Nell’Ue razzismo e discriminazioni sul lavoro

aprile 2018

Nessun progresso sul mercato occupazionale per le minoranze etnico-religiose

Il mercato del lavoro europeo è caratterizzato da una persistente discriminazione delle minoranze etniche e religiose, sia nella ricerca del lavoro che sul posto di lavoro, questo nonostante l’impegno sull’antidiscriminazione che da molti anni caratterizza l’azione dell’Unione europea. È quanto emerge da un Rapporto della Rete europea contro il razzismo (Enar), che ha aggiornato un’analoga rilevazione pubblicata nel 2014 e che ha evidenziato un dato allarmante: nessun miglioramento registrato negli ultimi anni in materia di antidiscriminazione sul mercato del lavoro. «Non solo – sottolinea l’Enar – c’è una mancanza di controllo e consapevolezza delle leggi anti-discriminazione esistenti, ma alcune leggi e politiche limitano l’accesso dei migranti al mercato del lavoro».

Secondo il Rapporto, che esplora il razzismo e la discriminazione in materia di occupazione in 23 Paesi dell’Ue negli ultimi cinque anni, sono soprattutto le donne di colore ad essere colpite, causa l’intersezione di razza, sesso e classe. Inoltre, risultano centrali altre due considerazioni dell’Enar: la crisi economica degli ultimi anni ha avuto conseguenze particolarmente dure sulle minoranze etniche; il pregiudizio razziale e la discriminazione sul lavoro causano esperienze molto difficili e dure per migranti e minoranze etniche.

«È scioccante vedere che è stato fatto così poco per affrontare la discriminazione razziale persistente e diffusa nel mondo del lavoro in tutta Europa, e in particolare le intersezioni di razzismo e sessismo» ha affermato il presidente di Enar, Amel Yacef, che ha aggiunto: «Le minoranze etnico-religiose e i migranti sono parte integrante della forza lavoro e stanno contribuendo all’economia europea. Ma il razzismo strutturale e individuale che sperimentano impedisce loro di sfruttare appieno i loro talenti. I governi dell’Ue devono adottare misure preventive e proattive per garantire pari risultati nell’occupazione».

Ancora insufficiente la raccolta dei dati

Il Rapporto constata come esista un problema di raccolta dei dati: quelli relativi e collegati a razza, etnia e religione non vengono raccolti sistematicamente all’interno degli Stati membri dell’Ue. Senza questi dati però, osserva l’Enar, «è difficile comprendere la posizione delle minoranze nel mercato del lavoro o fornire un’analisi affidabile delle tendenze in relazione all’occupazione». Ciononostante, esistono vari esempi di razzismo e discriminazione etnica in ambito occupazionale che il Rapporto riassume in alcuni punti principali:

Tutte le minoranze etniche e i migranti subiscono discriminazioni significative nel mercato del lavoro europeo.

Da un alto tasso di sovraqualificazione ad un alto rischio di sfruttamento e maltrattamenti, le donne di colore, indipendentemente dalla loro nazionalità, sono generalmente di fronte a condizioni di lavoro e di vita più difficili.

L’insicurezza del lavoro e le disparità salariali sono notevoli per tutte le minoranze etniche.

Nonostante l’esistenza di un forte quadro giuridico europeo contro la discriminazione, scarseggiano i controlli e la coerenza in alcuni sistemi giudiziari.

Discriminati nell’accesso e sul posto di lavoro

«Le minoranze etniche hanno meno possibilità di superare i processi di reclutamento» osserva il Rapporto dell’Enar, citando al proposito situazioni rilevate in vari Stati membri. In Belgio le persone con nomi dal suono straniero hanno il 30% in meno di possibilità di essere ammesse a un colloquio di lavoro rispetto a candidati con un profilo simile ma nomi dal suono fiammingo. Nel Regno Unito, in Finlandia e in molti altri Paesi europei, offerte di lavoro, formazione o opportunità di carriera sono spesso basati su processi informali a cui le minoranze non hanno accesso.

Migranti e minoranze etniche in generale tendono ad avere posti di lavoro gerarchicamente inferiori e salari più bassi. In Danimarca, nel Regno Unito e in Spagna si rilevano alti tassi di sovraqualificazione tra questi gruppi, che sono anche sottorappresentati nelle posizioni gestionali e difficilmente riescono a utilizzare la loro formazione in lavori qualificati. In Germania, Portogallo e Spagna le persone di origine africana sono sovrarappresentate nei settori più bassi del mercato del lavoro, caratterizzati da bassi salari, scarse opportunità di promozione e insicurezza del lavoro. In Italia i migranti sono spesso vittime di abusi nel mercato informale. In Polonia il tasso di disoccupazione dei rom vari dall’80% a oltre il 90%, mentre in Ungheria un rom su due dichiara di aver subito discriminazioni in cerca di lavoro.

Donne prime vittime di discriminazione e abusi

Una nota particolare del Rapporto dell’Enar è dedicata alla condizione delle donne appartenenti a minoranze etnico-religiose, che devono affrontare molteplici ostacoli sul mercato del lavoro derivanti dall’intersezione di etnia, genere e classe sociale. Risultano essere infatti particolarmente vulnerabili a discriminazione, sfruttamento e molestie sessuali, sperimentano alti tassi di sovraqualificazione nonché di segregazione in settori specifici come il lavoro domestico. In Francia il tasso di disoccupazione è diminuito drasticamente negli ultimi 25 anni tra le donne bianche ma non tra quelle di colore. A Cipro e in altri Stati membri, molte lavoratrici domestiche migranti sono soggette a discriminazione multipla, trattamento diseguale, iniquo e abusivo, violenza e/o abusi sessuali. In Belgio, il 50% delle denunce di discriminazione su base religiosa da parte delle donne riguarda l’occupazione. In Romania si dichiara casalinga a tempo pieno oltre un terzo delle donne rom, riflettendo tradizionali ruoli di genere ma anche il ritiro dal mercato del lavoro. In Finlandia, pur non esistendo restrizioni per indossare simboli religiosi, donne rom e musulmane tendono ad essere più vulnerabili al sospetto e all’ostilità nei processi di reclutamento occupazionale.

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