Combinare giustizia sociale ed efficienza economica

marzo 2018

Questione centrale del Vertice tra istituzioni dell’Ue e parti sociali europee

«L’economia continua a crescere oltre le aspettative, l’occupazione è in aumento e gli investimenti stanno riprendendo, ma la crescita economica ha poco senso se non comporta una migliore qualità della vita per i cittadini. Ho discusso con le parti sociali come combinare giustizia sociale ed efficienza economica in modo che la nostra qualità della vita, che è al centro delle politiche dell’Ue, continui a migliorare». Così il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha voluto ringraziare le parti sociali europee per il loro contributo «valido e costruttivo» al Vertice sociale trilaterale europeo, svoltosi il 21 marzo scorso a Bruxelles alla vigilia dell’incontro del Consiglio europeo. Il Vertice sociale è il forum di dialogo tra le istituzioni dell’Ue e le parti sociali europee, costituite dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces) e dalle organizzazioni di rappresentanza degli imprenditori, anche delle piccole e medie imprese, e delle aziende pubbliche. Centrato sulla necessità di “Portare avanti il pilastro europeo dei diritti sociali”, questo Vertice sociale di primavera ha focalizzato il dibattuto su tre tematiche prioritarie: rafforzare l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e l’equità sociale nel quadro finanziario pluriennale; le sfide e le opportunità per l’occupazione e il dialogo sociale derivanti dalle nuove forme di lavoro; la convergenza economica e sociale per rafforzare la crescita e la resilienza.

Mentre il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha auspicato l’impegno degli Stati membri e delle parti sociali a tutti i livelli per svolgere un ruolo chiave nell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, la presidenza di turno bulgara dell’Ue ha sottolineato l’importanza della coesione sociale e la necessità di rendere tangibili per tutti i risultati della crescita economica. In rappresentanza dei datori di lavoro, la presidente di BusinessEurope Emma Marcegaglia ha dichiarato che «il 2017 è stato un anno positivo per l’economia, ma l’attuazione delle riforme nazionali continua a rimanere indietro». Il presidente dell’associazione delle piccole e medie imprese europee (Ueapme), Ulrike Rabmer-Koller, ha invece osservato che «la crescita ha perso slancio, soprattutto nel settore delle costruzioni e dei servizi, cosa che potrebbe essere un primo segnale di carenza di manodopera in alcune qualifiche specifiche», così a suo avviso la prossima generazione di programmi europei dovrebbe concentrarsi sulla crescita e la competitività sostenendo le Pmi «per raggiungere la digitalizzazione e l’ecologizzazione delle loro attività».

Ces: mantenere le promesse su diritti e lavoro

«Il pilastro europeo dei diritti sociali contiene molti impegni importanti, ma ha valore nel ricostruire la fiducia delle persone solo se è l’inizio di migliori diritti e condizioni di lavoro, attuati dall’Ue, dagli Stati membri, dai datori di lavoro e dai sindacati» ha dichiarato al Vertice sociale trilaterale il segretario generale della Ces, Luca Visentini, secondo il quale «niente è più sicuro di ira tra i cittadini che le promesse non mantenute. Tutti i leader hanno la responsabilità di garantire che il pilastro dei diritti sociali apporti miglioramenti reali nella vita dei lavoratori». La Ces ha quindi affermato nuovamente la necessità di «fermare l’austerità, di aumentare gli investimenti pubblici e privati per creare posti di lavoro di alta qualità di cui l’Europa ha bisogno, per sostenere un aumento significativo della domanda interna attraverso aumenti salariali e convergenza salariale verso l’alto e per affrontare le disuguaglianze e l’esclusione sociale attraverso un’attuazione ambiziosa ed efficace del pilastro europeo dei diritti sociali».

Il segretario generale ha osservato come la disoccupazione sia ancora troppo alta, la maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati siano precari e scarsamente protetti, mentre l’esclusione sociale e le disuguaglianze nel mercato del lavoro e nella società stiano danneggiando la fiducia delle persone e alimentando il populismo e i sentimenti anti-europei.

Apprezzando il recente «cambiamento nell’approccio politico dell’Ue», che riconosce la necessità di politiche macroeconomiche più progressiste anche attraverso il sostegno agli investimenti nelle persone e ad aumenti salariali in linea con inflazione e produttività, Visentini ha sollecitato interventi concreti: «Ora è il momento di trasformare questa nuova narrativa in realtà, includendo questi elementi nelle raccomandazioni specifiche per Paese a maggio e assicurandosi che il Quadro di valutazione sociale che accompagna il pilastro sociale diventi una base per un semestre europeo più sociale. Per ottenere ciò, le voci dei ministri del Lavoro dovrebbero essere più ascoltate dai ministri delle Finanze, e le politiche economiche e sociali dovrebbero andare di pari passo, invece di rimanere separate o addirittura in conflitto tra loro».

Aggiornare il piano dell’Ue per l’economia e il mercato del lavoro

A questo scopo la Ces ritiene «molto importante» il ruolo che possono svolgere le parti sociali, «ma abbiamo bisogno che la Commissione e gli Stati membri si impegnino maggiormente per migliorare il nostro coinvolgimento nel semestre, in particolare a livello nazionale». L’Europa ha bisogno di un piano per l’economia e il mercato del lavoro adatto ad affrontare le sfide dell’industria 4.0, della digitalizzazione e dell’automazione, del cambiamento climatico e del passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio, della globalizzazione e di un commercio libero ma sostenibile, sostiene la Confederazione europea dei sindacati: «Occorre attuare politiche coerenti, in particolare per i settori industriale ed energetico. La nostra produzione e i nostri posti di lavoro devono essere protetti dal dumping, nel rispetto delle regole di un’economia aperta e della concorrenza globale».

La Ces ribadisce inoltre la richiesta di una politica industriale europea e di trasformare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in un Fondo europeo per la transizione, «ampliandone la portata, rendendolo meno burocratico e più facilmente accessibile, modificando il suo ruolo per gestire il processo di ristrutturazione invece di intervenire con un approccio puramente compensativo dopo che il danno è stato fatto».

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