Maggior impegno dell’Ue per ridurre i rifiuti alimentari

aprile 2017

Lo chiede l’Europarlamento: riduzioni del 30% entro il 2025 e 50% entro il 2030

Nei Paesi dell’Unione europea si stima che ogni anno vengano sprecate 88 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, circa 173 chilogrammi a persona, per un costo associato stimato in circa 143 miliardi di euro annui. Due terzi di questi derivano dai rifiuti alimentari domestici.

A livello mondiale, circa un terzo degli alimenti prodotti viene perduto o sprecato nel percorso dal produttore agricolo al consumatore. Questo si ripercuote sull’economia, la società e l’ambiente. Lo spreco alimentare costa globalmente circa 940 miliardi di dollari all’anno, causando insicurezza e malnutrizione. Inoltre, circa un quarto dell’acqua destinata all’agricoltura è consumata per produrre cibo che poi finirà sprecato e diventerà rifiuto da smaltire. Oltre a consumare preziose risorse, questo spreco di cibo è responsabile di circa l’8% delle emissioni globali di gas a effetto serra.

L’Unione europea, essendo una delle comunità più ricche e prospere del mondo, ha un dovere morale e politico nel ridurre l’enorme quantità di cibo sprecato ogni anno, anche perché mentre il 20% del cibo prodotto nell’Ue viene perso o sprecato, circa 55 milioni di cittadini in Europa non possono permettersi un’alimentazione adeguata.

Per queste ragioni il Parlamento europeo ha affrontato a più riprese il problema e ha recentemente approvato, in commissione Ambiente, una relazione in cui si chiede all’Ue e i suoi Stati membri di intensificare gli sforzi per ridurre i rifiuti alimentari. Tale relazione, approvata all’unanimità, sarà votata dall’Aula durante la sessione plenaria che si terrà nei giorni 15-18 maggio prossimi a Strasburgo.

Proposte per diminuire gli sprechi alimentari

Mentre nei Paesi in via di sviluppo la maggior parte dello spreco alimentare avviene nelle fasi iniziali, a causa della mancanza di tecnologie agricole avanzate, sistemi di trasporto efficienti, infrastrutture e impianti di stoccaggio sicuri, nei Paesi industrializzati lo spreco si concentra soprattutto nelle fasi finali, cioè nella distribuzione e nel consumo. Secondo gli esperti, la riduzione del 30% dei rifiuti alimentari da parte dei consumatori nei Paesi sviluppati potrebbe salvaguardare circa 400.000 chilometri quadrati di terreno agricolo entro il 2030.

Gli eurodeputati hanno presentato una serie di misure possibili per ridurre della metà gli sprechi di cibo nell’Ue entro il 2030. La Commissione europea è invitata a rimuovere le restrizioni esistenti sulle donazioni di cibo e si ritiene necessaria una soluzione per la confusione creata con le etichettature.

«Ci sono sprechi in ogni fase della filiera alimentare e del consumo – ha spiegato la relatrice Biljana Borzan –. Ciò significa che non può esserci un unico regolamento, una regolamentazione ottimale che l’Ue possa imporre per risolvere il problema. Attualmente ci sono 52 atti comunitari che hanno un certo impatto, positivo o negativo, sui rifiuti alimentari. Abbiamo bisogno di una risposta politica coordinata a livello europeo che tenga conto non solo delle politiche sui rifiuti, la sicurezza dei prodotti alimentari e l’informazione, ma anche di economia, ricerca e innovazione, ambiente, agricoltura, istruzione e società».

Secondo il Parlamento europeo, le autorità nazionali devono istruire i consumatori nella comprensione delle diciture “Da consumarsi preferibilmente entro il” e “Da consumarsi entro il” presenti sulle confezioni dei prodotti alimentari, così da evitare di buttare tra i rifiuti alimenti ancora commestibili. La Commissione europea dovrebbe invece proporre una modifica della direttiva Iva al fine di autorizzare l’esenzione fiscale per le donazioni di cibo.

Ridurre i rifiuti, non solo alimentari

Gli eurodeputati invitano i Paesi dell’Ue a raggiungere tagli dei rifiuti alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, ribadendo l’obiettivo fissato nella proposta legislativa sui rifiuti di ogni genere votata a marzo dall’Europarlamento. Proposta secondo cui la quota di rifiuti da riciclare dovrebbe salire al 70% entro il 2030 rispetto all’attuale 44%.

Anche se la gestione dei rifiuti nell’Ue è notevolmente migliorata negli ultimi decenni, sottolinea l’Europarlamento, quasi un terzo dei rifiuti urbani è ancora in discarica e meno della metà viene riciclato o compostato, con ampie variazioni tra Stati membri. Ad esempio, nel 2014 Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia non hanno portato praticamente nessun rifiuto urbano in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno disperso ancora oltre tre quarti dei loro rifiuti urbani.

Migliorare la gestione dei rifiuti, osserva il Parlamento europeo, potrebbe invece offrire vantaggi per l’ambiente, il clima, la salute umana e l’economia: «Dobbiamo adottare un modello circolare di sviluppo che mantiene i materiali e il loro valore in circolazione, l’unica soluzione in grado di far coesistere sostenibilità e crescita economica. Riutilizzo, riciclaggio e recupero stanno diventando le parole chiave intorno alle quali deve essere creato un nuovo paradigma per promuovere la sostenibilità, l’innovazione e la competitività, in modo che i rifiuti cessino di essere un problema e diventino una risorsa».

Meno sprechi: vantaggi economici ed ambientali

Anche la Commissione è impegnata in iniziative di sensibilizzazione sulla necessità di limitare gli sprechi alimentari, illustrate in una sezione dedicata all’interno del suo portale web. Ad esempio fornisce ai cittadini alcuni suggerimenti per ridurre gli sprechi, risparmiare denaro e proteggere l’ambiente: pianificare la spesa; controllare le date di scadenza degli alimenti; pensare all’incidenza dello spreco alimentare sull’economia familiare; verificare il buono stato e l’efficienza energetica del frigorifero; conservare gli alimenti secondo le indicazioni fornite sugli imballaggi; far girare gli alimenti in dispensa e frigorifero in modo da portare in avanti quelli più vecchi; consumare gli avanzi; utilizzare in modo utile il congelamento dei cibi; trasformare gli avanzi in concime per le piante.

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