Commissione: «Serve una crescita più inclusiva»

novembre 2016

La situazione attuale e le priorità economico-sociali dell’Ue per il 2017

Con la presentazione del Pacchetto d’autunno del semestre europeo, il 16 novembre, la Commissione europea ha espresso il suo parere sulle priorità economiche e sociali dell’Ue per il prossimo anno. L’Europa sta registrando una «ripresa fragile, ma relativamente resiliente e favorevole all’occupazione» sostiene la Commissione: il Pil è attualmente più elevato rispetto al periodo pre-crisi, la disoccupazione è in calo e gli investimenti hanno ricominciato a crescere. «Non è tuttavia il momento di abbandonarsi all’autocompiacimento – ammonisce la Commissione –. Alcuni dei fattori che finora hanno sostenuto la ripresa stanno venendo meno. L’eredità della crisi e in particolare la sua incidenza sociale, gli elevati livelli di debito pubblico e privato e la percentuale dei prestiti in sofferenza sono ancora considerevoli». Per questo gli Stati membri sono invitati a intensificare gli sforzi secondo i principi del «triangolo virtuoso», che consiste nel «rilanciare gli investimenti, perseguire riforme strutturali e garantire politiche di bilancio responsabili, mettendo l’accento sull’equità sociale e il conseguimento di una crescita più inclusiva».

All’interno del Pacchetto è contenuto il progetto di Relazione comune sull’occupazione, che sarà adottata congiuntamente con il Consiglio, in cui la Commissione presenta una sintesi dei risultati degli Stati membri in funzione della situazione del mercato del lavoro, dei redditi familiari, del rischio di povertà e del livello di disuguaglianza.

Mercato del lavoro in miglioramento

La ripresa del mercato del lavoro si è rafforzata nel corso del 2015 e del 2016, con un significativo miglioramento nella maggior parte degli indicatori, sostiene la Commissione. Il tasso di occupazione (20-64 anni) nell’Ue è aumentato di 0,9 punti percentuali nel 2015, fino a raggiungere il 71,1% nel secondo trimestre del 2016, superando il livello pre-crisi che nel 2008 era del 70,3%. Aumento analogo si è verificato nella zona euro, con un tasso di occupazione che ha quasi raggiunto il 70%, cioè vicino al 70,2% registrato nel 2008. In valori assoluti, tra il 2014 e il 2016 il numero degli occupati è cresciuto di quasi 4,2 milioni, di cui 2,8 milioni nella zona euro. Allo stesso tempo, il tasso di attività (15-64 anni) è salito moderatamente, fino al 73% nell’Ue (72,9% nella zona euro), mentre il tasso di disoccupazione è sceso all’8,6% (10,1% nella zona euro), il più basso registrato dal 2009. Un ruolo importante ha giocato l’aumento della domanda di lavoro, con un tasso di posti vacanti passato dall’1,3% del 2013 all’1,8% del primo semestre 2016.

Bene per lavoratori anziani e più qualificati

La crescita dell’occupazione è stata diversa nei vari gruppi di età e nei livelli di formazione. L’aumento più significativo è stato registrato tra i lavoratori anziani (55-64 anni), il cui tasso di attività è aumentato dell’1,4% raggiungendo il 57,3% nel 2015, con un tasso di occupazione al 53,3%. Al contrario, la crescita è stata moderata tra i giovani (15-24 anni) e i lavoratori più giovani (25-54 anni) e soprattutto diversa tra i livelli di formazione: una crescita robusta per i più qualificati (istruzione terziaria), con un incremento del 3,3% annuo, e un calo dell’1,4% tra i poco qualificati (istruzione secondaria o meno), il cui tasso di occupazione è ancora inferiore rispetto al 2008. Tra i sessi la crescita dell’occupazione è stata simile, con un lieve aumento nel 2015: il divario tra i tassi di occupazione femminile (64,3%) e maschile (75,9%), diminuito tra il 2008 e il 2013, è rimasto quasi inalterato.

Aumenti salariali e dialogo sociale

La Relazione osserva che i salari nominali sono aumentati solo moderatamente in un contesto di bassa inflazione, mentre vari Stati membri hanno riformato i loro sistemi salariali in collaborazione con le parti sociali. Le dinamiche salariali nella maggior parte dei Paesi dell’Ue «sono in linea con la produttività del lavoro e gli aumenti salariali avvengono dove il contesto economico lo permette» sostiene la Commissione, secondo cui è comunque necessario un allineamento nel medio periodo per stimolare la domanda aggregata e la crescita. «I sistemi salariali dovrebbero perseguire ulteriormente il coordinamento tra i diversi livelli della contrattazione collettiva, pur consentendo un certo grado di flessibilità a livello  geografico e all’interno dei settori» si legge nella Relazione.

La Commissione nota poi un diseguale coinvolgimento delle parti sociali nelle azioni di riforma: «Anche se tutti gli Stati membri hanno corpi bipartiti o tripartiti per permettere l’interazione tra le parti sociali e la loro consultazione nella progettazione e realizzazione di politiche, il loro coinvolgimento effettivo varia in modo significativo. Eppure, il dialogo sociale è di fondamentale importanza per assicurare riforme eque ed efficaci e valutare il loro impatto sui diversi gruppi di popolazione».

Ces: «Coinvolgere davvero le parti sociali»

La Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha accolto favorevolmente il riferimento della Commissione agli aumenti salariali per generare aumenti di reddito reale: «Aumenti salariali sono cruciali per aumentare la domanda interna. Senza più soldi nelle tasche dei lavoratori, l’Europa non sarà in grado di raggiungere una ripresa sostenibile» ha dichiarato Veronica Nilsson, vicesegretaria generale. Salari più elevati devono però essere «accoppiati con lavori di qualità e sicurezza dei lavoratori nella transizione verso un’economia verde e digitale, oltre a investimenti per abbattere i livelli inaccettabili di disuguaglianza sociale» ha osservato la Ces, notando nell’impostazione generale del Pacchetto una non chiara posizione sulla fine del regime di austerità, che «non finirà fino a quando non sarà riformato il Patto di stabilità e crescita» al fine di incoraggiare gli investimenti. «Ci aspettiamo – ha concluso Nilsson – che la Commissione mantenga il suo impegno a rafforzare il dialogo sociale e a coinvolgere le parti sociali in tutte le proposte sulle riforme del mercato del lavoro».

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