le sfide future per i sindacati europei

Nei giorni 26-29 maggio 2003 si svolgerà il X Congresso Statutario della Confederazione europea dei sindacati (Ces). Un appuntamento molto importante di dibattito e confronto per i sindacati europei, poiché il Congresso si riunisce ogni quattro anni, è composto da delegati di tutte le organizzazioni sindacali affiliate (ad oggi 71 in rappresentanza di 34 Paesi), elegge il nuovo segretario generale, i due segretari generali aggiunti e il presidente che deve presiedere gli organi direttivi della Confederazione. Inoltre, questo Congresso coincide con un momento particolarmente delicato sia a livello europeo (vigilia dell'allargamento dell'Unione, della scrittura di una costituzione europea e della riforma delle istituzioni) sia a livello internazionale (instabilità e guerra, crisi dell'ONU, globalizzazione che evidenzia gli squilibri planetari, politiche neoliberiste che influenzano le politiche sociali e del lavoro). In un simile contesto, sono dunque molte le sfide con cui si devono confrontare i sindacati europei alla ricerca di proposte e linee che abbiano come obiettivo la salvaguardia del "modello sociale europeo", nella consapevolezza però di una maggior responsabilità anche al di là dei confini europei, come si addice a un importante soggetto internazionale qual è la Ces.

Nel corso del primo Congresso del ventunesimo secolo, i sindacati europei intendono così pronunciarsi su come promuovere i propri valori essenziali, come ridefinire le proprie priorità e come mettere a frutto le loro risorse per il perseguimento dei propri obiettivi. In uno dei documenti politici redatti dalla Ces in preparazione al Congresso si legge: «L'obiettivo generale deve consistere nella creazione di un'Unione europea costruita su pace, libertà, democrazia, diritti fondamentali, pari opportunità, sviluppo sostenibile, solidarietà e giustizia sociale, piena occupazione e posti di lavoro di qualità, coesione sociale e territoriale, benessere e prosperità: un'Europa fondata sui principi del modello sociale europeo, dotata di servizi di interesse generale e basata su un'economia sociale di mercato. Gli elementi essenziali del modello sociale europeo sono prosperità economica, un livello elevato di protezione sociale, diritti sociali sanciti per legge, contrattazione collettiva libera e dialogo sociale come meccanismi di regolamentazione, con la presenza di forti organizzazioni sindacali, servizi pubblici efficaci e un sistema fiscale redistributivo».

La lotta alla disoccupazione è una priorità, poiché comporta un costo economico e sociale enorme sia per la società, sia per gli individui, oltre a indebolire la posizione negoziale dei lavoratori occupati. A questo scopo, secondo la Ces, una condizione necessaria per una "Europa sociale" è che nello svolgimento delle proprie mansioni i politici tengano conto della necessità di promuovere la creazione di posti di lavoro e che questo torni a costituire un elemento centrale delle politiche macroeconomiche. Se da un lato la Ces considera la flessibilità necessaria per una moderna concezione di piena occupazione, dall'altro sottolinea come questa debba essere negoziata, mirata a promuovere l'eguaglianza e a permettere a donne e uomini di riconciliare le necessità del lavoro con quelle delle altre sfere della vita (istruzione, cura dei familiari a carico, tempo libero, ecc.). Questo, secondo i sindacati europei, implica sia il diritto di scegliere, sia un adeguato sviluppo di strutture di assistenza sociale per permettere una migliore gestione del cambiamento e per facilitare i processi di transizione: «La ricerca di un maggior numero di posti di lavoro non deve nuocere alla qualità della vita lavorativa degli occupati. Al contrario, la piena occupazione deve costituire una leva per migliorare le condizioni di lavoro. Gli elementi essenziali di un posto di lavoro di qualità sono tra gli altri un salario adeguato, salute e sicurezza sul posto di lavoro, accesso alla formazione con possibilità di sviluppo della carriera lavorativa, informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori, nonché possibilità di scelta e flessibilità nell'orario di lavoro. I posti di lavoro di alta qualità così definiti non potranno che essere anche posti ad elevata produttività».

Altra questione centrale è la coesione sociale. Nonostante la crescita economica registrata in Europa negli ultimi anni, le diseguaglianze si sono recentemente accresciute: oggi quasi un cittadino su cinque dell'Ue vive in condizioni di povertà e per il movimento sindacale una tale situazione è intollerabile. Inoltre, l'esclusione sociale copre una fascia di popolazione più ampia di quella toccata dalla povertà: essa fa riferimento alla mancanza di partecipazione degli individui alle attività di una società. Ciascun caso di esclusione sociale, sottolinea la Ces, costituisce un parziale fallimento del modello sociale europeo, quindi le organizzazioni sindacali devono operare (unitamente ad altre organizzazioni) affinché vengano introdotte efficaci misure per la promozione dell'inclusione sociale, di modo che tutti i cittadini dispongano dei mezzi per svolgere un ruolo attivo nella società: «L'Europa deve garantire un livello elevato di protezione sociale a tutti i suoi cittadini, nonché un pari trattamento a tutte le categorie di lavoratori. La legge deve prevedere adeguate prestazioni sociali a fondamento dello Stato sociale europeo, oltre a permettere il mantenimento dello standard di vita dei cittadini; le prestazioni sociali non devono quindi essere soggette alla concorrenza di mercato».

La Ces ribadisce anche la più totale repulsione nei confronti della discriminazione in tutte le sue forme (di genere, razza e appartenenza etnica, handicap, orientamento sessuale, età, religione e origine sociale), in particolare negli ambienti di lavoro; conferma il suo impegno per la realizzazione di uno sviluppo sostenibile (adottato dall'Ue come principio guida) da perseguire a livello ecologico, economico e sociale; sostiene la necessità di una governance, a livello europeo e globale, per indirizzare e gestire la globalizzazione affinché questa sia in linea con le necessità dei cittadini e i vantaggi che da essa derivano superino i costi.

Per riuscire a realizzare tutti questi obiettivi la Ces dovrà essere in grado di massimizzare le risorse a propria disposizione: rendere più efficaci le proprie strutture interne e intensificare la collaborazione con altri attori all'interno e all'esterno del movimento operaio; migliorare le metodologie operative; aumentare la sua visibilità e rafforzare la propria identità, il coordinamento delle posizioni e delle attività.


programma d'azione della Ces

Pubblichiamo di seguito il Programma d'azione che la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha redatto per il suo prossimo X Congresso Statutario.
Il testo non è definitivo, è soggetto a emendamenti e potrebbe dunque subire alcune modifiche in vista del Congresso, ma esprime comunque le linee di fondo su cui si baserà il lavoro dei sindacati europei nei prossimi mesi.

la nostra strategia per l'Europa

Il X Congresso assegna alla Ces i seguenti compiti:

a. I nostri obiettivi

1. Operare per il raggiungimento di un'Unione europea (Ue) che si basi sulla pace, la libertà e la democrazia; sui diritti fondamentali e sulle pari opportunità, sullo sviluppo sostenibile, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale, sulla piena occupazione e sull'occupazione di qualità, sulla coesione territoriale e sociale, sul benessere e sulla prosperità; sui principi del modello sociale europeo, su un accesso ai servizi d'interesse generale eguale per tutti e su un'economia di mercato solidale.

b. Un trattato costituzionale per un'Europa allargata

2. Operare per un trattato costituzionale che si basi sui nostri obiettivi.

3. Esercitare pressioni affinché la Carta dei diritti fondamentali sia integrata nel Trattato costituzionale.

4. Fare in modo che la prossima fase dell'allargamento europeo sia completata con successo, riconoscendo appieno le opportunità e le sfide che esso costituisce sia per i sindacati che per l'Unione europea.

5. Lottare per un'integrazione europea che vada al di là del mercato unico e della moneta unica e si indirizzi verso un'unione sociale e politica regolata da istituzioni efficienti, trasparenti e democratiche.

c. Piena occupazione e qualità del lavoro

6. Continuare a lottare per il conseguimento della piena occupazione.

7. Elaborare una moderna concezione della piena occupazione che si basi, in particolare, sull'eguaglianza dei sessi, il diritto di scelta e l'occupazione di qualità.

d. Inclusione e coesione sociale

8. Combattere l'esclusione sociale, la povertà e l'ineguaglianza in tutte le politiche rafforzando la coesione economica e sociale in un'Unione europea allargata, che si basi sulla giustizia sociale e sulla ridistribuzione del reddito.

9. Prendere atto della diversità della forza lavoro europea e conseguire la solidarietà fra lavoratori indipendentemente dalle frontiere, dalle generazioni, dai settori e dalle occupazioni.

e. Settore pubblico e servizi d'interesse generale

10. Promuovere servizi d'interesse generale e servizi pubblici di alta qualità quali strumenti vitali per il modello sociale europeo e rafforzare i servizi pubblici a tutti i livelli sulla base di forza lavoro altamente qualificata e di adeguati finanziamenti.

f. Protezione sociale

11. Difendere i sistemi pubblici di protezione sociale rendendo il loro finanziamento più consono all'occupazione; garantire che si prendano in considerazione i cambiamenti delle strutture familiari rafforzando i diritti diretti; fare in modo che tutti i lavoratori siano tutelati da piani di protezione sociale.

g. Contrattazione collettiva e dialogo sociale

12. Rafforzare i diritti sindacali transnazionali e adoperarsi per un loro pieno riconoscimento al fine di costruire un vero spazio negoziale europeo per le parti sociali.

h. Pari opportunità

13. Adoperarsi affinché il Trattato costituzionale e l'articolo 6 del TUE contemplino il diritto all'uguaglianza fra uomini e donne, riconoscendo all'eguaglianza fra i sessi lo stesso status giuridico delle altre politiche dell'Ue.

14. Garantire che la tematica delle pari opportunità sia riconosciuta e inserita in tutte le politiche.

15. Combattere per prevenire le molestie sessuali, la violenza e il traffico di donne e ragazze al fine di effettuare un'azione più efficace ed incisiva a livello europeo.

i. Lotta alla discriminazione e al razzismo

16. Combattere la discriminazione in tutte le sue forme per motivi di sesso, razza, etnia, invalidità, orientamenti sessuali, età, religione ed origine sociale all'interno dell'Ue.

17. Avviare una riflessione e varare azioni per combattere i pregiudizi che possano annidarsi nelle strutture stesse dei sindacati.

j. Lo sviluppo sostenibile quale principio guida

18. Sostenere l'inserimento della tematica dello sviluppo sostenibile nella sua dimensione ecologica, economica e sociale.

k. La globalizzazione

19. Combattere le concezioni neo-liberali della globalizzazione e adoperarsi affinché questo processo di globalizzazione rispetti e risponda alle esigenze della popolazione.

l. Rafforzamento dell'identità sindacale europea

20. Accrescere la visibilità della Ces, rafforzare le risorse disponibili e farne l'uso più efficace.

modello economico e sociale europeo

Il X Congresso assegna alla Ces i seguenti compiti:

a. Il dopo-Lisbona: verso una maggiore occupazione di qualità

1. Sostenere la strategia di Lisbona e, in particolare, l'impegno a creare "maggiore occupazione di qualità", a conseguire la piena occupazione e un tasso di crescita annuale del 3%.

2. Garantire che il processo di Lussemburgo resti lo strumento principale per coordinare la politica del mercato del lavoro sottolineando, al contempo, il fatto che i Grandi orientamenti di Politica economica (Gope) devono altresì assumersi la responsabilità di garantire un alto livello di occupazione.

3. Migliorare il grado di partecipazione delle parti sociali a tutti i livelli e, in particolare, a livello nazionale nel quadro dei piani d'azione nazionali per l'occupazione e l'inclusione sociale; incoraggiare gli affiliati a impegnarsi nell'attuazione e nella valutazione della Strategia europea per l'occupazione (Seo) a livello nazionale e contribuire ad accrescere la consapevolezza in materia di strategia per l'occupazione.

4. Fare in modo che le politiche attive si concentrino sugli incentivi positivi in termini di formazione, sostegno e guida alla carriera piuttosto che costringere gli individui ad accettare qualsiasi lavoro.

5. Promuovere occupazione di alta qualità con riferimento a tematiche quali l'orario di lavoro, la retribuzione e le condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza, nonché l'accesso alla formazione, contribuendo in tal modo ad una vita lavorativa sostenibile.

6. Combattere la discriminazione in base al sesso tramite politiche dell'occupazione che promuovano l'indipendenza economica delle donne, migliorino la qualità dell'occupazione femminile ed eliminino le differenze esistenti fra uomo e donna, in particolare il divario retributivo, e operare al fine di migliorare le opportunità e le prospettive di carriera delle donne.

7. Elaborare una specifica direttiva che diventi parte integrante della legislazione europea in materia di salute e sicurezza al fine di creare un ambiente di lavoro senza alcun tipo di turbative o molestie e attivarsi per lottare contro le molestie sessuali alla luce della direttiva emendata sulle pari opportunità.

8. Promuovere il pieno coinvolgimento dei sindacati nelle attività che ricadono nella competenza dell'articolo 13 del Trattato che mirano ad eliminare tutte le forme di discriminazione, in particolare nei progetti attivati sul luogo di lavoro a tal fine.

9. Combattere la discriminazione nei confronti dei lavoratori migranti, delle minoranze etniche o religiose all'interno dell'Unione e, in particolar modo, sul mercato del lavoro.

10. Operare in modo da eliminare la discriminazione nei confronti dei giovani lavoratori e dei lavoratori più anziani, due categorie che sono molto spesso escluse dal mercato del lavoro.

11. Attivarsi per promuovere azioni e standard minimi a livello europeo al fine di conseguire l'obiettivo dell'inclusione sociale dei disabili ed essere più attenti nei loro confronti prestando ascolto alle loro opinioni e soddisfacendo i loro bisogni.

12. Lottare per eliminare il lavoro illegale senza criminalizzare i lavoratori interessati da questo fenomeno.

13. Favorire l'introduzione delle 35 ore settimanali e di forme innovative di orario di lavoro al fine di meglio conciliare le esigenze della vita professionale e di quella familiare, e anche in considerazione delle problematiche ambientali.

b. Governo economico e Patto di crescita e di stabilità

14. Sostenere le iniziative che mirano a conseguire un governo economico europeo più efficace e una riforma del quadro della politica monetaria e fiscale, come condizione necessaria per la creazione di posti di lavoro e per una maggiore crescita.

15. Privilegiare i cambiamenti al Patto di crescita e di stabilità, ivi compresa un'impostazione basata su una "regola aurea" che consenta di accendere prestiti per investimenti di capitale, garantendo, al contempo, che le spese correnti siano equilibrate lungo tutto il ciclo di attività e che sia previsto un maggior margine di manovra fiscale a breve termine, in funzione dell'entità del debito governativo.

16. Considerare la possibilità di creare dei fondi "tampone", di compensazione, limitati ai trasferimenti interregionali e promuovere misure atte a prevenire una concorrenza fiscale pericolosa e dannosa, nonché a prevenire l'evasione fiscale.

17. Promuovere un obiettivo di inflazione simmetrica per la Banca centrale europea (Bce), stabilito democraticamente da istituzioni riconosciute, che implichi un equilibrio tra la politica monetaria e gli obiettivi in materia di inflazione e di crescita economica.

18. Rafforzare il coinvolgimento delle parti sociali nel dialogo macro-economico (processo di Colonia) e conseguire il massimo coinvolgimento possibile nel Vertice Tripartito per la Crescita e l'Occupazione proposto in preparazione del Consiglio europeo di primavera; promuovere la creazione, presso la Bce, di un comitato consultivo composto dai rappresentanti delle parti sociali.

c. Occupazione e competitività attraverso la sicurezza e l'efficienza

19. Promuovere gli investimenti, soprattutto quelli pubblici, in infrastrutture moderne e, in particolare, nei Paesi candidati all'adesione in Europa centrale e orientale, nonché un aumento degli investimenti nei settori della ricerca e dello sviluppo e della formazione permanente.

20. Appoggiare la richiesta d'impegni nazionali al fine di destinare il 3% del Pil alla ricerca e allo sviluppo e chiedere una strategia forte ed incisiva a livello europeo per migliorare il coordinamento e promuovere la cooperazione transnazionale nel settore della ricerca.

21. Promuovere la definizione di obiettivi nazionali fissi in relazione a maggiori investimenti nelle strategie di formazione permanente e operare al fine di stabilire forme di partenariato fra datori di lavoro, autorità pubbliche, istituzioni europee e sindacati al fine di accrescere le competenze e le qualifiche.

d. Protezione sociale: un elemento fondamentale

22. Promuovere azioni miranti ad allargare la base finanziaria della tutela sociale e a sviluppare forme di finanziamento aggiuntive e alternative, che spostino il peso e l'incidenza della tassazione sul lavoro verso altri fattori della produzione al fine di garantire maggiori investimenti che promuovano occupazione e sistemi di sicurezza sociale sostenibili.

23. Adoperarsi per definire obiettivi e indicatori concreti di convergenza sociale a livello europeo nel settore delle pensioni e della sanità al fine di migliorare il livello di detta convergenza.

24. Salvaguardare i sistemi pensionistici statali quale parte fondamentale delle prestazioni e delle pensioni che garantiscano un tenore di vita dignitoso.

25 Richiedere un quadro giuridico a livello di Unione europea per i fondi pensione sulla base della contrattazione collettiva, garantendo la partecipazione delle parti sociali nella gestione degli stessi e garantendo la portabilità di questi diritti pensionistici.

26. Promuovere azioni per conseguire un sistema di assistenza sanitaria e di servizi di cura per l'infanzia e la terza età che siano sostenibili, accessibili a tutti e di alta qualità, nonché il mantenimento dei diritti di sicurezza sociale durante le interruzioni di carriera.

27. Attivare formule che consentano un passaggio flessibile dal lavoro alla pensione, quali pensionamento progressivo e "à la carte", opponendosi al contempo all'esclusione dei lavoratori più anziani dal mercato del lavoro.

e. Immigrazione ed integrazione sociale

28. Operare al fine di eliminare gli ostacoli che ancora si frappongono alla libera circolazione dei lavoratori.

29. Promuovere una politica europea di co-sviluppo con i Paesi di origine.

30. Elaborare una politica europea comune in materia d'immigrazione e di asilo politico volta a conseguire l'integrazione dei cittadini provenienti dagli Stati non membri dell'Ue, gestendo le questioni migratorie e punendo sia i trafficanti di esseri umani che i datori di lavoro senza scrupoli.

31. Chiedere che vengano adottate decisioni rapide a livello legislativo al fine di stabilire criteri comuni per gli immigrati non in regola e garantire loro il diritto di aderire a un sindacato.

f. Formazione permanente per la coesione sociale e la competitività

32. Attuare il Quadro d'azione delle parti sociali per lo sviluppo costante delle qualifiche e delle competenze, con periodiche azioni di riesame e seguiti effettuate dal Comitato per il dialogo sociale su un periodo di cinque anni, quale parte integrante della Strategia di Lisbona.

33. Fare in modo che le strategie di formazione permanente siano sostenute e perseguite nel quadro del dialogo sociale settoriale e tramite la contrattazione collettiva.

34. Promuovere l'inclusione dei lavoratori più anziani, di coloro che percepiscono bassi salari, dei lavoratori a tempo parziale e delle donne nelle iniziative in materia di formazione permanente.

35. Richiedere un vero riconoscimento delle qualifiche e dei diplomi.

g. Fondi strutturali - un mezzo per conseguire l'obiettivo della coesione economica e sociale

36. Garantire l'utilizzo più efficace dei Fondi strutturali e, in particolare, del Fondo sociale europeo al fine di sviluppare ulteriormente la Strategia europea sull'occupazione.

37. Adoperarsi per una maggiore e migliore base finanziaria dei Fondi strutturali che, nel quadro dell'allargamento, possa soddisfare i bisogni di tutti gli Stati membri, vecchi e nuovi.

38. Promuovere il coinvolgimento delle parti sociali e dei sindacati in ogni fase degli interventi dei Fondi, ivi comprese le iniziative comunitarie.

39. Sostenere lo sviluppo di un sistema di indicatori strutturali che sia affidabile, efficiente e aggiornato.

h. Politiche industriali

40. Promuovere la politica industriale quale strumento strategico per anticipare e gestire il cambiamento, tenendo altresì in considerazione le sfide poste dalla ristrutturazione in settori e rami specifici.

41. Perorare la causa di una politica industriale innovativa per sostenere il modello sociale europeo, riconoscendo i bisogni in materia di competitività, sostenibilità e inclusione sociale, utilizzando il dialogo sociale settoriale quale strumento centrale.

42. Prendere atto delle nuove sfide poste dalle ristrutturazioni che derivano dall'allargamento e della necessità di una politica industriale che garantisca la partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti al processo di ristrutturazione, ivi comprese le fusioni e le acquisizioni, sfruttando appieno le possibilità offerte dall'Osservatorio europeo del cambiamento.

i. Servizi di interesse generale per i cittadini

43. Sottolineare l'esigenza di un migliore equilibrio fra le norme in materia di concorrenza e quelle che regolano i servizi d'interesse generale a livello europeo.

44. Sostenere il principio secondo il quale l'Ue deve rispettare la neutralità della proprietà, lasciando che gli Stati membri decidano ciò che deve rimanere pubblico o ciò che deve diventare privato, garantendo, al contempo, servizi di alta qualità e un accesso eguale per tutti.

45. Inserire il concetto di servizi di interesse generale di alta qualità, che vadano di pari passo con la creazione di un mercato interno, negli obiettivi e nelle attività dell'Ue.

46. Adottare un approccio critico in materia di privatizzazione e di promozione del partenariato pubblico-privato nei servizi pubblici.

47. Adoperarsi a favore di una regolamentazione democratica dei servizi pubblici liberalizzati che coinvolga i sindacati e le altre parti interessate.

espandere e rafforzare il settore delle relazioni industriali europee

Il X Congresso assegna alla Ces i seguenti compiti:

a. Rafforzamento dei diritti sindacali transnazionali

1. Rafforzare i diritti sindacali transnazionali e operare perché essi siano riconosciuti appieno, in particolare le azioni di solidarietà a livello transfrontaliero, ivi compresi gli scioperi.

2. Adoperarsi per il pieno riconoscimento del dialogo sociale, dell'autonomia delle parti sociali e del loro ruolo di co-regolatori a livello europeo, nonché per uno speciale accesso giuridico e legale alla Corte europea di giustizia nei casi che rientrano nelle fattispecie del diritto sociale e del diritto del lavoro.

b. Dialogo sociale

3. Sviluppare e rafforzare ulteriormente le relazioni industriali europee in stretta collaborazione con le Federazioni sindacali europee (Fse) e creare un vero spazio di negoziazione europea per le parti sociali.

4. Adoperarsi al massimo con l'obiettivo di realizzare con successo il programma di lavoro pluriennale (2003-2005) su questioni concordate di concerto (quadro d'azione sulle pari opportunità; accordo volontario sulle situazioni di stress sul posto di lavoro; direttive sulle ristrutturazioni e sulla gestione del cambiamento; seguiti dell'accordo sul telelavoro e quadro d'azione sulla formazione).

5. Inserire, se necessario, le nuove proposte nel nuovo programma di lavoro.

6. Agire, di concerto con le organizzazioni affiliate, al fine di spingere le organizzazioni imprenditoriali a diventare veri e solidi partner europei.

7. Sostenere le Fse nei loro sforzi volti a rafforzare le capacità del dialogo sociale settoriale.

8. Creare un segretariato delle parti sociali, con le organizzazioni imprenditoriali e con il sostegno della Commissione europea, che disponga di risorse adeguate per la ricerca, la formazione e le relazioni pubbliche.

9. Promuovere il coinvolgimento attivo nel Vertice Tripartito per la Crescita e l'Occupazione quale importante meccanismo di coordinamento, garantendone al contempo un funzionamento efficace.

c. Strategie e coordinamento della contrattazione collettiva in un'Europa in espansione

10. Di concerto con le Fse, proseguire gli sforzi per un efficace coordinamento della politica di contrattazione collettiva al fine di prevenire il pericolo di dumping salariale in un'Europa allargata.

11. Sviluppare ulteriormente gli aspetti qualitativi della contrattazione collettiva, quali le strategie di lotta contro i bassi salari, le strategie di promozione dell'uguaglianza salariale e di formazione, sia nell'interesse immediato dei lavoratori che a sostegno della Strategia europea per l'occupazione.

12. Elaborare strategie di flessibilità positiva che siano negoziate e concordate dalle parti sociali per far sì che gli interessi dei lavoratori siano adeguatamente rappresentati.

d. Informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori alla gestione del cambiamento

13. Promuovere una revisione della Direttiva sui Comitati aziendali europei (Cae) entro la fine del 2003 e incoraggiare, in collaborazione con le federazioni affiliate, la creazione di Cae nelle imprese interessate dalla Direttiva.

14. Sostenere l'efficace applicazione della Direttiva dell'Ue sul diritto di consultazione e informazione dei lavoratori; promuoverne un'adeguata applicazione nei settori esclusi e salvaguardare la sicurezza del posto di lavoro dei rappresentanti dei lavoratori.

15. Sviluppare, di concerto con le Fse, una strategia comune per il conseguimento dell'obiettivo della partecipazione dei lavoratori alla Società europea e fare in modo che i rappresentanti dei lavoratori dispongano di un mandato europeo presso gli organismi di direzione.

16. Garantire un alto livello di partecipazione dei lavoratori alla Società europea e fare in modo che non sia possibile alcuna deroga.

17. Considerare la possibilità di costituire un fondo nel quale versare le remunerazioni dei rappresentanti dei lavoratori, in conformità a norme vincolanti. Le risorse di questo fondo dovrebbero essere utilizzate a fini di consultazione, formazione e ricerca.

e. Solidarietà e azioni sindacali transfrontaliere

18. Sollecitare le organizzazioni affiliate a garantire che tutti coloro che lavorano temporaneamente all'estero godano di effettivi ed efficaci diritti di tutela sindacale.

19. Sostenere l'opera dei Consigli sindacali interregionali (Csi).

f. Rafforzamento delle relazioni industriali nei nuovi Stati membri

20. Costruire un efficace partenariato sociale in seno all'Ue tramite forme bilaterali e multilaterali di cooperazione sindacale.

21. Stimolare la cooperazione sindacale bilaterale in materia di immigrazione.

l'Europa e la globalizzazione

Il X Congresso assegna alla Ces i seguenti compiti:

a. L'Unione europea quale attore globale

1. Promuovere il consolidamento e l'ulteriore sviluppo del modello sociale europeo al fine di preservare il suo status di modello di riferimento.

2. Esercitare pressioni sugli Stati membri perché sviluppino una politica estera e di sicurezza comune più coerente, in modo da rafforzare il ruolo dell'Ue nel governo internazionale.

3. Esortare l'Ue a parlare con un'unica voce a favore di una risoluzione pacifica dei conflitti e a sostenere il ruolo delle Nazioni Unite.

b. Sviluppo sostenibile

4. Perseguire gli obiettivi di Kyoto e promuovere la creazione di una tassa europea sull'energia, nonché misure volte a ridurre la domanda energetica; intensificare gli sforzi per raddoppiare la quota di energie rinnovabili sostenendo, al contempo, l'innovazione tecnologica per migliorare l'efficienza energetica.

5. Prestare particolare attenzione ai rilevanti aspetti in materia di ambiente di lavoro sollevati nelle conclusioni e raccomandazioni del Vertice mondiale sullo Sviluppo sostenibile, in particolare i cambiamenti climatici, i generi alimentari e i rischi chimici.

6. Promuovere, di concerto con la Cisl Internazionale, il Cmt ed il Tuac, il pieno coinvolgimento dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) nell'attuazione delle conclusioni del Vertice mondiale sullo Sviluppo sostenibile per quanto attiene agli standard di lavoro internazionali.

7. Esortare la Commissione e i governi nazionali ad avvalersi degli strumenti a loro disposizione, vale a dire rispettare le norme sociali e ambientali, quando si aggiudicano contratti pubblici alle imprese private, o imporre degli obblighi equivalenti quando vengono concessi aiuti europei allo sviluppo o garanzie di credito alle esportazioni.

8. Invitare le organizzazioni affiliate a sviluppare e applicare politiche di sviluppo sostenibile sia a livello nazionale che settoriale, il che costringerà i sindacati a espandere le loro competenze in materia di ambiente ed ecologia.

c. Negoziati commerciali

9. Collaborare con le organizzazioni sindacali internazionali, nell'ambito di negoziati commerciali internazionali, al fine di giungere ad accordi che garantiscano lo sviluppo sociale, l'eliminazione della povertà e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

10. Accrescere gli sforzi, di concerto con le organizzazioni sindacali internazionali, l'Oil e altre organizzazioni internazionali, al fine di conseguire l'obiettivo del rispetto delle norme e degli standard sociali e ambientali fondamentali nei negoziati Gats (Accordo Generale sul Commercio nel Settore dei Servizi) e di garantire che i governi non siano costretti ad aprire i servizi pubblici nazionali alla concorrenza.

11. Affrontare il problema delle politiche adottate dai Paesi sviluppati che limitano l'accesso dei prodotti dei Paesi in via di sviluppo, in particolare nel settore agricolo.

12. Operare, di concerto con la Cisl Internazionale ed il Cmt, al fine di creare un forum permanente dell'Oil e dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc) che perori la causa dell'inserimento delle clausole sociali negli accordi multilaterali.

13. Contribuire ad una proposta quadro per la regolamentazione degli investimenti diretti esteri con il movimento sindacale internazionale.

d. Globalizzazione della giustizia sociale

14. Continuare a promuovere i diritti umani e la giustizia sociale in tutte le sedi decisionali interne ed esterne dell'Unione, essenzialmente sotto forma di accordi di associazione e di cooperazione fra l'Ue e i Paesi terzi, di concerto con le organizzazioni sindacali e le organizzazioni dei diritti umani.

15. Richiedere, di concerto con le organizzazioni affiliate, che gli Stati membri dell'Ue rappresentati negli organi decisionali del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale utilizzino la loro influenza per riformare le politiche di aggiustamento economico.

16 Incentivare, di concerto con le Fse, i Cae a svolgere un ruolo attivo per far sì che le loro imprese attuino le Linee guida dell'Ocse per le imprese multinazionali.

17. Intensificare l'impegno nei confronti di quei gruppi della società civile che criticano la globalizzazione nella sua forma attuale nel quadro del Forum sociale mondiale e del Forum sociale europeo.

18. Adoperarsi per la creazione di un quadro di riferimento europeo ove la responsabilità sociale dell'impresa possa svilupparsi sulla base della legislazione e/o nel quadro della contrattazione collettiva.

19. Insistere affinché l'Ue, nonché i suoi Stati membri, non vincolino l'aiuto internazionale allo sviluppo agli obblighi commerciali imposti ai beneficiari e adoperarsi per l'attuazione dello standard di aiuti internazionale allo sviluppo dello 0,7% del Pil.

20. Operare, di concerto con i movimenti sindacali nei Paesi o nelle regioni legate da accordi di associazione all'Ue, come nel caso del Cotonu, del Mercosur e degli altri gruppi regionali dell'America Latina, nonché dell'Asem.

21. Richiedere alla Commissione di accordare ai sindacati il diritto di partecipare a pieno titolo ai negoziati con i Paesi terzi.

22. Perseguire e consolidare la cooperazione e l'integrazione con i sindacati dell'Europa sud-orientale, nonché promuovere la dimensione sociale del processo di cambiamento nel quadro del Forum della Ces sul Patto di Stabilità del sud-est dei Balcani.

23. Sviluppare la dimensione nordica dell'Ue in considerazione dell'allargamento.

24. Perseguire e rendere più stabile la cooperazione nel quadro del Forum sindacale Euro-Med al fine di avviare un'analisi comune e un'azione congiunta che si articoli attorno agli obiettivi sindacali fondamentali.

rafforzare l'identità sindacale europea

Una buona attuazione del programma d'azione 2003-2006 sarà possibile soltanto a condizione che la Ces diventi più efficiente, svolga un ruolo più incisivo in quanto attore globale e rafforzi la cooperazione con le organizzazioni affiliate nazionali e le Federazioni sindacali europee. Questo comporta, in particolare:

1. Rafforzare l'identità della Ces nei confronti dei lavoratori e dei membri del sindacato. Questo implica, fra l'altro, l'attuazione della carta sindacale approvata a Helsinki e l'introduzione di una sorta di "tessera" europea che garantisce agli iscritti al sindacato che lavorano temporaneamente all'estero l'accesso a una gamma completa di servizi (assistenza legale, consulenza e formazione).

2. Rafforzare la capacità della Ces d'influenzare i processi legislativi a livello europeo e il processo decisionale in seno alle istituzioni europee, ivi compresa la Bce, e migliorare il coordinamento fra il livello nazionale e il livello europeo. In futuro si dovranno utilizzare sistematicamente le capacità disponibili in seno agli uffici sindacali nazionali.

3. Rafforzare il potere contrattuale nei confronti dei datori di lavoro a livello europeo. Ciò richiede un più stretto coordinamento e un accordo sulle posizioni con le organizzazioni nazionali affiliate, nonché una più stretta cooperazione con le Fse. Solo così sarà possibile superare la riluttanza dei datori di lavoro a negoziare sia a livello inter-settoriale che a livello settoriale.

4. Migliorare, di concerto con le Fse, le condizioni essenziali per un efficace coordinamento della contrattazione collettiva. Oltre all'obiettivo di prevenire qualsiasi forma di dumping sociale e salariale, vi è la necessità di sviluppare strategie attive per il miglioramento e l'allineamento verso l'alto delle condizioni di vita e di lavoro. Ciò si applica anche ai settori qualitativi della contrattazione collettiva (quali formazione, pari opportunità, orario di lavoro, salute e sicurezza sul posto di lavoro).

5. Migliorare l'operato delle attuali strutture in materia di lavoro. Ciò significa, fra l'altro, ulteriore sviluppo dei comitati e dei gruppi di lavoro della Ces tramite la definizione di un programma chiaro e specifico, elaborato sulla base del programma d'azione deciso dal Congresso. In tal modo potranno essere rafforzati la continuità del lavoro della Ces e il suo impegno nei confronti delle decisioni adottate.

6. Contribuire al raggiungimento dell'importante risultato delle pari opportunità in seno ai sindacati, attuando il piano della Ces sull'eguaglianza. Ciò esige un'adeguata partecipazione delle donne - che sia proporzionale al numero di donne iscritte - a tutti i livelli, ivi compreso quello di leadership, e in tutte le altre strutture sindacali europee (comitati , comitati aziendali europei).

7. Incoraggiare ulteriormente l'opera dei Consigli sindacali interregionali nelle regioni frontaliere. Quest'opera costituisce un vero e proprio laboratorio per l'attuazione pratica di una vera politica sindacale europea nel settore economico e sociale, e apporta un valido contributo all'identità sindacale europea.

8. Sviluppare sempre più i legami e una migliore cooperazione fra gli istituti della Ces. Pur mantenendo le loro rispettive competenze e responsabilità nel settore della ricerca, della formazione e della consulenza, essi dovrebbero creare delle efficienti strutture comuni di servizio. Dovrebbe essere vagliata, senza ulteriori indugi, la possibilità di riunirle all'interno di una Fondazione comune. Utilizzando meglio le risorse disponibili, potrebbero migliorare notevolmente i servizi che forniscono alla Ces e alle Fse e, al contempo, svilupparsi in nuove direzioni, ad esempio nel campo delle comunicazioni, dell'editoria e dell'elaborazione dati telematica (Edp).

9. Garantire l'indipendenza e la capacità operativa della Ces fornendole risorse adeguate.

10. Rafforzare e migliorare la capacità di promuovere iniziative a livello europeo, in particolar modo nel settore delle politiche sociali e dell'occupazione. Soltanto grazie a una migliore cooperazione si potranno sviluppare ulteriormente la forza, l'identità e la visibilità sindacale a livello europeo. *

informazioni utili sulla Ces

* Dati Anagrafici

Nome: Confederazione europea dei sindacati (CES)
Anno di nascita
: 1973
Residenza
: 5, Bld du Roi Albert II - B1210 Bruxelles - Belgio
Recapiti
: tel. 0032 2 2240411; fax 0032 2 2240454 oppure 0032 2 2240455; e-mail: etuc@etuc.org; sito web: www.etuc.org

* Organizzazioni affiliate

Creata nel 1973 per sfidare l'integrazione europea e per offrire un contrappeso sindacale alle forze economiche che si sono riorganizzate in un contesto europeo, la CES conta oggi 71 Confederazioni in rappresentanza di 34 Paesi e 11 Federazioni sindacali europee, 7 Confederazioni nazionali con statuto d'osservatore, rappresentando 60 milioni di membri affiliati.

* Confederazioni

Austria ÖGB; Belgio FGTB/ABVV, CSC/ACV, CGSLB; Bulgaria CITUB, PODKREPA; Cipro TÜRK-SEN, SEK; Danimarca LO-D, A.C., FTF; Estonia EAKL, TALO; Finlandia SAK, AKAVA, STTK; Francia CGT-FO, CGT, CFDT, CFTC, UNSA; Germania DGB; Gran Bretagna TUC; Grecia GSEE, A.D.E.DY.; Islanda ASI, BSRB; Irlanda ICTU; Italia CGIL, CISL, UIL; Lussemburgo CGT-L, LCGB; Lituania LDF; Malta CMTU, GWU; Norvegia LO-N, YS; Paesi Bassi FNV, CNV, UNIE-MHP; Polonia NSZZ Solidarnosc; Portogallo UGT-P, CGTP-IN; Romania CARTEL ALFA, BNS, CNSLR-Fratia, CSDR; Repubblica Ceca MKOS; Repubblica Slovacca KOZ SR; San Marino CSdL, CDLS; Slovenia ZSSS; Spagna UGT-E, ELA-STV, CC.OO.; Svezia LO-S, TCO, SACO; Svizzera SGB, CNG; Turchia DISK, HAK-IS, KESK, TÜRK-IS; Ungheria LIGA, MOSz, MszOSz, AszSz, SZEF, ESZT.

Altre 7 Confederazioni nazionali hanno statuto di Osservatore:

Croazia SSSH/UATUC; Lettonia LBAS; Lituania LDS, LPSK/LTUC; Macedonia SSM; Serbia NEZAVISNOST; Svizzera VSA.

* Federazioni

Metalmeccanici EMF/FEM; Union Network International UNI-EUROPA; Media e spettacolo EEA; Alimentazione, Agricoltura, Turismo EFFAT; Servizi pubblici EPSU; Trasporti ETF; Educazione ETUCE/CSEE; Edilizia - Legno EFBWW/FETBB; Tessili - Abbigliamento ETUF-TCL/FSE-THC; Miniere - Chimica - Energia EMCEF; Giornalisti EFJ/FEJ

(le sigle cambiano secondo che le si usi in lingua francese o inglese).

* Pace, sviluppo e giustizia sociale

La CES opera in Europa per promuovere la pace, lo sviluppo e la giustizia sociale. Con questo intento, lavora in collaborazione con istanze europee e internazionali, e particolarmente: Trade Union Advisory Committee (TUAC, Comitato di consultazione sindacale presso l'OCSE); Organizzazione internazionale del lavoro (OIL); Associazione europea del libero scambio (AELE); Organizzazione mondiale del commercio (OMC-WTO); Consiglio d'Europa; Euro-Med, Cooperazione tra i Paesi dell'UE e del Mediterraneo

* Dialogo intersettoriale

La CES si sforza il più possibile di creare relazioni industriali con il padronato europeo tramite il dialogo sociale. Questo dialogo a livello confederale è anche chiamato «Dialogo sociale europeo». In seguito al riconoscimento della capacità di negoziato degli interlocutori sociali europei nel protocollo sociale di Maastricht (ormai integrato nel trattato di Amsterdam), il dialogo sociale è entrato in una fase nuova. La CES, insieme all'Unione delle confederazioni dell'industria e dei datori di lavori d'Europa (UNICE) e al Centro europeo delle imprese a partecipazione pubblica (CEEP) hanno rispettivamente firmato tre accordi quadro europei riguardanti: il congedo di maternità e paternità, il lavoro part-time, il lavoro a tempo determinato.

* Dialogo sociale settoriale

Oltre ai tre accordi quadro europei già menzionati, altri accordi sono stati negoziati in diversi campi dalle Federazioni sindacali europee affiliate alla CES. Per esempio: l'accordo tra l'EFA (lavoratori del settore dell'agricoltura) e la COPA sulla durata del lavoro, oppure la Carta sul lavoro dei minori nell'industria calzaturiera, firmata dalla FSE-THC e dalla CEC.

* Comitati aziendali europei

La direttiva europea riguardante l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese multinazionali europee e la creazione dei Comitati aziendali europei (CAE) fanno parte dei più recenti risultati dell'opera della CES.

* Le istituzioni

Congresso: si riunisce ogni quattro anni (l'ultimo si è svolto nel 1999) ed è composto da delegati degli affiliati proporzionalmente al numero di iscritti. Elegge il segretario generale, i due segretari generali aggiunti e il presidente che deve presiedere gli organi direttivi della CES.

Comitato esecutivo: si riunisce quattro volte l'anno e in esso sono rappresentate tutte le organizzazioni affiliate. In caso di necessità, possono essere prese decisioni con una maggioranza fissata a due terzi. Il Comitato esecutivo decide il mandato e la composizione della delegazione per i negoziati con le organizzazioni europee dei datori di lavori e ne giudica i risultati.

Comitato di direzione: composto da un numero ristretto di membri del Comitato esecutivo, assicura la realizzazione delle decisioni di quest'ultimo tra due sessioni.

Segreteria: composta dal segretario generale, due segretari generali aggiunti e quattro segretari confederali, gestisce le attività ordinarie della CES e le relazioni con le istituzioni europee e le organizzazioni degli imprenditori.

Segretario Generale: è il responsabile e il portavoce della Confederazione.

* Altre strutture

  • Comitato donne: esiste dalla creazione della CES nel 1973 e in esso si trovano rappresentanti donne di tutte le organizzazioni affiliate e di tutte le organizzazioni con statuto d'osservatore. Si riunisce almeno due volte l'anno ed è rappresentato al Congresso e al Comitato esecutivo, rispettivamente con dieci e tre delegate. Una delegata di questo Comitato è anche membro del Comitato di direzione. Il Comitato donne opera soprattutto per la parità di trattamento degli uomini e delle donne e per la conciliazione della vita familiare e della vita professionale tramite una partecipazione attiva nei processi decisionali adeguati.

  • FERPA: Federazione europea dei pensionati e delle persone anziane creata nel 1993; rappresenta il numero sempre più in crescita dei pensionati, dando loro l'opportunità di farsi sentire a livello europeo. La FERPA è nata dal vecchio Comitato di coordinamento dei lavoratori pensionati e rappresenta attualmente gli interessi di circa 10 milioni di persone anziane, dentro o fuori dal movimento sindacale.

  • EUROCADRES: creata nel 1993 per riflettere al meglio la presenza di quadri nelle organizzazioni affiliate alla CES. Si tratta di un gruppo rappresentante gli interessi di quadri e tecnici membri dei sindacati europei con strutture d'organizzazione molto diversificate. In collaborazione con la Federazione sindacale europea EURO-FIET, che rappresenta gli impiegati a livello europeo, EUROCADRES prende posizione su temi come l'occupazione, la libera circolazione, le pari opportunità, ecc.

  • CES-Giovani: organo istituito nel 1973 per la gioventù sindacale, allo scopo di prendere in considerazione, in seno alla CES, gli interessi dei giovani lavoratori. La CES-Giovani ha a disposizione una struttura e un statuto propri; le sue attività sono coordinate da un Comitato di direzione che decide le azioni da intraprendere e sceglie i membri che rappresentano la CES-Giovani al forum della Gioventù dell'UE e al comitato consultivo del Consiglio d'Europa. La CES-Giovani organizza campagne su scala europea, come la campagna del 1994 contro il razzismo e la xenofobia.