Schengen: controlli possibili per altri sei mesi

maggio 2017

Alle frontiere interne di Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia

La Commissione europea ha raccomandato al Consiglio di prolungare per altri sei mesi i controlli temporanei attualmente in vigore presso alcune frontiere interne allo spazio Schengen in Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. La decisione è stata presa come «misura precauzionale e in attesa che siano messe in atto soluzioni alternative» sostiene la Commissione, che ricorda come si tratti dell’ultimo prolungamento possibile e che quindi i controlli dovranno essere aboliti entro sei mesi. Inoltre in questo periodo, come nei precedenti, dovranno essere effettuati solo controlli «mirati e limitati», mentre i cinque Stati membri sono invitati a utilizzare sempre più «misure alternative che possano garantire lo stesso livello di sicurezza, ad esempio controlli di polizia proporzionati nelle zone di frontiera e lungo le principali vie di trasporto». Illustrando l’iniziativa il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha dichiarato: «I nostri sforzi congiunti hanno rafforzato le frontiere esterne dell’Ue, rendendole più sicure. Collaborando possiamo godere al tempo stesso di sicurezza e libertà di movimento. Ciò significa che entro sei mesi verrà ripristinato il pieno funzionamento dello spazio Schengen senza controlli alle frontiere interne».

Alla base i flussi migratori nei Balcani occidentali

Nel 2015 alcuni Stati membri dell’Ue decisero di ripristinare i controlli temporanei alle frontiere in seguito all’aumento senza precedenti di flussi di migranti verso l’Ue e dei conseguenti importanti movimenti secondari all’interno dell’area Schengen.

Le carenze nella gestione delle frontiere esterne in quel periodo da parte della Grecia e l’elevato numero di migranti e richiedenti asilo non registrati presenti in territorio greco, che avrebbero potuto spostarsi irregolarmente in altri Stati membri, avevano creato circostanze eccezionali che mettevano a rischio il funzionamento generale dello spazio Schengen. Tali circostanze portarono all’avvio di una procedura di salvaguardia prevista dall’articolo 29 del codice frontiere Schengen e all’adozione da parte del Consiglio, il 12 maggio 2016, di una raccomandazione volta a mantenere per sei mesi controlli temporanei proporzionati presso alcune frontiere interne in cinque Paesi particolarmente interessati dai flussi, quali Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Norvegia. In particolare: in Austria lungo i confini con Ungheria e Slovenia; in Germania al confine con l’Austria; in Danimarca sul confine con la Germania e nei porti dove giungono i traghetti provenienti dalla Germania stessa; in Svezia nei porti delle regioni sud e ovest e al ponte di Öresund; in Norvegia nei porti che prevedono collegamenti con Danimarca, Germania e Svezia.

La persistenza delle «circostanze eccezionali» ha poi determinato due successive proroghe di tre mesi nei controlli alle frontiere nel novembre 2016 e nel febbraio scorso, fino a quest’ultima decisione di prolungare i controlli per altri sei mesi.

Miglioramenti non sufficienti

La Commissione ritiene infatti che sei mesi siano sufficienti per completare il percorso avviato nell’ultimo anno in termini di miglioramento della sicurezza delle frontiere esterne dell’Ue e limitazione della migrazione irregolare.

Il numero di arrivi di migranti attraverso il confine esterno greco continua ad essere basso: dopo gli accordi Ue-Turchia del marzo 2016 si è registrata una diminuzione del 97%. Così come procede l’attuazione dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, operativa da ottobre 2016, anche se servono altri sforzi per renderla pienamente efficiente.

Dal marzo scorso sta gradualmente rientrando in Grecia l’applicazione delle regole di Dublino sull’asilo, ma permane nel Paese un numero significativo di migranti irregolari e richiedenti asilo (circa 60.000), mentre hotspot e campi di accoglienza restano sovraffollati anche per i ritardi nell’applicazione dei programmi europei di ricollocamento e reinsediamento. Alcuni Stati membri lungo la cosiddetta rotta dei Balcani occidentali continuano poi ad adottare misure per ridurre al minimo i flussi migratori e a costruire recinzioni e barriere di confine.

Pertanto la situazione generale, pur in miglioramento, rimane fragile e gli Stati membri interessati restano esposti al «rischio relativo di movimenti irregolari» osserva la Commissione, secondo cui servono ulteriori sforzi per stabilizzare la situazione.

Possibili controlli di polizia nelle zone di confine

Questa raccomandazione è legata solo alle circostanze eccezionali derivanti dal contesto della crisi migratoria e di rifugiati e alle carenze individuate nella gestione delle frontiere esterne da parte della Grecia. Pertanto non riguarda eventuali controlli su altre rotte migratorie, ad esempio nel Mediterraneo centrale. Tuttavia, spiega la Commissione, tutti gli Stati membri (compresi i cinque in questione) hanno la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in caso di altre «gravi minacce per l’ordine pubblico o la sicurezza interna». Uno Stato Schengen può infatti reintrodurre controlli temporanei di frontiera per un periodo massimo di due mesi nei casi che richiedono un’azione immediata (art. 28) e un massimo di sei mesi in caso di eventi prevedibili (art. 25).

Come dimostrano i recenti attacchi terroristici a Berlino, Stoccolma e Parigi, poi, è evidente che negli ultimi anni sono sorte nuove sfide per la sicurezza, per cui la Commissione sta valutando se le attuali misure siano o meno sufficienti.

Senza reintrodurre i controlli alle frontiere è però possibile in caso di necessità intensificare i controlli di polizia nelle zone di confine, come consiglia la Commissione, che si differenziano dai primi sulla base di disposizioni specifiche in relazione all’intensità e alla frequenza dei controlli. Vari Stati membri Schengen hanno utilizzato negli ultimi anni questi controlli intensificati di polizia nelle zone di frontiera per diversi motivi di sicurezza: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Francia, Italia, Slovenia e Svizzera.

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