Sul futuro dell’Ue anche una consultazione pubblica

maggio 2018

Il sondaggio online lanciato dalla Commissione e aperto a tutti durerà un anno

«Vorremmo coinvolgerla in questa consultazione a proposito delle preoccupazioni, speranze e aspettative per il futuro dell’Ue», una consultazione che intende «trasmettere le opinioni ai leader dell’Ue, aiutandoli a individuare le giuste priorità per gli anni futuri».

È quanto si legge sul portale web della Commissione europea aprendo la sezione dedicata alla Consultazione sul futuro dell’Europa, iniziativa lanciata il 9 maggio scorso in occasione della Giornata dell’Europa e che si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro dell’Europa avviato con il Libro bianco della Commissione nel marzo 2017.

Per la prima volta è stato adottato dalle istituzioni europee un metodo di democrazia partecipativa che pone i cittadini al centro del dibattito sul futuro dell’Europa: il 5 e 6 maggio, infatti, la Commissione ha convocato un gruppo di 96 cittadini europei provenienti da tutti gli Stati membri dell’Ue incaricandolo di redigere la consultazione pubblica.

Ne sono scaturite le 12 domande proposte nel sondaggio online che toccano le questioni prioritarie per il futuro dell’Ue, tra queste: «Quali decisioni adottate a livello dell’Ue la renderebbero più orgoglioso/a di appartenere all’Unione?»; «Pensando all’immigrazione in Europa, quali dovrebbero essere le priorità di oggi a beneficio degli europei tra 20 anni?»; «A quali azioni occorrerebbe dare la precedenza per tutelare l’ambiente?»; «Come si potrebbero migliorare istruzione e formazione?»; «Cosa bisognerebbe fare per offrire sicurezza economica ai cittadini europei?».

Questa consultazione, spiega la Commissione, integra la preesistente possibilità di esprimere la propria opinione online e procederà in parallelo con gli eventi di dialogo con i cittadini organizzati dalla Commissione europea e dagli Stati membri. L’esecutivo europeo ricorda infatti come dal 2012 si siano tenuti in 160 città quasi 700 di tali dibattiti pubblici interattivi e come intenda aumentarne la frequenza entro le elezioni europee del maggio 2019, con l’obiettivo di organizzare altri 500 eventi.

La consultazione resterà aperta un anno. Sul processo inaugurato con il Libro bianco la Commissione presenterà agli Stati membri una relazione intermedia in occasione del Consiglio europeo del dicembre 2018, mentre la relazione finale sarà presentata al primo Vertice dell’Ue a 27 che si terrà a Sibiu, in Romania, il 9 maggio 2019, poche settimane prima delle elezioni europee.

Le riflessioni della società civile europea

Intanto la riflessione dei cittadini sul futuro dell’Ue è già iniziata, almeno da parte della cosiddetta società civile organizzata. La Social Platform, ad esempio, la più grande rete di organizzazioni europee che lavorano nel settore sociale, in un blog dedicato a “Speranza e rischi per la spesa sociale” ha iniziato ad analizzare il potenziale impatto sociale che potrebbe avere il prossimo bilancio dell’Ue, con particolare attenzione alla proposta sul Fondo sociale europeo.

«Nonostante alcuni segnali positivi, nella proposta di bilancio ci sono elementi che dovremo osservare da vicino» sostiene la Piattaforma sociale europea, come ad esempio lo «stretto allineamento» del Fondo sociale con il processo del Semestre europeo e delle raccomandazioni specifiche per Paese, che danno poco spazio all’ambito sociale e per questo «possono essere controproducenti per la piena attuazione del Pilastro sociale».

Un altro aspetto chiave sottolineato dalla Social Platform è quello relativo al mantenimento del codice di condotta e del principio di partenariato «che riconosce il ruolo chiave della società civile nel futuro Fse e in altri fondi di coesione», perciò essenziale al fine di garantire «l’impatto sociale sul territorio, con la società civile adeguatamente consultata e coinvolta».

Infine, osservano le Ong sociali europee, va sottolineato l’appello su “non un centesimo in meno per il sociale” lanciato dalla commissaria europea Marianne Thyssen, che «dovrebbe essere assunto come principio guida per investire nelle persone, nella coesione sociale e in un’Europa più forte e più unita».

Un’Europa che non lasci indietro nessuno

Per rilanciare l’Unione europea, sostiene la Social Platform, «i leader dell’Ue dovranno riconquistare la fiducia delle persone», pertanto auspica che sei mesi dopo il Vertice sociale dell’Ue e un anno prima delle elezioni del Parlamento europeo «utilizzino gli attuali negoziati sul bilancio per riconquistare questa fiducia rimettendo le persone al centro del progetto europeo».

Secondo i membri della Piattaforma sociale, l’Ue può e deve garantire gli investimenti sociali nel proprio bilancio, «ma può anche incoraggiare un maggior numero di finanziamenti da investire nelle persone, per le politiche e i servizi sociali a livello nazionale».

Oltre ai desideri esistono tuttavia anche degli impegni che la società civile intende assumersi: «Come organizzazioni della società civile, mentre desideriamo avere istituzioni dell’Ue che abbiano un impatto positivo sulla vita delle persone, ci impegniamo anche a contribuire allo stesso impatto. Per questo abbiamo bisogno di potenziare le nostre reti e dobbiamo rafforzare la nostra cooperazione con i responsabili delle decisioni dell’Ue».

I membri della Social Platform intendono dimostrare che esiste un altro approccio verso l’Europa, «un’Unione che non lascia indietro nessuno», e in questa direzione «i nostri sforzi collettivi, nello spirito di partnership, possono fare la differenza».

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