come governare l'Unione che verrà

«L'Unione deve avviare, sin d'ora e in base agli attuali trattati, un adeguamento delle sue istituzioni ed accrescere la coerenza tra le sue politiche, in modo da rendere più visibile la propria azione e gli obiettivi che essa persegue. Un'Unione più coerente sarà più forte in casa propria, ma potrà anche esercitare una maggiore influenza a livello mondiale e sarà meglio preparata ad affrontare la sfida dell'allargamento». E' quanto si legge all'interno del Libro bianco sulla governance europea, testo adottato dalla Commissione europea lo scorso mese di luglio e approvato un mese dopo dal Consiglio europeo.

Il Libro bianco propone di modificare radicalmente i meccanismi dell'Unione e le proposte in esso contenute si basano su cinque principi politici: apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e coerenza. A tali principi dovrebbe ispirarsi il funzionamento dell'Unione ed essi dovrebbero promuovere i cambiamenti nell'ambito del Trattato dell'Ue in vigore.

Il Libro bianco sulla governance europea si propone di trattare il modo in cui l'Unione esercita i poteri che le hanno conferito i suoi cittadini. «La riforma deve incominciare subito - si legge nella premessa del Libro - affinché i cittadini percepiscano il cambiamento ben prima che siano apportate ulteriori modifiche ai trattati dell'Unione».

Intenzione del Libro bianco è di creare una maggiore apertura nel processo di elaborazione delle politiche dell'Unione europea, così da garantire una partecipazione più ampia dei cittadini e delle organizzazioni alla definizione e presentazione di tali politiche. Questo, secondo la Commissione europea, dovrebbe rendere più percepibile ai cittadini europei il fatto che gli Stati membri, operando assieme all'interno dell'Unione, possano offrire risposte più efficaci alle loro preoccupazioni. In particolare, il Libro bianco si rivolge a tutte le altre istituzioni e, negli Stati membri attuali e futuri, alle amministrazioni centrali, alle regioni, alle città e alla società civile, proponendo una serie di azioni iniziali, alcune intese ad incentrare l'azione della Commissione su specifiche priorità nell'ambito delle competenze conferitele dal Trattato: diritto d'iniziativa, esecuzione delle politiche, ruolo di custode dei trattati e rappresentanza internazionale.

«E' venuto il momento di fare un grande sforzo per risolvere questi problemi - ha dichiarato il presidente della Commissione Romano Prodi - Non possiamo permetterci il lusso di continuare su questa strada. Il Libro Bianco non sarà una panacea universale, ma è un serio tentativo di rispondere a preoccupazioni molto diffuse». Prodi ha poi sottolineato: «Il nostro scopo è rafforzare la fiducia nell'Unione prima della prossima serie di riforme istituzionali. In altre parole, dobbiamo mettere ordine in casa nostra prima di dedicarci al resto della città».

Le principali proposte contenute nel Libro bianco, che verranno esaminate al prossimo Consiglio europeo di Laeken (Belgio, 14 - 15 dicembre 2001) sono sinteticamente le seguenti:

Il Libro Bianco tratteggia anche un modello dell'organizzazione politica futura dell'Unione:

come far pervenire le osservazioni sul Libro bianco

Il testo integrale del Libro bianco è consultabile sul sito web

http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/cnc/2001/com2001_0428it02.pdf

Le osservazioni sul presente Libro bianco possono essere inviate direttamente alla Commissione entro il 31 marzo 2002.

Il sito web sulla governance fornirà informazioni aggiornate e il collegamento con i dibattiti interattivi, tra cui i dibattiti sulla governance avviati da autorità istituzionali ed esponenti non governativi, i dibattiti sul futuro dell'Europa e il portale della Commissione sul processo decisionale interattivo.

Le osservazioni vanno inviate alla Commissione al seguente indirizzo di posta elettronica: sg-governance@cec.eu.int

o all'indirizzo postale:

Libro bianco sulla governance
Commissione europea
C80 05/66
Rue de la Loin.200
B-1049 Bruxelles.

Le osservazioni ricevute saranno rese pubbliche nel sito web. Se si desidera che restino riservate, è necessaria una richiesta specifica in tal senso.

(testo tratto dal Libro bianco)

l'Europa verso il Consiglio di Laeken

Malgrado le critiche, giustificate o meno, che gli sono state rivolte e comprovate dal risultato negativo del referendum irlandese, il Trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001, adempie al suo principale obiettivo: quello di mandare un segnale positivo ai Paesi impegnati nei negoziati per l'allargamento. Un altro merito considerevole di questo trattato è di racchiudere una dichiarazione che proietta l'Europa verso un dibattito fino ad oggi evitato: il suo futuro dopo l'allargamento. Il Consiglio europeo di Laeken (Bruxelles), che si terrà nei giorni 14 e 15 dicembre 2001, dovrebbe condurre all'adozione di una dichiarazione preliminare in vista delle prossima revisione dei trattati prevista per il 2004. Il contenuto della dichiarazione trae importanza dall'esigenza di dover individuare un ordine del giorno per la prossima conferenza intergovernativa e contenere informazioni sul metodo da applicare in vista della preparazione per la prossima revisione dei trattati.

La dichiarazione sul futuro dell'Unione chiede che il dibattito venga aperto «cominciando, tra lealtre cose, dalla ripartizione delle competenze tra l'Unione e gli Stati membri, dalla semplificazione dei trattati e dal ruolo che i parlamenti nazionali devono occupare nell'architettura europea, e dallo statuto giuridico della Carta dei diritti fondamentali». Dopo l'adozione della dichiarazione del Consiglio europeo di Laeken, contenente le iniziative appropriate, una nuova Conferenza sarà convocata nel 2004 affinché possano essere apportati nei trattati i relativi cambiamenti.

il "no" irlandese

Il "no" dell'Irlanda al trattato di Nizza dello scorso 7 giugno ha seminato il panico all'interno del percorso istituzionale, tanto più che un tale risultato era difficilmente prevedibile in un Paese che ha ottenuto molto dalla sua adesione all'Unione europea e considerato "filoeuropeo".

Questo paradosso non è certo banale nell'ora in cui l'Unione europea si impegna in un dibattito riguardante il suo futuro.

Il "no" ha vinto in occasione di una consultazione popolare alla quale ha partecipato una percentuale molto bassa di votanti pari a 34,8%. Di questi, il 53,9% ha rigettato il trattato mentre il 46,2% si è pronunciato a favore. Mentre i motivi del suo rigetto non sembrano pertinenti (diffidenza degli irlandesi verso la politica di difesa europea, paura di non poter più usufruire dei Fondi strutturali dopo l'allargamento, insufficiente mobilitazione da parte dei sostenitori del trattato), la spiegazione principale è la percentuale elevata di astensione, sintomo ancora una volta della crisi di legittimità dell'Unione europea.

Durante la riunione a Göteborg, il Consiglio europeo si è detto disposto «a aiutare, con tutti i mezzi possibili, il governo irlandese a trovare una via di uscita», senza riaprire il trattato di Nizza il cui processo di ratifica deve andare avanti. Esso ha anche riconfermato il suo attaccamento all'allargamento e il proseguimento del corretto svolgimento dei negoziati di adesione. Un secondo referendum sarà organizzato nell'autunno 2002 dopo le prossime elezioni generali.

E' legittimo ritenere che una dichiarazione sarà aggiunta al trattato. Intanto, la situazione attuale richiede uno sforzo che spieghi cosa sia l'Unione europea, che cosa fa tanto al suo interno che all'esterno, che obiettivo persegue e come.

una super-potenza europea?

Abbinato ai timori espressi dai gruppi "antimondializzazione", il "no" irlandese potrebbe effettivamente avere virtù pedagogiche. Mentre si moltiplicano le prese di posizione sull'Europa, è gioco forza constatare la non buona percezione della ragion d'essere dell'Europa.

Questo è poca cosa confrontato alle dimensioni di violenza assunte dalle manifestazioni organizzate in occasione degli ultimi grandi incontri internazionali tra cui figura anche il Consiglio di Göteborg dello scorso giugno. Consci del fatto che limitare il dialogo al solo livello istituzionale non favorirà l'adesione popolare considerata la sua elevata difficoltà tecnica, si vedono spuntare tra le nuove posizioni dei governi tentativi di spiegazioni più geopolitiche e sociali(1) che si vanno ad aggiungere alle ragioni economiche. Queste hanno il merito incontestabile di estendere, in questo inizio di XXI secolo, il principio della giustificazione storica alle principali sfide economiche e politiche del mondo. Ve ne sono molteplici: si va della constatazione di un'economia mondializzata, per arrivare inevitabilmente ad interrogarsi sul ruolo dell'Unione quale attore suscettibile di temperarne lo sviluppo oltre che di favorire più in generale la nascita di un mondo "meno unipolare" al centro del quale l'Unione europea possa occupare maggiormente il posto che le spetta quale garante della pace e della stabilità. Tale è il senso dei recenti sviluppi della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesc). Diverse le iniziative di emulazione della costruzione dell'Unione europea; numerosi sono i tentativi di creare organizzazioni economiche (in particolare, il Mercosur in America latina, l'Associazione delle nazioni dell'Asia e del Sud-Est (Asean), la Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc) oltre ai recenti progetti di trasformazione dell'Organizzazione dell'Unità africana in Unione africana(2).

Ma nessuna di queste iniziative ha raggiunto un livello di integrazione equivalente a quello espresso dalla moneta unica, e che esige una crescita della dimensione politica all'altezza del suo peso economico. Il Primo ministro britannico è stato tra i primi ad evocare la necessità di considerare l'Europa non come un "super-Stato" bensì come una vera e propria "super-potenza" considerato la sua forza economica e politica(3). La nascita di questa Europa-potenza implica lo sviluppo di un'Europa della difesa ma anche di una migliore rappresentazione dell'Unione sulla scena internazionale. Si tratta della funzione di Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune che dovrebbe essere ricoperta pro tempore da un vicepresidente della Commissione europea, e di altri temi importanti, di cui si parla meno, quali la rappresentazione degli Stati membri o dell'Unione in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, del G7 e del G8 sul piano economico, ecc...(4).

 

al di là del Libro bianco

Il Libro bianco propone una serie di azioni iniziali, tra cui alcune che permettono alla Commissione di ridefinire le sue missioni essenziali. Tali azioni saranno intraprese immediatamente e dovrebbero incoraggiare simili cambiamenti nelle altre istituzioni. Il Libro bianco avvia inoltre un processo di consultazione sulla necessità di azioni ulteriori, in particolare da parte delle altre istituzioni e degli Stati membri.

La consultazione pubblica sul Libro bianco proseguirà sino al 31 marzo 2002, continuando ad avvalersi della rete di oltre 2500 organizzazioni e privati cittadini che hanno già partecipato al dibattito sulla governance in tutta Europa, compresi i Paesi candidati all'adesione.

Entro la fine del prossimo anno, la Commissione presenterà una comunicazione sui progressi compiuti e trarrà le conclusioni della consultazione, il che costituirà la base per proseguire la cooperazione tra le istituzioni sulla riforma della governance europea nel rispetto dei trattati in vigore. Nel frattempo, sarà intensificato il dibattito sul futuro dell'Europa, che porterà alle modifiche istituzionali nella prossima Conferenza intergovernativa (Cig). La Commissione parteciperà attivamente alla preparazione del prossimo Consiglio europeo di Laeken, indicando quali sono a suo avviso gli obiettivi politici che deve perseguire l'Unione europea e il quadro istituzionale necessario a questo scopo. Tale contributo si richiamerà anche ai principi enunciati nel Libro bianco. Inoltre, il Libro bianco individua le questioni chiave per il futuro dell'Europa ed i settori nei quali i nuovi metodi di lavoro non saranno attuabili senza corrispondenti modifiche dei trattati dell'Unione.

(testo tratto dal Libro bianco)

informare i cittadini

Come mostrano gli ultimi risultati dell'Eurobarometro(5), le preoccupazioni dei cittadini europei sembrano a prima vista di tutt'altra natura. Interrogandoli sul loro coinvolgimento nel "dialogo sull'Europa", emergono cinque temi: la lotta contro la disoccupazione (53%); i diritti dei cittadini (52%); la sicurezza alimentare (50%); la salute (49%) e l'ambiente (48%). Ma mentre solo il 26% aspira a prendere parte al dibattito, il 62% si dice non interessato. Inoltre, più del 41% non ha né letto né ascoltato nulla che riguardi il trattato di Nizza. Per quanto concerne la partecipazione al dibattito politico sull'allargamento, il 2% degli europei si sente "realmente coinvolto", l'11% "abbastanza coinvolto", il 28% "abbastanza poco coinvolto" e il 57% "per niente coinvolto". I risultati non sono meno sorprendenti al riguardo dei Paesi che dovrebbero entrare nell'Unione: dopo la Norvegia (21%) e la Svizzera (21%) che non sono candidati, la Polonia (18%), l'Ungheria (16%) e la Repubblica Ceca (12%) sono i tre Paesi che, immediatamente dopo, raccolgono il più grande consenso.

Il punto di partenza per un tentativo di riavvicinamento tra l'Unione e i suoi cittadini attuali e futuri deve senz'altro essere costituito dalla scelta di informare, prima ancora che politicizzare, un dibattito di cui gli europei sembrano solo lontanamente capaci di individuare le variabili. Si tratta di uno dei problemi posti al centro della Presidenza belga. Ciò necessita che venga intrapreso un dialogo con gli "antimondialisti", da alcuni considerati «un nuovo attore della scena globale»(6) e, malgrado i metodi contestabili, senz'altro meritevoli di «fornire un aiuto contro la rassegnazione e l'apatia»(7). Il comportamento da tenere nei confronti di questi gruppi è stata materia di un punto speciale dell'ordine del giorno del Consiglio Affari generali del 16 luglio scorso. Dopo aver preso nota delle misure proposte dal Consiglio Giustizia e Affari interni (che mirano al rafforzamento degli strumenti della cooperazione di polizia durante le riunioni internazionali), il Consiglio ha reputato che «il dibattito politico sulla mondializzazione e il dialogo con la società civile europea è compito che l'Unione europea sarà chiamato a compiere negli anni che verranno, in vista di influenzarne gli effetti e di trarre profitto dai vantaggi». Propositi di questo tipo attenuano quelli del Primo ministro belga GuyVerhofstadt, secondo il quale la globalizzazione non rappresenta «una minaccia bensì un vantaggio», come aveva sostenuto, davanti al Parlamento europeo, durante la presentazione del programma della Presidenza belga(8).

E' anche importante ricordare che il primo Consiglio Affari generali si è aperto con un "dibattito pubblico" sulle vie praticabili per avvicinare l'Europa ai suoi cittadini. La Presidenza ha proposto di imperniare il dibattito su più possibili assi di discussioni: * Come gli Stati membri percepiscono le aspettative e i motivi di risentimento che i cittadini esprimono nei confronti dell'Unione europea? Quale risposta dare? * Come rispondere alle domanda sul "perché" e spiegare quali sono le grandi sfide europee ? * Può l'Unione far in modo di indirizzare il suo appello a tutta la popolazione e non solo agli addetti ai lavori?

trasmettere il messaggio europeo

Sono state tracciate le prime linee d'azione; si tratta di dare priorità ai contenuti (migliorare la percezione dell'Unione europea realizzando opere concrete vicine al cittadino: occupazione, ambiente, salute, giustizia, asilo, immigrazione e anche politica estera) e migliorare la percezione dell'Unione spiegando il significato di un'Unione allargata fondata sui valori di pace, stabilità e prosperità. Ancora, si tratta di «convincere gli europei associando tutti i cittadini al dibattito contraddittorio sul futuro dell'Europa». E' stato posto l'accento sulla necessità «di assicurare un carattere transnazionale» al dibattito sull'Unione. Per «comunicare il messaggio dell'Europa» è emersa un'idea concreta: e cioè di «rilanciare un servizio comune delle istituzioni incaricato di una comunicazione verso il largo pubblico». Il dibattito, ovviamente, si svolgerà durante tutti i sei mesi della presidenza belga.

Concretamente, si tratterà di riuscire a mettere d'accordo i Quindici intorno ad un testo comune: la dichiarazione di Laeken, il cui contenuto supererà i quattro temi esaminati a Nizza, come ha ammesso il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, il 13 febbraio a Strasburgo. Durante un altro discorso pronunziato a Parigi alla fine di maggio(9), egli ha inoltre insistito sul fatto che «le condizioni internazionali e interne per un vera politicizzazione del processo di costruzione europea sono presenti» e si è detto favorevole ad un'imposta europea che tuttavia rimane ancora da stabilire.

Sulla stessa linea del presidente Prodi, il Parlamento europeo ritiene che i quattro temi inseriti nella dichiarazione sul futuro dell'Unione del Trattato di Nizza non siano esclusivi. Nella risoluzione sul Trattato di Nizza(10), il Parlamento ha annunciato proposte concrete in vista del Consiglio europeo di Laeken. Secondo il Parlamento, i risultati della dichiarazione potrebbero consentire di porre rimedio alle debolezze del Trattato di Nizza, dandone una percezione diversa. A parere suo, l'apertura di una prossima Cig dipenderà proprio dai risultati di questo Consiglio europeo.

Certo che, trattandosi di unificazione dell'Europa, il passaggio per la via istituzionale è un percorso obbligato.

Durante un incontro organizzato dal Pe con i rappresentanti dei Parlamenti degli Stati membri e degli Stati candidati, è stato sottoposto ai partecipanti un questionario sulla ripartizione delle competenze tra Unione europea e Stati membri. Il questionario riprende i sei quesiti formulati dal deputato francese Alain Lamassoure (Ppe-De): Quale posizione assumere rispetto all'"acquis comunitario" ? E quale posizione rispetto al trattato? Esaminiamo la gerarchia delle norme comunitarie facendo almeno una distinzione tra "decisioni politiche" e "decisioni tecniche"? Quali conseguenze per il sistema decisionale? L'articolo 308 dovrebbe o meno sparire(11)? Consideriamo anche il livello regionale e delle altre collettività territoriali? Affrontiamo il tema del controllo dell'esercizio delle competenze?(12).

L'incontro conferma chiaramente che tra i quattro temi individuati a Nizza, un ruolo preponderante è riservato alla ripartizione delle competenze. Ciò è confermato anche dai contributi attesi dal Cancelliere tedesco Gerhard Schröder e dal Primo ministro francese Lionel Jospin.

 

disinteresse dei cittadini verso l'Ue

(...) Numerosi europei hanno un sentimento di estraneità rispetto all'azione dell'Unione.

Tale sentimento non si riscontra soltanto nei confronti delle istituzioni europee: si estende alla politica e alle istituzioni politiche del mondo intero. Nel caso dell'Unione, però, esso rispecchia tensioni che le sono proprie, perché è indicativo dell'incertezza su che cosa sia l'Unione e che cosa aspiri a divenire, i suoi limiti geografici, i suoi obiettivi politici e il modo in cui i poteri sono ripartiti con gli Stati membri.

Anche il tasso decrescente di partecipazione alle elezioni del Parlamento europeo e il "no" irlandese indicano il crescente divario creatosi tra l'Unione europea ed i suoi cittadini.

* L'Unione è percepita come un organismo incapace di agire efficacemente dove ne è evidente la necessità, per esempio per quanto riguarda la disoccupazione, la sicurezza alimentare, la criminalità, i conflitti che divampano ai suoi confini e il suo ruolo sulla scena mondiale.

* Dove l'Unione agisce con efficacia, raramente ottiene il giusto credito per le sue azioni. Il pubblico non comprende che i miglioramenti nei suoi diritti e nella qualità della sua vita sono dovuti proprio a decisioni europee, piuttosto che nazionali. Al tempo stesso, però, tutti si aspettano che l'Unione agisca con la stessa visibilità ed efficacia dei loro governi nazionali.

* Inoltre, è carente la comunicazione degli Stati membri su ciò che l'Unione fa e ciò che essi fanno nell'Unione. Troppo spesso addebitano a "Bruxelles" la colpa di decisioni difficili che essi stessi hanno approvato o addirittura sollecitato.

* Infine, molti ignorano la differenza tra le istituzioni europee; non capiscono chi prende le decisioni che li riguardano e non hanno la sensazione che le istituzioni costituiscano un canale efficace per far conoscere le proprie opinioni e le proprie preoccupazioni.

I cittadini non si sentono necessariamente meno europei. Essi si aspettano, anzi, che vengano attuate azioni in tutta l'Europa in numerosi settori, ma non credono più che un sistema complesso riesca a conseguire ciò che essi desiderano. In altri termini, le aspettative, anche se deluse, non scompaiono.

(testo tratto dal Libro bianco)

Schröder: visione federale "alla tedesca" dell'Ue

La mozione sul futuro dell'Unione europea, elaborata sotto la guida del cancelliere Gerhard Schröder, presidente del Spd, e presentata ufficialmente il 30 aprile scorso, sarà dibattuta solo in occasione del congresso di Norimberga dal 19 al 23 novembre(13). l testo del Spd rispecchia le preoccupazioni del manifesto adottato da una parte dei deputati socialisti europei nel febbraio 2001, ciò nondimeno resta evidente una visione tedesca dell'Europa ad uso essenzialmente interno.

Cara ai länders tedeschi, la questione delle competenze occupa, nel testo, un posto importante. Il diritto a trasferire nuove competenze all'Ue deve restare degli Stati membri. La ripartizione dei compiti tra governo federale, länders e comuni è e rimane una questione di politica interna. Per alcune politiche comuni attuali, si tratta né più né meno di ritrasferire le politiche agricole e strutturali al livello nazionale. Gli Stati membri dovrebbero poter mantenere la capacità di organizzarsi per assicurare missioni di servizio pubblico. Presente nel documento anche l'obiettivo a medio termine di "comunitarizzazione" della politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e della sicurezza interna e dell'immigrazione.

Riguardo alle istituzioni, nel testo, la Commissione europea deve essere trasformata in un organo esecutivo europeo forte. I poteri di codecisione del Parlamento europeo devono essere estesi e essergli riconosciuta competenza piena sul bilancio. Il Consiglio dei ministri deve essere trasformato in Camera europea degli Stati e affiancare il Parlamento europeo. I cittadini europei devono poter adire in giustizia alla Corte europea - come oggi possono fare i cittadini tedeschi alla Corte costituzionale di Karlsruhe quando si ritiene siano stati lesi i propri diritti fondamentali. La Carta dei diritti fondamentali deve esser integrata nei trattati, compiendo così un nuovo passo avanti verso una costituzione europea.

 

fare partecipare la società civile...

La società civile (che comprende le organizzazioni sindacali e le associazioni padronali, cioè le "parti sociali", le organizzazioni non governative, le associazioni professionali, le organizzazioni di carità, le organizzazioni di base, le organizzazioni che cointeressano i cittadini nella vita locale e comunale, con un particolare contributo delle chiese e delle comunità religiose) svolge un ruolo importante, poiché esprime le preoccupazioni dei cittadini e fornisce servizi in risposta alle esigenze di tutti.

Le chiese e le comunità religiose hanno un particolare contributo da apportare. Le organizzazioni che costituiscono la società civile mobilitano il pubblico a sostegno, per esempio, di chi è vittima di esclusione o di discriminazione. L'Unione ha favorito losviluppo della società civile organizzata nei Paesi candidati, quale parte della loro preparazione all'adesione. Le organizzazioni non governative hanno un ruolo importante a livello mondiale nella politica dello sviluppo, spesso come segnale dell'orientamento che prenderà il dibattito politico.

Le organizzazioni sindacali e le associazioni padronali hanno un ruolo e un influsso particolari. Il Trattato Ce prevede che quando la Commissione prepara le sue proposte, in particolare nel settore della politica sociale, debba consultare i datori di lavoro ed i lavoratori, i quali, a determinate condizioni, possono concludere accordi vincolanti che successivamente (nell'ambito del dialogo sociale) entrano a far parte del diritto comunitario. Occorre sollecitare ancor più le parti sociali a servirsi dei poteri loro conferiti dal Trattato di concludere accordi su base volontaria.

Sempre più la società civile ritiene che l'Europa costituisca una piattaforma adeguata per cambiare gli orientamenti politici e la società. Si dispone così di un potenziale concreto per ampliare il dibattito sul ruolo dell'Europa: vi è la possibilità di far partecipare più attivamente i cittadini al conseguimento degli obiettivi dell'Unione e di offrire loro un canale strutturato per le loro reazioni, critiche e proteste. È quanto avviene già in campi quali le relazioni commerciali e lo sviluppo ed è stato proposto di recente per la pesca.

La società civile deve seguire essa stessa i principi della buona governance, il che include il senso di responsabilità e l'apertura. La Commissione intende costituire, entro la fine di quest'anno, un'ampia base di dati on-line con informazioni sulle organizzazioni della società civile attive a livello europeo, di grande utilità per una migliore strutturazione interna.

(testo tratto dal Libro bianco)

Jospin: federazione degli Stati-Nazione

Rompendo un lungo silenzio, disapprovato da una larga parte della classe politica francese, e dopo la presentazione delle proposte del Cancelliere tedesco Gerhard Schröder, il Primo ministro francese Lionel Jospin ha presentato lo scorso 28 maggio la sua visione del futuro dell'Europa. Egli riprende l'idea di federazione di Stati-Nazione dell'ex-presidente della Commissione europea, Jacques Delors, ma rigetta uno degli aspetti più federali difeso da Gerhard Schröder, e cioè la trasformazione del Consiglio dei ministri in una "Camera europea degli Stati". Lionel Jospin ha precisato che la concezione di Federazione di Stati-Nazione va interpretata "come un tentativo progressivo e controllato rivolto a dividere o trasferire competenze al livello europeo". In linea con il Cancelliere tedesco, invece, egli ha preferito difendere la formula delle cooperazioni rafforzate (per il coordinamento intorno all'euro e su temi quale salute e armamento) piuttosto che quella dell'"avanguardia aperta" (J. Delors) o del "centro di gravità" (J. Fischer)(14).

Secondo il Primo ministro francese, la cooperazione intergovernativa occupa ancora oggi un posto importante, e che rimarrà indispensabile. Egli si propone perfino di rafforzare questa cooperazione suggerendo che, in futuro, il compito di adottare un vero e proprio programma di legislatura pluriennale sia affidato al Consiglio europeo sulla base di una proposta della Commissione e del Parlamento europeo.

Queste proposte sono in contraddizione con l'idea di rafforzare l'autorità e la legittimità del presidente della Commissione europea che sarebbe precedentemente stato designato dalla formazione politica europea vincitrice delle elezioni europee ma senza più responsabilità di dover stabilire le priorità politiche. Lionel Jospin propone inoltre di creare un "consiglio permanente di ministri" che risiederebbe stabilmente a Bruxelles, formato da vice Primi ministri che nel proprio governo nazionale avrebbero anche il compito di coordinare le questioni europee. Per adottare la "legge europea", il Consiglio permanente delibererebbe a maggioranza qualificata e con il Parlamento europeo. Per una migliore associazione dei Parlamenti nazionali, il controllo del rispetto del principio di sussidiarietà da parte delle istanze comunitarie e il compito di dibattere annualmente sullo "stato dell'Unione" sarebbe assegnato ad un organo comune, una sorta di "Congresso permanente dei Parlamenti", riuniti in sessioni periodiche. Questo organo sarebbe inoltre coinvolto anche nelle modifiche delle regole tecniche delle politiche comuni secondo una procedura semplificata che dispenserebbe l'Unione dall'effettuare una trentina di ratifiche nazionali. Le regole previste per le revisioni di natura costituzionale non sarebbero modificate.

Per quanto riguarda la ripartizione delle competenze, non si tratterebbe di rimettere in causa le competenze già condivise quali formazione, educazione e cultura, né di rinazionalizzare politiche già definite e guidate dall'Unione, quale la Pac che comunque ha bisogno di un riorientamento. Jospin ha, in modo implicito, criticato il Cancelliere, sottolineando che: "Il suggerimento di fare passi avanti verso una più forte integrazione europea cominciando con manovre di ripiegamento nazionale costituisce un evidente paradosso".

dichiarazione di Laeken: semplice tappa verso la Cig del 2004?

Le nuove prese di posizioni s'inseriscono all'inizio di un cammino del quale la dichiarazione di Laeken sarà un elemento centrale e la cui portata dipenderà dalla capacità della presidenza belga di mettere d'accordo i Quindici sui "temi chiave". Il Primo ministro belga ha anche fatto intendere alla fine di maggio che, per mezzo di questi temi, l'agenda europea dovrà riferirsi a tutte le questioni che interessano il futuro dell'Europa(15). Questo esercizio di esplorazione del futuro dell'Unione deve affrontare anche una riflessione sul finanziamento dell'Unione europea. Bisogna anche definire meglio la problematica della ripartizione delle competenze evidentemente «non per porre un freno alla dinamica d'integrazione bensì al contrario, per consentirle di passare alla marcia superiore». Quest'idea rientra nel processo di costituzionalizzazione dell'Unione secondo quanto indicato nel Memorandum adottato lo scorso giugno dai governi del Belgio, dei Paesi bassi e del Lussemburgo(16).

Non rinnegando gli impegni presi anteriormente in favore principalmente del metodo comunitario, della divisione dei trattati e delle cooperazioni rafforzate, i governi del Benelux hanno proposto che l'impegno della preparazione del lavoro della Cig venga affidato ad un Forum piuttosto che alla Convenzione.

Il Forum dovrebbe in ogni caso essere presieduto da una personalità politica europea di qualità e sarebbe composto da rappresentanti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento europeo e dei Governi degli Stati membri. I Paesi candidati potrebbero dare il loro contributo ai lavori secondo modalità ancora da definire. Il presidente potrebbe prendere iniziative per la consultazione con le regioni e vegliare a costruire contatti con la società civile e i partners sociali.

Si deve infine considerare che, in modo sottile, il Primo ministro belga ha ripreso l'idea di circondarsi di "saggi" creando il cosiddetto "gruppo di Laeken", composto da Jean-Luc Dehaene, l'ex presidente della Commissione europea Jacques Delors, l'ex presidente del Consiglio del ministri italiano Giuliano Amato, l'ex ministro polacco degli Affari esteri Bronislaw Geremek oltre a David Miliband, deputato laburista inglese ed ex capo della "policy unit" del Primo ministro britannico.

Riunendo a titolo personale queste personalità, Guy Verhofstadt aggira l'opposizione di alcuni membri del Consiglio europeo, primo tra questi Jacques Chirac, che aveva dichiarato che «i saggi sono all'interno del Consiglio europeo». I membri di questo gruppo saranno consultati oralmente, senza alcun documento scritto e lavoreranno sulla base delle proposte fatte da diplomatici e studiosi belgi. Il gruppo di Laeken, al quale prenderà parte anche il ministro belga degli Affari esteri Louis Michel, si è riunito per la prima volta il 26 giugno. Le finalità del gruppo consistono in qualche modo nel bonificare un terreno che risulta essere altamente minato considerato che il suo lavoro mira ad analizzare i problemi, a testare politicamente le idee nascenti per esempio sulla ripartizione delle competenze tra l'Unione e gli Stati membri ma anche su altri temi(17), o ancora sulla creazione di un Forum incaricato di preparare nuove riforme europee da concludere entro il 2004.

Queste le ambizioni dei principali difensori tradizionali della "costruzione europea". Non resta che sapere quali sarà la posizione di quei governi propensi (Danimarca, Svezia, Regno Unito) a rilevare nella costruzione europea solo i vantaggi che ne possono derivare a livello economico. I numerosi avvenimenti attesi, quali la prossima scadenza elettorale in Francia (elezioni presidenziali del 2002) e in Germania (prossime elezioni legislative previste nell'autunno 2002), l'atteggiamento che il nuovo Governo italiano deciderà di adottare nei confronti degli Stati Uniti e dell'Unione europea, ma anche la nomina di un europeo "pratico", Jack Straw, alla guida del Foreign Office (ministero degli Affari stranieri) o ancora il ricongiungimento alla causa europea da parte dell'opinione pubblica irlandese, rappresentano tutti elementi che andranno ad incidere sul dibattito, la cui conclusione si avrà a Laeken o nel 2004, poiché in ogni caso necessitano di una decisone presa sulla base di un "comune accordo".

 

le richieste della società civile sul futuro dell'Ue

«Noi, rappresentanti di associazioni e di movimenti che agiscono per la pace, l'uguaglianza, i diritti fondamentali, la giustizia sociale, lo sviluppo duraturo, la qualità della vita e la diversità culturale saremo presenti al Vertice di Laeken il 14 e 15 dicembre 2001, così come eravamo presenti ai Consigli europei precedenti, per chiedere un'Unione fondata sulla solidarietà e la democrazia, nonché rappresentativa, partecipativa, paritaria e più vicina possibile alle cittadine e ai cittadini». Inizia così un documento del Forum europeo della società civile, soggetto che intende intervenire sul dibattito relativo al futuro dell'Europa con azioni di pressione sulle istituzioni europee come già fece rispetto alla Carta europea dei diritti fondamentali e al Trattato di Nizza. Il Forum propone che l'accordo che chiuderà il dibattito sul futuro dell'Ue sia messo al centro della campagna elettorale per le elezioni europee del 2004, così da essere spiegato e giudicato dai cittadini. Le richieste principali del Forum sono di inserire in tale dibattito le questioni del lavoro, della povertà e dell'esclusione sociale, delle pari opportunità uomo-donna, della lotta contro ogni forma di discriminazione, di uno sviluppo duraturo, dei servizi d'interesse generale, della sicurezza alimentare e del rispetto delle diversità culturali. Su questi temi si chiede all'Unione europea di rafforzare la sua azione. Sulle questioni istituzionali, invece, il Forum chiede l'abolizione del potere di veto da parte degli Stati membri e l'estensione del potere legislativo del Parlamento europeo a tutte le decisioni dell'Ue. Viene chiesto inoltre l'impegno dell'Unione a livello mondiale, in era di globalizzazione, per sconfiggere la povertà, promuovere i diritti umani, favorire un commercio equo e uno sviluppo equilibrato e duraturo.

INFORMAZIONI: Movimento europeo internazionale, fax 0032 2 5126673;

e-mail: secretariat@europeanmovement.skynet.be

Note:

(1) Si veda in particolare "The European Treaties revisited : what role for Europe in the globalized world?", António Guterres, Prime Minister of Portugal, President of the Socialist International Conference at the Walter Hallstein-Institute for European, Constitutional Law Humboldt-Universität zu Berlin, Berlin, 7 maggio 2001.

(2) Le Monde 11 luglio 2001.

(3) Tony Blair's Speech to the Polish Stock Exchange, 6 Ottobre 2000.

(4) Gastcollege Minister-President Kok over het "Europa van de Toekomst", Universiteit Leiden woensdag 6 giugno 2001.

(5) Eurobarometro 2001. Edizione speciale.

http://europa.eu.int/comm/dg10/epo/eb/ebrep1/highlightseu_fr.pdf

(6) "Un nuevo actor en la escena global", Jeremy Rifkin, El País, 4 luglio 2001.

(7) "Los de Seattle", Ralph Dahrendorf, El País, 16 luglio 2001.

(8) Programma di lavoro della Presidenza belga dell'Unione europea, Discorso del Primo ministro belga Guy Verhofstadt davanti al Parlemento europeo, Strasburgo, 4 luglio 2001.

(9) "Pour une Europe forte, dotée d'un grand projet et de moyens d'action", Institut d'Etudes Politiques, Paris, le 29 maggio 2001.

(10) Risoluzione A5-0168/2001 del Parlamento europeo sul trattato di Nizza e sul futuro dell'Unione europea 31 maggio 2001.

(11) Questo articolo concede un certo margine di manovra alla Comunità e le consente, all'interno del funzionamento del mercato comune, di analizzare le misure da prendere (all'unanimità) in vista di un'azione non prevista dal trattato CE.

(12) Questionario sulla ripartizione delle competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri. PE 304.265, 15 giugno 2001

(13) L'Europe de Gerhard Schröder, Le Monde del 7 maggio 2001.

(14) Si veda la newsletter dell'Ose CIGinfo n. 6 sulle cooperazioni rafforzate.

(15) Presidenza UE: lignes de force et défis - Guy Verhofstadt, Premier ministre, Discorso del 29 maggio 2001 dal primo Ministro belga Guy Verhofstadt durante la serata di chiusura del ciclo di seminari organizzati dal Mouvement européen Belgique nel quadro della Presidenza belga.

(16) Memorandum sull'avvenire dell'Europa presentato dai Governi del Belgio, dei Paesi Bassi e del Lussemburgo, 21 giugno 2001.

(17) Il Primo ministro belga ha presentato un'analisi e una visione delle problematiche che dovranno figurare nell'agenda all'occasione del discorso pronunciato alla fine di giugno. "Quel avenir pour quelle Europe?" Discorso del Primo ministro Guy Verhofstadt in occasione del 7° Forum europeo della Wachau a Göttweig, 24 giugno 2001.