Appello per una nuova Europa

settembre 2016

Le richieste di 177 organizzazioni sociali e sindacali europee ai leader dell’Ue

«L’Europa è a un bivio, e il futuro della cooperazione europea e i vantaggi che ne derivano sono in pericolo. Questo tocca il futuro della nostra società e il modo in cui vogliamo essere visti dal resto del mondo. Riguarda il futuro del nostro pianeta e il tipo di Europa in cui i nostri figli cresceranno. La crisi attuale mette in evidenza l’urgenza di riflettere su questioni fondamentali: come possiamo garantire che il progetto europeo recuperi la sua promessa di pace, democrazia e solidarietà? Come può l’Europa lavorare per il suo popolo?».

Inizia così l’appello Una nuova Europa per le persone, il pianeta e per la prosperità globale lanciato da 177 organizzazioni sociali e sindacali europee (tra cui la Confederazione europea dei sindacati – Ces) in occasione del Consiglio europeo di Bratislava del 16 settembre.

Osservando come «troppe persone in tutta Europa sono insoddisfatte e deluse dall’Ue e si sentono lontane dalle sue istituzioni e politiche», le Ong europee segnalano che in tutta Europa «esistono anche gruppi di politici impegnati, sindacati, comunità e organizzazioni pronti ad agire per un’Europa rinnovata». Ciò può avvenire solo attraverso l’unità, si sottolinea nell’appello: «Insieme, siamo in grado di plasmare un’Europa globale, aperta, giusta, sostenibile e che lavori per le persone di ogni età, estrazione sociale e nazionalità».

Ma, si chiedono gli esponenti dell’Europa sociale organizzata, da dove partire per costruire «l’Europa che vogliamo e di cui abbiamo bisogno?».

Ecco di seguito le priorità individuate da estensori e firmatari dell’appello rivolto ai capi di Stato e di governo e alle istituzioni dell’Ue.

Rifiutare soluzioni populiste

Nel momento in cui le persone cercano risposte, euroscetticismo e nazionalismo, intolleranza e disinformazione stanno vincendo sull’idea di cooperazione, umanità e solidarietà.

Affrontare le sfide insieme

Molte delle sfide che attendono l’Europa – quali le disuguaglianze, il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali e un’economia globale che avvantaggia un numero ristretto di persone – possono essere meglio affrontate tutti insieme, piuttosto che singolarmente da ogni Paese.

Combattere per un’Europa sociale sostenibile, per le persone e per il pianeta

Questa visione è definita nell’Agenda delle Nazioni Unite del 2030 per lo sviluppo sostenibile, in cui al centro dello scenario ci sono la salute ed il benessere delle persone, la giustizia sociale, la protezione dell’ambiente, la democrazia e la trasparenza. C’è bisogno di un’Europa che miri a migliorare le condizioni di vita di tutti.

Impegnarsi per un’Europa migliore, non per meno Europa

La tendenza attuale a indebolire le istituzioni dell’Ue e a ridurre le tutele per le persone ed il pianeta in nome della “deregulation” non è la risposta. Servono iniziative europee nuove e avanzate per offrire vantaggi tangibili alle persone e per riconquistarne la fiducia. Questo include una forte tutela ambientale, azioni significative sul cambiamento climatico ed uno sforzo comune per accogliere e integrare i migranti.

Ascoltare e coinvolgere

I leader dell’Ue, i primi ministri, i presidenti, le personalità e i parlamentari, devono ascoltare ed essere coinvolti attivamente con i cittadini di ogni età ed estrazione sociale per capire e rispondere meglio alle preoccupazioni e per proporre una nuova visione positiva dell’Europa.

Perorare la causa per l’Europa

C’è bisogno di un dialogo autentico, democratico ed inclusivo sul futuro dell’Europa, e su come l’Ue possa fornire benefici tangibili per i cittadini europei. Le nostre organizzazioni sono pronte a svolgere un ruolo attivo in questo dialogo, e a lavorare ancora più duramente per sostenere la causa dei benefici che il lavoro comune ha portato finora ai cittadini europei e dei valori sui quali questa Unione si fonda.

Juncker: «Subito al lavoro per un’Europa migliore»

La necessità di un’Europa migliore, richiamata dalle organizzazioni sociali e sindacali europee, è stata al centro anche del discorso sullo Stato dell’Unione 2016 pronunciato di fronte all’aula di Strasburgo dell’Europarlamento dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il 14 settembre scorso. Esortando tutte le istituzioni dell’Ue e tutti gli Stati membri ad assumersi le proprie responsabilità, Juncker ha ammonito: «Smettiamola con la solita storia che il successo è nazionale mentre il fallimento è europeo, altrimenti il nostro progetto comune non sopravviverà».

Dagli elevati livelli di disoccupazione e di disuguaglianza sociale alla massa ingente di debito pubblico, dall’enorme sfida dell’integrazione dei rifugiati alle minacce più che concrete alla sicurezza interna ed esterna, «ogni singolo Stato membro è stato colpito dalla perdurante crisi che caratterizza i nostri tempi» ha dichiarato Juncker, osservando però amaramente come «mai prima d’ora ho visto così tanta frammentazione, e così poca condivisione nella nostra Unione». Per questo, ha sottolineato, i prossimi dodici mesi saranno «di cruciale importanza per dare vita ad un’Europa migliore: un’Europa che protegge, che preserva il modo di vivere europeo, che dà forza ai cittadini, che difende al proprio interno e all’esterno, e che si assume responsabilità». Urge dunque mettersi al lavoro, ha concluso il presidente della Commissione, per non lasciare in eredità «un’Unione che si disgreghi nella discordia, un’Unione che ha dimenticato il proprio passato e che non ha una visione del futuro».

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