Diritti fondamentali sempre a rischio

giugno 2018

L’attuazione della Carta europea evidenzia problemi, specie per i migranti

I diritti, si sa, non sono per sempre, neanche quelli fondamentali sanciti e riconosciuti da leggi nazionali e carte internazionali; perché le leggi possono essere cambiate e le carte disattese e così ciò che si dava per scontato può non esserlo più.

L’attualità europea lo dimostra, basta prendere ad esempio due casi verificatisi negli ultimi giorni. In Ungheria il Parlamento ha approvato un pacchetto legislativo proposto dalla maggioranza di governo che punirà come reato penale ogni aiuto ai migranti illegali fornito da Ong, singoli cittadini o da qualsiasi organizzazione umanitaria, mettendo così seriamente a rischio la solidarietà tra gli individui. In Italia, il neo-ministro degli Interni ha chiesto la chiusura dei porti italiani per le imbarcazioni che trasportano migranti (senza peraltro averne la competenza, che spetta al ministro delle Infrastrutture), decisione che ha suscitato dure reazioni anche da parte delle Nazioni Unite: «Si trovino soluzioni rapide che consentano a migranti e rifugiati di essere sbarcati in modo sicuro e rapido. Il rallentamento delle operazioni mette a rischio la salute di centinaia di persone» l’appello dell’Unhcr.

Si tratta di due situazioni che saranno certamente analizzate, insieme ad altre, dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), che il 6 giugno scorso ha pubblicato la Relazione annuale sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali nell’Ue nel corso del 2017.

Carta dei diritti non facoltativa ma vincolante

«Quest’anno celebriamo il 70º anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. È una buona occasione per ricordare che i diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto sono i tre pilastri che costituiscono il fondamento dell’Unione europea. La nostra Carta dei diritti fondamentali non è facoltativa, è vincolante per le istituzioni dell’Ue e anche per gli Stati membri quando applicano il diritto europeo» ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, presentando la Relazione secondo cui le strutture e gli strumenti esistenti per assicurare che i diritti della Carta siano una realtà «hanno funzionato», nonostante il 2017 sia stato «un anno di sfide per i diritti fondamentali».

La Relazione 2018 è la settima di questo tipo, da quando cioè nel 2010 la Commissione europea ha adottato una strategia per un’attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, in cui si è impegnata a elaborare relazioni annuali riguardanti le disposizioni della Carta, diventata giuridicamente vincolante con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009.

Per migliorare la necessaria e ancora carente informazione dei cittadini circa i loro diritti fondamentali e su dove trovare aiuto in caso di violazione di tali diritti, alcune informazioni pratiche sono reperibili sul portale europeo della giustizia.

Potenziale della Carta non valorizzato

Secondo la Relazione, come negli anni precedenti anche nel 2017 il ruolo e l’utilizzo della Carta a livello nazionale sono stati eterogenei: «Non sembrano emergere miglioramenti significativi nel suo uso da parte degli organi giudiziari o nei processi legislativi; si è inoltre rivelato difficile individuare politiche pubbliche volte a promuovere la Carta». Così come il suo potenziale «non è stato pienamente valorizzato», tanto che risultano «esigui e spesso superficiali» i vari riferimenti alla Carta nei tribunali, nei parlamenti e nei governi nazionali.

L’Agenzia europea per i diritti fondamentali osserva che l’Ue e gli Stati membri dovrebbero incoraggiare un maggiore scambio di informazioni sulle esperienze e sugli approcci nel far riferimento e nell’utilizzare la Carta, tra giudici, ordini nazionali degli avvocati e amministrazioni all’interno degli Stati membri, ma anche tra i diversi Stati: «Nel favorire tale scambio di informazioni, gli Stati membri dell’Ue dovrebbero utilizzare al meglio le opportunità di finanziamento esistenti, come quelle nell’ambito del programma Giustizia».

Discriminazione, razzismo e xenofobia, migrazioni

Nel 2017 l’Ue ha proclamato il pilastro europeo dei diritti sociali, «che affonda le sue radici nel principio di non discriminazione». Tuttavia l’attuazione di tale principio resta difficoltosa, come dimostrano ad esempio le restrizioni sull’abbigliamento e sui simboli religiosi sul luogo di lavoro o negli spazi pubblici, soprattutto a discapito delle donne musulmane. Progressi sono stati osservati in materia di uguaglianza per lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (Lgbti), in particolare per quanto riguarda lo stato civile delle coppie, ma le conclusioni tratte dai dati disponibili in materia di uguaglianza (compresi dati ottenuti da test di discriminazione) evidenziano che «la disparità di trattamento e le discriminazioni sono ancora delle realtà nelle società europee» sottolinea la Relazione.

Così come, diciassette anni dopo l’adozione della direttiva sull’uguaglianza razziale e nove anni dopo l’adozione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia, migranti e minoranze etniche continuano a subire «diffusi fenomeni di discriminazione, molestie e definizione discriminatoria di profili etnici in tutta l’Ue». Anche perché, nonostante vari Stati membri abbiano rivisto la loro normativa contro il razzismo, nel 2017 solo 14 di loro avevano adottato piani d’azione e strategie per combattere il razzismo e la discriminazione etnica.

Tornando poi a quanto affermato all’inizio, restano quanto mai lontani da una soluzione la vergogna europea delle morti di migrazione nel Mediterraneo, oltre 3.100 persone nel 2017, e il problema dei maltrattamenti di migranti ad opera della polizia lungo la rotta dei Balcani occidentali. «Il nesso fra migrazione e sicurezza si è fatto sempre più stretto, tanto che i sistemi di informazione a livello dell’Ue vengono impiegati sia per gestire i flussi migratori sia per rafforzare la sicurezza. Nel frattempo – osserva la Relazione – gli sforzi profusi per affrontare in modo più efficace il problema dell’immigrazione illegale ha aggravato i preesistenti rischi di violazione dei diritti fondamentali».

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