello dei Paesi confinanti. Mentre per ora la prospettiva di adesione all’Ue coinvolge esclusivamente i Paesi Balcanici, di fronte a questo ampio assortimento di nuovi e futuri partner risulta evidente la necessità per l’Ue di strutturare una politica organica di cooperazione, che il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, ha sinteticamente definito di «buon vicinato». Non può sfuggire l’importanza dei contatti con i Paesi dell’Est per una più efficace politica migratoria.

Basti, a titolo di esempio, far riferimento all’Ucraina. A causa dell’assenza di accordi di riammissione e della mancanza di fondi per il rimpatrio, la maggioranza degli immigrati clandestini non solo passa attraverso l’Ucraina, ma si ferma anche in questo Paese, trasformandolo in polo migratorio sempre più consistente anche per i traffici che si intrecciano. Si stima che almeno il 60-70% degli immigrati illegali presenti nell’Ue sia transitato attraverso l’Ucraina e che una consistente quota abbia riguardato i lavoratori ucraini irregolari diretti sia verso l’Ue che verso i Peco: lo schema classico è l’ingresso con visto turistico e quindi l’inserimento nell’economia sommersa del Paese di destinazione.

(…) Anche con gli altri Paesi dell’Est si intende andare oltre gli Accordi di partnership e cooperazione esistenti (…). Lo scopo evidente è quello di evitare la creazione di una nuova cortina, fondata sulle strette regole di Schengen, che divida ancora l’Europa. Inoltre (…) non manca l’apertura a una opzione migratoria controllata, che pos

sa soddisfare il fabbisogno di manodopera specializzata da parte dell’Ue. In questo senso è stata prospettata una completa liberalizzazione del sistema dei visti alla frontiera con l’Ue, previa la firma con ogni singolo Paese confinante di trattati di riammissione dei cittadini provenienti dai Paesi terzi.

Fonte: “Europa. Allargamento a Est e immigrazione”, a cura di Caritas italiana e Cnel, 2004.

 

Principali indicatori (2002)

Superf.

Popolazione

PIL misurato in standard di potere d’acquisto (SPA)

Quota dell’agricoltura

1.000 km²

Milioni
abitanti

Abitanti per km²

Miliardi di euro

Pro capite, in euro

Pro capite, in % su media UE

In rapporto
al valore
agg.lordo

In rapporto
all’occupaz.

Cipro

5,8

0,68

86

14,0

17.400

72

4,3

5,3

Estonia

45,2

1,4

30

13,5

10.000

42

5,4

6,5

Lettonia

64,5

2,4

36

19,9

8.500

35

4,7

15,3

Lituania

65,3

3,5

53

34,3

9.400

39

7,1

18,6

Malta

0,3

0,4

1.259

4,6(2)

11.700(2)

55(2)

2,8

2,3(1)

Polonia

313

38,6

124

363,0

9.500

39

3,1

19,6

R. Ceca

79

10,2

130

146,9

14.400

60

3,7

4,9

R. Slovacca

49

5,4

110

61,3

11.400

47

4,5

6,6

Slovenia

20,3

2,0

99

35,3

17.700

74

3,3(1)

9,7

Ungheria

93

10,2

108

138,2

13.600

57

4,3(1)

6,0

Bulgaria

111

7,9

71

47,4

5.900

25

12,5

10,7

Romania

238

21,8

92

128,9

5.900

25

13,0

37,7

Turchia

779

69,6

90

382,9

5.500

23

11,5

33,2

UE 15

3.234

378,4

117,0

9.166,5

24.010

AC 10

739

74,3

100,5

831,0(3)

11.150(3)

UE 25

3.973

452,7

113,9

9.997,5(3)

21.910(3)

(1) 2001(2) 1999
(3) Questa cifra è un’approssimazione basata sullo SPA calcolato per l’UE a 15; lo SPA non è ancora disponibile in questa fase sulla base dell’UE a 25.
Fonte: Commissione europea, documento di strategia “Proseguire l’allargamento” (novembre 2003) su dati Eurostatý

 

Economia e commercio (2002)

 

Tasso
d’inflazione

Commercio estero

Contabilità
attuale

Investimenti esteri
diretti

 

%su base annua

Esportaz. in rapporto alle importazioni

Esportaz. nell’UE in rapporto alle esportazioni totali

Importaz. dall’UE in rapporto alle importazioni totali

Saldo dell’UE per Paese, in milioni di euro

Saldo in % del PIL

Stock in euro pro capite(2)

Entrate nette in rapporto al PIL

Cipro

2,8

12,5

48,0

55,8

2.173

-5,3(1)

n.d.

4,3

Estonia

3,6

71,6

68,0

57,9

847

-12,3

2.092

4,4

Lettonia

2,0

56,4

60,4

53,0

620

-7,7

978

4,6

Lituania

0,4

71,0

48,4

44,5

1.290

-5,3

723

5,3

Malta

2,2

74,1

46,6

67,0

1.575

-3,9

6.418

8,8(1)

Polonia

1,9

74,4

68,7

61,7

9.165

-3,6

963

2,2

R. Ceca

1,4

94,4

68,4

60,2

1.673

-6,3

2.289

13,4

R. Slovaccha

3,3

87,1

60,5

50,3

-982

-8,2

903

17,0

Slovenia

7,5

94,7

59,4

68,0

1.806

1,7

1.543

8,3

Ungheria

5,2

91,4

75,1

56,3

-68

-4,0

n.d.

1,8

Bulgaria

5,8

78,2

55,6

50,2

606

-4,7

273

3,9

Romania

22,5

77,6

67,1

58,4

1.003

-3,4

252

2,9(3)

Turchia

45

69,1

51,5

45,5

2.178

-0,8

296

0,6

(1) 2001(2) 2000(3) 1999
Fonte: Commissione europea, documento di strategia “Proseguire l’allargamento” (novembre 2003) su dati Eurostat

 

PIL a prezzi costanti (variazione annua in %)

 

media
1996-2000

1999

2000

2001

2002

stime 2003

previsioni 2004

scenario
2005

Cipro

3,7

4,7

5,0

4,0

2,0

2,0

3,4

4,1

Estonia

4,9

-0,6

7,3

6,5

6,0

4,8

5,4

5,9

Lettonia

5,3

2,8

6,8

7,9

6,1

7,5

6,2

6,2

Lituania

4,2

-1,8

4,0

6,5

6,8

8,9

6,9

6,6

Malta

4,5

4,1

6,4

-1,2

1,7

0,4

1,4

2,0

Polonia

5,1

4,1

4,0

1,0

1,4

3,7

4,6

4,8

R. Ceca

1,2

0,5

3,3

3,1

2,0

2,9

2,9

3,4

R. Slovacca

3,7

1,5

2,0

3,8

4,4

4,2

4,0

4,1

Slovenia

4,4

5,9

4,1

2,9

2,9

2,3

3,2

3,6

Ungheria

4,0

4,2

5,2

3,8

3,5

2,9

3,2

3,4

AC 10

4,1

3,2

4,1

2,5

2,4

3,6

4,0

4,2

Bulgaria

-

-

5,4

4,1

4,8

4,3

5,0

5,5

Romania

-

-

2,1

5,7

5,0

4,9

5,1

5,3

Turchia

-

-

7,4

-7,5

7,9

5,8

4,6

5,0

Fonte: Commissione europea, Previsioni di primavera 2004

 

Tasso di disoccupazione (% delle forze lavoro civili)

 

media
1996-2000

1999

2000

2001

2002

stime 2003

previsioni 2004

scenario
2005

Cipro

5,0

5,3

5,2

4,4

3,9

4,4

4,1

4,0

Estonia

10,5

11,3

12,5

11,8

10,5

10,0

9,7

9,6

Lettonia

15,6

14,0

13,7

12,9

12,6

10,5

10,3

10,1

Lituania

12,4

11,2

15,7

16,1

13,6

12,7

11,5

12,7

Malta

7,0

7,7

7,0

6,7

7,5

8,2

8,6

8,1

Polonia

12,6

13,4

16,4

18,5

19,8

19,8

19,6

19,3

R. Ceca

6,5

8,6

8,7

8,0

7,3

7,8

8,2

8,2

R. Slovacca

14,5

16,7

18,7

19,4

18,7

17,1

16,5

15,9

Slovenia

7,0

7,2

6,6

5,8

6,1

6,5

6,4

6,2

Ungheria

8,0

6,9

6,3

5,6

5,6

5,8

5,7

5,6

AC 10

11,0

11,8

13,6

14,5

14,8

14,3

14,1

13,8

Bulgaria

-

-

16,4

19,2

17,8

13,9

12,5

11,0

Romania

-

-

6,8

6,6

8,4

7,9

7,6

7,3

Turchia

-

-

6,5

8,3

10,3

10,8

10,7

10,5

Fonte: Commissione europea, Previsioni di primavera 2004

 

Occupazione totale (variazione annua in %)

 

media
1996-2000

1999

2000

2001

2002

stime 2003

previsioni 2004

scenario
2005

Cipro

-2,7

1,3

2,8

1,9

1,4

0,5

0,7

0,9

Estonia

-2,0

-4,4

-1,5

0,9

1,3

1,0

0,6

0,4

Lettonia

-0,5

-1,8

-2,9

2,2

1,6

0,7

0,5

0,5

Lituania

-0,7

-0,5

-3,7

-4,0

4,0

1,5

1,3

1,2

Malta

0,8

-0,4

2,3

1,8

-0,3

-1,4

-0,2

1,1

Polonia

0,4

-2,7

-2,3

-0,6

-2,2

-1,1

0,4

1,1

R. Ceca

0,7

-2,1

8,1

1,4

0,8

-0,7

-0,4

-0,2

R. Slovacca

-0,8

-2,7

-1,8

0,6

-1,1

1,8

0,6

0,7

Slovenia

0,5

1,1

3,8

0,5

-0,5

-1,4

0,1

0,4

Ungheria

1,1

3,2

1,0

0,4

0,7

0,5

0,6

0,7

AC 10

0,3

-1,6

-0,1

-0,1

-0,7

-0,4

0,3

0,8

Bulgaria

-

-

-3,5

-0,4

0,8

3,5

1,5

1,5

Romania

-

-

2,5

-0,8

-

0,5

0,7

0,6

Turchia

-

-

-0,4

-1,0

-0,8

-0,3

1,4

2,0

Fonte: Commissione europea, Previsioni di primavera 2004

 

Indebitamento (-) o accreditamento (+) netto delle amministrazioni pubbliche (% del PIL)
 

1999

2000

2001

2002

stime 2003

previsioni 2004

scenario

2005

Cipro

-

-2,4

-2,4

-4,6

-6,3

-4,6

-4,1

Estonia

-2,8

-0,3

0,3

1,8

2,6

0,7

0,0

Lettonia

-5,3

-2,7

-1,6

-2,7

-1,8

-2,2

-2,0

Lituania

-5,7

-2,6

-2,1

-1,4

-1,7

-2,8

-2,6

Malta

-

-6,5

-6,4

-5,7

-9,7

-5,9

-4,5

Polonia

-1,9

-1,8

-3,5

-3,6

-4,1

-6,0

-4,5

R. Ceca

-3,7

-4,5

-6,4

-6,4

-12,9

-5,9

-5,1

R. Slovacca

-7,1

-12,3

-6,0

-5,7

-3,6

-4,1

-3,9

Slovenia

-

-3,0

-2,7

-1,9

-1,8

-1,7

-1,8

Ungheria

-

-3,0

-4,4

-9,3

-5,9

-4,9

-4,3

AC 10

-

-3,2

-4,1

-4,9

-5,7

-5,0

-4,2

Bulgaria

-

-0,5

0,2

-0,8

-0,1

-0,7

-1,0

Romania

-

-4,4

-3,5

-2,0

-2,0

-3,0

-3,0

Turchia

-

-6,1

-29,8

-12,6

-8,8

-7,1

-6,0

Fonte: Commissione europea, Previsioni di primavera 2004

 

Debito pubblico (% del PIL)

 

1999

2000

2001

2002

stime 2003

previsioni 2004

scenario

2005

Cipro

62,0

61,7

64,4

67,1

72,2

74,6

76,9

Estonia

6,5

5,0

4,7

5,7

5,8

5,4

5,3

Lettonia

13,7

13,9

16,2

15,5

15,6

16,0

16,1

Lituania

23,4

24,3

23,4

22,8

21,9

22,8

23,2

Malta

60,8

57,1

61,8

61,7

72,0

73,9

75,9

Polonia

40,3

36,6

36,7

41,2

45,4

49,1

50,3

R. Ceca

14,3

18,2

25,2

28,9

37,6

40,6

42,4

R. Slovacca

43,8

49,9

48,7

43,3

42,8

45,1

46,1

Slovenia

25,1

26,7

26,9

27,8

27,1

28,3

28,2

Ungheria

61,2

55,4

53,5

57,1

59,0

58,7

58,0

AC 10

38,1

36,4

38,5

39,4

42,2

44,4

45,2

Fonte: Commissione europea, Previsioni di primavera 2004