Necessario governare la globalizzazione

maggio 2017

La Commissione riconosce i danni derivanti dall’assenza di politiche incisive

«Gestire la globalizzazione, plasmare il mondo in senso migliore, promuovere standard e valori elevati al di fuori dell’Europa, proteggere i cittadini europei dalle pratiche sleali, rendere le società europee resilienti e le economie più competitive»: queste le priorità della Commissione europea espresse in un documento di riflessione sulla gestione della globalizzazione, pubblicato il 10 maggio. Il documento fa parte di una serie di riflessioni (come quella sulla dimensione sociale dell’Europa) che seguono il Libro bianco sul futuro dell’Europa presentato il 1° marzo scorso, che delinea le principali sfide e opportunità per l’Ue nei prossimi dieci anni.

«La globalizzazione nel complesso fa bene all’economia europea, ma, se i benefici non sono ripartiti equamente e in modo più omogeneo, non apporta niente ai nostri cittadini. L’Europa deve contribuire a riscrivere le regole a livello mondiale, affinché il libero commercio sia anche un commercio equo. Affinché la globalizzazione diventi sostenibile e crei benessere per tutti» ha spiegato il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, presentando il documento.

Un dato di fatto

La globalizzazione è un dato di fatto. La diffusione del web e l’espansione delle economie emergenti hanno accelerato gli scambi globali trasformandone la natura. «La maggior parte dei prodotti non viene più ottenuta in un unico Paese, ma è “di produzione mondiale” in quanto incorpora materie prime, componenti, tecnologie e servizi provenienti da diversi Paesi e continenti» osserva la Commissione.

Il commercio rappresenta oggi quasi la metà del Pil mondiale, rispetto a meno del 20% degli anni ‘70. Si stima inoltre che il valore dell’economia dei dati salirà entro il 2020 a 739 miliardi di euro, pari al 4% del Pil dell’Ue, cioè più del doppio rispetto al valore attuale. Al tempo stesso, sottolinea la Commissione, aumentano le sfide legate alla globalizzazione: flussi migratori senza precedenti, minacce terroristiche, crisi finanziarie, pandemie, cambiamenti climatici ecc.: «Nemmeno i Paesi più grandi e ricchi riescono più ad affrontare da soli le loro sfide».

Effetti positivi

«Un mondo più connesso è fonte di nuove opportunità» si legge del documento, che nota come le esportazioni dell’Ue nel 2016 abbiano raggiunto un valore di 1.746 miliardi di euro, che ogni miliardo di euro di esportazioni sostiene 14.000 posti di lavoro e che oltre l’80% degli esportatori europei è costituito da Pmi. Inoltre, disporre di fattori di produzione meno costosi e di nuove tecnologie importate dall’estero rende le imprese più competitive, dal momento che l’80% delle importazioni dell’Ue consiste in materie prime, beni strumentali e componenti necessari al funzionamento dell’economia europea. Le importazioni permettono poi ai consumatori europei una maggiore scelta e prezzi più bassi: «Contrariamente alle generazioni precedenti, ora la maggior parte degli europei ha accesso a smartphone, computer, capi di abbigliamento, generi alimentari, cure mediche e trasporti a prezzi ragionevoli» sottolinea il documento, ricordando come la globalizzazione abbia avuto effetti positivi in tutto il mondo, ad esempio in termini di riduzione della povertà attraverso gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

Conseguenze negative

«Il fatto che altri Paesi non condividano gli standard europei di vita, sociali, ambientali, fiscali e di altra natura significa che le imprese possono sfruttare queste differenze per conseguire un vantaggio competitivo», cosa che, osserva la Commissione, ha determinato la chiusura di fabbriche, la perdita di posti di lavoro o la pressione al ribasso delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro. Inoltre, imprese e governi di vari Paesi extra europei hanno adottato pratiche commerciali sleali, mentre le grandi imprese possono sfruttare le lacune delle norme internazionali per trasferire gli utili e non pagare le tasse nel Paese in cui producono e vendono.

Si tratta di strategie connesse alla globalizzazione che «alimentano l’ingiustizia e la sensazione che l’integrazione globale sia vantaggiosa solo per le imprese più grandi e i cittadini più abbienti». Così, anche se in Europa le disuguaglianze sono inferiori al resto del mondo, l’1% più ricco della popolazione europea detiene ben il 27% della ricchezza totale.

La globalizzazione va perciò governata e orientata, sostiene la Commissione: «Se non si continueranno a prendere misure attive, vi è il rischio che la globalizzazione aggravi l’effetto dei progressi tecnologici e della recente crisi economica e contribuisca ad accentuare ulteriormente le disuguaglianze e la polarizzazione sociale».

Ces: «Meglio tardi che mai»

«La Commissione europea ha impiegato molto tempo per riconoscere che la globalizzazione deve essere più giusta. Meglio tardi che mai!» ha dichiarato Liina Carr, segretaria confederale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), ricordando come i sindacati europei abbiano da tempo richiesto una distribuzione più equa dei vantaggi della globalizzazione.

«La risposta alla globalizzazione non è chiudere i confini – alle merci o alle persone – ma applicare regole che impediscano una corsa al ribasso per salari, condizioni di lavoro, dumping sociale e sfruttamento, e alle imprese multinazionali di aggirare le norme fiscali e del lavoro» sostiene la Ces, concludendo: «Il documento di riflessione contiene buoni propositi e un riconoscimento generale che la globalizzazione nella sua forma attuale sta creando disuguaglianze inaccettabili. Serve però maggior chiarezza su come queste proposte saranno attuate, per questo saremo attivi affinché la Commissione rispetti i propri impegni».

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