Clima: tradurre gli obiettivi in azioni concrete

novembre 2017

La COP23 in corso a Bonn deve definire l’attuazione dell’accordo di Parigi

È probabile che il 2017 sarà uno dei tre anni più caldi registrati finora, con molti eventi ad alto impatto tra cui uragani catastrofici e inondazioni, debilitanti onde di calore e siccità. Il quinquennio 2013-2017 è il più caldo mai rilevato. Gli indicatori a lungo termine dei cambiamenti climatici, come l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica, la crescita del livello del mare e l’acidificazione dell’oceano, proseguono ormai senza sosta, mentre la copertura del ghiaccio marittimo artico resta sotto la media e la quantità di ghiaccio marino antartico ha toccato un record minimo. L’allarme è stato lanciato all’apertura della 23a Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP23), in corso a Bonn dal 6 al 17 novembre, dall’Organizzazione mondiale meteorologica (World Meteorological Organization – Wmo), secondo cui «molti di questi eventi rappresentano il segno di avvertimento del cambiamento climatico causato da una maggiore concentrazione di gas a effetto serra dalle attività umane».

Tutti questi risultati, ha dichiarato la segretaria esecutiva delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico Patricia Espinosa, «sottolineano i crescenti rischi per le persone, le economie e la vita sulla Terra se non riusciamo a seguire gli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Dall’accordo di Parigi alla conferenza di Bonn

Due anni fa infatti, nel dicembre 2015, i rappresentanti di 197 Paesi hanno adottato un accordo sul cambiamento climatico, primo accordo mondiale sul clima giuridicamente vincolante. L’accordo di Parigi definisce un piano d’azione globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici, limitando il riscaldamento globale a meno di 2° C rispetto ai livelli preindustriali e perseguendo sforzi per limitare l’incremento della temperatura a 1,5° C. L’accordo è entrato in vigore poco più di un anno fa, il 4 novembre 2016, superando la soglia giuridica per la sua efficacia. Dei 197 Paesi firmatari 169 hanno finora ratificato l’accordo.

Secondo l’accordo le linee guida per l’attuazione degli impegni sottoscritti devono essere adottate entro il 2018 (COP24 di Katowice, in Polonia), così che i governi abbiano tempo di attuare le misure nazionali per rendere l’accordo operativo dal 2020, come concordato a Parigi. Nel corso della COP23 di Bonn deve quindi essere concordata una prima bozza negoziale contenente le diverse opzioni in discussione su tutti gli elementi chiave.

L’impegno dell’Ue a favore del clima

Auspicando che la Conferenza di Bonn dimostri i progressi realizzati per l’attuazione dell’accordo di Parigi, l’Ue comunica quanto fatto per mettere a punto il quadro legislativo necessario per realizzare il proprio obiettivo di Parigi, cioè ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030. Ad esempio la revisione del sistema di scambio delle quote di emissione per il periodo successivo al 2020, fissando obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 anche nei settori non compresi nel sistema, quali i trasporti, l’edilizia e l’agricoltura e integrando l’uso del suolo, i cambiamenti di uso del suolo e la silvicoltura nel quadro giuridico europeo in materia di azione per il clima.

L’8 novembre la Commissione europea ha poi presentato un pacchetto per la mobilità pulita, con proposte per facilitare la transizione dell’Ue verso un’economia e una mobilità a basse emissioni di carbonio. L’Ue conferma inoltre il proprio impegno per l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno a livello mondiale entro il 2020 e fino al 2025 per finanziare l’azione per il clima nei Paesi in via di sviluppo e di continuare ad aumentare i finanziamenti destinati all’adattamento ai cambiamenti climatici: 20,2 i miliardi di euro spesi nel 2016 dall’Ue per azioni sul clima, con un aumento di oltre il 10% rispetto ai 17,6 miliardi del 2015.

«È giunto il momento di tradurre le ambizioni e gli obiettivi dell’Ue in azioni concrete e di accelerarne l’attuazione. La COP23 rappresenta un’occasione cruciale per verificare il livello della nostra preparazione rispetto al completamento del programma di Parigi entro il 2018» ha dichiarato Arias Cañete, commissario europeo per l’Azione per il clima e l’energia.

Legambiente: rafforzare la leadership europea

Gli attuali impegni di riduzione delle  emissioni al 2030, però, «sono inadeguati a mantenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, tantomeno entro 1,5°C. Si marcia pericolosamente oltre i 3°C», sostiene Legambiente citando il recente Emissions Gap Report dell’Unep. A Bonn «deve quindi essere definita una chiara roadmap per il processo  che nei prossimi mesi dovrà portare alla definizione dei criteri per rendere operativi gli obiettivi dell’Accordo di Parigi» auspica l’organizzazione ambientalista.

Di positivo c’è il fatto che la decisione del presidente statunitense, Donald Trump, di abbandonare l’accordo di Parigi ha avuto l’effetto di ridare slancio all’accordo, isolando l’amministrazione Usa sia a livello nazionale che internazionale: i leader mondiali, a partire da Europa e Cina, hanno ribadito che l’accordo di Parigi è irreversibile e non rinegoziabile, mentre negli Usa è nata un’Alleanza per il clima con oltre 2.500 tra Stati, città, imprese nazionali e multinazionali, università e college che hanno confermato gli impegni assunti a Parigi, bypassando così le decisioni dell’Amministrazione federale.

«Serve ora un segnale forte dell’Europa» chiede Legambiente, secondo cui l’Ue deve dimostrare con i fatti la sua leadership globale rivendicata in questi mesi, rafforzando la sua azione climatica domestica: «L’Europa deve aumentare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni al 55% per contribuire a mantenere la temperatura globale al di sotto dei 2°C ed almeno al 58% per cercare di limitarne l’aumento non oltre l’1,5°C. Obiettivo ambizioso ma possibile. In Europa abbiamo tutte le condizioni per poter centrare almeno l’obiettivo del 55% entro il 2030. L’attuale trend di riduzione è già del 30% al 2020. Rivedere l’attuale impegno del 40% è pertanto possibile, senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea».

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