ancora lontani gli obiettivi di Lisbona

La Commissione europea ha presentato al Consiglio europeo di primavera, svoltosi a Bruxelles nei giorni 26 e 27 marzo scorsi, una Relazione sull’applicazione da parte degli Stati membri della cosiddetta Strategia di Lisbona a quattro anni dalla sua adozione. Nel marzo 2000, infatti, i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti a Lisbona definirono una strategia per lo sviluppo e l’occupazione, che combinasse competitività e coesione sociale. I principali obiettivi della Strategia erano: una crescita economica media annua del 3%; l’incremento del tasso di occupazione per raggiungere un livello vicino al 70% entro il 2010 attraverso la creazione di 20 milioni di nuovi posti di lavoro; un livello di attività femminile al 60% e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori anziani. A quattro anni di distanza, la Commissione ha dunque presentato un bilancio dei progressi realizzati, invitando il Consiglio europeo a cogliere le opportunità offerte dalla recente ripresa economica e dall’imminente allargamento per dare un impulso decisivo alla Strategia.

progressi compiuti

L’analisi effettuata dalla Commissione sui progressi realizzati dall’Ue e dagli Stati membri si basa segnatamente sulle relazioni di applicazione degli indirizzi di massima di politica economica e degli orientamenti per l’occupazione, così come sugli indicatori strutturali proposti dalla Commissione e approvati dal Consiglio.

Tale analisi evidenzia in particolare la necessità di un’energica applicazione delle riforme nei diversi settori attraverso strategie integrate. Secondo la Commissione, l’inadeguata attuazione della Strategia di Lisbona potrebbe comportare rilevanti costi netti per l’Europa in termini di una crescita ridotta, di ritardi nel miglioramento dei tassi occupazionali e di un crescente divario rispetto ad alcuni importanti partner commerciali nei settori dell’istruzione, della ricerca e dello sviluppo.

In base a studi e simulazioni effettuati dalla Commissione, l’attuazione simultanea e integrata delle riforme può apportare all’Ue un aumento della crescita potenziale del Pil dell’ordine di 0,5-0,75 punti percentuali nei prossimi 5-10 anni.

Nonostante i progressi compiuti in alcuni settori, la relazione sottolinea chiaramente che le misure adottate dagli Stati membri a livello europeo sono solo parte degli interventi necessari per avviare la strategia di Lisbona nella direzione giusta; un significativo numero di riforme e investimenti di competenza degli Stati membri non sono ancora stati effettuati.

In alcuni settori sussistono problemi che frenano la strategia nel suo complesso e ostacolano il ritorno a una crescita forte. I ritardi più significativi sono stati individuati in tre ambiti strategici: le reti e la conoscenza, la competitività del settore industriale e dei servizi, nonché l’invecchiamento attivo.

priorità per il 2004

Secondo la Commissione, per far fronte all’inadeguata attuazione della Strategia gli Stati membri sono tenuti a impegnarsi più fermamente nel portare avanti le riforme previste. La Commissione invita pertanto il Consiglio europeo a prendere le decisioni necessarie e sottolinea l’importanza di un rapido intervento nei seguenti settori prioritari:

• migliorare gli investimenti nelle reti e nella conoscenza, applicando in particolare «l’iniziativa per la crescita» e dando maggiore priorità al livello e alla qualità degli investimenti nella ricerca, nell’istruzione e nella formazione;

• rafforzare la competitività delle imprese europee, applicando una migliore regolamentazione, in particolare nel settore industriale, nonché adottando sia la proposta di direttiva quadro sui servizi, sia la proposta di piano d’azione sulle tecnologie ambientali;

• promuovere l’invecchiamento attivo, incoraggiando i lavoratori anziani a rimanere nel mercato del lavoro e modernizzando i sistemi educativi attraverso la promozione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, l’organizzazione del lavoro e i sistemi di prevenzione e di cura.

preparare la revisione intermedia del 2005

La Commissione invita inoltre il Consiglio europeo a definire il contesto e il metodo necessario per la preparazione della verifica intermedia della strategia di Lisbona nel 2005. Questa revisione dovrà incentrarsi primariamente sull’attuazione, facendo riferimento in particolare al prossimo quadro finanziario per il periodo successivo al 2006.


pochi i progressi compiuti

Secondo la Relazione della Commissione europea, l’analisi della situazione attuale consente di operare una distinzione tra Stati membri che hanno ottenuto finora risultati relativamente migliori (Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Regno Unito) e quelli che, in base ai più recenti dati disponibili, registrano risultati relativamente mediocri (Grecia, Spagna, Italia e Portogallo).

Dopo quattro anni di attuazione della Strategia di Lisbona, la Relazione verifica la progressione degli Stati membri rispetto al 1999, cioè prima della definizione della Strategia. Belgio, Francia e Grecia hanno compiuto progressi relativamente soddisfacenti, mentre per Germania, Lussemburgo, Austria e Portogallo il bilancio è piuttosto deludente. L’analisi dettagliata indica il permanere di difficoltà in tutti gli Stati membri, i quali sono tenuti a impegnarsi ulteriormente nell’attuazione della Strategia.

occupazione

La Relazione sottolinea come rispetto agli obiettivi dell’occupazione, l’attuazione, pur parziale, delle riforme previste sembra iniziare a portare i suoi frutti. Il rallentamento economico ha tuttavia prodotto alcuni effetti: per la prima volta dal 1994 la zona euro ha registrato un calo di occupazione nel 2003, con la perdita di circa 200.000 posti di lavoro (in termini netti); considerata la lentezza della ripresa e il permanere di alcuni ostacoli, si prevede che nel 2004 saranno creati pochissimi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione dovrebbe continuare a salire leggermente fino all’8,2% nel 2004 (9,1% nella zona euro), prima di seguire una traiettoria discendente nel 2005.

Malgrado un avanzamento di 1,8 punti percentuali in tre anni del tasso di occupazione, l’obiettivo intermedio del 67% non potrà essere raggiunto nell’intera Ue, mentre l’obiettivo del 70% entro il 2010 resta realistico se la ripresa economica consentirà di registrare tassi analoghi a quelli ottenuti alla fine degli anni Novanta. Inoltre, il tasso di occupazione medio dei nuovi Stati membri raggiungeva solo il 57% nel 2001, sebbene la Repubblica ceca, Cipro e la Slovenia siano già al di sopra dell’attuale media comunitaria. La Spagna, e in misura minore l’Italia, sono riuscite a mantenere un ritmo relativamente rapido nella creazione di posti di lavoro a partire dal 1999.

Il tasso di occupazione delle donne ha registrato un relativo progresso (aumentando in tre anni di 2,7 punti e portandosi al 55,6% nel 2002), legato in parte al miglioramento delle infrastrutture per la custodia dei bambini.

La situazione è diversa per quanto concerne il tasso di occupazione dei lavoratori anziani. Sebbene questo tasso sia aumentato di 3 punti dal 1999, portandosi al 40,1% nel 2002, occorrerebbero altri 7 milioni di nuovi posti di lavoro per questa categoria di lavoratori al fine di raggiungere l’obiettivo del 50% nel 2010. Belgio, Lussemburgo e Italia registrano i risultati peggiori, mentre Finlandia, Francia e Paesi Bassi siano riusciti a compiere progressi. Questi dati vanno esaminati parallelamente all’innalzamento dell’età media di uscita dal mercato del lavoro, passata da 60,4 anni nel 2001 a 60,8 nel 2002. La situazione è tanto più preoccupante in quanto il tasso medio dei nuovi Stati membri raggiunge solo il 30%. Al ritmo attuale, gli obiettivi prestabiliti sono difficilmente raggiungibili, perciò la Commissione esorta l’Ue a impegnarsi per promuovere e garantire l’invecchiamento attivo della manodopera.

produttività

La produttività ha registrato uno sviluppo relativamente favorevole nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic), mentre la situazione appare preoccupante per quanto riguarda i servizi e le industrie più tradizionali. Le analisi effettuate dalla Commissione indicano che, oltre all’invecchiamento della manodopera, quattro settori esercitano un’influenza determinante ai fini della produttività nell’Ue: il livello di regolamentazione; la struttura dei mercati finanziari; il grado d’integrazione del mercato dei prodotti; il livello degli investimenti in conoscenza.

La Commissione constata che dal 1999 la crescita della produttività del lavoro è stata particolarmente rapida in Grecia e in Irlanda, ma piuttosto deludente in Italia e in Lussemburgo.

Si registra uno sviluppo relativamente positivo nelle riforme dei mercati finanziari, un ristagno nell’integrazione del mercato dei prodotti e soprattutto una tendenza allarmante per quanto concerne gli investimenti nella conoscenza, che non solo non sono aumentati allo stesso ritmo dei principali concorrenti, ma sono anche diminuiti negli ultimi anni (sebbene in Italia, in Spagna e in Grecia gli investimenti nelle imprese siano aumentati in modo relativamente rapido rispetto al 1999).

L’analisi evidenzia inoltre l’importanza di un’energica applicazione delle strategie di riforma integrate nei diversi settori. L’inadeguata attuazione della Strategia di Lisbona potrebbe comportare rilevanti costi netti per l’Europa in termini di una crescita ridotta, di ritardi nel miglioramento dei tassi occupazionali e di un crescente divario rispetto ad alcuni importanti partner commerciali nei settori dell’istruzione, della ricerca e dello sviluppo.

sviluppo sostenibile

Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, in particolare sul piano legislativo, in rapporto allo sviluppo sostenibile e a una migliore integrazione dell’ambiente nelle politiche comunitarie, l’Ue non riesce ancora a sfruttare pienamente le sinergie tra le diverse politiche, segnatamente l’ambiente, la ricerca e la competitività.

A livello nazionale i risultati complessivi in tema di tutela ambientale sono stati deludenti, in alcuni casi peggiori rispetto al 1999. Inoltre, mentre i progressi relativi alla coesione sociale sono stati relativamente soddisfacenti in Spagna e in Francia, si sono dimostrati inadeguati in Portogallo.

PROGRESSI REALIZZATI DAL 2000

• A partire dal 1999 sono stati creati più di 6 milioni di posti di lavoro nell’Ue, che hanno portato il tasso d’occupazione complessivo dal 62,5% al 64,3% nel 2002. La disoccupazione di lunga durata è nettamente diminuita, passando dal 4% nel 1999 al 3% nel 2002. L’occupazione ha resistito relativamente bene al rallentamento della crescita.

• Diversi mercati sono stati aperti, completamente o in parte, alla concorrenza: le telecomunicazioni, il trasporto ferroviario di merci, i servizi postali, i mercati dell’elettricità e del gas. Tale processo consente di modernizzare e dinamizzare questi mercati, di migliorare la qualità del servizio e di abbassare i costi, senza ripercussioni negative sull’occupazione. Inoltre, nel 2004 diventerà realtà il “cielo unico europeo”, consentendo di ridurre i ritardi e le congestioni del traffico aereo.

• L’economia basata sulla conoscenza comincia a concretizzarsi, come dimostrano l’ampia diffusione di Internet nel 93% delle scuole, nelle imprese, nelle amministrazioni pubbliche, nelle famiglie e la progressiva realizzazione dello Spazio europeo della ricerca.

• L’approccio dello “sviluppo sostenibile” comincia ad essere preso in considerazione nella definizione delle politiche. Diversi Stati membri hanno avviato processi di riforma dei sistemi pensionistici per risolvere il problema dell’invecchiamento, mentre l’azione comunitaria è sempre più attenta alla conservazione dell’ambiente naturale.

• Nel corso di questi primi quattro anni sono stati adottati un centinaio di regolamenti, direttive e programmi, di portata diversa, ma tutti incentrati sugli obiettivi di Lisbona.


le priorità: investimenti, competitività e occupazione

L’analisi della Commissione sottolinea come l’Ue non sia ancora riuscita a conseguire tutti i suoi obiettivi, soprattutto a causa dell’inadeguata attuazione delle riforme da parte degli Stati membri. Solo mediante un approccio integrato, coordinato e sincronizzato alle riforme è possibile secondo la Commissione ottimizzare i risultati. Il bilancio dei progressi realizzati deve indurre l’Ue a operare una distinzione tra i settori in cui è opportuno «mantenere il ritmo delle riforme, considerati gli sviluppi relativamente incoraggianti, e gli ambiti che necessitano un intervento urgente per correggere un’evoluzione negativa».

mantenere il ritmo delle riforme avviate

Questo obiettivo presuppone progressi nel rispetto del Patto di stabilità e di crescita nel 2004 e nel 2005, soprattutto da parte degli Stati membri con disavanzi eccessivi.

La strategia europea per l’occupazione sostiene gli Stati membri nei loro sforzi relativi all’attuazione di riforme strutturali nei mercati del lavoro. In questo contesto, la Commissione ha adottato un progetto di relazione comune sull’occupazione basata sull’analisi dei piani di azione nazionali per l’occupazione.

Al fine di migliorare la produttività e l’occupazione, secondo la Commissione gli Stati membri e le parti sociali dovrebbero applicare la strategia europea per l’occupazione accordando un’importanza primaria alle seguenti priorità: aumento della capacità di adattamento dei lavoratori e delle imprese; attrazione di un maggior numero di persone nel mercato del lavoro; investimenti maggiori e più efficaci nel capitale umano; efficace applicazione delle riforme garantita da una governance migliore.

Per favorire lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, gli Stati membri devono definire e attuare strategie nazionali relative alle reti a banda larga nel contesto del piano d’azione e-Europe 2005.

Per quanto concerne il mercato interno è indispensabile, secondo la Commissione, che gli impegni assunti dal Consiglio europeo in tema di recepimento vengano rispettati. Analogamente, occorre ridurre l’elevato numero di procedure di infrazione.

A seguito dei recenti scandali di imprese sulle due sponde dell’Atlantico (Parmalat, Enron ecc.) occorre accordare priorità a una rapida attuazione del piano d’azione sul diritto delle società e sul governo societario, che mira a consolidare i diritti degli azionisti, a rafforzare la tutela dei lavoratori e dei creditori e a migliorare la fiducia nei mercati dei capitali. In questo contesto, l’Ue dovrebbe rapidamente adottare la direttiva sulla revisione legale dei conti, al fine di rafforzare il controllo sui revisori. Infine, la Commissione continuerà a collaborare strettamente con l’American Public Company Accounting Oversight Board, al fine di elaborare un approccio efficace e collaborativo alla regolamentazione internazionale delle società di revisione.

Secondo la Commissione, gli Stati membri devono inoltre proseguire gli sforzi volti a ridurre e a riorientare gli aiuti di Stato e introdurre il contesto legislativo entro il 1° maggio prossimo, per consentire una piena attuazione della politica antitrust dell’Ue da parte delle autorità e dei tribunali nazionali.

Nell’ambito della politica di inclusione sociale è opportuno che gli obiettivi di integrazione definiti nei piani d’azione nazionali siano tenuti in considerazione dagli Stati membri nel fissare le priorità relative alle spese globali, comprese le spese dei Fondi strutturali. La Commissione considera inoltre necessario un maggiore impegno per garantire una positiva interazione delle politiche economiche, occupazionali e sociali.

Per quanto concerne il settore ambientale, il Consiglio e il Parlamento europeo dovrebbero adottare al più presto la direttiva che modifica la direttiva concernente l’istituzione di un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità a norma delle disposizioni del progetto di Protocollo di Kyoto. Inoltre, conformemente agli impegni presi a Johannesburg, l’Ue e gli Stati membri devono rafforzare i provvedimenti a favore dell’adozione di modelli di produzione e di consumo sostenibili, in particolare intensificando gli sforzi nel settore delle tecnologie ambientali.

Nel contesto della dimensione esterna della strategia di Lisbona, secondo la Commissione devono essere adottate misure per promuovere la crescita basata sulle esportazioni, proseguendo in particolare gli sforzi per garantire il successo dell’agenda di Doha nonché ampliando e rafforzando l’agenda economica positiva concordata con gli Usa.

Parallelamente, sostiene la Relazione, l’Ue deve correggere urgentemente gli sviluppi negativi in diversi settori: gli investimenti nelle reti e nella conoscenza; la competitività delle industrie e dei servizi; l’invecchiamento attivo.

La Commissione invita pertanto il Consiglio europeo di primavera a concentrarsi su questo triplice approccio: investimenti, competitività, riforme.

investimenti a sostegno della crescita

Considerato il livello globalmente debole degli investimenti, secondo la Commissione occorre che gli investimenti pubblici e privati siano ridistribuiti, aumentati e resi più efficaci in diversi settori essenziali per la ripresa dell’economia europea. Questa necessità non è incompatibile con il Patto di stabilità e di crescita né con gli indirizzi di massima di politica economica. In questo contesto, il Consiglio europeo dovrebbe adottare un approccio globale e coerente per accrescere il livello e l’efficacia degli investimenti.

L’Ue ha già sfruttato parte del potenziale di strumenti finanziari a sua disposizione per riorientare le spese d’investimento verso gli obiettivi individuati dalla strategia di Lisbona. Questi sforzi saranno portati avanti nel 2004, segnatamente in occasione della revisione intermedia dei fondi strutturali, nonché nel quadro finanziario per il periodo successivo al 2006.

La Commissione sottolinea come stimolando gli investimenti in due settori chiave individuati a Lisbona - le reti e la conoscenza - all’interno di un quadro macroeconomico stabile, l’Ue può inviare un forte segnale a favore delle riforme in corso. A medio termine, rileva la Commissione, i nuovi investimenti consentiranno risparmi di tempo nella produzione e nei trasporti, miglioramenti della qualità e un’accelerazione delle innovazioni, rafforzeranno la competitività e amplieranno le possibilità relative alle scelte logistiche. Lo sviluppo delle reti di comunicazione a banda larga, comprese le reti ad alta velocità per la ricerca (Geant) contribuirà alla promozione di servizi in linea ad alto valore aggiunto e alla diffusione della conoscenza, promuovendo in tal modo la crescita economica. Questi sviluppi, sostiene la Relazione, favoriranno anche la coesione dell’Ue allargata, poiché i Paesi e le regioni che non dispongono di infrastrutture adeguate o hanno un accesso limitato alla conoscenza e all’innovazione avranno la possibilità di integrarsi in un’area economica basata sulla conoscenza.

Lo sviluppo dell’economia basata sulla conoscenza deve essere sostenuto con maggiore impegno nei settori della ricerca, dell’istruzione e della formazione, che non contribuiscono sufficientemente alla crescita e alla competitività. Secondo la Commissione è dunque urgente compiere progressi nell’attuazione del piano d’azione “Investire nella ricerca”, sul quale la Commissione riferirà entro la fine dell’anno. Gli Stati membri dovrebbero accordare priorità al miglioramento delle condizioni quadro e degli aiuti pubblici agli investimenti nella ricerca, garantendo coerenza e sinergie a livello europeo attraverso il metodo aperto di coordinamento. La Commissione ha proposto una direttiva e un piano d’azione relativi all’ingresso e al soggiorno di ricercatori originari di Paesi terzi, per contribuire ad accrescere l’offerta di ricercatori altamente qualificati in Europa.

Per un impulso decisivo agli investimenti nell’istruzione e nella formazione, al fine di favorire lo sviluppo a medio termine dell’economia basata sulla conoscenza, le azioni dovrebbero incentrarsi su alcuni settori principali: aumento del contributo del settore privato attraverso incentivi specifici; promozione dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita; miglioramento dell’efficacia dei sistemi nazionali d’istruzione e di formazione. A questo scopo, secondo la Commissione potrebbero essere utilizzare le risorse disponibili nei Fondi strutturali (Fondo sociale europeo) e presso la Banca europea degli investimenti.

potenziare la competitività

Secondo la Commissione va accordata preminenza assoluta all’adozione delle proposte in sospeso, al fine di dare un forte impulso e un segnale positivo alle imprese e agli investitori. La Commissione ha appena presentato una nuova proposta relativa al settore dei servizi, per favorire gli scambi transfrontalieri e semplificarne il quadro normativo. I servizi rappresentano il settore con il maggior potenziale per il mercato interno: servizi efficaci e competitivi consentiranno di aumentare la competitività degli altri settori. La Relazione considera poi essenziale che l’Ue adotti rapidamente una definizione comune consolidata della tassazione degli utili delle società relativa a tutte le attività delle imprese. Se l’intera Unione non dovesse compiere progressi, sottolinea la Commissione, occorrerebbe considerare la possibilità di applicare le disposizioni del trattato in tema di cooperazione rafforzata.

Parallelamente ai servizi, la competitività industriale dell’Europa rappresenta un aspetto centrale dell’economia. La maggiore pressione concorrenziale su scala mondiale, l’inizio della transizione verso l’economia basata sulla conoscenza e l’allargamento dell’Ue pongono, secondo la Commissione, il problema del ruolo dell’industria nell’economia europea. Il fenomeno della deindustrializzazione, evidenziato dal Consiglio europeo nell’ottobre 2003, appare un problema sempre più acuto. In base ai risultati preliminari, rileva la Relazione, l’economia dell’Ue non sembra tuttavia mostrare segni di deindustrializzazione globale. Secondo la Commissione occorre rilevare la perdita di competitività - e quindi di occupazione – di alcuni settori industriali dell’Ue, quali il settore tessile e quello minerario, (materiali metallici non ferrosi e carbone), mentre altri, come il settore chimico, le forniture per uffici o elettriche e le telecomunicazioni, resistono meglio. Questi dati, sottolinea la Commissione, indicano l’evoluzione dell’economia europea verso nuovi settori e sottolineano l’urgenza con cui i soggetti interessati dovranno portare avanti la Strategia di Lisbona, modernizzando le strutture dell’industria europea anche nei nuovi Stati membri. Devono quindi essere promosse la produttività europea e la capacità di adattamento delle imprese e dei lavoratori, soprattutto nei settori in difficoltà e recuperare il ritardo dell’Europa nella diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in modo da stimolare la competitività delle imprese e dei lavoratori, accompagnando gli investimenti in questo settore con misure intese a migliorare l’organizzazione e la formazione.

La Relazione considera inoltre necessario valorizzare le sinergie tra imprese e ambiente per favorire una crescita economica che apporti maggiori vantaggi riducendo i danni ambientali. A questo fine, sostiene la Commissione, occorre rafforzare il quadro normativo e politico per inviare chiari segnali a tutti i soggetti economici, nonché introdurre strumenti innovativi in grado di conciliare alcune preoccupazioni delle imprese con la tutela ambientale.

Questo contesto può inoltre stimolare ulteriormente lo sviluppo e la commercializzazione di innovazioni che favoriscono un’economia ecologicamente più efficace, consentendo all’economia europea di raggiungere a lungo termine una preminenza strategica e una maggiore produttività. Un obiettivo che costituisce anche l’idea centrale del Piano di azione sulle tecnologie ambientali, che la Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio al fine di definire un contesto adeguato per la promozione delle tecnologie pulite. L’Ue è diventata uno dei principali produttori ed esportatori di importanti tecnologie e servizi ambientali, quali l’energia fotovoltatica ed eolica e il rifornimento idrico. Gli attuali sviluppi del mercato nell’ecoindustria (secondo la definizione dell’Ocse) dimostrano questa tendenza. Sia il fatturato globale sia la creazione di posti di lavoro di questo settore, che attualmente occupa oltre 2,5 milioni di lavoratori, sono stati costantemente superiori alla media nel corso dell’ultimo decennio.

riforme per l’invecchiamento attivo

L’invecchiamento della popolazione europea esercita a medio termine una pressione notevole sulla società, sul mercato del lavoro, sulla produttività e sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Così, secondo la Commissione, è indispensabile garantire l’invecchiamento attivo dei lavoratori anziani attraverso una riforma più incisiva del mercato del lavoro e modernizzare sia i regimi pensionistici sia i sistemi di prevenzione e di cura, al fine di aumentare gli anni di vita in buona salute.

Per evitare un rapido calo dell’offerta di manodopera che avrà un impatto negativo sulla crescita economica e sulla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, secondo la Relazione occorre continuare a promuovere attivamente l’invecchiamento attivo, in particolare negli Stati membri caratterizzati da deboli tassi di occupazione per i lavoratori anziani e da una bassa età media di uscita dal mercato del lavoro.

La Commissione sostiene che il prolungamento della vita lavorativa richiede un’azione su quattro fronti unita alla riforma delle pensioni: eliminare i disincentivi a lavorare più a lungo e scoraggiare i prepensionamenti; promuovere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita per evitare l’obsolescenza delle competenze; migliorare le condizioni di lavoro e mantenere lo stato di salute generale della popolazione di età matura.

Malgrado la diversità dei rispettivi sistemi o regimi sanitari, tutti gli Stati membri devono affrontare le sfide dell’invecchiamento demografico e della costante pressione esercitata sui bilanci, situazione che ha indotto numerosi Paesi ad avviare importanti riforme. Al fine di sostenere tali sforzi, di promuovere lo scambio di buone prassi e di migliorare le prestazioni dei sistemi sanitari in termini qualità, di accesso e di sostenibilità finanziaria, secondo la Commissione l’Ue dovrebbe applicare un coordinamento più strutturato e formale. In sinergia con i processi in corso nei settori dell’inclusione sociale e delle pensioni, questo coordinamento contribuirà ad approfondire la riflessione nel settore della sanità, compresa la sanità pubblica, nell’ottica della revisione intermedia della strategia di Lisbona.

Inoltre, sottolinea la Relazione, il ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella riforma dei sistemi sanitari, il miglioramento delle cure, nonché il potenziale incremento dell’efficienza legato allo sviluppo dell’«assistenza sanitaria on line» (e-health) vanno ulteriormente studiati, specialmente nel contesto del piano d’azione e-Europe 2005.

revisione intermedia del 2005

Il quadro istituzionale dell’Ue sarà profondamente modificato all’epoca del Consiglio di primavera del 2005, a causa del processo di rinnovamento istituzionale e dell’adozione di una Costituzione europea. Il 2005 rappresenterà quindi una tappa intermedia nell’attuazione della strategia di Lisbona. Inoltre, per la prima volta il programma verrà applicato all’Unione allargata, mentre si saranno insediati una nuova Commissione e un nuovo Parlamento europeo.

Secondo la Commissione, che ha portato avanti la Strategia di Lisbona negli ultimi 4 anni e che nel 2004 terminerà il suo mandato, il punto intermedio costituito dal Consiglio di primavera 2005 dovrà costituire un’occasione di verifica della Strategia di Lisbona, al fine di dare un nuovo impulso alla seconda fase di attuazione. Occorrerà inoltre condurre una riflessione sulla necessaria coerenza tra gli obiettivi e gli strumenti per raggiungerli, sottolinea la Commissione, nonché sui soggetti coinvolti a diversi livelli. Secondo l’Esecutivo europeo, il prossimo Consiglio dovrebbe definire il contesto e gli orientamenti generali, per consentire una preparazione approfondita entro marzo 2005.

Se la prima tappa della Strategia è stata caratterizzata da un’importante fase normativa al fine di creare un contesto per le riforme, la seconda tappa dovrà essere incentrata sull’attuazione concreta e mirata delle stesse. La Commissione rileva che, considerate le difficoltà incontrate nell’attuare le riforme, la verifica intermedia dovrà offrire l’opportunità di definire un metodo coerente per porre rimedio alla situazione e favorire l’attuazione.

Nel contesto della proposta sulle prospettive finanziarie per il periodo successivo al 2006, la Commissione pone l’attuazione della Strategia di Lisbona al centro dell’azione dell’Ue nei prossimi anni. A sostegno di questa proposta, la Commissione prevede di presentare una tabella di marcia al fine di guidare e strutturare le attività di attuazione dell’Ue e degli Stati membri. La tabella di marcia potrà definire obiettivi intermedi mirati, mezzi precisi e strumenti efficaci, nonché un calendario di attuazione.

 

Prestazioni dei 15 Stati membri dell’Ue nell’applicazione dei parametri previsti dalla Strategia di Lisbona

Livelli

AT

BE

DE

DK

ES

FI

FR

GR

IE

IT

LU

NL

PT

SE

UK

UE15

PIL pro capite in PPS

(UE15 = 100)

2003

110,9

106,5

99,3

112,6

87,3

101

103,5

73,5

121,9

98,4

186,5

109,4

69,2

104,4

108,7

100

Produttività del lavoro

(UE15 = 100)

2003

97,9

118,5

95,7

98,3

95,7

100,1

113,6

91,8

120,4

106

129,7

95,6

63,8

96,1

97

100

Tasso di occupazione (%)

2002

69,3

59,9

65,3

75,9

58,4

68,1

63

56,7

65,3

55,5

63,7

74,4

68,2

73,6

71,7

64,3

Tasso occup. lavoratori anziani (%)

2002

30

26,6

38,6

57,9

39,7

47,8

34,8

39,7

48,1

28,9

28,3

42,3

50,9

68

53,5

40,1

Risultati istruzione giovani (20-24 anni) (%)

2003

85

81,1

73,3

74,4

63,4

86,2

81,1

81,7

85,7

69,9

69,8

73,3

47,2

85,6

78,2

74

Spesa per ricerca e sviluppo

(% del PIL)

2002

1,9

2,2

2,5

2,4

1,0

3,5

2,2

0,6

1,2

1,1

1,7

1,9

0,8

4,3

1,8

2,0

Investimenti delle imprese

(% PIL)

2002

20,9

18,3

16,9

17,8

21,8

16

16,4

20,1

17,7

17,8

17,9

17,4

21,6

13,5

15

17,2

Livello dei prezzi

(UE15 =100)1

2002

102

99

104

131

82

123

100

80

118

95

100

102

74

117

107

100

A rischio di povertà (%)

2001

12,0

13,0

11,0

11,0

19,0

11,0

15,0

20,0

21,0

19,0

12,0

11,0

20,0

10,0

17,0

15,0

Disoccupaz. di lunga durata (%)

2002

0,8

3,5

4

0,9

3,9

2,3

2,8

5,1

1,3

5,3

0,8

0,7

1,8

1

1,1

3

Dispersione del tasso di occupazione regionale

2002

2,4

8

5,9

n.r

9,2

7,8

6,2

4,2

n.r

16,6

n.r

2,2

3,9

4,6

6,6

12,6

Emissioni di gas (base annuale=100)2

2001

110

106

82

100

133

105

100

126

131

107

56

105

136

97

88

98

Impatto energetico sull’economia3

2001

146

228

168

125

227

263

189

261

161

188

191

201

238

229

225

194,2

Volume dei trasporti

2002

120

100

102

85

137

95

96

127

133

103

110

97

126

90

86

102,4

  1. L’analisi prende in considerazione la relazione tra PIL pro capite e livelli dei prezzi comparativi
  2. Misurata sulla distanza dai parametri indicati dal Protocollo di Kyoto e sugli obiettivi di ripartizione degli oneri tra Stati membri dell’Ue.
  3. Consumo interno lordo di energia in relazione al PIL (a prezzi costanti, 1995=100), in chilogrammi di petrolio equivalente per 1000 euro.

n.r: non rilevato.

 

Progressi e ritardi dei singoli Stati membri rispetto agli obiettivi di Lisbona

Progressi

Ritardi

Austria

• Approvata una profonda riforma del sistema pensionistico pubblico.

• Tasso molto ridotto di disoccupazione di lunga durata.

• Risultati nell’istruzione dei giovani molto al di sopra della media Ue, con l’85% (1999-2003).

• Semplificazione del quadro normativo per le Pmi e le nuove imprese.

• Significativa riduzione del deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno.

• Sotto la media Ue nella spesa interna lorda per ricerca e sviluppo.

• Il tasso occupazionale degli anziani è sensibilmente al di sotto della media Ue.

• Il deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno rimane elevato.

• Scarsi risultati per quanto riguarda gli obiettivi di Kyoto e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

• Significativo calo negli investimenti delle imprese (1999-2002).

Belgio

• Rapporto Pil-debito in costante diminuzione ed elevate eccedenze (per quanto in via di riduzione).

• Il più elevato aumento nei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Significativo aumento della spesa per ricerca e sviluppo nel 2001 e sforzi per raggiungere l’obiettivo del 3%.

• Iniziative per ridurre gli oneri amministrativi e incoraggiare l’imprenditorialità.

• Minore tasso di occupazione nell’Ue per le persone tra i 55 e i 64 anni (25%).

• Maggiore aumento dal maggio 2003 nel deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno, il che ha prodotto il maggiore deficit di recepimento (54 direttive).

• Scarsa concorrenza reale sul mercato dell’energia.

• Scarsi livelli di partecipazione a istruzione e formazione.

Danimarca

• Misure di riforma, compresa una minore tassazione sul lavoro per aumentare la disponibilità di manodopera.

• Il più alto tasso di occupazione complessiva nell’Ue, pari al 76%, il più alto tasso di occupazione femminile nell’Ue, oltre il 71%, il secondo più alto tasso di occupazione dei lavoratori anziani, al 58% (cifre valide per il 2002).

• Il più basso deficit di recepimento complessivo, il più alto tasso di recepimento per quanto riguarda gli “obiettivi di Lisbona” (85%), nessuna direttiva aspetta più di due anni.

• Secondo maggiore aumento della spesa interna lorda per ricerca e sviluppo nel 2001.

• I prezzi più alti dell’Ue, con un sensibile aumento tra il 2000 e il 2002.

• La strategia di medio termine per le finanze pubbliche è compromessa dall’entità dei consumi pubblici.

• Scarsi risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto”.

• Livelli deludenti nei risultati dell’istruzione tra i giovani.

Finlandia

• Mantiene una posizione di punta nella transizione all’economia basata sulla conoscenza.

• Introdotte misure di riforma per aumentare l’occupazione e prevenire l’emarginazione sociale, l’obiettivo riguardante il tasso d’occupazione dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni è raggiungibile.

• Il più alto livello Ue nei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Sotto l’obiettivo di un deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno pari all’1,5%, nessuna direttiva aspetta per più di due anni.

• Risultati relativamente positivi per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto”.

• Prezzi tra i più alti nell’Ue, con un aumento (1999-2002).

• Concorrenza limitata nei servizi non oggetto di commercio.

• Permane un’elevata disoccupazione strutturale.

• Terzo livello più scarso di investimenti delle imprese, con tendenza al calo (1999-2002).

Francia

• Attuazione di una riforma pensionistica di ampio respiro.

• Aumento significativo del tasso occupazionale degli anziani (1999-2002) malgrado il tasso d’occupazione dei lavoratori anziani rimanga tra i più bassi d’Europa.

• Significativa riduzione del livello relativo dei prezzi tra il 1999 e il 2002.

• Molto al di sopra della media Ue per quanto riguarda i risultati dell’istruzione tra i giovani.

• Buoni risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto”.

• Deficit eccessivo per diversi anni, ripetuti sforamenti della spesa rispetto agli obiettivi del Patto di stabilità; la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche non è garantita.

• Le riforme del mercato del lavoro saranno probabilmente insufficienti in questa fase.

• L’apertura del mercato di gas ed elettricità rimane scarsa.

• Il più elevato deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno combinato con un elevato numero di cause per infrazione.

Germania

•Agenda 2010 - Ampia ristrutturazione del sistema di sicurezza sociale con un’incidenza profonda sui mercati del lavoro e dei prodotti.

• Considerevoli progressi nell’attuazione delle raccomandazioni sul mercato del lavoro del 2003 e modernizzazione del sistema di formazione professionale.

• Riforme per migliorare l’imprenditorialità.

• Terzo maggiore livello nell’Ue di spesa interna lorda per ricerca e sviluppo nel 2001.

• Fra i migliori risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

• Deficit eccessivo per diversi anni, ripetuti sforamenti della spesa rispetto agli obiettivi del Patto di stabilità.

• Mancanza di riforme di ampio respiro per quanto riguarda il sistema pensionistico.

• Elevata rigidità del mercato del lavoro e alta disoccupazione.

• Livelli deludenti nei risultati dell’istruzione tra i giovani.

• Secondo deficit di recepimento più elevato per quanto riguarda le direttive sul mercato interno (più del doppio rispetto all’obiettivo dell’1,5%).

Grecia

• Tasso di crescita più elevato nell’Ue per quanto riguarda la produttività del lavoro (1999-2003).

• Misure volte ad aumentare gli incentivi al lavoro e a sviluppare le competenze dei disoccupati, significativo aumento nei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Seconda posizione negli investimenti delle imprese (1999-2002) con iniziative per promuovere l’uso delle Tic, la spesa per ricerca e sviluppo e l’innovazione, sforzi per semplificare l’ambiente in cui operano le imprese.

• Debito elevato e discesa lenta, nonostante un’alta crescita del Pil nominale negli ultimi anni.

• Secondo tasso più basso di occupazione femminile dell’Ue e secondo più alto quanto alla disoccupazione di lunga durata.

• Tarda il seguito delle riforme del sistema sociale e previdenziale.

• Non è ancora garantita una reale concorrenza nel settore energetico.

• Elevato deficit di recepimento per quanto riguarda le direttive sul mercato interno.

Irlanda

• Tasso di crescita di medio termine al 5%.

• Produttività del lavoro elevata e in crescita - molto al di sopra della media Ue.

• Calo significativo del tasso di disoccupazione di lunga durata (1999-2002).

• Pronunciato aumento dei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Introduzione di una maggiore concorrenza nelle telecomunicazioni e nel trasporto pubblico e nuove norme sulla concorrenza per il mercato dell’elettricità e del gas.

• La più elevata riduzione delle direttive pendenti sul mercato interno dal maggio 2003 (32 direttive).

• Tra i risultati più scarsi per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

• Il maggiore aumento nel livello dei prezzi tra il 1999 e il 2002.

• Sotto la media Ue nella spesa interna lorda per ricerca e sviluppo.

• Il maggiore calo negli investimenti delle imprese (1999-2002).

Italia

• Il più alto aumento di investimenti delle imprese (1999-2002).

• Un piano di riforma pensionistica di medio termine annunciato nell’autunno 2003.

• Introdotte misure per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro.

• Attuata la riforma del sistema educativo primario e secondario; aumento nei livelli di risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Riduzione nel recepimento del mercato interno, fra i tre Paesi migliori per quanto riguarda il recepimento delle “direttive di Lisbona”.

• Il più basso tasso occupazionale complessivo (55,5%) e delle donne (42%) nell’Ue, con il più alto tasso di disoccupazione di lunga durata, al 5,3%.

• Considerevole calo della produttività del lavoro tra il 1999 e il 2003.

• Un consolidamento finanziario durevole dev’essere ancora conseguito e la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche è incerta.

• Lentezze nella liberalizzazione del settore dei servizi e dei mercati dell’energia.

• Un elevato numero di infrazioni per scorretta applicazione delle norme del mercato interno e un alto deficit di recepimento per quanto riguarda le direttive sul mercato interno.

Lussemburgo

• La più elevata produttività relativa del lavoro nell’Ue (per quanto in via di riduzione).

• Tasso molto ridotto di disoccupazione di lunga durata.

• Migliori risultati dell’Ue per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla condivisione degli oneri.

• Il più elevato aumento dell’accesso a Internet da parte delle imprese nel 2002.

• Adottate iniziative per incoraggiare l’imprenditorialità.

• Terzo peggiore risultato a livello Ue per quanto riguarda i risultati dell’istruzione tra i giovani, con tendenza al ribasso (1999-2003).

• Tasso occupazionale molto basso per le persone tra i 55 e i 64 anni, con assenza di misure concrete al riguardo.

• Ritardi nel riformare la legge sulla concorrenza.

• Elevato deficit di recepimento per quanto riguarda le direttive sul mercato interno e più elevato numero di recepimenti in ritardo di due anni.

Paesi Bassi

• Sforzi sostanziali per consolidare le finanze pubbliche e renderle sostenibili nel recente periodo di acuto rallentamento economico.

• Tasso molto ridotto di disoccupazione di lunga durata.

• Misure per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, compresa la creazione del Consiglio per l’innovazione.

• Aumentati i poteri dell’autorità olandese per la concorrenza, al fine di arrivare a una maggiore concorrenza reale.

• Sulla via giusta per raggiungere gli obiettivi di Kyoto.

• Bassa produttività del lavoro negli ultimi anni, in parte per perdite di concorrenzialità ma anche per la mancanza di concorrenza in alcuni settori e un calo della specializzazione nella produzione ad alta tecnologia.

• Divario retributivo tra i sessi nel settore privato e pubblico al di sopra della media Ue.

• Calo della spesa interna lorda per ricerca e sviluppo nel 2001.

• Secondo maggiore aumento del deficit per quanto riguarda le direttive sul mercato interno dal maggio 2003.

Portogallo

• Attuazione di azioni per promuovere l’utilizzo delle Tic, la spesa per ricerca e sviluppo e l’innovazione.

• Significativo aumento dei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Significativa riduzione del deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno, nessuna direttiva aspetta da più di due anni.

• Il programma quadro fornisce una compensazione per le imprese di piccole e piccolissime dimensioni.

• Deficit eccessivo, la sostenibilità delle finanze pubbliche è incerta a causa della spesa prevista per le pensioni.

• Scarsi risultati nel settore educativo (malgrado recenti iniziative per migliorare la qualità dell’istruzione), con la percentuale di abbandono scolastico più alta dell’Ue (due volte la media europea).

• Una reale concorrenza sul mercato elettronico non è ancora garantita e i prezzi del gas e dell’elettricità sono tra i più alti dell’Ue.

• Scarsi risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

Regno Unito

• Basso tasso di disoccupazione di lunga durata e aumento nel livello dei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• Maggiore qualità del pubblico nella spesa (per istruzione e trasporti), compresa un’iniziativa di riforma per promuovere la formazione e le competenze di base.

• Buoni risultati per quanto riguarda gli obiettivi di Kyoto e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri sotto la quota dell’1,5% fissata come obiettivo per il deficit di recepimento delle direttive sul mercato interno.

• Aumento del credito d’imposta sugli investimenti in ricerca e sviluppo per le grandi imprese e individuazione dei settori prioritari per l’aumento della produttività.

• Deludente livello di produttività del lavoro, nonostante un recente incremento (1999-2003).

• Crescita del deficit statale.

• Ritardo nell’apertura dei mercati postali alla concorrenza.

• Livello deludente di spesa interna lorda per ricerca e sviluppo nel 2001, secondo livello più basso dell’Ue negli investimenti delle imprese (1999-2002).

Spagna

• Maggiore crescita del tasso d’occupazione dal 1999 e maggior calo del tasso di disoccupazione di lunga durata (1999-2002), con misure adottate per aumentare il tasso di occupazione delle donne.

• Secondo deficit di recepimento più basso per quanto riguarda le norme sul mercato interno (molto al di sotto dell’obiettivo dell’1,5%).

• Adozione di “España.es 2004-2005” - pacchetto di misure per la promozione e lo sviluppo della società dell’informazione, in parallelo con la promozione dell’accesso a Internet per cittadini e Pmi.

• Adozione della legge sulle società a responsabilità limitata, con un quadro giuridico semplificato per la creazione di piccole imprese.

• Il più alto tasso di disoccupazione dell’Ue, all’11,3% nel 2002, un tasso occupazionale delle donne inferiore per oltre 10 punti alla media Ue del 2002, uso eccessivo dei contratti a tempo determinato, che ostacolano la mobilità.

• Non sono previste nuove riforme del sistema pensionistico per il prossimo futuro.

• Calo nel livello dei risultati dell’istruzione tra i giovani (1999-2003).

• La concorrenza nella distribuzione al dettaglio è ancora insufficiente.

• Fra i peggiori risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

Svezia

• Il più alto livello e aumento della spesa interna lorda per ricerca e sviluppo nel 2001.

• Adottate misure per mantenere i lavoratori anziani in attività e promuovere la partecipazione dei giovani alla forza lavoro.

• Il più elevato tasso di occupazione nell’Ue per quanto riguarda i lavoratori tra i 55 e i 64 anni e il secondo tasso più elevato di occupazione femminile (1999-2002).

• Mantiene una posizione di punta nella transizione a un’economia basata conoscenza.

• Buoni risultati per quanto riguarda gli “obiettivi di Kyoto” e gli indicatori relativi alla ripartizione degli oneri.

• Prezzi tra i più alti dell’Ue, nonostante un calo (1999-2002).

• Il livello più basso nell’Ue di investimenti delle imprese, con tendenza al calo (1999-2002).

• Concorrenza debole in alcuni settori, in particolare nei servizi del settore pubblico.