Prospettive economiche positive per l’Ue

maggio 2017

Pubblicate dalla Commissione europea le Previsioni economiche di primavera

L’economia dell’Unione europea è entrata nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri e che dovrebbe proseguire anche quest’anno e il prossimo. È quanto sostiene la Commissione europea nelle sue Previsioni economiche di primavera pubblicate nei giorni scorsi.

Per la zona euro è prevista una crescita del Pil dell’1,7% nel 2017 e dell’1,8% nel 2018 (confermando sostanzialmente le previsioni d’inverno), mentre per l’intera Ue la crescita del Pil dovrebbe rimanere stabile all’1,9% per entrambi gli anni (era dell’1,8% nelle previsioni d’inverno).

Inflazione e conti pubblici

L’inflazione è cresciuta negli ultimi mesi soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio; ma quella “di fondo”, che non tiene conto dei prezzi volatili dei prodotti energetici e dei prodotti alimentari non lavorati, è rimasta stabile e al di sotto della media a lungo termine. La Commissione prevede un tasso d’inflazione dell’1,6% quest’anno nella zona euro, con un notevole aumento rispetto allo 0,2% del 2016, mentre nel 2018 dovrebbe diminuire leggermente all’1,3%.

I consumi privati hanno raggiunto nel 2016 il livello più elevato degli ultimi 10 anni, ma dovrebbero diminuire nell’anno in corso data l’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie.

È prevista poi un’espansione degli investimenti, che però «continuano a risentire delle modeste prospettive di crescita e della necessità di ridurre l’indebitamento in alcuni settori». Tuttavia «una serie di fattori depone a favore di una graduale ripresa».

I rapporti disavanzo/Pil e debito/Pil dovrebbero entrambi ridursi nel 2017 e nel 2018, sia nella zona euro che nell’Ue. Nella zona euro si prevede che il rapporto deficit/Pil passi dall’1,5% del 2016 all’1,4% nel 2017 e all’1,3% nel 2018, mentre nell’Ue dovrebbe scendere dall’1,7% all’1,6% quest’anno e all’1,5% nel 2018. Il rapporto debito/Pil dovrebbe passare nella zona euro dal 91,3% del 2016 al 90,3% nel 2017 e all’89% nel 2018, mentre nell’Ue è previsto un calo dall’85,1% del 2016 all’84,8% nel 2017 e all’83,6% nel 2018.

Mercato del lavoro in miglioramento

Anche le condizioni del mercato del lavoro hanno continuano a migliorare, secondo la Commissione, mostrando un’occupazione in crescita e una diminuzione della disoccupazione, che però resta elevata in vari Paesi.

Negli ultimi tre anni l’occupazione è aumentata in modo più significativo della crescita economica. Nell’area dell’euro e nell’Ue, infatti, è cresciuta rispettivamente dell’1,4% e dell’1,3%, facendo registrare nel 2016 le migliori prestazioni negli ultimi otto anni.

Si prevede che l’occupazione continui ad espandersi «a un ritmo solido» anche nel 2017 e nel 2018: per l’area dell’euro è prevista una crescita occupazionale dell’1,2% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018, mentre nell’Ue si prevede una decelerazione allo 0,9% nel 2017 e nel 2018 dopo l’1,3% del 2016, riflettendo il forte rallentamento della creazione di posti di lavoro nel Regno Unito e in Polonia.

In generale comunque la forza lavoro dovrebbe continuare e crescere di circa lo 0,5% all’anno nella zona euro e nell’Ue nel 2017 e 2018, incremento che rispecchia soprattutto i maggiori tassi di partecipazione per le donne e gli anziani, gli effetti positivi del graduale ingresso dei migranti nella forza lavoro e gli effetti incoraggianti sui lavoratori derivanti dal miglioramento della situazione generale del mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere nella zona euro al 9,4% nel 2017 e all’8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall’inizio del 2009, mentre per l’intera Ue è prevista una diminuzione all’8% nel 2017 e al 7,7% nel 2018, livello minimo dal 2008. Per quanto riguarda i giovani i tassi restano elevati ma comunque in calo: nel febbraio scorso erano del 19,4% nella zona euro e del 17,3% nell’Ue, i più bassi rispettivamente dall’inizio del 2009 e dalla fine del 2008. In diminuzione, pur ancora lontano dai livelli pre-crisi, anche la disoccupazione di lunga durata (due anni o più).

Nonostante questi miglioramenti, i tassi di disoccupazione non sono però ancora tornati ai livelli pre-crisi, mentre i dati sulle ore lavorate dai dipendenti (inferiori del 4% rispetto ai livelli pre-crisi) e sulla sottoutilizzazione (ad es. il part time involontario) evidenziano il permanere di problemi non trascurabili all’interno del mercato del lavoro. Lo spostamento occupazionale verso settori con una quota più elevata di contratti a tempo parziale, come ad esempio i servizi, può spiegare questa tendenza.

Il contesto globale

A livello mondiale, osserva il Rapporto della Commissione, l’economia ha registrato un’accelerazione alla fine del 2016 e all’inizio del 2017, grazie alla ripresa della crescita in varie economie avanzate ed emergenti. Così, escludendo l’Ue, la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 3,7% quest’anno e al 3,9% nel 2018, rispetto al 3,2% del 2016.

Sulle prospettive economiche tuttavia, nota la Commissione, l’incertezza resta elevata. I rischi esterni sono legati, ad esempio, alla futura politica economica e commerciale degli Stati Uniti e, più in generale, alle tensioni geopolitiche. Altri rischi di revisione al ribasso delle previsioni economiche riguardano l’aggiustamento economico della Cina, lo stato di salute del settore bancario in Europa e i prossimi negoziati con il Regno Unito relativi all’uscita del Paese dall’Ue.

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