Povertà: la società civile chiede una strategia

luglio 2017

La Rete europea anti-povertà evidenzia il fallimento delle politiche attuate finora

L’obiettivo di ridurre il numero di poveri nell’Ue di almeno 20 milioni prefissato dalla strategia Europa 2020 è miseramente fallito: una persona su quattro nell’Ue è in condizioni di povertà e di esclusione sociale; il numero delle persone a rischio di povertà è aumentato di 4,8 milioni dall’avvio della strategia; la persistenza del rischio di povertà è salita dall’8,7% al 10,9% e la percentuale di lavoratori poveri è aumentata dall’8,6% al 9,5%. «Se l’Ue non recupera un “cuore sociale” sarà sempre più difficile ottenere il sostegno dei cittadini. Deve essere sviluppata una visione positiva dell’Europa sociale, con proposte concrete e un’efficace strategia per combattere la povertà» hanno ammonito i partecipanti alla Conferenza annuale dell’European anti-poverty network (Eapn), la rete europea anti-povertà costituita da 31 networks nazionali e 13 grandi organizzazioni europee, che ha fatto un bilancio delle politiche anti-povertà in Europa avanzando alcune proposte concrete.

Secondo l’Eapn l’Ue ha bisogno di una chiara strategia contro la povertà sostenuta dai finanziamenti europei. L’agenda europea deve basarsi su chiari obiettivi per offrire un’ambiziosa visione sociale, sostenibile e democratica. L’Agenda 2030, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg dell’Onu) e il pilastro europeo dei diritti sociali devono essere opportunità in questo senso, ma avranno bisogno di un’attuazione concreta e un ruolo chiave per la società civile.

Promuovere un nuovo modello di sviluppo

L’Ue si trova ad affrontare un punto di svolta, sostiene la Rete europea anti-povertà: «Deve promuovere un nuovo modello di sviluppo che riconosca le cause strutturali della povertà, piuttosto che incolpare i poveri. Questo deve basarsi sui diritti umani, la partecipazione e una più equa redistribuzione del potere, del reddito e della ricchezza».

Secondo l’Eapn è necessario investire in una strategia integrata personalizzata basata sull’integrazione attiva delle persone, anche in ottica preventiva, attraverso le garanzie di accesso a un reddito minimo e una protezione sociale adeguati, a servizi e lavori di qualità. «Nessuno deve essere lasciato indietro: l’eguale accesso a questi diritti è essenziale per tutti i gruppi sociali», con strategie mirate per gruppi specifici particolarmente a rischio di esclusione.

Tutto ciò è possibile solo attraverso un monitoraggio partecipativo a livello nazionale delle strategie anti-povertà legate alla strategia europea, con il pieno coinvolgimento delle Ong e delle persone che vivono la povertà, a livello nazionale, regionale e locale.

Ma secondo l’Eapn un presupposto fondamentale per una strategia anti-povertà è rendere obbligatori i diritti sociali e garantirne l’accesso integrato al fine di assicurare un impatto reale sulla povertà per tutti i gruppi.

Una simile strategia potrebbe necessitare di cambiamenti del Trattato, mentre il bilancio dell’Ue dovrebbe aumentare il finanziamento diretto alle organizzazioni per combattere la povertà, sviluppando una linea di bilancio significativa nel contesto del prossimo quadro finanziario pluriennale per sostenere iniziative anti-povertà che coinvolgano Ong e attori locali.

Un’ambiziosa visione sociale, sostenibile e democratica per l’Ue

La Rete europea anti-povertà ritiene che debba esserci un chiaro riconoscimento del fallimento degli attuali meccanismi, così da non ripetere gli errori del passato.

«Un coerente approccio sociale, economico e ambientale deve mettere le reali esigenze e il benessere dei cittadini al centro, contribuendo così ad un’Europa sociale e sostenibile. Ciò comporterà però uno spostamento del modello economico lontano dall’austerità» sostengono i membri dell’Eapn, secondo cui «il “sociale” non è una dimensione, ma deve essere un obiettivo fondamentale. Le politiche economiche sono uno strumento per raggiungere questo obiettivo».

La valutazione partecipativa di impatto sociale/povertà è poi cruciale per prevenire politiche economiche negative che generano più povertà, osserva l’Eapn, invitando l’Ue a dare maggiore importanza alla promozione di una ridistribuzione più equa e di investimenti sociali in Welfare per ridurre la disuguaglianza e la povertà.

«L’Ue deve essere più ambiziosa e concreta nel proteggere i propri cittadini – auspica il network europeo – ad esempio attraverso l’Unione europea del benessere, una direttiva quadro sul reddito minimo, le garanzie europee per il salario minimo e sulla spesa minima di protezione sociale».

Secondo l’Eapn la progettazione, il monitoraggio e l’attuazione delle politiche anti-povertà devono avvenire attraverso un approccio di partenariato e devono coinvolgere le organizzazioni della società civile che lavorano con le persone in povertà.

Il quadro post 2020 avrà ancora bisogno di obiettivi misurabili concreti, compreso l’obiettivo di riduzione della povertà e sub-obiettivi per i gruppi con livelli di povertà elevati, nonché indicatori comuni e un monitoraggio efficace sulle responsabilità.

La Rete europea sottolinea poi che «i diritti sociali non sono solo i posti di lavoro» e che il pilastro sociale deve rafforzare l’attenzione sulla qualità dell’occupazione e sull’adeguatezza della protezione sociale, dei servizi di qualità e delle cure. È anche necessaria una chiarificazione sul significato di “convergenza”: l’obiettivo principale deve essere quello di ridurre il divario tra e all’interno degli Stati membri, aumentando le norme sociali e riducendo la povertà e le disuguaglianze, così da combattere attivamente il dumping sociale.

Infine un’annotazione importante dell’Eapn in tempi di immigrazione: «Questa visione non può essere rivolta solo ai “cittadini legali”, ma comprende anche tutte le persone residenti che hanno fatto dell’Ue casa loro, per qualunque motivo. Un approccio accogliente che deve garantire i diritti delle persone quindi, non solo dei cittadini».

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