L’Europa che vogliamo

marzo 2017

Appello di 237 organizzazioni sociali e sindacali europee ai leader dell’Ue

«Oggi l’Unione europea è l’iniziativa di pace più grande e di maggior successo del nostro tempo (…), ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia: molto resta ancora da fare per costruire un mondo sostenibile per le generazioni attuali e future. Pur avendo registrato molti progressi, siamo entrati in un’era in cui i valori al cuore dell’Europa – la democrazia e la partecipazione, l’uguaglianza e la giustizia sociale, la solidarietà e la sostenibilità, il rispetto per lo stato di diritto e dei diritti umani – sono indeboliti». Inizia così un appello comune firmato da 237 organizzazioni della società civile europea e dalla Confederazione europea dei sindacati, rivolto ai leader europei in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, «importante occasione per fare il punto su quanto lontano è arrivata l’Europa e quanto si debba ancora fare per offrire un futuro sostenibile e prospero per tutti».

Fiducia in declino, i cittadini cercano benessere

Le organizzazioni sociali e sindacali europee osservano come attualmente i cittadini stiano «mettendo in discussione la ragion d’essere dell’Unione europea, la legittimità dei governi e della politica tradizionale e la capacità delle strutture di governance esistenti di rispondere alle sfide più urgenti della società». La conseguenza di tutto ciò è che la fiducia degli europei nelle istituzioni pubbliche è in declino.

In questi tempi di incertezza, sostengono gli estensori dell’appello, i cittadini europei cercano una maggiore attenzione per i valori europei fondamentali, non una riduzione: «Essi cercano un benessere economico, sociale e ambientale». Benessere economico, sotto forma di prosperità per tutti e redistribuzione della ricchezza; benessere sociale, nella fornitura di servizi di qualità a prezzi accessibili per tutti e un rafforzamento del tessuto sociale; benessere ambientale, che significa vivere in un ambiente sano che sostenga le risorse naturali e la vita sulla Terra.

Servono politiche economiche più inclusive

Ai leader dell’Ue è richiesto di «allontanarsi da un modello economico che ha ampliato le disuguaglianze» e invece di «investire in un’economia sociale di mercato che lavora per il bene di tutte le persone». Di fronte a una povertà e un’esclusione sociale che hanno raggiunto «livelli inaccettabilmente elevati», si richiede di tornare a politiche economiche più inclusive che assicurino una prosperità condivisa, senza danneggiare il pianeta.

Per sostenere i valori fondamentali dell’Ue è poi necessario investire in occupazione e istruzione, affrontando il senso di insicurezza avvertito da molti, e garantire l’uguaglianza di genere, i diritti umani, la libertà di religione, la democrazia e lo Stato di diritto sia a livello comunitario che nazionale. «Vogliamo vedere un’Europa più ospitale, dove il contributo di ognuno è benvenuto e la migrazione è riconosciuta come un vantaggio per la società» sostengono le organizzazioni sociali e sindacali europee, ricordando inoltre che l’Europa deve fare la sua parte nell’affrontare le sfide globali: «I cambiamenti climatici, in particolare, sono un rischio esistenziale che deve essere affrontato non solo per ragioni ambientali, ma anche per prevenire l’escalation di conflitti, fame e migrazioni forzate».

Le richieste della società civile europea

In occasione del Vertice di Roma per i 60 anni dei Trattati, da cui è nata la Comunità europea poi divenuta Unione europea, ai leader europei è chiesto «un forte impegno comune per un futuro migliore e più sostenibile». A tal fine l’appello elenca una serie di richieste:

Un’Europa che promuove e protegge i diritti civili, politici, sociali, economici e culturali di tutti e sostiene i diritti anche oltre i suoi confini;

La consegna dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, mettendo gli obiettivi e i principi di uno sviluppo sostenibile al centro delle politiche nazionali ed europee;

La piena attuazione dell’accordo di Parigi, migliorando l’efficienza energetica e accelerando la transizione giusta e sostenibile verso l’energia pulita e rinnovabile a prezzi accessibili, per mantenere il riscaldamento globale sotto ai 2° C e con l’impegno per ridurlo a 1,5° C;

Un rafforzamento della democrazia partecipativa, con spazio distinto per la partecipazione delle persone al di là di elezioni;

Un rafforzamento dell’educazione come responsabilità pubblica che offre formazione permanente per tutti al fine di sviluppare la cittadinanza attiva, il pensiero critico, l’inclusione sociale e la consapevolezza dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani;

Un passaggio a un’economia moderna, vibrante, verde e socialmente giusta;

Un modello sociale europeo che fornisca protezione completa a tutti i lavoratori, tutti i consumatori e tutte le persone che vivono nell’Ue; un modello che inverta il divario di ricchezza e riduca povertà ed esclusione sociale;

Un’Unione europea con un forte pilastro dei diritti sociali, che assicuri un’occupazione di qualità e un’equa retribuzione, e affronti le disuguaglianze tra uomini e donne, la discriminazione nei confronti dei bambini e dei giovani o in base a razza, orientamento sessuale, identità di genere, status socio-economico, età, disabilità, o per altra condizione.

Importanti per l’Ue unità e solidarietà

Di fronte a un mondo che sta cambiando più velocemente che mai, concludono l’appello le organizzazioni sociali e sindacali europee, l’unità e la solidarietà europea sono importanti oggi come lo erano 60 anni fa: «La solidarietà è l’unica strada percorribile. Nessuna delle attuali sfide può essere risolta da una nazione o un gruppo di persone sole. Vi è un urgente bisogno per l’Ue e le sue istituzioni di ristabilire il contatto con le realtà, i sogni e le speranze dei suoi cittadini. Ora è il momento di ripensare la direzione in cui stiamo viaggiando, costruire sui nostri successi e gettare le basi per i prossimi 60 anni di integrazione europea».

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