IL LABIRINTO DELL'OCCUPAZIONE PER I GIOVANI EUROPEI  

    Il problema dell'occupazione nell'Unione europea, che pur con caratteristiche diverse colpisce tutti gli Stati membri, riguarda soprattutto gli oltre 50 milioni di giovani che hanno un'età compresa tra i 15 e i 29 anni. Non solo per le difficoltà che si incontrano a trovare un lavoro e per l'alta probabilità di rimanere disoccupato anche per periodi piuttosto lunghi (il tasso di disoccupazione tra i giovani è circa doppio rispetto a quello degli adulti e in alcune regioni europee assume proporzioni gravissime), ma anche per la grande precarietà introdotta dalle nuove forme di occupazione (contratti atipici, lavoro interinale) sempre più utilizzate. Ai giovani viene chiesta, giustamente, un'elevata capacità di adattamento a tutte le novità (tecnologiche, contrattuali, formative) e vengono offerte molte possibilità di conciliare studio, lavoro e formazione, di movimento all'interno dell'Unione, di passare facilmente da un ciclo di studi all'altro e da un'attività all'altra, il tutto nel segno della più totale flessibilità. Grandi opportunità, quindi, che presentano però due effetti collaterali non proprio secondari: la precarietà e la difficoltà di orientamento in questo labirinto di percorsi possibili.

Molti sono infatti i punti di accesso al mercato del lavoro e non tutti sono immediatamente riconoscibili, così come non tutti conducono ad esperienze positive e regolari. L'offerta è estremamente variegata e frammentaria. In alcuni casi l'accesso avviene subito dopo il termine del ciclo di studi formativo, che può avere durata variabile e portare al conseguimento di risultati più o meno immediatamente spendibili in termini di professionalità. Tali inserimenti sono regolati, solitamente, da una forma particolare di contratto a termine che prevede, nella maggioranza dei casi, ulteriore formazione specifica a cura del datore di lavoro. Questo tipo di approccio al mercato del lavoro diventa allora una sorta di passaggio obbligato in alcuni Paesi, incentivato da leggi che sgravano gli imprenditori da grossi costi contributivi.

Un'ulteriore possibilità di ingresso nel mercato del lavoro è data dal lavoro interinale, o lavoro in affitto, che sta avendo un veloce sviluppo ed una capillare espansione in molti Paesi dell'Unione. Questo particolare tipo di percorso lavorativo, che molti giovani europei hanno la possibilità di scegliere, pur rappresentando un accesso generalmente veloce e semplice al lavoro, porta con sé alcuni elementi che possono determinare disagio o creare veri e propri problemi. La precarietà che caratterizza il lavoro interinale, infatti, rende assai difficile la progettazione a medio e lungo termine del proprio percorso lavorativo e di vita.

Molti giovani europei scelgono poi il lavoro stagionale, magari in un Paese diverso da quello d'origine, che fornisce possibilità soprattutto nei settori turistico ed alberghiero. Questo tipo di scelta, spesso intrapresa durante il ciclo di studi, nel periodo estivo, in molti casi è dettata dal desiderio di accrescere la propria cultura attraverso esperienze in Paesi stranieri, ma in altri risulta come l'unica possibilità di lavoro.

Al quadro piuttosto intricato che caratterizza la situazione occupazionale dei giovani europei è dedicato questo inserto di Euronote.


GIOVANI, STUDENTI E DISOCCUPATI

Negli ultimi anni, all'interno dei Paesi dell'Unione, la disoccupazione media per i giovani al di sotto dei 25 anni di età è cresciuta notevolmente, passando dal 16% del 1991 al 22% del 1996. In linea generale, si è verificato un aumento in tutti gli Stati membri fatta eccezione per Danimarca e Irlanda. Si registrano però notevoli differenze tra i vari Paesi: nel 1996 si passava dal 5% dell'Austria al 10% della Germania, fino a salire al 34% e al 44% rispettivamente in Italia e in Spagna.

Oggi in Europa, circa la metà dei giovani disoccupati con età inferiore ai 25 anni è alla ricerca del primo impiego. Percentuale che varia dal 10% circa di Svezia e Danimarca a punte di oltre il 70% in Italia, Grecia e Finlandia.

gli "esclusi"
dal mercato del lavoro

L'esclusione dei giovani dal mondo del lavoro è un fenomeno multidimensionale che, semplificando, è possibile ricondurre a due gruppi di fattori.

Il primo riguarda la percentuale di giovani che abbandonano il ciclo di studi secondari (non obbligatori) prima di aver raggiunto una qualificazione. La media europea dei cosiddetti "esclusi", cioè dei giovani che scelgono di non proseguire gli studi, è del 19%, media che comprende però notevoli differenze tra i Paesi dell'Unione. Una percentuale variabile tra il 9% e l'11% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni ha lasciato la scuola con, nella migliore delle ipotesi, un livello d'istruzione secondaria basso in Belgio, Germania, Francia, Austria e Finlandia. La percentuale sale al 28% in Italia e nel Regno Unito, per raggiungere il 33% in Portogallo. Le donne sembrano avere qualifiche migliori, soprattutto nei Paesi meridionali dell'Unione.

Queste differenze vanno comunque lette con la dovuta cautela, infatti molti sono gli adulti che decidono di rientrare nel mondo della formazione (soprattutto nel Regno Unito).

Il secondo fattore è quello della ricerca di lavoro per un periodo superiore ai 12 mesi. Questo problema riguarda in media il 53% della popolazione dei disoccupati, ma in Belgio, Italia e Irlanda la percentuale supera il 60%. Tra il 1991 e il 1996, inoltre, la disoccupazione di lunga durata (un anno o più) è aumentata anche in Germania, Grecia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito. Questo tipo di disoccupazione porta ad implicazioni piuttosto serie: la perdita di benefici sociali oltre che di autostima e fiducia che portano queste persone (giovani e meno giovani) a perdere i contatti con il mondo del lavoro. Alcune ricerche svolte hanno mostrato come questa condizione possa portare, nel lungo periodo, ad una vera e propria esclusione dal mercato del lavoro.
 
 

LA DISOCCUPAZIONE DEI GIOVANI

 

tasso disocc. globale in% sulla popolaz. attiva

tasso disocc. in % sulla popolaz. attiva 15-24 anni

tasso disocc. in % sulla popolaz. totale 15-24 anni

EU15 10.9 21.8 10.3
Belgio 9.8 22.9 7.8
Danimarca 6.9 10.6 7.8
Germania 9.0 9.6 5.1
Grecia 9.6 31.0 11.5
Spagna 22.1 41.9 17.2
Francia 12.4 28.9 10.4
Irlanda 11.8 18.1 7.9
Italia 12.0 33.5 12.8
Lussemburgo 3.3 9.1 3.8
Paesi Bassi 6.3 11.5 7.0
Austria 4.4 6.0 3.6
Portogallo 7.3 16.7 7.1
Finlandia 15.7 35.3 17.1
Svezia 10.0 21.1 9.7
Regno Unito 8.2 15.5 10.2

 

 

sempre più
tardi al lavoro

Vista la difficoltà per i giovani a trovare un lavoro e le possibilità di inserimento "formazione-lavoro" offerte loro dalle diverse politiche occupazionali, il confine tra scuola e lavoro sta diventando sempre più confuso. Sia i genitori che i figli hanno intuito che l'essere in possesso di un livello istruttivo-formativo elevato aumenta le possibilità di impiego. Inoltre, se le possibilità di trovare un lavoro sono minori, diventa interesse anche degli Stati il posticipo del passaggio dal mondo scolastico a quello del lavoro. Così, se nel 1987 almeno la metà dei giovani diciottenni europei si era già inserita nel mercato del lavoro, nel 1996 la stessa percentuale ha intrapreso le prime esperienze lavorative solo intorno ai 20 anni.

Se in generale si nota una tendenza a ritardare l'entrata nel mondo del lavoro con un prolungamento del ciclo formativo, in ogni caso la transizione tra la scuola e la vita lavorativa dipende dal sistema scolastico dei diversi Paesi. In alcuni Stati membri, infatti, dopo un iniziale periodo di formazione di base comune e dopo un adeguato orientamento si perviene ad un ulteriore livello formativo più specializzato e mirato alla professionalizzazione particolare. Il Belgio, la Francia ed il Lussemburgo ne sono un esempio: rispettivamente il 90%, l'81% ed il 79% dei diciottenni erano ancora all'interno del ciclo di studi nel 1996. All'età di 24 anni, quasi i tre quarti dei giovani in questi Paesi ha completato gli studi ed entra nel mondo del lavoro. La situazione è simile, ma meno pronunciata, in Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Svezia.

In altri Paesi, invece, i giovani interagiscono presto con il mercato occupazionale, di solito con forme di alternanza tra formazione didattica e lavoro: la percentuale di diciottenni che lavorano e studiano contemporaneamente è particolarmente alta in Danimarca (57%), Olanda (43%) e Germania (40%). Austria, Regno Unito e Finlandia sono invece sotto la media europea e, in particolare, nel Regno Unito si registra una percentuale molto alta di diciottenni (41%) che, avendo già completato il loro ciclo di studi, è attiva nel mondo del lavoro. In Danimarca, poi, circa la metà della popolazione giovanile ha il suo primo contatto con il mondo del lavoro già all'età di 16 anni (spesso si tratta di lavori temporanei stagionali o part-time). Situazione molto differente da quella di Paesi come Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Italia e Lussemburgo, dove la soglia del 50% viene raggiunta soltanto dopo i 20 anni.
 
 

L'ABBANDONO SCOLASTICO POCO QUALIFICATO

 

totale 

ragazzi 

ragazze 

variaz %

EU15 46 49 44 -
Belgio 28 31 24 -7.2
Danimarca 38 40 37 2.9
Germania 26 25 27 2.9
Grecia 0 46 34 -6.6
Spagna 66 71 60 -7.2
Francia 3 37 31 -2.0
Irlanda 35 42 27 -10.8
Italia 59 63 55 -2.3
Lussemburgo 63 61 66 -4.3
Peasi Bassi 50 39 -
Austria 23 19 26 -
Portogallo 79 83 74 -7.8
Finlandia 31 31 30 -
Svezia 27 26 27 -
Regno Unito 50 49 51 -3.4

 

 

più alto
il rischio di infortuni

Per i giovani che lavorano, soprattutto nei settori manifatturieri e delle costruzioni, è sempre presente poi il rischio di infortunio. E' infatti più facile trovare individui giovani in situazioni lavorative maggiormente pericolose e che comportano un rischio più elevato di incidenti: il tipo di attività e la mancanza di esperienza espongono i giovani lavoratori a rischi più elevati. Se si osservano i dati del 1994 sugli infortuni al lavoro, si può vedere come la frequenza sia più elevata al diminuire dell'età del lavoratore: 5802 incidenti ogni 100.000 lavoratori per le persone al di sotto dei 26 anni di età, 4374 per il gruppo di lavoratori che va dai 26 ai 45 anni e 3935 per i lavoratori con più di 45 anni. I giovani hanno però dei tempi di guarigione dagli infortuni molto più rapidi e risultano essere in percentuale minore vittime di incidenti mortali sul lavoro. La frequenza di questi infortuni aumenta infatti all'aumentare dell'età del lavoratore: 3,8 ogni 100.000 lavoratori per le persone in attività lavorativa al di sotto dei 26 anni, 4,7 per i gruppi compresi tra i 26 e i 45 anni e 8,6 per i lavoratori con più di 45 anni. Naturalmente, va tenuto in considerazione il fatto che la fascia di lavoratori ultra quarantacinquenni è anche più soggetta a morti naturali, anche sul posto di lavoro, e questo influenza sicuramente il dato.
 

DOVE AVVIENE LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

 

a scuola e nei centri di formazione

in parte  a scuola, in parte sul luogo di lavoro

principal. sul luogo di lavoro

EU15 66 23 11
Belgio 84 13 3
Danimarca 8 91 0
Germania 35 65 0
Grecia 94 6 0
Spagna 96 0 4
Francia 78 22 0
Irlanda 83 5 12
Italia 74 0 26
Lussemburgo 77 18 5
Paesi bassi 67 0 33
Austria 51 4 45
Portogallo 91 9 0
Finlandia 100 0 0
Svezia 100 0 0
Regno Unito 54 34 12

 

 
 
 
 

A QUALE ETÀ SI ENTRA  NEL MERCATO DEL LAVORO

 

1987 1995
EU15 18 20
Belgio 21 22
Danimarca 16 16
Germania 18 19
Grecia 21 21
Spagna 19 21
Francia 20 22
Irlanda 18 20
Italia 20 21
Lussemburgo 19 21
Paesi Bassi 18 18
Austria - 17
Portogallo 17 21
Finlandia - 19
Svezia - 20
Regno Unito 16 17

 




LA RETE EURES PER TROVARE LAVORO NELL'UNIONE

Flessibilità del lavoro significa anche mobilità. I giovani europei in cerca di occupazione possono cioè rivolgersi al mercato del lavoro nazionale ma anche a quello comunitario, dal momento che ciò è previsto dalle norme europee sulla libera circolazione. Questo tipo di ricerca può avvenire tramite gli uffici di collocamento, le agenzie private, i giornali e le riviste, Internet, ma esiste anche una possibilità ulteriore costituita dalla rete Eures (European Employment Services). Si tratta di una rete di cooperazione costituita nel 1993 tra la Commissione europea, gli uffici di collocamento dei Paesi appartenenti allo Spazio economico europeo (See) e altri organismi nazionali e regionali interessati ai problemi dell'occupazione, come sindacati, organizzazioni di datori di lavoro, autorità locali e regionali, con lo scopo di favorire la mobilità dei lavoratori. Eures dispone di una banca dati che fornisce informazioni sui posti di lavoro vacanti in tutti i Paesi collegati alla rete, indicando i requisiti professionali richiesti e il livello di retribuzione. Il sito Internet di Eures, infatti, dà la possibilità di accedere a tutti i siti nazionali e regionali della banca dati sui posti di lavoro disponibili. La consultazione della banca dati viene fatta attraverso uno dei circa 500 "euroconsulenti" situati in tutto lo Spazio economico europeo con il compito di fornire informazioni sui diritti e le condizioni di lavoro, consigli e assistenza al collocamento per chi cerca lavoro e per gli imprenditori interessati al mercato internazionale del lavoro. Nel caso in cui si sia in possesso dei requisiti richiesti viene stabilito immediatamente il contatto diretto con l'azienda interessata, altrimenti si riprova tenendo presente che il servizio è gratuito. Finora, più di 30 mila giovani europei hanno trovato lavoro tramite Eures, soprattutto nei settori del turismo, della salute e dell'assistenza sanitaria e in quello informatico e attualmente circa 10 mila offerte sono presenti e consultabili sul sito.

L'indirizzo dell'euroconsulente più vicino può essere ottenuto presso il locale ufficio di collocamento o chiamando il numero verde 1678-76166, mentre per avere altre informazioni è possibile consultare il sito Internet di Eures all'indirizzo http://europa.eu.int/jobs/eures.




LA FLESSIBILITA' PORTA LAVORO...PRECARIO E TEMPORANEO  

    Nei Paesi dell'Unione europea sono stati adottati molti provvedimenti per favorire l'occupazione giovanile, eppure l'inserimento lavorativo dei giovani è, ancora oggi, caratterizzato da molti ostacoli tanto da apparire, in alcuni Stati membri, un privilegio riservato a pochi.

Italia: scarsi risultati
dalle misure adottate

In Italia, uno dei Paesi più problematici con tassi di disoccupazione giovanile tra i più elevati d'Europa (specie nel Mezzogiorno), con la legge n. 196 del 1997, meglio conosciuta come legge "Treu" (dal nome dell'allora ministro del Lavoro), il contratto di apprendistato è stato esteso dai 16 ai 24 anni (26 anni per le aree svantaggiate). Per quanto riguarda il settore dell'artigianato, poi, l'apprendistato è applicabile fino ai 29 anni, mentre in tutti i settori è operativo, dal gennaio 1998, il cosiddetto "lavoro interinale". Normative precedenti alla legge n. 196 prevedevano la possibilità di avviare contratti di formazione-lavoro anche per giovani che hanno compiuto i 32 anni, questo vale su tutto il territorio nazionale con contratti della durata di 24 mesi e nel Mezzogiorno con il prolungamento del contratto a 36 mesi.

Nonostante questi provvedimenti, la disoccupazione continua a colpire i giovani italiani fino ai 25 anni, tanto che oltre il 70% di questi è alla ricerca del primo impiego. In alcune zone del Paese e soprattutto nelle regioni meridionali, poi, il problema si estende anche fino ai 29/30 anni. Molto difficili risultano essere le condizioni ordinarie di inserimento professionale, così la precarietà e il lavoro informale continuano a caratterizzare l'ingresso dei giovani nella vita lavorativa attiva. Le attività informali, che riguardano tutta la popolazione attiva, non caratterizzano solo il lavoro dei giovani in età lavorativa ma addirittura i più giovani: un recente rapporto del Consiglio d'Europa ha rivelato che in Italia il numero dei bambini al di sotto dei 14 anni che partecipano ad attività lavorative - chiaramente illegali, data l'età - è compreso tra i 300 mila e i 500 mila (230 mila secondo la commissione parlamentare d'inchiesta). Il lavoro precario, invece, pare essere la condizione di inserimento per almeno un terzo dei giovani.

Allo scopo di accrescere la formazione professionale dei giovani, il cosiddetto "pacchetto Treu" ha introdotto anche la possibilità per le aziende di inserire i giovani attraverso i "piani di inserimento professionale", i tirocini lavorativi e le borse lavoro. In sostanza, i consorzi di aziende possono convenzionarsi con le agenzie regionali per l'impiego allo scopo di accogliere giovani al primo inserimento professionale. Nelle regioni del Sud sono maggiori le possibilità di essere avviati al lavoro attraverso stage e borse-lavoro rivolti a disoccupati.

Le molte misure adottate non sembrano però aver portato significativi miglioramenti per l'avviamento dei giovani al lavoro, e la situazione è particolarmente grave per coloro che risiedono nelle aree a maggior tasso di disoccupazione, per quelli che sono in possesso di una bassa qualificazione o con formazione inadeguata, e per chi vive in contesti familiari e sociali poveri. Per tutti questi giovani, specie se i fattori di svantaggio si sovrappongono, scatta una vera e propria "trappola", un meccanismo che passa attraverso le scarse abilità di partenza, l'esperienza dei cattivi lavori e l'impossibilità di incontrare esperienze professionalizzanti sufficienti a trovare vie di uscita.

Molti giovani italiani corrono quindi il rischio che l'occupazione temporanea non rappresenti una fase transitoria nella loro storia lavorativa, ma che invece possano passare da un lavoro precario ad un altro senza avere mai la possibilità di accedere ad un'occupazione stabile (Istat 1997).

Europa: in crescita
lavori temporanei e atipici

Ma cosa succede negli altri Stati dell'Unione? In Spagna, Paese che presenta il più alto tasso europeo di disoccupazione sia totale che giovanile, alla fine del 1997 erano 1.208.100 i lavoratori assunti con contratto temporaneo, su un totale di 10 milioni. Durante il 1998, poi, circa il 96% dei contratti di assunzione stipulati sono stati contratti cosiddetti "atipici". Tra questi sono molto frequenti i rapporti di lavoro di tipo interinale, una forma di occupazione sempre più utilizzata e che ha portato alla nascita di numerose "Empresas de trabajo temporal" (attualmente sono circa 500 quelle autorizzate). Se si considera poi che un gran numero di lavoratori tradizionali sono impiegati nella pubblica amministrazione, si può capire come la situazione occupazionale spagnola sia estremamente particolare.

L'impiego temporaneo e atipico riguarda soprattutto i più giovani. Attualmente, sui circa 2 milioni di disoccupati, quasi tutti quelli che hanno esperienza lavorativa tendono ad accettare questi tipi di contratto. E' frequente, infatti, l'esperienza di chi ha contratti di due, tre, cinque giorni e molte persone collezionano anche cinque contratti in un mese. Questo capita prevalentemente alle ragazze e alle donne, impiegate quasi tutte nel settore dei lavori domestici. Le forme di impiego temporaneo e i contratti atipici non sono però sufficienti a limitare il lavoro nero, molto diffuso in quella metà circa della popolazione giovanile che lavora (l'altra è disoccupata). La situazione del lavoro giovanile in Spagna è quindi piuttosto problematica e la precarietà lavorativa è diventata in pochi anni la normalità nella coscienza comune dei giovani che, pur di lavorare, accettano qualsiasi condizione.

Il lavoro temporaneo è comunque diffuso in molti Stati dell'Unione. Il Regno Unito e l'Olanda guidano la classifica dei Paesi che ne hanno fatto un uso maggiore: la percentuale di ricorso a questa forma di flessibilità è infatti del 3,31% in Gran Bretagna e del 2,68% in Olanda. Percentuali relativamente basse sul totale della forza lavoro, ma che hanno rappresentato e rappresentano tuttora un'opportunità di occupazione importante per chi non ha un impiego.

I dati Ciett (la più grande associazione di aziende di lavoro a tempo) relativi al 1997 hanno registrato 880 mila lavoratori temporanei occupati giornalmente in Gran Bretagna e 225 mila in Olanda. Oltre a questi due Paesi, si possono osservare percentuali più o meno significative di impiego temporaneo in altri Stati europei: 1,70% in Francia, 1,09% in Belgio, 0,78% in Svizzera, 0,50% in Spagna (dove questa forma di occupazione è ancora piuttosto "giovane"), 0,49% in Germania.

A fronte di un mercato del lavoro che si caratterizza per temporaneità, incertezza, parzialità e cambiamento, che all'insegna della flessibilità sembra richiedere un adattamento incondizionato alle esigenze di produzione, la formazione assume un ruolo sempre più fondamentale. La direzione è quella di acquisire la capacità di adeguare continuamente la propria professionalità alle rapide evoluzioni tecnologiche e del mercato del lavoro, cioè "imparare ad imparare". Inoltre, in un contesto dove "cercare-trovare-perdere" il lavoro diventa parte integrante della vita lavorativa degli individui e dei giovani in particolare, occorre essere in grado di riprogettarsi continuamente, di rileggere il senso del lavoro ed essere in grado di sostenere la precarietà, di superare la parzialità e la temporaneità dell'esperienza con uno sguardo progettuale sul proprio futuro.




EUROPASS: UN PASSAPORTO EUROPEO PER LA FORMAZIONE

    I giovani europei potranno muoversi liberamente per acquisire maggiori competenze professionali attraverso l'apprendistato e la formazione grazie all'Europass, una specie di passaporto europeo della formazione. Approvato recentemente dal Consiglio dei ministri dell'Ue, questo sistema prevede la possibilità di seguire corsi di formazione professionale alternati ad esperienze pratiche di lavoro in diversi Paesi dell'Unione senza alcun tipo di ostacolo. Ogni persona che abbia seguito una formazione in alternanza, infatti - compresi gli apprendisti e i giovani dell'insegnamento superiore - riceverà uno speciale attestato denominato "Europass-formazione" che indicherà tutte le tappe del suo percorso europeo, riportando tutti gli insegnamenti seguiti, i tirocini effettuati e le qualifiche ottenute nei diversi Paesi. L'Europass specificherà quindi il tipo di formazione scelto dal giovane studente, apprendista o dipendente in riqualificazione, così come la laurea, il titolo, la qualifica o il certificato che cerca di ottenere alla conclusione del suo percorso. Verrà inoltre precisato che questo percorso europeo di formazione fa riferimento al Paese di partenza dal quale il giovane intende ottenere la qualifica. Per il periodo compreso tra gennaio 2000 e dicembre 2004, il bilancio europeo stanzierà circa 7,3 milioni di euro per l'attuazione di questo sistema che sarà gestito dalla Commissione europea ed applicato nei singoli Paesi da enti nominati a livello locale.




CERCARE UN LAVORO ALL'ESTERO

    Chi decide di andare in un altro Paese dell'Unione può restarvi fino a 3 mesi senza formalità. Si ha diritto a iscriversi all'Ufficio del lavoro nazionale e a ricevere la stessa assistenza nella ricerca di un lavoro che hanno i cittadini di quel Paese. Non sono necessari né visti né permessi, ma solo una carta di identità o un passaporto validi. Taluni Paesi chiedono di segnalare la propria presenza all'autorità competente. La ricerca del lavoro deve durare un "periodo ragionevole". Mancando norme Ue che ne definiscano la durata, gli Stati membri applicano in genere un periodo di 6 mesi, in alcuni abbreviato a 3 mesi. E' opportuno controllare la situazione esatta con le autorità dello Stato membro in cui si cerca lavoro. Indipendentemente, comunque, dal tempo necessario per trovare lavoro, nessuno che sia in grado di provare di essere veramente alla ricerca di un lavoro e di avere la possibilità reale di trovarne uno può essere obbligato a lasciare il Paese. Si ha diritto a tutte le prestazioni di previdenza sociale alle stesse condizioni dei cittadini del Paese in cui ci si trova, naturalmente pagando lo stesso livello di contributi. Ai disoccupati in cerca di lavoro l'indennità di disoccupazione viene pagata dal Paese di ultima occupazione. Chi è all'estero può ricevere per 3 mesi l'indennità di disoccupazione nello Stato membro in cui lavora, ma a determinate condizioni: occorre aver cercato, per almeno 4 settimane dopo essere diventato disoccupato, un nuovo lavoro nel Paese che già paga l'indennità di disoccupazione; occorre inoltre iscriversi presso l'Ufficio del lavoro del nuovo Paese non oltre 7 giorni dopo la partenza, presentando il formulario E 303 da richiedere prima di partire. Per il periodo dei 3 mesi si ha poi diritto a tutte le cure mediche di immediata necessità.

INFORMAZIONI: numero verde 1678-76166; sito Internet http://europa.eu.int/citizens




I PROGETTI EUROPEI PER I GIOVANI

    L'Unione europea ha attivato in questi anni diversi programmi per i giovani nel campo della cultura, dell'istruzione, della formazione professionale e del lavoro, attraverso finanziamenti che si propongono di contribuire all'inserimento dei giovani nella società e alla loro crescita come cittadini europei.

I programmi di scambi, d'istruzione e di formazione, formale e non formale, sonoorganizzati nell'ambito di "Socrates", "Leonardo da Vinci", "Gioventù per l'Europa" e, più recentemente, anche del "Servizio volontario europeo per i Giovani". Essi consentono ai giovani di formarsi alle nuove realtà dell'Unione e di portare il loro contributo alla costruzione europea, agendo a pieno titolo come cittadini europei già detentori di alcuni importanti diritti.

Vediamo in sintesi quali sono e cosa prevedono questi programmi.

Lavoro e formazione professionale

"Youthstart" (1994-1999): si indirizza ai giovani privi di qualifica e, attraverso azioni innovative di formazione professionale e di tirocinio professionale (stage in azienda), si propone di contribuire all'inserimento lavorativo dei giovani svantaggiati.

"Leonardo" (1994-1999): finanzia azioni innovative (progetti pilota; programmi di collacamento e scambi; indagini e analisi) nel campo della formazione professionale a livello comunitario.

Entrambi questi programmi prevedono che siano attivate azioni transnazionali, cioè occorre cooperare con progetti analoghi di altri Paesi europei così da renderli maggiormente efficaci ed innovativi.

Istruzione

"Socrates" (1994-1999): raggruppa tutti i tipi di azioni rivolte al mondo dell'istruzione, possono parteciparvi gli istituti d'insegnamento, gli studenti ed allievi, i professori e le associazioni di insegnanti, di studenti e di genitori. Tra le azioni ricordiamo "Erasmus" (relativo all'insegnamento universitario), "Comenius" (relativo all'insegnamento scolastico), "Lingua" (relativo all'apprendimento delle lingue).

Queste azioni consentono agli studenti di effettuare periodi di studio all'estero ma soprattutto di attivare collaborazioni tra istituti e tra insegnanti, al fine di migliorare la qualità e la rilevanza dell'istruzione nei Paesi europei e favorire la mobilità di tutti i soggetti.
 
Cultura e scambi

"Gioventù per l'Europa" (III Fase - 1994-1999): è il programma che intende promuovere una cooperazione nel campo della gioventù con iniziative di tipo educativo e di socializzazione, al fine anche di far crescere la consapevolezza dell'essere cittadini europei.

Il programma, che si rivolge ai giovani tra i 15 e i 25 anni, si articola in cinque diverse azioni, dove la gran parte delle attività devono essere realizzate in cooperazione con altri Paesi:

- Attività intracomunitarie che coinvolgono direttamente i giovani: Scambi giovanili, Iniziative giovani, Servizio volontario.

Scambi giovanili: sostegno alla realizzazione di incontri tra i giovani di diversi Paesi per sviluppare una migliore comprensione delle diversità della società europea e delle conseguenti ricchezze che ne derivano.

Iniziative giovani: finanziamento di progetti creati e gestiti dai giovani per sviluppare il loro spirito di iniziativa e creatività.

Servizio volontario: periodi di volontariato da 1 a 6 mesi in un altro Stato membro per vivere esperienze di solidarietà.

- Animatori giovanili: Visite di Studio - anche in previsione di futuri scambi -, Formazione degli animatori.

- Cooperazione tra le strutture che si occupano dei giovani negli Stati membri (scambi di esperienze, seminari, visite di studio tra responsabili di servizi e associazioni che si occupano della gioventù).

- Scambi con i Paesi terzi (non appartenenti all'Ue e non associati al programma).

- Informazione dei giovani e ricerca nel settore della gioventù (si propone di sostenere iniziative di informazione per i giovani e ricerche per comprendere meglio la realtà giovanile).

"Servizio volontario europeo" (1998-1999): è il programma più recente varato nel corso del 1998, dopo una fase pilota durata due anni. Dà la possibilità a giovani, ragazze e ragazzi, fra i 18 ed i 25 anni di età di vivere in un altro Paese dell'Unione europea - per un periodo generalmente di 6/12 mesi - mettendosi al servizio di un ente, una organizzazione, una istituzione che svolga attività utili alla comunità. Il programma è flessibile e propone numerose opzioni: periodi di servizio volontario di lunga durata (6-12 mesi); periodi di servizio volontario di breve durata (3 settimane-3 mesi); servizio volontario in un Paese terzo (Europa centrale e orientale, regione mediterranea, America Latina, Africa ecc.); progetti multilaterali che riuniscono partner di diversi Paesi; progetti che fanno partecipare i volontari ad "eventi speciali"; progetti "Capitale futuro" che aiutano i volontari di ritorno dallo Sve ad organizzare iniziative proprie; formazione dei responsabili di progetto e del personale di sostegno; sostegno alla messa in rete e alla ricerca di partner.

Per diventare "volontario europeo" basta avere tra i 18 e i 25 anni e risiedere in uno degli Stati membri dell'Unione europea, in Norvegia o in Islanda. Il programma è aperto a tutti e non è necessaria alcuna qualifica specifica. Uno degli obiettivi del programma è infatti di promuovere la partecipazione di giovani meno favoriti, siano essi tali per ragioni sociali, economiche, culturali, etniche o geografiche o a causa di una disabilità personale.

Vi sono poi numerose altre possibilità per partecipare ad attività di educazione e formazione in chiave europea o per usufruire dei progetti di integrazione e sensibilizzazione attivati dall'Ue. Esistono, infatti, programmi che si prefiggono di finanziare azioni di lotta al razzismo e alla xenofobia, di prevenzione alla dipendenza dalle droghe, di lotta all'esclusione sociale, di lotta alla violenza sui giovani, di educazione all'ambiente, di promozione dello sport. Sono previsti, inoltre, finanziamenti per le associazioni non governative giovanili internazionali.

E' importante ricordare che i giovani, ragazze e ragazzi interessati a partecipare ai vari programmi e iniziative, tranne in pochi casi, devono necessariamente far riferimento agli enti o organismi (pubblici e privati) che decidono di presentare un progetto e partecipare quindi alla selezione per ottenere un sostegno finanziario comunitario.

Informazioni generali sull'Ue e sui programmi di mobilità giovanile, stage e concorsi

Negli ultimi anni, i luoghi, i canali e gli strumenti per ottenere informazioni di base sui programmi e le iniziative comunitarie nel settore della gioventù si sono ampliati e diffusi sul territorio. Più difficoltosa può essere, in alcuni casi, la ricerca dei documenti ufficiali (bando, vademecum, formulario...) necessari per la presentazione dei progetti. La diffusione della tecnologia telematica ha però molto aiutato anche in questo senso.

Qui di seguito segnaliamo le principali fonti di informazione disponibili per avere informazioni di base, ricordando che ogni programma sopra elencato ha un referente ufficiale in Italia. Si tratta solitamente di una struttura governativa, ad esempio il dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei ministri per i programmi "Gioventù per l'Europa" e "Servizio volontario europeo", che talvolta viene coadiuvato nel lavoro operativo da un ente o organismo esterno che funge da "struttura di assistenza tecnica", ad esempio l'Isfol che affianca il ministero del Lavoro e della Pubblica Istruzione per il programma "Leonardo da Vinci".

* Rappresentanza in Italia della Commissione europea: 00187 Roma, via Poli 29, tel.06 699991, fax 06 6791658-679365; 20123 Milano, corso Magenta 59, tel. 02 4675141, fax 02 4818543.

* Info Point Europa (IPE): fanno parte delle reti comunitarie per l'informazione e sono coordinati dalla Direzione Generale X al fine di permettere al grande pubblico l'accesso alle informazioni sull'Unione europea. Gli Info Point Europa offrono la consultazione delle pubblicazioni della Comunità europea e mettono a disposizione del pubblico pubblicazioni e opuscoli su temi di grande interesse. Inoltre, possono organizzare conferenze e seminari sulle tematiche comunitarie di grande attualità. A tutt'oggi (gennaio 1999) esistono IPE nelle seguenti città italiane: Bologna, Cosenza, Genova, Milano (di prossima apertura), Modena, Perugia, Potenza, Salerno, Torino, Venezia. Altri uffici sono previsti nelle città di Trieste, Aosta e Bolzano. Per avere gli indirizzi degli uffici IPE, ci si può rivolgere alle sedi della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

* La Rete degli Informagiovani: sono circa 600 sparsi su tutto il territorio nazionale. Rappresentano un ottimo punto di contatto per un primo livello di informazione sui programmi europei. Alcuni sono attrezzati con fonti e strumenti diversi e offrono un servizio molto accurato e aggiornato sulle opportunità e tematiche europee.

* Eurodesk: è il nome di una rete attiva in 16 Paesi europei, nata con lo scopo di fornire informazioni sui programmi che l'Unione europea promuove in favore dei giovani. La rete Eurodesk è sostenuta dalla Direzione Generale XXII della Commissione europea. La particolarità di Eurodesk è quella di fornire pari opportunità di accesso alle informazioni su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dalla residenza dei giovani e degli operatori della gioventù. Eurodesk Italia fornisce informazioni su oltre 130 programmi europei rivolti ai giovani e riguardanti i seguenti settori: formazione - cultura, sport e informazione - mobilità, - diritti, integrazione sociale e cittadinanza - salute, ambiente e turismo - occupazione ed economia. Attualmente è in fase di attuazione una rete nazionale di punti Eurodesk che agiranno sotto il coordinamento della sede di Cagliari.

E' possibile contattare Eurodesk in diversi modi:

- per posta: inviando una richiesta scritta, indicando il programma a cui si è interessati al seguente indirizzo: Eurodesk Italia - Struttura Tecnica - Agenzia Provinciale Informagiovani, via Roma 167 - 09124 Cagliari;

- per telefono: chiamando il numero verde 167-257 330, operativo dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 18.00, oppure chiamando il numero 070 684064.

- per fax: inviando una richiesta scritta al numero 070 664534.

- per posta elettronica: è possibile inviare le richieste all'indirizzo: informazioni@eurodesk.it.

E' inoltre possibile consultare la pagina di Eurodesk Italia su Internet: http://www.eurodesk.it, da cui è possibile collegarsi a tutti gli altri siti attivi nella rete oltre che ai siti di interesse riguardanti l'Unione europea ed i programmi in favore della gioventù. *




PROGRAMMI UE 2000-2006

E' soprattutto attraverso l'attività della Direzione Generale XXII "Istruzione, Formazione, Gioventù" che la Commissione europea, essendo responsabile sia della presentazione che della attuazione delle politiche decise a livello dell'Unione dai governi dei 15 Stati membri, riuniti nel Consiglio dei ministri, porta avanti le politiche giovanili (previa approvazione anche da parte del Parlamento europeo).

Oltre ad aver preparato e lanciato i tre principali programmi di durata quinquennale (1995-1999) - "Socrates" per l'istruzione; "Leonardo da Vinci" per la formazione professionale e "Gioventù per l'Europa" (III fase) per lo scambio e la cooperazione fra i giovani al di fuori dei contesti di educazione formale; e il nuovo programma biennale "Servizio volontario europeo per i giovani" (1998-99) - la DG XXII ha la responsabilità di altre importanti iniziative di cooperazione nell'istruzione superiore, nella istruzione e formazione professionale con alcuni Paesi al di fuori dell'Unione.

Per i prossimi cinque/sei anni, 2000-2006, la Commissione ha già presentato le sue proposte di sviluppo per tutti questi programmi che andranno in scadenza nel dicembre 1999. E' stato chiesto di mantenere e sviluppare, anche con una maggiore dotazione finanziaria, la seconda fase dei due programmi: "Socrates" e "Leonardo da Vinci". Mentre la novità sostanziale consiste nell'aver creato un nuovo programma "Giovani" (Youth, Jeunesse) che integra sia "Gioventù per l'Europa" che il "Servizio volontario europeo".

Quattro le linee di azione previste: mobilità individuale all'interno del Servizio volontario europeo; mobilità di gruppo mediante scambi di giovani finalizzati ad incoraggiare la diversità e la tolleranza attraverso la promozione di attività sportive e culturali; iniziative giovani di valorizzazione dei progetti precedenti; misure di sostegno e di sviluppo relative alle azioni precedenti e rivolte a pubblici di vario tipo.

INFORMAZIONI: Commissione europea, DG XXII "Istruzione, Formazione e Gioventù", Rue de la Loi 200 - 1049 Bruxelles; http//europa.eu.int/en/comm/dg22/about.html.
 
 

Questo inserto su "Giovani e lavoro" in Europa è stato realizzato grazie alla collaborazione di: 

* Gioc - Gioventù operaia cristiana, via Vittorio Amedeo II 16, 10121 Torino, tel. 011 541806, fax 5626253, e-mail: gioc@arpnet.it

* Cdie - Centro di iniziativa europea, via Poerio 39, 20129 Milano, tel. 02 20524711, fax 02 20524733, e-mail: cdie@planet.it