Nuove proposte per l’equità sociale nell’Ue

marzo 2018

Un’Autorità europea del lavoro e garanzie nell’accesso alla protezione sociale


Garantire che le norme per le quali le persone possono vivere e lavorare nell’Unione europea siano note e applicate, dare seguito all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, favorire i diritti sociali e l’accesso alla protezione sociale, queste le priorità del pacchetto adottato nei giorni scorsi dalla Commissione europea e contenente alcune azioni per realizzare ulteriormente il pilastro europeo dei diritti sociali. «L’Europa è ormai in costante crescita e l’occupazione è in aumento, ma dobbiamo garantire che la crescita sia più inclusiva, a vantaggio di tutti» ha dichiarato presentando l’iniziativa il commissario europeo per l’Euro e il Dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, secondo il quale «un’Europa sociale più forte è un’Europa più sostenibile».

Il pacchetto prevede una proposta per l’istituzione di un’Autorità europea del lavoro, un’iniziativa per garantire l’accesso alla protezione sociale a tutti i lavoratori compresi gli autonomi e una comunicazione sul monitoraggio dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, che sarà collegata al semestre europeo di coordinamento delle politiche.

L’Autorità europea del lavoro

La proposta di un’Autorità europea del lavoro, che passerà ora all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio e che la Commissione auspica possa diventare operativa nel 2019, dovrebbe supportare cittadini, imprese e amministrazioni nazionali «a trarre il massimo beneficio dalla libertà di circolazione e a garantire un’equa mobilità del lavoro». Oggi sono circa 17 milioni i cittadini che vivono e/o lavorano in uno Stato membro dell’Ue diverso da quello di origine, un numero quasi raddoppiato nell’ultimo decennio osserva la Commissione. Per questo si ritiene utile l’istituzione di un’Autorità specifica, con un triplice obiettivo:

Fornire a cittadini e imprese informazioni su posti di lavoro, apprendistati, programmi di mobilità, assunzioni e corsi di formazione, e allo stesso tempo fornire indicazioni su diritti e obblighi connessi alla possibilità di vivere e lavorare in un altro Stato membro.

Sostenere la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere, aiutandole a garantire che le norme europee in materia di mobilità siano attuate efficacemente. Alcune norme attualmente in vigore, ad esempio quelle sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e sul distacco di lavoratori per la prestazione di servizi, saranno modificate e sarà importante accertarsi che possano essere applicate in modo equo, semplice ed efficace in tutti i settori economici.

Mettere a disposizione servizi di mediazione e agevolare la risoluzione di controversie transfrontaliere, ad esempio nei casi di ristrutturazione aziendale che interessano diversi Stati.

Per istituire rapidamente l’Autorità europea del lavoro, che sarà una nuova agenzia decentrata dell’Ue dopo una prima fase di lavoro a Bruxelles, la Commissione ha costituito un gruppo consultivo «composto dai portatori d’interessi principali con l’incarico di studiare gli aspetti pratici dell’attività futura».

Accesso alla protezione sociale

Al fine di adattare i sistemi di protezione sociale alle evoluzioni del mercato del lavoro, in cui attualmente quasi il 40% degli occupati non ha un contratto a tempo pieno e indeterminato o è un lavoratore autonomo, con conseguente scarsa o nulla assicurazione contro la disoccupazione o accesso ai diritti pensionistici, la Commissione ha presentato anche una raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale per tutti i lavoratori. La proposta prevede di: colmare i divari nella copertura formale, garantendo che i lavoratori subordinati e i lavoratori autonomi in condizioni paragonabili possano aderire ai corrispondenti sistemi di sicurezza sociale; offrire loro una copertura effettiva adeguata, in modo che possano far valere diritti a prestazioni adeguati; facilitare il trasferimento dei diritti a prestazioni di sicurezza sociale da un posto di lavoro all’altro; fornire ai lavoratori subordinati e autonomi informazioni sui loro diritti e obblighi in merito alle prestazioni di sicurezza sociale.

La Commissione ha poi avanzato alcune idee per rafforzare il monitoraggio dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, anche integrando le priorità del pilastro all’interno del semestre europeo di coordinamento delle politiche. È proposto ad esempio un esame dei risultati conseguiti in ambito sociale e in materia di occupazione utilizzando un nuovo quadro di valutazione della situazione sociale, «che riproduce le tendenze e le prestazioni degli Stati membri dell’Ue nei tre settori di principi del pilastro europeo dei diritti sociali».

Un «passo avanti» secondo i sindacati europei

«È un passo in avanti che accogliamo con favore» ha dichiarato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Luca Visentini, secondo il quale il nuovo pacchetto di equità sociale presentato dalla Commissione europea «dovrebbe apportare dei reali miglioramenti ai lavoratori e assicurare che i principi del pilastro europeo dei diritti sociali siano implementati attraverso misure vincolanti che fanno una differenza positiva nella vita delle persone». Secondo la Ces, infatti, un’Autorità europea del lavoro «è chiaramente necessaria per combattere le frodi sociali transfrontaliere», ma non deve essere un altro strumento del mercato interno: «Deve trattarsi di proteggere i lavoratori e rispettare i sistemi nazionali di relazioni industriali».

Anche la raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale è giudicata positivamente dai sindacati europei, perché «offre la speranza di un’adeguata protezione per tutti i lavoratori indipendentemente dal loro status professionale, dal tipo di contratto o dalla sua durata, compresi i liberi professionisti e i lavoratori autonomi». Tuttavia, osserva il segretario generale della Ces, nonostante il pacchetto offra «opportunità per ridurre le disuguaglianze e la precarietà, c’è ancora molto da fare per affrontare l’equità sociale da parte dell’Ue e degli Stati membri, con il pieno coinvolgimento di datori di lavoro e sindacati a tutti i livelli».

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