Una possibilità per influire sulle politiche dell’Ue

marzo 2018

È l’iniziativa dei cittadini, strumento già sostenuto da circa 9 milioni di europei

Un invito rivolto alla Commissione europea perché proponga un atto legislativo su questioni per le quali l’Ue ha la competenza di legiferare: è questa la definizione di un’iniziativa dei cittadini, che per essere presa inconsiderazione deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 28 Stati membri dell’Ue e raggiungere un numero minimo di firme per ciascuno dei 7 Paesi. Questo nuovo strumento, previsto dal trattato di Lisbona per consentire ai cittadini di influire sul programma di lavoro della Commissione, è disciplinato da norme e procedure contenute in un regolamento adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Ue nel febbraio 2011 ed entrato in vigore nel 2012. Da allora, si stima che 9 milioni di europei di tutti i 28 Stati membri abbiano sostenuto una di queste iniziative; quattro per ora hanno superato la soglia del milione di firme, mentre la Commissione si è impegnata a valutare e dare un seguito a tre di esse.

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Sono alcune delle informazioni contenute nella seconda Relazione sull’applicazione del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini, resa nota dalla Commissione europea il 28 marzo scorso. «Il fatto che 9 milioni di persone abbiano sostenuto un’iniziativa dei cittadini europei negli ultimi 6 anni mostra che questo strumento dell’Ue promuove la partecipazione e il dibattito oltre i confini nazionali, incidendo concretamente sulle politiche dell’Ue – ha dichiarato il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans –. Ma dobbiamo andare oltre: la nostra recente proposta di riforma renderà molto più agevole per i cittadini varare e sostenere nuove iniziative, consentendo altresì ai giovani a partire dall’età di 16 anni di avere voce in capitolo».

Iniziativa “dal basso” che può diventare legge dell’Ue

Un’iniziativa dei cittadini può essere promossa in qualsiasi settore in cui la Commissione può proporre un atto legislativo, come ambiente, agricoltura, trasporti o salute pubblica. Per lanciare un’iniziativa è necessario costituire un “comitato dei cittadini”, composto da almeno 7 cittadini dell’Ue residenti in almeno 7 Stati membri diversi. I membri del comitato devono aver raggiunto l’età alla quale i cittadini acquisiscono il diritto di voto per le elezioni al Parlamento europeo (18 anni in ogni Paese, salvo l’Austria dove ne bastano 16).

Le iniziative dei cittadini non possono essere gestite da organizzazioni, ma queste possono promuoverle o sostenerle, purché lo facciano in piena trasparenza.

Dopo la conferma della registrazione, gli organizzatori hanno a disposizione un anno per raccogliere le dichiarazioni di sostegno. Per sostenere un’iniziativa i cittadini devono compilare un apposito modulo di dichiarazione di sostegno messo a disposizione dagli organizzatori, su carta oppure online.

Quando un’iniziativa dei cittadini raccoglie un milione di firme la Commissione ne esamina attentamente il contenuto ed entro tre mesi dalla data in cui l’ha ricevuta: incontrerà gli organizzatori, per consentire loro di esporre le tematiche sollevate dall’iniziativa; questi potranno presentare la loro iniziativa in un’audizione pubblica al Parlamento europeo; la Commissione adotta una risposta formale in cui illustra le eventuali azioni che intende proporre a seguito dell’iniziativa. Tale risposta, che prende la forma di una comunicazione, è adottata dal Collegio dei commissari e pubblicata in tutte le lingue dell’Ue.

La Commissione non ha l’obbligo di proporre un atto legislativo a seguito di un’iniziativa, ma se lo fa avvia una normale procedura legislativa: la proposta viene sottoposta al legislatore (in genere il Parlamento europeo e il Consiglio, oppure in alcuni casi soltanto il Consiglio) e, se adottata, diventerà legge.

Iniziative in aumento e più efficaci

Finora sono state quattro le iniziative dei cittadini che hanno superato la soglia del milione di firme, osserva la Relazione spiegandone i risvolti. Tra queste la Commissione ha dato seguito attraverso azioni non legislative all’iniziativa “Stop Vivisection”, volta a eliminare la sperimentazione animale nell’Ue. In risposta all’iniziativa “Right2Water”, sul diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari e sul riconoscimento dei servizi idrici e igienico-sanitari come servizi pubblici fondamentali per tutti, nel febbraio scorso la Commissione ha proposto la revisione della direttiva sull’acqua potabile. In seguito all’iniziativa “Ban glyphosate and toxic pesticides”, sul divieto di utilizzare glifosato, riformare la procedura di approvazione dei pesticidi e fissare obiettivi europei di riduzione obbligatori sull’uso dei pesticidi, la Commissione ha annunciato una proposta legislativa intesa a migliorare la trasparenza delle valutazioni scientifiche e del processo decisionale.

Negli ultimi tre anni sono stati apportati miglioramenti non legislativi allo strumento e la Commissione Juncker ha adottato un approccio più politico: tutte le richieste di registrazione (prima di iniziare la raccolta delle firme) sono ora sottoposte al Collegio dei commissari e in alcuni casi sono concesse registrazioni parziali. Questi cambiamenti hanno comportato un aumento significativo del numero di iniziative delle quali è stata accettata la registrazione: circa il 90% delle iniziative proposte dall’aprile del 2015, rispetto al 60% di tutte le proposte del precedente periodo triennale.

Dopo la pubblicazione della prima Relazione nel marzo del 2015 sull’applicazione del regolamento relativo all’iniziativa dei cittadini, è stata avviata una revisione per migliorare l’efficacia dello strumento, anche per mezzo di una consultazione pubblica aperta. Il 13 settembre 2017 la Commissione ha quindi proposto un nuovo regolamento, che dovrà ora essere adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Questo nuovo atto dovrebbe rendere l’iniziativa dei cittadini «più accessibile, meno gravosa e più agevole per gli organizzatori così come per i sostenitori» sostiene la Commissione, che invita ad adottarlo entro la fine del 2018 affinché possa entrare in vigore nel gennaio del 2020.

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