Tentativi per promuovere l’Europa sociale

aprile 2017

Due iniziative della Commissione europea presentate lo scorso 26 aprile

Come confermato dalla Dichiarazione di Roma adottata il 25 marzo scorso, le istituzioni dell’Ue sottolineano l’importanza di «un’Europa sociale forte che favorisca il progresso economico e sociale». Così, pur rispettando la diversità dei sistemi nazionali e il ruolo fondamentale delle parti sociali, insistono sull’importanza della coesione e della convergenza all’interno dell’Ue, per rispondere individualmente e collettivamente alle sfide comuni.

Al fine di promuovere l’Europa sociale, la Commissione europea ha reso note nei giorni scorsi due importanti iniziative. Il varo del Pilastro europeo dei diritti sociali, «per progredire verso mercati del lavoro e sistemi previdenziali più equi, più efficienti e a prova di futuro e sostenere una rinnovata convergenza verso condizioni di vita e di lavoro migliori», e l’avvio della discussione sulla dimensione sociale dell’Unione, «opportuna e fondamentale in un momento in cui l’Europa a 27 riflette su come impostare il suo futuro».

pilastro

Pilastro europeo dei diritti sociali

Il pilastro europeo dei diritti sociali è stato presentato il 26 aprile in due forme giuridiche: una raccomandazione della Commissione e una proposta di proclamazione congiunta di Parlamento, Consiglio e Commissione stessa. Su tali basi la Commissione avvierà le discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio per assicurare al pilastro un ampio sostegno politico. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. Nelle intenzioni della Commissione, esso è destinato a «servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa». Il pilastro ribadisce alcuni diritti già presenti nell’acquis comunitario e nelle normative internazionali, integrandoli in modo da tener conto delle nuove realtà. È concepito principalmente per la zona euro ma è applicabile a tutti gli Stati membri dell’Ue che desiderino aderirvi.

I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione e inclusione sociali. Essi pongono l’accento sulle modalità per affrontare i nuovi sviluppi nel mondo del lavoro e nella società al fine di realizzare la promessa, contenuta nei trattati, di «un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale». Spetterà a Stati membri, istituzioni dell’Ue, parti sociali e altri soggetti interessati assicurare il rispetto dei principi e dei diritti definiti nel pilastro, mentre saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi. «Ove necessario, la legislazione europea vigente sarà aggiornata, integrata e applicata più efficacemente» osserva la Commissione.

CES: bene il pilastro, ma servono proposte concrete

Secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), serve un forte pilastro europeo dei diritti sociali: «È giunto il momento per l’Ue di mostrare che si preoccupa dei cittadini. Il pilastro comprende proposte che sono già in ritardo. Ci mobiliteremo contro coloro che vogliono soffocarlo alla nascita. Siamo pronti ad avviare consultazioni e dialogo sociale per una corretta attuazione dei principi contenuti nel pilastro e invitiamo le organizzazioni dei datori di lavoro a impegnarsi allo stesso modo». La Ces ritiene che il pilastro debba essere aperto a tutta l’Ue e non solo all’Eurozona, per questo invita tutti gli Stati membri dell’Ue ad aderirvi. Pur considerando i principi contenuti nel pilastro «in gran parte positivi», i sindacati europei si attendono dalla Commissione «passi avanti per un vero e proprio processo di convergenza verso l’alto», che migliori concretamente le condizioni dei lavoratori in Europa.

La Ces esprime disaccordo su alcuni contenuti del pilastro, quali la promozione del lavoro autonomo e l’auto-imprenditorialità come panacea per la disoccupazione, o l’interpretazione della direttiva sull’orario di lavoro, ma in generale apprezza che la Commissione stia prendendo in considerazione la necessità di una migliore attuazione della legislazione e dei diritti sociali esistenti in Europa, per questo la sollecita a «presentare rapidamente proposte».

Riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa

Dopo aver avviato la discussione sul futuro dell’Europa con il Libro bianco presentato il 1° marzo scorso, sempre il 26 aprile la Commissione ha pubblicato un documento che intende avviare un processo di riflessione con cittadini, parti sociali, istituzioni dell’Ue e governi degli Stati membri sulla dimensione sociale dell’Europa da qui al 2025.

Tre le opzioni proposte per il futuro sociale dell’Ue, che rispecchiano le argomentazioni ricorrenti emerse nel corso del dibattito pubblico:

Limitare la dimensione sociale alla libera circolazione: opzione con cui l’Ue manterrebbe in vigore le norme sulla circolazione delle persone, come quelle relative ai diritti di sicurezza sociale dei cittadini mobili, al distacco dei lavoratori, all’assistenza sanitaria transfrontaliera e al riconoscimento dei diplomi, ma non vi sarebbero più standard minimi riguardanti, ad esempio, la sicurezza e la salute dei lavoratori, i tempi di lavoro e di riposo o i congedi di maternità/paternità. Inoltre l’Europa non promuoverebbe più lo scambio di buone prassi in materia di istruzione, sanità, cultura e sport.

Europa sociale a più velocità: gruppi di Paesi potrebbero decidere di fare collettivamente di più in ambito sociale. Ad esempio i Paesi dell’euro o qualsiasi altra configurazione di Paesi membri, concentrandosi su alcune questioni.

I 27 approfondiscono insieme la dimensione sociale dell’Europa: pur con un centro di gravità per gli interventi sociali che rimarrebbe ai livelli nazionali e locali, l’Ue potrebbe dare ulteriore sostegno all’azione degli Stati membri; oltre a fissare standard minimi, la normativa europea potrebbe armonizzare pienamente i diritti dei cittadini in determinati settori, per concentrarsi sulla convergenza dei risultati sociali.

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