Il punto dell’Ue sulle migrazioni

giugno 2017

Presentate le Relazioni sull’attuazione dell’Agenda europea sulla migrazione

«Due anni dopo il varo dell’Agenda europea sulla migrazione i nostri sforzi congiunti per gestire i flussi migratori iniziano a dare frutti. Permangono però i fattori alla base della migrazione verso l’Europa e la tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo». Il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, ha così commentato le Relazioni presentate il 13 giugno scorso relative ai progressi compiuti nell’attuazione delle misure previste dall’Agenda europea sulla migrazione per stabilizzare i flussi e gestire meglio le frontiere esterne dell’Ue. La Commissione ha però esortato gli Stati membri che ancora non lo hanno fatto a rispettare i loro obblighi giuridici e contribuire equamente alla ricollocazione di profughi e rifugiati. L’Unione europea è «fondata sulla solidarietà e la condivisione di responsabilità, valori che si applicano a tutte le nostre politiche e la migrazione non è un’eccezione. Non possiamo abbandonare e non abbandoneremo gli Stati membri che hanno una frontiera esterna», mentre l’attuazione delle decisioni del Consiglio sulla ricollocazione «è un obbligo giuridico, non una scelta» ha sottolineato il commissario europeo per la Migrazione, gli Affari interni e la Cittadinanza, Dimitris Avramopoulos.

Ricollocazioni e reinsediamenti

Nei primi sei mesi del 2017 sono stati ricollocati tra i Paesi dell’Ue quasi 10.300 richiedenti protezione, il quintuplo rispetto allo stesso periodo del 2016. Il numero totale delle ricollocazioni è così salito a 20.869, di cui 13.973 dalla Grecia e 6.896 dall’Italia. La Commissione stima che entro il prossimo settembre sia possibile ricollocare tutti gli aventi diritto (attualmente circa 11.000 registrati in Grecia e circa 2.000 in Italia), mentre sono in attesa di registrazione gli arrivi del 2016 e 2017. Tuttavia le decisioni del Consiglio sulla ricollocazione sono applicabili a tutti coloro che arrivino in Grecia o in Italia fino al 26 settembre 2017, per cui molti altri aventi diritto dovranno poi «essere ricollocati in tempi ragionevoli».

Nei confronti di Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, che hanno violato gli obblighi giuridici sulla ricollocazione sanciti dal Consiglio e gli impegni nei confronti di Grecia, Italia e altri Stati membri, la Commissione ha avviato procedimenti di infrazione.

Per quanto riguarda i reinsediamenti, invece, finora sono stati effettuati quasi i tre quarti (16.419) dei 22.504 concordati nel 2015. I reinsediamenti nell’ambito della dichiarazione Ue-Turchia hanno interessato finora 6.254 persone.

Risultati dell’accordo Ue-Turchia

Ad oltre un anno di distanza dall’adozione della dichiarazione UE-Turchia il numero di attraversamenti quotidiani dalla Turchia verso le isole greche si attesta a circa 50 e complessivamente gli arrivi sono diminuiti del 97%, con un numero complessivo di migranti rimpatriati pari a 1.798. Nella sua Relazione di bilancio la Commissione osserva però che «per aumentare i rimpatri e migliorare le condizioni di accoglienza sono necessari ulteriori sforzi da parte delle autorità greche, delle agenzie dell’Ue e degli Stati membri».

Attualmente oltre 600.000 rifugiati in Turchia sono sostenuti dalla rete di sicurezza sociale di emergenza con il sostegno finanziario dell’Ue e, secondo le stime, il numero dei siriani assistiti attraverso trasferimenti diretti di denaro dovrebbe raggiungere 1,3 milioni di persone.

Primo bilancio del partenariato sulla migrazione

A un anno dall’avvio del quadro di partenariato sulla migrazione la Commissione europea ritiene che i Paesi partner africani si siano attivati per affrontare meglio il problema della migrazione irregolare e lottare contro le reti di trafficanti.

Dopo l’adozione della comunicazione congiunta sulla migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale e della dichiarazione di Malta, nota la Commissione, «le iniziative riguardanti la rotta migratoria del Mediterraneo centrale si sono intensificate». Si è così sviluppata una «cooperazione più efficiente con i Paesi partner e con partner internazionali» quali l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Secondo la Commissione, però, il coordinamento deve essere intensificato per migliorare i risultati, soprattutto rispetto alla riduzione del numero degli arrivi irregolari di migranti nell’Ue e l’attuazione di rimpatri e riammissioni.

I maggiori progressi, si legge nella Relazione sul partenariato, si sono registrati con i cinque Paesi africani prioritari: Etiopia, Mali, Niger, Nigeria e Senegal. In Niger ad esempio, sottolinea la Commissione, i controlli alle frontiere e la lotta contro la tratta di esseri umani sono stati rafforzati e hanno portato all’arresto dei trafficanti e a un aumento significativo dei rimpatri volontari assistiti. In generale la Commissione ritiene che la cooperazione con i Paesi partner si sia intensificata anche per la presenza di funzionari di collegamento europei per la migrazione in 12 Paesi.

Per agevolare i rimpatri e le riammissioni dei migranti irregolari sono state adottate misure specifiche, «ma su questo fronte occorre accelerare gli interventi» ha osservato la Commissione, mentre la cooperazione sulla gestione della migrazione è stata rafforzata con un insieme più ampio di Paesi, in Africa settentrionale e occidentale e in Asia.

Per rispondere alla crisi in corso lungo la rotta del Mediterraneo centrale, invece, l’Ue ha intensificato la sua collaborazione con i partner dell’Africa settentrionale, in particolare con la Libia. È stato approvato un pacchetto di 90 milioni di euro nel quadro del Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa al fine di rafforzare la protezione e la resilienza dei migranti e dei rifugiati (anche di quelli ospitati nei centri) e delle comunità di accoglienza in Libia. Per affrontare il problema dei flussi migratori irregolari diretti verso nord, infine, l’Ue ha aumentato l’interazione con i vicini subsahariani della Libia.

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