Manovre per il controllo delle migrazioni verso l’Ue

febbraio 2018

Nuova operazione Frontex, mentre calano arrivi, domande d’asilo…e diritti

Il 1° febbraio ha preso il via una nuova operazione congiunta nel Mediterraneo centrale lanciata da Frontex, l’Agenzia europea delle guardie costiere e di frontiera. Themis, questo il nome dell’operazione che sostituisce Triton lanciata nel 2014, come la precedente è finalizzata ad assistere l’Italia nelle attività di controllo alle frontiere, continuando dunque a includere la ricerca e il soccorso come componenti centrali. Tuttavia, comunica Frontex, «allo stesso tempo la nuova operazione avrà un focus maggiore sulle forze dell’ordine». Infatti, spiega ancora l’Agenzia, l’area operativa di Themis coprirà il Mar Mediterraneo centrale nelle acque interessate dai flussi migratori provenienti da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania: «L’operazione Themis rispecchierà meglio i modelli mutevoli della migrazione, così come il crimine transfrontaliero. Frontex aiuterà inoltre l’Italia a rintracciare attività criminali, come il contrabbando di stupefacenti attraverso l’Adriatico». Inoltre, l’operazione includerà un lavoro di intelligence e «altre misure volte a individuare i combattenti stranieri e altre minacce terroristiche alle frontiere esterne» hanno dichiarato i responsabili di Frontex, precisando che nell’ambito dell’operazione l’Agenzia europea delle guardie costiere e di frontiera continuerà la sua presenza nei punti di crisi in Italia, assistendo le autorità nazionali nella registrazione dei migranti. Così come le navi Frontex «continueranno le operazioni di ricerca e soccorso collaborando con i centri di coordinamento del soccorso marittimo responsabile». Nel corso del 2017 Frontex comunica di aver assistito il salvataggio di 38.000 persone in mare in Italia, Grecia e Spagna.

La grande novità dell’operazione Themis rispetto alla precedente, introdotta anche per le pressioni delle autorità italiane, sta nel fatto che mentre con Triton tutte le imbarcazioni erano tenute a condurre nei porti italiani i profughi soccorsi, con Themis e la sua diversa area d’azione i migranti potranno essere condotti anche in altri Paesi mediterranei quali Grecia, Spagna, Malta o ricondotti in Libia da cui giungono in prevalenza.

Diminuiscono le domande d’asilo nell’Ue

Intanto i dati pubblicati dall’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) mostrano una diminuzione significativa delle domande di asilo presentate nei Paesi dell’Ue nel corso del 2017, con un calo del 43% rispetto al 2016. Diminuzione notevole rispetto ai due anni precedenti, ma il totale di 706.913 domande presentate nel 2017 è ancora superiore al numero di quelle del 2014, a dimostrazione che l’afflusso relativo all’asilo nell’Ue è rimasto considerevole. L’Easo, che ha pubblicato i dati sulle nuove tendenze in materia di asilo nell’Ue all’interno di un nuovo portale web interattivo potenziato, osserva come nell’insieme dell’Ue le domande mensili sono rimaste stabili per tutto l’anno, con lievi variazioni tra le 49.042 di dicembre e le 66.443 di marzo, a differenza degli anni precedenti in cui il numero maggiore di domande durante l’estate era stato molto più visibile.

Circa 55.000 domande, pari all’8% del totale, sono state presentate da persone che avevano già presentato una domanda in precedenza nello stesso Paese dell’Ue, mentre almeno il 3,5% di tutte le domande ha riguardato minori non accompagnati (circa 24.000).

Accolte meno della metà delle richieste

Per il quinto anno consecutivo è stata la Siria con oltre 98.000 domande il Paese d’origine più comune dei richiedenti protezione: nonostante una diminuzione considerevole rispetto al 2016, i siriani che hanno presentato domanda di protezione nell’Ue sono stati almeno il doppio di qualsiasi altra cittadinanza. Seguono iracheni, afghani e nigeriani che hanno presentato oltre 40.000 domande ciascuno. Queste quattro nazionalità hanno rappresentato una domanda su tre di quelle presentate nell’Ue nel 2017. Tra i primi dieci Paesi d’origine ci sono anche Pakistan, Eritrea, Albania, Bangladesh, Guinea e Iran. Di queste dieci cittadinanze, solo i cittadini del Bangladesh e della Guinea hanno presentato nell’Ue più domande nel 2017 rispetto al 2016.

A fine 2017 erano 462.532 le domande in attesa di una decisione in prima istanza, dato che corrisponde alla metà circa del numero di casi pendenti alla fine del 2016, questo per un maggior numero di decisioni di primo grado emesse nel 2017 rispetto alle domande presentate. Sono invece leggermente diminuite in assoluto (-13%) le decisioni in prima istanza (981.615), ma si è trattato comunque del secondo più alto numero di decisioni di primo grado mai emesse a livello europeo da quando è iniziata la raccolta dati nel 2008. Complessivamente nell’Ue lo scorso anno è stato positivo il 40% delle decisioni in prima istanza, con un tasso di riconoscimento inferiore di 17 punti percentuali rispetto al 2016, «diminuzione che riflette l’effetto combinato di un maggior numero di decisioni emesse su casi con tassi di riconoscimento relativamente più bassi (Afghanistan, Nigeria e Pakistan) e la concomitante diminuzione del numero di decisioni emesse su cittadini siriani ed eritrei, che sono caratterizzate da tassi di riconoscimento più elevati» spiega l’Ufficio europeo per l’asilo.

Arrivi in calo, ma a che prezzo?

In calo anche gli arrivi di migranti via mare attraverso il Mediterraneo, secondo i dati forniti dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Dopo il numero record di oltre un milione di persone nel 2015, si è passati ai 362.753 del 2016 scendendo ulteriormente ai 172.301 del 2017. I poco più di 7.000 arrivi registrati a gennaio di quest’anno (di cui circa la metà in Italia e i restanti in Spagna e Grecia) mostrano una sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno, confermando dunque per ora una stabilizzazione verso la generale riduzione dei flussi. Un calo però dovuto principalmente agli accordi tra Italia e Ue con la Libia del 2017 che hanno avuto conseguenze disastrose in materia di diritti umani, come denunciato recentemente dal Commissario Onu per i diritti umani.

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