Nuovo pacchetto di norme europee sui rifiuti

aprile 2018

Adottato dall’Europarlamento per sostenere l’Ue verso un’economia circolare

Nell’Unione europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, che producono effetti negativi sull’ambiente, il clima, la salute dell’uomo e l’economia. Nonostante la gestione dei rifiuti sia molto migliorata negli ultimi decenni nell’Ue, oltre un quarto dei rifiuti urbani è ancora smaltito in discarica e meno della metà è riciclato o compostato, con notevoli differenze tra Stati membri.

Oltre all’aspetto ambientale, i rifiuti interessano anche l’economia: nello smaltimento in discarica si perdono tutte le materie prime che potrebbero invece produrre ulteriore valore se riutilizzate o riciclate e reimmesse nel ciclo economico.

Al fine di favorire il riciclaggio e disincentivare lo smaltimento in discarica, il Parlamento europeo ha adottato il 18 aprile scorso nuove norme sui rifiuti e sull’economia circolare che mirano al raggiungimento di tre obiettivi principali:

La quota di rifiuti urbani da riciclare passerà dall’attuale 44% al 55% nel 2025, fino al 65% nel 2035.

Entro il 2035 potrà essere smaltito nelle discariche non più del 10% dei rifiuti.

Sarà attivata la raccolta differenziata anche per i rifiuti tessili o pericolosi.

Serve un’economia circolare

L’Ue ha così deciso di aggiornare la propria legislazione sui rifiuti al fine di promuovere la transizione verso un’economia circolare. Si tratta di un modello di produzione e consumo che «implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile».

Attraverso questo tipo di approccio viene esteso il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo così a una riduzione dei rifiuti a un livello minimo.

Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, spiega l’Europarlamento in una scheda dedicata all’argomento, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sullo schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”, che dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e di energia facilmente reperibili e a basso prezzo. In alternativa al modello tradizionale, inoltre, il Parlamento europeo ha chiesto anche l’adozione di misure contro l’obsolescenza programmata dei prodotti, strategia propria del modello economico lineare.

I contenuti del nuovo pacchetto

Il nuovo pacchetto sull’economia circolare adottato dall’Europarlamento stabilisce dunque per l’Ue obiettivi ambiziosi e giuridicamente vincolanti per il riciclaggio dei rifiuti e la riduzione dello smaltimento in discarica con scadenze prestabilite.

Le nuove norme prevedono due obiettivi per l’Ue. Il primo è il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, quota che dovrà salire al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Il secondo obiettivo è il riciclo del 65% dei rifiuti di imballaggi entro il 2025 (70% entro il 2030) con obiettivi diversificati per materiale. Le nuove regole riguardano anche le discariche e prevedono un obiettivo vincolante di riduzione dello smaltimento: entro il 2035 al massimo il 10% dei rifiuti urbani potrà essere smaltito in discarica. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno quasi inviato rifiuti in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani. L’Italia nel 2016 ha smaltito in discarica 26,9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 123 chili pro capite che corrispondono al 27,64% della quota di rifiuti prodotti.

Il pacchetto introduce poi la raccolta differenziata anche per i rifiuti tessili o pericolosi: quelli provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche nelle case attraverso il compostaggio. Infine, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, «i Paesi dell’Ue dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza». Gli eurodeputati ritengono che si debba puntare anche sulla consapevolezza dei consumatori circa il significato dei termini “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.

Per uno sviluppo economico e sociale sostenibile

Il testo adottato dall’Europarlamento tornerà ora al Consiglio per un’approvazione formale, prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Secondo l’eurodeputata e relatrice dell’iniziativa, Simona Bonafè (S&D), «con questo pacchetto l’Europa punta con decisione a uno sviluppo economico e sociale sostenibile, in grado di integrare finalmente politiche industriali e tutela ambientale. L’economia circolare, infatti, non è solamente una politica di gestione dei rifiuti ma è un modo per recuperare materie prime e non premere oltremodo sulle risorse già scarse del nostro pianeta, anche innovando profondamente il nostro sistema produttivo». Il pacchetto approvato contiene importanti misure sulla gestione dei rifiuti ma, ha aggiunto la relatrice, «allo stesso tempo va oltre a queste, definendo norme che prendono in considerazione l’intero ciclo di vita di un prodotto e si pongono l’obiettivo di modificare il comportamento di aziende e consumatori». Così, ha concluso l’eurodeputata, «per la prima volta gli Stati membri saranno obbligati a seguire un quadro legislativo univoco e condiviso. Un piano ambizioso, con dei paletti chiari e inequivocabili».

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