Una Dichiarazione sindacale sul futuro dell’Europa

giugno 2017

L’impegno dei sindacati europei espresso alla Mid-Term Conference della Ces

Dieci anni dopo l’inizio della crisi l’Europa si sta lentamente riprendendo, ma lo shock derivante dalla crisi e dal sostanziale fallimento politico ha portato nell’ultimo anno ad una generale riflessione sul futuro dell’Ue. Le istituzioni europee stanno ora liberando fondi per investimenti, parlando di aumenti salariali e della spesa pubblica. La Commissione europea ha avviato dibattiti su un Pilastro europeo dei diritti sociali, sulla dimensione sociale dell’Ue, su una globalizzazione più giusta e sul futuro dell’Unione economica e monetaria. Nel 60° anniversario del Trattato di Roma, poi, i governi dell’Ue si sono impegnati per un’Europa che promuova il progresso economico e sociale.

«Oggi possiamo affermare che la Confederazione europea dei sindacati ha svolto un ruolo cruciale nello spingere le istituzioni dell’Ue a cambiare il loro approccio» si legge nella Dichiarazione di Roma, adottata dal Comitato esecutivo allargato straordinario della Ces durante la Conferenza di metà mandato svoltasi a Roma nei giorni 29-31 maggio scorsi.

«Ma l’austerità non è morta» ammonisce la Ces, osservando come restino ancora molte sfide difficili da affrontare: il Patto di stabilità e crescita, ad esempio, impedisce a molti Paesi di investire in migliori servizi pubblici, posti di lavoro e crescita; il terzo accordo concluso tra la Grecia e i suoi creditori dimostra che le politiche neoliberiste stanno ancora danneggiando le vite dei lavoratori; la crescita della falsa auto-occupazione, del lavoro temporaneo o part-time e precario rappresentano il lato oscuro della disoccupazione che diminuisce lentamente.

«Ora è il momento di rafforzare le nostre richieste a favore dei lavoratori» sostengono i sindacati europei nella loro Dichiarazione, indicando le loro priorità per il futuro dell’Europa.

Le priorità sindacali per l’Europa

Al fine di rispondere alle esigenze e alle aspettative dei lavoratori con soluzioni concrete i sindacati europei dichiarano di voler agire per:

Investimenti per una crescita sostenibile e per la creazione di posti di lavoro e servizi pubblici di qualità.

Aumento dei salari e convergenza salariale, attraverso una più forte contrattazione collettiva, il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori.

Transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, una digitalizzazione e un’automazione sostenibili, una globalizzazione equa, un programma commerciale progressivo.

Un’Europa più sociale e diritti sociali più forti, attraverso un forte Pilastro europeo dei diritti sociali, che renda la vita migliore per i lavoratori, e un Protocollo di progresso sociale.

Azioni volte a combattere il dumping sociale e dei salari e ottenere parità di trattamento e di integrazione, attraverso una mobilità equa e una migrazione in un mercato interno giusto.

Porre fine all’austerità dei salari

«Siamo convinti che l’aumento dei salari non sia solo una questione di giustizia sociale, ma anche per sostenere la domanda interna e la crescita economica» dichiara la Ces, spiegando che i salari sono una questione di negoziazione tra le parti sociali e che quindi si debba «lavorare sui datori di lavoro per convincerli dei benefici di una migliore retribuzione e di una maggiore copertura collettiva». Anche le istituzioni hanno però «un ruolo essenziale da svolgere per porre fine all’austerità dei salari e alle interferenze nelle pratiche di contrattazione collettiva», pertanto osserva la Ces «ci aspettiamo che i salari e le contrattazioni collettive, il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori siano obiettivi fondamentali nell’attuazione del Pilastro dei diritti sociali».

Pilastro europeo dei diritti sociali

L’istituzione di un Pilastro europeo dei diritti sociali rappresenta, secondo la Ces, «un passo fondamentale verso un’Europa più giusta e per riparare l’ultimo decennio di austerità e attacchi ai diritti dei lavoratori e alla coesione sociale». Ma, sostengono i sindacati europei, servono «proposte che funzionino, che soddisfino le aspettative e i bisogni dei lavoratori e forniscano risultati concreti». Ad esempio norme chiare per assicurare l’accesso universale e l’adeguatezza dei sistemi di protezione sociale, ridurre la precarietà sul lavoro e promuovere la creazione di posti di lavoro di qualità. Inoltre, si legge nella Dichiarazione della Ces, «il conseguimento dei diritti deve essere al centro del semestre europeo e la governance economica europea deve diventare una “governance economica e sociale”, con diritti sociali e libertà economiche aventi lo stesso livello di importanza».

Mobilità e migrazione

La Ces dichiara di non accettare più le quotidiane morti di migranti e la mancanza di responsabilità e solidarietà mostrata dalla maggioranza degli Stati membri dell’Ue nei confronti dei migranti e dei rifugiati. «È tempo per l’Europa di occuparsi dei rifugiati e dei migranti, sia per motivi umanitari che per interessi economici e sociali a lungo termine» sostiene la Ces, sottolineando che ciò deve essere fatto «soddisfacendo le esigenze dei migranti, dei cittadini nativi e dei lavoratori». I veri nemici, affermano i sindacati europei, sono «la concorrenza sleale tra i lavoratori, la disoccupazione e l’esclusione sociale, il dumping sociale e i bassi salari», per questo deve essere costruita «una mobilità e una migrazione equa, offrendo a tutti l’opportunità di lavoro di qualità, la piena parità di trattamento, l’integrazione e l’inclusione nel mercato del lavoro e nella società».

La Dichiarazione di Roma della Ces si conclude con l’impegno dei sindacati europei a «cooperare con tutti coloro che vogliono costruire un’Unione europea migliore, sociale e più giusta per il futuro dei lavoratori e di tutti i suoi cittadini».

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