Un reddito minimo contro la povertà

ottobre 2017

separatismiL’invito ai Paesi dell’Ue giunge da una risoluzione del Parlamento europeo

Con una risoluzione approvata a larga maggioranza il 24 ottobre scorso il Parlamento europeo ha affermato l’importanza di misure di reddito minimo quali strumenti per contrastare la povertà nell’Unione europea. Le cause e la durata della povertà e dell’esclusione sociale non dipendono dalla volontà delle persone che si trovano in queste condizioni, bensì «costituiscono violazioni della dignità umana e dei diritti umani fondamentali» ha affermato l’Europarlamento, sottolineando che si tratta di problemi che «devono essere affrontati in maniera collettiva». Per questo la risoluzione invita tutti gli Stati membri dell’Ue a «introdurre regimi di reddito minimo adeguati», accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro per chi può lavorare e programmi d’istruzione e formazione, «al fine di sostenere le famiglie con redditi insufficienti e garantire loro un tenore di vita decoroso». Secondo il Parlamento europeo, il reddito minimo dovrebbe rappresentare «l’ultima rete di protezione sociale e consistere in un sostegno finanziario adeguato, oltre che in un accesso garantito a servizi di qualità e politiche attive del lavoro, quale modo efficace per combattere la povertà e assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti». Il diritto all’assistenza sociale è un diritto fondamentale, ha ricordato l’Europarlamento, e regimi di reddito minimo adeguati «sostengono la piena partecipazione alla società e garantiscono l’autonomia durante tutto l’arco della vita».

Situazione sociale preoccupante

La risoluzione europarlamentare ritiene importante l’introduzione di sistemi di reddito minimo alla luce della situazione sociale che caratterizza i Paesi dell’Ue: 119 milioni di persone, cioè circa un quarto della popolazione totale, sono a rischio di povertà ed esclusione sociale; persistenti ed elevati tassi di disoccupazione, soprattutto nel caso dei giovani, si rilevano in vari Stati membri; alcuni gruppi, quali i bambini, le donne, i disoccupati, le famiglie monoparentali o le persone con disabilità, sono particolarmente vulnerabili alla povertà, alle privazioni e all’esclusione sociale; l’elevata disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza continuano a essere le principali fonti di preoccupazione in vari Stati membri; l’impatto della crisi è stato generalmente più grave tra i soggetti a più basso reddito, incrementando le disparità all’interno delle società europee che non sono solo dannose per la coesione sociale, ma ostacolano anche la crescita economica sostenibile; i senzatetto rappresentano la forma più estrema di povertà e di privazione e sono aumentati negli ultimi anni in quasi tutti gli Stati membri, in generale in quelli più colpiti dalla crisi, così circa 4 milioni di persone nell’Ue vivono senza fissa dimora ogni anno, oltre 10,5 milioni di famiglie soffrono in modo grave della mancanza di un alloggio e 22,3 milioni di famiglie spendono oltre il 40% del reddito disponibile per l’alloggio.

Alla luce di ciò, sostiene l’Europarlamento, è necessario integrare la prevenzione e la lotta alla povertà e all’esclusione in tutte le politiche pertinenti, con la garanzia di accesso universale ai servizi pubblici, a un’occupazione dignitosa e a un reddito che permetta di vivere dignitosamente.

Serve coordinamento a livello europeo

L’offerta e la gestione dei sistemi di sicurezza sociale sono settori di competenza degli Stati membri, che l’Ue coordina ma non armonizza, osserva il Parlamento europeo segnalando come esistano già in 26 Stati membri forme di sostegno al reddito ma con notevoli differenze a livello europeo in termini di trattamento delle politiche, «dal momento che il diritto a una vita dignitosa non è considerato un diritto universale e soggettivo in tutti gli Stati membri».

Così, il mancato utilizzo dei sussidi raggiunge livelli elevati e manca coordinamento tra sostegno al reddito, politiche attive del mercato del lavoro e servizi sociali, mentre solo in alcuni casi i regimi di reddito minimo riescono a far uscire le persone dalla povertà e alcune persone più vulnerabili, quali i senzatetto, riscontrano difficoltà ad accedervi.

Tutto ciò a fronte del fatto che, sottolinea l’Europarlamento, «la garanzia di un reddito minimo adeguato a coloro che non dispongono di risorse sufficienti per un livello di vita dignitoso, nonché la partecipazione a misure di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro, e la salvaguardia dell’accesso al lavoro e alla motivazione a cercare lavoro sono disposizioni comprese nel pilastro europeo dei diritti sociali».

Non assistenza ma accompagnamento alla vita attiva

Secondo l’Europarlamento, regimi di reddito minimo andrebbero considerati congiuntamente al diritto a servizi pubblici e sociali universali e dovrebbero garantire che la dipendenza dai servizi sociali non si perpetui. Tali regimi dovrebbero infatti essere integrati in un approccio strategico orientato all’inclusione e all’integrazione sociale, che preveda sia politiche generali sia misure mirate in materia di alloggi, assistenza sanitaria, istruzione e formazione, servizi sociali e altri servizi di interesse generale, che aiutino le persone a combattere la povertà, fornendo nel contempo un sostegno personalizzato, nonché assistenza nell’accesso al mercato del lavoro per chi può lavorare. Il Parlamento europeo ritiene che «il reale obiettivo dei regimi di reddito minimo non sia semplicemente assistere, ma soprattutto accompagnare i beneficiari nel passaggio da situazioni di esclusione sociale a una vita attiva, evitando così una dipendenza a lungo termine».

Il reddito minimo dovrebbe quindi essere considerato temporaneo ed essere sempre accompagnato da politiche attive di inclusione nel mercato del lavoro, sostiene l’Europarlamento, chiedendo alla Commissione una valutazione d’impatto dei regimi di reddito minimo e agli Stati membri di garantire la piena partecipazione di tutte le parti interessate, le parti sociali e le organizzazioni della società civile, alla definizione, attuazione e monitoraggio delle politiche e dei programmi di reddito minimo.

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