Il futuro dell'Ue: le nuove regole dell'Unione stabilite al Vertice di Nizza

L'atteso nuovo Trattato dell'Unione europea è stato adottato al termine del Consiglio europeo svoltosi a Nizza tra il 7 e l'11 dicembre scorso. Questo Vertice, il più lungo della storia della Comunità europea e probabilmente anche il più difficile, ha prodotto un testo di 108 pagine con lo scopo di preparare l'Unione europea (UE) ad allargarsi ai Paesi dell'Europa centrale e orientale, oltre che a Cipro e Malta. Da questo punto di vista, il Vertice ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissato. Si sa ora quanti voti in seno al Consiglio avranno Paesi come la Polonia, la Slovenia e gli Stati Baltici, il che rende ormai sempre più concreta la prospettiva dell'allargamento.

Tuttavia, al Consiglio di Nizza sono state rivolte numerose critiche per i risultati raggiunti e le decisioni prese. Si tratta, in particolare, di critiche riguardanti la crescente complessità del processo di decisione in seno al Consiglio e i pochi passi in avanti in materia di estensione del voto a maggioranza qualificata. Dal punto di vista politico, le critiche sono rivolte al comportamento tenuto dalle delegazioni durante i negoziati, un comportamento che in nessun modo ha rispecchiato una qualunque ambizione, progetto o anche solo idea di "Unione" europea, ma piuttosto ha messo in luce gli interessi nazionali esercitati attraverso un uso esasperato del potere di veto.

La complessità del nuovo Trattato non riguarda solamente i meccanismi individuati per alcune politiche, ma anche il fatto di differire l'entrata in vigore di alcune decisioni adottate o di sottoporle alla preliminare adozione di altre decisioni unanimi (soprattutto in materia di asilo e immigrazione).

Altro tema importante esaminato a Nizza è stato quello delle cooperazioni rafforzate, ora possibili su alcune questioni se almeno otto Stati membri si accordano. Il Consiglio europeo ha inoltre adottato la Carta dei diritti fondamentali, rimandandone però ogni decisione sulla portata giuridica al 2004, e l'Agenda sociale, cioè il programma d'azione per la politica sociale europea dei prossimi cinque anni (vedi pagina VI).

Ma ciò che è emerso in modo evidente al Consiglio di Nizza è che i Quindici, consci dei limiti importanti del compito al quale si sono appena sottoposti, hanno deciso di avviare con decorrenza immediata il "dopo Nizza". Si sono così accordati per aprire un dibattito sul futuro dell'Unione europea che sarà uno degli impegni dell'attuale presidenza di turno svedese e di quella belga che le succederà nel secondo semestre del 2001. Per la prima volta, questo nuovo impegno dovrebbe coinvolgere parlamenti nazionali, ambienti universitari e sindacali, Ong, cioè tutti quegli organismi che danno voce all'opinione e alla società civile.

I quattro grandi temi all'ordine del giorno saranno la ripartizione precisa delle competenze tra UE e Stati membri (per esempio sul sociale), lo statuto della Carta dei diritti fondamentali, la semplificazione dei trattati europei, il ruolo dei parlamenti nazionali nella complessa architettura europea. Sulla base di questo ampio dibattito dovrebbe aprirsi, nel 2004, una nuova Conferenza intergovernativa (Cig).

Come sarà organizzata e quali ambizioni avrà la futura Unione europea dei Ventisette? Il Consiglio europeo di Nizza ha senza dubbio dimostrato quanto sia necessaria e urgente un'intesa sugli obiettivi che si intendono perseguire.

 

Gran parte del materiale utilizzato in questo inserto è stato fornito dall'Osservatorio sociale europeo (OSE), con sede a Bruxelles. Creato nel 1984, l'OSE è un centro d'informazione e ricerca sugli impatti sociali dell'integrazione europea, che si pone l'obiettivo di mettere a disposizione di un ampio pubblico elementi di analisi e riflessione critica rispetto alle azioni e alle politiche dell'UE. Oltre alle numerose pubblicazioni prodotte (cartacee e telematiche), l'OSE collabora stabilmente con l'Istituto sindacale europeo (ISE) e la Confederazione europea dei sindacati (CES), organizzazione per la quale cura un bilancio sociale annuale dell'Unione europea.

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Consiglio europeo: calcoli complessi in vista dell'allargamento

L'accordo del Consiglio europeo di Nizza s'ispira alla proposta italiana che prevedeva una riponderazione sostanziale dei voti.

Questa proposta si accompagnava tuttavia di un "rete di protezione demografica". La nuova ponderazione dei voti per l'UE a 15 non entrerà in vigore che il 1° gennaio 2005.

PONDERAZIONE DEI VOTI AL CONSIGLIO UE 15
A PARTIRE DAL 1° GENNAIO 2005

Paese

Voti

Belgio

12

Danimarca

7

Germania

29

Grecia

12

Spagna

27

Francia

29

Irlanda

7

Italia

29

Lussemburgo

4

Olanda

13

Austria

10

Portogallo

12

Finlandia

7

Svezia

10

Gran Bretagna

29

Totale

237

Le deliberazioni saranno acquisite se almeno 170 voti, pari alla maggioranza dei membri, sono favorevoli, mentre in virtù del presente Trattato, possono essere adottate solo su proposta della Commissione.

Dopo l'allargamento a tutti i Paesi candidati, il numero di voti per raggiungere la maggioranza qualificata sarà di 258, ossia il 74,78% dei voti totali, in caso di voto favorevole di una maggioranza di Stati membri quando si tratta di decisione adottata sulla base di una proposta della Commissione.

In altri casi, saranno necessari 258 voti pari al voto favorevole di almeno due terzi degli Stati membri per acquisire le deliberazioni.

Comunque, sui temi votati a maggioranza qualificata, un membro del Consiglio potrà chiedere di verificare che gli Stati membri che compongono questa maggioranza rappresentino almeno il 62% della popolazione totale dell'Unione (rete demografica di salvaguardia). In caso contrario, la decisione non sarà adottata.

Questa decisione richiama le seguenti osservazioni. Complessivamente, sono state ormai individuate tre soglie: maggioranza qualificata + maggioranza degli Stati + 62% della popolazione europea. Questi nuovi calcoli non favoriscono la trasparenza e la semplificazione del processo di decisione. Si può perfino temere che le decisioni a maggioranza qualificata diventeranno di più difficile adozione rispetto a quanto non sia già ora.

Inoltre per quanto riguarda la rete demografica di salvaguardia, la Germania potrà, alleandosi anche solo con due grandi Stati (Francia, Regno Unito o Italia), ostacolare le decisioni che non condivide potendo, dato il peso della sua popolazione (17% della futura Europa dei ventisette), raggiungere la soglia di blocco demografico. Questo non è certo il caso di altri grandi Paesi che dovranno, senza la Germania, trovare alleanze più difficoltose (almeno a quattro).

estensione del voto a maggioranza qualificata o codecisione

Grande delusione dal nuovo Trattato: il pacchetto delle disposizioni che passano alla maggioranza qualificata è molto più limitato di quello progettato nelle liste preparatorie. Il passaggio è stato differito per numerose decisioni importanti che interverranno solo nel 2004 oppure saranno in applicazione solo dal 2007 (coesione economica e sociale e fondi strutturali, regolamenti finanziari). A parte la designazione del nuovo presidente della Commissione europea e della lista dei suoi membri, di cui è evidente l'impatto politico, il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata riguarda diverse questioni di procedure (nomine e approvazione dei regolamenti interni). Anche in questo caso, il Trattato sembra, in via generale, ben lontano dallo snellire i meccanismi di adozione delle decisioni nell'Unione europea.

L'accordo sulle relazioni economiche esterne è notevolmente complesso (articolo 133 del TCE). Esso riguarda il commercio dei servizi e gli aspetti commerciali della proprietà intellettuale. La Commissione subisce un inquadramento stretto da parte di un Comitato speciale, con eccezione culturale. Nessun ruolo è previsto per il Parlamento europeo che verrà semplicemente consultato qualora si dovesse avviare una procedura che permetta di estendere i negoziati commerciali agli altri accordi incentrati sulla proprietà intellettuale.

In materia sociale (articolo 137 del TCE), la lotta contro l'esclusione e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale rientrano nel campo della codecisione (e, di conseguenza, della maggioranza qualificata). Il Consiglio può inoltre decidere all'unanimità - su proposta della Commissione e dopo consultazione del Parlamento europeo - il passaggio alla codecisione delle questioni legate alla tutela dei lavoratori in caso di rescissione del contratto, la rappresentanza e la difesa collettiva degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro, compresa la cogestione; le condizioni di occupazione degli immigrati dai Paesi terzi con regolare permesso di soggiorno. Questo non include le norme sulla previdenza sociale e la protezione sociale dei lavoratori che verranno votati all'unanimità.

Il Trattato non semplifica quanto già nel Trattato di Amsterdam risultava complesso in tema di libera circolazione delle persone, di asilo e di immigrazione. Il passaggio alla codecisione contemporaneo all'entrata in vigore del Trattato riguarda solo le disposizioni dell'articolo 65 del TCE in materia di cooperazione giudiziaria e civile con l'eccezione degli aspetti che attengono al diritto di famiglia. Le misure relative al diritto di asilo non saranno adottate in codecisione se non dopo che sia stata adottata la legislazione di base (articolo 63 punto 1a, b et c). Le misure sulla protezione temporanea dei profughi (articolo 63 punto 2a) sono anch'esse interessate da questa modalità a condizione che siano adottate le regole comuni e i principi essenziali definiti dalla legislazione comunitaria. Secondo quanto indicato nella dichiarazione relativa all'articolo 67 TCE, il Consiglio delibererà in codecisione a partire dal 1° maggio 2004 per le questioni relative alla libera circolazione degli immigrati dai Paesi terzi (articolo 62 punto 3 del TCE) oltre che per l'immigrazione clandestina (articolo 63 punto 3b).

Dal canto suo, a partire dal 1° maggio 2004, la cooperazione tra amministrazioni (articolo 66 TCE) passerà a maggioranza qualificata.

Le misure relative al controllo delle persone alle frontiere esterne dell'UE (articolo 62 punto 2a) saranno votate a maggioranza qualificata solo dopo la conclusione di un accordo in merito al campo di ap-plicazione di queste misure. Infine, il Consiglio lavorerà affinché la procedura di codecisione possa essere applicabile già dal 1° maggio 2004 e comunque quanto prima per gli altri ambiti relativi a questa parte del Trattato.

LA PONDERAZIONE DEI VOTI AL CONSIGLIO UE 27

Membri del consiglio Situazione attuale Approvato a Nizza Popolazione (in migliaia di abitanti)

Germania

10

29

82.038

Gran_Bretagna

10

29

59.247

Francia

10

29

58.966

Italia

10

29

57.612

Spagna

8

27

39.394

Polonia

-

27

38.667

Romania

-

14

22.489

Olanda

5

13

15.760

Grecia

5

12

10.533

Rep.Ceca

-

12

10.290

Belgio

5

12

10.213

Ungheria

-

12

10.092

Portogallo

5

12

9.980

Svezia

4

10

8.854

Bulgaria

-

10

8.230

Austria

4

10

8.082

Slovacchia

-

7

5.393

Danimarca

3

7

5.313

Finlandia

3

7

5.160

Irlanda

3

7

3.744

Lituania

-

7

3.701

Lettonia

-

4

2.439

Slovenia

-

4

1.978

Estonia

-

4

1.446

Cipro

-

4

752

Lussemburgo

2

4

429

Malta

-

3

379

TOTALE

87

345

481.181


Parlamento europeo: il numero dei seggi

Per quanto riguarda il Parlamento europeo, la soglia di 700 deputati adottata in precedenza è stata portata a 732. In materia di ponderazione dei voti, quasi come fosse un "premio di consolazione", alcuni compromessi hanno consentito un aumento del numero dei parlamentari. In quest'ottica, perciò, la Germania pur avendo lo stesso numero di voti della Francia in Consiglio avrà un numero di deputati maggiore rispetto a quello degli altri grandi Paesi (99 contro 72).

Al contrario, il Belgio, che "perde" sull'Olanda in seno al Consiglio, riduce il suo distacco da questo stesso Paese in Parlamento.

Agli attuali 535 deputati si aggiungeranno i rappresentanti dei nuovi Stati membri.

Durante la prossima legislatura 2004-2009, il numero dei rappresentanti potrà superare temporaneamente il limite massimo di 732 fissato dall'articolo 189 del TCE. Se, invece, il numero totale dei suoi membri sarà inferiore a 732, sarà applicata una correzione affinché il numero totale sia il più possibile vicino a 732, senza per questo permettere il superamento del numero dei rappresentanti dei 15 Stati membri attuali dell'UE (legislatura 1999-2004). *

NUMERO DI SEGGI AL PARLAMENTO EUROPEO (SITUAZIONE ATTUALE E UE 27)   

Paesi Situazione attuale
1999-2004
Approvata a Nizza
2004-2009

Germania

99

99

Gran_Bretagna

87

72

Francia

87

72

Italia

87

72

Spagna

64

50

Polonia

-

50

Romania

-

33

Olanda

31

25

Grecia

25

22

Repubblica_Ceca

-

20

Belgio

25

22

Ungheria

-

20

Portogallo

25

22

Svezia

22

18

Bulgaria

-

17

Austria

21

17

Slovacchia

-

13

Danimarca

16

13

Finlandia

16

13

Irlanda

15

12

Lituania

-

12

Lettonia

-

8

Slovenia

-

7

Estonia

-

6

Cipro

-

6

Lussemburgo

6

6

Malta

-

5

TOTALE

626

732


Commissione europea: misura e composizione

Il protocollo sull'allargamento dell'Unione europea allegato al Trattato di Nizza conferma l'abbandono del secondo commissario per i grandi Paesi a partire dal 1° gennaio 2005 e assicura che i Paesi candidati saranno rappresentati individualmente in seno alla Commissione, e questo fino a quando la Commissione conterà 27 membri. Nella Commissione europea che entrerà in funzione dopo l'adesione del 27° membro, il numero dei commissari sarà «inferiore al numero degli Stati membri». Non è stato finora individuato alcun meccanismo per designare i Commissari di cui, tra l'altro, è ancora sconosciuto il futuro numero quando i Paesi non saranno più tutti rappresentati.

Sarà pertanto compito del Consiglio fissarne il numero dopo la firma del Trattato di adesione da parte del ventisettesimo Stato.

Sarà necessario adottare anche una decisione sulle modalità della "rotazione ugualitaria" basandosi su due principi: principio della stretta uguaglianza tra gli Stati membri per la determinazione dell'ordine di passaggio e del tempo delle presenze dei membri della Commissione, e il rispetto del ventaglio demografico e geografico dell'insieme degli Stati membri dell'Unione.

Per quanto riguarda poi designazione del presidente della Commissione, organizzazione della Commissione e rafforzamento dei poteri del suo presidente,la maggioranza qualificata è stata ottenuta, durante l'ultima fase dei negoziati, per la designazione del presidente. Il discorso vale anche per gli altri membri della Commissione in caso di sostituzione di un membro dimissionario o deceduto.

La riformulazione dell'articolo 217 del TCE rispecchia la "lex Prodi", vale a dire il ruolo del presidente nel collegio, l'assegnazione e l'eventuale ricomposizione dei portafogli, e la sua supremazia in seno alla Commissione.

Le dimissioni di un commissario su domanda del presidente dovranno comunque essere approvate dal collegio.

articoli che passano alla codecisione o alla maggioranza qualificata

Articolo 13 § 2 TCE: lotta contro le discriminazioni: misure di incoraggiamento (codecisone).

Articolo 18 § 2 TCE: cittadinanza, diritto di circolazione e di soggiorno (codecisione normale, soppressione dell'unanimità per il Consiglio prevista dal Trattato di Amsterdam). Non si fa riferimento né alle disposizioni sui passaporti, permessi di soggiorno o altri documenti assimilati né alle disposizioni sulla protezione sociale o la previdenza sociale.

Articolo 24 TUE (nuova formulazione): conclusioni di accordi internazionali se la maggioranza qualificata (MQ) è prevista (politica estera e di sicurezza comune: messa in opera di posizione comune o di azione comune) e in cooperazione di polizia e giudiziaria (nessun ruolo per il Parlamento europeo). Contrariamente alla situazione prevalente nel Trattato di Amsterdam, tali accordi vincolano le Istituzioni e potrebbero trasformare l'UE da "mini-personalità" giuridica in una reale personalità giuridica.

Articolo 67 TCE: Visti, asilo e altre politiche legate alla libera circolazione delle persone (Titolo IV del TCE): molte disposizioni passano dal voto all'unanimità a quello alla MQ o alla codecisione:

Articolo 62.2.a) TCE: controllo delle persone alle frontiere esterne. Solo dopo la conclusione di un accordo sul campo di applicazione delle misure sull'attraversamento delle frontiere esterne agli Stati membri dell'UE

Articolo 62.3 TCE: condizioni di libera circolazione dei cittadini di uno Stato terzo (in codecisione). A partire dal 1° maggio 2004.

Articolo 63.1.a) b) c) et d) TCE: misure relative al diritto di asilo. Dopo l'adozione della legislazione comunitaria che definirà regole comuni e principi essenziali in materia.

Articolo 63.2.a) TCE: tutela temporanea. A seguito dell'adozione della legislazione comunitaria che definirà regole comuni e principi fondamentali in materia.

Articolo 63.3.b) TCE: immigrazione clandestina (in codecisione). A partire del 1° maggio 2004.

Articolo 65.a) b) c) TCE: cooperazione giudiziaria in materia civilistica (codecisione), eccezion fatta per quanto riguarda il diritto di famiglia.

Articolo 66 TCE: cooperazione tra amministrazione (MQ; consultazione del PE). A partire dal 1° maggio 2004.

Articolo 100 § 1 TCE: approvvigionamento in caso di situazione economica grave (penuria) e § 2 in caso di catastrofi naturali o di eventi eccezionali (MQ, proposta della Commissione, informazione del Parlamento europeo).

Articolo 111 § 4 TCE: rappresentanza esterna dell'EM (partecipazione al G7 ecc.). Nessun ruolo per il Parlamento europeo (PE). Una dichiarazione aggiunge che le procedure devono consentire a tutti gli Stati membri della zona euro un'implicazione totale su ogni tappa della preparazione delle posizioni della Comunità in materia di UEM.

Articolo 133 § 5 TCE: politica commerciale per il commercio dei servizi e gli aspetti commerciali della proprietà intellettuale (inquadramento rigoroso del Comitato speciale). Nessun ruolo per il PE.

Articolo 123 § 4 TCE: misure per un'introduzione rapida dell'euro (MQ qualificata). Nessun ruolo per il PE.

Articolo 137 TCE (in parte riformulato): le disposizioni sociali prevedono l'estensione della codecisione negli ambiti della lotta contro l'esclusione e la modernizzazione dei sistemi di protezione sociale.

Articolo 157 TCE: misure di sostegno all'azione degli Stati membri nel settore industriale (codecisione).

Articolo 159 TCE: azioni specifiche in tema di coesione economica e sociale (codecisione).

Articolo 161 TCE: coesione economica e sociale e fondi strutturali (MQ, parere conforme del PE e consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle Regioni). A partire al 1° gennaio 2007, ossia dopo l'adozione delle prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013.

Articolo 181bis (nuovo) TCE: cooperazione economica finanziaria e tecnica con i Paesi terzi (MQ sulla base di una proposta della Commissione e dopo consultazione del PE).

Articolo 190 § 5 TCE: statuto dei deputati europei (definito dal Parlamento, adottato dal Consiglio a MQ). Eccezione: regime fiscale dei membri o ex membri (unanimità).

Articolo 191 (nuovo comma) TCE: statuto dei partiti politici europei (codecisione).

Articolo 279 TCE: Controllo finanziario (MQ, consultazione del PE). A partire dal 1° gennaio 2007.

REGOLAMENTI:

Articolo 223 TCE: regolamento sulle procedure della Corte di giustizia (MQ). Nessun ruolo per il PE.

Articolo 224 TCE: regolamento sulle procedure del Tribunale di prima istanza (MQ). Nessun ruolo per il PE.

NOMINE:

Articolo 23 TUE: rappresentanti speciali per la Politica estera e di sicurezza comune (PESC). Nessun ruolo per il PE.

Articolo 207 TCE: segretario generale e segretario generale aggiunto al Consiglio. Nessun ruolo per il PE.

Articolo 214 TCE: Presidente della Commissione e lista degli altri membri della Commissione (MQ, ruolo del PE senza modifiche: approvazione).

Articolo 215 TCE: sostituzione di un membro della Commissione in caso di decesso o di dimissioni (MQ, nessun ruolo per il PE).

Articolo 247 § 3 TCE: membri della Corte dei Conti (MQ, consultazione del PE).

Articolo 259 TCE: Comitato economico e sociale (MQ, nessun ruolo per il PE).

Articolo 263 TCE: Comitato delle regioni (MQ, nessun ruolo per il PE).

COOPERAZIONI RAFFORZATE: G: procedure per avviare una cooperazione rafforzata, MQ su base di una proposta della Commissione, consultazione del PE, parere conforme se materia sottoposta a codecisione; M: procedura che permetta la partecipazione degli altri Stati membri, MQ, Commissione, nessun ruolo del PE; O: procedura che permette una cooperazione rafforzata nel quadro della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, Titolo VI, MQ, Proposta della Commissione o iniziativa di almeno otto Stati membri, consultazione del PE. *


Agenda sociale europea: il programma dei prossimi anni

Il Consiglio europeo di Nizza ha anche approvato l'Agenda sociale europea, cioè il programma che definisce le priorità d'azione concrete per i prossimi cinque anni in materia di politica sociale. Secondo il Consiglio «l'Agenda costituisce una tappa fondamentale per rafforzare e modernizzare il modello sociale europeo, contraddistinto da un legame indissociabile tra prestazione economica e progresso sociale». Inoltre, si pone l'obiettivo di «garantire una sinergia positiva e dinamica tra le politiche economiche, occupazionali e sociali e a dare vita ad un accordo politico che mobiliti tutti i soggetti chiave perché collaborino al fine di conseguire il nuovo obiettivo strategico». L'Agenda prevede sei orientamenti strategici in tutti i settori della politica sociale (che riportiamo di seguito) e contiene sia nuove azioni sia un ripensamento di quelle già in corso. Prendendo in considerazione il periodo 2000-2005, l'Agenda si concentra maggiormente sui primi tre anni e sarà soggetta a una revisione intermedia nel 2003, al fine di tenere nel dovuto conto i cambiamenti economici e sociali e predisporre ulteriori azioni specifiche per il resto del programma.

miglioramento quantitativo e qualitativo dell'occupazione

a) Aumentare la partecipazione al lavoro intensificando le politiche che mirano ad assicurare una migliore articolazione fra vita familiare e vita professionale (...): analisi comparativa, realizzata dalla Commissione entro il 2002, sui fattori strutturali che possono incoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro e adattamento degli orientamenti in materia di occupazione (...).

b) Rafforzare e portare avanti la strategia coordinata per l'occupazione avvalendosi dei lavori del Comitato per l'occupazione. Intraprendere, nel 2002, la revisione e la valutazione dell'impatto di tale strategia per precisarne i futuri sviluppi.

c) Tenere maggiormente in considerazione, in questo contesto, gli obiettivi di qualità del lavoro e l'importanza di quest'ultimo per la crescita, quali rilevanti elementi di attrattività e incitamento al lavoro. Una comunicazione della Commissione, nel 2001, riguarderà l'apporto della politica occupazionale relativamente alla qualità del lavoro sotto i suoi diversi aspetti (condizioni di lavoro, salute e sicurezza, retribuzione, parità fra i sessi, equilibrio fra flessibilità e sicurezza, relazioni sociali). Su tale base il Comitato per l'occupazione presenterà alla fine del 2001 una relazione sulla questione (...).

d) Lottare contro la disoccupazione di lunga durata sviluppando strategie attive di prevenzione e di reinserimento fondate sull'individuazione precoce di bisogni individuali e sul miglioramento della capacità di inserimento professionale.

e) Sostenere, in questo ambito, le dimensioni locale e regionale della strategia per l'occupazione. (...)

f) Migliorare l'effettivo accesso all'istruzione e alla formazione permanente, in particolare nel settore delle nuove tecnologie, al fine di evitare le lacune di qualificazione. (...) Le parti sociali sono invitate a negoziare misure di miglioramento dell'istruzione postsecondaria e della formazione per accrescere la capacità di adattamento. Insieme ai Governi esse sono inoltre invitate a comunicare al Consiglio (Occupazione e politica sociale), entro la fine del 2001, le disposizioni adottate a livello europeo e a livello nazionale nell'ambito dei piani d'azione nazionali per l'occupazione; nel 2002 sarà organizzata al riguardo una conferenza che riunirà le parti interessate. Sarà creato un riconoscimento europeo per imprese particolarmente avanzate.

g) Promuovere l'individuazione e la diffusione di buone pratiche sull'occupazione e la dimensione sociale della società dell'informazione in stretta collaborazione con il pertinente "Gruppo ad alto livello" e sviluppare maggiormente gli aspetti "risorse umane" del piano "e-Europe".

h) Agevolare la mobilità dei cittadini europei. (...). Favorire la libera circolazione delle persone: adeguare, entro il 2003, il contenuto delle direttive sul diritto di soggiorno, promuovere il miglioramento delle norme relative alla libera circolazione dei lavoratori. Modernizzare le norme che assicurino il mantenimento dei diritti alla sicurezza sociale dei lavoratori migranti (...). Rafforzare, entro la fine del 2002, le modalità di salvaguardia dei diritti alla pensione integrativa dei lavoratori che si spostano all'interno dell'Unione europea.

i) Avviare, per tutta la durata dell'agenda sociale, una riflessione sui nessi tra flussi migratori e politiche occupazionali.

j) Invitare la Commissione a proseguire (...) l'esame della relazione tra politica sociale e politica della concorrenza, mantenendo i contatti adeguati con gli Stati membri e le parti sociali.

 

i soggetti dell'agenda

Viene prevista una nuova forma di governo, cioè un ruolo chiaro e attivo a tutte le parti e a tutti i soggetti interessati, consentendo loro di partecipare alla gestione delle politiche collegate a questo nuovo programma. Tutti i soggetti, le istituzioni dell'Ue, gli Stati membri, i livelli regionali e locali, le parti sociali, la società civile e le aziende hanno un ruolo importante da svolgere. La Commissione presenterà le proposte pertinenti utilizzando il proprio diritto d'iniziativa. Essa fungerà, inoltre, da catalizzatrice e sosterrà le politiche degli Stati membri e degli altri soggetti con tutti i mezzi a sua disposizione; al tempo stesso sorveglierà e controllerà l'attuazione dell'Agenda. Il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo dovranno esercitare la responsabilità legislativa. All'interno degli Stati membri, i governi nazionali e le autorità regionali e locali dovranno mettere in atto le loro politiche volte all'attuazione del programma generale. Le parti sociali a tutti i livelli dovranno svolgere pienamente il loro ruolo, in particolare per negoziare gli accordi e per modernizzare e adattare il quadro contrattuale e contribuire a una politica macroeconomica adeguata. Le ONG saranno coinvolte nello sviluppo di politiche solidali e di pari opportunità per tutti.

 

nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza

a) Rafforzare il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione dei cambiamenti migliorando, entro il 2002, il quadro comunitario relativo ai diritti di informazione, di consultazione e di partecipazione dei lavoratori (...).

b) Sviluppare segnatamente in base ad una comunicazione della Commissione, nel 2002, la strategia comunitaria in materia di sanità e di sicurezza sul luogo di lavoro; (...)

c) Tener conto, nel contesto della crescente interdipendenza delle economie europee, dei cambiamenti nell'ambiente e nei rapporti di lavoro: organizzare (...) lo scambio di esperienze innovative in materia di rapporti di lavoro atte a conciliare la sicurezza per i lavoratori e la flessibilità per le imprese (...); istituire, a partire dal 2001 e conformemente alle proposte delle parti sociali, un "osservatorio europeo del cambiamento", nel quadro della Fondazione di Dublino; esaminare, ai fini del suo adeguamento, entro il 2003, la direttiva sulla tutela dei lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro; (...) invitare le parti sociali a proseguire il dialogo sociale sui problemi connessi all'organizzazione del lavoro e alle nuove forme di occupazione (...).

d) Sostenere le iniziative connesse alla responsabilità sociale delle imprese e alla gestione del cambiamento mediante una comunicazione della Commissione.

e) Migliorare il funzionamento del dialogo macroeconomico previsto dal Consiglio europeo di Colonia, affinché contribuisca pienamente all'interazione positiva e dinamica delle politiche economica, sociale e dell'occupazione. Favorire gli scambi di informazioni, tra le istituzioni comunitarie e le parti sociali, sulle evoluzioni in corso relative ai regimi di formazione delle retribuzioni e alla loro composizione.

f) Entro il 2004, organizzare uno scambio di opinioni sui licenziamenti individuali, tenendo conto delle prestazioni di sicurezza sociale e delle caratteristiche nazionali del mercato del lavoro.

g) Completare, nel 2001, la legislazione comunitaria sull'orario di lavoro ultimando le disposizioni relative al settore dei trasporti stradali. Far avanzare i testi relativi all'armonizzazione sociale nei trasporti marittimi e aerei.

lotta all'esclusione e alla discriminazione

a) Attuare, entro il giugno 2001 e conformemente al metodo di coordinamento aperto definito dal Consiglio europeo di Lisbona, un piano nazionale d'azione per lottare contro la povertà e l'esclusione sociale relativo a un periodo di due anni, in base agli obiettivi adottati congiuntamente. Questo piano precisa i progressi cui mirano le politiche nazionali e specifica gli indicatori utilizzati per valutare i risultati delle azioni intraprese; a decorrere dal 2001, compiere progressi, in base agli indicatori adottati dagli Stati membri nei piani d'azione nazionali, nell'armonizzazione di tali indicatori e nella definizione di indicatori convenuti di comune accordo.

b) Utilizzare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione per ridurre l'esclusione sociale favorendo l'accesso di tutti alla società dei saperi; a tal fine attuare il piano d'azione della Commissione "e-Europe 2002 - Una società dell'informazione per tutti" approvato dal Consiglio europeo di Feira.

c) Assicurare, alla scadenza dei primi piani d'azione nazionali, il seguito della raccomandazione del 1992 relativa alle garanzie minime di risorse che devono essere fornite dai regimi di protezione sociale ed esaminare le possibili iniziative a sostegno dei progressi nel settore.

d) Sostenere, con lo scambio di esperienze, gli sforzi compiuti dagli Stati membri in materia di politica urbana per lottare contro i fenomeni di segregazione sociale e spaziale.

e) Valutare l'impatto dell'Fondo sociale europeo (FSE), ivi compresa l'iniziativa comunitaria "Equal" nella promozione dell'inclusione sociale.

f) Provvedere all'attuazione effettiva della normativa comunitaria in materia di lotta contro tutte le discriminazioni fondate su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali. Sviluppare gli scambi di esperienze e di buone prassi per rafforzare tali politiche.

g) Varare, conformemente alle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere, una politica più energica in materia di integrazione dei cittadini dei Paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione con l'ambizione di offrire ad essi diritti e obblighi comparabili a quelli dei cittadini dell'Unione europea. Sviluppare gli scambi di esperienze sulle politiche di integrazione attuate a livello nazionale.

h) Sviluppare, in particolare in occasione dell'anno europeo dei disabili (2003), l'insieme delle azioni volte ad assicurare una migliore integrazione delle persone con handicap in tutti i settori della vita sociale.

 

i mezzi utilizzati

Per conseguire le priorità dell'Agenda sarà necessaria una corretta combinazione di tutti i mezzi esistenti, e in particolare i seguenti:

  • Il metodo aperto di coordinamento, ispirato dal processo di Lussemburgo a favore dell'occupazione e sviluppato dai Consigli europei di Lisbona e Feira.

  • Legislazione: quando necessario, si dovranno sviluppare o adattare delle norme per garantire il rispetto dei diritti sociali fondamentali e per rispondere alle nuove sfide. Tali norme potranno anche scaturire dagli accordi tra le parti sociali a livello europeo.

  • Il dialogo sociale quale mezzo più efficace per modernizzare le relazioni contrattuali, adattare l'organizzazione del lavoro e sviluppare un corretto equilibrio tra la flessibilità e la sicurezza.

  • I Fondi strutturali, e in particolare il Fondo sociale europeo, quali strumenti finanziari principali della Comunità a sostegno delle politiche.

  • Quando necessario, la Commissione proporrà programmi a sostegno dello sviluppo di iniziative politiche.

  • Si rafforzerà e si svilupperà ulteriormente l'utilizzo dello strumento dell'integrazione orizzontale (mainstreaming).

  • L'analisi e la ricerca nel campo delle politiche sosterrà l'attuazione di questa Agenda per la politica sociale. Ciò dovrebbe comportare relazioni regolari sull'occupazione, la parità tra i sessi, la situazione sociale e le relazioni industriali.

  • Le agenzie europee attive nel campo sociale dovranno fornire un contributo decisivo in questo campo.

 

ammodernamento della protezione sociale

a) Proseguire la cooperazione e gli scambi tra Stati sulle strategie volte a garantire in futuro pensioni sicure e sostenibili: contributi nazionali trasmessi per il Consiglio europeo di Stoccolma (marzo 2001), studio in materia trasmesso dal Consiglio "Occupazione e politica sociale" al Consiglio europeo di Göteborg (giugno 2001) che ne fisserà le tappe successive.

b) Analizzare, a partire dalle politiche di ciascuno Stato membro, le modifiche apportate ai regimi di protezione sociale nonché i progressi ancora da compiere per rendere il lavoro più vantaggioso, garantire un reddito sicuro (2002) e favorire l'articolazione fra vita professionale e vita familiare.

c) Portare a termine entro il 2003 una riflessione sui mezzi per garantire, nel rispetto delle esigenze di solidarietà, un livello elevato e durevole di tutela della salute tenendo conto dell'impatto dell'invecchiamento della popolazione (assistenza sanitaria a lungo termine): relazione del Consiglio "Occupazione e politica sociale" in collaborazione con il Consiglio "Sanità".

d) Esaminare, in base a studi realizzati dalla Commissione, l'evoluzione della situazione in materia di accesso transfrontaliero a un'assistenza e a prodotti sanitari di qualità.

e) Garantire il seguito e la valutazione, per tutta la durata dell'agenda, della cooperazione approfondita in materia di protezione sociale; prevedere e sviluppare indicatori adeguati in questo settore.

parità tra uomini e donne

a) Integrare la nozione di parità tra donne e uomini in tutti i settori pertinenti, in particolare quelli che rientrano nell'agenda sociale, nella progettazione, il controllo e la valutazione delle politiche predisponendo meccanismi e strumenti appropriati, come, all'occorrenza, le valutazioni dell'impatto secondo il genere, nonché gli strumenti di controllo e i criteri di valutazione delle prestazioni.

b) Sviluppare l'accesso delle donne al processo decisionale delineando, in ciascuno Stato membro, obiettivi appropriati o obiettivi di progressione corredati di scadenze, nella sfera pubblica e nelle sfere economica e sociale.

c) Applicare la comunicazione della Commissione "Verso una strategia quadro comunitaria per la parità tra donne e uomini (2001-2005)"; esaminare, in vista della loro adozione, le modifiche proposte alla direttiva del 1976 sulla parità di trattamento e rafforzare i diritti in materia di parità adottando, entro il 2003, una direttiva basata sull'articolo 13 del Trattato CE, per promuovere la parità di trattamento tra uomini e donne in settori diversi dall'occupazione e dall'attività professionale.

d) Sviluppare la conoscenza, la condivisione delle risorse e lo scambio di esperienze, in particolare tramite la creazione di un istituto europeo del genere e di una rete di esperti. Lo studio di fattibilità deve essere realizzato nel 2001.

e) Estendere e rafforzare le iniziative e azioni volte a promuovere la parità professionale tra uomini e donne, segnatamente riguardo alla retribuzione. Sviluppare l'iniziativa esistente per le donne imprenditrici.

f) Garantire una migliore articolazione tra la vita familiare e la vita professionale, favorendo in particolare un'assunzione a carico di qualità dei bambini e delle persone non autosufficienti.

allargamento e relazioni esterne dell'Ue

a) Preparare l'allargamento al fine di promuovere il progresso economico e sociale nell'Unione allargata: organizzare regolarmente, in connessione con le parti sociali, scambi di opinioni su tutti gli aspetti sociali dell'allargamento; aiutare i Paesi candidati a far propria la strategia europea per l'occupazione, la realizzazione degli obiettivi della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e la cooperazione rafforzata in materia di protezione sociale; sostenere il ruolo del dialogo sociale in tale contesto; contribuire allo sviluppo delle ONG interessate nei Paesi candidati.

b) Sviluppare un'impostazione concertata riguardo agli aspetti sociali internazionali nel quadro delle istituzioni multilaterali (ONU, OMS, Consiglio d'Europa, OIL e, se del caso, OMC e OCSE).

c) Potenziare la dimensione sociale della politica di cooperazione, segnatamente la lotta contro la povertà, lo sviluppo della salute e dell'istruzione, prendendo altresì in considerazione la parità tra uomini e donne (in particolare nel quadro del processo euromediterraneo).

 

seguito e monitoraggio

* Verranno sviluppati una sorveglianza e un controllo sistematico dell'acquis sociale e saranno messi in atto nuovi strumenti.

- Verrà creato un gruppo di alto livello dei funzionari degli Stati membri affinché collabori con la Commissione per l'attuazione e la revisione della legislazione comunitaria e per agevolarne la trasposizione (condizioni di lavoro, parità di trattamento tra donne e uomini, lotta alla discriminazione).

- Saranno sviluppate reti di ispettori nazionali del lavoro al fine di sorvegliare l'attuazione della legislazione comunitaria, sulla base delle strutture esistenti nel campo della salute e della sicurezza.

* Anche la revisione intermedia dell'Agenda nel 2003 rispetterà questo approccio. Al fine di preparare questa revisione verrà organizzato, all'inizio del 2003, un forum sulle politiche che riunirà tutte le parti interessate.

* Il miglioramento delle statistiche sull'occupazione e di quelle sociali si rivelerà importante per un più puntuale controllo degli sviluppi delle politiche. A tale scopo, la Commissione collaborerà con gli Stati membri e gli altri soggetti chiave al fine di individuare indicatori e benchmark integrati appropriati. La valutazione in corso d'opera consentirà il costante controllo ed aggiornamento dell'Agenda.