Aiuti pubblici allo sviluppo in lieve calo

aprile 2018

Troppi Paesi donatori sono ancora lontani dall’obiettivo dello 0,7% del Reddito

Gli Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) da donatori ufficiali sono rimasti più o meno stabili nel 2017 a livello globale, per un ammontare complessivo di circa 130 miliardi di dollari, con una lieve diminuzione dello 0,6% rispetto al 2016. L’Unione europea e i suoi Stati membri continuano ad essere il principale fornitore mondiale, con un importo complessivo di 75,7 miliardi di euro nel 2017, cifra che equivale allo 0,50% del Reddito nazionale lordo dell’Ue.

È quanto emerge dai nuovi dati pubblicati dal Comitato Aiuto allo Sviluppo (Dac) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), secondo cui la lieve diminuzione è dovuta soprattutto al calo dei costi sostenuti per l’accoglienza dei rifugiati all’interno dei Paesi donatori. Contemporaneamente però, osserva l’Ocse, è cresciuta la quota di risorse destinate ai Paesi più poveri: gli aiuti bilaterali ai Paesi meno sviluppati (47 secondo l’Onu) sono aumentati del 4%, dopo diversi anni di calo; gli aiuti all’Africa sono aumentati del 3% e, al loro interno, gli aiuti all’Africa subsahariana hanno avuto un incremento del 3%.

«È bello vedere quote maggiori di denaro andare dove è più necessario, ma non è ancora abbastanza» ha dichiarato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, sottolineando come troppi Paesi donatori siano ancora molto indietro rispetto all’obiettivo dello 0,7% del Reddito nazionale lordo da destinare agli aiuti internazionali, definito per la prima volta addirittura nel 1970. Le nazioni ricche, infatti, nel 2017 hanno destinato agli aiuti solo lo 0,31% del loro reddito nazionale, quota in diminuzione rispetto allo 0,32% registrato nel 2016. Solo Svezia, Norvegia, Regno Unito, Lussemburgo e Danimarca hanno mantenuto i propri impegni nel 2017, mentre la Germania lo aveva fatto nel 2016 per poi retrocedere l’anno successivo causa soprattutto il calo della spesa nell’accoglienza dei rifugiati sul territorio nazionale.

L’Ue resta il principale donatore mondiale

Come osservato dalla Commissione europea in un comunicato emesso in occasione della pubblicazione dell’aggiornamento dell’Ocse, l’Ue e i suoi Stati membri sono stati costantemente alla guida degli sforzi globali per il finanziamento dello sviluppo e nel 2017 l’Aps collettivo dell’Ue ha costituito il 57% dell’aiuto globale.

Dal 2015, anno dell’adozione dell’agenda di azione di Addis Abeba e dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, gli aiuti collettivi dell’Ue sono cresciuti di 7,8 miliardi di euro, pari al 12%, mentre il rapporto tra Aps e Reddito nazionale lordo (Rnl) è aumentato del 6%. Nel 2016 l’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Ue ha raggiunto il livello più alto di sempre, per poi scendere del 2,4% nel 2017 con un rapporto Aps/Rnl allo 0,50%, in calo appunto rispetto allo 0,53% del 2016. Si tratta evidentemente di una quota ancor sempre inferiore allo 0,7% ma, sottolinea l’Ue, «significativamente superiore alla media dello 0,21% dei membri non Ue del Comitato per l’assistenza allo sviluppo».

La diminuzione dell’Aps collettivo dell’Ue nel 2017, ha spiegato la Commissione europea, dipende dalla riduzione dell’80% degli importi delle operazioni di sgravio dei debiti da parte degli Stati membri e da una diminuzione dell’8% dei costi per i rifugiati all’interno degli Stati membri stessi, costi scesi dagli 11,2 miliardi di euro nel 2016 ai 10,3 miliardi nel 2017.

Danimarca, Lussemburgo, Svezia e Regno Unito sono i 4 Paesi dell’Ue che hanno fornito lo 0,7% o più del loro Rnl nell’aiuto pubblico allo sviluppo nel 2017, anno in cui il rapporto Aps/Rnl è aumentato in 5 Stati membri dell’Ue, diminuito in 14 e rimasto stabile in 9. Considerando invece gli importi dell’aiuto, 12 Stati membri hanno aumentato il loro Aps di 2,4 miliardi di euro, mentre il calo degli altri 15 è stato pari a 3,4 miliardi.

«L’Ue e i suoi Stati membri continuano a fornire oltre la metà del totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo a livello globale, investendo in persone, istituzioni e società più forti, ma sono fortemente preoccupato per la diminuzione complessiva dell’assistenza allo sviluppo in tutto il mondo – ha dichiarato il commissario europeo per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica –. Per ottenere uno sviluppo sostenibile è necessario un impegno collettivo costante. Noi sappiamo che dobbiamo fare di più: in qualità di principale fornitore mondiale di Aps l’Ue deve dimostrare leadership e responsabilità».

Oxfam: «L’aiuto internazionale ristagna»

Il calo, seppur lieve, negli aiuti allo sviluppo registrato nel 2017 è «una cattiva notizia per la lotta alla povertà e alla disuguaglianza» sostiene in un comunicato l’organizzazione internazionale Oxfam, da decenni impegnata nel contrasto della povertà e delle disuguaglianze a livello mondiale.

«Lo 0,6% in meno può sembrare marginale, ma in realtà priva i Paesi in via di sviluppo delle risorse necessarie a garantire cure mediche gratuite universali a 10 milioni di persone. Negare questa àncora di salvezza è inaccettabile» ha detto Francesco Petrelli, di Oxfam Italia, aggiungendo: «Accogliamo con favore l’aumento degli aiuti destinati ai Paesi più poveri del mondo, un’inversione di tendenza rispetto al declino registrato fin dal 2010, ma che ancora rappresenta solo il 18% degli aiuti globali. C’è bisogno subito di interventi più ambiziosi a favore delle popolazioni più bisognose del pianeta».

Per quanto riguarda l’Italia, il cui volume di Aps è salito a 5,7 miliardi di dollari nel 2017 pari allo 0,29% del Rnl, «da alcuni anni si assiste a una tendenza positiva all’interno della quale esistono però dei limiti evidenti rispetto alla qualità e all’efficacia nell’utilizzo delle risorse» osserva Oxfam. L’incremento delle risorse destinate all’Africa, ad esempio, che superano i 400 milioni di euro nel 2017, è legato all’istituzione del “Fondo Africa”, finanziato nel 2016 con 200 milioni di euro che scenderanno nel 2018 e nel 2019 rispettivamente a 30 e a 50 milioni.

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